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martedì 9 novembre 2010

Roberto Verolini per Scienzeedintorni 1: Darwin, l'evoluzionismo e gli errori degli antievoluzionisti

Roberto Verolini, che insieme con me ha affrontato il contraddittorio con gli antievoluzionisti del 22 ottobre, ha scritto alcune riflessioni che volentieri pubblico su scienzeedintorni. Inconinciamo dalla prima, sull'evoluzionismo e soprattutto sulle risposte, scientificamente debolissime, degli antievoluzionisti. Parafrasando l'introduzione del mitico dibattito sulla eguaglianza della Donna in "Berlinguer ti voglio bene" di Benigni si potrebbe dire: "pole l'antievoluzionismo essere considerato una scienza? NO. Si apra il dibattito"


1. CREAZIONISMO E ANTIEVOLUZIONISMO NON SONO SCIENZA

L’AISO (Associazione Italiana Studi delle Origini), che ha organizzato l’incontro e ci ha cortesemente invitati a Roma il 22 ottobre, e che ringrazio, per averci ospitati, propone nel suo statuto (testuale) “… che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all'evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista.

È interessante mettere in risalto i fraintendimenti presenti in questo brano. Ad esempio è assolutamente infondata la pretesa di affiancare (se non sostituire!) la teoria dell’evoluzionismo con il creazionismo nelle ore di Scienze della scuola. Non hanno lo stesso status! 
La prima è infatti teoria ‘scientifica’ (sicuramente da sottoporre a un continuo vaglio interpretativo), mentre la seconda rappresenta una pura (e assolutamente debole) congettura metafisica e/o filosofica. La scienza chiama scienza. E nel creazionismo (e nell’Intelligent Design) di scienza non ve n’è punto! Non basta parlare di qualche argomento scientifico quando si vizia il tutto con ricorsi metafisici, invocando un ente trascendente.... È un ossimoro, una palese contraddizione formale e epistemologica..

La scienza moderna è una conoscenza fondata sulla continua verifica sperimentale e ripetuta di teorie ed ipotesi attraverso lo studio di oggetti o fenomeni. Il progresso scientifico è stato condotto in modo ininterrotto proponendo estensioni e revisioni di varie ‘ipotesi interpretative fondate su enti immanenti’, talvolta sostituendole con delle altre. È chiaro che in tale metodo non possa trovare spazio alcun concetto di soprannaturalità (ad esempio interventi divini et similia). Ovviamente questo tipo di conoscenza è collocato – e ciò vale per ‘ogni’ teoria scientifica – in una cornice filosofica di fondo. Nella fattispecie, un ‘realismo non ingenuo’ fondato sull’esistenza di enti fisici (corpi materiali, campi di forze etc.) e su principi come causalità, località (e non località quantistica), conservazione dell’energia etc. Null’altro.
Nessuno scienziato di qualsiasi campo negli ultimi 100 anni ha mai invocata la mano di Dio per ovviare alle carenze evidenziate dalle varie teorie.  Coloro i quali invece la propongono sono una esigua minoranza, peraltro rumorosa, riguardo alle scienze della vita e di riflesso a quelle della Terra. Va fatto anche notare come queste critiche in generale vengano da filosofi o teologi oppure, se da scienziati, da persone che non hanno una specifica preparazione di base in queste materie ma provengono da altre discipline.

2. EVOLUZIONISMO E PREDITTIVITÀ

La scienza moderna si spinge a descrivere l’universo sino a qualche frazione di secondo dal Big Bang. Questo risultato della cosmologia moderna è universalmente intesa come successo scientifico anche in ambiti confessionali, che hanno pescato argutamente a piene mani da una teoria che permette logicamente di ricorrere a un ‘inizio’ molto prossimo a certe esigenze teologiche di creazione opposte all’ateismo materialistico! Qui, per rispondere alle obiezioni del prof. Catalano, non si hanno predizioni verificate da esperimenti ripetibili, ma ricostruzioni (N.B. perfettamente immanenti!), di eventi storici unici del passato. Qualcosa di assolutamente identico a quanto avviene con la teoria dell’evoluzione.
Dato poi che si parla di previsioni della scienza galileiana (tema caro anche al più noto prof. Zichichi), si faccia, se ci si riesce, scienza galileiana non con una semplice pallina che rotola lungo un piano inclinato, ma con la piuma di Forrest Gump o altri sistemi complessi....
Ciò è sufficiente, penso, a chiarire l’infondatezza di certe pretestuose eccezioni. 

3. L'EVOLUZIONISMO NON È MAI STATO IN SALUTE COME ADESSO A DISPETTO DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI

In estrema sintesi, la teoria di Darwin è tutta in queste tre mosse:
1. La variabilità genetica di una popolazione di organismi viventi è trasmessa casualmente alle generazioni successive.
2. le dinamiche riproduttive degli organismi viventi sono limitate dalla carenza delle risorse ambientali accessibili: ciò causa una competizione per l’accaparramento delle risorse e limita la crescita delle diverse popolazioni che restano costanti sotto il profilo demografico.
3. pertanto le popolazioni sono sottoposte a una continua selezione naturale data dal fatto che gli individui con maggiore adattabilità all’ambiente si riproducono con maggior successo. Non si ha competizione diretta tra individui: la selezione naturale favorirà organismi con maggior adattabilità (fitness), nella fattispecie più adatti, aumentando la frequenza dei loro caratteri genetici nelle generazioni successive.

Notare in particolare il fatto che la trasmissione casuale dei geni sia indifferentemente mantenuta in ogni ipotesi moderna! Nessuna alternativa altrettanto capace di inglobare la genetica moderna (Mendeliana e post Mendeliana) è stata mai proposta in sua vece! E neanche il creazionismo (e l’Intelligent Design) sono riesciti a proporre qualche variante epistemologicamente equivalente di questa terna di affermazioni.
Né possono farlo, visto che le uniche alternative proposte dai sostenitori di tali congetture è che questa terna di fenomeni debba essere o:
  1. rigettata in quanto falsa; o:
  2. sottoposta a supervisione e specifici interventi da parte di un ente sovrannaturale (Dio).
Ebbene, queste due alternative sono rispettivamente:
la (1) assolutamente non dimostrata (falsificata) a livello sperimentale e;
la (2) intrinsecamente indimostrabile a livello epistemologico.

