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mercoledì 15 dicembre 2010

Roberto Verolini risponde agli anti-evoluzionisti 2

In questa seconda (e per adesso ultima) parte Roberto Verolini risponde al professor Catalano e a Fabrizio Fratus. Lo ringrazio per i suoi post, che mettono in luce come gli antievoluzionisti ancora non abbiano una teoria scientifica accettabile. Con un avviso per tutti i protagonisti della querelle ( me compreso):, non mettiamola sul personale e atteneniamoci solo alla questione scientifica. Prossimamente posterò un "riassunto ragionato con i link"

RISPOSTA AL PROFESSOR CATALANO:

Riconosco volentieri al professor Catalano il merito di aver indicato punti precisi di confronto senza inopportuni e spiacevoli personalismi. Le mie risposte potranno dunque essere, grazie alla nettezza delle sue argomentazioni, molto dirette e sintetiche:


1. Sì, si hanno numerose evidenze che mostrano come l’ambiente “sia in grado di realizzare un processo di selezione della forma … attraverso un processo cieco per prova ed errore" (vedere sotto per gli aspetti strutturali). Queste evidenze vengono, as esempio, da esperimenti di chimica prebiotica e complessi progressivamente autocatalitici. Altri contributi? Un nome (e provocazione!) tra i tanti: il prof. Sermonti.

2. In merito alla possibilità di formazione di strutture anatomiche complesse (le conchiglie etc.) non penso sia oltremodo importante sapere “se alcune forme fossili del Cambriano presentano la stessa spirale dei molluschi ancora oggi viventi" ma se si possono effettivamente realizzare, o meno, per via immanente. Questo era il nodo del discorso. Comunque: sulla differenza o meno delle forme non ne sa nulla l’evoluzionista? Forse. Ma neanche il creazionista. Il problema però è un altro: è quello della possibilità di formarle con il meccanismo proposto dall’evoluzionismo. Ebbene, la teoria dell’evoluzione adottata in ambito scientifico propone indizi a favore di questa possibilità. 

E vorrei rimarcare come questo stato dell’arte non corrisponde all’avere in tasca una teoria assoluta e definitiva; ma solo una teoria, come le altre, da sottoporre continuamente a verifiche. Ora, sia a chi dice "no" che a chi dice "si" io chiedo lumi. Sinora ho significativi e ripetuti indizi per il "" e nessun serio indizio (Popper, dove sei?) – se non... "non riesco a capire come" o apodittici "è impossibile" – per il "no"! Il nostro "non riuscire a capire" non è sinonimo di impossibilità. E il capire o non capire è anche fatto di contesto. Attenzione: in nessuna scienza il non capire ha implicato… invocare enti sovrannaturali o dinamiche divine. Sarebbe la morte della scienza. E poi: nell’esempio della piuma fluttuante alla Forrest Gump che non si presta alle esigenze di una scienza ‘galileiana’ da suffragare con esperimenti riusciti si ricorre a limiti umani di computazione, senza invocare divinità o impossibilità di principio, mentre per l’emersione di forme biologiche sì? Mi sembra molto parziale questo diverso atteggiamento. Il primo è solo un problema di calcolo e non di principio? Non lo si può galileianamente sostenere… dunque: è metafisica? Sia chiaro: non lo sostengo. Ma tant’è! 

E ancora: "diversamente credente” io per sostenere certe dinamiche? Professor Catalano, io non mi sono mai minimamente spacciato per presuntuoso assertore di verità definitive, o quant’altro. Mi reputo umile ricercatore interessato di temi inerenti l’evoluzionismo, i rapporti tra scienza e metafisica, i limiti e i valori di modalità di conoscenza come scienza, filosofia e… a margine, critico valutatore di asserti teologici. La mia è una ricerca personale, nulla più. Solo che cerco di tenere ben distinti gli ambiti e i limiti di ciascuna di quelle modalità. Checché se ne dica, sono da sempre "agnosticamente" aperto al dialogo e all’ascolto delle tesi di tutti i miei interlocutori: la mia presenza agli incontri AISO lo dimostra. Non mi si perorino, dunque, come alternativa all’odierna conoscenza scientifica, ipotesi cosmogoniche cosmologiche che potevano andar bene per antiche popolazioni di agricoltori/allevatori del medio oriente. La vera scienza vive di critiche: ebbene, lo stesso vale per le posizioni contrapposte. Dunque: Vino nuovo in otri nuovi. Sto sostenendo questo, null’altro.

In merito agli "avatar intenzionali", no, la selezione naturale non è un agente intenzionale, ma manifestazione di una realtà naturale immanente profondamente strutturata, complessa, vincolata a fattori dimensionali, fisico - chimici, ecologici, storici e quant’altro – ed è a questa realtà e su questa realtà (pre-biotico / genetica) che si rifanno i genomi e su cui poggia l’emersione dei fattori biologici e del fenomeno – non agente intenzionale, ripeto – della selezione naturale. E quella realtà presenta una sua intrinseca struttura informazionale. Vorrei ribadirle, semmai ce ne fosse bisogno, la radicalità della mia posizione agnostica: io non mi pronuncio mai sull’eventuale causa ontologica prima della realtà naturale come fa di solito il credente o l’ateo: ignoro questo aspetto e lo ammetto. Ma non ho bisogno di tali affermazioni visto che le alterne opzioni che prendo filosoficamente in considerazione risultano nella prassi assolutamente affrancate dai contenuti delle congetture proposte per cercare di rispondere a tale quesito metafisico. Un quesito che almeno deve essere rimandato a quel che dovrebbe aver causato la realtà naturale, ovvero al Big Bang – e se fosse possibile – alla sua causa. (N.B. sa di certo che recenti ricerche su fluttuazioni cosmiche primordiali sembrano indebolire l’uguaglianza Big Bang=creazione tanto invalsa tra credenti… per la serie… la scienza sorprende sempre per il suo immanente e pervasivo essere epistemologicamente in fieri!)

Vede, comprendo come lei non abbia avuto l’opportunità di conoscere con sufficiente dettaglio le mie posizioni: questo spiega molte cose. Mi permetta: lei sì che ha replicato alle mie affermazioni. Le riconosco questa sua correttezza!


