mercoledì 31 maggio 2023

La amalgamazione nel Mesozoico dei blocchi che formano la Cina "storica"


i vari blocchi che formano l'Asia. In grigio le fasce orogeniche.
quella dell'Asia Centrale (CAOB) e più a sud quella tetidea
Qualche anno fa ho parlato della fascia orogenica dell’Asia Centrale (nota come CAOB, Central Asia Orogenic Belt), una immensa area composta da una alternanza di dorsali montuose e bacini, nata nel Paleozoico dalla chiusura dell’Oceano Paleoasiatico attraverso una lunga e complessa serie di scontri fra alcuni blocchi continentali e diversi archi magmatici intraoceanici. Il risultato oggi più evidente sono i monti Altai e la catena del Tien Shan, più una serie di bacini, come il Tarim e lo Junggar che probabilmente rappresentano della litosfera oceanica rimasta intrappolata nello scontro fra continenti o, meglio, transmogrificata (Morgan e Vannucchi 2022). Oggi riprendo la cosa parlando di quello che è successo a est di questo grande orogene e cioè di come si è formata la Cina.

Il leit motiv della storia della Terra dal Paleozoico è la continua frammentazione di un supercontinente meno noto degli altri formatosi tra 600 e 500 milioni di anni fa e in pratica la tettonica degli ultimi 500 milioni di anni si potrebbe riassumere così: una perdita di pezzi da parte del supercontinente meridionale e la loro parziale ricomposizione per formare l’Eurasia, che quindi è un continente “giovane”, risultato dell’amalgamazione tra Paleozoico e Terziario inferiore di un serie di scudi archeani (i cosiddetti cratoni), principalmente: Baltica (fino a 50 milioni di ani fa unita nell’Euramerica con il Nordamerica), Siberia, Kazhakstan, i terreni cimmerici (Turchia, Iran, Afghanistan e Tibet), le Cine, l’Indocina e buona ultima l’India (spero di non aver saltato nulla). Questo continente è in genere noto come Gondwana. Per me invece è molto meglio chiamarlo Pannotia seguendo Powell e Dalziel (1995) riservando la denominazione di Gondwana al nucleo rimasto nel Paleozoico superiore che si è scontrato con Euramerica per formare la Pangea.

Per parlare della storia della Cina (e in generale dell’Eurasia) bisogna partire appunto da quando si formò quel supercontinente. Vediamo Pannotia già leggermente divisa all’inizio del Cambriano, con indicate la Cina meridionale e la Cina settentrionale da Golonka (2011),


i blocchi che compongono la Cina e quelli limitrofi in Pannotia 500 milioni di anni fa da Golonka (2011)

LE DUE CINE E QUANTO LE CIRCONDA

L'attuale territorio cinese è la somma di blocchi dalla storia molto complessa e variegata. A SW comprende la parte più orientale del blocco Indocinese, a W il Tibet (a sua volta unione di diversi blocchi) e il bacino del Tarim. Per quanto riguarda la parte più densamente abitata, fra i cratoni ho citato “le Cine”, perché la parte principale del territorio della Repubblica Popolare Cinese, quella che si potrebbe un po' definire la “Cina storica”, in sostanza il territorio a NE e a E dell’orogene Hymalaiano e del Tarim, è in realtà l’unione mesozoica di più blocchi, in particolare la Cina Settentrionale e la Cina meridionale, più qualcosa di altro
La CINA MERIDIONALE è il risultato della collisione fra due cratoni minori, Yangtze a sud e Cathaysia a nord, avvenuta durante la formazione del supercontinente Rodinia circa un miliardo di anni fa (Li et al, 2009)e da allora rimasti solidali. Questa collisione è testimoniata dalla fascia orogenica di Jiangnan. Alla Cina meridionale appartiene anche il Sichuan, il cui sottostante mantello superiore presenta caratteristiche un po' particolari. L’orogene di Jiangnan è stato temporaneamente riattivato nel mesozoico durante l’amalgamazione dei vari blocchi che ora costituiscono l’insieme dell’Asia orientale.
La CINA SETTENTRIONALE (o cratone sino – coreano) è uno dei cratoni archeani dalla storia più complessa. Innanzitutto oltre al classico nucleo archeano che presenta rocce vecchie anche di 3 miliardi di anni. Accanto a questo nucleo si trovano il blocco di Yinshan e quello di Ordos, che si sono amalgamati fra loro quasi 2 miliardi di anni fa lungo la sutura della Mongolia interna. Cosa sia il blocco di Ordos non è ancora molto chiaro: per qualche Autore potrebbe essere come probabilmente lo è il Sichiuan un relitto di crosta oceanica (e questo mi fa diventare molto curioso…).

