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domenica 6 giugno 2010

Ulteriori riflessioni sulla vicenda Boschi - L'Aquila

Riprendo il post precedente per alcune considerazioni.
Innanzitutto a chi non lo avesse fatto, consiglio la lettura del post scritto da Marco F. sul suo eccellente "Leucophea", con cui non posso che trovarmi d'accordo al 100% (anche perchè riporta frasi mie....)

Nei commenti al mio post invece Fioba ipotizza che sia un atto dovuto a causa delle denunce. Non sono molto d'accordo: dopo una denuncia il rinvio a giudizio non è automatico: viene avviata una indagine che si conclude o con l'archiviazione o con un rinvio a giudizio. Siccome già mesi fa venne fuori che c'erano degli indagati, evidentemente c'era una indagine e quindi, secondo i magistrati, sussistono gli indizi di colpevolezza (secondo loro: secondo me e molti altri - guarda caso persone scientificamente informate sui fatti questa è una immensa idiozia....)

Io continuo a pensare che i veri colpevoli sono i costruttori e anche quegli immensi e irresponsabili cretini che, come ricorda Marco F. nel solito post, sono riusciti a declassare anni fa la città abruzzese dalla zona 1 alla zona 2. Vorrei che qualcuno ne facesse i nomi. (EDIT: non è andata così. questa è la vox populi a cui avevo dato credito visto alcune fonti che me la davano. In realtà la questione è diversa. Secondo la carta MPS04 del 2006 prodotta dall'INGV il terriotrio aquilano era stato inserito nella zona 1. Ma la Regione non aveva nel 2009 ancora adeguato la normativa, come sarebbe stato logico. Qualcuno sostiene che sia colpa della lobby dei costruttori, come ho scritto poco sopra anche io. Non so se è così. Se così fosse sarebbe molto grave, anche se è grave di per se una dimenticanza del genere)

Sull'argomento ho ricevuto alcune mail private e quindi non posso citare i cognomi, ma solo le iniziali. GF nota come le affermazioni incriminate riportate da Repubblica non dicono nulla che possa giustificare l'accusa nei confronti degli scienziati della commissione (semmai dovevano essere i rappresentanti pubblici, che dovevano supervisionare alle costruzioni, ad avere il maggior peso dell'accusa, come nel caso di San Giuliano). Però ritiene, molto giustamente, che si debba capire su che basi la magistratura abbia preso questa decisione.
Se lo ha fatto perchè era in corso uno sciame sismico siamo davvero alla frutta.

GF allora ipotizza che alla base ci possa essere invece una questione diversa. Mi indica che il professor Moretti dell'Università dell'Aquila aveva dei dati (escluso il radon!) secondo i quali la situazione stava peggiorando con il passare del tempo: l'indizio era la sempre maggiore profondità delle scosse.
Però succede spesso che uno sciame presenti un trend direzionale e la questione fondamentale rimane che in letteratura nessuno ha mai segnalato il modificarsi delle modalità di uno sciame sismico come precursore di un terremoto
Sembra anche che il Rettore dell'Università chiese che il gruppo di ricerca facente capo a Moretti presentasse dati e conclusioni durante la fatidica riunione del 31 aprile, ma questo permesso gli è stato negato.

E a questo punti si domanda

1) Quanta validità scientifica c'è nel lavoro di Moretti in generale e in quello riguardo l'attività sismica aquilana in particolare?  L'episodio della mancata presenza dei ricercatori potrebbe avere avuto un peso nell'avviso di garanzia, e solo in questo caso si potrebbe sostenere l'eventuale fondatezza delle accuse?

2) Sarebbe potuta cambiare l'opinione di Boschi e degli altri scienziati presenti nella commissione di fronte a questi dati, nell'ipotesi di loro validità? Parto infatti dal presupposto che Boschi nulla sapesse della richiesta e quindi il respingimento di quella delegazione di ricercatori non sia da ascrivere a sua diretta responsabilità.

In conclusione, comunque, GF ha il sospetto che in tutta la vicenda il vero peso della responsabilità, all'interno della commissione, sia della Protezione Civile e dei suoi rappresentanti più alti: di fronte a nuovi dati scientifici, sarebbe passato altro tempo per il loro esame, e quindi la commissione non avrebbe potuto dare una pronta risposta alla popolazione, che poi era quello che più premeva a Bertolaso e collaboratori.

