martedì 29 giugno 2010

notizie dalla blogosfera - 29 giugno 2010

Questa settimana la prima citazione d'obbligo è per Leucophaea. Il buon Marco F. ci parla di una questione interessante evolutivamente parlando e cioè mimetismo e farfalle, in particolare sui tanti occhi dipinti sulle ali dei simpatici lepidotteri. L'argomento prende spunto da una ricerca americana e in questo periodo mi sta molto a cuore visto che sono impegnato al giardino dell'orticoltura di Firenze proprio per un evento in cui dentro la magnifica serra del 1860 debitamente restaurata svolazzano decine di farfalle tropicali. 


Ole Nielsen invece si sofferma su una nuova ricerca secondo la quale c'è da revisionare il modello della “circolazione termoalina” degli oceani. A questo punto sulla questione ci capisco sempre meno....

Ed eccoci ad un post fotografico in cui Anthony Watts ha montato una serie di immagini satellitari si vede la calotta glaciale invernale e il suo disgelo nella zona di Barrow, in Alaska

Brian Romans di Clastic Detritus si occupa dei risvolti di una situazione di emergenza avvenuta in Texas nel 2002 quando ci fu la necessità di deviare il flusso di una diga. Il torrente velocissimo in 6 settimane erose il fondo del canyon fino a 7 metri di profondità. In questo caso si è evidenziato come alcune variazioni nella superficie terrestre possono essere incredibilmente rapide. Il problema è che i soliti creazionisti americani hanno ovviamente deciso che così si dimostrava che tutti i cambi debbano essere dovuti a catastrofi.
E questa è la scusa per parlare di uniformitarismo, anche attraverso un articolo che Steven Jay Gould scrisse nel 1965 a 24 anni.
Per confronto vorrei citare il mio post sul Missoula Flood, con il quale ho “fregato” il buon Fratus, uno dei creazionisti più simpatici che conosco

Un articolo uscito su PNAAS ha parlato di Kadanuumuu, lo scheletro di Australopitecus afarensis scoperto nel 2005, confrontandolo con la famosissima Lucy, più giovane di ben 400.000 anni e che secondo i ricercatori era però meno adatta a camminare rispetto al nuovo reperto.
Fra i vari blog che si sono occupati della faccenda, consiglio quello su "il fatto storico" 

Nemesis project research annuncia che la NASA sta davvero cercando Nemesis, una nana bruna che ruoterebbe intorno al Sole ad una grande distanza (che però vorrebbero chiamare Tyche). L'articolo è ispirato da un documento ufficiale della agenzia spaziale americana.

Mountain Beltway, di Callan Bentley, in un post molto “specialistico” di scienze della Terra, ci fa vedere un rift triassico nella Virginia dell'epoca della fratturazione della Pangea e lo confronta con il Rift dell'Africa orientale. Molto interessante per me adesso visto che sto studiando la fratturazione della Pangea e ne parlerò presto su Scienzeedintorni.

Questo post avrà una citazione anche in futuro perchè in questo Garry Hayes di Geotripper ha scritto la prima parte del suo pensiero a proposito dei 10 posti da visitare assolutamente. Decisamente interessanti anche se – per adesso – l'unico che ho visto è la torre di Pisa.... In foto un geyser di Yellowstone

Laelaps si occupa spesso di estinzioni. In questo ci parla di quella della Ritina di Steller, un sirenide di grandi dimensioni (era lungo oltre 7 metri) che viveva in una zona molto ristretta attorno alla isola di Bering e da quando fu scoperta resistette solo a 20 anni di dura caccia.

e da ultimo vi segnalo che su http://informacaoincorrecta.blogspot.com sono stati tradotti in portoghese alcuni post di Scienzeedintorni. Sono molto contento e saluto l'amico Massimo De Maria che simpaticamente mi ha chiesto la possibilità di tradurre nella lingua lusitana qualcosa di quello che scrivo.

domenica 27 giugno 2010

le origini dell'agricoltura - stato dell'arte

A Plattsburg (New York) alla fine del 2007 si è svolto un convegno molto interessante che ha fatto il punto della situazione su un processo molto importante nella storia umana e cioè il passaggio da una economia basata su caccia e raccolta a quello basato su agricoltura e pastorizia, con la domesticazione di specie animali e vegetali.
L'organizzazione è stata a cura del prof. Mark Nathan Cohen che ha riunito i principali esperti del settore. Ne è nato un volume speciale inserito nella rivista “Current Anthropology”, uscito in questi giorni.
Questa fondamentale transizione, pur essendo molto studiata, ha ancora molti lati oscuri e curiosi. Vediamoli:

1. AVANZAMENTO CULTURALE O RIPIEGO? Già nel 1977 Cohen stesso espresse dubbi sul perchè sia nata l'agricoltura: potrebbe essere stato un ripiego c'è stato uno sbilanciamento fra la popolazione e le risorse per una eccessiva pressione della popolazione, dovuta o ad un aumento della prima o a una diminuzione delle seconde. Alcuni indicatori sembrerebbero favorevoli alla seconda ipotesi, secondo la quale le modificazioni climatiche avevano completamente cambiato l'ecosistema: in alcune aree, per esempio, la steppa era stata sostituita dall'avanzata delle foreste e quindi anche la fauna di cui si nutrivano i cacciatori era virtualmente sparita (secondo un'altra linea di pensiero sarebbero stati i cacciatori stessi a farla scomparire sterminandola....).

