giovedì 26 marzo 2026

il risentimento molto diverso dei terremoti in base alla loro profondità: l'esempio dei due terremoti in Toscana del 25 e del 26 marzo 2026


Il confronto fra i due terremoti di non grande importanza della Toscana avvenuti tra il 25 e il 26 marzo 2026 ha dei risvolti interessanti per la questione della differenza dell’area di risentimento fra un evento superficiale e un evento profondo.

25 MARZO: TERREMOTO SUPERFICIALE IN LUNIGIANA. Il terremoto M 3.9 del 25 marzo è avvenuto poco a nord di Fosdinovo. Si tratta di un’area notoriamente sismica, avendo ad esempio ospitato il terremoto M 6.5 di Fivizzano del 7 settembre 1920. Conosco bene questo evento sismico perché proprio a Fivizzano ho moderato il convegno a 100 anni dal terremoto, che oltretutto mi pare sia stato il primo evento pubblico di argomento geologico post – lockdown.
Il terremoto del 25 marzo è stato piuttosto superficiale. Il meccanismo focale è quello che avevo ipotizzato, una faglia normale legata all’estensione in corso, grazie alla quale nell’area si sono individuate diverse fosse tettoniche (aggiungo: non è che sono un genio… basta conoscere un po' la geologia dell’area per ipotizzare tale meccanismo focale). La profondità ipocentrale è di 11 km.
La Magnitudo iniziale è stata leggermente abbassata dopo le revisioni manuali, una conseguenza normalissima dello studio dei sismogrammi.

26 MARZO: TERREMOTO PIÙ PROFONDO SOTTO L'ALTO PISTOIESE. Diverso il discorso per il terremoto di Pistoia del 26 marzo. La Magnitudo provvisoria è 4.1, leggermente superiore, ma il dato potrebbe essere modificato dopo la revisione manuale. Al momento non ci sono notizie sul meccanismo focale (è ancora presto per averle).

La differenza più importante fra i due eventi è la profondità molto maggiore del secondo (52 km). L’Alto Pistoiese è noto per ospitare sia una frequente sismicità superficiale che una molto più rara sismicità profonda. 
Per quanto concerne la sismicità superficiale la Magnitudo degli eventi significativi nell’area è relativamente bassa, non superiore a 5.5. E c’è anche una particolarità: l’Alto Pistoiese è stato risparmiato dalla grande crisi sismica dell’Appennino settentrionale che dal 1915 al 1921 ha provocato una serie di terremoti molto forti con un gran numero di vittime e forti danni, i cui epicentri si sono spostati dall’Adriatico al Mar Ligure, dalla Romagna alla Lunigiana e cioè:
  • 16 agosto 1916: M 6.1 localizzato fra Rimini e Pesaro
  • 26 aprile 1917: M 5.9 in Val Tiberina
  • 10 novembre 1918: M 5.9 Santa Sofia e Romagna toscana
  • 29 giugno 1919: M 6.2 in Mugello
  • 7 settembre 1920: M. 6.5 tra Garfagnana e Lunigiana (quello nominato poco sopra)
Ricordo comunque che la sismicità superficiale, il terremoto profondo di Pistoia non c'entra nulla con quello che succede nei primi km della crosta. 

Il terremoto della Lunigiana è stato seguito da alcune repliche, più o meno lungo la stessa linea, mentre in quello profondo di Pistoia non ne sono state registrate. Ed è un comportamento normale per i pochi terremoti profondi che sono registrati nell'Aappennino, dovuti allo scivolamento della placca adriatica sotto quella euroasiatica.




IL CONFRONTO FRA IL RISENTIMENTO DEI DUE TERREMOTI.
A questo punto, visto che si tratta di Magnitudo comparabili, il confronto fra il risentimento dei due terremoti è molto interessante. Qui ho messo due immagini con carte diverse prodotte da INGV
  • sopra quelle di INGV nella pagina del database sismico di INGV
  • accanto invece c'è quella tratta dal sito hai sentito il terremoto, sempre di INGV, dove i cittadini segnalano la loro percezione di un terremoto appena avvenuto
Vediamo nelle carte qui sopra come il terremoto della Lunigiana abbia avuto un risentimento molto forte nell’area epicentrale, diciamo nella parte alta del V grado della scala Mercalli modificata, ma che a distanza sia stato percepito molto poco.
Il terremoto di Pistoia invece ha fornito un risentimento molto basso nell’area epicentrale, diciamo parte alta del III grado, ma questo risentimento si è sentito in un’area ben più vasta rispetto all’evento della Lunigiana.