RISPOSTA A FABRIZIO FRATUS

Ho lasciato per ultima la risposta a Fabrizio perché, con lui avevo pensato di aver fondato un simpatico e rispettoso rapporto personale. Ma, caro Fabrizio (ti do del tu, se permetti) sono rimastoamareggiato dal tenore sconveniente delle tue risposte. Proprio mentre stavo preparando questa risposta ho letto dei tuoi post  sul blog "la destra"  e "il talebano", in cui hai reiterato un atteggiamento… decisamente sconcertante.

In soldoni: ho accettato gli inviti dell’AISO e spero di aver onorato l’ospitalità con un comportamento di rispetto – pur se fermo nei miei distinguo – nello spirito di un corretto confronto.
No, non voglio “… entrare a far parte del circuito della “nomenclatura evoluzionista”… ", "ottenere riconoscimenti in gotha evoluzionistici, pubblicità o notorietà", come si è insinuato. Non ho il minimo intento di essere parte di questi circuiti: sono un semplice studioso che cerca di capire le cose per se stesso. Se però questo è quel che si sospetta posso declinare ogni ulteriore invito e tranquillamente andare per la mia strada: ciò c’è alcun problema. Poi. Le uniche considerazioni personali che mi son permesso con te sono state limitate, bonariamente, alla tua sola… passione calcistica. Dunque mi si dovrebbe spiegare dove e perché mi sia comportato da "saccente, arrogante e presuntuoso". Io affronto confronti personali in modo diretto ma discreto: se ho da dirti qualcosa di personale mando una mail. No, mi è sembrato molto garbato un certo tuo tono.

Cos’è per te saccenteria, arroganza e presunzione, difendere in modo innanzi tutto personale, netto e con ragionamenti posizioni differenti da quelle dell’AISO, e in generale degli anti-evoluzionisti? In risposta alle mie affermazioni hai indicato le opinioni personali di gente come Hack, Formenti etc., affermato che io non abbia "… compreso bene cosa sostengono gli anti-evoluzionisti e i creazionisti". 
Che c’entrano la Hack e il Formenti, che secondo te sono veri anticreazionisti, con quanto io ho detto e scritto? Ho esposto le mie idee e rispondo di quel che io ho detto. Si valutino i contenuti delle mie affermazioni, come ha fatto il prof. Catalano. Se non garbano, non è un mio problema. 
Le mie argomentazioni sono “pretestuose e decisamente poco veritiere"? Quali, dove e perché, di grazia? Evochi dogmi materialisti e improbabili sillogismi evoluzionismo/ateismo: che c’entrano con le mie tesi? Citi Marco Ferrari, il quale avrebbe voluto evitare figuracce a me e Piombino scrivendo che “non siamo propriamente degli evoluzionisti"? Ringrazio il sig. Ferrari, ma… non serve. E perché poi? Chi è ‘vero evoluzionista’? Chi propone la canonica teoria darwiniana, penso. Allora, io e Aldo – da quel che ho sentito – siamo perfetti evoluzionisti!

NOTA DEL REDATTORE: Marco ha successivamente spiegato cosa voleva dire: non abbiamo specifici studi universitari in biologia evoluzionistica, solo quello e temeva delle "trappole".

Ebbene: io mi limito a questo: all’aspetto concreto. Non speculo sull’evoluzionismo – sia pro che contro – ai sensi di personali posizioni ideologiche pregresse o quanto meno faziose, come fai nel mentre scrivi (permetti? affermazione filosoficamente sballata) che il "neodarwinismo è una religione su cui si fonda il pensiero ateo”! Signori, atteniamoci ai soli fatti e contenuti! Il neodarwinismo è ateo? Così come sono atee, allora, E=mc2 o F=ma? Ma scherziamo? Caro Fabrizio: a Roma eri dei nostri quando ho chiarito l’inconsistenza epistemologica dell’associazione evoluzionismo = ateismo?

La scienza non è atea: è epistemologicamente e intrinsecamente agnostica (a-gno-sti-ca! Sapresti indicare teorie scientifiche atee? O cattoliche… o quant’altro?
L’ateismo poi è filosoficamente disarticolato dall’evoluzionismo e storicamente anteriore. Ovvio poi che l’evoluzionismo possa corroborare un certo ateismo, che indico come reattivo, ma non ne è la causa: questa è una banale farlucca! L’evoluzionismo, di per sé agnostico, è in contrasto con aspetti formali di specifiche credenze religiose e di conseguenza, confutando tali contenuti, induce il loro ripudio. Tutto qui.
In sintesi, prima di sciorinare accuse di saccenteria, arroganza etc., prego attenersi a quel che sostiene l’interlocutore: e ho proposto cose ben diverse e circostanziate nei confronti di tali boutade e di certe repliche. Capisco: il calcio è per molti… ma non per tutti.
Sottolineo poi il passo in cui scrivi come “Roberto Verolini, in un passaggio del suo doppio post, sostiene che anti-evoluzionisti e creazionisti sono in confusione… ohi ohi ohi professor Verolini, ricordiamo che l’anno scorso, durante il contraddittorio a Milano, il professor Ferdinando Catalano ha dovuto mettere ordine alla tua confusione sul concetto di “informazione” spiegando, davanti ad un pubblico di oltre 130 persone, che l’informazione ha sempre necessità di intelligenza". A prescindere dalla mancanza di rispetto del brano; caro Fabrizio, la tua memoria sembra molto selettiva: dimentica quel che non garba? Replicai alle modalità con cui si propose il tema "informazione e entropia" invocando l’autentico significato scientifico di quest’ultima (variazione di spazi di stato controfattuali equiprobabili, etc. e non la vulgata disordine / ordine) che conduce a ben distinte conclusioni. Strano: nessuna traccia mnestica o… rimozione freudiana?
E sono stato saccente, arrogante e presuntuoso nell’affermare che il creazionismo non è scienza (fatto ammesso anche da Catalano!) e che l’evoluzionismo, ricorrendo a soli aspetti immanenti è l’unica ipotesi oggi conosciuta capace di assumere lo status epistemologico di teoria scientifica? Ma è la realtà! Cosa posso farci? Oppure: lo sono stato nel mentre riconosco che non tutti gli eventi e fenomeni biologici sono descritti dall’odierna teoria dell’evoluzione e che sono – io, come quegli evoluzionisti che non sono caduti nell’errore del supportare le personali convinzioni metafisiche con questa o quella teoria scientifica – sempre ben disposto ad ammettere integrazioni, revisioni? (sempre epistemologicamente valide però! Ovvero, fondate su enti, fatti e fenomeni immanenti e non… su improbabili interventi sovrannaturali tra l’altro… teologicamente goffi e niente affatto necessari!)

