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venerdì 18 giugno 2010

Letto e consigliato: "Il più grande spettacolo della Terra" di Richard Dawkins


Un nuovo libro di Richard Dawkins è sempre un avvenimento. Ho saltato “The God delusion” perchè l'argomento proprio non mi appassiona, ma non potevo non comprare (e leggere...) “il più grande spettacolo della Terra” (Mondadori - € 22)
Sapendo che è praticamente impossibile che un saggio scientifico arrivi al livello di “il racconto dell'antenato”, un capolavoro che come ho già detto rimane perennemente sulla mia scrivania, questo libro tiene alto il nome dell'autore e quello della scienza e dopo averlo letto ne studierò approfonditamente alcune parti.

Innnanzitutto vediamo perchè questo libro è stato scritto: come annota Dawkins stesso, lui non aveva mai scritto un libro dedicato alla dimostrazione delle prove dell'evoluzione per selezione naturale, un concetto che continua ad essere solidissimo, anzi ogni giorno incassa nuove conferme (se ce ne fosse bisogno) ma che, come l'Olocausto, viene tuttora messo in dubbio da una serie di personaggi che con la Scienza non hanno nulla a che vedere (personalmente noto che alle volte i due negazionismi coincidono nelle stesse persone).
Il 40% degli americani, concentrati soprattutto nella “Bible belt” in cui impera la destra religiosa crede nel creazionismo (venendo al nostro continente vediamo che il creazionismo si sta espandendo in Europa e quindi anche in Italia, favorito nel nostro Paese da personaggi politici come la Moratti che ha tolto i finanziamenti al Darwin-day di Milano e piazzato De Mattei al CNR e dalla totale ignoranza su fatti scientifici dell'italiano medio).
Quindi da parte del biologo inglese c'è stata la scelta di perdere tempo per scrivere una cosa del genere. Comunque non è solo un volume contro qualcosa o qualcuno: ci sono veramente una montagna di spunti, dall'anatomia alla biogeografia, che saranno graditi al lettore avido di conoscenze sugli animali.

Il libro è strutturato in maniera estremamente logica, partendo dalla definizione di “teoria” che non vuole dire solo “opinione personale” ma in un significato più grande è “una ipotesi che è stata confermata o stabilita dalle osservazioni o dagli esperimenti e che è stata avanzata o accettata come spiegazione di fenomeni noti
Quindi si accinge a dimostrarlo per l'evoluzione, incominciando da fenomeni noti come gli esempi di evoluzione accelerata perchè guidata dall'uomo e proseguendo con un bell'excursus sui metodi per effettuare datazioni relative e assolute, in modo da evidenziare come sia vero che la Terra abbia oltre 4 miliardi di anni e come questo valore non sia un capriccio e una invenzione di atei materialisti come invece sono definiti gli scienziati da chi ha “un desiderio di conservare il mito delle origini di un particolare gruppo di nomadi dell'età del bronzo”.
Poi passa a descrivere alcuni esempi di evoluzione rapida: le lucertole di Pod Mrcau (ne avevo parlato qui), sottolineando come come in meno di 18 generazioni si sono visti tutti quegli spettacolari cambiamenti, le coltivazioni di Escherichia coli del team di Richard Lensky e gli esperimenti in ambiente naturale sui Guppy (pesciolini tropicali di fiume) di John Ender

Il Dawkins biologo e la sua proverbiale agilità risaltano nel capitolo successivo, dedicato agli “anelli mancanti” più o meno presunti, dove salta da un phyla all'altro in un turbinio di uomini, scimmie, lombrichi, leopardi, tartarighe e altri esponenti del mondo animale, citando i passaggi dal mare alla terraferma e viceversa (menzione speciale per l'ormai mitico Tiktaalik). Particolarmente interessante sul profilo del creazionismo la trascrizione dell'intervista con Wendy Wright, una leader creazionista presidente del "Concerned woman of America", (una colalizione di donne conservatrici che, come dice il loro sito, promuove i valori biblici e familiari). la malcapitata, stretta dalle domande imbarazzanti (per lei) si limita a ripetere un “fuori le prove” dopo che gliele ha fatte vedere: è un vero muro di gomma e non capisco se la Wright non capisca, non voglia capire o non riesca a capire. Di sicuro ne esce malissimo.