Eizenhöfer e Zhao (2018): Cina settentrionale e Cina meridionale
sul bordo di Pannotia 450 milioni di anni fa e la zona di convergenza
 con la placca oceanica lungo l'arco di Bainaimiao (BNMA)  
LA STORIA DELLE DUE CINE. Come si vede dalla figura più in alto, oltre 500 milioni di anni fa all’inizio del Cambriano i due cratoni cinesi facevano parte della Pannotia, e si trovavano vicini ad Australia e Indocina. La Siberia invece era molto distante, in una sorta di continente minore che comprendeva anche la Laurentia (più o meno il Nordamerica) e Baltica, il nucleo fondativo settentrionale dell’Europa, a cui ho dedicato anni fa diversi post (questo è il primo).
Nell’Ordoviciano superiore (circa 450 milioni di anni fa) la Cina Settentrionale era lungo la costa del supercontinente di Pannotia / Gondwana e sul suo margine settentrionale, teatro di una importante attività tettonica di margine convergente, si è unito l’arco magmatico di Bainaimiao (BNMA nell’immagine qui accanto). Dopo una stasi nel Devoniano, l’attività tettonica sul bordo nord del cratone riprende nel Carbonifero, protraenosi fino allo scontro finale con la Siberia. Nella Cina settentrionale è compreso anche un altro blocco a NE, la “provincia pacifica Est asiatica” che forse è stato coinvolto nelle vicissitudini dell’arco di Bainaimiao e che secondo qualche Autore si è saldato alla Cina meridionale solo nel mesozoico, dopo le altre collisioni che l’hanno unita agli altri blocchi e dopo essere stato a lungo solidale con la Siberia. 

Le due Cine si sono staccate da Pannotia nel Paleozoico medio, muovendosi e ruotando e sono rimaste isolate fino al Triassico. La Cina settentrionale ha girovagato parecchio, andando prima verso nord e poi dopo l’unione con l’arco di Bainaimiao è tornata a muoversi verso sud. La ripresa del magmatismo sul suo bordo settentrionale nel Carbonifero segna una nuova inversione del movimento, che si concluderà solo nel mesozoico per la collisione con la Siberia. Vediamo la situazione al passaggio Carbonifero - Permiano (circa 300 milioni di anni fa). I due cratoni sono rimasti comunque isolati fino al Triassico e quindi è interessante notare come nel Permiano non facessero parte della Pangea, che pertanto non comprendeva TUTTE le terre emerse del tempo.

LE COLLISIONI MESOZOICHE CHE HANNO FORMATO L’ASIA ORIENTALE

sempre da Eizenhöfer e Zhao (2018) la situazione al passaggio 
Permiano - Triassico 250 milioni di anni fa con le collisioni praticamente in atto.
È interessante notare come queste collisioni siano avvenute praticamente in contemporanea o quasi.
Come si vede dall’immagine del passaggio tra Permiano e Triassico (250 milini di anni fa) le due Cine stavano per scontrarsi fra loro e con tutto quello che le circondava.

PERMO-TRIASSICO: COLLISIONE CINA SETTENTRIONALE – SIBERIA. Nonostante fossero ancora piuttosto lontane all’inizio del Triassico, Siberia e Cina settentrionale dovrebbero essere state le prime a scontrarsi definitivamente. Chiudendo l’ultimo lembo dell’oceano Paleoasiatico, noto come oceano di Solonker o di Mongolia – Okhotsk, la collisione fra la Siberia e la Cina settentrionale ha concluso fra Permiano e Triassico la formazione dell’Orogene dell’Asia Centrale (CAOB), che più ad ovest era già ben strutturato con gli scontri fra Tibet, Iran e altri blocchi con il Kazhakstan e la Siberia.
La geologia di quest’area a cavallo fra i cratoni della Cina settentrionale e della Siberia è il risultato, estremamente complesso, di diversi eventi orogenici che si sono protratti per tutto il Paleozoico e ancora non del tutto compresi. Per dare un’idea della complessità, come letteralmente scrivono Eizenhöfer e Zhao (2018) il terrane della Mongolia “comprende una moltitudine eterogena di sub-terreni che include una vasta serie di tipi di corpi tettonici che vanno da basamenti precambriani a vari complessi di archi magmatici di varia origine”. Insomma, la parte terminale del CAOB è … un caos… 

Dopo la collisione questo settore ha conosciuto due importanti cambiamenti geodinamici: in particolare la transizione con l’inizio della subduzione della crosta del Pacifico sotto il nuovo orogene (che potrebbe essere la causa dello scontro con il blocco dell’Asia Pacifica di NE), e addirittura dal terziario medio risente persino degli effetti lontani della collisione fra India ed Eurasia (ne ho parlato qui). 