I creazionisti tentano di mettere alla berlina l’evoluzionismo invocando scientemente il corretto principio epistemologico secondo il quale nessuna teoria scientifica debba esser considerata fatto indiscusso e senza alternativa. Vero! Ma se pretendono di esser collocati sullo stesso piano di una teoria scientifica dovranno subire anch’essi analogo destino, cioè quello di vedere discusse le loro (confutabilissime) opinioni. 

L’aspetto più determinante è che a fronte della teoria dell’evoluzione i creazionisti non sono mai riusciti a formulare una quale alternativa (scientifica), mentre sono costretti, perché proprio non ne possono fare a meno, a dare in parte ragione alla Scienza risolvendo in maniera ridicola i LORO problemi: per esempio non potendo negare che l'Oceano Atlantico sia un prodotto recente di apertura oceanica, imputano questo fenomeno al diluvio universale (ovviamente senza ipotizzare un meccanismo per questo movimento), oppure persa ogni speranza di contestare l’inevitabile accumulo di variazioni dovuto a indubbie mutazioni si sta sviluppando tra gli anti darwinisti una nuova strategia: l’evoluzione sarebbe in atto solo all’interno delle famiglie tassonomiche. In altri termini: Dio non ha creato l’uomo – come recitava il vecchio creazionismo – ma le singole famiglie (nel nostro caso gli ominidi).

Per contro l’evoluzionismo è in incessante sviluppo tramite continue estensioni e affinamenti della teoria darwiniana originaria (come in ogni altro campo scientifico!). Abbiamo, tra le tante, la teoria degli equilibri puntuati di Gould e Eldredge, la teoria neutralistica di Kimura, le varianti della teoria ‘semantica’ di Marcello Barbieri, le implementazioni fondate su principi strutturali esogenetici, sull’evo-devo, che prendono in considerazione regole geometrico funzionali, vincoli diffusivi termodinamici, aspetti inerenti funzioni metaboliche e leggi valide a livello molecolare, e quant’altro.

4. LA DEBOLEZZA DELLE RAGIONI DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI

Prestiamo ora attenzione ad un altro aspetto: le obiezioni sollevate dai movimenti creazionistici e sostenitori dell’Intelligent Design non sono mai rivolte all’aspetto teorico dell’evoluzionismo ma alle evidenze proposte a sostegno dello stesso. Anche nel corso di questo incontro sono stati messi in dubbio solo dati paleontologici e – sic! – la bontà delle datazioni fondate sull’uso dei radioisotopi. A tutt’oggi nessun creazionista sia in grado di proporre una, diconsi una, teoria (ovviamente… scientifica) atta a descrivere con la stessa dovizia di particolari e livello di sovrapposizione dei conseguenti alberi genealogici le evidenze molecolari date dalle recenti tecniche di sequenziamento di DNA interspecifico. Una risposta che ancora attendo (invano) sin dall’incontro del 17 Ottobre 2009. Aspettiamo.
Il fatto è che ‘nessuna di queste evidenze’ è parte della teoria dell’evoluzione. Questi sono dati sperimentali, non la teoria evolutiva! La confusione tra creazionisti è enorme! Solo per inciso, visto che si è parlato di ‘300 milioni di fossili’, sarebbe opportuno verificare, vado a braccio, quante delle datazioni di questi fossili sia da correggere alla luce di certe obiezioni. Non è dato saperlo.

martedì 20 luglio 2010

Come Darwin non scrisse a Marx: un errore storico in cui alcuni persistono


Spesso i creazionisti attribuiscono a Charles Darwin (1809 – 1882) ogni sorta di tragedie e gli danno la colpa di aver spianato la strada all'ateismo, al “darwinismo sociale”, alla eugenetica, al nazismo e al comunismo. Insomma, secondo loro le idee darwiniane, anziché portare in un certo qual modo al riconoscimento che tutti gli uomini sono fratelli (o, meglio, cugini), hanno contribuito alle peggiori disgrazie del XX secolo. Annoto che un simile pensiero, come quello di attribuire direttamente a Marx (1818 - 1883) le stragi di Stalin e Pol-Pot, la “rivoluzione culturale” cinese con tutte le sue epurazioni e le infamie del regime di Ceausescu mi sembra un po' eccessivo.

Inoltre da questo punto di vista i fondamentalisti cristiani potrebbero essere abbondantemente colpiti dalla stessa arma, viste le varie guerre di religione e altre “non proprio esaltanti” imprese della Chiesa, come la santa inquisizione, il razzismo, la distruzione dei popoli dell'America Latina e l'alleanza con le classi dominanti operate in nome di Cristo, al quale nessuna persona dotata di una normale intelligenza si sognerebbe di ascriverle.

Adesso molto semplicemente voglio chiarire il punto su Darwin ed il marxismo, in particolare la questione della tanto strombazzata richiesta da parte di Marx di poter dedicare allo scienziato inglese “Il Capitale” (quantomeno la seconda parte). Ne aveva già parlato Telmo Pievani su Micromega pochi mesi fa.

Veniamo ai fatti: ad Amsterdam sono conservate una serie di carte relative all'archivio di Karl Marx. Fra esse una lettera di Darwin di cui cito due passaggi che sono riportati da Steven Jay Gould in uno dei suoi ultimi saggi, scritto nel 2002 e finalmente pubblicato assieme ad altri in “I have landed” nella collana “La biblioteca delle Scienze”.

La lettera è datata 13 ottobre 1880. Vi si legge “preferirei che la parte o il volume non fosse dedicato a me (sebbene vi ringrazi per l'onore che intendevate farmi) in quanto ciò implicherebbe, in una certa misura, la mia approvazione dell'opera nel suo complesso, della quale non so nulla”.
E ancora “mi pare (a torto o a ragione) che le argomentazioni dirette contro la cristianità e il teismo non producano sul pubblico quasi effetto alcuno e che la libertà di pensiero sia promossa nel modo migliore dalla graduale illuminazione delle menti umane che fa seguito al progresso della scienza. È stata pertanto sempre mia cura evitare di scrivere sulla religione e mi sono limitato alla scienza".