E infine: sono forse saccente, arrogante e presuntuoso nel riferirmi alla "proposta indecente" (è solo ironia eh!) di Harun Yahya, su cui ci si è arenati sul mio conto in banca senza notare come indicassi l’assoluta infondatezza epistemologica della stessa proposta di tale autore? Non nascondiamoci dietro le mie disponibilità di denaro quando non si sa cosa rispondere… Il solito errore: si guarda la mano che indica la Luna e non quest’ultima! Il fatto è che non esiste alcun dato empirico capace di provare in modo definitivo una teoria scientifica; non solo l’evoluzionismo: qualsiasi teoria. Questo è noto oramai da decenni alla filosofia della scienza! Quel che ho voluto indicare con tale provocazione è poi il secondo, fondamentale errore concettuale – ergo filosofico – in cui è caduto Harun Yahya: errore celato nei mantra che ripete in quasi ogni pagina del suo mastodontico libro. Libro che ho letto, caro mio, perché io leggo i lavori dei miei interlocutori! Allora leggilo e scoprilo. Poi prendine atto e esponi, se vuoi, le tue osservazioni.
Concludo: non ho intenzione di calarmi in defatiganti contenziosi. Non mi interessa contrapporre opinioni a opinioni, come disse Nietzsche: voglio solo cercare di sapere se ho torto o ragione sulle cose. Onestamente, con rispetto reciproco e nel reciproco aiuto. Altrimenti la cosa finisce qui. Un saluto a tutti voi…

martedì 14 dicembre 2010

Roberto Verolini risponde agli anti-evoluzionisti 1

Ho ospitato volentieri l'amico Verolini su Scienzeedintorni e devo dire che a questa maniera stiamo un pò proseguendo il dibattito romano del 22 ottobre. Ai suoi post sono seguite delle risposte da parte di Bertolini, Catalano e Fratus  a cui Roberto vuole a sua volta rispondere. Pertanto con vivissimo piacere lo ospito ancora una volta.

A seguito dell’incontro AISO di Roma del 22-10-2010 ho avuto la possibilità di pubblicare una serie di articoli sul Blog Scienzeedintorni curato da Aldo Piombino, in cui ho sintetizzato il mio intervento. In sintesi, se si vuol davvero impostare un confronto serio e equipollente sull’evoluzionismo si devono trattare tutte le ipotesi alternative eventualmente in lizza sullo stesso status epistemologico.
Ciò comporta inevitabilmente, ai fini di un corretto confronto, che le ipotesi alternative – qualora vengano proposte – debbano essere sviscerate, criticate e valutate ricorrendo a un comune denominatore: essere o meno, ai sensi dell’odierna epistemologia, di status scientifico. Denominatore che, necessariamente, deve anche prevedere una valutazione dialettica, logico filosofica – qualora non si possa ricorrere a evidenze eminentemente scientifiche – ma non ideologico dogmatica!
Ma questo comporta che anche le congetture inerenti a ipotesi metafisiche di creazione possano sottostare ad analoghe critiche, e non accettate fideisticamente per mera congiuntura confessionale. 

Dunque ho eccepito che, a prescindere dall’enorme tasso di intrinseca incoerenza delle ipotesi solitamente avanzate dagli creazionisti/anti evoluzionisti (origine dell’uomo e spiegazioni inerenti le dinamiche naturali etc.), desunte più dalla tradizione esegetica cattolica – palesemente contingente e problematica – che da oggettivi riscontri, tali tesi non possono essere affatto poste quali canone del pensiero teista, prototipo par excellence per il confronto filosofico con le posizioni laiciste

Come si vede non ho minimamente invocato l’evoluzionismo a sostegno o meno delle mie soggettive posizioni filosofiche, di fatto agnostiche, (che, tra l’altro, mi guardo bene dal mettere in campo, ai sensi sia del rispetto della distinzione tra soggettività e ricerca di oggettività!). Ciò ai sensi del riconoscimento dell’autonomia e terzietà della sfera dell’indagine scientifica vera e propria, dalla quale cerco di trarre, onestamente, senza alcun malcelato e strumentale intento revisionista o sincretista, tutte le implicazioni procedenti dal paradigma neodarwiniano canonico (o evoluzionista) – e non solo quelle eventualmente adattabili ai miei personali valori metafisici. In altri termini: sono nella condizione di valutare l’evoluzionismo essenzialmente per i suoi contenuti, e non in funzione dell’essere ateo o credente. Per questo e solo per questo riconosco all’evoluzionismo lo status di unica teoria scientificamente proponibile ad oggi disponibile. Di conseguenza la accetto in toto.

Confidare o meno nella teoria darwiniana non è dunque legato alle mie (personalissime) idee in merito a questo punto, ma risulta mera (e serena) valutazione epistemologica, assolutamente non viziata da esigenze ideologiche. Ebbene, mi compiaccio di poter esibire questa assoluta assenza di tali istanze soggettive nelle mie tesi, che concordo possano risultare originali.

In risposta ai miei articoletti gentilmente ospitati su Scienzeedintorni sono dunque comparsi sul sito dell’AISO tre repliche dei sig. Fratus, Catalano e Bertolini.
Essendo queste repliche citate in commenti del blog di Aldo, mi permetto di rispondere da questo sito.
A tali risposte desidero replicare, senza imbarcarmi in defatiganti infruttuosi contenziosi che, in considerazione di quel che si intuisce dal tenore di certe repliche, si prospettano decisamente infruttuosi

Prima di tutto, una considerazione personale: recita un famoso motto: “Molti nemici (in questo caso interlocutori) molto onore!”. Per l’appunto, sono onorato di aver suscitato le repliche di ben tre interlocutori! Un’ultima considerazione ‘personale’: diverso è stato il tono delle tre risposte: a mio parere, mi è sembrata assai esacerbata – e francamente sgradevole – quella di Maurizio Fratus. Risponderò lasciando in secondo piano riferimenti a questo aspetto – che non interessano il lettore.
Replicherò solo ai temi più salienti; non è possibile riportare in un solo post l’oceanica mole di eccezioni che possono derivare dalle affermazione dei tre autori. Sarà sufficiente, in questo rapido scambio di battute, indicare il senso generale delle critiche. Per chi voglia approfondire gli argomenti… ci sono traboccanti bibliografie internazionali scientifiche e forensi (e non solo… qualche scaffale di libreria!)


