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mercoledì 6 ottobre 2010

Jean - Baptiste Lamarck: un grande scienziato ingiustamente condannato all'oblio dai suoi contemporanei


Su Jean Baptiste Lamarck (1744 – 1829) è stato steso un velo che lo ha soffocato fino ai nostri giorni.
In realtà è stato uno scienziato molto importante per la storia della biologia, a partire dal nome stesso di questa disciplina, da lui coniato nel 1802.
Fondamentalmente è conosciuto per quello che ha ipotizzato la ereditarietà dei caratteri acquisiti. Ma questo è un aspetto quasi secondario della sua attività scientifica, messo in risalto dai suoi detrattori. Non capisco in effetti come sia stato possibile non riconoscergli il ruolo di padre della classificazione degli invertebrati e quindi non ricordarlo.
Linneo si occupò soprattutto dei vertebrati, lasciando per tutti gli animali considerati inferiori i termini di “insetti” e “vermi” (tra i cosiddetti “vermi” erano compresi tutti i “non insetti”, era quindi un classico “secchio per rifiuti”, come vengono chiamate delle ripartizioni create per metterci tutto quello che non sta altrove).
Lamarck è accumunato nella pochezza del ricordo a un suo illustre predecessore, Georges-Louis Leclerc, conte di Buffon (1708 – 1788), che ai suoi tempi era un uomo rispettato e autorevole. Tra l'altro mi pare sia stato il primo a capire che la Terra è molto più antica di quanto pensi la tradizione religiosa (il cosiddetto “tempo profondo”) ed elaborò un abbozzo della storia della Terra in 7 fasi.

Lamark è stato uno scienziato di primo ordine. Contrariamente a molti naturalisti del suo tempo, che contemporaneamente si occupavano di geologia e di biologia (quando non anche di astronomia) lui di “sassi” se ne è occupato molto poco, se non per niente.
A lui come ho detto dobbiamo la gran parte della sistematica degli invertebrati di cui era un vero specialista ed in effetti era addirittura stato nominato “professore di invertebrati” (non sono sicuro del termine, ma il concetto appare chiaro).
Nessuno prima di lui si era occupato massicciamente dell'argomento, che era ritenuto “inferiore” rispetto agli “animali superiori”. In ogni caso termini assolutamente comuni come molluschi, echinodermi, polipi, crostacei, aracnidi, anellidi e cirripedi sono stati introdotti dal biologo francese.

Su Lamark è poi venuto il silenzio, rotto solo da critiche ad alcune parti dei suoi pensieri sull'evoluzione. Il “merito” di questo va sicuramente a Georges Couvier (1769 – 1832). I due dapprima avevano collaborato attivamente, poi l'evoluzione li divise.
Facilitato nel suo compito dalla classificazione linneiana, si può considerare Cuvier come il fondatore dell'anatomia comparata. Però le strade di Lamark e Cuvier si divisero presto perchè se l'uno era un evoluzionista convinto, l'altro era un altrettanto convinto creazionista (è da notare comunque che l'anatomia comparata è stata una delle discipline che più sono state di utilità per l'affermazione dell'evoluzionismo.

Per quanto riguarda il Lamark evoluzionista, come ho detto, la sua fama (in senso negativo) è dovuta alla sua idea sulla ereditarietà dei caratteri acquisiti. È notissima la sua spiegazione per la lunghezza del collo delle giraffe, che si era allungato via via mentre i genitori trasmettevano ai nuovi nati l'altezza maggiore che avevano raggiunto nella vita.
Un altro principio era quello dell'uso e del non uso (l'atrofizzazione di un organo non usato).
Bisogna dire comunque che l'ereditarietà dei caratteri acquisiti tutto sommato è rimasta viva ben oltre Lamarck... 
Però l'evoluzione nel concetto lamarckiano non era solo questo, anzi.

Fondamentalmente c'erano due meccanismi, uno “verticale” e uno “orizzontale”. Ed è passato alla storia solo quello orizzontale.
Nel meccanismo verticale il biologo francese ha ipotizzato una “forza” che spontaneamente abbia condotto l'evoluzione degli organismi verso l'alto, verso una maggiore complessità, a partire dalla generazione spontanea dei primi microorganismi.
Lamarck ha sviluppato nel corso della sua vita diverse soluzioni, intermedie fra quella con più alberi lineari a quella di un albero solo con ramificazioni. L'albero all'inizio è quanto meno duplice, perchè ipotizzava la possibilità di più “generazioni spontanee” iniziali che procedevano in linea nelle varie classi di animali. Poi ha introdotto qualche ramificazione. In seguito la linearità fu un po' persa e negli ultimi scritti è presente un vero abbozzo dell'albero della vita con importanti ramificazioni ed una origine unica.
Una novità importante è la riduzione dell'uomo ad animale. Logica in un ateo razionalista ma nel momento una conquista (pure se il cristianissimo Linneo aveva in parte contribuito in questo, inserendo l'uomo nei primati e non mettendolo in un regno a sé stante).
Oltre alla linearità verticale per cui da una classe con strutture più semplici se ne genera una più complessa, c'è poi una linearità orizzontale, in cui le specie si adattano a poco a poco all'ambiente (a Lamarck è chiarissimo il concetto di “tempo profondo” e soprattutto quello della impercettibilità dei cambiamenti evolutivi nella scala temporale umana).
E' questa seconda strada che porta sia alla ereditarietà dei caratteri acquisiti che al principio con quello dell'uso e del disuso, secondo il quale l'impiego piú frequente e sostenuto di un qualsiasi organo lo rafforza e ne migliora le prestazioni (se non lo ingrandisce anche), mentre la mancanza costante di uso lo indebolisce e lo deteriora, determinandone alle volte persino la scomparsa.

Diciamo che i punti di vista lamarckiani erano piuttosto avanzati per il suo tempo: senza la genetica era molto difficile capire le differenze fra le cellule sessuali e le altre cellule dei corpi animati.
I problemi di Lamarck, che ne hanno determinato l'ingiusto oblio, sono stati diversi.
Il primo è stato una debolezza intrinseca della linearità dell'evoluzione e cioè questa tendenza naturale della vita a “complicarsi” dai primi esseri unicellulari in poi. Perchè succedeva questo? Qual'era questa forza?
La sensazione era di trovarsi davanti a un qualcosa di “metafisico”, assolutamente non misurabile fisicamente e quindi molto stridente in un perfetto ateo razionalista e meccanicista come lui.

In pratica, il suo “errore” più grande è stato quello di esaltare questa componente verticale a spese di quella orizzontale che, inquadrata successivamente nei meccanismi della selezione naturale darwiniana e nella genetica, si rivela sostanzialmente esatta se solo si pensa che le mutazioni che consentono a degli individui di essere più adatti non vengono fuori dall'adulto, ma sono insite nel suo DNA ed è così che le trasmette alla prole.

Il secondo problema era il carattere: Lamark non era poi un “genio” nelle pubbliche relazioni, tutt'altro. Comunicava con sufficienza e soprattutto “si piaceva” molto, rifiutando per principio critiche alle volte assai fondate.
Ma la cosa determinante è stato lo scontro con Georges Cuvier (1769 – 1832): dapprima colleghi e collaboratori, i due scienziati si sono presto divisi sulla questione fondamentale, essendo Cuvier ricordato come un campione dell'antievoluzionismo e del catastrofismo (anche se come fondatore dell'anatomia comparata ha davvero dato un grande supporto all'evoluzionismo!).
A dispetto di questi gravi errori comunque Cuvier è ancora ben conosciuto e rispettato (ed è un eroe dei creazionisti, specialmente di quelli nostrani).
Cuvier – all'epoca potentissimo – non perse mai un'occasione per demolire il Nostro, sminuiendone persino i contributi importantissimi nella classificazione degli invertebrati (o facendo finta che non esistessero).
Se a questo aggiungiamo il clima della restaurazione post rivoluzionaria la sua sorte era segnata.
Infatti morì solo, cieco e poverissimo. Un triste epilogo per uno scienziato che aveva davvero rivoluzionato la zoologia.
Oggi finalmente si tende a rendere a Lamarck il giusto posto nella storia della Scienza, quello di un grande innovatore nella sistematica ed il primo a rendersi conto della realtà dell'evoluzione, sia pure senza capirne i meccanismi.
Stride infatti la differenza se facciamo un paragone con Alfred Wegener, il primo ad aver ipotizzato organicamente la deriva dei continenti: anche il tedesco aveva capito i fatti ma difettò clamorosamente nella causa che li determinava: nonostante questo il tedesco è sempre stato rispettatissimo.
Vorrei che lo ritornasse anche Lamarck, nonostante i suoi errori, comprensibilissimi per l'epoca in cui ha vissuto.

venerdì 9 aprile 2010

De Mattei e i creazionisti nostrani: uno può anche esere ateo ed evoluzionista, basta che parli male di Dawin....

«L’evoluzionismo, è un ibrido connubio fra una teoria filosofica e una teoria scientifica, che è impossibile dissociare». É una delle principali conclusioni di uno spettacolare articolo che De Mattei ha scritto per Il Giornale (e forse lo stesso è comparso pure su “il foglio”), insieme ad altre osservazioni totalmente sbagliate, un misto fra filosofia e biologia spicciola, molto spicciola, scrivendo il quale il vice-presidente del CNR dimostra di avere gravi lacune in campo scientifico.

L'occasione gli viene data dall'uscita di un libro di cui si sta dibattendo molto: “Gli errori di Darwin”, scritto da Jerry Fodor, filosofo e studioso del linguaggio e da Massimo Piattelli Palmarini, professore di Scienze Cognitive all'Università dell'Arizona. De Mattei titola “Darwin non aveva ragione: lo dicono anche gli atei”.
Annotando che, al solito, critiche e contestazioni all'evoluzione vengono da persone al di fuori del settore specifico, bisogna dire che non siamo davanti alla consueta spazzatura creazionista e che è comunque evidente come De Mattei non si imbarazza minimamente a imbarcare chiunque sul suo veliero, basta che non sia darwinista o che contesti in qualche modo Darwin e chi lo segue. Non si capisce infatti quali vantaggi può avere parlando con non celata soddisfazione di due autori che non solo non contestano l'evoluzione (ma semplicemente negano che la selezione naturale ne sia il motore principale), ma si definiscono “atei materialisti” e spesso hanno dichiarato di essere assolutamente e fermamente contrari a creazionismo o disegno intelligente.