2. AUMENTO DEMOGRAFICO: l'adozione dell'agricoltura ha portato, con la “Transizione demografica neolitica” ad un aumento della popolazione. Lo dimostrano sia i dati archeologici che la situazione attuale: le zone abitate da cacciatori – raccoglitori sono (o lo erano anche in epoca storica) caratterizzate da una densità di popolazione più bassa. Quindi il modello di diffusione demica, attraverso un gradiente della densità di popolazione tra zone in cui era stata adottata l'agricoltura e zone che non l'avevano ancora adottata è molto credibile e ha riprove indipendenti negli studi archeologici, genetici e paleolinguistici.

3. PEGGIORAMENTO DELLA QUALITÀ DELLA VITA? Questa è proprio strana: il passaggio dalla economia di caccia e raccolta al'economia agricola è stato caratterizzato da una diminuzione della salute e della speranza di vita. Come si concilia la cosa con l'aumento della popolazione? Soltanto grazie all'aumento della fertilità delle donne, reso possibile dalla adozione di uno stile di vita sedentario: in gruppi nomadi perennemente vaganti gli spostamenti limitano forzatamente il numero di figli che una donna può allevare contemporaneamente. Gli indicatori che lo dimostrano sono una diminuzione dell'altezza media e un aumento di infezioni, malanni, vari episodi di stress e dei parassiti. Quanto ai bambini, si notano dai denti numerosi episodi temporanei di malnutrizione, dovunque tranne che nel sudest asiatico nella zona del riso. Di fatto alcune comunità agricole sono scomparse all'improvviso. Questo potrebbe essere dovuto o a cause umane (guerre per esempio) ma in alcuni casi non ci sono tracce di incendi o altro, per cui rimane aperta l'ipotesi di gravi epidemie.

4. CONTEMPORANEITÀ: le pratiche agricole sono state applicata pressochè contemporaneamente in molte aree, più o meno dopo la fine dell'ultimo periodo glaciale (quindi poco meno di 10.000 anni fa). In effetti in Anatolia i dati dimostrano come le prime coltivazioni ritrovate risalgano a poco dopo la fine del Wurm: a dimostrazione dell'evoluzione di queste piante, fino a quasi 2000 anni dopo non compaiono le forme spiccatamente domestiche tipiche dell'agricoltura (cioè che per riprodursi hanno bisogno dell'intervento umano), anche se si può chiaramente vedere un trend verso semi più grandi e barbe più piccole, oltre alla comparsa nei vari siti di forme alloctone.

5. PROBLEMA NUTRIZIONALE: sembra difficile vivere di sola agricoltura, se non altro per il basso (e spesso lacunoso) contenuto proteico dei vegetali rispetto alla carne a cui teoricamente si può sopperire solo con una dieta molto variata. Quindi, specialmente in caso di monocultura spinta, in qualche modo la dieta doveva essere integrata

6. PASSAGGIO MOLTO LENTO: la visione comune fino a poche decine di anni era di una transizione piuttosto veloce fra le due economie. adesso gli studiosi sono orientati a definire il passaggio da una economia di sussidiarietà come quella dei cacciatori – raccoglitori a quella agricola come un evento durato almeno un paio di millenni e non pochi secoli. In questa visione le pratiche agricole sono state all'inizio una semplice integrazione delle risorse, per diventare preponderanti solo in seguito.

7. UN CLIMA INCOSTANTE: lo sviluppo dell'agricoltura è avvenuto nel momento climatologicamente peggiore, in un contesto di variazioni climatiche continue e notevoli che si susseguivano anche a ritmi di un centinaio di anni o poco più.

8. UN PASSAGGIO CULTURALE EPOCALE: con l'adozione dell'agricoltura l'umanità ha dovuto scoprire la gestione delle risorse. Almeno in parte diversi mammiferi (e non) nascondono temporaneamente cibo, ma con l'agricoltura questa gestione diventa estremamente complessa: le risorse che danno un ritorno immediato sono più desiderabili rispetto a quelle a lunga scadenza, e il loro accantonamento drena una certa percentuale di esse per un futuro più o meno prossimo in cui forse potrebbero servire. Quindi, a causa di possibili problemi climatici (molto più frequenti in quel delicato periodo che adesso), una comunità agricola doveva per forza stoccare delle riserve per gli anni futuri,  oltrechè per le necessità da un raccolto a quello successivo) con tutta una serie di rischi 
- loro distruzione
- arrivo di parassiti animali od umani
- mancanza di dieta variata
- necessità di sorvegliarle (sedentarizzazione)
- in condizioni di carestia, poteva essere molto difficile sottrarre risorse

Si vede quindi che la questione è molto meno semplice del previsto e resta il dubbio se l'agricoltura sia stata una conquista voluta o una necessità.