TRIASSICO: COLLISIONE FRA LE DUE CINE. Più a sud la collisione fra le due Cine avviene nel Triassico: il risultato è l’orogene di Dabie, che forma la sezione centrale dell'orogene del Qinling-Dabie-Sulu in Cina. In questa orogenesi la litosfera oceanica di quella parte dell’oceano paleoasiatico frapposta fra i due piccoli continenti è scesa sotto la Cina settentrionale, fino allo scontro continentale. Fra le conseguenze c’è stata la formazione della più grande cintura metamorfica ad alta pressione (HP) e ad altissima pressione (UHP) attualmente visibile sulla Terra.

TRIASSICO: LA COLLISIONE DELLA CINA MERIDIONALE CON L’INDOCINA. Con l’orogenesi indosinica si uniscono la Cina meridionale e l’Indocina. Anche questo evento inizia alla fine del Permiano e segna la chiusura di un oceano dalla topografia piuttosto complessa per la presenza oltre ad un oceano di bacini di retroarco e – nell’Indocina - di diversi blocchi che in quell’epoca si sono uniti fra loro (Morley et al 2013). Questo evento si conclude alla fine del Triassico (Liu et al 2018). 

TRIASSICO – GIURASSICO: LA COLLISIONE FRA CINA MERIDIONALE E TIBET. Alla fine del Permiano inizia la chiusura del Songpan-Garzè, il ramo dell’oceano paleoasiatico. La saldatura fra Cina meridionale e i blocchi del Tibet (Kunlun-Qaidam e Qiangtang) e si conclude all’inizio del Giurassico; ha provocato una importante deformazione dei sedimenti del bacino del Songpan-Garzè e ha formato l’orogene del Longmen-Shan. È interessante notare come il Longmen Shan abbia subito un’altra fase di compressione nel terziario assorbendo parte della collisione dell’India con l’Eurasia.

Insomma la Cina Meridionale è stata un po' il centro di collisioni contemporanee che l’hanno saldata con il Tibet, l’Indocina e la Cina settentrionale che così, unendosi, hanno formato la parte orientale del continente asiatico.



la Cina settentironale prima e dopo l'attività della faglia di Tanlu
(Peng et al 2022)

LA CINA SETTENTRIONALE, UN CRATONE “DIVERSO”, DALLA FAGLIA DI TANLU AI TERREMOTI RECENTI. I nuclei continentali archeani formatisi quindi oltre 2.5 miliardi di anni fa sono considerati aree assolutamente stabili. Sono in genere circondati da aree di accrescimento e la tettonica a placche è il risultato di separazioni e scontri fra di essi lungo queste aree neoformate: la Cina settentrionale riveste il ruolo di eccezione che conferma tale regola, perché è stato ed è tuttora oggetto di importanti deformazioni. 

Le collisioni che hanno formato la Cina hanno anche avuto una conseguenza unica al mondo, la formazione una grande faglia trascorrente nel cratone della Cina settentrionale, la faglia di Tanlu. Ora, la formazione di faglie trascorrenti importanti è un evento comune nei margini tettonici attivi, e si potrebbe persino azzardare un paragone con l’area europea dopo lo scontro nel Carbonifero / Permiano dell’orogenesi varisica fra Gondwana (Africa e Sudamerica) ed Euramerica (Europa e Nordamerica) con la grande trascorrenza del taglio destro intrapangeano (Muttoni 2003) (ne ho parlato qui). Ma in Cina la realtà è molto diversa: il taglio intrapangeano e le altre trascorrenze si formano appunto nell’area della collisione, mentre tra il Triassico e il Giurassico (240 ÷165 Ma) fa le collisioni più o meno coeve della Cina meridionale a sud e della Mongolia a nord hanno provocato all'interno dell'allora spesso cratone della Cina settentrionale questa rottura, la faglia di Tanlu, una trascorrente sinistra lunga oltre 500 km che ha rotto il blocco della Cina settentrionale, e rappresenta l’unico caso documentato al mondo di una rottura del genere all’interno di un cratone stabile (Peng et al 2022). Da notare inoltre che poi il settore a est della faglia ha subito nel Cretaceo dei grandi fenomeni di rottura e indebolimento crostale: in un periodo di circa 10 milioni di anni a partire da 120 milioni di anni per circa 10 milioni di anni ha subito la distruzione della sua litosfera, il cui spessore è passato da circa 200 a circa 35 km. Successivamente con la stabilizzazione del fenomeno si è creata una nuova litosfera che è tornata ad uno spessore normale. I motivi sono ancora non del tutto chiariti (Chen et al 2023).
L’anomalia della Cina settentrionale rispetto agli altri blocchi di origine archeana non è solo rappresentata dalla faglia di Tanlu continua anche adesso: il mantello sottostante è molto eterogeneo e vi si verificano terremoti anche piuttosto importanti come nel 1976 quello M 7.8 di Tangshan che fece centinaia di migliaia di vittime. Insomma, se normalmente vivere in un’area del genere è sicuro dal punto di vista sismico, nel cratone della Cina settentrionale non lo è.


