Le faune di Jehol, in Cina, continuano a stupire. La scoperta del giorno è uno pterosauro appartentente al clade dei tapejaridi, forse arboricoli. La dieta di questo gruppo è sempre stata molto dibattuta anche perché il loro apparato boccale, strordinariamente simile a quella dei pappagalli, ha fatto balenare a qualcuno l’idea che questi pterosauri fossero erbivori. Ma per molti studiosi gli pterosauri erano esclusivamente carnivori o piscivori. È appena uscito un articolo in cui esaminando lo stomaco di uno dei tanti fossili di Jehol, appunto un tapejaride sono state trovate tracce evidenti di una alimentazione a base di vegetali “duri”. Questo potrebbe portare a rivalutare lo stile alimentare non solo degli altri tapejaridi, ma anche di altri pterosauri.
GLI PTEROSAURI, UN CLADE ICONICO. Non c’è alcun dubbio sul fatto che i rettili volanti mesozoici siano radicati nell’immaginario popolare e per questo sono spesso ritratti in libri e film. Includono i più grandi animali volanti mai conosciuti in una storia evolutiva durata più di 150 milioni di anni, tra il Triassico superiore e la fine del Cretaceo. Sono stati non solo i primi, ma anche i più grandi vertebrati ad aver sviluppato il volo a motore, ma rappresentano anche l'unico grande gruppo di vertebrati volanti attivi che si è estinto. Nel Mesozoico vivevano anche diversi mammiferi non placentati volatori come Volaticotherium antiquum (Meng et al, 2006), i quali però non risultano essere mai andati oltre alla fase del volo planato.
Come ho fatto notare in questo post dopo un lungo periodo in cui l'origine di questo clade è stata molto dibattuta, le ultime ricerche hanno confermato la stretta parentela fra rettili volanti, dinosauri e un terzo gruppo di arcosauri triassici, i Lagerpetidi, classici esempi di arcosauri bipedi (Baron, 2021).
Gli pterosauri, fra i quali sono ovviamente compresi anche pteranodonti e pterodattili, sono stati i protagonisti di una delle principali radiazioni evolutive negli ecosistemi terrestri dell'era mesozoica, occupando nicchie ecologiche in cui erano importanti sia il volo che la camminata (quadrupede, anche se a qualcuno pare strano!!). Questo duplice adattamento ha portato a una vasta gamma di strategie di alimentazione, tra cui lo sviluppo di denti aghiformi per alimentarsi filtrando l’acqua, o musi dotati di un becco analogamente agli uccelli moderni.
CARNIVORI CHE DIVENTANO ERBIVORI. Non è infrequente il passaggio di alcuni gruppi di vertebrati carnivori ad una alimentazione vegetale, per esempio passando da una fase intermedia insettivora. All’inizio di Scienzeedintorni mi sono occupato della storia delle lucertole di Pod Mrcaru, un’isola della Dalmazia in cui prima dello scoppio della guerra della Jugoslavia fu introdotta una piccola popolazione della classica lucertola italiana Podarcis siculus. Quando dopo i duri anni della guerra i ricercatori tornarono nell’isola, vi trovarono delle lucertole molto diverse e solo le analisi genetiche dimostrarono che erano le discendenti di quelle introdotte pochi anni prima perchè da insetttivore diventarono erbivore in pochissime generazioni sviluppando delle caratteristiche dell’apparato boccale e digerente completamente nuove.
Nei mammiferi carnivori basta pensare alla dieta molto variegata degli orsi, fino ad arrivare a specie totalmente erbivore come il panda. Addirittura ci sono specie dalla dieta rigidamente vegetale anche fra i dinosauri teropodi: mi risulta che il primo di questi animali ad essere stato riconosciuto come tale sia stato Chilesaurus diegosuarezi (Novas et al, 2025), un tetanuro della fine del Giurassico. I tetanuri comprendono anche i successivi celurosauri, quindi anche tirannosauri, dinosauri aviani e – di conseguenza - gli uccelli. Insomma, c’erano dei panda anche nei dinosauri teropodi, specialmente in quelli aviani, fra i quali una dieta vegetariana è stata spesso riconosciuta. Aggiungo che proprio in questi ultimi giorni Funston et al (2026) hanno descritto Infernogallus jamesi, un celurosauro oviraptoride del Cretaceo superiore il quale, anzichè nutrirsi di carne, era – diciamo così – neanche vegano, ma addirittura fruttariano (una interessante ricaduta della espansione delle angiosperme).
LA DIETA DEGLI PTEROSAURI. Venendo a questi arcosauri, la nozione comunemente accettata è stato sempre quella secondo la quale gli pterosauri si nutrissero di prede animali, dai rettili ai pesci, fino agli insetti. I cinque casi finora noti di contenuti gastrici nei fossili di pterosauro confermano tale visione: tutti appartengono al genere Rhamphorhynchus (Giurassico superiore) e attestano un'alimentazione a base di pesce. Naturalmente si tratta di un campione estremamente limitato, per di più in un gruppo, i rhamphorinchidi, nel quale la forma dei denti lasciava pochi dubbi su cosa mangiassero. Tuttavia, alcuni ricercatori avevano ipotizzato – basandosi su caratteristiche anatomiche come la forma e le dimensioni del becco – che certe specie potessero nutrirsi di vegetali (Bestwick et al, 2018). Ad esempio, degli pterosauri privi di denti, i tapejaridi, possedevano becchi simili a quelli dei pappagalli apparentemente adatti a triturare frutti, noci e semi. Ma tali indizi indiretti non erano stati sufficienti a convincere la maggior parte degli studiosi e sempre Bestwick et al (2018) segnalano una vasta gamma di ipotesi avanzate nel tempo sulla dieta di questi pterosauri, in pratica tutto e il contrario di tutto: erbivori/frugivori, durofagi, carnivori, piscivori e insettivori.