Vediamo se qualcuno sa rispondere, tenendo ovviamente presente il concetto di previsione e cioè sapere con una certa approssimazione tempo, luogo, intensità e meccanismo focale di una scossa.
 
AM invece si è ricordato di un mio vecchio post nel quale mi chiesi se davvero il sisma non era prevedibile in base al record storico. Dopo aver precisato che, ovviamente, stavo parlando con il senno di poi (con il quale si eviterebbero tanti errori,a sapere quello che succederà....) , ho riportato una osservazione che Mario Baratta scrisse nel libro “I terremoti d’Italia” del 1901:  degno di essere ricordato sì è che i grandi parossismi aquilani successi nel 1315, 1461, 1498, 1646, 1786, 1791, 1809, 1848, 1849, 1887 si sono presentati tutti sotto forma di periodi sismici più o meno lunghi con un rilevantissimo numero di scosse".
Questo da solo non può dire molto, perchè a prima vista potrebbe benissimo essere che la sequenza sia stata innescata da una scossa principale iniziale e non esserci una fenomenologia come nel 2009. Però ci sono degli indizi che nel 1703 le cose siano andate più o meno come questa volta.

Ovviamente anche qui il problema è: tenendo conto che c'è una certa probabilità che si scateni un forte terremoto o si sa dove e e quando, oppure che si fa? Si sgombera completamente dove? in tutto l'Abruzzo? L'Aquila? Sulmona? A che distanza dall'Aquila finisce il pericolo? E fino a quando?

Io continuo a pensare, confortato dalla mappa dello scuotimento, che se le costruzioni fossero state costruite o ristrutturate in base alla normativa scientificamente adeguata, non sarebbe successo praticamente niente.
Per chi volesse approfondire, ecco il link sui parametri del sisma dell'aprile 2009. Nella mappa, che riporto ancora una volta, si nota come lo scuotimento non sia stato superiore al VII / VIII grado (e, al massimo, nella zona media dell'VIII grado.

Riprendo le definizioni di:
intensità VII grado: scossa "molto forte", con "caduta di comignoli e lesione agli edifici": tutti fuggono all'aperto; danni trascurabili a edifici di buona progettazione e costruzione, da lievi a moderati per strutture ordinarie ben costruite; avvertito da persone alla guida di automobili

intensità VIII grado: scossa "distruttiva" con "rovina parziale di alcuni edifici; vittime isolate": danni lievi a strutture antisismiche; crolli parziali in edifici ordinari; caduta di ciminiere, monumenti, colonne; ribaltamento di mobili pesanti; variazioni dell'acqua dei pozzi


A questo punto ecco le più amare considerazioni: mi chiedo come sia stato possibile che una scossa così abbia provocato tutti questi morti. Mi sembra la chiara dimostrazione che il problema non era prevedere questo terremoto, ma premunirsi dai terremoti. Per legge non ce n'era tanto bisognoe la leggerezza degli uomini, così poco preparati scientificamente, ha fatto il resto.

Indagate su questo e non sulla commissione grandi rischi. Grazie

giovedì 8 aprile 2010

Siamo alla follia: Boschi sarebbe indagato perchè avrebbe saaputo che ci sarebbe stato il terremoto dell'Abruzzo.... mah...


È passato un anno dal terremoto abruzzese.

Non entro nelle polemiche su soccorsi, ricostruzione, movimento delle carriole e quant'altro ma sulle ultime notizie di cronaca e in particolare sul rischio di rinvio a giudizio delle varie autorità sul mancato allarme.
Leggo infatti che ci sarebbe un rinvio a giudizio per Boschi, Bertolaso e altri per non aver dichiarato l'allarme prima del terremoto, evidentemente ritenendo che avevano in msno tutte le prove che il sisma era in arrivo.