Un loro ragionamento tipico è questo: prendiamo un fringuello e poniamo che ci sa una mutazione che altera la forma della metà superiore del becco. Secondo loro questa mutazione produrrebbe cambiamenti congruenti nelle ossa del cranio, nella parte inferiore del becco, nei muscoli del collo e nei nervi. Quindi non ci sarebbe la possibilità di «selezionare e affinare separatamente ogni organo o tratto per il gioco cieco della natura»

Fodor e Palmarini hanno davvero un modo di pensare abbastanza curioso, come quando affermano, come riporta De Mattei che «quando morfologie specifiche simili si osservano nelle nebulose a spirale, nella disposizione geometrica di goccioline magnetizzate sulla superficie di un liquido, nelle conchiglie marine, nell’alternarsi delle foglie sui fusti delle piante e nella disposizione dei semi in un girasole - è molto improbabile che ne sia responsabile la selezione naturale». Stiamo dunque tornando indietro al '600 quando si dibatteva se i fossili fossero resti di esseri viventi, scherzi di madre natura o “di terre e crete che naturalmente tendevano a disporsi nelle stesse forme degli esseri viventi»? .

Secondo i nostri l'evoluzione sarebbe guidata dalla forma e dall'autorganizzazione, in altre parole più che pressioni esterne ambientali, ci sarebbe la generazione di variazioni generate dall'interno del corpo o da principi fisico-chimici interni che produrrebbero conformazioni ottimali e proporzioni armoniose. In che modo non si sa e, anzi, alla domanda su chi o che cosa sia il responsabile dell'evoluzione, la risposta è : «non si sa e probabilmente non riusciremo a saperlo per un bel pezzo»

Ovviamente il mondo scientifico non è che abbia preso molto bene la cosa, anzi: la stragrande maggioranza dei commenti da parte degli scienziati è quantomeno “molto critica”.
Certo, qualche giustificazione Fodor e Palmarini ce l'hanno: la selezione naturale, a partire dalla sua distorta applicazione poche decine di anni dopo la sua formulazione in campi diversi dalla biologia come il darwinismo sociale o l'eugenetica, attualmente viene spesso invocata per spiegare qualsiasi fenomeno. E questo può aver disturbato qualcuno per cui, contestandola nella biologia, pensano che cadrà anche la possibilità di utilizzarla (a sproposito, ritengono) in altre discipline (partendo da questo ragionamento non giungerà strano infatti che gli autori additino come loro nemici Richard Dawkins, Steven Pinker, Daniel Dennett).

Comunque poi Fodor e Palmerini sono costretti ad affermare che
- la selezione naturale esiste, ma non è il meccanismo che genera specie nuove e la paragonano all’accordatore del pianoforte, piuttostochè al compositore di sinfonie.
- Darwin era uno dei più grandi scienziati di ogni tempo, e geniale è la sua idea di selezione naturale (con buona pace di De Mattei e giornalisti vari).
- che, comunque, pensare a questo processo è giusto, per esempio se concordano considerazioni genetiche, biochimiche ed embriologiche (caso oserei dire molto , ma molto frequente), anche se per loro questi sono da considerarsi casi periferici.

Resta il fatto che come al solito attaccano e contestano l'evoluzionismo com'è adesso quasi esclusivamente persone che non sono coinvolte negli studi di quest'area del sapere, a partire dagli autori di questo libro. Quindi soprattutto da filosofi e giornalisti. Notimo come recensioni favorevoli si hanno solo da parte di alcuni giornalisti, che hanno come minimo comun denominatore l'appartenere a testate che quantomeno strizzano l'occhio alla destra religiosa e ai quali basta che qualcuno parli male di Darwin....

In sostanza un libro abbastanza inutile, pieno di errori concettuali e utile solo a fare della confusione e scatenare un gran polverone da parte di chi è contro l'evoluzione (e non capisce che – comunque – di evoluzionisti si tratta!).

venerdì 12 marzo 2010

I "miei" libri: Il racconto dell'Antenato

Con questo post inizio una serie di post per parlare dei libri che ho letto, più o meno recentemente e hanno dato un importante contributo alla mia formazione o libri che ho appena finito di leggere.

A causa della continua evoluzione delle conoscenze credo utile citare soprattutto volumi che ho letto negli ultimi 10 anni, anche se mi piacerebbe parlare di alcuni testi che da ragazzo mi hanno molto interessato.

Potrà sembrare strano, ripensandoci, ma il lungo periodo universitario alla fine è quello in cui ho letto meno, perchè probabilmente dopo aver studiato non c'era voglia di leggere libri divulgativi.

La citazione iniziale non può che essere per “Il racconto dell'antenato”, titolo originario “The Ancestor Tale”, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2006 (l'originale inglese è del 2004).

Richard Dawkins, nato a Nairobi nel 1941 da famiglia inglese è sicuramente uno dei miei autori preferiti. Curioso come solo uno scienziato può essere è, come molti sanno, il teorico del “gene egoista”: in pratica noi (e le altre forme di vita) non siamo altro che “macchine” costruite dai nostri geni per riprodursi. Una visione un po' estremizzata ma che a me personalmente convince parecchio, visto che la selezione naturale – alla fine – opera proprio sui geni, consentendo (nella visione dawkinsiana) la riproduzione solo ai geni che hanno costruito le “macchine” più adatte

Trovo affascinante il Dawkins naturalista, per la chiarezza, la completezza e la passione con cui scrive (molto meno l'ateo razionalista, non per non esserlo a mia volta, ma perchè non sono interessato all'argomento).

L'impostazione de “il racconto dell'antenato” è semplice: il filo conduttore è un pellegrinaggio in cui, andando a ritroso con gli antenati, a poco a poco ci incontriamo con tutti gli altri viventi, a partire dagli altri Homo (unico caso di creature non attualmente viventi) e dalle scimmie antropomorfe (perchè in Italiano non c'è una denominazione più semplice, come l'inglese “apes”?). Poi vengono le altre scimmie, i lemuri i roditori e via discorrendo

Questo semplice schema si ispira ai “Racconto di Canterbury” di Geoffrey Chaucer, un classico della letteratura inglese, anzi un po' la Divina Commedia britannica. I pellegrini del capolavoro della letteratura inglese parlano delle vicende del loro ambiente sociale, in questo libro i vari animali raccontano delle storie su se stessi e su circostanze a loro connesse come

In questi racconti Dawkins cogliendo a pretesto delle caratteristiche fisiologiche o genetiche di un animale, coglie sempre l'occasione di descrivere e puntualizzare alcuni fenomeni che lo riguardano,, lo fa confrontando fra loro alcuni gruppi, parlando di alcuni organi specifici e, ovviamente, spiegando origine ed evoluzione di alcune forme di vita. Per esempio il “racconto dell'ippopotamo” tratteggia l'evoluzione dei cetacei, quello della talpa marsupiale confronta le convergenze evolutive fra marsupiali e placentati, nil “racconto dell'Artemia” parla di crostacei e pesci che vivono con il dorso in giù e il ventre in alto, in quello dell'Uccello Elefante spiega l'evoluzione dello struzzo e degli altri uccelli non volatori in relazione ai movimenti delle masse continentali tra il giurassico e l'eocene.

Il risultato che forse potrebbe far pensare a delle divagazioni in libertà, è invece logico e gradevolissimo e abbraccia oltre alla biologia anche la geologia e altre discipline scientifiche.

Con “il racconto dell'antenato” Dawkins da divulgatore scientifico ha fatto un grande passo avanti, diventando un romanziere che accompagna gli argomenti più disparati con un sanissimo humour inglese. Dopo una lunga attività di scrittore e divulgatore, contrassegnata da volumi come “il gene egoista” e “l'orologiaio cieco”, il grande biologo infatti ha raggiunto una tale maturazione letteraria da riuscire a scrivere un libro scientifico come se fosse davvero un romanzo, il romanzo della storia della vita, dall'uomo fino alle origini. Per stile, completezza e chiarezza degli argomenti e dovizia di informazioni questo libro è decisamente un capolavoro che rimarrà punto di riferimento nella storia della divulgazione scientifica. Un autentico capolavoro.

La lettura de “il racconto dell'antenato” è sicuramente appassionante e appagante, perchè scritta da un grande esperto, appassionato di quello che scrive e con uno stile chiaro e brillante, anche fantasioso alle volte (attenzione: non certo in QUELLO che scrive – il rigore scientifico è sempre presente – ma COME lo scrive).

E' un libro alla portata di tutti, perchè spiega tutto ed è comprensibile per tutti, come non sempre succede con i libri scientifici, compresi altri volumi dello stesso autore che alle volte pongono qualche difficoltà anche a persone un po' addentro alla materia.

Da ultimo Dawkins si mette a parlare della Canterbury dell'evoluzione: l'origine della vita, nella quale di certezze ce ne sono molto poche. In maniera molto lucida dice la sua, con l'orgoglio di chi è sufficientemente maturo per poter dire “certe cose ancora non si sanno e su altre ci sono dei grossi dubbi”. L'unica cosa sicura è che prima delle cellule c'è stato qualcos'altro in grado di replicarsi.

Dubbi che altri, molto superbamente, non hanno e che pretendono di risolvere il tutto grazie ad un libro scritto oltre 2000 anni fa da dei contadini e pastori, che di scientifico non ha assolutamente niente.

Se volete davvero sapere come sono andate le cose, quindi, leggete “il racconto dell'antenato” e non resterete delusi (creazionisti a parte, ma questo è un caso di mente aprioristicamente e acriticamente dominata da un imprinting religioso)

Annoto da ultimo che questo volume non ha mai preso il suo posto nella libreria: è sempre rimasto sulla scrivania, a portata di mano per qualsiasi evenienza, sia perchè ogni tanto ne rileggo qualche passo a caso, sia perchè è un costante aiuto in diverse mie ricerche.

lunedì 14 dicembre 2009

Gli intellettuali, l'evoluzionismo e la tettonica a zolle: la comunità scientifica non è poi così impermeabile alle novità

Arianna editrice, nella sua presentazione dice: pubblichiamo dal 1998 studi e ricerche in forma saggistica, che propongono analisi e indagini autorevoli, approfondite e documentate del mondo in cui viviamo, con particolare attenzione al rapporto tra uomo e natura, affrontando temi e argomenti culturali, sociali, politici, economici e storici.

