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lunedì 8 febbraio 2010

Il 14 febbraio l'inaugurazione della linea 1 del Tram di Firenze: i problemi della mobilità a Firenze e dintorni

Il 14 febbraio sarà una data storica per il trasporto pubblico fiorentino: dopo anni di ritardi e polemiche inizierà finalmente il servizio sulla linea 1 della tramvia, quella da Scandicci alla Stazione di Santa Maria Novella per poco più di 7 kilometri e mezzo.
I progetti delle tramvie fiorentine sono stati osteggiati specialmente da automobilisti e commercianti che vivono sugli automobilisti, che accusano la tramvia di portare via spazio alle automobili e da politici che hanno cercato di cavalcare l'onda della protesta, mentre le amministrazioni comunali fiorentine si sono distinte per non saper comunicare niente di positivo sull'argomento.

In realtà il problema di Firenze è che è una città stretta fra le colline per 3 lati su 4, priva di prospettive per una viabilità decente: l'arteria princioale è rappresentata dai cosiddetti viali di circonvallazione, che però più che la città circonvallano il centro storico e quindi attraversano la città proprio nel mezzo.
A questo si aggiunge che è uno dei principali poli di attrazione italiani per lavoro, studio, sanità e turismo, per cui durante il giorno la città si riempie di un numero di persone molto alto rispetto ai suoi abitanti teorici. Il fiorentino poi, da buon italiano, usa l'automobile anche per andare al bar, figuriamoci per andare a lavorare... Con i comuni limitrofi la musica non cambia: per la maggior parte gli spostamenti da e per la città si svolgono tramite mezzo privato come la quasi totalità di quelli tra queste cittadine.

I mezzi pubblici, quasi privi di corsie a loro dedicate, sono coinvolti negli ingorghi e forniscono quindi un servizio poco attraente. La recente chiusura al traffico di ogni ordine e grado di piazza Duomo ha inoltre peggiorato ulteriormente il servizio da e per la zona orientale della città.
A questo si deve aggiungere la ormai cronica incapacità di dialogo fra l'amministrazione comunale di Firenze e quelle che lo circondano, attualmente arrivata a livelli drammaticamente alti.

E' chiaro ed evidente come continuare così sia impossibile. Pertanto una decina di anni fa fu ideato un sistema di 3 linee tramviarie che avrebbero consentito di alleggerire il traffico veicolare.
Ad oggi, pronta la prima, sono state eseguite solo alcune opere accessorie per le altre due. quindi i lavori sonoo ancora molto in alto mare e per di più i percorsi non sono ancora considerati definitivi, anche perchè il sindaco, per altri versi una persona giovane, brillante e capace, è molto attratto dalle sirene del “partito delle auto”

Tengo a sottolineare che abitando nella zona a sudest del comune e lavorando a nordovest io con la tramvia a regime come era stata ipotizzata in un quarto d'ora di viaggio avrei risolto tutti i miei problemi di spostamento lavorativo. Adesso o prendo la bicicletta (25 minuti) o l'autobus (preventivando un'ora) o l'automobile (e qui i tempi variano fra i 15 e i 50 minuti a seconda del giorno e dell'ora (che per me non sono fissi) e della situazione meteo). E, soprattutto, grazie all'abbonamento, avrei una voce costante nelle spese di trasporto ogni mese. Invece, nonostante la mia vocazione, sono costretto a prendere il bus il meno possibile.

La cosa peggiore è che questa prima linea sostanzialmente nasce male, è costata troppo e tutti questi anni non sono serviti per completarla nelle strutture accessorie.
Vediamo perchè:
1. il capolinea a Villa Costanza non consente interscambi con nulla, essendo totalmente sprovvisto di aree per parcheggiare. Il parcheggio dell'autostrada, che doveva permettere a chi viene da fuori Firenze di entrare in città comodamente senza l'auto, ancora non si vede.
2. E' vero che sono state usate le strade più larghe a disposizione, ma aver saltato l'ospedale di Torregalli grida vendetta.
3. Inoltre si poteva prolungare la linea almeno fino alla zona industriale di Badia a Settimo, lungo la via Pisana, vicino al casello di Firenze Scandicci, dove lo spazio per un bel parcheggio scambiatore e per un terminal bus c'era eccome.
4. I capolinea degli autobus extraurbani, attualmente situati intorno alla stazione di Santa Maria Novella, ora come ora verranno spostati a Porta a Prato. Un ibrido che risolve poco anche se farà respirare un po' la zona tra Porta a Prato e Santa Maria Novella.
5. i costi sono lievitati in maniera molto sostanziale