Fra parentesi quelle della seconda parte sono parole che mi sentirei di condividere in pieno, anche se ogni tanto, purtroppo, su scienzeedintorni sono alle prese con la religione o, meglio, con la parte più retriva e conservatrice che ignora deliberatamente i fatti dimostrati dalla scienza. È comunque possibile che Darwin non abbia toccato le questioni religiose anche solo per rispetto della sua religiosissima moglie.

La data della missiva non appare molto congrua: il primo volume de Il Capitale è del 1867, mentre dal secondo in poi furono pubblicati postumi. Ora che l'ultima parte della vita di Marx non sia stata “particolarmente felice” è un conto, ma che 3 anni prima di morire avesse chiesto a Darwin di potergli dedicare il secondo volume (che sarebbe uscito postumo ben 6 anni dopo) è circostanza abbastanza sospetta.
Non che i due non si conoscessero: Darwin con l'evoluzione per selezione naturale aveva fornito la “pistola fumante” per capire i fossili e le forme di vita attuali senza dover passare per forza da una creazione, anche se mancavano, come adesso, certezze su come si sia svolto questo processo nella fase iniziale

È noto che Marx abbia regalato a Darwin una copia autografata della prima edizione de Il Capitale. Non ci sono però prove certe che l'inglese lo abbia letto o, meglio, si può quantomeno escludere che l'abbia finito di leggere perchè risultano aperte le prime 105 pagine sulle 822 del libro e per di più senza un minimo appunto scritto sopra, come sarebbe stato normale per lo scienziato., solito scrivere appunti direttamente sui libri che leggeva Nell'ipotesi che le pagine siano state realmente sfogliate da Darwin stesso si nota quindi un tremendo disinteresse culminato nell'abbandono definitivo della lettura a circa 1/8 dall'inizio.
In seguito Marx si distaccò da Darwin anche a causa di alcuni suoi pensieri. Più fedele al darwinismo rimase Engels

Ma allora a chi aveva scritto Darwin nel 1880? lo hanno scoperto in tre studi diversi ma sostanzialmente contemporanei Levis S. Feuer (is the Darwin – Marx corrispondence authentic? - annals of sciences – 1975) e 3 anni più tardi Margaret A. Fay (Did Marx offer to dedicate Capital to Charles Darwin journal of history of ideas 1978) e, per finire, Ralph Colp Jr. ha ribadito il tutto in “The myth of the Darwin-Marx letter”, del 1982 (in History of Political Economy)

Marx aveva due figlie, una delle quali, Eleanor (1855 – 1898), era la compagna di Edward Ameling (1815 – 1884). Questi era un energico attivista ateo (e poi socialista), che scrisse parecchi lavori in materia, fra i quali un posto di spicco lo ha The student's Darwin, in cui cercava di rendere nota la teoria di Darwin usandola in chiave ateistica. Amering è stato quindi probabilmente il capostipite dei tanti scienziati ed intellettuali che usano l'evoluzionismo come arma contro la religione.
Ebbene era ad Avering, la cui attività era probabilmente a lui ben nota, che Darwin rispondeva. Per qualche motivo questa lettera è finita poi nel corpus marxiano che Eleanor conservava. Da qui è nato l'equivoco.

La cosa quindi, come fa notare Telmo Pievani, è risaputa da un bel po', ma ciononostante qualcuno continua imperterrito a riprendere la stessa questione, una causa persa e sbagliata come tutte quelle in cui i creazionisti si avventurano. Fino a quando non la riporranno fra gli argomenti da non usare nelle loro FAQ.

martedì 4 maggio 2010

Proposte dei programmi per il primo biennio degli istituti tecnici: Darwin citato espressamente. Ma ci si può fidare?

Ringrazio un mio lettore che mi ha inviato un link piuttosto interessante sulla revisione dei programmi scolastici. Al ministero della Pubblica Istruzione è in corso la riformulazione delle indicazioni nazionali sui programmi del primo biennio degli Istituti Tecnici, tramite un gruppo di lavoro appositamente istituito.
E' uscita una indicazione di massima per il primo biennio che tutto sommato non mi dispiace,ma con un possibile inghippo. Cito una parte degli argomenti in ordine sparso e non come sono presentati (e nell'originale lo sono in maniera abbastanza logica).

Si comincia con le scienze della Terra: cenni su sistema solare e dinamica della Terra, i vari tipi di rocce, dinamica dell'atmosfera e le conseguenze delle modificazioni climatiche.

Molto importanti gli accenni alla crescita della popolazione umana e alle sue relative conseguenze sanitarie, alimentari ed economiche e alla fragilità intrinseca degli ecosistemi.
Spero che “dinamica della Terra” significhi tettonica a zolle, origine dei terremoti e connessioni fra attività tettonica e attività vulcanica.
Come mi sembra veramente di rilievo l'accento alla importanza della prevenzione nelle malattie, alla educazione alimentare, alle conseguenze del fumo e a quelle della dipendenze da sostanze stupefacenti. Ben fatto!
Per quanto riguarda le scienze della vita, noto una certa completezza in quanto si parla di procarioti ed eucarioti, differenze tra cellula animale e cellula vegetale, i cromosomi etc etc; e persino della nascita della genetica, degli studi di Mendel e della loro applicazione.

Prevedo delle scintille a proposito del capitolo "implicazioni pratiche e conseguenti questioni etiche delle biotecnologie" e non solo in sede di ideazione del programma. Trovo assolutamente giusto (e doveroso) parlarne, essendo un argomento di cui si parla spesso e sul quale l'italiano medio - che non ne sa niente - semplicemente si adegua alle posizioni di chi semplicemente è più vicino alle sue idee. Occorrerà veramente, oltre ad un estremo rigore dei testi, un loro forte equilibrio per trattare questi argomenti con una certa attenzione viste le diversità notevoli in materia: non oso pensare al putiferio che si potrebbe scatenare fra ultras laici, ultras cattolici e ultras ambientalisti.... Vi immaginate le alzate di scudi di genitori ambientalisti(o anche leghisti veneti) se ci saranno frasi tipo “gli OGM non fanno male” o di genitori cattolici contro la fecondazione artificiale vista come una risorsa o di laici che protestano per parole che appaiono direttamente ispirate dal Vaticano?
Direi che al proposito sarebbe molto importante indicare effettivamente cosa sia scienza e cosa no, come si fa un trial clinico e come si può decidere su validità e pericolosità di un prodotto.

