Ringrazio la ASPO Italia, la sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas per aver tradotto in italiano uno studio del professor Steve Thomas della Business School dell'Università di Greenwich (non quindi un “cincirinella” qualsiasi), piuttosto impietoso con i reattori EPR, quelli che in numero di 4 dovrebbero essere impiantati in Italia.
Il titolo è piuttosto esemplificativo: "EPR in crisi".
Il rapporto è lunghetto, 24 pagine e pieno di dati, sigle etc etc, per cui io vi passo il link per chi se lo volesse scaricare. Se vi fa comprensibilmente fatica leggerlo, potete accontentarvi di questo mio riassuntino con annessi commenti e analisi.
Dopo gli incidenti di Chernobyl e Three Mile Island il nucleare è andato un po' in crisi. Oltre ad una questione ambientale (chi vuole una centrale nucleare sotto casa dopo quegli incidenti?) altri aspetti hanno contribuito a diminuire molto l'interesse per questa fonte, almeno nel mondo occidentale:
- il primo quello delle scorie, di cui ho anche parlato qui e qui;
- il secondo è che la centrale nucleare non è modulabile: siccome non è possibile stoccare l'energia elettrica il sistema globale di produzione ne deve immettere tanta quanta ne serve al momento per cui la domanda non è costante e ci sono altri tipi di centrali come quelle termoelettriche più flessibili, coè che possono produrre più o meno energia secondo il bisogno. L'energia nucleare può quindi fornire una elettricità “di base” ma dovrà sempre essere supportata da altre fonti per sopperire alle variazioni della domanda. É altrettanto ovvio che questo aspetto riguarda Paesi che hanno già una certa capacitò nucleare, non il nostro, ed è alla base dei pochi ordini della Francia, in serve meno aumentare il “carico – base” ma piuttosto provvedere a fornire energia supplementare nei momenti di maggior richiesta
- il terzo è che a causa del costo inferiore dei combustibili fossili, l'energia prodotta con la fissione nucleare continua ad essere troppo cara e quindi, per poter produrre, le aziende elettriche necessitano di contributi da parte dei governi
In ogni caso il reattore EPR è stato progettato dopo quegli incidenti e rispetto ai precedenti è molto avanti soprattutto per la sicurezza in caso di incidenti: in caso di problemi un sistema assicura la “cattura” del nocciolo e la sua messa in sicurezza. I costi però sono ovviamente superiori rispetto a un reattore privo di questo dispositivo, circa del 15%.
Areva, la società produttrice, è una joint vernture fra la Framatome francese e la Siemens tedesca che hanno unito i loro sforzi. Per la cronaca nel bilancio 2010 Areva ha un utile di 800 milioni di euro, ma in parte ottenuto grazie alla vendita di un ramo d'azienda, quello dei trasporti del materiale. Non è un'azienda che gode di ottima salute, tutt'alltro (e lo dimostra la vendita di un “gioiello di famiglia”, perchè ancora di reattori EPR funzionanti ancora non ce ne sono. E non solo per l3e poche vendite, molto inferiori alle attese.
I guai sono iniziati subito perchè la EDF, l'Enel francese, ha nicchiato prima di ordinare nuovi reattori. Ufficialmente le motivazioni sono due: perchè con i consumi di base di energia che c'erano non sentiva il bisogno di nuove centrali nucleari e la proroga per altri 20 anni del funzionamento degli impianti esistenti.
Quindi il primo ordine di un EPR è stato fatto dai finlandesi nel 2003, con inizio della produzione di corrente previsto per il 2009 (e invece siamo ancora lontani dalla meta). Il secondo è venuto dalla Francia, Paese che con gli EPR vorrebbe avere la leadership assoluta mondiale nel settore, nel 2007, con previsto inizio della produzione nel 2010 (notare che EDF ha nei decenni precedenti comprato da Framatome ben 58 reattori!). Ci sono poi due reattori in costruzione in Cina, anche questi con alcuni ritardi sul programma previsto.
In Finlandia la situazione del sito di Olkikuoto è la seguente: il costo iniziale fu stimato in 3,3 miliardi di euro, un prezzo ritenuto “basso” ma utile per farsi pubblicità (però non basso rispetto agli intendimenti iniziali, quando si voleva un costo di circa 1000 dollari al kilowatt, qui siamo già a valori quasi doppi...). Adesso la stima dei costi è di circa 5,7 miliardi di euro che al cambio con il dollaro di 1,35 fa 4800 dollari al kilowatt installato, quasi 5 volte l'obbiettivo iniziale. In questo momento si parla di concludere i lavori nel 2013 (ammesso che si vada avanti) con un bagno finanziario per fornitore e/o cliente. C'è un contenzioso legale fra le due parti per l'aumento spropositato dei costi e, cito testualmente il rapporto, non è ancora chiaro se TVO (l'azienda elettrica finlandese) potrà sopravvivere finanziariamente qualora si dovesse fare carico di una significativa percentuale di tali costi
Quindi non si può dire che per adesso la Finlandia abbia fatto un buon affare....