Vi prevengo dal pensare che la voce “culturali” abbracci anche la “cultura scientifica”. Trovo simpatico pensare che nel rapporto uomo – natura non ci sia spazio per la scienza. O, meglio, uno spazietto c'è. Ho scovato un libello di Fabrizio Fratus, che si intitola “Nomenclatura intellettuale ignorante su scienza e filosofia”. Fratus appartiene alla A.I.S.O., la Società Italiana per lo Studio delle Origini. Ovviamente si tratta di creazionisti. La motivazione fondamentale è che secondo Fratus è indecente che gli scienziati italiani sostengono quasi tutti l'evoluzionismo, mentre ci sono solo pochi illuminati che invece danno a Dio il suo vero posto nella storia dell'universo.

Cominciamo a leggere la presentazione di questo capolavoro: In Italia, si sa, la cultura passa solo tramite una certa cerchia di accademici e se non si è della “cricca” evidentemente non si può avere nessun tipo di risonanza culturale; sono i fatti a constatarlo, oggi il dibattito culturale in Italia è morto e sepolto. Domina il pensiero unico che è sostenuto proprio da coloro che lo contestano a livello mondiale.


Eccellente la questione del pensiero unico, quando poi sono loro a voler imporre il proprio, per di più deformando la realtà e i dati. Che poi a parlare dei fatti di scienza se ne debbano occupare soprattutto scienziati mi sembra ovvio. E se parlano più dei fatti che di speculazioni filosofiche sinceramente li capisco...

In tutti i campi vi è una nomenclatura intellettuale autoreferenziale organizzata a tal punto che ogni questione o ipotesi non condivisa viene automaticamente oscurata e derisa. È una scuola che nasce lontano ed è crescita nell’indifferenza relegando oggi l’Italia al provincialismo culturale.
Nel mondo si dibatte e si discute su evoluzionismo e Disegno Intelligente, su Neodarwinismo e neocreazionismo, su ateismo e teismo… in Italia no. Appena qualcuno fa notare che la teoria di Darwin è in crisi in America, in Europa, in Russia etc. la nomenclatura intellettuale si chiede a riccio e dà dell’imbecille a coloro che fanno notare un dato evidente a tutti, cioè che le scoperte scientifiche hanno sviluppato correnti di pensiero che negano “l’ideologia naturalista” (sic!).

Continuo a non capire dove e perchè sia in crisi il darwinismo. Certo, se per loro anche Gould criticando l'eccessivo gradualismoi del darwinismo passa automaticamente dalla parte dei creazionisti di critiche a Darwin ne sono state fatte tante.... no,  Fratus nega l'evidenza:  l'impianto teorico del'evoluzionismo regge benissimo anche se in alcune parti ci sono delle variazioni rispetto all'originale (per esempio la questione gradualismo / puntualismo). Ma nessuno con la testa sulle spalle sconfessa Darwin nel senso che l'evoluzione non c'è stata.
A proposito di disegno intelligente: a me che credano questo mi può stare bene. Il concetto “l'evoluzione c'è stata ma è stata guidata da un Essere Supremo” è più o meno equivalente al concetto della Provvidenza Divina nella storia. Però non capisco allora perchè sui testi scientifici va messo e su quelli di storia no. In quanto alla presunta mancanza di flessibilità della comunità scientifica italiana ed internazionale ci tornerò sopra alla fine del post.

Già il solo fatto che la teoria di Darwin è sostenuta da 14 teorie diverse di cui molte che si contraddicono tra loro dovrebbe fare riflettere.
Mi sfugge questo aspetto. Qualcuno ha in mano qualcosa sull'argomento? Io pensavo che Darwin avesse sviluppato la sua teoria soprattutto in base alle osservazioni durante il suo leggendario viaggio intorno al mondo. Certo non partiva da zero, conosceva bene la querelle fra creazionisti e, come si chiamavano allora, trasmutazionisti. Ricordo ancora che era nato creazionista (come ci resterà per sempre il capitano Fitzroy) e viaggiando, quindi incamerando dati, cominciò a rendersi conto che le cose stavano in modo diverso. E che anche Wallace arrivò alle stesse conclusioni indipendentemente da Darwin.

La cosa che ci interessa però è fare notare come l’argomento, nel resto del mondo, sia di attualità. Solo 5 anni addietro, precisamente nel 2004, Antony Flew, uno dei più famosi atei al mondo, se non il più importante in quanto ha trattato l’argomento sull’ateismo in moltissimi suoi libri costruendone un sistema di pensiero, ha cambiato la sua visione del mondo: da ateo a teista.
Siamo alle solite: si parla di filosofia e non di scienza. Ennesima dimostrazione della costruzione di castelli in aria, come le dissertazioni su quanti figli hanno avuto Adamo ed Eva.
Una disquisizione filosofica che non vedo cosa ci possa entrare con la scienza. Né capisco a cosa possa servire parlando di evoluzione, dove contano i fatti e cioè dati ed osservazioni su genetica, biologia, paleontologia, zoologia, botanica, geologia etc etc

Ma in Italia, la notizia, non è stata divulgata, si è letto qualcosa ma senza nessun commento… meglio fare dimenticare subito la notizia, mica che poi si apra un dibattito sull’argomento… mica che si decida di discutere su una certezza come la teoria di Darwin e l’ateismo.
A parte che in Italia da diversi anni si parla molto più di calcio, veline e gossip che di cose serie, purtroppo il dibattito è stato aperto, eccome se è stato aperto..... e anche su Science è apparso un articolo su De Mattei & c. Articolo che non è propriamente entusiasta del fatto che “anche in Italia finalmente si parla di certe cose”, tantomeno del nostro vicepresidente del CNR. Anzi, contribuisce a mettere ulteriormente alla berlina l'immagine del nostro Paese, già ampiamente compromessa in altri campi.

Sembriamo quasi la Turchia. Ed è questo il divertente: proprio questa schiera di cristiani fondamentalisti, che si erge a paladina dell'Europa dalle radici cristiane contro i turchi e gli altri islamici, ha una sensibilità in questioni scientifiche molto più vicina a quella dei turchi che a quella del mondo occidentale.
E' chiaro ed evidente che Fratus falsifica la realtà, quando dice che solo in Italia l'antievoluzionismo non ha diritto ad esistere e che “andiamo controcorrente restando esclusi dal dibattito culturale mondiale”: è proprio il contrario: andiamo avanti così e faremo proprio la fine della Turchia, che non mi sembra proprio al centro di tutto ciò

Siamo ancora figli dell’ideologia dell’800. La nostra nomenclatura scientifica non segue l’evidenza del progetto come hanno fatto e fanno i più grandi scienziati della storia. In Italia non si parla della teoria dei fisici denominata “Mente Divina”.
Anche su questo ho un buio assoluto e neanche una ricerca con Google mi ha dato qualche notizia. Il noto motore di ricerca fa parte quindi della congiura anticreazionista? Ho provato con altri motori, ma niente da fare. Una congiura demo – pluto – giudaico – massonica della Rete tutta? Lascio a voi i commenti.


E ora veniamo a parlare di cose serie. Fratus Blondet la “banda De Mattei” & c. sostengono che gli scienziati formino una lobby antireligiosa incapace di cambiare idea. Su questo trovano una ricca smentita sulla questione della Tettonica a Zolle.


Quando Wegener pubblicò la sua teoria della deriva dei continenti, ne 1913, non si può certo dire che la scienza ufficiale gli disse “bravo! che bella pensata!!”... tutt'altro. Questa atmosfera continuò fino agli anni 60. Certo, era un po' strano vedere la distribuzione delle forme di vita sul pianeta, per cui era ammessa la presenza di “ponti continentali” che in alcune fasi avrebbero unito i continenti. Gli unici geologi che continuavano a pensare che Wegener avesse ragione si trovavano nell'emisfero sud: qualche sudafricano come Joly, per esempio. Questo perchè vedevano una certa somiglianza fra Sudamerica e Africa meridionale, per esempio. Però si scontravano con un problema gravissimo: non erano in grado di trovare il motore di questi movimenti.
Ricordo negli anni 50 o primi 60 un episodio significativo: a un geologo professore di una università americana fu donata nel corso di una festa un'ancora "per tenere fermo il nordamerica nel caso si muova”. Questo per dire che fino a metà degli anni 60 del XX secolo i pochi che sostenevano i movimenti dei continenti erano messi in disparte e considerati dei pagliacci.

Poi in un tempo brevissimo le cose cambiarono bruscamente: i dati di Hess, Dewey, Wilson e compagnia portarono a pensare che le cose andavano diversamente e cioè che i continenti siano zattere alla deriva provocata dalla formazione di nuova crosta oceanica lungo le dorsali mediooceaniche. E il DSDP, Deep Sea Drilling Project (progetto di carotaggio nei mari profondi),  carotando i fondi oceani confermò indati sull'etàdella crosta oceanica.

Il cambio fu così brusco che qualcuno fece notare un fatto curioso: studenti che entrarono all'università con i continenti fissi, ne uscirono con i continenti che si muovevano (e laureandosi in corso, non al settimo anno fuoricorso come il sottoscritto..)!! Cioè, grazie ai dati, ci fu un totale, istantaneo cambio nel “pensiero geofisico”. Ne sono testimoni articoli come “La tettonica a zolle crostali”, "i fondi oceanici" “La subduzione della litosfera”, “correnti connettive nel mantello terrestre”. La generalità dei titoli di questi lavori ne dimostra la loro precocità rispetto alla letteratura sull'argomento. Questo succedeva 40 anni fa circa, non secoli fa.

Qual'è stata la motivazione principale del trionfo della Tettonica a Zolle? Che improvvisamente, trovato il “motore”, è stato più semplice considerare i continenti mobili anziché fissi e molto più difficile (anzi, impossibile) pensare alla formazione di “ponti continentali” per spiegare la distribuzione delle faune e delle flore del passato.
Un esempio molto calzante su come la comunità scientifica internazionale sia pronta ad accogliere il nuovo, e sopratuttto una novità che sta alla geologia come l'evoluzione delle specie sta alla biologia. Altro che una comunità chiusa in se stessa e incapace di accogliere le novità. Sbaglio?