Quindi almeno per ora la linea non sarà sfruttata nelle sue potenzialità (e un tram ogni 3 minuti e mezzo nelle ore di punta sono quasi 3.500 passeggeri l'ora). D'altro canto la domanda di trasporto pubblico ci sarebbe eccome: basta vedere l'esempio della nuova fermata di Lastra a Signa dove da “ma chi ha voluto fare un parcheggio così grande???” siamo passati a “maledizione, se arrivi tardi non trovi più posto per lasciare la macchina!!!” e ormai da qualche raro treno che ci fermava siamo arrivati al punto che i Regionali ci si fermano tutti...

In sostanza, se si vuole risolvere una buona volta il problema della mobilità nell'area fiorentina, l'unica soluzione sarebbero non 3, ma almeno 6 o 7 linee tramviarie e un miglioramento della gestione dei treni metropolitani, che però finchè non verranno costruiti, sopra o sotto, altri due binari tra le stazioni di Rifredi e Campo di Marte, e costruita la nuova sede ferroviaria fino a Campi Bisenzio e raddoppiato, magari usando in parte questa ultima linea, il tratto tra Lastra a Signa e Firenze, resta solo una pia speranza

C'era poi il progetto di far arrivare la linea 2 del tram a Firenze Cascine, facendone una stazione – porta per tutti coloro che dalle direttrici di Empoli, Siena e Pisa arrivano a Firenze, ma per adesso non solo questa idea è andato nel dimenticatoio ma, particolare interessante, la linea tramviaroa passerà sotto la linea ferroviaria in un posto dove non sarà possibile un interscambio...

Quindi per avere un sostanziale miglioramento della mobilità nell'area fiorentina ancora dovremo aspettare diversi anni.
A meno che le amministrazioni locali preferiscano prendere il voto degli utenti del servizio pubblico e non di quelli che prendono l'automobile.

mercoledì 9 dicembre 2009

Il traffico a Firenze: esame e possibili rimedi


La mattina di venerdì 4 dicembre 2009 è stata veramente “terribile” per Firenze, a causa di uno dei più colossali ingorghi che ci siano stati nella città. Un po' di pioggia e tutti a prendere l'auto anziché motorini e biciclette (ma in Danimarca come fanno ad andare in bicicletta tutto l'anno?). Personalmente per andare a lavorare devo attraversare tutta la città. e di solito passo dal centro in bicicletta.  Mi fa una fatica terribile prendere la macchina: odio dover parcheggiare, le code, fermarmi ogni mezzo minuto ai semafori etc etc. Inoltre in macchina come ogni italiano medio divento nervoso. Quel giorno, complice l'ora e la pioggia ho preso l'autobus anzichè la bicicletta (la macchina neanche a parlarne) e alle 7.30, piuttosto tranquillamente, ero a lavorare, quindi non ho fatto in tempo a vedere il macello. Me lo hanno raccontato. Ho scritto in proposito un articolo su “Nove da Firenze” che riporto integralmente.

Qualche tempo fa su una televisione locale lombarda ci fu un interessante scambio di vedute e punzecchiate tra un politico svizzero e uno italiano. L'elvetico ha detto che in Ticino e a Berna sono molto preoccupati perchè in Italia non si fa niente per le ferrovie di valico, se non parlare, Il politico italico ha risposto che in Lombardia sono in corso le costruzioni di alcune nuove importanti arterie stradali come la nuova Brescia – Bergamo – Milano, la Tangenziale Esterna di Milano e la Pedemontana, però a proposito di valichi transfrontalieri è impossibile fare la tangenziale di Varese fino al confine di Stato (a cui Varese è molto vicina) perchè gli svizzeri non hanno deciso di fare l'autostrada di la del confine.
Al che il confederato ha ribattuto che forse il collega non sapeva che sia la Svizzera che l'Unione Europea hanno una politica dei trasporti, a differenza dell'Italia, ed hanno scelto di favorire il ferro; quindi si scordi per ora e per sempre altre autostrade verso l'Italia.

Questo è fondamentalmente il problema dell'Italia. Si è sempre privilegiato la mobilità privata su automobile al posto di quella pubblica, su gomma o su ferro. E caratterialmente l'automobile si confà meglio all'individualismo dell'italiano medio.

