lunedì 27 maggio 2024
Penisola di Reykjanes: di nuovo molto elevata la probabilità di una ennesima eruzione nei dintorni di Grindavik
domenica 28 aprile 2024
i terremoti del Vesuvio: normale dinamica di un apparato vulcanico da poco quiescente
Stanotte anziché i Campi Fegrei ha tremato il Vesuvio. Innanzitutto nulla c’entrano i terremoti del Vesuvio con quelli dei Campi Flegrei, dove la sismicità è dovuta al rigonfiamento della superficie dovuto alla sovrapressione dei fluidi provenienti dal basso che non riescono a raggiungere la superficie a causa della presenza di uno spesso banco di rocce impermeabili
Quanto al Vesuvio, nonostante che dal 1944 sia entrato in quiescenza e quindi non ci sia attività vulcanica di alcun tipo, l’attività sismica è abbastanza frequente: il catalogo INGV consultato in data odierna (28 aprile 2024) evidenzia che dal 1 gennaio del 2000 sul Vesuvio ci sono stati circa 500 terremoti, sia pure di Magnitudo ridotta e molto superficiale (per cui è molto difficile che vengano risentiti dalla popolazione).
Come mai succede questo?
Questa sismicità si origina direttamente nell'apparato vulcanico, che si sta raffreddando e contraendo. Il tutto porta ad una leggera subsidenza del cono, evidenziato dal calcolo della componente verticale ottenuta dall’European Ground Motion Service con le elaborazioni delle immagini radar dei satelliti della costellazione InSAR Sentinel-1. I punti rossi sono nelle zone che si abbassano maggiormente e la serie temporale del punto cerchiato, dove si evidenzia una velocità di abbassamento media di quasi 15 mm/anno.
Per quanto riguarda la profondità, si nota come si tratti in genere di eventi sismici molti superficiali, che si originano spesso a meno di 1 km di profondità. Ed è ovvio perché si tratta di movimenti all’interno della parte superiore del cono. Vediamo la distribuzione delle profondità sia nella carta che in un istogramma. Eventi sismici a profondità inferiore a 2,5 km sono estemamente rari, molto più rari che nelle vicinanze (Campi Flegrei esclusi ma è un’altra storia).
Anche le Magnitudo sono in genere molto basse. Dal 01-01-2000 ci sono solo 50 eventi con M 2 o superiore. Si deve comunque notare che i due più forti del gruppo e gli unici in cui la M è stata superiore a 3, sono avvenuti nel 2024, rispettivamente l’11 marzo e il 28 aprile.
Ricordo che questi terremoti, oltre ad essere perfettamente normali per la situaizone attuale del Vesuvio, non possono assolutamente essere messi in correlazione con una possibile eruzione, dato che nelle fasi di "unrest vulcanico" che precedono una eruzione si osservano:
- variazioni nelle fumarole (composizone, ptemperatura, pressione di uscita ed altri parametri)
- una inflazione del cono (termine scientifico per identificare un rigonfiamento del vulcano)
- una sismicità particolare ma soprattutto a profondità ben superiori rispetto al cono
- variazoni nella microgravità
mercoledì 3 aprile 2024
il terremoto M 7.4 del 2 aprile 2024: Taiwan, un'isola compresa fra due zone di compressione
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domenica 17 marzo 2024
l’attività vulcanica sulla penisola di Reykjanes dal 2019 ad oggi: panoramica e pericoli associati
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| Vulcani e limiti di placca in Islanda dallo Smithsonian Volcanism Program |
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| l'attività vulcanica dal 2021 (Parks et al, 2024) |
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| schema della dinamica delle eruzioni nella penisola di Reykjanes (Parks et al, 2024) |
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| la linea rossa indica la frattura da cui sta fuoriuscendo il magma |
mercoledì 13 marzo 2024
Del ciclo del carbonio come driver principale dell’evoluzione di atmosfera, ambiente e temperature nei pianeti interni del sistema solare e delle condizioni "non astronomiche" necessarie per avere la vita in un pianeta extrasolare
Quest’anno l’Associazione Caffè-Scienza Firenze e Prato APS ha deciso di presentare come strenna natalizia un libro “Aspetti poco noti di Astronomia, Astrofisica e Astronautica - Tutto quello che avreste voluto sapere sul cielo ( ma non avete mai osato chiedervelo)". In questo libro abbiamo parlato di tante cose, come da indice che vedete qui accanto. Personalmente io ho parlate dell’influenza del ciclo del Carbonio sulle differenti traiettorie termiche di Venere, Terra e Marte e quindi del fatto che un pianeta extrasolare per ospitare la vita oltre ad essere nella zona "giusta" di un sistema stellare, deve anche avere il giusto termostato del carbonio. In questo post riassumo quanto ho scritto al proposito.
Il libro è disponibile in PDF a questo link.