Una cosa totalmente fuori dal seminato, degna di una nazione in cui le conoscenze scientifiche sono relegate come cosa di poca importanza. E i risultati si vedono.

ne avevo già accennato qui

Ribadisco quindi alcuni concetti:

1. Il terremoto dell'Aquila è stato devastante non di per sé, ma soprattutto per lo standard delle costruzioni: la mappa dello scuotimento parla chiaro. Non mi pare si debba dare la colpa a Boschi, Bertolaso & c se sono crollati edifici recenti costruiti senza tenere conto del rischio sismico o, peggio ancora, non rispettando le normative.
Neanche è colpa loro se nessun amministratore si era posto il problema che una buona parte delle case di tutta l'area siano state costruite su terreni non adatti (per esempio perchè soggetti ad amplificazioni locali delle onde sismiche per la stratigrafia locale) o che non erano in grado di resistere a scosse di questa intensità. Faccio notare che da circa 30 anni (!!) si sapeva perfettamente che questa zona era sede di un gap sismico, con tanto di letteratura scientifica in materia (e persino articoli su “Le Scienze”

2. Ricapitolo la situazione: c'era uno sciame sismico in atto (che con scosse molto deboli aveva già fatto qualche danno...). La popolazione era comprensibilmente allarmata ma nella storia della sismologia non si conoscevano casi in cui si sia scatenata una scossa molto forte in mezzo ad uno sciame. Uno studio dell'INGV affermava che c'era per la zona abruzzese il 30% di probabilità che avvenisse una scossa con M>5. Sono ragionevolmente sicuro che questa notizia sia arrivata alla Protezione Civile non oltre il 17 febbraio 2009

3. parlando quindi di previsione, ricordo che prevedere un terremoto nel significato letterale della parola vuol dire dichiararne giorno, ora, epicentro, profondità e intensità della scossa.

4. Riprendo quanto ho scritto diversi mesi fa: Boschi ha affermato una cosa che forse non è stata capita: non ha detto che era impossibile che si verificasse una scossa, ma che con la sequenza in atto non c'era un aumento della probabilità che avvenisse nella zona una scossa. Cioè che le probabilità che avvenisse una scossa importante continuavano ad esserci (ed erano alte), ma questo indipendentemente dalla presenza dello sciame sismico.

Invece mi sembra che nella mente di chi prospetta questo rinvio a giudizio Boschi doveva dire che ci sarebbe stata sicuramente una scossa forte (e ovviamente pure quando e dove). O, meglio, che lui lo sapeva ed è stato zitto.
Trovo la cosa semplicemente folle....

Il problema fondamentale è che per i “non addetti ai lavori” (frequentatori del bar sport, giornalisti, letterati, giuristi e tuttologi, gente mediamente molto impreparata in Scienze della Terra) queste scosse erano davvero i sintomi che si stava per scatenare una scossa molto più forte. In realtà nessuno poteva dire una cosa del genere. E sarebbe troppo bello se i forti terremoti venissero davvero preceduti da fenomeni simili.

Domando: quante scosse in sciame o singole si registrano in Italia? Si deve forse mettere in allarme la Protezione Civile ogni volta?

Giova ricordare che molti hanno esaltato il “mago del radon” Giuliani, dimenticandosi che proprio pochi giorni prima lo stesso aveva richiesto di sgomberare la cittadina di Sulmona per il rischio che vi si scatenasse una scossa distruttiva. Vi immaginate se sfollavano all'Aquila gli abitanti di Sulmona?

Si potrebbe accusare Boschi (e non solo lui) solo se avesse deliberatamente ignorato che nel passato ci sia stata una sequenza simile, e cioè che un forte terremoto sia stato preceduto da una serie di scosse in tutta l'area.

Qualche mese fa ho ipotizzato che nel passato possa essere successa una cosa del genere, ma è una ipotesi, non una certezza.

In ogni caso Boschi ha perfettamente e completamente ragione quando dice: “non date la colpa agli studiosi: noi possiamo dare indicazioni di massima (e NON previsioni, NdR) mentre i politici scaricano la responsabilità sui sismologi: se il terremoto del 6 aprile ha provocato tutti questi danni la colpa è dei costruttori che non hanno seguito le norme (e – aggiungo – dei politici che le hanno depotenziate).

Da ultimo mi domando:si è forse provveduto in questi ultimi 12 mesi ad iniziare un programma per la messa in sicurezza almeno dei principali edifici pubblici delle zone sismiche?

Con la rilevante eccezione di Messina, quanti comuni in zone a elevato rischio sismico avevano di già redatto piani di emergenza in caso, lo hanno redatto in quest'ultimo anno o addirittura, come nel caso messinese, hanno provveduto a compiere delle esercitazioni?

Sono state emanate delle leggi o delle direttive in proposito?

