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| i vari settori della frana, gentilmente fornitami dal collega Matteo Bini le immagini delle case appartengono al settore B |
A scanso di equivoci preciso subito che scrivo questo post a titolo puramente personale. Nessuna altra persona è coinvolta. Nè quanto ho scritto riflette automaticamente il pensiero di altre persone.
Non occorre definire ulteriormente la situazione che si è venuta a creare dopo la frana di domenica a Niscemi. P Annoto soltanto che quando sono arrivate le prime foto della via Scarfaiaccio finita in fondo alla scarpata e del taglio della strada provinciale 10 sotto il costone, qualcuno ha pensato a immagini ritoccate con l’IA. E invece purtroppo rappresentavano la brutale realtà. Quella di Niscemi è sicuramente per volume ed estensione una delle più grandi frane italiane dell’età repubblicana e si aggiunge quindi ai tanti episodi del genere che hanno funestato il nostro Paese negli ultimi 100 anni, di cui è impossible stilare un rapido elenco. Mi limito solo alle principali, perché quella di domenica scorsa verrà ricordata tra esse, insieme a quelle del Vajont (1963), di Agrigento (1966), di Ancona (1982) e della Valpola (1987) ma soprattutto le batte tutte sulla lunghezza del fronte, pari a 4,5 km.
Non sono a conoscenza degli antefatti, cioè se gli abitanti sono stati sfollati prima che si verificasse il movimento o no. In caso negativo è stato quasi un miracolo che non ci sono state delle vittime, perché del costone è scivolata solo la strada che lo cingeva, mentre le case hanno retto (almeno provvisoriamente perché quelle in bilico stanno iniziando a crollare parzialmente).
Non è che la storia di Niscemi sia immune da catastrofi del genere: fondata nel 1629 sul limite di un vasto altipiano che domina la costa del canale di Sicilia, già nel 1693 fu gravemente danneggiata dal notissimo terremoto della Sicilia orientale, che accanendosi sopratutto sulla fascia costiera ionica. Ma la storia della cittadina è costellata anche da frane. La più antica delle quali è quella del 1790. Venendo a tempi recenti è particolarmente importante l’episodio del 1997 (Rizzo, 2007). È da notare che sia nel 1790 che nel 1997 che adesso il tutto sia partito dal costone nel quartiere delle Sante Croci, poco lontano dal vertice NW dell’abitato.
A proposito: stavolta i cambiamenti climatici non c’entrano nulla.
GEOLOGIA E CARTOGRAFIA GEOLOGICA. La stratigrafia dell’abitato è dominata da una classica serie regressiva appartenente al bacino plio-pleistocenico di Caltanissetta, in cui la granulometria dei sedimenti aumenta verso l'alto; è quindi una serie che registra una progressiva emersione dell’area: nel costone troviamo qualche metro di sabbie, ma subito sotto ci sono le argille, che formano il versante sotto l’altipiano. Non ho dati sulle loro caratteristiche geotecniche, ma sono sicuro che queste sabbie siano molto, ma molto migliori di tante altre.
Per quanto riguarda la cartografia delle frane, IFFI (l’inventario dei fenomeni franosi italiani) e PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) sono sostanzialmente coincidenti, il che non è scontato.
Però i perimetri non coprono integralmente l’area che è stata interessata dall’evento. Anzi, venendo da sud la perimetrazione si interrompe più o meno all’incrocio fra via Garibaldi e via Scarfaiaccio, mentre un altro fenomeno è indicato a partire dalla fine di via D’Arrigo.
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| a sinistra la cartografia IFFI - a destra la cartografia PAI |
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| Maugeri (1869) riprende quanto scritto da un testimone diretto nel 1790 |
LE FRANE CHE HANNO FUNESTATO LA VITA DI NISCEMI
LA FRANA DEL 1790 si manifestò il 19 Marzo alle ore 17,30 e produsse sconvolgimenti morfologici molto più marcati di quelli del 1997. Interessante è la presenza sia di fenomeni precursori che successivi: il giorno prima fu avvertito distintamente da tutti gli abitanti di Niscemi un «sotterraneo muggito» (rumore tipico connesso con lo slittamento di masse instabili), mentre il 19 tali rumori furono avvertiti nella sola area in frana e chiaramente associati alle dislocazioni.
Il 20 Marzo, alla fine della fase parossistica dalle fessure del corpo di frana sono stati emessi calore e vapore; si formò persino un vulcanetto di fango, da cui fuoriuscirono argille e fluidi con odore di bitume e zolfo. Inoltre scomparvero temporaneamente diverse sorgenti. Ci sono diverse testimonianze concordanti, come questa che riporto a lato.