A questo proposito noto che negli anni 70 fiorì una certa letteratura contro la tettonica a zolle alimentata da oscurantisti vari, a partire dai cultori di Atlantide. Esattamente come continuano a fare negli ultimi 150 anni con motivazioni scientificamente pretestuose i sostenitori del creazionismo.

mercoledì 2 dicembre 2009

Acanthostega e l'origine dei tetrapodi


Innanzitutto mi devo scusare con un lettore, Simonpietro, a cui non ho più risposto. Ma come vedete a novembre ho combinato molto poco su Scienzeedintorni perchè in questo periodo sono stato molto impegnato su diversi fronti.
In uno dei suoi primi post, quando gli citai l'ornitorinco come un animale “nel guado fra rettili e mammiferi”, un misto di caratteristiche rettiliane e mammaliane, lui scrisse, citando Harun Yahya e il suo “dilemma della forma di transizione” che "Gli esseri di cui gli evoluzionisti hanno bisogno, per confermare la loro teoria dell’evoluzione, sono delle vere forme di transizione, non dei mosaici. E queste forme dovrebbero avere organi carenti o mancanti del tutto, oppure non completamente formati, o per niente funzionali. Al contrario, tutti gli organi delle creature mosaico sono completamente formati e senza difetti."
E' chiaro ed evidente che l'ornitorinco è un animale "completamente formato e senza difetti" (per dirla come Yahya). Ma è anche un “animale mosaico”, per le sue caratteristiche, un po' mammaliane e un po' rettiliane. Andiamo ora negli animali fossili e parliamo del già citato in una di quelle discussioni con Simonpietro Acanthostega.


I dipnoi. pesci polmonati attualmente esistenti, possono usare le pinne carnose come rudimentali arti per spostarsi da una pozza ad un'altra. Addirittura, a dimostrarne la stranezza, il dipnoo sudamericano e quello africano erano stati scambiati per anfibi. La specie africana e quella sudamericana hanno le pinne archipterige, molto simili nella struttura agli arti dei vertebrati terrestri. Questo li colloca fra i Sarcopterigi, pesci che tra il Siluriano e il Devoniano erano molto diffusi. Ora sono molto rari: si contano 3 specie di dipnoi e la Latimeria, un celacanto, l'unico superstite dell'altro gruppo di Sarcopterigi, i crossopterigi e che presenta un polmone totalmente riempito di materiali adiposi, per cui non più funzionante.

Normalmente nei pesci ossei le pinne pettorali si connettono ad una scaglia ossea sulla superficie del corpo. Nei Sarcopterigi invece le pinne carnose anteriori sono sorrette dall'omero che poi si ramifica in radio e ulna. Così succede anche per quelle posteriori. In queste particolari pinne c'era quindi già la struttura principale degli arti dei tetrapodi.
Per molto tempo l'ipotesi sull'origine dei tetrapodi, i vertebrati terrestri (o, meglio, dei loro arti) aveva preso esempio dall'attuale stile di vita dei dipnoi, che usano la locomozione terrestre per muoversi tra una pozza ed un'altra in ambienti semiaridi o con alternanza di stagioni secche e aride. In realtà le cose dovrebbero essere andate diversamente e i tetrapodi sono più vicini ai ripidisti, crossopterigi di acqua dolce o salate costiere, come Tiktaalik o Acanthostega che ai dipnoi, cosa dimostrata anche dalla anatomia comparata. Quindi i dipnoi non sono antenati diretti dei vertebrati terrestri, anche se sono molto vicini, formando rispetto a questi un “gruppo parafiletico” (cladisticamente parlando, anche noi tetrapodi siamo dei crossopterigi....). Inoltre ci sono evidenti prove a favore del fatto che i dipnoi abbiano adottato questo stile di vita in tempi abbastanza recenti, favoriti dall'avere dei polmoni funzionanti.

Quasi due anni fa in un post sulla storia della respirazione nei vertebrati feci notare come molti pesci hanno un polmone residuo (la vescica natatoria) e che la respirazione branchiale non poteva essere sufficiente in alcuni ambienti per cui oltre ad affiancarla alla traspirazione nella pelle molti pesci avevano iniziato a usare la respirazione buccofaringea. Ergo, come dimostrano ancora oggi i dipnoi, c'è stato un periodo in cui in alcuni pesci hanno coesistito branchie e polmoni (più o meno sviluppati). I dipnoi quindi sono un altro esempio degli aborriti “animali – mosaico” di Yahya.

Nel devoniano, per una ventina di milioni di anni, c'è stata una fioritura di forme diciamo così intermedie fra i pesci sarcopterigi e i tetrapodi. Tulerpeton, Tiktaalik, Eustenopteron e altri fossili presentano stadi diversi della formazione degli arti e hanno dimostrato che i tetrapodi erano già tetrapodi prima di conquistare le terre emerse. Eustenopteron e Tiktaalik ancora non hanno degli arti che terminano con delle vere e proprie dita, mentre Tulerpeton sì (e con 6 dita)

Un fossile particolarmente significativo al riguardo è Acanthostega, anche per la completezza degli scheletri e che si colloca in uno stadio intermedio. Per essere è un tetrapode, ma ha delle caratteristiche un po' diverse da quelle degli anfibi con cui è stato spesso confuso
Vediamone alcune in dettaglio: le caviglie non erano adatte a sostenerne il peso dell'animale fuori dall'acqua e le costole erano troppo corte per impedire il collasso della cavità toracica. Era dotato di una grande pinna caudale e gli arti più che gambe assomigliavano a pagaie e alle loro estremità c'erano ben 8 dita (le tradizionali 5 dita dei tetrapodi si affermeranno in seguito: molte creature al passaggio pesci – anfibi erano dotate di più di 5 dita) e le proporzioni delle ossa dell'avambraccio ricordano quelle dei pesci polmonati. Tutte queste caratteristiche sono incompatibili con la vita subaerea come anche la struttura delle branchie, perfettamente funzionanti e interne (gli anfibi, quando le posseggono, si trovano in posizione esterna). Pertanto Acanthostega era più che altro un pesce con delle pinne trasformate in arti, non un anfibio primitivo. Anzi, sulla terraferma proprio non ci poteva assolutamente andare, nonostante che vi vivesse molto vicino: i suoi resti sono stati trovati in sedimenti fluviali. <
In questo animale coesistano strutture tipiche dei pesci con altre che saranno successivamente tipiche dei tetrapodi. E a giudicare dal numero dei fossili, anche Acanthostega era un animalecompletamente formato e senza difetti.
Quindi possiamo dire (anche se Henry Gee inorridirebbe a leggere questa frase) che l'Acanthostega sta tra pesci (sarcopterigi, ovviamente) e tetrapodi come l'ornitorinco sta tra i rettili e i mammiferi placentati.
A questo punto una cosa è sicura: i tetrapodi hanno evoluto gli arti prima di uscire dall'acqua. E anche se in seguito queste strutture hanno rappresentato una eccellente attrezzatura per la conquista delle terre emerse, all'inizio della loro storia non sono serviti a questo. Mancando strutture omologhe fra gli animali odierni non possiamo che provare ad immaginare a cosa servissero questi arti. Siccome forme del genere erano abbastanza diffuse dovevano avere una qualche funzione importante.
Vedendo l'anatomia dei Sarcopterigi è abbastanza intuitivo per un evoluzionista capire come questi arti si sono formati. Ma rispondere alla domanda “a cosa servivano” è un po' più complesso: l'unica certezza è che se si sono evolute a qualcosa dovevano servire ma non essendoci attualmente forme corrispondenti siamo costretti ad ipotizzare. Forse le pinne hanno incominciato ad essere utilizzate per il movimento anziché per una pura funzione di direzionalità: in pratica il pesce oltre a muoversi sinuosamente (come ancora fanno fra i tetrapodi anfibi e rettili) ha incominciato a usare le pinne come pagaie che poi si sono irrobustite ulteriormente.

I fossili dei primi tetrapodi sono stati tutti rinvenuti in sedimenti di zone paludose o lagunari, particolarmente difficili per la presenza di acque basse, stagnanti e piene di residui vegetali per cui anche poco ossigenate. In un ambiente del genere poter respirare direttamente l'aria con la bocca (e i polmoni) e non solo tramite le branchie o la pelle, avere un collo che consentiva di muovere la testa fuori dall'acqua e delle pinne specializzate per districarsi nella vegetazione (viva e morta) sul fondo erano indubbiamente dei grandissimi vantaggi, che hanno successivamente consentito la conquista delle terre emerse.

venerdì 9 ottobre 2009

Dawkins, Gould e i coccodrilli: come conciliare "il gene egoista" con gli "equilibri punteggiati"

Richard Dawkins e Steven Jay Gould sono due dei principali pensatori sull'evoluzionismo degli ultimi 50 anni. Entrambi grandissimi scienziati ed appassionati divulgatori (ho avidamente letto molti dei libri che hanno scritto), biologo l'inglese – paleontologo l'americano, hanno spesso polemizzato pubblicamente.

Tempo fa mi sono dichiarato un Darwinista di stretta osservanza (chi mi conosce personalmente da tempo non ha dubbi che lo sia da quando ero un ragazzo!), di confessione Dawkinsiana (il gene egoista, appunto), ma che nel contempo strizza l'occhio agli equilibri punteggiati gouldiani.
Su alcune cose non la penso come Darwin, ma semplicemente perchè la Scienza fa il suo corso e io ho accesso a una quantità di informazioni enormemente più grande di quella che aveva il naturalista inglese. Quindi andare “oltre Darwin” significa adeguare l'evoluzionismo con le conoscenze attuali, non che l'impianto fondamentale di “l'evoluzione delle specie” sia da buttare!
Ricordo alcuni "errori" di Darwin. In primis il grande naturalista inglese pensava alla mescolanze dei caratteri: è uno sbaglio ma all'epoca non aveva a disposizione né gli studi di Mendel né tantomeno conosceva l'esistenza del DNA: pertanto arrivare a capire che o prendi quel gene da un genitore o lo prendi dall'altro era molto improbabile. Inoltre pensava che l'evoluzione procedesse in maniera lenta e continua. Invece gli equilibri punteggiati gouldiani prevedono dei momenti in cui l'evoluzione accelera il suo corso in mezzo a periodi di poche variazioni.

