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| collocazione geografica dell'Hunga Tonga da Le Mevel et al (2023) |
Fra le ipotesi più “gettonate” da parte dei climascettici per spiegare le elevate temperature di questi giorni e di questi anni c’è il vapore d’acqua liberato dall’eruzione dell’Hunga Tonga del gennaio 2022 che avrebbe causato un riscaldamento dell’atmosfera perché il vapore è un gas-serra (curioso che chiamino in causa un effetto-serra negandone però un altro...). Quella del gennaio 2022 è stata una esplosione decisamente anomala perché rispetto alle normali esplosioni vulcaniche ha emesso una quantità incredibilmente elevata di acqua e pochissimi composti di zolfo, al contrario di quello che succede normalmente. È una situazione totalmente diversa quindi anche per le modellazioni atmosferiche. A dicembre 2025 è uscito un rapporto da parte di APARC nel quale viene smentita l’idea (perché già chiamarla ipotesi è troppo) secondo la quale il riscaldamento odierno è dovuto al vapor d’acqua emesso nel gennaio 2022. Anzi, semmai è stato registrato un effetto contrario, seppure praticamente insignificante.
In questi mesi i climascettici sono un po' nel panico, perché non riescono a giustificare le attuali ondate di caldo che si verificano in tutto il mondo e la busca accelerazione del riscaldamento globale evitando di tirare fuori il CO2 di origine antropica. Tolte alcune idee pittoresche tipo quella del ciclo del jet stream, cavallo di battaglia di climatologi fai-da-te (intendendo con questo termine personaggi privi dei titoli accademici per poter essere considerati dei climatologi, nonostante abbiano un discreto seguito, anche se molti dei loro followers in realtà sono lì per prenderli per il fondoschiena), mentre l’attività solare è un po' in ribasso visto che i dati indicano chiaramente che il Sole non c’entri nulla. E quindi i climascettici procedono con una “sana” disinformazione, taroccando le pagine dei giornali oppure presentando grafici adattati alle loro esigenze (il mio pensiero va all’ingnoranza e al bias sul tema del clima dei loro “pollowers” che si bevono beatamente queste assurdità). Inoltre ricordo le posizioni ondivaghe di chi oscilla tra “i cambiamenti climatici non esistono” oppure “sono sempre avvenuti”, per non parlare di chi dice che dovremmo adattarci al “clima caraibico” senza capire cosa vuol dire (grave che una scemenza del genere sia condivisa da personaggi di livello altissimo all’interno delle istituzioni della nostra Repubblica e ancora più grave che un incontro sul futuro rispetto al clima si sia tenuto al Senato con la fermamente voluta e accurata assenza del mondo scientifico). Ci sono poi, e ne ho appena parlato, quelli che adesso attribuiscono il problema alle scie chimiche. Da ultimo c’è chi continua a tirare fuori il vapore di acqua emesso in atmosfera dalla eruzione dell’Hunga Tonga del 15 gennaio 2022. Ora, a parte che non si capisce perché l’effetto di queste emissioni si debba sentire adesso e non 3 anni fa, è uscito un rapporto internazionale del WCRP (World Climate Research Program - Programma Mondiale per la Ricerca sul Clima) che ha appena smentito questa ipotesi.
IL RAPPORTO DI APARC SUGI EFFETTI SUL CLIMA DELL’ERUZIONE DELL’HUNGA TONGA. Tutto è scritto nel Rapporto n. 11 dell’APARC (Atmospheric Processes And their Role in Climate), dal titolo The Hunga Volcanic Eruption Atmospheric Impacts Report, uscito alla fine del 2025, rappporto che nelle sue 382 pagine descrive gli impatti atmosferici dell'eruzione del vulcano Hunga Tonga del 15 gennaio 2022. Gli effetti sul clima e sull'ozono dell’eruzione sono stati documentati combinando le osservazioni, effettuate con diversi satelliti, con palloni aerostatici, e anche da terra e integrandole in studi di modellizzazione globale. Lo potete trovare a questo indirizzo. Nel rapporto sono inclusi i contributi dell’Hunga Tonga-Hunga Haʻapai Impact Model Observation Comparison (HTHH-MOC), un progetto di modellazione internazionale che coinvolge oltre dieci modelli climatici globali (Hsu et al, 2025).
