Roberto Verolini, che insieme con me ha affrontato il contraddittorio con gli antievoluzionisti del 22 ottobre, ha scritto alcune riflessioni che volentieri pubblico su scienzeedintorni. Inconinciamo dalla prima, sull'evoluzionismo e soprattutto sulle risposte, scientificamente debolissime, degli antievoluzionisti. Parafrasando l'introduzione del mitico dibattito sulla eguaglianza della Donna in "Berlinguer ti voglio bene" di Benigni si potrebbe dire: "pole l'antievoluzionismo essere considerato una scienza? NO. Si apra il dibattito"
1. CREAZIONISMO E ANTIEVOLUZIONISMO NON SONO SCIENZA
L’AISO (Associazione Italiana Studi delle Origini), che ha organizzato l’incontro e ci ha cortesemente invitati a Roma il 22 ottobre, e che ringrazio, per averci ospitati, propone nel suo statuto (testuale) “… che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all'evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista.”
È interessante mettere in risalto i fraintendimenti presenti in questo brano. Ad esempio è assolutamente infondata la pretesa di affiancare (se non sostituire!) la teoria dell’evoluzionismo con il creazionismo nelle ore di Scienze della scuola. Non hanno lo stesso status!
La prima è infatti teoria ‘scientifica’ (sicuramente da sottoporre a un continuo vaglio interpretativo), mentre la seconda rappresenta una pura (e assolutamente debole) congettura metafisica e/o filosofica. La scienza chiama scienza. E nel creazionismo (e nell’Intelligent Design) di scienza non ve n’è punto! Non basta parlare di qualche argomento scientifico quando si vizia il tutto con ricorsi metafisici, invocando un ente trascendente.... È un ossimoro, una palese contraddizione formale e epistemologica..
La scienza moderna è una conoscenza fondata sulla continua verifica sperimentale e ripetuta di teorie ed ipotesi attraverso lo studio di oggetti o fenomeni. Il progresso scientifico è stato condotto in modo ininterrotto proponendo estensioni e revisioni di varie ‘ipotesi interpretative fondate su enti immanenti’, talvolta sostituendole con delle altre. È chiaro che in tale metodo non possa trovare spazio alcun concetto di soprannaturalità (ad esempio interventi divini et similia). Ovviamente questo tipo di conoscenza è collocato – e ciò vale per ‘ogni’ teoria scientifica – in una cornice filosofica di fondo. Nella fattispecie, un ‘realismo non ingenuo’ fondato sull’esistenza di enti fisici (corpi materiali, campi di forze etc.) e su principi come causalità, località (e non località quantistica), conservazione dell’energia etc. Null’altro.
Nessuno scienziato di qualsiasi campo negli ultimi 100 anni ha mai invocata la mano di Dio per ovviare alle carenze evidenziate dalle varie teorie. Coloro i quali invece la propongono sono una esigua minoranza, peraltro rumorosa, riguardo alle scienze della vita e di riflesso a quelle della Terra. Va fatto anche notare come queste critiche in generale vengano da filosofi o teologi oppure, se da scienziati, da persone che non hanno una specifica preparazione di base in queste materie ma provengono da altre discipline.
2. EVOLUZIONISMO E PREDITTIVITÀ
La scienza moderna si spinge a descrivere l’universo sino a qualche frazione di secondo dal Big Bang. Questo risultato della cosmologia moderna è universalmente intesa come successo scientifico anche in ambiti confessionali, che hanno pescato argutamente a piene mani da una teoria che permette logicamente di ricorrere a un ‘inizio’ molto prossimo a certe esigenze teologiche di creazione opposte all’ateismo materialistico! Qui, per rispondere alle obiezioni del prof. Catalano, non si hanno predizioni verificate da esperimenti ripetibili, ma ricostruzioni (N.B. perfettamente immanenti!), di eventi storici unici del passato. Qualcosa di assolutamente identico a quanto avviene con la teoria dell’evoluzione. Dato poi che si parla di previsioni della scienza galileiana (tema caro anche al più noto prof. Zichichi), si faccia, se ci si riesce, scienza galileiana non con una semplice pallina che rotola lungo un piano inclinato, ma con la piuma di Forrest Gump o altri sistemi complessi....
Ciò è sufficiente, penso, a chiarire l’infondatezza di certe pretestuose eccezioni.
3. L'EVOLUZIONISMO NON È MAI STATO IN SALUTE COME ADESSO A DISPETTO DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI
1. La variabilità genetica di una popolazione di organismi viventi è trasmessa casualmente alle generazioni successive.
2. le dinamiche riproduttive degli organismi viventi sono limitate dalla carenza delle risorse ambientali accessibili: ciò causa una competizione per l’accaparramento delle risorse e limita la crescita delle diverse popolazioni che restano costanti sotto il profilo demografico.