LA FRANA DEL 1997, ben descritta da Rizzo (2007), ha coinvolto in un unico movimento due versanti ortogonali fra di loro, lungo un fronte di circa a 2,5 km e con un'altezza di tra 3 e 4 metri ed è stata caratterizzata da un cinematismo traslativo senza componente rotazionale; ha mobilizzato, con notevole coincidenza geometrica ma con spostamenti e e velocità minori, lo stesso corpo di frana del 1790.
Le conclusioni di questo studio sono in qualche modo sorprendenti: innanzitutto la frana è avvenuta in assenza di terremoti o forti piogge (diciamo 100 mm in due giorni, ma senza piogge nei giorni precedenti) e venne fatta una considerazione interessante: le variazioni di stress e/o di resistenza di una frana così grande e profonda non possono essere attribuite solo a piogge brevi e concentrate, anche se intense. Inoltre le indagini hanno evidenziato la presenza di piani di rottura e movimenti di creep più profondi (oltre 80-100m) di quelli superficiali (Rizzo, 2004).
LA FRANA DEL 2026. Innanzitutto giova ricordate che il 16 gennaio c’è stata una prima frana, che ha interrotto la Strada Provinciale 12. Dopo la frana di domenica la situazione è ulteriormente peggiorata: sono interrotte 4 delle 5 strade che si diramano da Niscemi: rimane solo la SP 10 verso Caltagirone, mentre Gela non può essere più raggiunta direttamente.
Una cosa interessante è che al contrario del 1997 è piovuto pochissimo: addirittura l’evento del 16 gennaio è avvenuto dopo una settimana senza piogge con circa 30 mm nei 30 giorni precedenti. Il nei giorni precedenti al 26 non sono stati raggiunti nella settimana precedente i 40 mm, nonostante che il ciclone Harry avesse provocato piogge ben oltre i 200 mm lungo la costa ionica della Sicilia.
LA MECCANICA DELL’EVENTO DEL 2026. Già dalle prime foto disponibili l’impressione è stata che ci fosse qualcosa di più del crollo di un costone, perché sotto le case oltre alla parte superiore sabbiosa, si vede chiaramente come siano state coinvolte nel crollo anche le argille sottostanti. In questo quadro il crollo del costone sarebbe quindi un effetto collaterale di un movimento innescato più in profondità, a causa della asportazione di materiale al suo piede. Su questo viene in aiuto la bibliografia, perché sempre Rizzo (2007) a proposito della frana del 1997 scrive che “i risultati e le considerazioni sui numerosi dati raccolti e sulle indagini appositamente predisposte evidenziano la presenza di piani di rottura e movimenti di creep più profondi (oltre 80-100m) di quelli finora riferiti al movimento franoso”. Questo ha rafforzato l’idea che anche questa volta il fenomeno sia stato innescato da una superficie di scivolamento profonda, analogamente a quanto descritto per il 1997, insomma uno slip prone horizon (orizzonte prono allo scivolamento, ne ho parlato qui). Roda (1967) segnala dento le argille la presenza di un livello sabbioso. E questo livello, potrebbe aver perso totalmente la resistenza se si fosse impregnato di acque. In pratica i materiali sovrastanti avrebbero perso l'appoggio.
Invece Rizzo (2004) ha pubblicato delle interessanti considerazioni sull’evento del 1997 con le quali attribuisce la deformazione profonda che interessa il versante meridionale della città di Niscemi alla stratigrafia del complesso di argille, senza l’intervento di altre litologie: l’innesco di quell’evento potrebbe essere dovuto al cambiamento del comportamento da fragile a duttile di un livello di argille a causa di una leggero rammollimento dovuto ad una variazione – anche leggera – della pressione interstiziale (la pressione delle acque sotterranee nei pori all'interno di un terreno). Passando da fragile a duttile un livello diventa molto più debole, insomma basta poco perché si deformi.
Siccome la situazione tettonica dell’area è complessa, visto che a pochi km di distanza si trova il limite in superficie della falda di Gela (una falda di origine “africana” che sta scorrendo sotto quella parte di Sicilia), e sotto Niscemi si trova a una profondità non superiore a 1 km, potrebbe esserci una interdipendenza fra strutture tettonica e frana. Frana che forse potrebbe essere tecnicamente meglio definita come una “deformazione gravitativa profonda di versante”.
Nel 1950 Terzaghi osservò argutamente che le frane possono verificarsi in quasi tutti i modi immaginabili, lentamente e all'improvviso, con o senza alcuna apparente provocazione. Ma se una frana arriva all’improvviso, sarebbe più esatto affermare che nessuno abbia potuto notare i fenomeni che hanno preceduto il suo innesco. Ecco il problema: se la frana del 2026 si è sviluppata lentamente, oggi questi precursori sarebbero stati visibili? Probabilmente si, grazie ai dati radar satellitari InSAR che possono colmare questa lacuna, come ho fatto vedere qui in 3 diversi casi.