BIBLIOGRAFIA CITATA

Chen et al (2023) Catastrophic craton destruction via wholesale lithosphere delamination: Geology, v. 51, p. 460–464, 

Eizenhöfer e Zhao (2018) Solonker Suture in East Asia and its bearing on the final closure of the eastern segment of the Palaeo-Asian Ocean Earth-Science Reviews 186,153-172

Golonka (2011) Phanerozoic palaeoenvironment and palaeolithofacies maps of the Arctic region Geological Society, London, Memoirs 2011; v. 35; p. 79-129 doi: 10.1144/M35.6

Jolivet et al (2015) Mesozoic–Cenozoic evolution of the Danba dome (Songpan Garzê, East Tibet) as inferred from LA-ICPMS U–Pb and fission-track data Journal of Asian Earth Sciences 102. 180–204

liu et al (2018) Geodynamics of the Indosinian orogeny between the South China and Indochina blocks: Insights from latest Permian– Triassic granitoids and numerical modeling GSA Bulletin 130/7-8, 1289–1306.

Morgan e Vannucchi (2022) Transmogrification of ocean into continent: implications for
continental evolution PNAS 119/15, e2122694119

Muttoni et al (2003) Early Permian Pangea ‘B’ to Late Permian Pangea ‘A’Earth and Planetary Science Letters 215 (2003) 379-394

Peng et al (2022) Earth's one-of-a-kind fault: The Tanlu fault Terra Nova. 2022;34:381–394.

Powell et al (1995) Did Pannotia, the latest Neoproterozoic southern supercontinent, really exist?: Eos (Transactions, American Geophysical Union), Fall Meeting,76,46, p.172



mercoledì 17 maggio 2023

Le recenti variazioni del carico solido dei fiumi a livello globale derivate dalle attività antropiche e le conseguenze globali che ne derivano


La letteratura scientifica offre sempre maggiori applicazioni delle immagini satellitari. In questo caso sono state utilizzate per misurare il trasporto solido di sedimenti in un fiume, che ricopre un ruolo essenziale nel modellare le sponde e l’alveo ed è quindi un fattore chiave per mantenere i vari habitat delle rive e la loro complessità biologica, controllare le zone umide e i delta e infine fornire importanti nutrienti agli oceani; inoltre, specialmente ai nostri giorni, un buon trasporto solido aumenta la resilienza costiera all'innalzamento del livello del mare. I dati reali sul carico solido di sedimenti sono difficili da ottenere e quindi questo metodo di analisi delle immagini satellitari ne ha delineato l’andamento, mostrandone i pesanti cambiamenti indotti dalle attività antropiche.

Campionatore per misurare il carico solido
credit: Regione emilia - Romagna
IL CARICO SOLIDO DEI FIUMI E LE SUE PERTURBAZIONI. A livello globale le attività antropiche stanno modificando in modo massiccio I’ambiente dei bacini fluviali. Questo provoca dei pesanti cambiamenti in vari ambiti. Uno non particolarmente evidente, ma estremamente delicato, è il carico solido trasportato dai fiumi, che questa analisi ha rivelato aver subito importanti cambiamenti recenti: in particolare un suo aumento dovuto alla maggiore erosione innescata dai cambiamenti nell'uso del suolo in caso di deforestazione e bonifiche, mentre alla rovescia l'intrappolamento dei sedimenti dovuto alla costruzione di dighe lo diminuisce (Best, 2019). 
Il carico solido è un fattore chiave per mantenere i vari habitat delle rive e la loro complessità biologica, per proteggere le zone umide e i delta, e, specialmente ai nostri giorni, aumentare la resilienza costiera all'innalzamento del livello del mare e anche per fornire importanti nutrienti agli oceani.
Non è una novità di questi anni: è dimostrato dall’incrocio di dati sedimentologici, storici ed archeologici come in Europa, e particolarmente nel Mediterraneo, le varie fasi di deforestazione che si sono succedute abbiano provocato un avanzamento della costa lungo i delta e gli estuari innescato dalla maggior erosione del suolo, e questo anche in tempi recenti, mentre la realizzazione di dighe ha sortito l’effetto contrario.

