Il mio stato d’animo nei confronti di una alluvione si può dividere in 3 fasi: (1) la preoccupazione per quello che potrebbe succedere quando viene emessa una allerta particolarmente importante; (2) ad alluvione è avvenuta mi capita spesso di tirare degli accidenti osservando certi interventi che hanno aumentato i problemi; a queste segue la fase (3): una forte incazzatura leggendo i commenti sui social a proposito di alvei sporchi e/o da dragare e tombini otturati. Ricapitoliamo quindi la situazione a cominciare dal caso fiorentino di qualche giorno fa, un diluvio breve ma intenso: 45 mm in mezz’ora, un quantitativo che in una ex palude non poteva che risultare in un allagamento. Purtroppo siamo davanti a nuove condizioni meteoclimatiche, e il reticolo idrografico massacrato per guadagnare spazio non è in grado di assorbire precipitazioni di questa intensità, come non lo sono le reti fognarie delle città, nate quando questi fenomeni erano praticamente sconosciuti. Ma quali le soluzioni? Non certo pulire o dragare gli alvei. Occorre un ripensamento del rapporto fra umanità e reticolo idrografico per ridare spazio ai fiumi o, almeno, alle loro intemperanze.
L’antefatto di queste riflessioni è avvenuto qualche giorno fa, quando una pioggia breve ma intensa (circa 45 mm in mezz’ora) ha interessato Firenze, allagando molte strade. Ovviamente sui social il mantra è stato il classico “è colpa di chi non ha pulito i tombini”, anche perché, dopotutto “sono cadute appena due dita d’acqua”.
Incominciamo dalle “due dita d’acqua”: ho fatto un po' di confronti fra i colleghi e la misura media di “due dita” è circa 30 mm, quindi ne sono caduti il 50% in più.
A questo segue l’osservazione fondamentale che è davvero quella alla base del problema, e che purtroppo è una circostanza praticamente sconosciuta ai più: in Italia senza l’intervento umano tutte le pianure sarebbero delle paludi o, lungo le coste basse, delle lagune. Fra i litorali, la laguna veneta viene considerata una cosa strana, però al contrario quello sarebbe proprio l’aspetto naturale di una costa bassa e dove non è così, per esempio in Versilia o nel riminese, è solo perché l’intervento umano con le bonifiche ha diviso esattamente le acque dalla terraferma.
E per finire, giova ricordare come nelle città la percentuale di suolo sigillato è particolarmente importante e ovviamente dove il suolo è sigillato l’acqua non vi può penetrare.
La parte pianeggiante del territorio di Firenze non fa eccezione e quei 45 millimetri equivalgono a 45 litri al metro quadrato, caduti in un'area che – appunto – senza l’attività umana sarebbe una palude (addirittura buona parte del quartiere di Santa Croce formerebbe un golfo dell’alveo dell’Arno!).
E se un territorio era una palude, ne segue che da quelle parti è “un po' difficile” che l’acqua se ne vada via velocemente da sola, perché per muoversi ha bisogno di una certa pendenza. Insomma, senza pendenza e quindi senza il contributo della forza di gravità tutta quell’acqua come fa ad andare via? Eppure in molti si dimenticano di questo che il mio amico Andrea definirebbe un “particolare di non trascurabile importanza”.
Come ci spiega Dante, dopo la battaglia di Campaldino si riversò nei fossati la pioggia “che la terra non sofferse” (in Italiano attuale: che il terreno non ha assorbito). E tra pendenza scarsa o nulla, sigillamento del suolo e reticolo idrografico (in questo caso rappresentato dalle fognature) insufficiente perché nato quanto piogge del genere non erano minimamente concepibili il risultato è ovvio: le strade si allagano.
IL NUOVO REGIME DELLE PIOGGE E LE CITTÀ. Il problema è che con i cambiamenti climatici piogge di questo tipo diventeranno sempre più frequenti e la domanda è: ci dobbiamo rassegnare a questo o possiamo migliorare le cose? Purtroppo la questione è complessa e altrettanto purtroppo non sono disponibili le classiche "soluzioni semplici a problemi complessi" che invece dal bar sport sono passate ai social all’Opinione Pubblica e purtroppo anche alla politica. Quando non si conoscono le dinamiche di un fiume che scorre in un determinato territorio, quando non si conosce la geomorfologia... si dicono cose non vere e propongono soluzioni inefficaci, che - purtroppo - anziché del bene rischiano di fare danni immensi, quando parlano di alvei sporchi, che inoltre sarebbero da abbassare cavando ghiaie e di tombini otturati.
Per quanto concerne i tombini, il sistema fognario appunto non è stato concepito per piogge di questo tipo, fino a qualche anno fa considerate eccezionali ma che adesso, appunto, stanno diventando una nuova normalità. In situazioni come questa è come avere un bicchiere da 200cc e arrivano 2 litri di acqua: il bicchiere non potrà riceverla e poco importa se sul suo fondo ci sia dello sporco e invece di 200cc ne possa contenere solo 190. A dimostrazione dell’eccezionalità di quell’evento, sono arrivate ad amministratori condominiali ed imprese edili numerose segnalazioni di insufficienza delle grondaie delle case (anche in questo caso l’insufficienza è stata frettolosamente attribuita dalle persone a intasamento dovuto a sporco).