E veniamo all'evoluzione: sembra tutto ok, a partire come ho sottolineato dalla attenzione particolare a Mendel e alla genetica. Si arriva a risultati inimmaginabili ai tempi della Moratti ministro della pubblica diseducazione scientifica quando si legge nella sezione “abilità” “spiegare il significato della classificazione, indicando i parametri più frequentemente utilizzati per classificare gli organismi” e soprattutto “Descrivere la storia evolutiva degli esseri umani mettendo in rilievo la complessità dell’albero filogenetico degli ominidi”.

Tiratemi uno schiaffo.... sto forse sognando?

Poi però c'è un capitolo che mi piace poco: " vita e opere di Darwin: teoria evolutiva, fissismo e creazionismo", messo subito dopo "origine della vita e comparsa delle prime cellule eucariote; organismi autotrofi ed eterotrofi".
Quello che non capisco è appunto l'accenno a fissismo e creazionismo. Vista l'impostazione generale del modulo (o come diavolo si chiama.... professori, illuminatemi) direi che si potrebbe interpretare come “Darwin con il suo pensiero ha definitivamente scardinato le credenze creazionistiche” ma non vorrei invece che si finisse per presentare la cosa come “ci sono queste due ipotesi e sono entrambe possibili”.

Devo dire che dopo un breve scambio di e-mail con alcune persone a cui ho inviato il link per commenti le impressioni sono molto discordanti e soprattutto ci sono due schieramenti piuttosto netti. Sintetizzo le posizioni con due esempi.
C'è chi dice: "si potrebbe leggere la notizia in positivo: parlando di Darwin si deve ovviamente tenere presente il clima culturale dell'epoca, ovvero creazionismo e l'idea che le specie siano fisse. Dato che sono (sperabilmente) concetti ormai sconosciuti tocca illustrarli..."

E questa può essere una chiave di lettura augurabile

Ma qualcuno non è della stessa opinione e trova la cosa "estremamente preoccupante: si cita il creazionismo accanto a Darwin, ma non altre teorie precedenti accanto alla cellula, al corpo umano o alla deriva dei continenti".

Spero in una mobilitazione degli insegnanti di scienze: queste sono “schede di lavoro”, già presentate a una rappresentanza di dirigenti e docenti degli istituti tecnici nel corso del seminario svoltosi a Roma il 26 e 27 Aprile 2010 presso l’istituto tecnico industriale “G. Galilei” e a quanto ho capito ci potranno essere delle modificazioni
Vedremo come andrà a finire...


Annotazione: la scuola ritratta non è un istituto tecnico ma il Liceo Ginnasio Dante dove ho conseguito nel 1979 la maturità

venerdì 9 aprile 2010

De Mattei e i creazionisti nostrani: uno può anche esere ateo ed evoluzionista, basta che parli male di Dawin....

«L’evoluzionismo, è un ibrido connubio fra una teoria filosofica e una teoria scientifica, che è impossibile dissociare». É una delle principali conclusioni di uno spettacolare articolo che De Mattei ha scritto per Il Giornale (e forse lo stesso è comparso pure su “il foglio”), insieme ad altre osservazioni totalmente sbagliate, un misto fra filosofia e biologia spicciola, molto spicciola, scrivendo il quale il vice-presidente del CNR dimostra di avere gravi lacune in campo scientifico.

L'occasione gli viene data dall'uscita di un libro di cui si sta dibattendo molto: “Gli errori di Darwin”, scritto da Jerry Fodor, filosofo e studioso del linguaggio e da Massimo Piattelli Palmarini, professore di Scienze Cognitive all'Università dell'Arizona. De Mattei titola “Darwin non aveva ragione: lo dicono anche gli atei”.
Annotando che, al solito, critiche e contestazioni all'evoluzione vengono da persone al di fuori del settore specifico, bisogna dire che non siamo davanti alla consueta spazzatura creazionista e che è comunque evidente come De Mattei non si imbarazza minimamente a imbarcare chiunque sul suo veliero, basta che non sia darwinista o che contesti in qualche modo Darwin e chi lo segue. Non si capisce infatti quali vantaggi può avere parlando con non celata soddisfazione di due autori che non solo non contestano l'evoluzione (ma semplicemente negano che la selezione naturale ne sia il motore principale), ma si definiscono “atei materialisti” e spesso hanno dichiarato di essere assolutamente e fermamente contrari a creazionismo o disegno intelligente.

Un loro ragionamento tipico è questo: prendiamo un fringuello e poniamo che ci sa una mutazione che altera la forma della metà superiore del becco. Secondo loro questa mutazione produrrebbe cambiamenti congruenti nelle ossa del cranio, nella parte inferiore del becco, nei muscoli del collo e nei nervi. Quindi non ci sarebbe la possibilità di «selezionare e affinare separatamente ogni organo o tratto per il gioco cieco della natura»

Fodor e Palmarini hanno davvero un modo di pensare abbastanza curioso, come quando affermano, come riporta De Mattei che «quando morfologie specifiche simili si osservano nelle nebulose a spirale, nella disposizione geometrica di goccioline magnetizzate sulla superficie di un liquido, nelle conchiglie marine, nell’alternarsi delle foglie sui fusti delle piante e nella disposizione dei semi in un girasole - è molto improbabile che ne sia responsabile la selezione naturale». Stiamo dunque tornando indietro al '600 quando si dibatteva se i fossili fossero resti di esseri viventi, scherzi di madre natura o “di terre e crete che naturalmente tendevano a disporsi nelle stesse forme degli esseri viventi»? .