Questo perché appunto un evento sismico superficiale viene più risentito nell’area ipocentrale, ma il risentimento si attenua molto con la distanza già nei primi chilometri. Invece un evento profondo ha un risentimento minore nell’area epicentrale, ma l’attenuazione del risentimento con la distanza è molto minore. Di fatto il terremoto di Pistoia è stato avvertito anche in Veneto, da dove vengono diverse testimonianze.
Lo vediamo qui accanto (i punti neri rappresentano “nessuna percezione”)



IL CONFRONTO CON L'ACCELERAZIONE DI PICCO FRA I DUE TERREMOTI. La stessa cosa si vede più matematicamente qui sopra tramite il valore dell’accelerazione di picco (PGA – peak ground acceleration), la misura della massima accelerazione al terreno impressa da un terremoto, di solito espressa in percentuale della accelerazione di gravità, indicata con %g

Ebbene:
  • il terremoto superficiale della Lunigiana ha provocato nell’area epicentrale una accelerazione di picco di 5%g,valore che si è abbassato a 1%g già a Massa, a circa 15 km dall’epicentro
  • invece l’evento profondo di Pistoia ha provocato una PGA massima in zona epicentrale di appena 0,5%g. 
Però se confrontiamo il limite di PGA 0,05%g nei due terremoti (purtroppo le carte non sono alla stessa scala) vediamo come l’area all’interno di questo valore è molto più ampia nel terremoto profondo che in quello superficiale.

Quindi il confronto fra il risentimento registrato per questi due eventi sismici è estremamente utile per confrontare il modo con cui i terremoti sono risentiti in base alla profondità ipocentrale


mercoledì 18 marzo 2026

la chiusura dello stretto di Hormuz e il petrolio


Le conseguenze di questa guerra di cui si capisce il fine “nascosto ma evidente” e cioè la sostituzione del regime iraniano, ma di cui non si capisce il metodo con cui lo vorrebbero fare, sono sotto gli occhi di tutti, in particolare per il prezzo del petrolio. Tutto questo, beninteso, sapendo che non saranno molti a rimpiangere quel regime illiberale e violento nel caso che cada davvero, cosa che mi sarei augurato avvenisse magari in modo diverso (quale non saprei).
La chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove normalmente passano 20 milioni di barili al giorno di petrolio, era prevedibile, anche perché le assicurazioni marittime non sono adesso "particolarmente propense" ad assicurare petroliere e altre navi che passano da quelle parti. Il che fa diminuire ulteriormente il traffico. 
A questo si aggiunge il fatto che con il Brent sotto i 65 $ al barile come negli ultimi mesi le major petrolifere non erano certo con conti in ordine, visto che, come si vede dal grafico qui accanto, hanno bisogno di almeno 80 $ al barile per il breakeven (dati di fine 2025) e quindi questo rialzo rappresenta una boccata di ossigeno. Al problema del prezzo in dollari si aggiunge anche quello del deprezzamento del dollaro avvenuto nel 2025. 
La cosa assurda, provocata dalla speculazione, è che stanno aumentando con questa scusa i costi dei carburanti quando in realtà quello che è in commercio adesso sarebbe stato prodotto con petrolio comprato almeno 3 mesi fa. Infatti i prezzi attuali valgono per consegne a aprile o maggio.
Oggi il blocco (che appunto è dovuto sia alle pressioni militari iraniane ma anche alle assicurazioni e – sotto sotto – anche alla volontà delle Major di tenere il prezzo del greggio in alto) è entrata nella sua terza settimana, e la situazione degli approvvigionamenti di petrolio si sta facendo sempre più critica.


Dallo stretto di Hormuz passano mediamente 20 milioni di barili al giorno, un quinto della produzione mondiale, ed è soprattutto l’Asia orientale a dipendere dal punto di vista del petrolio quasi totalmente dal greggio provenente dal Golfo Persico. Il che ci fa pensare che – per esempio – la Cina non sia particolarmente entusiasta della situazione.
Attualmente i Pasdaran fanno passare chi vogliono, in particolare petroliere che caricano il loro petrolio e poche altre. Risulta infatti che solo 5 petroliere non iraniane siano finora riuscite a forzare il blocco delle Guardie Rivoluzionarie: tre dirette in India e due in Pakistan. Le petroliere iraniane invece si dirigono generalmente verso la Cina o l’India.