Gould, pensando a questi due aspetti traeva delle conclusioni completamente differenti: non si riteneva (purtroppo è morto nel 2002) un darwinista di stretta osservanza e questo ha portato alcuni creazionisti a dire, forzando il significato di alcune sue frasi prese a caso, che Gould abbia sconfessato Darwin e – implicitamente – che sia stato un antievoluzionista. Roba da ricovero alla neurodeliri

A questo punto mi dovrei porre il problema se sono un darwinista di stretta osservanza o no. Propendo per il “si”, nella convinzione che secondo me i messaggi principali sono “l'evoluzione è avvenuta, ma non grazie all'ereditarietà dei caratteri acquisiti”, ma grazie alla “sopravvivenza del più adatto”. Quanto alla velocità lenta e costante dell'evoluzione, Darwin nella sua formulazione è decisamente un gradualista estremo, forse anche un po' troppo. Però succede spesso che le nuove teorie quando vengono alla luce siano piuttosto semplici e successivamente, durante le ricerche in merito, ilquadro, valido nell'impianto generale, si complichi un pò. E' il caso per esempio della Tettonica a zolle Crostali. Poi bisogna calarsi nella sua epoca per capirlo. A parte che non conosceva ancora l'esistenza del DNA, l'immenso naturalista inglese nel suo gradualismo “totale” era forse anche condizionato dalla polemica fra “gradualisti” e “catastrofisti”: i gradualisti, capofila Lyell sostenevano che la Storia della Terra si era sempre svolta ad una certa velocità, quando invece i catastrofisti sostenevano degli scossoni che provocavano improvvisamente sollevamenti di montagne e estinzioni di massa. Oggi i creazionisti puntano molto sul catastrofismo, come già nel XIX secolo: ho letto per esempio l'articolo di un teologo che contesta il gradualismo di Lyell (e osanna Cuvier, ovviamente). Essendo ovviamente schierato dalla parte dei gradualisti, forse proprio per reazione ai catastrofisti Darwin non poteva sicuramente pensare che ad una estrema gradualità dell'evoluzione. Oddio, ormai le idee gradualistiche stavano decisamente trionfando, ma nella concezione di uno scienziato c'è sempre un imprinting dettato dall'ambiente e dalle polemiche in cui si è svolta la sua formazione iniziale.

Dopodichè appartengo alla “confessione” Dawkinsiana. Richard Dawkins sostiene una visione un po' estrema secondo la quale, alla fine, noi esseri viventi siamo semplicemente delle macchine che consentono ai geni di perdurare. Quindi procreiamo non per perpetuare la specie, ma perchè sono i nostri geni che ci dicono di farlo in modo che loro si possano perpetuare. Una visione estremistica ma che mi trova piuttosto d'accordo. Il “gene egoista” è abbastanza chiaro e semplice: i geni sono i replicatori che sono sopravvissuti nel tempo e per sopravvivere (per propagarsi come replicatori) hanno costruito dei veicoli, cioè delle macchine di sopravvivenza (animali, vegetali, uomo): noi siamo macchine da sopravvivenza programmate per permettere ai nostri geni di replicarsi. E' ovvio che solo i geni che danno le forme più adatte (spesso in coabitazione fra più geni) si riproducono. Anzi, i geni sono unità che sopravvivono "passando attraverso un gran numero di corpi successivi". I geni quindi vivono “milioni se non miliardi di anni”.

Veniamo ora agli equilibri punteggiati: l'idea parte dalle dinamiche della genetica ed in particolare dalla rapida evoluzione tipica di piccole popolazioni alla conquista di un nuovo ambiente. Lo si vede sia in grande scala nel caso delle grandi radiazioni adattative (come quella dei primi placentati o quella delle forme nordamericane in Sudamerica alla formazione dell'istmo di Panama) o in piccola scala citando il classico esempio delle lucertole di Pod Mrcau. Si vede quindi che in effetti grandi cambiamenti possano avvenire in periodi di tempo limitati.
E' questo il senso degli equilibri punteggiati Gouldiani: grandi salti in brevi lassi di tempo, mentre in periodi “normali” l'evoluzione procede con grande lentezza. Un andamento opposto all'estremo gradualismo darwiniano ma che, ovviamente, non è uno scarico di Darwin e dell'evoluzione da parte di Gould. Anzi, direi tutt'altro. E' semplicemente una migliore precisazione di quello che succede

Scrissi pure come fra i miei sogni ci sia la voglia di conciliare queste due visioni, secondo me alla fin fine non poi così in contrasto fra di loro. Razionalmente mi chiedo: “può darsi che io scriva così perchè sono “innamorato” di entrambi gli scienziati?”. Alla fine penso proprio di no.
Eppure io sarò scemo ma penso che, alla fine, Gould e Dawkins abbiano descritto due facce dello stesso problema. Gould parte dalla visione del paleontologo, che ha pochi reperti a disposizione, studia l'anatomia comparata, e cerca di capirne perchè vede pochi “anelli di congiunzione”. Dawkins è un biologo, nella cui visione i geni sono il sistema per leggere il passato.
Fedele alla impostazione letteraria dawkinsiana, che amo svisceratamente, vorrei quindi fare un esempio pratico con un raccontino, che chiamerò “il racconto del coccodrillo”.

IL RACCONTO DEL COCCODRILLO

Vediamo come conciliare le due posizioni e vediamo sia come l'evoluzione possa procedere anche in tempi rapidissimi come vuole Gould, sia come, alla fin fine, i geni che si perpetuano siano quelli che consentono, in nome della sopravvivenza del più adatto, le caratteristiche migliori per un particolare ambiente in un particolare periodo.

I geni sono sempre in lotta per la loro sopravvivenza contro altri geni e le mutazioni genetiche si sono dimostrate fondamentali non solo nella competizione preda / predatore, ma anche in risposta alle pressioni ambientali: se i geni non si fossero modificati nel tempo, difficilmente sarebbero sopravvissutiai tanti cambiamenti della Terra dalla loro apparizione. Quindi potersi modificare è stata una tattica vincente. Ma tutto questo non impedisce certo una evoluzione gouldiana: i geni specialmente in fasi di modifica ambientale o di conquista di nuovi ambienti sono molto “in pressione”, quando sono più favoriti quelli che consentono dei cambiamenti anziché quelli che dimostrano tendenze più conservative

I coccodrilli sono apparsi nel Triassico, evolvendosi da antenati terrestri affini a quelli di uccelli e dinosauri e la transizione da forme terrestri ad esseri ben adattati alla vita acquatica è stata piuttosto veloce. Fra le forme più vicine ai coccodrilli ci sono i membri della famiglia Rauisuchidae, che tutto sommato forniscono un bel modello di come dovevano essere i loro antenati. In seguito hanno un po' cambiato forme e dimensioni, in relazione soprattutto alle prede che avevano a disposizione, ma sostanzialmente il loro “piano corporeo” (non proprio casualmente molto simile a quello dei fitosauri – arcosauri anch'essi – che occupavano più o meno la stessa nicchia ecologica) è rimasto lo stesso. Non ce ne è stato bisogno perchè non hanno sostanzialmente cambiato le loro abitudini di animali predatori “generalisti” al vertice della catena alimentare nei fiumi e nelle zone umide delle fasce calde.

Questo stile di vita probabilmente li ha salvati dall'estinzione della fine del Cretaceo, che ha selettivamente lasciato quasi intatte le faune fluviali.
Gli unici coccodrilli meno specializzati per l'acqua apparvero all'inizio del terziario, nel primo Paleocene quando, scomparsi i dinosauri, approfittarono della mancanza di predatori carnivori (i mammiferi erano ancora degli insettivori), assieme ad alcuni uccelli. Però quando poi comparvero i primi mammiferi carnivori (creodonti, mesonichidi, primitivi esponenti dell'attuale ordine “carnivora”) fu la fine dei coccodrilli terrestri e degli uccelli carnivori (che resistettero in Sudamerica dove i mammiferi carnivori erano marsupiali e non placentati). In seguito, il raffreddamento della fine dell'Eocene ha molto ridotto il loro areale, ma dove vivono dominano. Se noi adesso guardiamo i geni dei coccodrilli, nel Trias inferiore si sono affermati e riprodotti quelli che hanno consentito il cambiamento da abitudini terrestri ad abitudini acquatiche, cioè quelli che da un corpo simile ai Raiosuchidi sono riusciti a costruire una “macchina” più acquatica. Successivamente hanno potuto arrivare fino ad oggi i geni che invece hanno scelto una visione più “conservativa” delle caratteristiche somatiche. Nel Triassico i geni più conservativi durante il periodo di transizione si sono rapidamente estinti: le forme da loro prodotte nel contempo non erano vincenti nei confronti dei loro competitori terrestri, nè riuscivano a reggere la concorrenza di quelle nuove, più adattate all'acqua. Questo vale per quasi tutte le forme di transizione.

I cambiamenti “epocali” avvengono in poco tempo e le forme intermedie sono difficilissime a trovarsi perchè si estinguono molto facilmente in quanto non sono “nè carne nè pesce”. Quindi di fossili del genere ce ne sono veramente pochissimi. Ed ecco così come con “il racconto del coccodrillo” riesco a dare ragione contemporaneamente sia a Gould che a Dawkins!

lunedì 5 ottobre 2009

"Simonpietro" , biologo creazionista, mi scrive

Mi ricollego al post sull'ignobile convegno di De Matteri contro l'evoluzionismo perchè ho ricevuto una risposta da un creazionista a cui dedico un nuovo post. Lo faccio perchè se partecipo ad un dibattito e qualcuno mi risponde mi sento in dovere di dare risalto alla cosa, anche e soprattutto se non è d'accordo con me, a beneficio di chi mi legge. Le considerazioni di Simonpietro sono visibili integralmente su quel post. Qui lo riporto altrettanto integralmente ma spezzettato dai miei commenti.

La questione è che il darwinismo è diventato (per alcuni) una ideologia e comunque non riesce a spiegare molti aspetti della evoluzione.