Secondo alcuni ricercatori che l'agricoltura sia stata una necessità e non una conquista lo dimostrerebbero alcuni fattori come la presenza di enclaves di cacciatori – raccoglitori in mezzo a zone con folta presenza di agricoltori o i gruppi di agricoltori che sono poi ritornati allo stadio precedente. Lungo le coste è possibile che questo sia dipeso dalla presenza di altre risorse abbondanti come il pesce. In altri casi i nomadi scambiano prodotti con gli agricoltori.
Altre popolazioni invece potrebbero essere sempre rimaste a questo stadio perchè, come nel caso della California o dell'Australia non hanno mai avuto contatti con gli agricoltori. Da notare che in questi casi non c'è stata la transizione demografica neolitica, e la densità di popolazione è rimasta bassa.
L'agricoltura ha poi portato ad una forte modificazione sociale: dal relativo egualitarismo dei cacciatori – raccoglitori le società agricole hanno formato in un tempo relativamente breve società stratificate. Questo processo non deve essere stato semplice, anche perchè l'evoluzione tecnologica è sicuramente più veloce di quella sociale, visto che la prima può avvenire anche per l'iniziativa “privata” di un singolo, mentre la seconda necessita quantomeno di una certa base di individui che appoggi nuove tipologie di relazioni sociali.

DUE QUESTIONI CHE MI PONGO: la logica vorrebbe appunto correlare questa tecnologia con i cambiamenti climatici ma mi chiedo se una possibile risposta possa essere che le pratiche agricole sono iniziate in zone attualmente sommerse a causa dell'innalzamento del livello marino alla fine della glaciazione wurmiana: i dati attualmente disponibili mostrano che tra 10 e 8 mila anni fa il livello marino è salito di una cinquantina di metri. Altrettanto personalmente faccio una seconda considerazione e cioè che l'adozione contemporanea dell'agricoltura in zone dello stesso continente sia dovuta anche alle comunicazioni culturali fra le varie comunità, spesso dimostrate dalla presenza di minerali o piante non originarie della zona dove sono state trovate (la diffusione dell'ambra baltica in Europa meridionale fono dalla più antica preistoria è un classico del genere).

giovedì 24 giugno 2010

notizie dalla blogosfera - 21 giugno 2010

spero di riuscire, da questa settimana, a fare una rubrica settimanale sulla blogosfera, in modo da linkarvi alcuni post che mi hanno in qualche modo colpito. Il giorno dovrebbe essere il lunedì. Ma specialmente in quest operiodo sono messo un pò male  e quindi non so se riuscirò a tenere la cadenza (e infatti come noterete si comincia malissimo....) 

Mi soffermo molto più del normale nella prima citazione del primo di questi post che è per Gianni Comoretto e il suo “riflessioni in libertà”: il ricercatore fiorentino dell'osservatorio astrofisico di Arcetri – da Galileo in poi punto di riferimento per l'astronomia mondiale – ci fa vedere due immagini nell'infrarosso del centro dell'ammasso globulare M92,una presa dal telescopio spaziale Hubble e l'altra da un telescopio a terra. quale pensate che sia quella più definita? quella diHubble? Sbagliato! La cosa eccezionale è che l'immagine da terra ha una maggior risoluzione di quella del telescopio soaziale! Qual'è il trucco? È una eccezionale realizzazione dell'istituto fiorentino, una ottica adattativa particolare che annulla la turbolenza dell'atmosfera. 


Leggete il post e soffermatevi anche sul finale: quanto tutto questo costa allo Stato italiano? Sembra strano, ma ci guadagnerà pure un bel po'. Infatti sono già prenotati altri 5 sistemi simili per altri telescopi, che verranno finanziati dai rispettivi stati o enti. Si tratta di commesse industriali per circa 10 volte il costo sostenuto dal ministero della ricerca scientifica per finanziare il progetto. Solo con l'IVA quindi si incasserà il doppio della spesa

I commenti su come si muove l'industria italiana e su come viene trattata la ricerca scientifica nel nostro paese sono ovvi e, purtroppo, tristi. Ma per qualcuno è meglio fare frigoriferi o automobili anzichè alta tecnologia.
 
Paolo Attivissimo mi fa risparmiare tempo: ha scritto delle precisazioni su quello che ci aspetta nel 2012 che volevo scrivere anche io e cioè che ci saranno probabilmente dei grossi problemi, ma riguarderanno telecomunicazioni, GPS e – aggiungo - la necessità nei momenti peggiori di far volare bassi gli aerei.

Sull'Eyjafjallajökull attualmente non c'è magma, ma Erik Klemetti nel suo “eruptions” illustra come lo scioglimento del ghiaccio intorno all'area dove emergono i vapori abbia formato un simpatico laghetto.

Il maestro indiscusso di tutti noi geo-blogger - Ole Nielsen – invece riporta la notizia delle grandi ricchezze minerarie che caratterizzerebbero l'Afghanistan. Interessante anche per capire perchè gli USA si stanno intestardendo in zona.  Semopre sull'Afghanistan, Ole ci informa che se aumentano le ricchezze minerarie, diminuiscono le risorse idriche.

Fra i vari blog di David Bressan riporto questo post sulla storia della scienza, in cui l'autore parla della vita di James Croll che da figlio di uno scalpellino con scarsa educazione, dopo una vita di lavori saltuari e contemporaneamente di studi, riuscì a ricoprire un posto importante nella vita scientifica inglese del XIX secolo e ad elaborare per primo una teoria sui cicli glaciali, peraltro errata ma che aprì la via a questi studi.