Il rapporto parte dalle informazioni di base sull'eruzione, descrivendo poi l'evoluzione delle nubi e dei materiali emessi dall’eruzione su scale temporali sia brevi (meno di un mese) che pluriennali, determinando gli impatti su chimica e dinamica dell’atmosfera a varie altezze di troposfera e stratosfera e sullo strato di ozono stratosferico e si conclude descrivendo gli effetti di queste emissioni sulla radiazione solare, su quella riemessa dalla Terra e quindi sulla temperatura superficiale.
IL PROGETTO APARC. Due parole doverose su questo progetto, dato che non è molto noto. Fondato nel 1992, APARC (precedentemente SPARC) è un progetto fondamentale del World Climate Research Program (WCRP): promuove e coordina la creazione, l'analisi e l'interpretazione di dati climatici a lungo termine che richiedono la cooperazione internazionale.
In linea generale, i tre temi principali di cui APARC si occupa sono:
- la comprensione della dinamica atmosferica e della variabilità climatica per fornire proiezioni climatiche più accurate su scale che vanno da quella stagionale a quella centenaria.
- gli effetti sul clima di chimica e dinamica dell’atmosfera e delle radiazioni, sia quelle solari che quelle emesse dalla Terra
- Dati a lungo termine per la comprensione del clima
Insomma, APARC valuta il valore dei dati climatici a lungo termine per migliorare la nostra comprensione del sistema climatico, della variabilità e delle tendenze climatiche, nonché per la valutazione dei modelli climatici.
Un altro oggetto di studio sono le emissioni dei gas controllati dal Protocollo di Montreal, cioè quelli che danneggiano lo strato di ozono, che è l’unico tentativo coronato da successo di limitare le emissioni di una categoria di prodotti che alterano l’atmosfera.
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| l'impatto sul clima degli aerosol vulcanici |
Riassumo comunque i principali prodotti che provocano effetti climatici nei primi anni dopo una eruzione vulcanica:
- un aumento del vapore acqueo atmosferico aumenta la quantità della radiazione infrarossa proveniente dalla superficie terrestre che viene riflessa in basso. Quindi un aumento del tenore di vapor d’acqua nell’atmosfera aumenta l’effetto serra e di conseguenza le temperature
- L'SO2 si converte rapidamente in aerosol di solfato che riducono la radiazione solare diretta che colpisce la Terra e quindi provocano una diminuzione delle temperature
- a queste due forzanti ne va aggiunta una terza: la latitudine. Secondo il modello di Brewer-Dobson della circolazione atmosferica globale, l'aria tropicale sale nella stratosfera e poi si sposta verso i poli mentre scende. Quindi nella zona equatoriale le correnti atmosferiche tendono a risalire, mentre alle alte latitudini la circolazione è discendente. Ne segue che i prodotti delle esplosioni vulcaniche all’equatore si disperdono molto più facilmente nella stratosfera rispetto a quelli derivanti da esplosioni alle alte latitudini
L’ERUZIONE DI HUNGA TONGA DEL 15 GENNAIO 2022 E LE SUE EMISSIONI. Per la descrizione dell’evento rimando a questo post. Quella dell'Hunga del 2022 è stata una esplosione sottomarina di elevata magnitudo, con un VEI (indice di esplosività vulcanica) pari a 6 (niente male, come per il Pinatubo nel 1983). La caratteristica principale per cui verrà ricordato questo evento consiste nel fatto di aver iniettato enormi quantità di vapore acqueo nella stratosfera (quasi 150 milioni di tonnellate), con il risultato di aver incrementato globalmente il contenuto di acqua nella stratosfera di circa il 10%. Di fatto l’acqua ha rappresentato ben più del 90% delle emissioni totali collegate all’evento, il che lo rende unico nell'era delle osservazioni satellitari e la distingue dalle grandi eruzioni subaeree degli ultimi decenni (ad esempio, El Chichón nel 1982 e Pinatubo nel 1991). Per questo potrebbe rappresentare il primo esempio geofisicamente osservato di un evento "freatopliniano": una eruzione vulcanica esplosiva di grande magnitudo che coinvolge l'interazione tra magma e acqua esterna.