A me nulla risulta. Spero quindi di avere solo notizie incomplete.
Se ho ragione stiamo allegramente avviandoci verso la catastrofe prossima ventura, aspettando di dare nuovamente la colpa a quei cattivoni incompetenti e fannulloni degli studiosi di Scienze della Terra.

Intanto a Boschi vada tutta la mia solidarietà. E spero anche quella dei lettori di Scienzeedintorni.

martedì 6 aprile 2010

I rospi di un lago marchigiano e il terremoto abruzzese di un anno fa

Quello che sto per scrivere appare pazzesco e ancora non sono sicuro che non sia un pesce d'aprile. Però due circostanze mi inducono a pensare che non sia un pesce d'aprile:
1. la notizia è uscita il 31 marzo
2. il lavoro si trova davvero ad un indirizzo della Wiley Intersciences ed è ancora visibile oggi 6 aprile
3. ho raccolto, soprattutto grazie agli amici del Geoforum (che ringrazio per la mano che mi hanno dato!) delle notizie interessanti

Pertanto d'ora in avanti questo post è scritto assumendo che il lavoro di cui parlo non sia un pesce di aprile, anche se è un po' strano che sia scaricabile liberamente.

Allora, i miei amici di Zeus News  hanno riportato una notizia sullo strano comportamento di alcuni anfibi. Dopo una breve ricerca ho trovato che sul Journal of Zoology gli inglesi Rachel Grant e Tim Halliday, noti esperti internazionali di anfibi, hanno descritto una esperienza che stavano svolgendo sui rospi del lago di San Ruffino, un bacino artificiale creato sbarrando nella sua parte alta il corso del fiume Tenna. Siamo vicino ai celeberrimi Monti Sibillini e a circa una settantina di km dall'epicentro del terremoto del 6 aprile 2009.

Lavori scientifici sul comportamento di animali prima, durante e dopo un terremoto sono molto difficili a trovare perchè, non potendosi ancora prevedere i terremoti occorre semplicemente che ci sia qualcuno che sta facendo delle osservazioni proprio in quel momento e in quella zona.

Non ho proprio idea di quanto ci si possa fidare di testimonianze “post hoc” da parte di abitanti della zona. Di certo è possibile che pochi secondi prima del terremoto possano essere sentite le onde P, più veloci ma meno forti delle successive onde S. Ma ovviamente questo è di poco conto, dato che tra l'arrivo delle onde P e quello delle onde s la distanza è minima, anche se sufficiente in caso di terremoti piuttosto forti a far percepire due scosse distinte al posto di una.

Venendo al lago di San Ruffino, gli studiosi hanno notato che nei giorni immediatamente precedenti il terremoto i maschi di rospo erano praticamente spariti dalla circolazione e hanno tratto la conclusione che gli animali abbiano “sentito” l'avvicinarsi del terremoto. L'analisi si limita ai maschi perchè sulle femmine ci sono pochi dati.

Il numero dei maschi ha mostrato un picco tra il 25 e il 31 marzo, mentre tra l'1 e il 6 di aprile non sono stati rilevate presenze: i rospi sarebbero tornati tra il 7 e il 10 aprile con il picco il 9, durante il plenilunio, ma sempre in numero minore rispetto ai primi del mese. Poi di nuovo una discesa fino a quando, dopo il 15, sono ripresi valori simili a quelli iniziali, ad eccezione del giorno 22. Nela figura, tratta dal lavoro di Grant e Halliday A è il giorno della scossa, B è quello del plenilunio. 

Tra questi valori e i parametri meteorologici (temperature, umidità, piogge, vento) non sono emersi collegamenti. Una correlazione migliore la troviamo con le perturbazioni magnetiche rilevate da un osservatorio russo, limitatamente alla frequenza di 45,9 Khz. Quanto alle scosse, trovo un deciso contrasto fra il picco regoistrato il 9 e le due repliche principali con M= 5.3 e 5.2 registrate proprio quel giorno nella zona del Gran Sasso.
Inoltre si nota come i rospi se ne stiano praticamente assenti dal 10 al 15 di Aprile, periodo in cui non si sono registrate scosse particolari.

Grant e Halliday hanno quindi pensato che i rospi abbiano sentito il terremoto.