Posso anche essere d'accordo sulla prima affermazione: il darwinismo per me non è un'ideologia, ma la chiave per la lettura della storia della vita sulla Terra. Il darwinismo con la genetica ha poi trovato la benzina per il motore della selezione naturale: con la selezione naturale si spiegano bene il perchè degli “equilibri punteggiati” di gouldiana memoria (ne parlerò prossimamente) e la mancanza nel record fossile di molti dei cosiddetti “anelli di transizione”. Ma senza la genetica e il DNA non si poteva conoscere che cosa spingeva all'evoluzione.
Personalmente io amo molto il Dawkins biologo, lo amo molto meno quando trascende nella diffusione dell'ateismo, perchè questo, sia pure dal lato opposto, è sempre proselitismo religioso e a me la cosa non interessa per niente.
Quanto alla seconda affermazione, si potrebbe scriverci un libro sopra. E' chiaro che nelle parole di Simonpietro c'è la differenza fondamentale fra Religione e Scienza: la Religione spiega (secondo chi la pensa così) o pretende di spiegare (secondo chi non la pensa così) tutte le cose, comprese quelle fisiche. Invece la Scienza sa di non poter spiegare tutto, anche se progredendo nella conoscenza si migliora costantemente il quadro della realtà.
Quello che segue è un esempio perfetto di cosa può affermare chi mischia scienza e religione:

Non contesto che anche in ambito evoluzionistico vi siano ipotesi nuove e scientificamente interessanti, ancorchè incomplete e a volte molto indaginose. Tuttavia scandagliano aspetti già molto a valle rispetto alle questioni che ritengo invece fondamentali per una riflessione più a monte, nell'ambito dell'origine della vita, che poi è il punto di scontro fra evoluzionisti e creazionisti.
Una precisazione doverosa: ho 45 anni, sono biologo genetista e sono credente, cattolico.
Ma veniamo al punto.
In primo luogo i tempi : aldilà delle questioni sollevate nel post da un punto di vista probabilistico è semplicemente impossibile che per solo effetto del caso si siano formate delle proteine : sarebbero stati necessari tempi centinaia di volte superiori all'età dell'universo ( non della Terra, dell'universo).

E' ovviamente una affermazione dalla quale dissento completamente: il tutto è successo eccome, ma semplicemente non sappiamo ancora né perchè né come è avvenuto. Ci sono molte ipotesi e poche certezze. Vediamo perchè: la Scienza è costretta a muoversi secondo il “principio dell'attualismo” formulato da Lyell nella prima metà del XIX secolo a proposito della Geologia, ma valido anche nel resto delle scienze naturali; purtroppo i fenomeni di cui parliamo appartengono ad un passato talmente lontano che non ci sono testimonianze dirette rimaste. Quindi si può solo parlare di ipotesi, come per esempio quella dei “replicatori” citata da Dawkins, il quale ammette (e non può fare a meno di ammettere) che questa potrebbe essere la soluzione, ma non è detto che lo sia. Il fatto che non si sappia ancora non implica automaticamente che il tutto sia dovuto ad un Essere Supremo (di cui la Scienza non è ancora riuscita a dimostrare né l'esistenza né la non esistenza!). Negare la possibilità che sia stato un fenomeno naturale non equivale forse a uccidere la Scienza?

Secondo: l'informazione per la vita è contenuta in acidi nucleici che per la teoria dell'evoluzione si sarebbero formati per puro caso. Ora, la trasmissione di una informazione necessita di un codice e di una convenzione preesistenti. La successione degli acidi nucleici fornisce il substrato all'informazione, così come la successione delle lettere fornisce il substrato alla parola, però il significato della parola dipende da un codice, e a seconda del codice una sequenza può non avere alcun significato oppure averne anche di differenti (pere in francese significa padre, in italiano è il nome di un frutto). Inoltre, è necessaria anche l'esistenza di un sistema capace di leggere, interpretare ed eventualmente mettere in pratica le informazioni codificate nella sequenza degli acidi nucleici, cioè "una relazione fra acidi nucleici e la formazione di proteine specifiche. Purtroppo a questo punto non è facile trovare una soluzione al problema", come è costretto ad ammettere un convinto evoluzionista (GIORGIO MORPURGO, Capire l'evoluzione. Argomenti di genetica e biologia molecolare, Boringhieri, Torino 1975, pp. 18-19).

Nella storia della Scienza è pieno di cose apparentemente misteriose che sono state risolte (per esempio origine e propagazione delle malattie, l'origine delle comete, cosa rappresentano i terremoti ed i vulcani – anche se in questo caso ci sono ancora molti interrogativi) e tante altre cose in cui si invocava per spiegarle un intervento divino. Un filosofo greco notò come “i nostri posteri si meraviglieranno di come cose per loro ovvie sono a noi ancora sconosciute”. Qui il discorso è un po' più complesso, ma insomma il succo è questo.

Terzo: concordo sul fatto che non si possa aprioristicamente definire una mutazione come svantaggiosa. E' tuttavia scientificamente accettato da tutti che la maggior parte delle mutazioni è dannoso o altresì neutrale. Quindi l'evoluzione sarebbe affidata a questa esigua minoranza di eventi ; e qui si ritorna al problema delle tempistiche che gli evoluzionisti adducono come soluzione alla azione cieca del caso, ma che alla prova dei biostatistici e dei matematici danno luogo a numeri che rendono persino assurdo il concetto di improbabilità.

Il concetto – base di chi ha fatto questi studi statistici (come quelli fisici sull'entropia, totalmente inutili e sballati), partiva proprio dal presupposto di arrivare a questi risultati. Al proposito un paio di considerazioni: 1. questi lavori non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche che si muovono sul principio della peer – review e totalmente prive di preconcetti teorici metafisici, ma solo su riviste e pubblicazioni riconducibili al creazionismo il cui valore scientifico è pari a zero
2. qui siamo all'ABC della paleontologia, secondo la quale ogni epoca geologica ha i suoi fossili: non ci sono mammiferi nelle rocce paleozoiche come solo nel Devoniano troviamo forme nel guado fra pesci e tetrapodi etc etc etc. Le soluzioni alternative sono due: tutte le specie sono vissute insieme e il loro numero si sta via via riducendo (ma come mai allora il record fossile è così fatto) oppure un Essere supremo ogni tanto ha creato dal nulla nuove forme. Entrambe le ipotesi sono razionalmente da scartare....

Quarto : secondo la teoria evoluzionista, sulla terra si sarebbero formati per caso aminoacidi, che si sarebbero accumulati in soluzione nell'oceano, e dalla sintesi casuale di più aminoacidi si sarebbero formate le prime proteine.
Aminoacidi si possono formare spontaneamente in natura in particolari condizioni e si può senz'altro ammettere che si siano formati sulla terra prima della comparsa di esseri viventi.

Noto che ammetti la possibilità della formazione spontanea degli amminoacidi. Molto bene. Però questo punto me ne ricorda un'altro dei creazionisti e cioè la possibilità di avere microevoluzione (evoluzione all'interno di una specie) e non macroevoluzione, la formazione di una specie a partire da una già esistente: visto che si possono creare varie razze negli animali domestici avete dovuto ammettere una qualche evoluzione. E siccome amminoacidi sono stati osservati nello spazio avete dovuto affermare che, sì, si possono formare spontaneamente. Ma solo quelli semplici.

Però, qui sorge una difficoltà: gli aminoacidi hanno strutture tridimensionali, che hanno come centro un atomo di carbonio. Di ogni aminoacido esistono due forme simmetriche che, in base a particolari caratteristiche, vengono definite destro o levogire. Queste forme simmetriche hanno, in parte, le stesse caratteristiche; però, in certe reazioni o strutture, è utilizzabile solo l'una o l'altra forma. Gli aminoacidi che si formano spontaneamente sono per il 50% destrogiri e per il 50% levogiri, mentre le catene proteiche degli esseri viventi utilizzano esclusivamente forme levogire. Questo fatto costituisce una grande difficoltà per la teoria dell'evoluzione: le proteine sono costituite da decine e centinaia di aminoacidi, ed è sufficiente l'inserimento di un solo aminoacido destrogiro per rendere la catena proteica inutilizzabile per la vita! Come si può pretendere che, in una soluzione contenente in pari quantità forme destro e levogire, si formino per sintesi casuale
catene di soli aminoacidi levogiri? Gli evoluzionisti hanno finora cercato invano di dare una risposta soddisfacente a questo quesito.

Ora faccio un po' di “filosofia scientifica”, dato che di queste cose non sono particolarmente esperto: non vedo grosse difficoltà in questo, anzi: questo potrebbe addirittura dimostrare che l'evoluzione sia partita da uno o più amminoacidi levogiri, mentre i destrogiri non sono andati oltre. Perchè è successo questo? Non lo so e probabilmente non lo sa nessuno. Mi ricordo di un gene che controlla la struttura del DNA, un gene molto antico la cui sequenza è praticamente uguale in tutti i viventi.

Per quanto riguarda, poi, la sintesi delle catene proteiche, vi è un'altra difficoltà. Le reazioni chimiche non avvengono a caso, ma sono soggette a una serie di leggi: una di queste è la legge di azione di massa. Se dalla reazione A+B si originano le sostanze C e D, la reazione può andare anche in senso inverso, cioè da C+D si possono formare A e B. La direzione della reazione, o il suo equilibrio, dipende da una serie di fattori. Nel caso della sintesi di due aminoacidi si ha la produzione di una molecola di acqua: se dal sistema ove avviene la reazione si toglie acqua, la reazione di sintesi viene facilitata; se invece nel sistema è presente molta acqua, gli aminoacidi tenderanno a rimanere in soluzione. Ma dove vi è più acqua che nell'oceano? Eppure gli evoluzionisti ammettono che la sintesi delle grosse molecole proteiche sia avvenuta proprio nell'oceano, nonostante la legge di azione di massa. E Wilder Smith può affermare che "quasi l'ultimo posto su questo pianeta, dove le proteine della vita si potrebbero formare spontaneamente da aminoacidi è proprio l'oceano. Eppure quasi tutti i manuali di biologia insegnano questo errore, per giustificare la teoria dell'evoluzione e la biogenesi spontanea. Si deve conoscere molto male la chimica organica, o ignorarla di proposito, per non prendere in considerazione i fatti accennati"
Come vedi caro Aldo di argomenti non metafisici nè filosofici per riflettere ve ne sono.

Mi scappa dal ridere sentire che alla base di tutti i manuali di biologia ci sia una fesseria di base (ah, no tutti, quasi tutti, forse dall'errore si salvano quelli creazionisti?)
No, come nel caso dell'entropia, al solito prendete una parte di una legge o di una teoria e la adattate alle vostre esigenze. Ricordo che una reazione come questa è controllata da tanti fattori, a partire da temperatura, pressione, PH e chimismo generale del mezzo in cui avviene. Qual'era il chimismo del “brodo primordiale”? Quali le conseguenze sugli oceani di una atmosfera completamente diversa da quella attuale?