CALCOLO DEL CARICO SOLIDO DA SATELLITE. Il carico solido di un fiume è quindi un parametro incredibilmente importante, ma i cui valori sono misurati direttamente solo in casi particolari. Anche in questo caso le tecnologie satellitari si sono rivelate estremamente utili, soprattutto per il loro immenso archivio, che consente di tornare indietro di qualche decina di anni nello studio di qualche nuovo parametro.
Per supplire alla mancanza di osservazioni reali Dethier et al (2022) sono riusciti a stimare la concentrazione e il flusso dei sedimenti sospesi in 414 grandi fiumi che sfociano negli oceani o nei principali mari interni utilizzando le immagini ottiche e infrarosse dei satelliti multispettrali Landsat 5 e 7. Sono stati scelti fiumi con larghezza alla foce maggiore di circa 90 metri e con un bacino di almeno 20.000 km2 (più o meno l’estensione dell’Emilia – Romagna o della Toscana). Lo studio è stato condotto utilizzando l'intero archivio delle immagini Landsat 5 e 7 tramite l’intelligenza artificiale, applicando alle immagini una serie di algoritmi precedentemente addestrati su oltre 130.000 dati reali di 340 diversi siti in Nord America, Sud America e Taiwan. Questi algoritmi hanno consentito di stimare la concentrazione dei sedimenti sospesi per ogni pixel esteso completamente in un fiume per centinaia o migliaia di giorni dal 1984 ad oggi.


I RISULTATI DELL'ANALISI SATELLITARE. Nella stragrande maggioranza dei casi sono stati notati importanti cambiamenti della quantità di trasporto solido, che coincidono in maniera decisamente diretta con le attività umane dell'ultimo mezzo secolo. 
La diminuzione del flusso di sedimenti è stato il segnale globale prevalente dalla metà del XX secolo, ma a livello “regionale” ci sono delle forti differenze: gli Autori hanno evidenziato una linea di demarcazione generale posta a circa 20°N di latitudine. Per cui nord idrologico globale” significa a N di 20°N,sud idrologico globale” a sud di quella latitudine. A nord è diminuito il carico solido, a sud è aumentato. Vediamo i motivi.
Nella carta qui sopra, sempre tratta da Dethier et al (2022) si notano le variazioni fra il periodo 2015−2021 rispetto al periodo 1984−1991. Sono decisamente evidenti l’impatto delle dighe asiatiche e quello della deforestazione nelle aree tropicali, il secondo evidentissimo nel grafico per latitudine visibile qui accanto.

La diminuzione del carico solido nel nord idrologico è dovuta all'intrappolamento dei sedimenti da parte delle dighe, che ha comportato un calo del flusso globale fino al 49% rispetto alle condizioni pre-diga. 
Invece nel sud globale se ne registra un forte aumento in particolare nei bacini idrografici entro 20° dall'Equatore: essenzialmente a causa della deforestazione intensiva: circa un terzo (36%) dei 146 fiumi nel sud idrologico globale trasporta una quantità significativamente maggiore di sedimenti rispetto al 1984, con una concentrazione di sedimenti sospesi fluviali di circa il 40% maggiore rispetto agli anni '80

Gli effetti idrologici e sedimentologici dei cambiamenti climatici sono invece incerti e soprattutto diversi per i vari bacini a seconda di quello che comportano.