 1. RISPOSTA ALL'INGEGNER BERTOLINI
L’ing. Bertolini parla della mia "non comprensione" del meccanismo evolutivo proposto dai creazionisti. Strano! Ho chiesto di conoscere il meccanismo creazionistico/evolutivo da contrapporre a quello proposto da Darwin. Ebbene: sono (siamo, dato che mi colloco a fianco degli scienziati evoluzionisti) in attesa dell’illustrazione di tale alternativa, che deve ovviamente prevedere uno strumento di emersione delle strutture genetiche, di trasmissione e quant’altro occorre per collocarsi sullo stesso piano epistemologico dell’evoluzionismo. Ricordo che meccanismi e dinamiche – per essere annoverate tra le teorie ‘scientifiche’ debbono prevedere (e siamo a monte della fase di verifica sperimentale) enti e dinamiche – attenzione qui! – perfettamente e esclusivamente IM-MA-NEN-TI! Ebbene: quale sarebbe questa proposta? Chi l’avrebbe formulata? Dov’è? Signori, non ce n’è punto… Ora: allorquando i creazionisti produrranno suddetta alternativa potranno essere presi in considerazione in ambito epistemologico scientifico.
Malgrado l’assenza di questo contenuto la discussione potrà essere condotta sul piano filosofico e congetturale – sempre lecito ma tale! – da cui, come si può verificare, non mi sottraggo minimamente. Ora, in questa eventualità, si sappia che le possibili osservazioni e critiche al creazionismo sono ben maggiori di quelle provenienti dal versante scientifico epistemologico. Per quanto mi riguarda ho fatto la mia proposta – nota al Bertolini. Ma non emerge a tutt’oggi alcuna valutazione o eccezione. Passiamo oltre.

Alla mia richiesta "perché Homo erectus e H. habilis", volta a significare l’assurdità non tanto scientifica quanto ‘teologica’ (tout court) della sedicente ‘creazione direttanon di singole specie ma di “famiglie e generi da parte del Creatore", Bertolini replica che 'l’H. habilis non è più considerato un taxon valido’. Poi esprime considerazioni sull’altra mia provocazione – ma non si intuiva la chiave ironica? – inerente alle indignitose razzie nelle gonadi di obnubilati primati che il creatore sembrerebbe chiamato a fare nelle proposte creazionistiche di eventi creativi a livelli tassonomici metaspecifici.
Per quanto riguarda l’inesistenza degli ominidi di cui sopra, ciò è tutto da provare, visto che oltre i due autori bibliografati dal Bertolini esistono centinaia di paleontologi (altrettanto evoluzionisti… o forse più?) che sostengono elementi… diciamo (con un eufemismo) in leggera controtendenza! Ma non è questo il problema: il fatto è che la risposta verte solo su elementi semantici, essendo riferita a concetti che risultano esser solo artificiose categorie cognitive.

Il genere Homo ha una pletora di forme progressivamente e liberamente distinte che sono solo indicate dalle nomenclature binomie per meri fini cladistico/tassonomici. Da tempo è acclarato che il classico concetto di "specie" è invocato solo per comprensibilissime esigenze classificatorie; in altre parole, le sequenze di autentiche forme naturali sono costrette in classi discrete, stante il ricorso a una categoria aristotelica che in realtà non ha necessario riscontro in natura nella sua assolutistica accezione logica! (Esempio: le "specie anello"). Il dicotomico, aristotelico concetto di specie è intrinsecamente contraddittorio e deve assumere un’accezione sfumata quando lo si applica alle autentiche forme naturali – e si noti bene che quest’ultimo aspetto è un fatto empirico, non un contenuto teorico dell’evoluzionismo!

Questa intrinseca contraddizione logico semantica è stata brillantemente spiegata da autori come Dennett… e oramai pacificamente acquisita – sotto il profilo epistemologico – da ogni studioso… del ramo. In altre parole: possiamo sì indicare l’"Ultimo re di Roma" o il "primo uomo sulla Luna"… ma non possiamo parlare allo stesso modo del “primo uomo" o dell' “ultimo ominide”! (N.B. Fatto debitamente illustrato nel 2009)
Non si gradisce dunque Homo erectus, o Homo habilis? Bene. Cosa si vuol scegliere? Abbiamo Homo antecessor, Homo ergaster, Homo floresiensis, Homo heidelbergensis, Homo neanderthalensis, Homo rudolfensis. Cui prodest dunque questa allegra compagnia di Homo sapiens sapiens? Come si vede il problema – ripeto: anche e soprattutto teologico – permane in tutto il suo risalto!

Aggiunge poi Bertolini: “Tutti i fossili dei cosiddetti ominidi (una descrizione molto vaga) si possono considerare: varie specie di scimmie o altrimenti pienamente umani. Non esistono diverse specie d’uomo, ma esiste unicamente la razza umana". A parte il fatto che esiste al più la specie umana, le razze umane non esistono, tale affermazione deve essere dimostrata, grazie. E a tutt’oggi questo non è dato. Anzi, tutto concorre a delineare (scientificamente) qualcosa di molto più articolato e differente. È un’opinione lecita, nulla da eccepire, ma che risente clamorosamente di precise influenze fideistiche. Ma… è soltanto ‘un’opinione’, tra le tante, che, in particolare, si palesa del tutto anacronistica, ridondante, contingente e superflua, in relazione ai contenuti di concezione alternative – N.B. non materialistiche! – quale quella del sottoscritto assolutamente non gravata da tali risibili esigenze formali.

Un secondo punto della replica del Bertolini è quello sull’interpretazione dei dati molecolari in ottica evolutiva, che si etichetta come "favola" a cui io avrei… abboccato. Beh… l’analisi dei suddetti dati molecolari esprime oggettivi e coerenti fenomeni di coalescenza molecolare che a tutt’oggi sono spiegati solo ed esclusivamente dalla teoria evoluzionistica. Ora, ai sensi del sano metodo scientifico è a carico della controparte il proporre un altro meccanismo interpretativo e confutare quelle implicazioni. Scienza esige scienza. Il fatto poi che si voglia attendere – a confutazione dell’evoluzionismo – la necessità di una stretta analogia tra differenziamento anatomico e molecolare deriva dal disconoscere il vero significato esplicativo dell’analisi molecolare interspecifica: ad esempio, l’ambiente interno in cui agiscono le dinamiche evo/devo non corrisponde affatto alle condizioni macroscopico fenotipiche ed ecologiche a cui gli organismi, nel loro complesso anatomico ed etologico, debbono far fronte.