Dal punto di vista economico il risultato è che i mercati si stanno aprendo all'idea che il greggio possa effettivamente raggiungere i 200 dollari al barile, una minaccia che l'esercito di Teheran continua a ribadire e che sarebbe terribile per l'economia mondiale.
A questo punto non confondiamo energia totale con energia elettrica come purtroppo spesso succede: l'elevato prezzo del petrolio può sicuramente accelerare la produzione di energie rinnovabili, che però possono coprire sì la produzione di energia elettrica, ma quanto ad altri settori come i trasporti la cosa si fa dura.


Evitare lo stretto di Hormuz è possibile soltanto attraverso gli oleodotti a terra e in particolare ce ne sono due:
  • per l’Arabia Saudita l'oleodotto Abqaiq – Yanbu 
  • per gli Emirati Arabi Uniti l’oleodotto Habshan-Fujairah
Purtroppo ambedue le soluzion non sono prive di risch a causa dei possiibli bombardamenti degli iraniani e dei loro alleati

ARABIA SAUDITA: L'oleodotto Abqaiq – Yanbu trasporta il greggio dai campi petroliferi del Golfo Persico fino al terminal di Yanbu, situato sulla costa del Mar Rosso traversando tutta la pensola arabica
Avrebbe teoricamente una capacità di 5 milioni di barili al giorno ma era sottoutilizzato e attualmente Saudi Aramco ha aumentato i carichi a 3 milioni di barili al giorno.
questa soluzione al posto dell'imbarco del greggio direttamente nel Golfo Persico presenta due problemi:
  • 3 milioni di barili al giorno sono meno della metà del livello normale di 7 che rappresentano la produzione normale della nazione saudta
  • c’è sempre la minaccia di un attacco diretto di missili iraniani (la distanza non è molto maggiore di quella fra Iran e Israele) oppure degli Houthi, che insieme ad Hamas ed Hezbollah sonoi gli alleati fondamentali dell’Iran. 
Gli Houti rappresentano essenzialmente i fedeli dello Zaidismo, una minoranza religiosa sciita come i libanesi Hezbollah, per cui si tratta di due alleati “naturali” della cricca di Tehran, che ha colto al balzo l'occasione rappresentata dei contrasti fra gli Zaidi e  sunniti (secondo qualcuno gli iraniani hanno incoraggiato la rivolta).  Gli Houtis in questo momento sono in difficoltà, sia in quanto Tehran in questo momento non può rifornirli, sia per i danni delle offensive dell’aeronautica USA degli ultimi mesi a protezione del traffico navale e quindi sono pressati dai loro avversari sponsorizzati da Arabia Saudita e Abu Dhabi che approfittano di questa debolezza. Comunque un missile lanciato dagli Houtis se non intercettato potrebbe fare danni molto gravi a Yambu.

EMIRATI ARABI UNITI dispongono dell’oleodotto Habshan-Fujairah, che dai campi petroliferi del Golfo Persoco raggiunge il porto di Fujairah nel golfo dell’Oman, con una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno. Ma anche a Fujairah c’è la spada di damocle dei bombardamenti e stavolta diretti perché l'Iran ha già colpito il terminale di esportazione di Fujairah due volte in soli due giorni, costringendo la compagnia petrolifera nazionale ADNOC a sospendere i carichi.

In ogni caso, si tratta di 4.5 milioni di barili al giorno. Aggiungiamo pure il passaggio per lo stretto di Hormuz di petrolio iraniano (che in tempi normali dovrebbe essere di circa 1,5 milion di barli al giorno e adesso sarà meno) arriviamo a 6 milioni più qualche petroliera sparsa. Si tratta di meno di un terzo del normale.
Insomma, il prezzo del petrolio non è destinato a tornare ai livelli dell’inzio dell’anno e quindi le nazioni che più dipendono dai combustibili fossili hanno un problema in più da affrontare in questo momento estremamente complesso.


giovedì 12 marzo 2026

Il terremoto M 5.9 a largo della Campania del 10 marzo: considerazioni scientifiche e sulla demenza di molti commenti sui social