Secondo i nostri l'evoluzione sarebbe guidata dalla forma e dall'autorganizzazione, in altre parole più che pressioni esterne ambientali, ci sarebbe la generazione di variazioni generate dall'interno del corpo o da principi fisico-chimici interni che produrrebbero conformazioni ottimali e proporzioni armoniose. In che modo non si sa e, anzi, alla domanda su chi o che cosa sia il responsabile dell'evoluzione, la risposta è : «non si sa e probabilmente non riusciremo a saperlo per un bel pezzo»

Ovviamente il mondo scientifico non è che abbia preso molto bene la cosa, anzi: la stragrande maggioranza dei commenti da parte degli scienziati è quantomeno “molto critica”.
Certo, qualche giustificazione Fodor e Palmarini ce l'hanno: la selezione naturale, a partire dalla sua distorta applicazione poche decine di anni dopo la sua formulazione in campi diversi dalla biologia come il darwinismo sociale o l'eugenetica, attualmente viene spesso invocata per spiegare qualsiasi fenomeno. E questo può aver disturbato qualcuno per cui, contestandola nella biologia, pensano che cadrà anche la possibilità di utilizzarla (a sproposito, ritengono) in altre discipline (partendo da questo ragionamento non giungerà strano infatti che gli autori additino come loro nemici Richard Dawkins, Steven Pinker, Daniel Dennett).

Comunque poi Fodor e Palmerini sono costretti ad affermare che
- la selezione naturale esiste, ma non è il meccanismo che genera specie nuove e la paragonano all’accordatore del pianoforte, piuttostochè al compositore di sinfonie.
- Darwin era uno dei più grandi scienziati di ogni tempo, e geniale è la sua idea di selezione naturale (con buona pace di De Mattei e giornalisti vari).
- che, comunque, pensare a questo processo è giusto, per esempio se concordano considerazioni genetiche, biochimiche ed embriologiche (caso oserei dire molto , ma molto frequente), anche se per loro questi sono da considerarsi casi periferici.

Resta il fatto che come al solito attaccano e contestano l'evoluzionismo com'è adesso quasi esclusivamente persone che non sono coinvolte negli studi di quest'area del sapere, a partire dagli autori di questo libro. Quindi soprattutto da filosofi e giornalisti. Notimo come recensioni favorevoli si hanno solo da parte di alcuni giornalisti, che hanno come minimo comun denominatore l'appartenere a testate che quantomeno strizzano l'occhio alla destra religiosa e ai quali basta che qualcuno parli male di Darwin....

In sostanza un libro abbastanza inutile, pieno di errori concettuali e utile solo a fare della confusione e scatenare un gran polverone da parte di chi è contro l'evoluzione (e non capisce che – comunque – di evoluzionisti si tratta!).

martedì 20 ottobre 2009

Uomini "probi" più razzisti di Darwin


Chiedo scusa a Makko che ha ragoni da vendere quando mi critica perchè insisto (sobillato...) sulla filosofia e non sulla scienza parlando di Darwin. Tanti (fra cui diversi miei amici) la pensano come lui, dicendo che non capicono cosa ancora ci sia da dibattere visto che l'evoluzione è scientificamente accertata al di lò di ogni ragionevole dubbio. Però voglio ulteriormente intervenire a questo proposito e spero che il sempre anonimo (anche per me e me ne dispiace) Simonpietro e altri come lui legga noquesto post fino in fondo.

Darwin, come ogni inglese dell'epoca, aveva sicuramente un imprinting razzista, e su questo non ci può stupire. Letteratura, scienza e politica dell'epoca ne erano infarcite (però si coprivano per pudore anche legambe dei tavoli....) comunque i creazionisti hanno esagerato, ponendo una grande attenzione ad alcune frasi esclusivamente per denigrarlo, come sono riusciti a svincolare dal contesto una frase di Steven Jay Gould per far credere che anche il paleontologo americano ad un certo punto di un suo libro sconfessase Darwin (sconfessare è proprio il termine che è stato usato): infatti quando scrisse che “bisogna andare oltre Darwin” non ha certo inteso dire che Darwin avesse sbagliato tutto, ma che al suo modello di evoluzione a ritmo lento e costante, secondo la visione gouldiana l'evoluzione procede con improvvise accelerazioni, gli “equilibri punteggiati”, nei quali ancora di più conta il meccanismo della “selezione naturale” tramite la “sopravvivenza del più adatto”.

L'affermazione che Darwin era razzista è gettonatissima in molti siti di destra e cattolici.
In particolare c'è questa frase: “Tra qualche tempo a venire, non molto lontano e misurato nei secoli, è quasi certo che le razze umane più civili stermineranno e si sostituiranno in tutto a quelle selvagge
Frasi come questa e altre anche peggiori si trovano nell’Origine dell’uomo.
Che dire? Certo, viste con gli occhi di oggi, queste frasi delineano un razzista.
E se digitate “Darwin+razzismo” su Google escono un sacco di siti che ne parlano.

Ma ovviamente questi signori non possono andare avanti e citare la frase successiva in cui Darwin dice:
"Il sentimento che ci spinge a soccorrere gli impotenti è principalmente un effetto incidentale dell’istinto di simpatia, che fu in origine acquistato come una parte degli istinti sociali, ma che divenne in seguito nel modo precedentemente indicato più tenero e più largamente diffuso. E noi non possiamo frenare la nostra simpatia con i suggerimenti della dura ragione, senza deteriorare la parte nobile della nostra natura. Il chirurgo può cercare di indurirsi mentre compie un’operazione, perchè sa che opera per il bene del suo malato; ma se noi volontariamente trascuriamo i deboli e gli impotenti, può derivarne soltanto un casuale beneficio, con un male grande e presente. Quindi dobbiamo sopportare senza lagnarci i sicuri cattivi effetti del sopravvivere dei deboli e del loro propagarsi".

Ai tempi di Darwin questi atteggiamenti erano correnti. Leggete quest'altro passo, che non è darwiniano:
"e aggiungerò che fra le razze bianca e nera vi è una differenza fisica che credo impedirà per sempre alle due razze di vivere insieme nell'uguaglianza sociale e politica. E nella misura in cui esse non possono vivere in questo modo, fin tanto che restano insieme ve ne deve essere una superiore e una inferiore, e io, come chiunque altro, sono favorevole a che si assegni il posto superiore alla razza bianca. Ne approfitto per dire che non vedo perché al negro si debba negare tutto solo perché il bianco deve avere una posizione superiore".
Probabilmente resterete di stucco: il passo è tratto da un discorso di Abraham Lincoln, del 18 settembre l858

Adesso mi rivolgo direttamente a Simonpietro. A Milano esiste una scuola cattolica intitolata ad Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912.
Dal Programma della scuola si legge: "fare scuola" secondo una precisa ipotesi culturale: l'ideale educativo cristiano inteso come apertura alla realtà nella totalità dei suoi fattori.