la netta diminuzione del carico solido in Asia
da Dethier et al 2022
CONSEGUENZE. Il risultato di questa divergenza nord-sud è stato una rapida riconfigurazione globale del flusso di sedimenti verso gli oceani. In particolare il Sud America ha sostituito l’Asia come fonte dominante di sedimenti sospesi: fino agli anni '90, l'Asia era il principale esportatore continentale di sedimenti sospesi negli oceani e rappresentava circa il 50% di tutti i sedimenti esportati negli oceani globali; ora, i fiumi in Asia esportano solo il 27 ± 1,9% del totale mondiale.
In questa diminuzione pesano soprattutto gli effetti della massiccia costruzione di dighe nella parte settentrionale e centrale del continente, in particolare in Cina, che ha provocato una diminuzione superiore all’aumento provocato dalla deforestazione delle foreste pluviali dell’Asia meridionale (essenzialmente Indocina e Indonesia). Nell’istogramma relativo qui accento si nota questa variazione.
La diminuzione del trasporto solido può avere giganteschi impatti in alcune aree particolarmente importanti quali i delta fluviali e le pianure costiere, dove spesso alla subsidenza naturale si è sovrapposta una subsidenza antropica essenzialmente provocata da massicci prelievi di acqua dalle falde acquifere. È evidente che il carico solido trasportato dai fiumi sia stato il meccanismo che ha formato queste aree e che le ha tenute in vita e una sua diminuzione concorre a peggiorare i problemi dovuti a subsidenza e aumento del livello del mare.
Queste modifiche inoltre non rappresentano una minaccia soltanto per le aree fluviali e le loro rive: lo spostamento verso sud del centro di massa globale dell'esportazione di sedimenti sospesi verso gli oceani modifica un parametro fondamentale come il tenore dei nutrienti negli oceani.
Non è possibile invece rilevare una tendenza generale dovuta ai cambiamenti climatici, questo perché ogni bacino in base alla sua posizione geografica subisce cambiamenti differenti


PER IL FUTURO. Se secondo gli ottimisti gli interventi sono stati decisi utilizzando dati inadeguati al proposito la realtà è che le modifiche al trasporto solido innescate da questi interventi sia stato un parametro completamente ignorato. 
Oggi quindi dovrebbe diventare chiaro invece che le parti interessate coinvolte nelle decisioni di pianificazione (ad esempio: posizionamento e rimozione delle dighe, gestione dell'uso del suolo e l'adattamento ai cambiamenti climatici) debbano considerare con attenzione le conseguenze di questi interventi nel corridoio ripariale o nella zona costiera

BIBLIOGRAFIA

Best (2019) Anthropogenic stresses on the world’s big rivers Nature Geoscience 2, 7–21

Dethier et al (2022) Rapid changes to global river suspended sediment flux by humans Science 376, 1447-1452

sabato 6 maggio 2023

Ricordo a più firme di un amico e collaboratore: Tommaso della Dora


Anche se proprio in questi momenti non ne avrei voglia, non posso non dedicare un saluto commosso a Tommaso Della Dora, un amico con cui mi sentivo quasi tutti i giorni, una persona speciale. Fa parte (fa, non faceva, farà sempre parte) del gruppo dei miei ragazzi, senza i quali non avrei potuto fare diverse cose che ho fatto e con i quali negli ultimi anni abbiamo combattuto indistintamente tutti i fuffari sismici. Voglio ricordarlo per questo aspetto della sua breve ma intensa e generosa vita, scusandomi se il post sarà scritto male, ma i pensieri in questo momento sono tanti, troppi.

Tommaso nel 2018 si riposa a Cstelluccio sulla faglia di San Lorenzo, una delle varie
faglie laterali rispetto a quella del Monte Vettore che si sono messe in movimento il 30 ottobre 

Dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 iniziò su internet, soprattutto grazie ai social, l’attività dei fuffari sismici. Intendiamoci, di gente che si vantava di prevedere i terremoti (con scarso successo, in verità) ce n’è sempre stata; e la situazione era particolarmente disastrosa (e continua ad esserlo) in una Italia in cui l’informazione non ha idea di cosa voglia dire fare Scienza dando lo stesso risalto a uno scienziato e a un fuffaro per “rispetto delle opinioni di tutti” (anzi, spesso dando più risalto al fuffaro, che in genere “spacca” meglio il video).
Il fenomeno si è accentuato dopo i terremoti emiliani del 2012 (evento che segna anche la comparsa nel panorama sismico delle “trivelle”) ma soprattutto con il 2016 in un tripudio di fesserie devastanti, con una serie di personaggi di cui alcuni sono poi caduti nell’oblio (qualcuno è anche morto) ma altri continuano ad impestare il web con le loro previsioni o con proposte tanto pittoresche quanto sballate sulle cause dei terremoti.