Per i patiti del calcio Gianluigi Filippelli nel suo per me difficilissimo blog, solitamente centrato su fisica e altri argomenti che mi “terrorizzano” parla della fisica dei calci di rigore:

Intanto l'amico Gianfranco Bacci  sta completando la via del ferro, il percorso lungo le antiche vie degli etruschi dall'Elba a Adria. Leggete il resoconto dell'avventura

Da ultimo invito tutti a seguire l'invito del mio compagno di studio "Fioba" a sottoscrivere la lettera aperta al presidente della Repubblica scritta dall'INGV a seguito dell'assurdo avviso di garanzia recapitato a Enzo Boschi. I siti scientifici internazionali ci stanno prendendo per i fondelli a tutto spiano anche per questa storia. Non credo ne avessimo bisogno

lunedì 21 giugno 2010

Vignetta con quiz: strafalcione o volontarietà?


Ero in ferie e quindi, visto che avevo il sabato libero dal lavoro, ho avuto la possibilità di fare un paio di fine settimana al mare. Naturalmente la “Settimana enigmistica” è un compagno molto diffuso in questo genere di situazioni (anche se in questo momento ho diverse cose da leggere e studiare). 

Purtroppo nell'ultimo numero della simpatica rivista c'è una cosa da far notare. A pagina 24 c'è un disegno che raffigura degli uomoni primitivi. Nel disegno ci sono alcuni anacronismi da scovare., che sono oggetti “che a quell'epoca non esistevano ancora”: una carrozzina, un coltello, un ferro da stiro etc etc.

Notiamo nella vignetta due pterosauri, di cui uno improbabilissimo (con una gallina in bocca!), e altri due dinosauri.

Ebbene, questi oggetti non sono considerati anacronismi.

Soluzioni possibili:

1. non sono “oggetti”
2. non sono “oggetti che non potevano ANCORA esistere” essendo esistiti ben prima
3. disattenzione

poi ce ne sono altre e cioè

4. totale mancanza di cultura in campo scientifico (l'autore del gioco ha attinto le sue conoscenze in fatto di preistoria dai - mitici! - cartoon dei Flintstones)
5. la Settimana Enigmistica appartiene a una associazione di creazionisti


propendo per la “4” e mi terrorizza abbastanza, visto che probabilmente fotografa il pensiero comune che i dinosauri e gli uomini primitivi sono vissuti insieme. Noto come altre volte le definizioni in campo scientifico dei vari quiz siano quantomeno imprecise.

Ma se fosse la “5”???

EDIT: gentile risposta della redazione di "La settimana enigmistica"

In merito alla sua segnalazione, ci sembra fin troppo ovvio, persino
superfluo, dire che quel gioco non ha la minima pretesa di divulgazione
scientifica o di realtà storica o... preistorica. Trattasi di puro
divertissement, e in quanto tale va preso. Parlare di "strafalcione" ci
sembra, onestamente, un pochino esagerato.

Cordiali saluti 
 
Io continuo a pensare che per loro la Scienza sia una cultura di serie B...

venerdì 18 giugno 2010

Letto e consigliato: "Il più grande spettacolo della Terra" di Richard Dawkins


Un nuovo libro di Richard Dawkins è sempre un avvenimento. Ho saltato “The God delusion” perchè l'argomento proprio non mi appassiona, ma non potevo non comprare (e leggere...) “il più grande spettacolo della Terra” (Mondadori - € 22)
Sapendo che è praticamente impossibile che un saggio scientifico arrivi al livello di “il racconto dell'antenato”, un capolavoro che come ho già detto rimane perennemente sulla mia scrivania, questo libro tiene alto il nome dell'autore e quello della scienza e dopo averlo letto ne studierò approfonditamente alcune parti.

Innnanzitutto vediamo perchè questo libro è stato scritto: come annota Dawkins stesso, lui non aveva mai scritto un libro dedicato alla dimostrazione delle prove dell'evoluzione per selezione naturale, un concetto che continua ad essere solidissimo, anzi ogni giorno incassa nuove conferme (se ce ne fosse bisogno) ma che, come l'Olocausto, viene tuttora messo in dubbio da una serie di personaggi che con la Scienza non hanno nulla a che vedere (personalmente noto che alle volte i due negazionismi coincidono nelle stesse persone).
Il 40% degli americani, concentrati soprattutto nella “Bible belt” in cui impera la destra religiosa crede nel creazionismo (venendo al nostro continente vediamo che il creazionismo si sta espandendo in Europa e quindi anche in Italia, favorito nel nostro Paese da personaggi politici come la Moratti che ha tolto i finanziamenti al Darwin-day di Milano e piazzato De Mattei al CNR e dalla totale ignoranza su fatti scientifici dell'italiano medio).
Quindi da parte del biologo inglese c'è stata la scelta di perdere tempo per scrivere una cosa del genere. Comunque non è solo un volume contro qualcosa o qualcuno: ci sono veramente una montagna di spunti, dall'anatomia alla biogeografia, che saranno graditi al lettore avido di conoscenze sugli animali.