A questo punto è d'obbligo una cittazione tratta da un libro di questo scienziato “La ricostruzione dell’uomo”, un libro del 1936, lo stesso anno nel quale viene eletto socio della Pontificia Accademia delle Scienze

«Le nazioni stanno compiendo inutili sforzi per la conservazione di esseri inutili e nocivi, e così gli anormali impediscono il progresso dei normali. Dobbiamo affrontare con coraggio questo problema. Perché la società non usa i sistemi più economici per la cura dei criminali e dei pazzi?
(…) Una dolce morte con i gas risolverebbe il problema in modo umano ed economico».

Chiudo con alcuni passi tratti dal diario scritto durante la lunga sosta in Brasile, di cui il Nostro approfittò per studiare flora e fauna del Sudamerica (era il suo primo incontro con la biologia sudamericana). Assieme alle caratteristiche naturali, nel diario ci sono molti accenni alla società umana locale.

Per esempio durante una visita ad una fattoria nell'interno del paese annota: "questa collina è famosa perchè per lungo tempo fu il rifugio di alcuni schiavi fuggiaschi i quali, coltivando un po' di terreno vicino alla cima, riuscivano a trovare quanto era loro sufficiente per vivere. Ma poi furono scoperti e venne inviato uno squadrone che li prese tutti, eccetto una vecchia che preferì morire sfracellata, buttandosi dalla montagna, piuttostochè cadere di nuovo in servitù. Se fosse stata una matrona romana, sarebbe stato esaltato il suo nobile amore per la libertà, ma poiché era una povera negra, questo suo comportamento fu giudicato solo come bestiale cocciutaggine".

Commentando un mercato di schiavi scrive: "Io credo che al proprietario non passasse per la testa che fosse disumano smembrare 30 famiglie costituite da oltre 30 anni".

Osservando la variopinta popolazione di Rio de Janeiro, sottolinea l'obbligo di parlare portoghese come una pesante forma di controllo nei confronti degli schiavi. Successivamente parla degli schiavi diventati liberi cittadini e dice “se il numero di negri liberi aumentasse (come dovrebbe accadere) e che cominciassero ad essere scontenti di non essere uguali ai bianchi, allora il momento della loro generale liberazione non potrà essere molto lontano".
Le parentesi (nel testo originale) servono a sottolineare la cosa.

Poche righe più sotto scrive: “spero che venga presto il giorno in cui i negri avranno i loro diritti”

Allora, prima o poi riguarderò altri testi darwiniani. Ma mi domando se sarebbe questo il sudicio razzista precursore del nazismo da perseguitare, di cui vada scartato tutto l'impianto scientifico per la immoralità di alcune sue idee che non c'entrano nulla con la biologia?

Mi sa che ci siano ben altri scheletri negli armadi dei suoi detrattori.

venerdì 9 ottobre 2009

Dawkins, Gould e i coccodrilli: come conciliare "il gene egoista" con gli "equilibri punteggiati"

Richard Dawkins e Steven Jay Gould sono due dei principali pensatori sull'evoluzionismo degli ultimi 50 anni. Entrambi grandissimi scienziati ed appassionati divulgatori (ho avidamente letto molti dei libri che hanno scritto), biologo l'inglese – paleontologo l'americano, hanno spesso polemizzato pubblicamente.

Tempo fa mi sono dichiarato un Darwinista di stretta osservanza (chi mi conosce personalmente da tempo non ha dubbi che lo sia da quando ero un ragazzo!), di confessione Dawkinsiana (il gene egoista, appunto), ma che nel contempo strizza l'occhio agli equilibri punteggiati gouldiani.
Su alcune cose non la penso come Darwin, ma semplicemente perchè la Scienza fa il suo corso e io ho accesso a una quantità di informazioni enormemente più grande di quella che aveva il naturalista inglese. Quindi andare “oltre Darwin” significa adeguare l'evoluzionismo con le conoscenze attuali, non che l'impianto fondamentale di “l'evoluzione delle specie” sia da buttare!
Ricordo alcuni "errori" di Darwin. In primis il grande naturalista inglese pensava alla mescolanze dei caratteri: è uno sbaglio ma all'epoca non aveva a disposizione né gli studi di Mendel né tantomeno conosceva l'esistenza del DNA: pertanto arrivare a capire che o prendi quel gene da un genitore o lo prendi dall'altro era molto improbabile. Inoltre pensava che l'evoluzione procedesse in maniera lenta e continua. Invece gli equilibri punteggiati gouldiani prevedono dei momenti in cui l'evoluzione accelera il suo corso in mezzo a periodi di poche variazioni.

Gould, pensando a questi due aspetti traeva delle conclusioni completamente differenti: non si riteneva (purtroppo è morto nel 2002) un darwinista di stretta osservanza e questo ha portato alcuni creazionisti a dire, forzando il significato di alcune sue frasi prese a caso, che Gould abbia sconfessato Darwin e – implicitamente – che sia stato un antievoluzionista. Roba da ricovero alla neurodeliri