Insomma, possiamo tenere perfettamente puliti tutti i tombini che si vuole, ma il problema nelle pianure in caso di piogge intense è rappresentato – banalmente – la mancanza di pendenza e il reticolo idrografico insufficiente. Nelle aree urbanizzate il sigillamento del suolo acuisce il problema.
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| La "veduta della Toscana a volo d'uccello" di Leonardo evidenzia laghi e lagune oggi scomparsi |
COME SAREBBERO I FIUMI E LE PIANURE IN NATURA E IL “SENTIRE UMANO”
Inizio questo paragrafo con una considerazione: Quelli che oggi vengono considerati fiumi in realtà sono dei canali artificiali prevalentemente rettilinei, magari pure sopraelevati sul terreno circostante e dove l’acqua scorre come una biglia su un biliardo.
a. PIANURE E PALUDI
In Natura invece un fiume che scende da un versante, quando arriva in una zona pianeggiante tende a dividersi in diversi bracci e/o disegnare una serie di meandri che cambiano di continuo, occupando una vasta percentuale della superficie. Pertanto senza le operazioni umane in Italia valli e pianure consisterebbero in un insieme composto da aste fluviali e specchi d'acqua che si alternano a zone emerse.
E qui nasce il problema fondamentale: queste aree umide per la Natura rappresentano il massimo della biodiversità e della biomassa; però dal punto di vista umano rappresentano territori inutili (se non pericolosi) e quindi già etruschi e romani si sono dati da fare per trasformare le paludi in qualcosa di più utile (e più salubre). Anche quasi tutte le lagune hanno ovviamente seguito lo stesso destino. La celebre veduta della Toscana a volo d'uccello di Leonardo del 1502, conservata alla Royal Library di Windsor fotografa la situazione in Toscana prima delle bonifiche messe in opera dopo il XV secolo: oltre al Trasimeno si vedono all'interno i laghi di Valdichana, Fucecchio e Bientina (intorno a Firenze le bonifiche erano già state effettuate), mentre le coste, dove erano ancora presenti gli importanti sistemi lagunari, sono irriconoscibili rispetto ad oggi.
b. I FIUMI
Fino alla metà del XIX secolo i fiumi erano semplicemente necessari: rappresentavano le vie di trasporto, fornivano energia per mulini e altre macchine, e rappresentavano una fonte di inerti e cibo. Per gli stessi scopi venivano realizzati dei canali, essenzialmente per trasporti ed energia (a Firenze il nome del Fosso Macinante evidenzia la sua principale funzione: l’energia per i mulini); i canali inoltre eliminavano l’acqua in eccesso e la portavano dove ce n’era bisogno e nella realizzazione delle bonifiche era compresa la realizzazione di un reticolo di canali per l’assorbimento delle precipitazioni.
Poi però i fiumi hanno subito alcuni interventi:
- gli alvei sono stati rettificati: si è trattato di una azione perfettamente logica per quei tempi e per gli scopi che gli ideatori di queste operazioni si erano ripromessi e cioè (a) ridurre le distanze per i trasporti e (b) aumentare le aree agricole
- poi quando hanno perso la loro utilità, siccome c’è fame di spazio sono stati ristretti o addirittura tombati
- dagli anni '50 del XX secolo in poi molte delle aree agricole ottenute con le bonifiche sono state urbanizzate con la distruzione del loro reticolo di canali
Quindi tra rettifiche e restringimenti è stata persa una gran parte del volume utile del reticolo idrografico e a causa di questo e del sigillamento selvaggio del territorio le acque piovane vi arrivano prima. Insomma, il reticolo idrografico ristretto deve gestire più acqua piovana di prima e oggi con il nuovo regime di precipitazioni la crisi si evidenzia ancora di più. L’Arno fornisce un esempio calzante dell’effetto di bonifiche, rettifiche e restringimenti: la sua portata è maggiore a Firenze che a Pisa, in quanto ai tempi in cui fu costruita la “moderna” Pisa da Empoli a lì era tutta un palude e quindi le acque che arrivavano a Pisa erano meno di adesso
PULIRE GLI ALVEI E/O DRAGARLI NON RAPPRESENTA UNA PANACEA MA UN DANNO
Oggi va molto di moda l’idea che gli alvei vadano tenuti puliti per due motivi:
- i detriti che bloccano i ponti
- senza nulla all’interno ci sarebbe più spazio e quindi aumenterebbe la portata.