Ultima osservazione. In merito alla mia obiezione – da smentire in modo filosofico/scientifico oggettivo, e non con asserti fideistici – in relazione ai "difetti strutturali di organi e reti metaboliche” Bertolini replica che “i creazionisti sostengono che Dio creò l’uomo e gli altri animali perfetti”. E che il sottoscritto avrebbe dovuto “…opportunamente svolgere una rapida e semplice lettura della Genesi scoprendo che l’imperfezione subentrò nel creato (dopo la disobbedienza dell’uomo, chiamato peccato), ecco allora svilupparsi la degenerazione del genoma, l’incremento delle mutazioni (che risultano in una perdita d’informazione genetica) e cosi le gravi patologie dei esseri viventi". 
 Davanti a queste affermazioni – a cui replico en passant – e visto quanto scritto da Fratus devo concludere che siano quanto meno singolari le accuse al sottoscritto di non tener conto delle opinioni dei creazionisti, quando entrambi hanno replicato senza minimamente tenere in conto le mie tesi e, ancor più le produzioni che entrambi hanno avuto da tempo in dono (a questo punto spero siano state accolte come tali!).

L’imperfezione subentrata a causa del peccato originale è innanzi tutto un mero e con-tin-gen-te asserto fideistico – tra parentesi, fortemente dibattuto in teologia. Prescindendo che questa concezione è – of course – totalmente aliena a qualsiasi riferimento immanente e ancor più scientifico e storico (come, dove, quando sarebbe occorso tale fatto, in cosa sarebbe consistito, come si sarebbe diffuso nell’ecumene umana, come avrebbe potuto alterare aspetti termodinamici, genetici, biologici etc.) e evidenzia clamorosamente il fatto che si siano quanto meno ignorate le mie tesi incentrate proprio su questo punto!

Ora, ai sensi di un garbato e corretto dialogo, dove si dovrebbe obiettare all’interlocutore solo per le sue affermazioni e non per generiche e sedicenti attribuzioni ad asserti di terzi, giro all’ing. Bertolini la frase conclusiva del suo stesso intervento, con due sole sostituzioni: "Bertolini" per "Verolini" e "creazionisti" per "evoluzionisti": “Mi auguro che Bertolini possa prendersi l’impegno di studiare e approfondire quello che veramente viene sostenuto da Verolini senza ricorrere ai soliti avversari di comodo che vengono inventati opportunamente. Sarebbe positivo se i creazionisti studiassero anche la loro ipotesi con gli occhi aperti cercando di liberarsi da pregiudizi, riuscendo, forse, a vedere tutti gli errori della loro ipotesi".

giovedì 18 novembre 2010

Roberto Verolini per Scienzeedintorni 3: il Dio di Darwin: una alternativa laica al creazionismo e all'intelligent design

Pubblico il terzo (e per ora ultimo) contributo di Roberto Verolini. Mi scuso per il ritardo ma in questi giorni sono molto impegnato.


Vorrei volgere l’attenzione su un aspetto singolare, che rappresenta l’essenza del lavoro di ricerca (lo ammetto con ampie implicazioni filosofiche) sul tema del confronto scienza/fede da me condotto con il supporto dell’Università degli studi di Camerino (MC). 

Da aperto e integerrimo assertore dell’evoluzionismo mi schiero inequivocabilmente tra gli evoluzionisti più puri e intransigenti nella loro opposizione al creazionismo. Ma penso di farlo da una provocatoria posizione da affiancare quella usuale. Una provocazione proposta alla luce dell’applicazione di un fondamentale principio della biologia: quello della esclusione competitiva, secondo il quale la maggior competizione naturale si ha tra specie che condividono la stessa nicchia ecologica. Dunque mi schiero a fianco dei darwinisti classici (sovente atei) per sostenere, alla luce di una posizione agnostica, posizione che rispecchia il vero contenuto di conoscenza o meglio ‘non conoscenza’ delle nostre ipotesi del tema, per confliggere con gli antievoluzionisti (alias teisti) da una alternativa prospettiva critica.
La strategia è la seguente: invece di contestare il canone Sacro dall’esterno, da ateo, perché non proporre un’alternativa agnostica, laica ma interna al polo filosofico del Sacro, ai sensi di una competizione epistemologica? Forse non si doveva ‘spingere’ per chiudere quella porta: forse la si doveva ‘tirare a sé’, per aprirla, senza timori, all’indagine filosofica laica. 

Normalmente il dibattito viene condotto quasi in ossequio al seguente sillogismo:
Sé l’evoluzionismo è vero ‘allora’ Dio non esiste.
Da ciò derivano posizioni opposte:
a) L’evoluzionismo è vero allora Dio non esiste; dunque bisogna optare per l’ateismo;
b) Dio esiste: allora l’evoluzionismo è falso. Per questo bisogna optare per il teismo.
Queste è quanto accade negli scontri tra evoluzionisti e creazionisti. In realtà è facile dimostrare come tale sillogismo sia logicamente infondato. L’evoluzionismo non fa alcuna affermazione in merito alla possibile esistenza o meno di un ente creatore. Né può farlo, da brava teoria scientifica, per quanto esposto sopra. La scienza non contempla interventi sovrannaturali: è a-tea nella sua prassi. Ma, ammesso questo, è agnostica nella collocazione filosofica. Differenza sottile… ma sostanziale. L’evoluzionismo è agnostico – come lo fu lo stesso Darwin, e il sottoscritto. Una volta chiarito questo, è inevitabile – come accadde alla teoria eliocentrica sostenuta da Galilei – come possano intercorrere insormontabili incompatibilità tra ‘particolari accezioni di Dio e creazione’ e le istanze dell’evoluzionismo. È infatti possibile dimostrare che:
  1. L’evoluzionismo è in contraddizione con l’idea di Dio (e creazione) dei creazionisti.
  2. L’evoluzionismo può risultare coerente con concetti alternativi di Dio (e creazione): il Dio (Kenotico) di Darwin.
Dunque, dimostrando la validità delle due posizioni, si dimostra logicamente l’inconsistenza dell’opzione A) solitamente opposta all’evoluzionismo. Questo il fine del nostro intento. La confutazione del creazionismo può procedere da due direzioni: quella classica, esterna, materialistico naturalistica e la presente, interna, agnostica, che non arrischia alcuna affermazione in merito al tema ateismo/teismo tout court ma delinea una terza posizione interpretativa del tema non viziata da scelte epistemologicamente impossibili: per l’appunto, ideologiche. Ciò costituisce l’applicazione del principio di esclusione competitiva di cui si accennava.
I dettagli del lavoro svolto, condensato nell’ultima produzione “Il Dio di Darwin. L’alternativa laica al creazionismo e l’Intelligent Design” sono consultabili nel sito www.diolaico.it. Si precisa come non si stia proponendo alcun Dio di Darwin: ma solo un’analisi filosofica che tende a fungere da caustica provocazione nei confronti del creazionismo ortodosso.
Questa provocazione riesce a smascherare le vere velleità ideologiche e la parzialità e contingenza delle posizione degli antidarwinisti che speculano sugli aspetti di forza del metodo scientifico solo ed esclusivamente per sostenere visioni ideologico confessionali – tra l’altro assolutamente contingente e anacronistica, essendo fondata su assunti pre scientifici e limitati.
In altri termini: la trasformazione globale della scienza occorsa nel corso del ‘900 esige a livello filosofico a una altrettanto inedita trasformazione del retroterra filosofico in cui si collocano questi temi. 