Veniamo ora alla Francia: il costo previsto era inferiore ai 2800 dollari al kilowatt. Nel 2008 i lavori furono sospesi per problemi di qualità del cemento usato per la gettata (ogni commento è superfluo). Ci sono voci di grossi ritardi nel progetto mentre il costo ha ampiamente varcato la soglia dei 3.400 dollari al kilowatt.
In campo internazionale Areva non è stata con le mani in mano e dopo la Cina ha offerto il reattore EPR a diverse nazioni (Emirati Arabi Sudafrica, USA etc etc) ma per adesso non ha in corso ordini scritti, per le motivazioni più varie ma che si riducono a decisioni degli eventuali clienti ancora non prese, ordini finiti ad aziende concorrenti, coreane o giapponesi anche per un prezzo troppo alto (il primo problema è il costo dei sistemi di sicurezza dell'EPR, molto superiori per esempio a quelli del reattore coreano) o, come in Sudafrica, per successiva cancellazione dell'ordine. C'è poi il programma nucleare negli USA ma anche qui le cose sembrano andare piuttosto al rallentatore: un progetto è iniziato ma è attualmente fermo, gli altri sono ancora al palo. Quanto all'India, c'è un accordo per la costruzione di due centrali e fornitura di combustibile per 25 anni del dicembre 2010, ma nel comunicato di Areva non si ipotizzano date di inizio costruzione nè tantomeno di messa in servizio.
In questo periodo in Francia c'è la consapevolezza che l'EPR così com'è non abbia le possibilità di andare avanti senza grandi correzioni e Areva sta cercando soluzioni alternative addirittura con altri progetti.
Veniamo quindi ad alcune facili considerazioni:
1. è chiaro che ora come ora acquistare un reattore del genere non sembra essere proprio una idea geniale da un punto di vista squisitamente economico (senza parlare di aspetti diversi) e si capisce anche come mai il nostro governo stia per così dire traccheggiando anche in questo
2. pochissimi però stanno diffondendo queste notizie e la disinformazione è totale, sia fra i favorevoli (che se sanno come stanno le cose non possono pubblicizzare troppo questi aspetti) che fra i contrari, spesso più pronti a parlare emotivamente dei pericoli, ma spesso incapaci di comunicare qualcosa di scientificamente valido. Rimarco come purtroppo il famoso “forum sul nucleare” non è altro che uno strumento di chi “vuole” fortissimamente il nucleare in Italia e dal quale mi risulta essere stati rimossi post non in linea con le scelte - diciamo così - editoriali
In mezzo c'è l'Italia, con l'italiano medio al solito informatissimo sul grande fratello ma felicemente disinformato sui fatti reali, pronto a scontrarsi sulle idee senza però neanche sapere di cosa sta parlando e solo perchè l'hanno detto, a turno e secondo preferenza, Berlusconi, gli ambientalisti, la confindustria, i verdi, Fini, la TV o Bruno Vespa (PD assente sull'argomento, felicemente diviso come sempre).
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lunedì 7 marzo 2011
mercoledì 13 maggio 2009
La mancanza di cultura ferroviaria in italia e le sue conseguenze
Dopo tanti anni di discussioni sul passante ferroviario fiorentino adesso c'è una certezza: i lavori si faranno. Soluzione scelta quella sotterranea con la stazione di Foster ai Macelli. Pertanto l'importante è che vengano fatti senza arrecare danni alla città.In questo momento Firenze è scossa dai movimenti dei contrari, che descrivono scenari apocalittici, di case distrutte dal passaggio della talpa per un lavoro inutile (c'è chi, anziché di inutile, parla di un lavoro utile ma che doveva essere fatto in superficie o passando sotto le colline).
Questi fatti, di cui mi sto occupando attivamente, mi portano a delle riflessioni generali sulle ferrovie in Italia.
In tutta questa storia si manifesta l'ignoranza (nel senso di “non sapere”) dell'italiano medio in tema di geologia, ingegneria e ferrovie. E' quella che ha permesso a Trenitalia di spacciare il Frecciarossa come un treno nuovo, quando. come potete vedere da queste due foto, è invece il vecchio ETR500 con una semplice ripellicolatura esterna (per me molto discutibile da un punto di vista estetico). Vediamo un po' dove portano questi “non saperi”.Molti quando sentono che io sono un appassionato di treni mi guardano come se fossi un marziano. Quando vengono a sapere che sono capace di passare ore appollaiato lungo una linea ferroviaria per fare foto ai convogli che passano mi ritengono pronto per un ricovero forzato alla neuro.