In particolare ci sono state le prime osservazioni dirette di una sostanziale idratazione stratosferica da parte di un'eruzione sottomarina, un fenomeno ipotizzato, ma - appunto - mai osservato direttamente e chiare evidenze dell'iniezione atmosferica di sale marino derivato dall'evaporazione dell'acqua di mare.
Le emissioni di zolfo invece sono state modeste: tra 500.000 e un milione di tonnellate di SO2, ben poca cosa se si confrontano con i 55 milioni indicati mediamente dalla letteratura scientifica per la famosa eruzione del Tambora nel 1815 (Self et al 2004) e anche dei 15 indicati per il Pinatubo (Guo et al, 2004).
Di fatto è noto come Tambora, Krakatoa o Pinatubo abbiano provocato un raffreddamento globale negli anni successivi, mentre le emissioni di anidride solforosa dell'Hunga Tonga sono state ben al di sotto della soglia critica di circa 5 milioni di tonnellate che i modelli indicano necessari per provocare impatti climatici significativi dovuti agli aerosol di solfato. Però, a causa della enorme quantità di acqua disponibile, gli aerosol si sono formati molto prima rispetto alle altre eruzioni.
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| in blu la forzante radiativa del vapore d'acqua, in giallo quella degli aerosol |
L’eruzione del dicembre 2022 pone quindi un problema importante: mentre le altre conosciute hanno emesso tanto SO2 e poca acqua, quali potrebbero essere allora le conseguenze di questo enorme rilascio di vapore d’acqua del gennaio 2022?
Gli aerosol di zolfo sono rimasti nella stratosfera per meno di due anni e il raffreddamento da essi provocato è stato trascurabile. Ma cosa dice il rapporto sulle significative quantità di di vapore acqueo emesse nella stratosfera media, con una permanenza compresa tra 4 e 7 anni (quindi adesso, dato che siamo nel 2026, tale quantitativo sta diminuendo)? Potrebbero contribuire, seppur in minima parte, al riscaldamento del clima terrestre? Notiamo innanzitutto che il vapore d’acqua è persistito nella stratosfera più a lungo degli aerosol vulcanici (anzi, in buona parte persiste ancora). Lo vediamo nella figura qui accanto, che riporta l'evoluzione nel tempo della forzante radiativa dovuta al vapore d'acqua in blu, mentre in arancione è indicata la forzante dovuta agli aerosol di zolfo. Entrambe le forzanti sono modellate a tre livelli: in cima all'atmosfera (TOA, Top of the Atmosphere), al passaggio fra troposfera e stratosfera (TROP, Tropopausa) e sulla superficie terrestre (SURF).
Nei primi due anni il forzante radiativo negativo causato dagli aerosol nella stratosfera sono stati di un ordine di grandezza maggiore del forzante radiativo positivo del vapore acqueo. Dal 2024, cioè da quando il carico di aerosol dell'Hunga è in gran parte scomparso, rimane quindi solo il forzante derivato dal vapore acqueo stratosferico, che però si è rivelato trascurabile (<0,005 W m⁻²).
In conclusione, per il rapporto dell’APARC gli effetti sulle temperature globali dell’eruzione dell’Hunga Tonga sono stati assolutamente trascurabili e non possono essere presi come forzante per l’aumento delle temperature globali osservato negli ultimi anni.
In barba ai vaneggiamenti dei climascettici, bocciati per l’ennesima volta.
BIBLIOGRAFIA
Guo et al (2004). Re-evaluation of SO2release of the 15 June 1991 Pinatubo eruption using ultraviolet and infrared satellite sensors. Geochemistry Geophysics Geosystems 5, 4 Q04001,
Le Mevel et al (2023) The magmatic system under Hunga volcano before and after the 15 January 2022 eruption Science Advances 9, eadh3156 (2023)
Self et al (2004). Magma volume, volatile emissions, and stratospheric aerosols from the 1815 eruption of Tambora. Geophysical Research Letters 31, L20608
Zhu et al 2025 Hunga Tonga–Hunga Ha′apai Volcano Impact Model Observation Comparison (HTHH-MOC) project: experiment protocol and model descriptions. Geosci. Model Dev., 18, 5487–5512






