Martedì 10 marzo 2026 quando mi sono svegliato mi è venuto un colpo: un terremoto M 5.9 accanto a Ischia. Poi vista la profondità mi sono tranquillizzato. La tranquillità poi l’ho persa subito dopo, a causa dell’allucinante livello dei commenti sotto ai vari post nei social relativi al terremoto, a partire dalla pagina INGV terremoti che sta diventando purtroppo una fogna di assurdità (e figuratevi cosa si legge su altre pagine divulgative o di media). Scherzando, Franz Di Cioccio della PFM si è spesso chiesto cosa avesse fumato nel lontano 1972 Peter Sinfield quando ha scritto il testo di Promenade the Puzzle. Quella era roba buona, visti i risultati. Mi chiedo che schifezze possano fumare per scrivere le scemenze che ho letto i sismologi improvvisati, laureatisi alla iutiùb iunivérsiti che hanno fornito dotte opinioni “ad minchiam” su questo terremoto senza nemmeno conoscere la materia e senza neanche leggere gli articoli condivisi nei post su cui hanno commentato. Il livello di sopportazione e pazienza di geologi e altri commentatori competenti è arrivato al limite massimo. Non potendo denunciare gli spacciatori di cotale marciume mi limito quindi a fare alcune doverose precisazioni su questo evento sismico.



REALTÀ SCIENTIFICA E ASSURDITÀ SOCIAL. Il terremoto M 5.9 del 10 marzo 2026 a 414 km di profondità con epicentro poco a sudovest di Capri, si presta a diverse considerazioni perché rappresenta un tipo di terremoti abbastanza comuni per l’area.
Non si tratta quindi, come invece qualcuno ha pensato, di un evento anomalo né per posizione, né per profondità ipocentrale, né per Magnitudo. Ecco perché, in queste carte ottenute grazie ai dati dell’Iris Earthquake Browser con i terremoti nell’area tirrenica dal 1970 circa elaborati su Qgis.
Iniziamo subito a smentire una delle emerite categorie di fenomeni da feisbuc di questi giorni, quelli per i quali “la profondità è sbagliata perché non avvengono terremoti nel mantello terrestre”. Lo possiamo fare grazie a queste carte qui sotto:



POSIZIONE E PROFONDITÀ: lungo le coste della Calabria e soprattutto nella piattaforma continentale siciliana abbiamo una sismicità superficiale frequente, ben evidente anche negli ultimi mesi (e talvolta forte, come per il terremoti M 6.1 del 1978 nel Golfo di Patti e di altri con Magnitudo importanti anche davanti a Palermo). Questa attività sismica superficiale però non ha rapporti con quello che succede da 30 km in giù e nel Tirreno orientale troviamo una fascia molto ampia di sismicità che inizia dalle coste di Campania e Calabria (anzi, anche al loro interno), la cui profondità tende ad aumentare allontanandosi dalla costa con ipocentri anche a profondità superori ai 400 km. Quindi i terremoti profondi ci sono. Punto e basta. E anche da quelle parti: tra Ischia e Ventotene il 18 novembre scorso è stato registrato, ad esempio, un M 4.1 a 404 km di profondità.

MAGNITUDO: anche la Magnitudo ha lasciato perplessi, ma è “tutto regolare”, nel senso che il dataset contiene eventi a Magnitudo abbastanza alta rispetto alla media dell’area italiana: dal 1970 circa sono ben 21 gli eventi profondi nel Tirreno con Magnitudo da 5.0 in su, fra i quali proprio lungo le coste campane un M 5.5 il 27 dicembre 1978 a 390 km di profondità. La domanda che ci si pone è se si possano raggiungere Magnitudo più elevate.
È evidente che se per i terremoti superficiali in terraferma di una certa dimensione in Italia è presente un record sismico abbastanza significativo per gli ultimi 500 anni, questo non può essere per eventi sismici così profondi nel Tirreno, dato il loro scarso risentimento a terra. E così abbiamo a disposizione pochi set di dati, per esempio questi che presento dell’Iris Earthquake Browser, i quali partono da poco più di 50 anni fa e specialmente nella parte più vecchia dell’intervallo potrebbero essere carenti. Quindi ragionare solo su questi dati non è semplice. Oltretutto INGV ricorda che Caloi e Giorgi (1951) hanno stimato una Magnitudo compresa fra 6.8 e 7.1 per il terremoto profondo dell’aprile 1938. Insomma è realistico ipotizzare che negli ultimi anni non sia stata raggiunta la Magnitudo massima possibile.