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| l'esemplare studiato di Sinopterus atavismus |
La specie proviene dal biota di Jehol, nel nord-est della Cina, un'area celebre per i suoi fossili eccezionalmente ben conservati (ne ho parlato qui). Jehol si può definire una Pompei del Cretaceo (scusatemi se anche io commetto l’abuso di pompeizzare le cose…). Tra 133 e 120 milioni di anni fa (quindi Hauteriviano e Barremiano, parte media del Cretaceo inferiore) la regione era costellata di laghi tranquilli e zone umide, periodicamente ricoperti dalla cenere emessa dalla forte attività vulcanica connessa alla formazione dell’ orogene di Dabie, conseguenza dello scontro fra Cina settentrionale e Cina meridionale. A più riprese ceneri vulcaniche hanno ricoperto il fondo di alcuni laghi, intrappolando sul fondo gli animali che vi vivevano e le carcasse di altri animali che vi erano finite per i più vari motivi.
In particolare il sigillamento in un ambiente privo di ossigeno dentro un sedimento finissimo ci ha fornito 3 orizzonti stratigrafici nei quali è conservata una incredibile moltitudine di reperti completi o quasi di insetti, invertebrati acquatici, pesci, anfibi, tartarughe, coristoderi, lucertole, dinosauri, uccelli e mammiferi, oltre a piante di ogni genere. A causa di queste caratteristiche del sedimento, i fossili rinvenuti in quest'area conservano talvolta non solo le ossa, ma anche tracce di colore, tessuti molli o il contenuto dello stomaco. Un autentico bengodi della paleontologia e soprattutto una finestra abbastanza precisa sulla vita di quella regione a quel tempo.
L'esemplare di Sinopterus atavismus in questione presenta, come spesso succede a Jehol, uno stomaco chiaramente distinguibile, contenente quelli che sembravano residui alimentari. Per analizzare il reperto con maggiore dettaglio Jiang et al (2026) hanno utilizzato una serie di radiografie ad alta risoluzione effettuate da diverse angolazioni. Lo stomaco conteneva due tipi di minerali mai osservati prima nei fossili di pterosauri:
- in alto numerosi cristalli di quarzo, presenti soprattutto nel ventriglio, parte dello stomaco degli arcosauri (quindi dinosauri, uccelli e coccodrilli) fornita di potenti muscoli in grado di triturare cibi durissimi che avevano anche i dinosauri
- in basso centinaia di fitoliti, piccoli depositi minerali che si formano tra le cellule vegetali in crescita.
Entrambi gli elementi suggeriscono con forza un'alimentazione di tipo erbivoro perché:
- il quarzo si trova spesso nei gastroliti, le pietre che molti animali moderni – come uccelli e rettili – accumulano nel ventriglio o nello stomaco per facilitare la triturazione di alimenti duri, come i vegetali.
- i fitoliti sono tipici degli stomaci degli animali erbivori
La presenza nello stomaco dello pterosauro di quarzo e fitoliti non può che fornire prove dirette del suo stile di alimentazione erbivoro. Quindi è probabile che la somiglianza fra i becchi dei tapejaridi e quelli dei pappagalli rifletta preferenze alimentari simili, rappresenti un classico caso di evoluzione convergente.
In genere è difficile ricondurre i fitoliti a piante specifiche, ma a Jehol, dato lo stato di conservazione si può: quelli rinvenuti nello stomaco di Sinopterus atavismus sembrano provenire principalmente da piante legnose, con una minoranza riconducibile a piante da fiore o conifere.
Questa scoperta, avendo sdoganato un comportamento erbivoro in uno pterosauro, potrebbe forse portare a rivalutare l’alimentazione di altri esponenti di questo affascinante clade.
BIBLIOGRAFIA
Baron (2021). The origin of Pterosaurs. Earth-Science Reviews 221-103777
Bestwick et al (2018). Pterosaur dietary hypotheses: a review of ideas and approaches. Biol Rev 2018;93:2021–48
Funston et al (2026). Fruit-eating adaptations in a Late Cretaceous oviraptorosaur (Theropoda). Nature communication in press
Meng et al (2006). A Mesozoic gliding mammal from northeastern China. Nature 444, 889–893
Novas et al (2015). An enigmatic plant-eating theropod from the Late Jurassic period of Chile. Nature 522, 321-324
Zhang et al. (2019). New material of Sinopterus (Pterosauria, Tapejaridae) from the Early Cretaceous Jehol Biota of China. An Acad Bras Cienc 2019;91:e20180756





