Ovviamente i dati pubblicamente disponibili sono quelli del sistema europeo, l’EGMS: sono aggiornati alla fine del 2023 e quindi dicono poco, se non che l’altopiano tra il 2019 e il 2023 era stabile. Invece il versante davanti alle SS Croci presenta dei forti movimenti, ma in un’area calanchiva è naturale che ve ne siano.
Sono comunque “ragionevolmente sicuro” che se la Sicilia avesse avuto un servizio continuo di sorveglianza radar del territorio come la Toscana (ne parlai qui) e altre regioni italiane le elaborazioni avrebbero colto le fasi preparatorie del dIsastro. Ovviamente con l’interferometria satellitare InSAR non si sarebbe impedita la frana, però si sarebbe potuto evacuare gli abitanti. È vero, nessuno si è fatto male, ma solo perché ha ceduto solo la parte più vicina al precipizio: non oso pensare cosa sarebbe successo se fossero state coinvolte le case adiacenti alla strada con la gente dentro. Pensiamoci su questo: in altri secoli si sarebbe parlato di un miracolo di qualche santo (casualmente il 16 gennaio la Chiesa festeggia San Sebastiano, patrono delle Misericordie, nota colonna della Protezione Civile…) e magari avrebbero immediatamente costruito un oratorio per ricordarlo.
In realtà il merito è delle sabbie, che se non saranno delle arenarie, sono comunque discretamente cementate e quindi, almeno nell’immediato, è crollato poco. Naturalmente adesso il ciglio dell’altopiano sta arretrando e le prime case hanno già iniziato a perdere pezzi.
PROSPETTIVE. Dal punto di vista della Protezione Civile e della manutenzione del territorio se le cose stanno come suppongo, sarebbe praticamente impossibile intervenire per mitigare il rischio di un nuovo movimento quando si ripresenterà (perché si ripresenterà e ovviamente non è dato sapere quando, fra 10, 100, 200 anni o anche prima). Quanto al costone sotto le case, consolidarlo può servire solo per impedire crolli ulteriori per evitare che il coronamento si estenda verso l'abitato in “tempo di pace”, ma se si ripresenta il fenomeno di cui stiamo parlando questo lavoro non servirebbe a niente....
Dal punto di vista scientifico c’è anche tanto da lavorare per capire cosa possa aver innescato il movimento profondo. Potrebbe venire fuori addirittura qualche risultato spettacolare.
NISCEMI E LA CURA DEL TERRITORIO. Che l’Italia sia un Paese fragile e che gli italiani non se ne vogliono rendere conto (almeno quelli che decidono e quelli che influenzano chi decide) è vero, ma se è vero quello che si è sentito e cioè che la rete di monitoraggio realizzata dopo il 1997 sia andata in malora per incuria, questo fa alterare parecchio. Di sicuro l’IFFI riporta dei “monitoraggi in progetto”. C’è da capire da quanto sono in progetto e a che punto fossero progettazione e – soprattutto – finanziamento.
Perché nel nostro Paese il concetto di prevenzione degli avvenimenti avversi di tipo geo-logico (perché hanno una logica geologica) risuona solo dopo le catastrofi, piccole o grandi che siano. E voglio proprio vedere se almeno stavolta si continuerà a parlare (e a finanziare decentemente) opere contro il dissesto idrogeologico
BIBLIOGRAFIA
Di Grande V. Giandinoto (2002). Plio-Pleistocene sedimentary facies and their evolution in centre-south-eastern Sicily: a working hypothesis. EGU Stephan Mueller Special Publication Series, 1, 211–221, 2002
Intrieri et al (2018). The Maoxian landslide as seen from space: detecting precursors of failure with Sentinel-1 data. Landslides 15:123–133
Maugeri (1869). Ricordo di una convulsione geologica ignivoma avvenuta a Niscemi: schizzo storico siculo . Tipografia Rizzo - Catania. Estratto da Archive.org a questo indirizzo
Rizzo et al (2004). Modelling of the deep gravity-movement of Niscemi (Caltanisetta, Sicily, Italy): the decisive role of tectonic deformation. Acta Naturalia de «L'Atenco Parmense», 40-1/2, 19-34
Rizzo (2007). Un vasto movimento gravitativo al fronte della falda di Gela: evidenze e problematiche in relazione alla tettonica (Frana di Niscemi, Sicilia Meridionale)
Roda (1967). I sedimenti plio-pleistocenici nella Sicilia centro-meridionale, Atti Acc. Gioenia Sc. Nat. Catania, S. 6, 18, 295– 310, 1967a.
Rizzo (2007). Un vasto movimento gravitativo al fronte della falda di Gela: evidenze e problematiche in relazione alla tettonica (Frana di Niscemi, Sicilia Meridionale)
Roda (1967). I sedimenti plio-pleistocenici nella Sicilia centro-meridionale, Atti Acc. Gioenia Sc. Nat. Catania, S. 6, 18, 295– 310, 1967a.




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