Una ulteriore precisazione in funzione di quanto scritto in un post da "anonimo" . E' vero, verissimo che alla scienza spetta scoprire il come delle cose, ma nell'ambito evoluzionistico, a fianco di scienziati seri, vi sono anche coloro che invece , nemmeno troppo sottilmente, vorrebbero farci credere che noi discendiamo dagli scimmioni. Questo è un ottimo argomento per poter dire da parte degli atei che l'uomo è un animale e niente più. Tuttavia nessuno ad oggi è riuscito a confutare che fra la scimmia e l'uomo, vi è un salto enorme: la ragione, l'autocoscienza di sè, la morale.
Come diceva Chesterton : "anche le scimmie costruiscono utensili, ma l'uomo ha pensato di venderli." Oppure : "portatemi una scimmia che seppellisce i propri morti con un sacchetto di noci e qualche banana e io crederò alla evoluzione" ....
Queste sono battute, ma il significato è fondamentale. L'uomo è l'unico essere vivente dotato di ragione e di morale.

Innazitutto dici che ci sono scienziati “seri” e “non seri”. Su questo posso essere d'accordo: ci sono alcuni scienziati non seri che rubano delle ricerche ad ad altri o si impuntano per partito preso contro qualcun'altro o pubblicano solo dati parziali di una sua ricerca, quelli che gli danno ragione. Succede.spesso, purtroppo. Proprio per evitare questo esiste la peer-review.
Ma veniamo al dunque: gli “scienziati seri” sarebbero quelli che non ammettono che l'uomo e le scimmie antropomorfe abbiano antenati comuni? Chi sono? Harun Yahya e il suo atlante della creazione? Ma scherziamo..... Gli scienziati seri sono quelli che si attengono ai dati o quelli che si attingono ai Testi Religiosi?
Alla luce delle scoperte della paleontologia e della genetica, questo è un discorso totalmente privo di senso: chi sono e cosa rappresentano secondo te gli austalopitechi, Homo Abilis, Homo Erectus, Homo Neanderthalensis e andando un po' indietro nel tempo Proconsul e altri esseri come Oreopithecus? Come mai il nostro DNA è così simile a quello degli scimpanzè o del gorilla? Su quali riviste sono comparsi gli articoli di questi scienziati? Attendiamo una pubblicazione su Nature Science, New Scientist oppure su riviste specializzate in antropologia e/o paleontologia con un IF decente.

A proposito di ornitorinco, vedo che hai le idee un pò confuse....

mah, visto che ho anche rilasciato una intervista sull'ornitorinco alla radio di una nota università direi che c'è chi la pensa in maniera totalmente contraria alla tua.

"Gli esseri di cui gli evoluzionisti hanno bisogno, per confermare la loro teoria dell’evoluzione, sono delle vere forme di transizione, non dei mosaici. E queste forme dovrebbero avere organi carenti o mancanti del tutto, oppure non completamente formati, o per niente funzionali. Al contrario, tutti gli organi delle creature mosaico (l'ornitorinco per es. - ndr) sono completamente formati e senza difetti." (Harun Yahya-il dilemma della forma di transizione).

Un discorso completamente fuori dal seminato: l'ornitorinco ha pelo, temperatura costante, un solo arco aortico e i denti (presenti solo nei neonati e in qualche fossile) diversi fra loro. In più la femmina allatta. Cose da mammiferi. Ma possiede altre cose da rettile: femori orizzontali anziché verticali, visione a colori, apparato escretore – riproduttivo unico, produzione di uova (con uno solo dei geni per la vitellogenina ancora attivi), cromosomi sessuali più simili a quelli dei rettili.
Guarda caso terapsidi e cinodonti mostrano nelle parti ossee delle forti somiglianze con i monotremi.
Quindi l'ornitorinco è l'unico animale che troviamo, diciamo così, nel guado fra una classe di vertebrati ed un'altra. Perchè Dio, dopo aver usato degli schemi così rigidi, avrebbe fatto un animale come l'ornitorinco che è un po' rettile e un po' mammifero?

Potrei citarti decine di articoli che smontano come radioline le ipotesi che tu citi a proposito di ornitorinco, therapsida etc. etc.

citami questi articoli. Avverto che prendo in considerazione solo riviste puramente scientifche e non a base religiosa.

E da ultimo ti cito il punto 63 del documento “Comunione e Servizio” del 2004, di cui l'allora Cardinale Ratzinger dovrebbe esserne il supervisore, se non l'ispiratore, reperito direttamente dal sito www.vatican.va, che non penso essere gestito da un covo di atei antireligiosi.

«Secondo la tesi scientifica più accreditata, 15 miliardi di anni fa l’universo ha conosciuto un’esplosione che va sotto il nome di Big Bang, e da allora continua a espandersi e a raffreddarsi. Successivamente sono andate verificandosi le condizioni necessarie per la formazione degli atomi e, in epoca ancora successiva, si è avuta la condensazione delle galassie e delle stelle, seguita circa 10 miliardi di anni più tardi dalla formazione dei pianeti. Nel nostro sistema solare e sulla Terra (formatasi circa 4,5 miliardi di anni fa) si sono create le condizioni favorevoli all’apparizione della vita. Se, da un lato, gli scienziati sono divisi sulla spiegazione da dare all’origine di questa prima vita microscopica, la maggior parte di essi è invece concorde nell’asserire che il primo organismo ha abitato questo pianeta circa 3,5-4 miliardi di anni fa. Poiché è stato dimostrato che tutti gli organismi viventi della Terra sono geneticamente connessi tra loro, è praticamente certo che essi discendono tutti da questo primo organismo. I risultati convergenti di numerosi studi nelle scienze fisiche e biologiche inducono sempre più a ricorrere a una qualche teoria dell’evoluzione per spiegare lo sviluppo e la diversificazione della vita sulla Terra, mentre ci sono ancora divergenze di opinione in merito ai tempi e ai meccanismi dell’evoluzione. Certo, la storia delle origini umane è complessa e passibile di revisioni, ma l’antropologia fisica e la biologia molecolare fanno entrambe ritenere che l’origine della specie umana vada ricercata in Africa circa 150.000 anni fa in una popolazione umanoide di comune ascendenza genetica. Qualunque ne sia la spiegazione, il fattore decisivo nelle origini dell’uomo è stato il continuo aumento delle dimensioni del cervello, che ha condotto infine all’homo sapiens. Con lo sviluppo del cervello umano, la natura e la velocità dell’evoluzione sono state alterate per sempre: con l’introduzione di fattori unicamente umani quali la coscienza, l’intenzionalità, la libertà e la creatività, l’evoluzione biologica ha assunto la nuova veste di un’evoluzione di tipo sociale e culturale

Noto poi come Papa Giovanni Paolo II ha affermato alcuni anni fa che «nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere» (Messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze sull’evoluzione, 1996).

Parole del Vaticano. Amen

lunedì 7 settembre 2009

L'indecente convegno contro l'evoluzionismo organizzato dal vice-presidente del CNR, roberto De Mattei


Oggi sono di buonumore. Allora mi do alla lettura, visto che mi hanno fornito il numero di “Radici Cristiane”, la rivista del noto Roberto De Mattei, il creazionista vice-presidente del CNR, in cui si parla del famoso workshop “La teoria dell'evoluzione: un bilancio critico”, tenutosi a Roma nella sede del CNR. Di questo avvenimento avevo dato notizia qui. Lo stesso De Mattei, presentando i lavori, afferma che “quello che chiamiamo evoluzionismo è un insieme composto da una ipotesi scientifica, e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto per distinguerlo dalla teoria dell'evoluzione. Teoria scientifica e teoria filosofica formano due aspetti distinti di un unico complesso, che hanno bisogno l'uno dell'altro per sopravvivere e si sostengono a vicenda. L'ipotesi scientifica, che non è stata mai dimostrata, si nutre del sistema filosofico, la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica”.

Sinceramente non ho mai avuto bisogno della filosofia per comprendere l'evoluzione, ma questi sono gli umanisti nostrali, che pensano che senza la filosofia non ci sia niente.... Incominciamo bene, quindi, ma proseguiamo anche meglio.
Fa piacere notare che di evoluzione, oltre che gli scienziati, ne discutino anche teologi e filosofi. Il difetto è che pretendono di discutere di evoluzione senza capire una emerita mazza di biologia, genetica e quant'altro.

Antonino Zichichi afferma che “la teoria di Darwin non è scienza perchè manca di due requisiti essenziali: l'esistenza di una struttura matematica e la riproducibilità sperimentale”. Forse varrebbe la pena di spiegargli le basi matematiche della genetica e la differenza fra le Scienze Naturali e quelle esatte.

Marco Respinti continua su questa linea: “l'evoluzionismo contraddice la scienza” perchè non può usare il metodo galileiano, in quanto non può “fissare delle leggi matematiche” (e dagli!) Commette un grave errore quando dice che l'evoluzionismo nasce con Darwin e per contestarne la veridicità fa notare che è stato rielaborato parecchie volte. Proprio lui che pontifica sul metodo galileiano non arriva a capire come scoperte successive possano modificare un quadro teorico. Probabilmente, ingabbiato com'è nei dogmi della Fede cristiana, non capisce una cosa molto semplice: anche Darwin ha cambiato varie volte il suo stesso pensiero d in conseguenza delle critiche ricevute e delle novità che già allora mettevano in dubbio una teoria scientifica che si basava anche su alcuni meccanismi biologici intuiti ma non ancora ben dimostrati (come la mutazione e le modalità di trasmissione dei caratteri ereditari). Parlando delle scienze della Terra, anche la Tettonica a Zolle è un po' mutata dalla sua concezione originaria ma non per questo dobbiamo dire che John Tuzo Wilson o John Dewey hanno sbagliato e sono stati rinnegati dai loro successori...
Raggiunge poi vette inarrivabili ai comuni mortali quando, a proposito di Galileo, dice che il dialogo sui massimi sistemi, dopo aver ottenuto l'imprimatur ecclesiastico, sia finito nell'indice dei libri proibiti dal sant'Uffizio perchè “Galilei prese a confondere fisica e metafisica, scienza, matematica e religione”. In pratica secondo Respinti la condanna di Galileo è giusta.... non ho parole....
Qui mi pare proprio l'opposto adesso e cioè che siano i creazionisti a confondere scienza e religione. Stupendo anche il passaggio secondo il quale “i fossili contraddicono l'evoluzione” perchè "non si trovano anelli di congiunzione". Ma non conosce i terapsidi, o il Tiktaalik o i cetacei terrestri e fluviali della valle dell'Indo? O semplicemente non si chiede cosa sia l''ornitorinco? Non conosce gli “equilibri punteggiati Gouldiani? (eppure Gould è spesso citato a vanvera dai creazionisti, specialmente quando dice che il darwinismo va un pò ripensato, peccato che questa non sia una sconfessione dell'evoluzionismo come vogliono far credere...!)