Nel 2016 specialmente sul gruppo Facebook di Geologi.it (all’epoca trafficatissimo vista la crisi sismica) io ero molto impegnato nel contrastare le bufale e così un giorno il buon Lampa / Cerutti (il suo vero nome è top secret ma qualche volta mi è pure toccato dichiarare di conoscerlo personalmente, assicurando che si chiama davvero così...) mi invitò in un gruppo di una dozzina di matti di cui la stragrande maggioranza abita intorno alle zone martoriate dai terremoti del 2016, gente che si era rotta le scatole di tutti questi personaggi. 
Così sono finito a fare il “consulente antifuffa” di questa allegra compagnia di cui Tommaso fa parte, compagnia che ha continuato per anni a cercare post di fuffa sismica con la stessa determinazione dei cani da tartufo in cerca dei preziosi prodotti di madre Terra, per polemizzare con questi personaggi e i loro accoliti. Ce n’erano talmente tanti che ci toccò fare un loro vero e proprio atlante soprattutto perché c’era anche da tenere a memoria gli eventuali collegamenti e rivalità fra questi soggetti.

Con l’esperienza di anni di caccia spietata a questi personaggi, i ragazzi in genere sapevano rispondere nei vari gruppi (anche perché alcuni/e di loro sono geologi con i controfiocchi, sia pure ben più giovani del sottoscritto), ma alcune volte abbiamo anche realizzato a più mani dei post su Scienzeedintorni. 
I nostri attacchi, dal tono che passava a seconda delle esigenze dal serioso al goliardico, ma sempre scientificamente ineccepibile, in genere coglievamo talmente nel segno che a seguito delle incursioni seguivano drastici provvedimenti sulla privacy di questi gruppi; provvedimenti che, in ogni caso, non ci hanno impedito di continuare a tenerli sottocchio. Altre volte intervenivamo a nostra volta su gruppi facebook in cui questi soggetti erano intervenuti, facendogli fare delle indubbie figure barbine (alcune volte sono stati pure espulsi dagli amministratori dopo le nostre considerazioni)

Tanto per sottolineare l’efficacia e l’entusiasmo del nostro sodalizio quando uno di noi (non mi ricordo se proprio Tommaso o Massimiliano e se è stato un altro mi scuso) scovò un’intervista nel dopo-Amatrice fatta ad un soggetto che spacciato per esperto di terremoti con motivazioni inconsistenti ha sparato delle vaccate allucinanti: entro 12 ore mi sono trovato nella posta elettronica oltre un’ora di sbobinamento, che ci consentì uno sputtanamento totale del tizio. Fu l’inizio di una battaglia epica che ha tanto divertito noi quanto fatto incazzare lui.

Una nostra riunione a Perugia. Questa foto è stata anche volgarmente ripresa da uno dei fuffari

Naturalmente noi non abbiamo mai travalicato con offese volgari, neanche con il mitico gruppo della caffettiera con Giuliano Giampaoli, un nick di uno di noi il cui riferimento non è certo di difficile comprensione per gli “addetti ai lavori” (memorabile quando Giuliano Giampaoli si fece fotografare accanto a Giampaolo Giuliani, che lo aveva preso per un suo fan). 
Invece qualcuno di loro purtroppo ci ha risposto in maniera piuttosto volgare. Solo perché scientificamente sapeva di avere torto.
Ora, a distanza di anni dai terremoti, questi personaggi sono per fortuna diminuiti di numero e di incidenza.  Comunque, anche dopo i recenti terremoti proprio davanti a casa di Tommaso, nell'Adriatico e dopo quelli della Turchia, sono venute fuori delle clamorose idiozie, ma per adesso si tratta in genere di grulli isolati, non di fuffari in grande stile. Ma noi, anche nel ricordo di Tommaso, vigileremo sempre.

Al di là di tutto, Tommaso è (non mi viene proprio dire “è stato”) un protagonista, fra l’altro amico reale, non su facebook, di persone come Michele Cavallucci e Alessandro Amato, e appassionato di fotografia come era, le foto del suo sito “quando la terra trema” sono una testimonianza importantissima di quello che è successo di tragico nei monti e nelle vallate dell’Appennino centrale in questi ultimi anni. Vi invito tutti ad andare su https://quandolaterratrema.com 


Per concludere, aggiungo il ricordo di un’altro di noi, Massimiliano Fiorito

Era l'autunno 2016 (quindi nel pieno della crisi sismica, NdR) e leggendo un commento di Tommaso sulla pagina del Giampy (Giampaolo Giuliani), dissi: "Questo Tommaso diventerà presto amico mio". Non passò neanche un mese e dinanzi ad una pizza, abbiamo instaurato una delle più belle amicizie della mia vita, corredata di tante avventure vissute assieme, una grande stima reciproca. Non riuscirò a metabolizzare la tua scomparsa e anche se non so dove ti trovi ora, sarai sempre con me quando calpesto i sentieri dell'Appennino a volte cinico, che ha permesso di conoscerci. Sarai con me dinanzi ad un'amatriciana che abbiamo condiviso tante volte, sarai con me mentre cammino tra le vie de L'Aquila che rinascono, tra le frazioni di Amatrice che rinasceranno. Tommy, mi manchi già tantissimo ma ti cercherò sempre perché difficilmente nella vita, si ha la fortuna di incontrare una persona straordinaria come te.