La stessa agilità la vediamo nel prosieguo, dove vengono affrontati embriologia, omologia fra le varie parti dello scheletro dei vertebrati, altre omologie all'interno di alcuni phyla e convergenza evolutiva, presentando quindi l'albero dei viventi.
Qui c'è un capitolo che avrei messo dopo, quello su evoluzione e movimenti dei continenti, che però serve ad introdurre le convergenze evolutive fra placentati e marsupiali australiani.

Le strutture ed i geni relitti rappresentano invece una ottima “scusa” per dimostrare come un “creatore” avrebbe fatto diversamente se avesse plasmato gli animali così come sono, uomo compreso: dalla cosiddetta “pelle d'oca” che è un retaggio di quando i nostri antenati erano ricoperti di pelo, alle struttura dello sfiatatoio dei cetacei, estremamente illogica se fosse stata fatta così, ma di cui si capisce l'anatomia vedendolo come una modificazione e una migrazione del naso (a questo proposito si domanda perchè un Creatore non abbia dotato i cetacei di un sistema per respirare sott'acqua e non di polmoni come un mammifero terrestre e perchè gli avrebbe messo i moncherini degli arti posteriori.
Aspetto una spiegazione anche io dagli amici creazionisti....

Oltre alla (scontata e già ampiamente discussa) questione dell'occhio e dei rimedi che adottiamo per farlo funzionare, in particolare si sofferma sul nervo laringeo e sul suo assurdo tragitto, che diventa molto meno assurdo confrontandolo con quello dei pesci e con i dati embriologici. Idem dicasi per il dotto tra testicolo e pene, quasi arrotolato sull'uretere, che dimostra la migrazione dei testicoli verso l'esterno del corpo, sia pure in posizione molto protetta. Come è possibile che un “creatore” abbia plasmato un corpo con queste caratteristiche?
Il libro si conclude con la “corsa agli armamenti” fra preda e predatore e fra forme di vita concorrenti e con una appendice sui creazionisti e su delle (tristi) statistiche

Insomma, un libro che i creazionisti dovrebbero leggere (anche se non lo faranno perchè non saprebbero confutare nessun argomento fra quelli presentati....) ma anche le persone “normali” interessate alla questione, perchè appunto, con la “scusa” di dimostrare l'evoluzione i suoi spunti sul regno animale e su quello vegetale sono davvero degni di nota.

venerdì 21 maggio 2010

Letto e consigliato: "I re del Sole" di Stuart Clark (di quello che succederà nel 2012 e della storia dell'astronomia solare con un piccolo appunto finale sui cambiamenti climatici)


Se volete sapere davvero cosa ci aspetta tra il 2012 e il 2013 dovreste leggere “I re del sole” di Stuart Clark, uscito con “Le Scienze” del febbraio 2010 ma disponibile anche nella versione originale italiana pubblicata da Einaudi a 25 euro.
Sarebbe un investimento ben speso per chi è interessato all'argomento e oltretutto dare di imbecilli ai profeti di sventure.

Il libro prima di tutto è una storia delle ricerche sul Sole, da quando, partendo da William Herschel, suo figlio John e Richard Carrington per arrivare a George Airy ed Edward Walter Maunder (giustificandomi per l'impossibilità di elencare tutti quelli scienziati di cui Clark parla più o meno diffusamente) l'astronomia da semplice ausilio per la navigazione è diventata una scienza a sé stante.
Scritto in maniera molto appassionante è proprio un vero racconto di quello che si svolse, comprese alcune turbolente riunioni delle società scientifiche londinesi.
Diciamo che dopo averlo letto chiunque può dire di conoscere a grandi linee questi fatti.

Ma leggere il libro di Clark è anche molto utile per smentire i catastrofisti di ogni ordine e grado: con la cronaca degli eventi del 1857 e del 2003, quando fortissime tempeste magnetiche investirono la Terra, l'autore ci spiega quali davvero possano essere i pericoli per il nostro pianeta (e, soprattutto, per la nostra ipertecnologizzata umanità) nascosti nel prossimo massimo solare.
Un appunto è d'obligo: quando il libro è stato scritto si temeva un massimo solare molto forte, ma le ultime ricerche tendono a ridimensionare l'allarme.