L'ASSURDO COLLEGAMENTO CON TERREMOTI IN SUPERFICIE
. Il 28 ottobre 2016 è stato registrato un terremoto M 5.8 a 460 km di profondità. Da quel momento, collegandolo al di poco successivo M 6.5 di Norcia del 30 ottobre, il manta dopo ogni scossa profonda nel Tirreno è “e adesso ci sarà in Italia un terremoto a bassa profondità”. Con tanto di “lo vedrete” quando facciamo osservare che è una idiozia. A ciò si aggiunge la soddisfazione dello sbiellato di turno per un M 2.5 in Abruzzo nei 3 giorni successivi.
Inutile dire che per adesso non abbiamo visto nessuna correlazione temporale, tranne in quella occasione e m pare giusto annotare come il terremoto del 28 ottobre, comunque, abbia peraltro seguito le due forti scosse del 26 nell’area umbro-marchigiana. Resta poi l'assurdità del collegamento fra terremoti che avvengono in due placche ben distinte fra loro (Africana nello slab e Euroasatica in superficie).

I COMMENTI PIÙ ASSURDI. Tra tutte le discussioni che ho avuto ne scelgo una in cui la tizia è convinti che si tratta di un terremoto indotto da qualche kattifone… e che ridono a chi fa osservare che non può essere vero. Ho messo l'esempio evitando accuratamente di evidenziare il nome dell'utente
l'apoteosi: terremoto artificiale!

fenomena: Sicuro che fosse un terremoto?
Io: i sismografi di tutto il mondo lo dimostrano

allora, risentita la fenomena, dopo aver messo la faccina sorridente alla mia risposta mi chiede, con fare inquisitorio,
Aldo Piombino, ma lo sai cosa rileva un sismografo? Movimenti naturali o artificiali 

Rispondo sempre con calma, sperando di farle capire che io sono una persona “del settore” e lei no:
a parte la scemenza di ridere alla mia osservazione:
1. io con i sismografi lavoro da qualche decina di anni. Lei che referenze ha sull'argomento?
2. che he questo sia un terremoto naturale lo dicono le centinaia di registrazioni esistenti, le decine di eventi del genere negli ultimi 60 anni, ampiamente noti
e 3. la logica: pensare che sia possibile indurre un terremoto nel mantello a 400 km di profondità è una idiozia: la sismicità indotta avviene in alcune aree ristrette e non va certo oltre i 10 km di profondità ipocentrale

La fenomena risponde, dopo aver messo la faccina sorridente anche alla mia seconda risposta:
Aldo Piombino, rido quanto mi pare e soprattutto dire "io con i sismografi lavoro da qualche decina di anni" sui social equivale a dire "io sono il Cristo sceso in terra"
Ecco, uno sui social può certo millantare conoscenze, ma chi ha davvero quelle conoscenze può facilmente sbugiardare il millantatore
Allora sbotto: prima di pensare agli altri pensi al suo livello di conoscenza dell'argomento e io non sono Cristo, ma sono un geologo. E la sua crassa ignoranza di pensare che un terremoto a 400 km di profondità in uno slab possa essere artificiale dimostra il fallimento del sistema della pubblica istruzione italiana.
PS: io ho fatto anche lezioni all'università sulla sismicità indotta e la conosco benissimo.
Per esempio legga qua: https://aldopiombino.blogspot.com/2015/12/i-probabili-legami-fra-sismicita.html 

Sembra a quel punto che la fenomena abba smesso. Avrà capito di parlare con uno che lavora nel campo?
Questa gente rappresenta uno degli esempi più chiari del fallimento del sistema italiano di Pubblica Istruzione. 



i terremoti profondi nel mondo
DOVE SI ORIGINANO I TERREMOTI PROFONDI COME QUESTO? No, non c’entrano niente né i Flegrei, né tantomeno il Marsili (gettonatissimo come al solito, tutte le volte che c’è un terremoto nel Tirreno a qualsiasi profondità e in qualsiasi posizione).
Qui in effetti entra in gioco davvero una stranezza, perché in effetti nel mantello terremoti non dovrebbero esistere per tutta una serie di considerazioni che evito di scrivere.
Ma ci sono delle rilevanti eccezioni a questa regola: nel mantello troviamo alcune (e rare) fasce ristrette dove avvengono terremoti a profondità anche ben inferiori ai 400 km come nel nostro caso. Li vediamo nella carta qui accanto. 
Naturalmente l’Italia, che è una affamata collezionista di fenomeni geologici, specialmente di quelli rischiosi, non può mancare nell’elenco, proprio grazie alla sismicità del Tirreno. Questo succede perché l’attività sismica nel mantello è assente tranne che negli slab, termine identificante le parti di crosta oceanica che scendono nel mantello a seguito degli scontri fra due placche (insomma, le zone di subduzione). 