Il libro è strutturato in maniera estremamente logica, partendo dalla definizione di “teoria” che non vuole dire solo “opinione personale” ma in un significato più grande è “una ipotesi che è stata confermata o stabilita dalle osservazioni o dagli esperimenti e che è stata avanzata o accettata come spiegazione di fenomeni noti”
Quindi si accinge a dimostrarlo per l'evoluzione, incominciando da fenomeni noti come gli esempi di evoluzione accelerata perchè guidata dall'uomo e proseguendo con un bell'excursus sui metodi per effettuare datazioni relative e assolute, in modo da evidenziare come sia vero che la Terra abbia oltre 4 miliardi di anni e come questo valore non sia un capriccio e una invenzione di atei materialisti come invece sono definiti gli scienziati da chi ha “un desiderio di conservare il mito delle origini di un particolare gruppo di nomadi dell'età del bronzo”.
Poi passa a descrivere alcuni esempi di evoluzione rapida: le lucertole di Pod Mrcau (ne avevo parlato qui), sottolineando come come in meno di 18 generazioni si sono visti tutti quegli spettacolari cambiamenti, le coltivazioni di Escherichia coli del team di Richard Lensky e gli esperimenti in ambiente naturale sui Guppy (pesciolini tropicali di fiume) di John Ender

Il Dawkins biologo e la sua proverbiale agilità risaltano nel capitolo successivo, dedicato agli “anelli mancanti” più o meno presunti, dove salta da un phyla all'altro in un turbinio di uomini, scimmie, lombrichi, leopardi, tartarighe e altri esponenti del mondo animale, citando i passaggi dal mare alla terraferma e viceversa (menzione speciale per l'ormai mitico Tiktaalik). Particolarmente interessante sul profilo del creazionismo la trascrizione dell'intervista con Wendy Wright, una leader creazionista presidente del "Concerned woman of America", (una colalizione di donne conservatrici che, come dice il loro sito, promuove i valori biblici e familiari). la malcapitata, stretta dalle domande imbarazzanti (per lei) si limita a ripetere un “fuori le prove” dopo che gliele ha fatte vedere: è un vero muro di gomma e non capisco se la Wright non capisca, non voglia capire o non riesca a capire. Di sicuro ne esce malissimo.

La stessa agilità la vediamo nel prosieguo, dove vengono affrontati embriologia, omologia fra le varie parti dello scheletro dei vertebrati, altre omologie all'interno di alcuni phyla e convergenza evolutiva, presentando quindi l'albero dei viventi.
Qui c'è un capitolo che avrei messo dopo, quello su evoluzione e movimenti dei continenti, che però serve ad introdurre le convergenze evolutive fra placentati e marsupiali australiani.

Le strutture ed i geni relitti rappresentano invece una ottima “scusa” per dimostrare come un “creatore” avrebbe fatto diversamente se avesse plasmato gli animali così come sono, uomo compreso: dalla cosiddetta “pelle d'oca” che è un retaggio di quando i nostri antenati erano ricoperti di pelo, alle struttura dello sfiatatoio dei cetacei, estremamente illogica se fosse stata fatta così, ma di cui si capisce l'anatomia vedendolo come una modificazione e una migrazione del naso (a questo proposito si domanda perchè un Creatore non abbia dotato i cetacei di un sistema per respirare sott'acqua e non di polmoni come un mammifero terrestre e perchè gli avrebbe messo i moncherini degli arti posteriori.
Aspetto una spiegazione anche io dagli amici creazionisti....

Oltre alla (scontata e già ampiamente discussa) questione dell'occhio e dei rimedi che adottiamo per farlo funzionare, in particolare si sofferma sul nervo laringeo e sul suo assurdo tragitto, che diventa molto meno assurdo confrontandolo con quello dei pesci e con i dati embriologici. Idem dicasi per il dotto tra testicolo e pene, quasi arrotolato sull'uretere, che dimostra la migrazione dei testicoli verso l'esterno del corpo, sia pure in posizione molto protetta. Come è possibile che un “creatore” abbia plasmato un corpo con queste caratteristiche?
Il libro si conclude con la “corsa agli armamenti” fra preda e predatore e fra forme di vita concorrenti e con una appendice sui creazionisti e su delle (tristi) statistiche

Insomma, un libro che i creazionisti dovrebbero leggere (anche se non lo faranno perchè non saprebbero confutare nessun argomento fra quelli presentati....) ma anche le persone “normali” interessate alla questione, perchè appunto, con la “scusa” di dimostrare l'evoluzione i suoi spunti sul regno animale e su quello vegetale sono davvero degni di nota.

mercoledì 16 giugno 2010

Come il neoplatonismo ritardò la scoperta dell'evoluzione

I fattori che hanno impedito l'affermazione dell'evoluzionismo prima del XIX secolo sono diversi. Fra essi cito:

- l'impronta religiosa, attraverso il concetto di creazione e del racconto bibilico
- il dominio culturale del neoplatonismo prima e dell'idealismo poi
- la mancanza della nozione del tempo profondo e quindi l'inconsapevolezza della vera età della Terra
- l'estrema lentezza dei processi evolutivi, che solo oggi sono talvolta visibili o per esperimenti su microorganismi o pesci in casi eccezionali come le lucertole di Pod Mrcau
- la discontinuità della mente umana, che deve per forza classificare e mettere limiti
- la debolezza della scienza, che era subordinata alla filosofia

Di fatto, fino a quando non è stata chiara l'origine dei fossili e non si è visto come la maggior parte di essi è diversa dagli organismi attualmente viventi, è stato semplicemente impossibile giungere alle esatte conclusioni.
 