A questo punto mi dovrei porre il problema se sono un darwinista di stretta osservanza o no. Propendo per il “si”, nella convinzione che secondo me i messaggi principali sono “l'evoluzione è avvenuta, ma non grazie all'ereditarietà dei caratteri acquisiti”, ma grazie alla “sopravvivenza del più adatto”. Quanto alla velocità lenta e costante dell'evoluzione, Darwin nella sua formulazione è decisamente un gradualista estremo, forse anche un po' troppo. Però succede spesso che le nuove teorie quando vengono alla luce siano piuttosto semplici e successivamente, durante le ricerche in merito, ilquadro, valido nell'impianto generale, si complichi un pò. E' il caso per esempio della Tettonica a zolle Crostali. Poi bisogna calarsi nella sua epoca per capirlo. A parte che non conosceva ancora l'esistenza del DNA, l'immenso naturalista inglese nel suo gradualismo “totale” era forse anche condizionato dalla polemica fra “gradualisti” e “catastrofisti”: i gradualisti, capofila Lyell sostenevano che la Storia della Terra si era sempre svolta ad una certa velocità, quando invece i catastrofisti sostenevano degli scossoni che provocavano improvvisamente sollevamenti di montagne e estinzioni di massa. Oggi i creazionisti puntano molto sul catastrofismo, come già nel XIX secolo: ho letto per esempio l'articolo di un teologo che contesta il gradualismo di Lyell (e osanna Cuvier, ovviamente). Essendo ovviamente schierato dalla parte dei gradualisti, forse proprio per reazione ai catastrofisti Darwin non poteva sicuramente pensare che ad una estrema gradualità dell'evoluzione. Oddio, ormai le idee gradualistiche stavano decisamente trionfando, ma nella concezione di uno scienziato c'è sempre un imprinting dettato dall'ambiente e dalle polemiche in cui si è svolta la sua formazione iniziale.

Dopodichè appartengo alla “confessione” Dawkinsiana. Richard Dawkins sostiene una visione un po' estrema secondo la quale, alla fine, noi esseri viventi siamo semplicemente delle macchine che consentono ai geni di perdurare. Quindi procreiamo non per perpetuare la specie, ma perchè sono i nostri geni che ci dicono di farlo in modo che loro si possano perpetuare. Una visione estremistica ma che mi trova piuttosto d'accordo. Il “gene egoista” è abbastanza chiaro e semplice: i geni sono i replicatori che sono sopravvissuti nel tempo e per sopravvivere (per propagarsi come replicatori) hanno costruito dei veicoli, cioè delle macchine di sopravvivenza (animali, vegetali, uomo): noi siamo macchine da sopravvivenza programmate per permettere ai nostri geni di replicarsi. E' ovvio che solo i geni che danno le forme più adatte (spesso in coabitazione fra più geni) si riproducono. Anzi, i geni sono unità che sopravvivono "passando attraverso un gran numero di corpi successivi". I geni quindi vivono “milioni se non miliardi di anni”.

Veniamo ora agli equilibri punteggiati: l'idea parte dalle dinamiche della genetica ed in particolare dalla rapida evoluzione tipica di piccole popolazioni alla conquista di un nuovo ambiente. Lo si vede sia in grande scala nel caso delle grandi radiazioni adattative (come quella dei primi placentati o quella delle forme nordamericane in Sudamerica alla formazione dell'istmo di Panama) o in piccola scala citando il classico esempio delle lucertole di Pod Mrcau. Si vede quindi che in effetti grandi cambiamenti possano avvenire in periodi di tempo limitati.
E' questo il senso degli equilibri punteggiati Gouldiani: grandi salti in brevi lassi di tempo, mentre in periodi “normali” l'evoluzione procede con grande lentezza. Un andamento opposto all'estremo gradualismo darwiniano ma che, ovviamente, non è uno scarico di Darwin e dell'evoluzione da parte di Gould. Anzi, direi tutt'altro. E' semplicemente una migliore precisazione di quello che succede

Scrissi pure come fra i miei sogni ci sia la voglia di conciliare queste due visioni, secondo me alla fin fine non poi così in contrasto fra di loro. Razionalmente mi chiedo: “può darsi che io scriva così perchè sono “innamorato” di entrambi gli scienziati?”. Alla fine penso proprio di no.
Eppure io sarò scemo ma penso che, alla fine, Gould e Dawkins abbiano descritto due facce dello stesso problema. Gould parte dalla visione del paleontologo, che ha pochi reperti a disposizione, studia l'anatomia comparata, e cerca di capirne perchè vede pochi “anelli di congiunzione”. Dawkins è un biologo, nella cui visione i geni sono il sistema per leggere il passato.
Fedele alla impostazione letteraria dawkinsiana, che amo svisceratamente, vorrei quindi fare un esempio pratico con un raccontino, che chiamerò “il racconto del coccodrillo”.

IL RACCONTO DEL COCCODRILLO

Vediamo come conciliare le due posizioni e vediamo sia come l'evoluzione possa procedere anche in tempi rapidissimi come vuole Gould, sia come, alla fin fine, i geni che si perpetuano siano quelli che consentono, in nome della sopravvivenza del più adatto, le caratteristiche migliori per un particolare ambiente in un particolare periodo.

I geni sono sempre in lotta per la loro sopravvivenza contro altri geni e le mutazioni genetiche si sono dimostrate fondamentali non solo nella competizione preda / predatore, ma anche in risposta alle pressioni ambientali: se i geni non si fossero modificati nel tempo, difficilmente sarebbero sopravvissutiai tanti cambiamenti della Terra dalla loro apparizione. Quindi potersi modificare è stata una tattica vincente. Ma tutto questo non impedisce certo una evoluzione gouldiana: i geni specialmente in fasi di modifica ambientale o di conquista di nuovi ambienti sono molto “in pressione”, quando sono più favoriti quelli che consentono dei cambiamenti anziché quelli che dimostrano tendenze più conservative

I coccodrilli sono apparsi nel Triassico, evolvendosi da antenati terrestri affini a quelli di uccelli e dinosauri e la transizione da forme terrestri ad esseri ben adattati alla vita acquatica è stata piuttosto veloce. Fra le forme più vicine ai coccodrilli ci sono i membri della famiglia Rauisuchidae, che tutto sommato forniscono un bel modello di come dovevano essere i loro antenati. In seguito hanno un po' cambiato forme e dimensioni, in relazione soprattutto alle prede che avevano a disposizione, ma sostanzialmente il loro “piano corporeo” (non proprio casualmente molto simile a quello dei fitosauri – arcosauri anch'essi – che occupavano più o meno la stessa nicchia ecologica) è rimasto lo stesso. Non ce ne è stato bisogno perchè non hanno sostanzialmente cambiato le loro abitudini di animali predatori “generalisti” al vertice della catena alimentare nei fiumi e nelle zone umide delle fasce calde.