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| una delle poche immagini che ha scattato una delle sonde sovietiche Venera nel 1975 prima di smettere di funzionare e una foto panoramica di Marte riprersa dal rover americano Perseverance |
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| Una storia sommaria del tenore atmosferico di CO2 dal Devonianio ad oggi |
- noi vediamo quel determinato sistema stellare in questo momento, ma come succede per il Sole e per le altre stelle della sequenza principale la zona Goldlock può variare durante la storia del sistema stellare: agli albori della storia del sistema solare la nostra stella era più fioca ed emetteva circa il 25% in meno di energia termica di oggi e in futuro ne emetterà molta di più
- in base alla composizione l’atmosfera di un pianeta può essere più o meno in grado di intrappolare il calore
Chen et al. (2023). Carbonate-rich crust subduction drives the deep carbon and chlorine cycles. Nature 620, 576–581 (2023)
Chevrier e Rivera-Valentin (2012). Formation of recurring slope lineae by liquid brines on present-day Mars. Geophysical Research Letters, Vol. 39, L21202
Ingersoll (1969) the runaway greenhouse: a history of water on Venus. Journal of Atmospheric Sciences, vol. 26, Issue 6, pp.1191-1198
Jakosky et al (2015). The Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN) Mission. Space Sci Rev195, 3–48
Orosei et al (2018). Radar evidence of subglacial liquid water on Mars. Science 361, 490-493
Rickman et al (2019). Water in the history of Mars: An assessment. Planetary and Space Science 166, 70-89
Sagan e Mullen (1972). Earth and Mars: Evolution of Atmospheres and Surface Temperatures. Science 177, 52-56
Scherf et al (2021). Did Mars Possess a Dense Atmosphere During the First ∼400Million Years? Space Sci Rev 217, 2
Som et al (2015). Earth’s air pressure 2.7 billion years ago constrained to less than half of modern levels. Nature Geoscience 9 (6)
martedì 27 febbraio 2024
La Large Igneous Province di Alborz e l'estinzione di massa della fine dell'Ordoviciano: l'ultimo collegamento che mancava fra una estinzione di massa e la messa in posto di una LIP
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| la breve durata dei piani dell'Ordoviciano superiore e del Siluriano inferiore dimostra il prolungato turn-over faunistico |
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| l'orogene triassico di Alborz con in rosso le aree studiate da Derakhshi et al (2022 |
- Questa attività era già stata messa in relazione con il rift continentale che alla fine ha portato all'apertura della Paleotetide.
- Derakhshi et al (2022) hanno unito tutti questi magmi in una Large Igneous Province che chiamano LIP di Alborz.
BIBLIOGRAFIA
Derakhshi et al (2022), Ordovician-Silurian volcanism in northern Iran: Implications for a new Large Igneous Province (LIP) and a robust candidate for the Late Ordovician mass extinction Gondwana Research Gondwana Research 107 (2022) 256–280
Ernst et al (2021). Large Igneous Province Record Through Time and Implications for Secular Environmental Changes and Geological Time-Scale Boundaries. Chapter 1 In: Ernst, et al (eds.) Large Igneous Provinces: A Driver of Global Environmental and Biotic Changes. AGU Geophysical Monograph 255, pp. 3-26.
Ernst e Youbi (2017). How Large Igneous Provinces affect global climate, sometimes cause mass extinctions, and represent natural markers in the geological record. Palaeogeogr. Palaeoclimatol. Palaeoecol. 478, 30–52.
Kasbohm, et al (2021). Radiometric Constraints on the Timing, Tempo, and Effects of Large Igneous Province Emplacement. In: Ernst et al (eds.) Large Igneous Provinces: A Driver of Global Environmental and Biotic Changes. pp. 27-82.
Kozik et al (2022) Rapid marine oxygen variability: Driver of the Late Ordovician mass extinction , Sci. Adv. 8, eabn8345 (2022)
Li et al, (2021). Carbon and sulfur isotope variations through the Upper Ordovician and Lower Silurian of South China linked to volcanism. Palaeogeogr. Palaeoclimatol. Palaeoecol. 567
Powell et al (1995). Did Pannotia, the latest Neoproterozoic southern supercontinent, really exist?: Eos (Transactions, American Geophysical Union), Fall Meeting,76,46, p.172 3.
Raup e Sepkoski Jr (1982). Mass extinctions in the marine fossil record. Science 215, 1501–1503
venerdì 23 febbraio 2024
in base ai modelli fra qualche giorno potrebbe esserci la quarta eruzione in 3 mesi vicino a Grindavik
| il grafico dell'andamento del'accumulo di magma dal primo giorno di sollevamento in poi. |
| carta del rischio valida dal 23 al 26 gennaio, al netto di possibili sviluppi |




