La cosa mi pareva un po' strana, quasi fantascentifica. Premetto che biologia, fisiologia e abitudini degli anfibi non sono poi una mia specialità (è un eufemismo....) e che 4 giorni mi pare un anticipo un po' troppo lungo per sostenere che i rospi abbiano percepito che qualcosa non andava. Però i i dati sono quantomeno curiosi. Quindi, nella innegabile certezza che i dati siano giusti, c'è da capire che cosa aveva innescato questo singolare comportamento (sempre ammesso che non sia un pesce d'aprile).

Quasi subito ho pensato a delle variazioni nella composizione delle acque provocata da una variazione della portata delle sorgenti, una conseguenza normale di un terremoto. Nel caso abruzzese ce ne sono state veramente di ingenti.

Frequentando alcuni forum, ed in particolare il Geoforum di geologi.it ho sguinzagliando gli amici a caccia di notizie seppellite nei propri Hard Disks e nella bibilografia on-line (il metodo cooperativo nella Rete funziona molto bene!). Sono venute fuori alcune cose molto interessanti.

1. l'area del lago era stata colpita in quei giorni da un piccolo sciame sismico
2. ci sono state delle grosse variazioni nella portata e nel chimismo delle sorgenti anche nei giorni precedenti alla scossa principale.

La bibliografia generale in proposito assicura che queste anomalia non sono ristrette alle sole aree epicentrali ma si collocano in una ampia fascia dell'Appennino centrale tra Marche, Umbria e Abruzzo

Da notare che l'ARPA della Regione Umbria scrive che, almeno nel caso delle sorgenti del Clitumno, in concomitanza con eventi sismici ci sono state forti variazioni del pH. Notiamo comunque che il lago non è circondato da rocce carbonatiche come le sorgenti umbre ma da formazioni flyshoidi. il fiume Tenna comunque trova una gran parte della sua alimentazione dai massicci calcarei dei Sibillini

Ricordo che la storia della sequenza sismica abruzzese è molto particolare. Come è noto la scossa principale è avvenuta mentre era in atto uno sciame sismico molto violento e sostanzialmente è la prima volta da quando esiste la sismologia che un terremoto forte viene preceduto da una serie di scosse, che frla l'altro sono state considerate dalla popolazione “premonitrici” dell'avvenimento. Magari fosse sempre così....

E' documentato che in alcuni casi variazioni di portata e/o composizione delle sorgenti si siano verificate non solo come conseguenza di eventi sismici principali, ma anche antecedentemente a questi. Purtroppo in tali fenomeni ogni sisma fa storia a sè e quindi è impossibile una previsione in base a questi dati.

Quindi mi chiedo se si possa ipotizzare che l'attività dei rospi sia stata disturbata dalle variazioni di composizione e di acidità delle acque del lago conseguenti alle variazioni di queste grandezze che si sono verificate nelle sorgenti. Anche il fatto che nei giorni successivi al terremoto i rospi siano stati praticamente assenti (eccezione fatta per le notti intorno al plenilunio) può far pendere l'ago della bilancia verso variazioni di chimismo delle acque più che su aspetti di previsione del terremoto da parte delle bestiole.

Un particolare molto interessante: gli studiosi notano che rispetto all'anno precedente c'è stata una forte diminuzione degli animali. E' possibile che la diminuzione sia dovuta proprio ad una forte (per i rospi) variazione del chimismo delle acque, indotto dalle sequenze sismiche che erano in atto e/o da fenomeni anticipatori della scossa del 6 aprile.

EDIT: ho scritto una mail alla prof. Grant, chiedendole una sua opinione sulla mia ipotesi e mi ha risposto che potrei aver ragione!
La ringrazio per la rapida risposta.

mercoledì 30 dicembre 2009

La querelle Boschi - Bertolaso: lotte di potere all'interno del sistema Protezione civile?


La dietrologia sul terremoto dell'Aquila sta portando alla luce una guerra fra l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Dipartimento della Protezione Civile, in particolare fra Enzo Boschi, storica figura dell'INGV e Guido  Bertolaso, figura altrettanto storica del DPC.
Qualche giorno fa sul sito dell'INGV era comparso un banner in cui si accusava la Protezione Civile di voler scippare ai sismologi la rete dei sismografi. Banner che adesso mentre scrivo è scomparso.
La base della polemica risale, almeno ufficialmente, agli strascichi della riunione della Commissione Grandi Rischi che avvenne a L'Aquila il 31 marzo.