3. pertanto le popolazioni sono sottoposte a una continua selezione naturale data dal fatto che gli individui con maggiore adattabilità all’ambiente si riproducono con maggior successo. Non si ha competizione diretta tra individui: la selezione naturale favorirà organismi con maggior adattabilità (fitness), nella fattispecie più adatti, aumentando la frequenza dei loro caratteri genetici nelle generazioni successive.
Notare in particolare il fatto che la trasmissione casuale dei geni sia indifferentemente mantenuta in ogni ipotesi moderna! Nessuna alternativa altrettanto capace di inglobare la genetica moderna (Mendeliana e post Mendeliana) è stata mai proposta in sua vece! E neanche il creazionismo (e l’Intelligent Design) sono riesciti a proporre qualche variante epistemologicamente equivalente di questa terna di affermazioni.
Né possono farlo, visto che le uniche alternative proposte dai sostenitori di tali congetture è che questa terna di fenomeni debba essere o:
- rigettata in quanto falsa; o:
- sottoposta a supervisione e specifici interventi da parte di un ente sovrannaturale (Dio).
Ebbene, queste due alternative sono rispettivamente:
la (1) assolutamente non dimostrata (falsificata) a livello sperimentale e;
la (2) intrinsecamente indimostrabile a livello epistemologico.
I creazionisti tentano di mettere alla berlina l’evoluzionismo invocando scientemente il corretto principio epistemologico secondo il quale nessuna teoria scientifica debba esser considerata fatto indiscusso e senza alternativa. Vero! Ma se pretendono di esser collocati sullo stesso piano di una teoria scientifica dovranno subire anch’essi analogo destino, cioè quello di vedere discusse le loro (confutabilissime) opinioni.
L’aspetto più determinante è che a fronte della teoria dell’evoluzione i creazionisti non sono mai riusciti a formulare una quale alternativa (scientifica), mentre sono costretti, perché proprio non ne possono fare a meno, a dare in parte ragione alla Scienza risolvendo in maniera ridicola i LORO problemi: per esempio non potendo negare che l'Oceano Atlantico sia un prodotto recente di apertura oceanica, imputano questo fenomeno al diluvio universale (ovviamente senza ipotizzare un meccanismo per questo movimento), oppure persa ogni speranza di contestare l’inevitabile accumulo di variazioni dovuto a indubbie mutazioni si sta sviluppando tra gli anti darwinisti una nuova strategia: l’evoluzione sarebbe in atto solo all’interno delle famiglie tassonomiche. In altri termini: Dio non ha creato l’uomo – come recitava il vecchio creazionismo – ma le singole famiglie (nel nostro caso gli ominidi).
Per contro l’evoluzionismo è in incessante sviluppo tramite continue estensioni e affinamenti della teoria darwiniana originaria (come in ogni altro campo scientifico!). Abbiamo, tra le tante, la teoria degli equilibri puntuati di Gould e Eldredge, la teoria neutralistica di Kimura, le varianti della teoria ‘semantica’ di Marcello Barbieri, le implementazioni fondate su principi strutturali esogenetici, sull’evo-devo, che prendono in considerazione regole geometrico funzionali, vincoli diffusivi termodinamici, aspetti inerenti funzioni metaboliche e leggi valide a livello molecolare, e quant’altro.
4. LA DEBOLEZZA DELLE RAGIONI DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI
Prestiamo ora attenzione ad un altro aspetto: le obiezioni sollevate dai movimenti creazionistici e sostenitori dell’Intelligent Design non sono mai rivolte all’aspetto teorico dell’evoluzionismo ma alle evidenze proposte a sostegno dello stesso. Anche nel corso di questo incontro sono stati messi in dubbio solo dati paleontologici e – sic! – la bontà delle datazioni fondate sull’uso dei radioisotopi. A tutt’oggi nessun creazionista sia in grado di proporre una, diconsi una, teoria (ovviamente… scientifica) atta a descrivere con la stessa dovizia di particolari e livello di sovrapposizione dei conseguenti alberi genealogici le evidenze molecolari date dalle recenti tecniche di sequenziamento di DNA interspecifico. Una risposta che ancora attendo (invano) sin dall’incontro del 17 Ottobre 2009. Aspettiamo.
Il fatto è che ‘nessuna di queste evidenze’ è parte della teoria dell’evoluzione. Questi sono dati sperimentali, non la teoria evolutiva! La confusione tra creazionisti è enorme! Solo per inciso, visto che si è parlato di ‘300 milioni di fossili’, sarebbe opportuno verificare, vado a braccio, quante delle datazioni di questi fossili sia da correggere alla luce di certe obiezioni. Non è dato saperlo.




