Abbracciato molto presto dalla Chiesa, il platonismo ha la caratteristica di essere un "sistema" completo dalla religione, alla filosofia alla scienza.

Il problema fondamentale di questa filosofia nei confronti dell'evoluzionismo è la rigidità del pensiero platoniano, in cui le “idee” sono concetti assoluti. È evidente che anche termini molto complessi come l'idea di “cavallo” che abbraccia tanti tipi diversi di cavalli (o ancora meglio quella di “cane”, vista la straordinaria differenziazione delle forme del miglior amico dell'uomo) non possano arrivare a comprendere animali molto diversi da quelli attuali e soprattutto non si può, risalendo la catena degli antenati, arrivare ad un essere molto diverso da quello attualmente vivente.
 
Secondo il neoplatonismo, c'erano delle “forze creatrici” simili nei tre regni in cui era divisa la Natura (animale, vegetale e minerale), fra i quali esistevano relazioni formali. Pertanto la somiglianza fra un fossile e un essere vivente non era casuale perchè forze simili riuscivano a plasmare forme simili nei rispettivi regni.
Queste forme creatrici creavano delle corrispondenze fra oggetti della stessa forma, qualsiasi essi fossero, e che proprio per avere la stessa forma, avevano le stesse proprietà essenziali.
La stessa concezione entrava anche nella medicina per cui identificare le controparti nel regno minerale di alcune parti anatomiche umane significava curarle.

Il fatto che secondo questa filosofia queste forme rivelassero una armonia e una sapienza superiore fa capire come questo sistema di pensiero fosse assolutamente in linea con la presenza ingombrante della teologia cattolica.

In sostanza con il neoplatonismo (come in molte concezioni filosofiche e religiose) non c'era una precedenza dei “fatti” rispetto ai “principi”: era il fatto che doveva essere spiegato in base al principio e non viceversa.
In un momento in cui c'erano forti opposizioni al sistema copernicano era francamente impossibile arrivare all'evoluzionismo.

Per questo alla verità sul significato dei fossili erano arrivati più vicini gli antichi che gli studiosi rinascimentali.
Nell'antichità gli Egizi avevano correttamente indicato il significato delle ammoniti fossili. Anche Plinio il vecchio attribuì alle conchiglie fossili il loro vero significato nella Naturalis Historia.
Questi due esempi non sono altro che la punta dell'iceberg sulla concezione che nel mondo antico c'era sui fossili, ma purtroppo nel rinascimento il neoplatonismo ha fatto da pesante zavorra dal XVI secolo fino ad oltre metà del XVIII secolo e così sulla vera origine dei fossili si aprì un lungo dibattito.

Sostanzialmente a metà del '500 c'erano due teorie sull'origine dei fossili:
- la teoria organica secondo la quale i fossili sono resti di organismi viventi
- la teoria inorganica secondo la quale i fossili possono essere generati inorganicamente a causa di forze plasmanti insite nella materia. Federico Cesa creò per questa categoria il Regno dei Metallofiti, a metà fra quello dei minerali e quello delle piante. Le concrezioni hanno molto contribuito in questo, con le loro forme strane in cui si può vedere di tutto
In seguito sempre nel filone “inorganicista” è venuta la corrente dei sostenitori dei fossili come “scherzi di madre natura”

Tra le similitudini fra mondi diversi vanno citate soprattutto:

- il peduncolo dei crinoidi: trochites – dal greco trokos (ruota)
- i calchi interni di moluuschi bivalvi: bucardites (cuori di bue)
- i noduli di minerali: enorchiti – dal greco orchis (testicolo)
- i ricci di mare: brontium – dal greco Brontè (tuono)
- i calchi interni di brachiopodi: isteroliti (pietre – vagina)
- i denti di squali: glossopetre – dal greco glossa (lingua),

A metà del 500 vengono stampati due libri molto importanti:

- il de natura fossilium di Georgius Agricola (1490 -1455). Più noto per i suoi libri su metalli e metallurgia, in questo libro, modificato a più riprese tra il 1546 e il 1558, Georg Bauer compilò una classificazione di pietre e minerali.
- Il De omni rerum fossilium, lapidum et gemmarum maxime, figuris et similitudinibus liber (1565) di Conrad Gesner (1516 - 1555), in cui c'è una classificazione rigidamente morfologica con una suddivisione in classi, la prima comprendente forme geometriche, l'ultima con forme simili a insetti e serpenti. Gesner è stato un teologo che ha affiancato questa attività a quella dello scienziato: pioniere non solo della paleontologia, ma anche della linguistica, scrisse una settantina di libri, fra i quali apprezzati trattati di zoologia e botanica.

Nello studio di questi testi emergono due problemi di fondo:
1. la prevalenza delle forme sulla sostanza rende spesso difficile capire vecchi lavori: mentre noi utilizziamo una classificazione genetica, in quel periodo spesso veniva usata una classificazione morfologica (lapides idiomorphi) per cui un isterolita e un geoide con una fessura in mezzo sono considerati nella stessa classe, come si vede nella foto qui a fianco
2. con fossile veniva indicata qualsiasi cosa venisse trovata scavando, prova ne sia il titolo del lavoro di Agricola.