Ricordo che la terra si muoveva da diverso tempo in zona, c'era stata una forte scossa a Sulmona e un tecnico del laboratorio del Gran Sasso millantava di prevedere terremoti (ho potuto agilmente smentire il lavoro di questo soggetto fatto nel 2002 semplicemente dai dati dell'Iris Earthquake Browser). Quindi fu convocata quella riunione e nell'occasione fu detto che al momento non c'erano dei gravi rischi. Bertolaso (non presente) imbestialito si scagliò contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false».
Ricordo che c'era un rapporto dell'INGV che dava per “molto probabile” una scossa forte in Abruzzo tra il 2007 e il 2011 e lo motivava con attenzione e documentazione, non con farneticazioni di coinvolgimenti astrali....
Visto che da dicembre si continuavano a registrare scosse, il 17 febbraio 2009 l'INGV avrebbe inviato alla Protezione Civile un comunicato “non tranqullizzante” sulla sequenza in atto. Una parte di questo comunicato (che vorrei vedere completo: qualcuno mi sa dire dove trovarlo?) è citata in una lettera di Bertolaso: "negli ultimi anni la zona non è mai stata interessata da forti terremoti. Allo stato attuale delle conoscenze si può affermare che la sequenza in atto non ha alterato la probabilità di forti terremoti nella zona". Bertolaso, citandola a sua giustificazione per le parole pronunciate il 31 marzo, si dimentica di dire che la probabilità restava “inalterata” ma che era abbastanza forte (o ignorava forse il rapporto dell'INGV?).

Veniamo al 31 marzo, che è il fulcro della polemica. Una riunione secondo Boschi molto frettolosa, alla presenza di una pletora di persone a lui sconosciute, che dura appena tre quarti d'ora senza che venga redatto un verbale (non so se questa sia la prassi normale). Dopodichè si svolge una conferenza stampa. E qui c'è il giallo: Boschi asserisce di non esservi stato invitato e che non ci ha partecipato. Una versione attribuita a Bertolaso (non presente perchè impegnato sul G8, all'epoca previsto alla Maddalena) è esattamente opposta: «Avevo chiesto la riunione perché volevo un momento di confronto. Dopo c’è stata una conferenza stampa in cui il professor Barberi e il professor Boschi hanno esaminato tutte le informazioni e hanno stabilito che non era assolutamente prevedibile alcuna situazione di terremoto più violenta di quelle che erano state registrate».
Immagino che sia facilmente accertabile la verità: esisteranno pure delle foto o dei filmati di quella conferenza stampa (e qui mi rivolgo agli amici di “Abruzzo svegliati”).
Boschi poi annota: “sarei stato un folle ad andare a tranquillizzare tutti in una zona che il mio istituto definisce ad altissimo rischio” e che anche in due comunicati tranquillizzanti emessi dal DPC il 30 marzo e il primo aprile si cita anche il suo nome senza che lui ne sapesse niente.
Dall'altra parte anche Bertolaso potrebbe aver ragione quando afferma che Boschi si guarda bene dall'esporre quali contromisure si potevano metter in atto. Faccio presente che già Marco Cattaneo di Le Scienze sul suo blog aveva avanzato dubbi su quel verbale poche settimane dopo il 6 marzo.

A questo punto mi tocca sottolineare per l'ennesima volta alcune cose su questo terremoto:

1. noi ora parliamo con il senno di poi perchè sappiamo che una settimana dopo c'è stata la scossa forte

2. non era mai successo nella storia della sismologia che un terremoto violento sia stato preceduto da attività sismica come quella che ha contraddistinto l'evento del 2009. Magari succedesse!!!!

3. come afferma – a ragione – lo stesso sismologo il terremoto non era “prevedibile” nel senso più preciso del termine, se per “previsione” si intende conoscere giorno, ora, ipocentro, meccanismo focale e magnitudo di un sisma, che cosa poteva dire? Allora, su che basi si poteva discutere, visto che da un punto di vista scientifico non c'erano significativi incrementi della probabilità di avere un terremoto forte (anzi, a prima vista la presenza di attività sismica continua e costante era un fattore che diminuiva il rischio, nel senso che sarebbe troppo bello che prima di ogni terremoto significativo si verificasse un aumento della sismicità!!!)