E veniamo al punto forte, l'intervento di Giuseppe Sermonti: ”Evoluzionismo: un'ipotesi eticamente aberrante”. Ricostruiamo un attimo chi è questo personaggio: genetista anche abbastanza affermato, dopo un periodo di ottime ricerche, ha cominciato a sostenere che l'evoluzionismo è un errore e sostiene il devoluzionismo.
Sermonti ovviamente non spiega come mai fra le forme di vita fossili pochissime sono ancora esistenti oggi. Anzi, glissa completamente la questione. Ma su come la pensi direi che sono un ottimo biglietto da visita queste parole, prese da un altro sito: l'idea di uno sviluppo evolutivo graduale della nostra specie da creature come l'australopiteco, attraverso il pitecantropo (un termine privo di valore scientifico, NDR....), il sinantropo e il neanderthaliano, deve essere considerata come totalmente priva di fondamento e va respinta con decisione. L'uomo non è l'anello più recente di una lunga catena evolutiva, ma, al contrario, rappresenta un taxon che esiste sostanzialmente immutato almeno fin dagli albori dell'era Quaternaria. Sul piano morfologico e anatomo-comparativo, il più "primitivo" - o meno evoluto - fra tutti gli ominidi risulta essere proprio l'Uomo di tipo moderno! Sono senz'altro meno lontani dalla verità coloro che sostengono l'ipotesi opposta, e cioè che Australopiteci, Arcantropi e Paleoantropi siano tutte forme derivate dall'Uomo di tipo moderno!" Cioè, la leggendaria Lucy era "migliore" di noi, meglio adattata etc etc etc? Mah.... E' evidente come De Mattei imbarchi tutti, basta che ce l'abbiano con l'evoluzionismo.
Sermonti dice di aver tenuto più di 100 conferenze sull'evoluzionismo nelle quali nessun collega gli ha posto delle obiezioni. Il fatto di essere fuori dall'ambiente della ricerca non gli dice nulla?

La cosa più delirante è che il suo intervento più che di uno scienziato, sembra quello di un filosofo. Fa due piccoli accenni scientifici: quello sull'entropia (di cui parlerò dopo) e quello sulle modificazioni genetiche che secondo lui non possono mai essere positive. Stupendo il paragone: “che il caso possa migliorare, ad esempio, una poesia di Leopardi cambiando una lettera è una eventualità piuttosto remota”. Giuro che non capisco il nesso... Da un genetista mi sarei aspettato delle prove genetiche sulla infondatezza dell'evoluzionismo, ma vabbè....

Si domanda poi cosa sia l'evoluzionismo per passare subito dopo al razzismo di Darwin. Non ci sono dubbi in proposito: in Europa le classi più alte dell'epoca erano tutte permeate dal razzismo, dovunque. Ho letto documenti allucinanti in proposito, scritti in Inghilterra. Fuori dalla “Perfida Albione” le cose non erano molto diverse: nessuno si ricorda di padroni che erano “buoni con gli schiavi e con gli altri animali”? O che nella attuale Namibia i tedeschi stendevano l'elenco degli animali uccisi ogni anno, inserendo fra essi anche i Boscimani? Tornando agli scienziati, leggete per esempio come Linneo descrisse le varie razze umane: eppure nessuno contesta l'autore del “systema naturae”, nonostante la sua etica dichiiaratamente razzista... Prosegue con le solite conseguenze del Darwinismo con gli sviluppi tipo eugenetica e darwinismo sociale. Evidentemente non sa o fa finta di non sapere che proprio uno dei timori maggiori di Darwin era proprio il contrario e cioè che l'evoluzionismo portasse un messaggio di eguaglianza. Eppoi, non è colpa di Darwin se i suoi successori hanno tirato fuori certe cose. Accusarlo di questo sarebbe come dare la colpa a Gesù Cristo per la Santa Inquisizione...
Anche senza la scoperta della reazione a catena non ci sarebbero state le bombe atomiche. Ma l'aver scoperto questo non fa automaticamente di quegli scienziati una banda di criminali.....
Poi,ripeto, sugli errori di Darwin si può discutere parecchio, basta tenere conto delle conoscenze dell'epoca, anche in termini di reperti fossili.

Sconvolgente l'intervento di Guy Berthault. E' chiaro ed evidente che “non crede” nell'evoluzione ma non capisce in cosa credere... anche perchè ho letto in una sua risposta ad alcune critiche nei suoi confronti che lui non è un creazionista. Allora cos'è? Viene descritto come paleontologo e membro della Associazione Internazionale dei Sedimentologi. Ed in effetti ha al suo attivo dei lavori su riviste scientifiche importanti. I suoi esperimenti avrebbero dimostrato che “la maggioranza delle formazioni rocciose si sarebbero sedimentate nello 0,01% del tempo loro attribuito dalla datazione geologica usata dagli evoluzionisti”.
Vediamo come. Dopo aver affermato che “le più moderne ricerche tolgono qualsiasi significato cronologico alle datazioni radiometriche”, omettendo ovviamente di dirci quali siano queste ricerche, parte dai principi esposti da Stenone (!) sulle stratificazioni dicendo che sbagliava in quanto non è sempre vero che “quando uno strato si deposita quello sotto è già solidificato”. In effetti di sedimenti non consolidati ricoperti da altri sedimenti ce ne sono, ma questo non mi pare che cambi molto la sostanza delle cose. Berthault in pratica dice che “il principio della continuità orizzontale afferma che gli strati si formano per sedimentazione all'interno di un fluido (ma guarda un po'...). Quando si forma uno strato o questo fluido era circoscritto lateralmente da corpi solidi oppure dobbiamo considerare che faceva il giro del mondo". Mi domando per esempio come mai le enormi quantità di sedimento che attualmente escono dai grandi fiumi come Rio delle Amazzoni, Gange ed Orinoco formano le grandi conoidi sottomarine anziché espandersi in tutti i mari in modo uniforme come vuole Berthault.... (e, in piccolo, questo vale per qualsiasi fiume che sbocca in mare o in un lago)
Sostiene pure che l'inclinazione degli strati possa essere originaria. D'accordo, in situazioni particolari (esempio nelle dune) ci possono essere stratificazioni inclinate, ma per il resto....

Secondo lui la sovrapposizione meccanica degli strati indica una segregazione meccanica delle particelle e non necessariamente una successione cronologica di eventi sedimentari. Facendo i conti, quindi, le grandi serie sedimentarie si sarebbero sedimentate molto velocemente e la stratificazioni dipendono esclusivamente dalla separazione meccanica dei granuli. Però non si capisce come sia possibile che un sedimento attualmente possa ricoprirne un altro in un modo esattamente uguale a quello con cui nella stragrande maggioranza dei casi il fenomeno sarebbe puramente meccanico.
Ovviamente tace anche sul fatto che nelle grandi serie sedimentarie ci sono ben riconoscibili le varie zone temporali a seconda dei microfossili che contengono.

C'è poi il simpatico intervento di Thomas Sailer, spacciato dalla rivista di De Mattei per fisico dell'Università di Monaco quando non lo è. A questo proposito, dopo aver rilevato che il suo nome non compare nè in Scitation, né sul sito della American Physical Society, nè sul sito dell'Università di Monaco e che in Google, a "Thomas Seiler" corrispondono un pugile, un informatico svizzero ed un attore, ho cercato di saperne di più. Un amico fisico ha chiesto lumi ad un professore ordinario di fisica in quella università. La risposta, testuale, è che “non conosco questo Thomas Seiler. Ho trovato un T. Seiler come coautore di alcuni articoli pubblicati negli anni '90 dall'Istituto di meteorologia applicata. Siccome questo istituto è parte della facoltà di fisica di questa università, questo T. Seiler era forse legato a noi in quel tempo. Attualmente la dichiarazione che una persona di nome Thomas Seiler faccia in qualche modo parte della facoltà di fisica dell'Università di Monaco di Baviera è completamente falsa”. E infatti, con ricerche successive, mi hanno passato l'informazione che il Dr.Sailer lavora al centro ricerche di una nota azienda tedesca.
Sailer insiste sul fatto che la termodinamica si oppone all'evoluzione, perchè i sistemi naturali tendono al disordine e che “la formazione dell'ordine a partire dal disordine è esclusa”. Fa l'esempio di una casa, che lasciata senza manutenzione va in rovina o di un corpo che alla morte si decompone. Da questo punto di vista ammette la degenazione genetica, cioè delle mutazioni che peggiorano, ma non che migliorano. Secondo lui, dopo aver fatto un esempio di una mosca che perde le ali e di un pesce che ha perso gli occhi, la “successione di micro-variazioni che porta alla distruzione di organi complessi, è un processo naturale di entropia crescente. L'opposto, cioè la creazione di nuovi organi complessi attraverso una successione di piccole variazioni genetiche è un processo di entropia decrescente, escluso dala termodinamica".
Ammetto che è possibile parlare di “errore”: dopotutto ogni mutazione genetica può essere definita così. Ma non capisco perchè possano essere solo mutazioni peggiorative. Ma perchè per esempio una adenina può sostituire una citosina se si va a peggiorare la situazione e non se si va a migliorarla?

E' indecente che il CNR ospiti un workshop del genere. Ma lo sa probabilmente anche De Mattei stesso: infatti questo evento non risulta registrato nel sito ufficiale del Consiglio Nazionale delle ricerche. Mi domando, quindi, se gli altri membri del Consiglio di Amministrazione, a partire dal Presidente, il Prof.Maiani (le cui competenze scientifiche sono semplicemente ineccepibili) e del Consiglio Scientifico Generale fossero informati della cosa

Una piccola annotazione finale: a suon di leggere questa massa di idiozie mi è passato il buonumore....