La verità del famoso ingorgo di venerdì 4 dicembre sta in parte anche in questo: se tutti i fiorentini usano la propria automobile per girare per la città, specialmente in ora di punta, non è possible che tutto fili liscio, considerando pure che ai residenti nel comune sommiamo le persone che a Firenze entrano la mattina (basta vedere cosa sono la zona del Galluzzo e il tratto terminale della A11 per rendersi conto di quanti siano).



Occorrono però alcune considerazioni.

1. La soluzione però non può essere quella di costringere la gente a lasciare la macchina a casa: oltre a ledere degli inalienabili diritti della persona bisogna considerare che per alcuni è necessario andare in macchina: c'è chi non ha alternative perchè deve andare in una zona non coperta da servizio pubblico o per l'orario o per il luogo, c'è chi deve trasportare cose pesanti o ingombranti (a cominciare dalla spesa) o persone con difficoltà di movimento etc etc.

2. Ma d'altro canto la soluzione non può essere quella adottata da molte persone che “prendono l'auto anche per andare in bagno: fino a quando c'è gente che solo per andare a lavorare o a guardare i nipoti prende la macchina per fare San Frediano – Piazza Libertà o il Barco – Sant'Jacopino andremo poco lontano (e lo faremo molto piano per giunta...)

3. Poco tempo prima della contestata chiusura di Piazza Duomo ero sul posto assieme a un tedesco, il quale mi ha fatto notare come in Germania, Austria e Svizzera una zona come quella sarebbe già stata chiusa da un pezzo al traffico privato e ci si sarebbe arrivati in tram.

Quando gli ho spiegato che le tramvie sono avversate da una parte della popolazione (e della politica) mi ha guardato come se appartenessimo ad un altro continente, se non pianeta.

4. Il trasporto pubblico è già una soluzione economica per l'utente, ma ha poco fascino essenzialmente per le lunghe attese alle fermate, i ritardi, il tempo impiegato per attraversare la città e l'elevato affollamento dei mezzi.

Non sarebbe poi così difficile migliorare il servizio pubblico: non so se vi è mai capitato di prendere un autobus la mattina prima delle 7. La puntualità è vicina alla perfezione. Anzi, è bene arrivare alla fermata un paio di minuti prima dell'orario previsto. Il segreto? In città non c'è ancora traffico.

Allora, se si vuole evitare la ripetizione degli ingorghi come quello dell'altro giorno la ricetta è una sola: privilegiare il trasporto pubblico (su gomma e su ferro) e limitare volontariamente l'uso del mezzo privato ai soli casi realmente necessari: il momento che l'utente ha a disposizione un'alternativa comoda, veloce e anche più economica è più facile che lasci la sua automobile dov'è.



 Come fare?

1. Occorre isituire Innanzitutto corsie preferenziali per gli autobus, ma non “a pioggia”: occorre vedere linea per linea quali siano i punti più critici e cercare soluzioni ai problemi.

2. Occorre capire se hanno senso le cosiddette “linee forti” che attraversano la città da un lato all'altro quando, prendendo ad esempio la linea 23, nella quale le conseguenze di un ingorgo al Ponte di Mezzo (o di quello dell'uscita dal Nuovo Pignone) si riflettono sulla puntualità del servizio fino a Gavinana, Sorgane e Nave a Rovezzano.

3. Occorre razionalizzare il servizio di raccolta dei rifiuti per non arrecare grossi disturbi alla corcolazione degli autobus.

4. Occorre, ebbene sì, come in altre centinaia di centri urbani dell'Europa più civile (Germania, Austria, Svizzera, Francia, Belgio, Olanda, Danimarca) la costruzione delle tramvie, che sono un sistema capace di trasportare comodamente e velocemente un numero di persone che il traffico privato e quello degli autobus non si sognano nemmeno da lontano.

5. Occorre sistemare i flussi della viabilità: è inutile avere strade che si allargano e poi si stringono: la strettoia porterà sempre un ingorgo, come può spiegare facilmente un matematico che conosce la “teoria delle code”

6. Occorre una vera rete di piste ed itinerari ciclabili seri, non piste ciclabili spot sui marciapiedi

Poi ci saranno sempre quelli che, magari persino con solide “radici cristiane”, mi dà noia stare su un autobus o un tram fianco a fianco con degli extracomunitari, quelli che il bambino lo porto a scuola con il proprio SUV anzichè con un (eventuale) servizio di scuolabus o quelli che prendo la macchina perchè devo andare a comprare il giornale. Ma questa è un'altra storia. Di mancanza di senso civico.