NB: insieme a me firmano questo ricordo tutti quelli del “gruppo Cucù”:  
Andrea Traini, Anna Vita Piccirillo, Anna Ziri, Elisa Tamanti, Luana Bortone, Massimiliano Fiorito, Marco Cerutti, Marco Mezzanotte, Marco Traini,  Martina Zucchi, Monica Capuano, Natalia de Luca, Sandra di Pierdomenico

In aggiunta firmano anche altre 3 persone che non fanno strettamente parte del gruppo ma che con Tommaso hanno avuto un grande rapporto di amicizia e di lotta ai fuffari: Michele Cavallucci, “Soniapillar” Pupulin e Alessandro Venieri. 

E naturalmente si associa tutto lo staff dell'osservatorio meteosismico di Perugia

Che la Terra ti sia lieve, Tommaso 


mercoledì 3 maggio 2023

La rotta del Sillaro del 2 maggio 2023 e gli idrogrammi che la evidenziano


L’alluvione che in queste ore sta investendo la Romagna a seguito delle forti piogge sta provocando disagi e conseguenze abbastanza gravi. I due idrogrammi si riferiscono a due idrometri posti sul fiume Sillaro e si riferiscono al periodo dalle ore 0 del giorno 1 maggio alle ore 9.30 del 3 maggio.
Le forti piogge (oltre 160 mm in 36 ore) hanno provocato un importante innalzamento del livello di molti fiumi romagnoli, con anche degli allagamenti.
Ma i guai maggiori li ha fatti il Sillaro, fiume forse meno noto al pubblico rispetto ad altri come il Santerno, il Senio o il Marecchia, ma molto noto ai geologi appenninici, che quando erano ancora studenti universitari si scontravano con il significato della linea tettonica denominata appunto Livorno – Sillaro. 
Infatti l’argine del Sillaro ha subito una rottura che ha avuto come prima conseguenza l’inondazione di una vasta parte della campagna e provocato l’evacuazione di diversi abitanti. Purtroppo specialmente nella pianura emiliano – romagnola non è la prima volta che accade una rottura di un argine durante una piena. Ma di rotture di argini in genere sono piene non solo la storia, ma anche la toponomastica, basta ricordare la località lungo l’Arno immediatamente a monte di Pontedera che si chiama appunto “La Rotta” (il paese comunque è in gran parte costruito sulla collina che domina il fiume, quindi con un “certo grado di astuzia” a patto che il versante non frani). 


Questi due idrogrammi del Sillaro sono particolarmente significativi: il primo, Sesto Imolese, si trova a monte della rotta, il secondo, Portonovo, a valle. I due idrometri sono a circa 8.5 km di distanza.
Si vede innanzitutto che il livello del fiume ha iniziato a salire decisamente a Sesto Imolese circa 2 ore prima che a Portonovo (rispettivamente nel rilevamento delle 5.00 e in quello delle 7.00 del mattino del 2 maggio).
Dopodichè ecco che mentre a Sesto Imolese raggiunge e supera il primo livello di guardia alle 12 e vi rimarrà oltre le 9.30 del mattino seguente (quando ho preso il grafico), a Portonovo si vedono gli effetti della rotta: il fiume passa il livello di guardia alle 14, raggiunge il suo livello massimo alle 15 e poi inizia a scendere molto bruscamente, in un modo completamente anormale per il grafico di una piena: infatti in un idrogramma di piena il ramo ascendente e quello discendente, separati dal “colmo”, che è il culmine della piena stessa, si differenziano perché il ramo ascendente evidenzia una portata che aumenta sempre più rapidamente, mente nel ramo discendente la diminuzione della portata rallenta con il tempo. Inoltre  il livello del corso d'acqua si attesta dopo la piena ad un valoresuperiore a quello del periodo che l'ha preceduta.

Per cui anche senza la testimonianza di idrometri a monte un osservatore addestrato capirebbe dall’idrogramma di Portonovo che da qualche parte è successo qualcosa, una esondazione (a prescindere dal motivo) oppure un blocco parziale della corrente per una frana che ha interessato l’alveo.


NOTA CONCLUSIVA: si, è vero che il problema degli argini è dato dai fiumi pensili ma non è che dragandoli si sistema la questione, tantomeno pulendoli. L’ho fatto notare qui.