Scrisse John Dewey: “L’Origine delle Specie ha introdotto un modo di pensare che alla fine era destinato a trasformare la logica della conoscenza, e perciò la trattazione della morale, della politica e della religione.” Cosa ancora di lì da venire. La scienza, darwinismo in testa, può dimostrare senza pregiudizi di sorta, in modo rigorosamente filosofico, che i ricorrenti concetti di Dio, scienza, religione sono contingenti, infondati: ovvero diventare strumento di una discriminazione filosofico profonda. Come arguì Dewey, il pensiero darwiniano è molto più dirompente ed efficace di quanto si pensi. «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia» scrisse Shakespeare. La laica proposta del Dio di Darwin può svelare una realtà celata là dove non si era mai osato… osare! È vero: niente è più fecondo del mettere in dubbio l’ovvietà… 

Basta così. Gradirei infine che l’AISO esternasse una mia proposta al sign. Harun_Yahya, “nom de plume” del turco Adnan Oktar: questo stravagante teologo islamico boccia la teoria darwiniana attribuendole, tra l’altro, la paternità dei peggiori mali della storia moderna: fascismo, nazismo, terrorismo, degrado morale etc. Nella sua opera, L’atlante della Creazione, asserisce che le specie viventi sono frutto di un divino e lungimirante disegno creativo focalizzato nella creazione dell’uomo. Ovviamente tralascio tutte le critiche che si possono fare sulle sue affermazioni, alcune assolutamente imbarazzanti sotto il profilo epistemologico per l’autore. Ebbene: l’AISO sta da qualche tempo caldeggiando, come ammesso, una sodalizio di intenti con questo signore e hanno affermato – se non erro – che tale Yahya abbia offerto 7 milioni di euro a qualsiasi evoluzionista in grado di trovare un fossile che confermi il darwinismo. Ebbene, metto a disposizione il doppio a favore di qualunque studioso capace di presentare un fossile in grado di dimostrare la creazione diretta e immediata delle specie viventi da parte di Dio. Intesi?

Ultimo appunto: uno studioso presente dal pubblico del 22 ottobre è stato invitato ad illustrare alcuni studi su delle teorie fisiche (teorie quantistiche relativistiche) che prevedono, da quanto si è appreso, la possibilità di una sorprendente inversione dell’universale principio di causa effetto a motivo degli sconcertanti fenomeni in atto nel mondo quantistico, dove la freccia del tempo, ai sensi di alcune formulazioni matematiche, potrebbe scorrere in senso inverso (seppur per brevi istanti di tempo).
Evidente il tentativo di poggiare su tali studi al fine di ripristinare quel finalismo teloenomico implicito nel classico concetto di creazione cassato dall’evoluzionismo e da altre teorie scientifiche (teorie dei sistemi complessi e meccanica quantistica su tutte). Non sono un esperto di fisica relativistico quantistica, ma sin dai lavori di Feynmann il tema (interessantissimo) è dibattuto. Ovviamente alcuna magica manina sovrannaturale è chiamata in causa dagli autori.

Ovviamente ci sarebbe da valutare se in tale eventualità si possa poi sostenere aspetti altrettanto importanti per i creazionista: uno su tutti il libero arbitrio! Ma tant’è…
Si cita questo intervento poiché è sembrato scorgere nella presentazione di questi studi, indubbiamente singolari, lo stesso refrain utilizzato – nel complesso – dagli antidarwinisti: un intento che segue la filosofia del cuneo. Mettere continuamente in evidenza aspetti critici del darwinismo, senza alcuna remora, al fine di screditarlo.
Ovviamente ciò può colpire uno spettatore non al dentro dell’argomento il quale, superata la sorpresa, si sente anche ripetere che gli evoluzionisti snobbano questi incontri quasi consapevoli dell’impossibilità di ribattere e che anche illustri evoluzionisti hanno qua e la fatto ammenda della loro fiducia nell’evoluzionismo. Si parte (torna l’ipse dixit? Oibè) da Gould per arrivare a Mayr e altri!!! Nulla di più falso. Come il creazionismo e l’Intelligent Design…


mercoledì 10 novembre 2010

Roberto Verolini per Scienzeedintorni 2: genetica, geometrie perfette di alcuni organismi e antievoluzionisti


Come ho rimarcato nel post precedente è decisivo che a tutt’oggi nessun creazionista sia in grado di proporre una, diconsi una, teoria (ovviamente… scientifica) atta a descrivere con la stessa dovizia di particolari e livello di sovrapposizione dei conseguenti alberi genealogici le evidenze molecolari date dalle recenti tecniche di sequenziamento di DNA interspecifico. Una risposta che ancora attendo (invano) sin dall’incontro del 17 Ottobre 2009. Aspettiamo.

Durante il confronto del 22 ottobre il professor Catalano, nel corso dei suoi interventi, ha preso in considerazione la presenza di forme perfettamente geometriche in alcuni organismi viventi, sostenendo l’impossibilità che tali fini strutture (come la spirale di Archimede delle conchiglie e strutture vegetali, come le infiorescenze del girasole e dei normali broccoli romani) siano formate nello svolgimento del normale processo darwiniano.
C’è da dire che il moderno studio del genoma ha assolutamente dimostrato l’infondatezza di queste ideologiche limitazioni. Come egregiamente mostrato, a mo’ di esempio, dall’elegante lavoro di Richard Dawkins, Alla conquista del monte improbabile. L’incredibile avventura dell’evoluzione, (Arnoldo Mondadori, Milano 1997) i geni regolatori sono in grado di produrre tali strutture (guarda caso proprio conchiglie!) con estrema facilità.