Già da queste difficoltà si capisce lo stato confusionale in cui versavano grazie alla filosofia le scienze naturali.

Nella prima metà del 600, trascinato dalle scoperte di Galileo e dal nuovo metodo di studio sui “fatti”, per cui la scienza si stava differenziando dalla filosofia, l'entusiasmo fra gli scienziati era grande, nonostante le difficoltà oggettive di un periodo in cui la Chiesa combatteva qualsiasi cosa fosse in contrasto (o credeva fosse in contrasto) con la sua dottrina, all'epoca predominante in ogni aspetto della vita

Il riconoscimento del vero significato dei fossili è stato lungo e difficile e non privo di forti resistenze. Bisogna rendere grazie a Galileo prima e poi a Bacone e all'empirismo inglese di John Locke e David Hume che guidarono la rivoluzione scientifica messa in moto da Newton,

Francesco Stelluti (1577 – 1646), uno dei primi Lincei, è un esempio classico del platonismo applicato ai fossili. Scrisse nel 1637 il “trattato del legno fossile minerale”, in cui relaziona sugli studi suoi e del Principe Federico Cesi (1585 – 1630). Cesi. Il fondatore dell'Accademia dei Lincei, aveva trovato presso Acquasparta (nelle cui vicinanze c'è la famosa foresta pietrificata di Dunarobbia), dei legni pietrificati. 

Il principe (e Stelluti stesso) erano convinti della trasformazione della pietra in oggetti simili a piante. Stelluti in più annota persino di poter vedere diversi stadi del processo di generazione dei legni. La cosa che lo convince di più a perseguire questa ipotesi è la presenza di soli tronchi e non anche di foglie. È possibile che Cesi e Stelluti siano stati ingannati dalla presenza di tronchi dal processo di pietrificazione incompleto e – quindi – dalla esistenza di una vasta gamma di livelli di pietrificazione.

Come esempio dei rapporti fra oggetti di una certa forma e parti del corpo umano un ottimo esempio lo dà nel 1655 Ole Worms (1588 – 1655). E' stato sicuramente un importante medico e naturalista danese: noto per le sue collezioni naturali e per aver dimostrato che i lemming sono roditori e non nascono spontaneamente dall'aria, pubblica un lavoro sugli isteroliti, giungendo a magnificarne le loro doti medicinali afrodisiache se venivano tenuti appesi al collo.

Ma i tempi erano ormai maturi, così, nel 1664 abbiamo l'ultima strenua difesa della teoria inorganica da parte del gesuita Athanasius Kirchner (1602 – 1680), nel Mundus Subterraneus. 

Nel 1669 Stenone (1638 – 1686) pubblica il De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus in cui stabilisce il sano principio che se una sostanza solida è simile sotto ogni aspetto a un'altra sostanza solida, non solo per le condizioni della sua superficie ma anche per la disposizione interna delle sue parti e particelle, essa sarà simile anche per modo e luogo della sua produzione e anche quello di capire in caso di coesistenza di due aspetti diversi quale sia il più antico. Sono passati appena 30 anni dalla pubblicazione di Stelluti e finalmente qualcuno (per di più un religioso!) riesce a dare il vero significato ai fossili (in particolare alle Glossopetre)

Quindi la natura organica dei fossili diventa sempre più chiara, ma ci sono alcune resistenze in zone forse meno “attive” culturalmente, culminate nella famosa “beffa di Wurzburg”, operata nel 1726 ai danni di Johan Bartholomew Beringer (1667 – 1740), citata in seguito a fini morali, in realtà probabilmente fatta solo per burla da parte di due nemici del pedante medico della cittadina tedesca.
Notare che Beringer, sostenitore dell'ipotesi dei fossili come "Scherzi di madre natura" considerò le “sculture” come cose naturali, ma non necessariamente di origine organica.
Ancora ai tempi di Beringer, come nota lo stesso medico tedesco, c'era chi pensava di risolvere questioni come quella dei fossili non con osservazioni sul campo, ma ragionando su una scrivania. Per fortuna gli uomini di scienza hanno cambiato idea, ma purtroppo ci sono, specialmente in campo evolutivo, diversi “pensatori da scrivania” che contestano le affermazioni scientifiche.
Purtroppo mi sembra che anche ai nostri tempi abbondino personaggi del genere (De Mattei, Piattelli Palmarini e filosofi vari)
L'ultimissima difesa dell'origine inorganica viene dalla Boemia, dove nel 1737 il medico Johan Christian Kundmann (1684 – 1751) difende l'origine inorganica dei fossili, pur aprendo in alcuni casi alla teoria organica ma escludendola per degli esemplari di isteroliti in suo possesso.

Ma ormai l'origine dei fossili era accertata e i nuovi, continui ritrovamenti hanno prima accertato che molto spesso la vita del passato era diversa da quella del presente, preparando così la via alla comprensione della storia della vita sulla Terra, attraverso il romanzo dell'evoluzione.

lunedì 14 giugno 2010

Il "patto dei sindaci": come per l'Unione Europea le istanze locali possono migliorare l'ambiente


L'80% della popolazione mondiale vive e lavora nei centri urbani, dove viene consumato l'80% dell'energia prodotta. Ne consegue che le città sono la causa delle maggiori emissioni inquinanti, dai gas serra in poi.