4. Se non era “prevedibile”, dai dati dell'INGV era forse “aspettabile” (termine mio personale appena coniato, senza nessuna velleità ai fini scientifici e/o di protezione civile!)? In effetti, come ho scritto qui, c'è la possibilità che in passato un terremoto principale in Abruzzo sua stato preceduto da attività sismica diffusa (un caso che se accertato sarebbe – ripeto – assolutamente anomalo nella sismologia mondiale). Comunque la protezione civile ignorava questo fatto o non gli ha dato peso (al solito parlando con il senno di poi!).

5. Ma d'altro canto se si dovesse generare un allarme “terremoto violento” tutte le volte che si registra uno sciame sismico ci sarebbero centinaia di allarmi ingiustificati all'anno (vedi quest'anno la zona di Cassino per esempio) e continuano ad essere valide le stesse obiezioni su cosa si poteva fare che ho appena esposto.

6. in ogni caso Boschi ha perfettamente e completamente ragione quando dice: “non date la colpa agli studiosi: noi possiamo dare indicazioni di massima (e NON previsioni, NdR) mentre i politici scaricano la responsabilità sui sismologi: se il terremoto del 6 aprile ha provocato tutti questi danni la colpa è dei costruttori che non hanno seguito le norme (e – aggiungo – dei politici che le hanno depotenziate).
Parole che dovrebbero essere scolpite nel cervello di molta gente!


Quindi non mi sento in grado di capire cosa si potesse fare: sgomberare un'area di non so quali dimensioni per un certo tempo (quanto? Giorni, settimane, mesi?) in attesa di un evento che “ci sono forti possibilità che avvenga, ma quando di preciso non si sa”? Cominciare ad attrezzare zone per eventuali profughi?
Vogliamo forse trasferire nelle tendopoli tutti gli abitanti delle zone a rischio, almeno fino a quando non vengono loro sistematele case con tecnologie adeguate?

E aggiungo: se la scossa non fosse avvenuta 6 giorni dopo, se ne parlerebbe ancora di quella famosa riunione?

La querelle Boschi – Bertolaso rimane nascosta all'opinone pubblica fino al 16 settembre, quando Boschi scrive una lettera a Zamberletti e Barberi, rispettivamente presidente e vice presidente della Commissione Grandi Rischi in cui appunto accusa Bertolaso di dire il falso sulla conferenza stampa del 31 marzo e dice che lo fa solo adesso perchè nella fase dell'emergenza non gli pareva giusto tirare fuori tali questioni. Se la considerazione risponde a verità dobbiamo rimarcare la forte responsabilità civile di Boschi che evita le polemiche in un momento difficile. C'è comunque anche la possibilità che abbia parlato quando ormai la polemica fra INGV e DPC stava raggiungendo di nascosto livelli parossistici e abbia deciso ditirarla fuori per primo per difendere se stesso e difendersi dalle intenzioni di togliere all'INGV la rete sismica.


Bertolaso, che era uno dei destinatari di questa lettera, ovviamente non sta zitto e risponde qualche giorno dopo citando dal verbale della riunione (contestato come si è visto non solo da Boschi). Secondo Bortolaso il sismologo avrebbe detto  che “i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta.” e, in un secondo passaggio  che “la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore. Guardando l'Italia nel suo complesso probabilmente c'è una logica che governa lo sviluppo dei terremoti” ma "questa logica non è ancora nota e per questo è impossibile fare previsioni”.

Volendo fare dietrologia, a questo punto un Bertolaso evidentemente arrabbiato ha cercato di scippare a Boschi la rete sismica italiana, ma, a giudicare dalla scomparsa del banner sul sito dell'INGV è probabile che Boschi sia riuscito a parare il colpo. Mi domando però se la guerra Bertolaso – Boschi nasconda qualcosa di più profondo.