Il genoma degli organismi viventi è infatti costituito da pool di geni che regolano i tassi di sviluppo dei tessuti secondo logiche in cui pochi parametri regolatori sono in grado di formare tutto un cespuglio di forme connesse tra di loro, su cui poi l’ulteriore azione regolatrice dell’ambiente, del substrato di crescita e universali regole di sviluppo tridimensionale esercitano la loro influenza. (Senza alcuna supervisione sovrannaturale).

Ovvero la logica evolutiva è profondamente diversa dalla logica che si evince dalle ipotesi dei creazionista.. che si rifanno senza eccezioni a congetture, come recitava un antropologo, “… formulate dall’uomo quando ancora non aveva domesticato il cavallo”.
In altre parole: ben venga una critica (seria) all’evoluzionismo, ma perché seguitare a proporre una concezione creazionistica vetusta, fondata su concezioni naturalistiche e filosofiche pre-scientifiche e obsolete davanti a risultati scientifici fondati si strumenti come quelli alla base delle moderne ricerche molecolari o del LHC se non per ideologica subordinazione dogmatica a banali e anacronistiche congetture ideologiche? 
 
Per finire sull’argomento: persa ogni speranza di contestare l’inevitabile accumulo di variazioni dovuto a indubbie mutazioni si sta sviluppando tra gli anti darwinisti una nuova strategia. L’evoluzione sarebbe in atto solo all’interno delle famiglie tassonomiche. In altri termini: Dio non ha creato l’uomo – come recitava il vecchio creazionismo – ma le singole famiglie (nel nostro caso gli ominidi). Deliziosa trovata…
Restano i seguenti immediati problemi:
1. Questi scenari sembrano teologicamente fiacchi e quanto meno irrispettosi… Mi sembra blasfemo costringere Dio a creare prelevando da gonadi di primati dalla coscienza obnubilata collezioni di geni da mescolare ad arte per formare nuovi individui (per lasciar perdere sul problema del monogenismo di famiglia, inficiato dal fatto che la famiglia tassonomica non è una categoria ontologica della natura ma sostanzialmente categoria semantica umana). Taccio su possibili derive umoristiche… 
2. Perché, nel corso di questi sedicenti interventi, l’Eterno non ha dispensato i nuovi arrivati dei già evidenti difetti strutturali dei vari organi e reti metaboliche che causano gravi e tragici patologie anche su innocenti esseri viventi. Bastava sostituire l’appendice cecale con una ghiandola fare un bacino con un foro più consono alle dimensioni del cranio umano etc. Come disse ironicamente B. Russell: “Chi di noi, avendo a disposizione milioni di anni e sovrannaturali proprietà, non avrebbe fatto di meglio?
3. Perché creare ex novo vari ominidi tra cui far sopravvivere alla selezione naturale solo l’Homo Sapiens Sapiens? Cui prodest Homo erectus e Homo habilis?

martedì 9 novembre 2010

Roberto Verolini per Scienzeedintorni 1: Darwin, l'evoluzionismo e gli errori degli antievoluzionisti

Roberto Verolini, che insieme con me ha affrontato il contraddittorio con gli antievoluzionisti del 22 ottobre, ha scritto alcune riflessioni che volentieri pubblico su scienzeedintorni. Inconinciamo dalla prima, sull'evoluzionismo e soprattutto sulle risposte, scientificamente debolissime, degli antievoluzionisti. Parafrasando l'introduzione del mitico dibattito sulla eguaglianza della Donna in "Berlinguer ti voglio bene" di Benigni si potrebbe dire: "pole l'antievoluzionismo essere considerato una scienza? NO. Si apra il dibattito"


1. CREAZIONISMO E ANTIEVOLUZIONISMO NON SONO SCIENZA

L’AISO (Associazione Italiana Studi delle Origini), che ha organizzato l’incontro e ci ha cortesemente invitati a Roma il 22 ottobre, e che ringrazio, per averci ospitati, propone nel suo statuto (testuale) “… che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all'evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista.

È interessante mettere in risalto i fraintendimenti presenti in questo brano. Ad esempio è assolutamente infondata la pretesa di affiancare (se non sostituire!) la teoria dell’evoluzionismo con il creazionismo nelle ore di Scienze della scuola. Non hanno lo stesso status! 
La prima è infatti teoria ‘scientifica’ (sicuramente da sottoporre a un continuo vaglio interpretativo), mentre la seconda rappresenta una pura (e assolutamente debole) congettura metafisica e/o filosofica. La scienza chiama scienza. E nel creazionismo (e nell’Intelligent Design) di scienza non ve n’è punto! Non basta parlare di qualche argomento scientifico quando si vizia il tutto con ricorsi metafisici, invocando un ente trascendente.... È un ossimoro, una palese contraddizione formale e epistemologica..

La scienza moderna è una conoscenza fondata sulla continua verifica sperimentale e ripetuta di teorie ed ipotesi attraverso lo studio di oggetti o fenomeni. Il progresso scientifico è stato condotto in modo ininterrotto proponendo estensioni e revisioni di varie ‘ipotesi interpretative fondate su enti immanenti’, talvolta sostituendole con delle altre. È chiaro che in tale metodo non possa trovare spazio alcun concetto di soprannaturalità (ad esempio interventi divini et similia). Ovviamente questo tipo di conoscenza è collocato – e ciò vale per ‘ogni’ teoria scientifica – in una cornice filosofica di fondo. Nella fattispecie, un ‘realismo non ingenuo’ fondato sull’esistenza di enti fisici (corpi materiali, campi di forze etc.) e su principi come causalità, località (e non località quantistica), conservazione dell’energia etc. Null’altro.
Nessuno scienziato di qualsiasi campo negli ultimi 100 anni ha mai invocata la mano di Dio per ovviare alle carenze evidenziate dalle varie teorie.  Coloro i quali invece la propongono sono una esigua minoranza, peraltro rumorosa, riguardo alle scienze della vita e di riflesso a quelle della Terra. Va fatto anche notare come queste critiche in generale vengano da filosofi o teologi oppure, se da scienziati, da persone che non hanno una specifica preparazione di base in queste materie ma provengono da altre discipline.