Clark inizia descrivendo introducendola come leit-motiv del libro, la vicenda dei brillamenti solari e delle tempeste magnetiche che avvennero nell'ottobre – novembre 2003 e le collega a quella che è stata la tempesta magnetica avvertita maggiormente sulla Terra, quella scatenatasi tra la fine di Agosto e i primi di Settembre del 1859, commentando adeguatamente una serie di fenomeni che le hanno accompagnate mentre racconta il modo con cui, dopo un lungo cammino di osservazioni e teorizzazioni, è stato riconosciuto il legame fra macchie solari, brillamenti e tempeste magnetiche.

L'unico appunto che mi sento di fare a Stuart Clark e a “i re del Sole” è un finale un po' frettoloso in cui si accenna un po' vagamente alle connessioni fra la nostra stella e il clima terrestre, a partire dalla piccola era glaciale (e al “minimo di Maunder”) fino alle oscillazioni nelle precipitazioni connesse al ciclo solare.  In sostanza in un periodo di forte attività solare il Sole diminuisce molto la distribuzione dei raggi cosmici: secondo una ipotesi lanciata dai danesi Svensmark e Friis-Christensen nel 1997 maggiore è la quantità di raggi cosmici, maggiori sono le probabilità che si formino nuvole.
Quindi i massimi di attività solare corrispondono a periodi più caldi perchè durante questi periodi il sole, con le sue potenti emissioni elettromagnetiche che seguono i brillamenti, fa da scudo alla Terra nei confronti dei raggi cosmici.

Per cui, e le ricerche tendono a confermarlo misurando la concentrazione del Berillio-10 (che si forma per l'effetto dei raggi cosmici), la piccola era glaciale corrisponde ad un minimo dell'attività solare in cui i raggi cosmici potettero colpire bene il nostro pianeta, provocando un raffreddamento semplicemente con l'aumento della copertura nuvolosa.

Allo stesso modo, pure l'optimum climatico medievale sembra connesso a un ciclo di grande attività del sole
Questo spiega molto bene anche le oscillazioni del prezzo del grano che John Herschel attribuì all'alternanza dei cicli solari (il grano costava meno perchè più abbondante durante un massimo solare)

Voglio comunque riprendere a questo proposito una importante frase del libro a proposito dei cambiamenti climatici: premettendo che “dato che l'intensità della radiazione solare sarebbe più che raddoppiata dal 1901, la più intensa attività elettromagnetica del Sole ha deviato una grande quantità di raggi cosmici” e quindi “si sono formate meno nuvole e il pianeta è diventato più caldo”, nota come “alcuni ritengono che questo argomento fornisca una prova più che convincente del fatto che il riscaldamento globale sia provocato dalla attuale attività del Sole”, mentre “altri sostengono che, mentre il Sole ha effettivamente esercitato un effetto sul fenomeno, questo effetto è stato superato, come importanza, dall'inquinamento dovuto all'uomo”.

Dopodichè, in un capolavoro di obbiettività, conclude osservando che “sfortunatamente le acque sono rese torbide dal peso politico che spesso viene dato alle interpretazioni delle ricerche sul clima. Non pochi industriali e vari governi si appropriano di qualsiasi accenno (sic) ad un riscaldamento imputato a cause naturali per evitare i controlli sull'inquinamento. Sull'altro fronte i gruppi ambientalisti sembrano talvolta essere contrari, quasi per coerenza filosofica, ad ammettere anche il più piccolo effetto del Sole sulle condizioni climatiche”.

Non ho mai letto una frase più deideologizzata di questa conclusione. Ed è sostanzialmente quello che penso anche io, come avevo sottolineato in uno dei primissimi post che ho scritto su Scienzeedintorni, 3 anni e mezzo fa: La disputa sui cambiamenti climatici era basata su un metodo assurdo: si voleva partire dal risultato e trovare le osservazioni che lo giustificassero. Mi spiego: a grandi linee c'erano due schieramenti: uno “pro-ambiente”, che partendo dall'assunto che le attività umane modificano il clima, cercavano dei dati per dimostrarlo. Il secondo, che definirei “pro-multinazionali”, cercava di dimostrare il contrario. Questo metodo è sbagliato: scientificamente devo osservare un fenomeno e capire come funziona, non pensare una cosa e arrampicarmi sugli specchi per trovare i dati che mi fanno comodo, scartando ovviamente gli altri.