L'Unione Europea ha lanciato una campagna con l'importante obbiettivo del “20-20-20” che significa ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili (link) entro il 2020.

Le possibilità sono produrre energie con fonti rinnovabili o adottare sistemi che ne diminuiscano, a parità di prestazioni, l'uso.
Oggi nel mondo le energie alternative non sono in grado di sopperire ai bisogni (in Italia siamo ancora più indietro e abbiamo un buon coefficiente solo perchè sfruttiamo l'idroelettrico lungo le catene montuose e la geotermia toscana).

Il problema oltrechè ambientale è economico: in entrambi i casi le soluzioni per risparmiare emissioni sono attualmente più costose da un punto di vista economico rispetto a quelle tradizionali e quindi senza un aiuto difficilmente il privato le prenderebbe in considerazione, fino a quando la disponibilità dei combustibili fossili non diminuirà e il loro prezzo aumenterà.

Pertanto gli enti pubblici, a qualsiasi livello, sono gli unici che possono, attraverso il parziale finanziamento di queste operazioni, rendere più economiche tali soluzioni, ben sapendo, ad esempio, che ogni tonnellata di petrolio risparmiata è un vantaggio per la bilancia economica, per l'ambiente e per la salute pubblica e quindi, alla fine, dare un contributo a chi cerca di mettere in opera comportamenti ambientalmente più virtuosi significa diminuire i costi pubblici

Gli Enti Locali sono le amministrazioni pubbliche più vicine ai cittadini e secondo l'Unione Europea il loro ruolo è decisivo nel contrastare i cambiamenti climatici, in quanti sono gli interlocutori più adatti a tradurre gli interessi pubblici e privati in un percorso comune in direzione di uno sviluppo sostenibile.
Perciò, secondi la UE, è l'ora che gli Enti Locali passino all'azione, implementare politiche per l'energia sostenibile. Perciò questo ruolo deve essere riconosciuto e sostenuto. Il Patto dei Sindaci è un'iniziativa della Commissione Europea che si pone un alto obbiettivo ed assegna alle città il compito di contrastare i cambiamenti climatici attraverso l'implementazione a livello locale di politiche energetiche sostenibili, in grado di creare nuove professionalità, di migliorare la qualità della vita dei cittadini e di affrontare temi cruciali per la nostra società.

Il 4 maggio scorso ha avuto luogo al Parlamento Europeo la II Cerimonia de “Il patto dei Sindaci”, che vede l’impegno di altri 500 sindaci dell’UE, portando il numero dei firmatari a 1600, a proporre Piani d’Azione per raggiungere gli obiettivi del programma 20-20-20. Le Amministrazioni locali saranno supportate dalla Commissione Europea attraverso la condivisione delle buone pratiche e il finanziamento delle azioni in campo energetico. Il Commissario Europeo per l’Energia Oettinger, inoltre, ha annunciato che la Commissione Europea è pronta a stanziare 150 milioni di euro, a favore di Comuni ed Enti Locali che attueranno politiche per l’efficienza energetica.

Il documento, aperto a tutte le città d'Europa e sottoscritto già oggi da più di 500 Comuni Italiani, individua infatti delle possibili strutture di supporto (le Regioni, le Province o le città promotrici) a quelle comunità locali che, per la loro dimensione, non dispongono delle risorse per preparare un inventario delle emissioni e un piano di azione, i due strumenti individuati dal patto al fine di perseguire l'obiettivo di ridurre di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino l'efficienza energetica e attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e l'uso razionale dell'energia.
Qui si scarica la versione italiana.

L'impegno formale assunto da chi aderisce al Patto deve poi essere tradotto in azioni concrete. Le città aderenti accettano di essere monitorate nell'attuazione dei loro Piani d'Azione e di poter essere escluse dal Patto nel caso in cui non agiscano in conformità ad esso.
Le città si impegnano inoltre a destinare le risorse umane necessarie al raggiungimento degli obiettivi, mobilitando la popolazione.

A sostegno dei Comuni che hanno aderito e aderiranno all'iniziativa l'UE mette a disposizione importanti risorse: una prima tranche di 150 milioni di euro è in arrivo.

In Italia la frammentazione del territorio in molti piccoli comuni è una situazione diffusa, anche all'interno delle grandi aree urbane (Genova può essere considerata una rilevante eccezione). Spesso nelle grandi aree urbane i confini comunali non sono una linea visibile: i cittadini non ne percepiscono l'esistenza fisica quando lo oltrepassano, anche se è facile che dividano aree con regolamenti diversi in molti aspetti della vita, dai servizi sociali all'uso del territorio.

Pertanto alcune province italiane si sono proposte come attori principali del Patto dei Sindaci, con il ruolo di struttura di supporto della Commissione europea per i territori di loro competenza, affidando la parte pratica alle Agenzie Energetiche locali, laddove presenti.

A questo modo si potranno ottenere progetti meno parcellizzati e quindi con un impatto maggiore sui consumi energetici o sulle emissioni.

Ora non resta che vedere in concreto cosa succederà.