Trovai quantomeno strano e discutibile quanto si diceva sul banner sul sito dell'INGV a proposito dello “scippo” della rete sismica tentato dal DPC. La cosa mi lasciò abbastanza perplesso, anche se francamente l'INGV mi lascia a sua volta molto perplesso. Personalmente l'unico contatto diretto che ho avuto con persone di questa istituzione fu durante la “scuola di specializzazione in ofioliti” che facemmo al Terminillo nella seconda metà degli anni 80: un ricercatore di quell'istituto venne per illustrarci la teoria di Carey della Terra in espansione e contestare la tettonica a zolle.
Immaginatevi di fare una cosa del genere proprio a persone che studiano le ofioliti, cioè parti della crosta di oceani schiacciati dallo scontro fra due continenti. Il tapino fu colpito da un fuoco di fila di domande, spesso molto polemiche. Mi ricordo il suo imbarazzo nel dire che sia nelle zone di subduzione che nelle dorsali si crea nuova crosta e come il compianto professor Passerini mi disse con spirito molto francescano a tavola: “poveretto, avrei voluto dire qualcosa per incoraggiarlo, ma proprio non sono riuscito a trovarne la possibilità”.

Le mie perplessità in realtà vanno oltre a questa storia e sono dovute all'impressione che l'INGV sia una realtà a se stante, avulsa dal resto del panorama della ricerca italiana: mai ricordo la presenza di qualcuno di loro ai convegni o nelle pubblicazioni della Società Geologica Italiana. Anzi, qualche anno fa un membro autorevole della SGI (evidentemente in accordo con il consiglio dell'associazione) accusò l'INGV di saper solo mettere dei punti sulla carta al verificarsi di terremoti e di ignorare completamente il progetto CROP (lo studio della crosta profonda in base a prospezioni geofisiche che la SGI stava portando avanti).

Queste gravi accuse (che ho ancora da qualche parte ma che mi scuso per non aver voglia di andare a cercare) vennero mosse più o meno nel periodo in cui Boschi prese sotto la sua ala anche la vulcanologia, quando 5 o 6 anni fa all'ING (istituto nazionale di geofisica) fu aggiunta la “V”, aggiungendo alla denominazione precedente le parole “e di vulcanologia”,  Nell'occasione non credo che il Boschi abbia protestato per questo...

Certo, ne è passato di tempo dal 1980, quando fino alla mattina dopo nessuno era in grado di andare a vedere i sismografi per capire dov'era esattamente l'epicentro del terremoto del 23 novembre (si disse con umorismo un po' triste che anche la tettonica a zolle in Italia doveva adeguarsi e che i terremoti dovevano avvenirei nel solo orario di ufficio) e sinceramente non sono il solo a cui le ricerche del dopo terremoto in Abruzzo siano piaciute: hanno ricevuto complimenti a livello internazionale per ampiezza e valore della documentazione. Nelle pubblicazioni dell'INGV, solitamente molto interessanti, non si contesta più in maniera assoluta la Tettonica a zolle crostali, anzi..... In più le notizie in tempo reale su terremoti e vulcani italiani sono una miniera di notizie utili. Tantochè il sito del''INGV è uno di quelli che consulto tutti i giorni (anche più volte al giorno in certi momenti!).
Se poi guardiamo il famoso rapporto sul rischio sismico è sicuramente un bel passo avanti, come il lavoro di prevenzione intorno ai Colli Albani. Resta il fatto che continuo a trovare questa istituzione un po' troppo isolata e non capisco il perchè.

La risposta di Bertolaso (o, meglio, il verbale del 31 marzo) mi lascia perplesso: perchè Boschi, dopo il suo rapporto, avrebbe detto che la scossa forte fosse “improbabile”? Io fossi stato in lui avrei tratto le sue stesse conclusioni appunto, cioè che non c'erano significativi aumenti di possibilità dell'accadimento di una scossa forte ma non avrei potuto escludene la possibilità (anche perchè il rapporto parlava piuttosto chiaro!). Soprattutto viste le sue dichiarazioni che ho riportato poc'anzi Boschi darebbe del folle a se stesso.... mi chiedo però perchè non fu tirata fuorila questone dell'alto rischio sismico teorico in quanto nella zona si evidenziavano sia un gap sismico che particolari modificazioni del campo di deformazione

Credo che questa vicenda sia soprattutto una lotta di potere e la cosa non mi piace.
Io continuo a pensare che il sistema della Protezione Civile debba lavorare in sintonia con una forte istituzione geologica e cito come esempio il Servizio Geologico degli Stati Uniti , che si occupa di frane, vulcani, terremoti, alluvioni e quant'altro sui disastri naturali. Qui invece abbiamo una serie di strutture non solo scollegate fra loro (e apparentemente coordinate dalla Protezione civile) ma evidentemente anche in preda ad una guerra fratricida da cui non ci si può aspettare nulla di buono.