Questo stile di vita probabilmente li ha salvati dall'estinzione della fine del Cretaceo, che ha selettivamente lasciato quasi intatte le faune fluviali.
Gli unici coccodrilli meno specializzati per l'acqua apparvero all'inizio del terziario, nel primo Paleocene quando, scomparsi i dinosauri, approfittarono della mancanza di predatori carnivori (i mammiferi erano ancora degli insettivori), assieme ad alcuni uccelli. Però quando poi comparvero i primi mammiferi carnivori (creodonti, mesonichidi, primitivi esponenti dell'attuale ordine “carnivora”) fu la fine dei coccodrilli terrestri e degli uccelli carnivori (che resistettero in Sudamerica dove i mammiferi carnivori erano marsupiali e non placentati). In seguito, il raffreddamento della fine dell'Eocene ha molto ridotto il loro areale, ma dove vivono dominano. Se noi adesso guardiamo i geni dei coccodrilli, nel Trias inferiore si sono affermati e riprodotti quelli che hanno consentito il cambiamento da abitudini terrestri ad abitudini acquatiche, cioè quelli che da un corpo simile ai Raiosuchidi sono riusciti a costruire una “macchina” più acquatica. Successivamente hanno potuto arrivare fino ad oggi i geni che invece hanno scelto una visione più “conservativa” delle caratteristiche somatiche. Nel Triassico i geni più conservativi durante il periodo di transizione si sono rapidamente estinti: le forme da loro prodotte nel contempo non erano vincenti nei confronti dei loro competitori terrestri, nè riuscivano a reggere la concorrenza di quelle nuove, più adattate all'acqua. Questo vale per quasi tutte le forme di transizione.

I cambiamenti “epocali” avvengono in poco tempo e le forme intermedie sono difficilissime a trovarsi perchè si estinguono molto facilmente in quanto non sono “nè carne nè pesce”. Quindi di fossili del genere ce ne sono veramente pochissimi. Ed ecco così come con “il racconto del coccodrillo” riesco a dare ragione contemporaneamente sia a Gould che a Dawkins!

giovedì 12 marzo 2009

Solidarietà a Cigdem Atakuman, defenestata dalla direzione di un giornale scientifico turco per un articolo su Darwin

La Turchia è un paese pieno di contraddizioni: si vorrebbe che le donne mettessero tutte il velo eppure una è stata per parecchi anni presidente del consiglio. Ha una costituzione laica ma i religiosi stanno cercandio di rprendere il controllo dello stato.

Anche la scienza ne sta facendo le spese: fino all'altro giorno una donna, Cigdem Atakuman, era direttore della prestigiosa rivista "Bilim ve Tecknil", (scienza e tecnica, un po' come "Le Scienze "di casa nostra).
Era, perchè è stata licenziata. In tronco. Ha fatto una cosa veramente deplorevole per gli islamici: nell'ultimo numero del giornale ha osato pubblicare un articolo su Charles Darwin. Non solo, ma sulla copertina del giornale c'era addirittura raffigurato il grande scienziato inglese (di cui - evidentemente - l'articolo parlava bene...)
Come conseguenza il numero di marzo di Bilim ve Tecknil è uscito con una settimana di ritardo, con un articolo (e la copertina) dedicati ai cambiamenti climatici e un nuovo direttore. Nelle immagini vediamo la copertina com'era in origine e quella revisionata.

Purtroppo non c'è niente da fare: in Turchia l'oscurantismo religioso, che ha indicato nell'evoluzionismo il suo peggior nemico, è troppo forte: la lobby degli studiosi islamisti sostiene che la teoria di Darwin è incompatibile con il Corano, che invece insegna il creazionismo. E' una lobby influente e con grandi mezzi editoriali e finanziari, come dimostra un libro antidarwinista uscito di recente (ne ho parlato qui , vedere al terzo capoversodel post) e come dimostra il fatto che da quel paese il sito dell'illustre biologo Richard Dawkins non sia più raggiungibile. Per la Costituzione, lo stato turco è laico, ma ormai da sei anni è al potere il Partito Giustizia e Sviluppo filo-islamico,l’Akp, guidato dal premier Tayyip Erdogan.
Quello che fa pensare è che la decisione è stata presa dal prof. Omar Cebeci, vice presidente del Consiglio di Scienza e Ricerca turco (Tubitak)ed editore della rivista, che è gestita da un comitato scientifico i cui membri sono scelti da importanti studiosi di università, industrie e istituzioni di ricerca. Temo proprio che il prof. Cebeci passerà alla storia per questo gesto, più che per le sue ricerche.

Secondo l’opposizione parlamentare, da quando nel 2008 è stato messo sotto il diretto controllo del governo, il Tubitak adotta scelte più vicine alle idee e alle esigenze dell’Akp, che a quelle della scienza. Siccome il Tubitak dovrebbe “sviluppare politiche scientifiche e tecnologiche in linea con le priorità nazionali”, deduciamo che il creazionismo sia una priorità nazionale per i turchi
Sulla presidenza del Tubitak c'è stata una vera e propria battaglia istituzionale.

Probabilmente questa decisione, nonostante provenga da un aborrito paese musulmano, sarà trionfalmente (e con invidia) commentata negli ambienti creazionisti ultrareligiosi americani, inglesi ed anche nostrani, che non riescono pià, per fortuna, ad imporre lo studio del creazionismo a scuola...
Non è che in Italia si stia troppo meglio: politici, sociologi e giornalisti più lealisti della Chiesa Cattolica stessa, propagandano il creazionismo o, meglio, condannano l'evoluzionismo.
E la querelle sulla presidenza del Tubitak mi ricorda (un po' alla lontana, per carità...) quella nostrana sulla nomina di Luciano Maiani alla presidenza del CNR, reo di aver firmato la lettera contro la “lectio magistralis” che avrebbe dovuto tenere Papa Ratzinger alla Sapienza.

In conclusione notiamo ancora una volta che i creazionisti si dibattono nella inconsistenza scientifica delle loro argomentazioni contro una teoria ormai provata al di là di ogni ragionevole dubbio e lo fanno semplicemente proibendo di leggere articoli tramite i quali i lettori non possono che sbugiardarli: sanno benissimo che le loro sciocchezze stanno evaporando e non si rendono conto di quanto siano patetici nel difendere una causa strapersa.