Gli slab sono stati notati già con le prime indagini sismiche e sono stati individuati all'inizio proprio per la caratteristica di ospitare terremoti che normalmente nel mantello non ci possono stare. E infatti all'inizio della tettonica a placche proprio la sismicità che accompagna gli slab ha consentito il riconoscimento del significato delle zone di subduzione
.
E anche nel Tirreno abbiamo uno slab, quello formato dalla subduzione sotto l’Europa della crosta e dal mantello sottostante del Mar Ionio (insomma della Tetide, l’oceano che nel mesozoico si è aperto tra Europa e Africa e che successivamente si è richiuso, a parte il Mediterraneo Orientale). Vediamo la situazione nella immagine qui sotto a sinistra, tratta da Chiarabba et al (2008).


LA STRANA CARTA DEL RISENTIMENTO. Anche questo è stato ampiamente commentato dai soliti volponi. Vediamo qui sopra a destra la carta emessa da INGV con e segnalazioni dei cittadini (se sentite un terremoto, vi prego di andare subito a compilare il form "hai sentito il terremoto?" in questa pagina del sito INGV
Emerge subito una stranezza: il terremoto è stato avvertito poco e punto nell’area epicentrale e invece è stato chiaramente avvertito a grandi distanze, come si nota dalla distribuzione dei pallini che indicano con la grandezza il numero delle segnalazioni e con il colore il risentimento percepito: si vedono tante segnalazioni da Lombardia, Veneto e Sicilia e poche dalle zone epicentrali.
Succede a causa di un fenomeno noto come “anello di percezione”: le onde sismiche di un terremoto così profondo viaggiano nel mantello terrestre dove la velocità aumenta con la profondità. Durante il percorso le onde si incurvano e riemergono in superficie molto lontano dall’epicentro.
Per questo motivo può succedere appunto che lo scuotimento sia molto debole vicino all’epicentro, e invece sia ben percepito a centinaia di km di distanza (se non a migliaia con una M particolarmente elevata)

LE RIDICOLE PROCEDURE DI RETE FERROVIARIA ITALIANA. Da ultimo mi si permetta di segnalare l’astrusità delle procedure che regolano la circolazione del sistema ferroviario italiano in caso di terremoto. Nonostante la rispettabile magnitudo, la grande profondità ha fatto sì che l’energia arrivasse in superficie molto attenuata, evitando danni (anzi, proprio a causa dell’effetto anello la percezione in zona epicentrale è stata minima). Nonostante tutto l’ineffabile RFI ha attivato il protocollo post-terremoto e ha sospeso la circolazione dei treni a causa di non meglio precisate operazioni di verifica durate parecchie ore, con i treni ovviamente in ritardo se non cancellati, sconvolgendo INUTILMENTE la giornata di decine di migliaia di persone. 
Purtroppo non è la prima volta che succede questa enormità. Anzi succede normalmente anche dopo eventi che hanno causato un risentimento tale da non far crollare neanche un castello di carte su un tavolino (tipo un M 3.5 a 20 km di profondità in Emilia).


CHIOSA FINALE. La domanda è se solo io trovo ridicolo tutto questo. Sia delle procedure di RFI, sia delle fesserie degli utenti dei social per i quali, come mi ha fatto notare il buon Mario Castellano, purtroppo alle già valide idee di Umberto Eco sull'uso dei social si è aggiunto in questi utenti un gigantesco effetto Dunning-Kruger creando una miscela detonante che si diffonde in modo esponenziale nella società.


BIBLIOGRAFIA

Caloi e Giorgi (1951). Studio del terremoto delle isole Lipari del 13 Aprle 1938

Chiarabba et al (2008). The southern Tyrrhenian subduction zone: Deep geometry, magmatism and Plio-Pleistocene evolution, Earth and Planetary Science Letters 268 (2008) 408– 423