2. EVOLUZIONISMO E PREDITTIVITÀ

La scienza moderna si spinge a descrivere l’universo sino a qualche frazione di secondo dal Big Bang. Questo risultato della cosmologia moderna è universalmente intesa come successo scientifico anche in ambiti confessionali, che hanno pescato argutamente a piene mani da una teoria che permette logicamente di ricorrere a un ‘inizio’ molto prossimo a certe esigenze teologiche di creazione opposte all’ateismo materialistico! Qui, per rispondere alle obiezioni del prof. Catalano, non si hanno predizioni verificate da esperimenti ripetibili, ma ricostruzioni (N.B. perfettamente immanenti!), di eventi storici unici del passato. Qualcosa di assolutamente identico a quanto avviene con la teoria dell’evoluzione.
Dato poi che si parla di previsioni della scienza galileiana (tema caro anche al più noto prof. Zichichi), si faccia, se ci si riesce, scienza galileiana non con una semplice pallina che rotola lungo un piano inclinato, ma con la piuma di Forrest Gump o altri sistemi complessi....
Ciò è sufficiente, penso, a chiarire l’infondatezza di certe pretestuose eccezioni. 

3. L'EVOLUZIONISMO NON È MAI STATO IN SALUTE COME ADESSO A DISPETTO DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI

In estrema sintesi, la teoria di Darwin è tutta in queste tre mosse:
1. La variabilità genetica di una popolazione di organismi viventi è trasmessa casualmente alle generazioni successive.
2. le dinamiche riproduttive degli organismi viventi sono limitate dalla carenza delle risorse ambientali accessibili: ciò causa una competizione per l’accaparramento delle risorse e limita la crescita delle diverse popolazioni che restano costanti sotto il profilo demografico.
3. pertanto le popolazioni sono sottoposte a una continua selezione naturale data dal fatto che gli individui con maggiore adattabilità all’ambiente si riproducono con maggior successo. Non si ha competizione diretta tra individui: la selezione naturale favorirà organismi con maggior adattabilità (fitness), nella fattispecie più adatti, aumentando la frequenza dei loro caratteri genetici nelle generazioni successive.

Notare in particolare il fatto che la trasmissione casuale dei geni sia indifferentemente mantenuta in ogni ipotesi moderna! Nessuna alternativa altrettanto capace di inglobare la genetica moderna (Mendeliana e post Mendeliana) è stata mai proposta in sua vece! E neanche il creazionismo (e l’Intelligent Design) sono riesciti a proporre qualche variante epistemologicamente equivalente di questa terna di affermazioni.
Né possono farlo, visto che le uniche alternative proposte dai sostenitori di tali congetture è che questa terna di fenomeni debba essere o:
  1. rigettata in quanto falsa; o:
  2. sottoposta a supervisione e specifici interventi da parte di un ente sovrannaturale (Dio).
Ebbene, queste due alternative sono rispettivamente:
la (1) assolutamente non dimostrata (falsificata) a livello sperimentale e;
la (2) intrinsecamente indimostrabile a livello epistemologico.

I creazionisti tentano di mettere alla berlina l’evoluzionismo invocando scientemente il corretto principio epistemologico secondo il quale nessuna teoria scientifica debba esser considerata fatto indiscusso e senza alternativa. Vero! Ma se pretendono di esser collocati sullo stesso piano di una teoria scientifica dovranno subire anch’essi analogo destino, cioè quello di vedere discusse le loro (confutabilissime) opinioni. 

L’aspetto più determinante è che a fronte della teoria dell’evoluzione i creazionisti non sono mai riusciti a formulare una quale alternativa (scientifica), mentre sono costretti, perché proprio non ne possono fare a meno, a dare in parte ragione alla Scienza risolvendo in maniera ridicola i LORO problemi: per esempio non potendo negare che l'Oceano Atlantico sia un prodotto recente di apertura oceanica, imputano questo fenomeno al diluvio universale (ovviamente senza ipotizzare un meccanismo per questo movimento), oppure persa ogni speranza di contestare l’inevitabile accumulo di variazioni dovuto a indubbie mutazioni si sta sviluppando tra gli anti darwinisti una nuova strategia: l’evoluzione sarebbe in atto solo all’interno delle famiglie tassonomiche. In altri termini: Dio non ha creato l’uomo – come recitava il vecchio creazionismo – ma le singole famiglie (nel nostro caso gli ominidi).

Per contro l’evoluzionismo è in incessante sviluppo tramite continue estensioni e affinamenti della teoria darwiniana originaria (come in ogni altro campo scientifico!). Abbiamo, tra le tante, la teoria degli equilibri puntuati di Gould e Eldredge, la teoria neutralistica di Kimura, le varianti della teoria ‘semantica’ di Marcello Barbieri, le implementazioni fondate su principi strutturali esogenetici, sull’evo-devo, che prendono in considerazione regole geometrico funzionali, vincoli diffusivi termodinamici, aspetti inerenti funzioni metaboliche e leggi valide a livello molecolare, e quant’altro.

4. LA DEBOLEZZA DELLE RAGIONI DEGLI ANTIEVOLUZIONISTI

Prestiamo ora attenzione ad un altro aspetto: le obiezioni sollevate dai movimenti creazionistici e sostenitori dell’Intelligent Design non sono mai rivolte all’aspetto teorico dell’evoluzionismo ma alle evidenze proposte a sostegno dello stesso. Anche nel corso di questo incontro sono stati messi in dubbio solo dati paleontologici e – sic! – la bontà delle datazioni fondate sull’uso dei radioisotopi. A tutt’oggi nessun creazionista sia in grado di proporre una, diconsi una, teoria (ovviamente… scientifica) atta a descrivere con la stessa dovizia di particolari e livello di sovrapposizione dei conseguenti alberi genealogici le evidenze molecolari date dalle recenti tecniche di sequenziamento di DNA interspecifico. Una risposta che ancora attendo (invano) sin dall’incontro del 17 Ottobre 2009. Aspettiamo.
Il fatto è che ‘nessuna di queste evidenze’ è parte della teoria dell’evoluzione. Questi sono dati sperimentali, non la teoria evolutiva! La confusione tra creazionisti è enorme! Solo per inciso, visto che si è parlato di ‘300 milioni di fossili’, sarebbe opportuno verificare, vado a braccio, quante delle datazioni di questi fossili sia da correggere alla luce di certe obiezioni. Non è dato saperlo.