Ma vediamo gli effetti reali di questa situazione, ben descritti dall’amico Paride Antolini, geologo particolarmente competente in materia:
Il taglio continuativo di alberi e boschi ripariali è spesso accompagnato da una sterilizzazione delle sponde, realizzata tramite scogliere in massi e pietraie, per evitare nuove colonizzazioni della vegetazione )e quinid la manutenzione) e impedire agli animali di scavare tane. Il problema è che queste operazioni provocano diversi cambiamenti tutt'altro che positivi:
- velocizzazione del deflusso dell'acqua verso il mare, a spese delle aree a valle che spesso non sono in grado di ricevere una maggior quantità di acqua
- conseguenze profonde sul piano ecologico: quando i fiumi vengono trasformati in canali pietrosi, la vegetazione scompare, sostituita dal grigio continuo delle opere in pietra
- conseguenze climatiche: senza l'ombra degli alberi, l'acqua si scalda (fino a 4 - 6° in più in estate), aumentando l'evaporazione e impoverendo le falde che alimentano i terreni agricoli vicini. Insomma l’ambiente fluviale si surriscalda e le aree limitrofe si inaridiscono
- conseguenze sulla biodiversità: uccelli, anfibi, pesci e tutto il resto della fauna autoctona fluviale perde il suo habitat di rifugio e riproduzione
In conclusione, con la pulizia sistematica e definitiva di un alveo un fiume smette di essere un bene naturale, diventando una pura e semplice opera idraulica e si può dire che questa "politica del pulito" offre una risposta visiva e rassicurante immediata. Ma si tratta di una pura illusione perché evita di ridiscutere quelli che sono il nocciolo del problema: il consumo di suolo e la concessione di veri spazi di sfogo per le piene.
Inoltre sponde rigide e tagli continui richiedono spesa pubblica costante per la manutenzione, spostando le risorse dalle soluzioni basate sulla natura alla sola gestione dell'emergenza.
b. CAVARE MATERIALI DAGLI ALVEI PER ABBASSARLI
C’è poi l’altro mantra: cavare ghiaie e sabbie per aumentare la profondità e quindi la portata dell’alveo. Ho già parlato dettagliatamente in passato di come questa sia oggi una azione sbagliata. I nostri vecchi si ricordano che una volta veniva fatta, ma tale operazione ha avuto un senso fino alla seconda guerra mondiale quando gli alvei erano carichi di sedimenti a causa del forte aumento del detrito dovuto ai vasti disoboscamenti in epoca post-unitaria. Ora non è più così e inoltre, soprattutto per la realizzazione di invasi, la maggior parte delle aste fluviali sono in erosione, come si vede per esempio nel basso Valdarno al ponte di Santa Croce sull’Arno.
Vediamo quindi le conseguenze dell’abbassamento indiscriminato di un alveo:
- vengono scoperte le pile dei ponti, degli argini e delle briglie, compromettendo quindi la loro stabilità
- la diminuzione del livello del fiume provoca un abbassamento del livello delle falde acquifere, provocando problemi di approvvigionamento idrico, la scomparsa di aree umide e l’alterazione della vegetazione riparia perché il suolo è più secco
- aumenta la pericolosità idraulica a valle perché accelera e concentra i deflussi, accentuando di conseguenza il picco di piena e la sua velocità di trasferimento verso valle
- si crea un deficit di trasporto solido, sbilanciando il delicato equilibrio dei litorali, già messi a dura prova dall’aumento del livello marino e, in molti casi, dalla subsidenza
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| un nuovo ponte sul quale il detrito impatta meno sostituisce un vecchio manufatto ben più critico |
- durante le piene il detrito trasportato dai fiumi più che dagli alvei proviene dai versanti, specialmente quelli che sono stati abbandonati negli ultimi decenni
- se il detrito si blocca in corrispondenza dei ponti è perché questi sono troppo bassi e/o con piloni troppo invadenti che bloccano la corrente. Insomma, la colpa è dei ponti, non del detrito. Di fatto, succede molto spesso che dopo una alluvione vengano ricostruiti tutti, anche quelli non crollati, realizzandoli più alti e con meno piloni.
IN CONCLUSIONE possiamo dire che velocizzare la corrente e sterilizzare le sponde significa proteggere lo status quo, ma a costo di un territorio trasformato in un'infrastruttura grigia e priva di vita.
La questione è che andrebbe ripensato il rapporto fra l'umanità e il reticolo idrografico, perché i problemi nascono dalle operazioni di cui è stato oggetto negli ultimi secoli. La domanda che ci si deve porre è quindi questa: è giusto contenere (anzi, tentare di contenere) e "pulire" ad ogni costo per sicurezza, o invece restituire ai fiumi i loro spazi naturali di esondazione.
Insomma, l’unico sistema sarebbe quello di ridare spazio ai fiumi, in modo che la terra possa dantescamente soffrire più acqua (cioè riceverne di più)
Purtroppo questo si scontra con il sentire della popolazione e con tutta una serie di interessi di varie categorie economiche, a cui sovente la politica non riesce a dire di no, e per questo già realizzare una cassa di espansione diventa spesso un problema.
Fino a quando la popolazione non prenderà coscienza di questo, si faranno danni pulendo e scavando gli alvei senza risolvere i problemi. anzi, acuendoli
PS: Attendo una alluvione provocata da un “alveo pulito” per vedere cosa verrà detto sulle sue cause.



