Evito di fare la rassegna di sciocchezze che ho sentito in treno ma vi lascio una perla: “Montezemolo riesca a costruire la sua ferrovia in due anni e senza soldi pubblici quando le FS ce ne hanno messi 10 e abbiamo speso un sacco di soldi”.
Ora, capisco che non è “necessario” sapere che nel gruppo FS ci sono RFI (rete ferroviaria italiana – il gestore della rete) e Trenitalia, l'azienda che “fa” i treni e paga il pedaggio a RFI , come farà dal 2011 NTV (nuovo trasporto viaggiatori – l'azienda di Montezemolo, Della Valle & c), ma dire una cosa del genere dimostra la pochezza di non solo n termini di informazioni, ma anche di percezione della realtà, di chi l'ha pronunciata. Come si può minimamente pensare che un'azienda si possa costruire una ferrovia per conto suo tra Milano e Roma?
Inoltre non c'è la percezione che una ferrovia, rispetto ad una strada, abbia dei vincoli maggiori in tema di pendenze e curve.
L'INCULTURA FERROVIARIA IN POLITICA, SOCIETA' E STAMPA
Purtroppo la scarsa cultura in tema di trasporti (ad eccezione dell'automobile...) e particolarmente in materia ferroviaria non riguardi solo la popolazione: c'è anche fra decisori e politici. Si manifesta con l'incompetenza in materia e provoca interventi o idee discutibili (a partire da chi vorrebbe, nel caso fiorentino, fare la stazione AV a Castello), oltre a farne la Cenerentola del trasporto in Italia.
E' vero che un “tecnico” che deve tracciare una ferrovia farebbe volentieri una linea retta e buonanotte.a tutti. Ed è pacifico che ciò non sia possibile. Ma quando una ferrovia è disegnata in base a compromessi politici si assiste al disastro di Modena, dove in una pianura senza ostacoli sono riusciti a partorire un tracciato che non consente i 300 Km/h..
C'è poi il campanilismo, che tanto per restare sulla Bologna – Milano ha fatto costruire una montagna di interconnessioni fra la vecchia e la nuova linea che rimarranno praticamente inutilizzate (a parte quella di Piacenza), e che hanno provocato un pressochè inutile (e notevole) aggravio nella spesa (mi pare che rispetto alla linea principale sono stati costruiti per le interconnessioni binari per una lunghezza del 30% in più rispetto al singolo tratto Bologna – Melegnano)
Oppure fa istituire delle fermate che restano praticamente inutilizzabili.
Un'altra perla di incompetenza: anni fa vidi un parcheggio ricavato sul vecchio piazzale merci di una stazione, che sarebbe stato dunque un perfetto esempio di parcheggio scambiatore tramezzo privato e pubblico.. Peccato che ci avessero messo la “zona disco” con massimo due ore di sosta. E chi doveva prendere il treno si attaccava...
Anche gli estensori di piani alternativi ne sono affetti. A parte il caso della proposta che circola a Firenze per un attraversamento in superficie, che poteva essere interessante ma è molto approssimativa, se ne sentono di tutti i colori. Cito sempre a casa nostra il caso della proposta di tram-treno della facoltà di architettura. Irricevibile. Praticamente hanno disegnato un sistema di trasporti come se avessero usato la pianta di Paperopoli e non di una città reale perchè non sanno neanche che il tram e il treno hanno tensioni diverse di alimentazione (problema sorpassabile) e binari con profilo diverso. Inoltre non hanno la minima idea di cosa voglia dire far circolare un tram in una rete satura come quella fiorentina, con le ovvie limitazioni imposte dal segnalamento ferroviario: pensano forse di far viaggiare i convogli a vista? Peccato che una cosa del genere, normale per una tramvia, sia impossibile in ferrovia....
Di tram-treno in giro per l'Europa ce ne sono, D'accordo. Ma in realtà come Parigi o la Ruhr, dove la cultura ferroviaria è ben sviluppata e di binari a disposizione ce ne sono a bizzeffe, non gli asfittici 2 binari in arrivo da Pisa, per cui volendo aumentare l'offerta è stato necessario riaprire Porta a Prato.
La stampa non è esente da macroscopici errori. Notizie sbagliate, esagerazioni, errori grossolani sono pane quotidiano (e in generale di ferrovie ne parlano solo quando c'è qualche problema). La più bella è stata quando in un noto ed autorevole giornale, una notizia di un problema ad un treno pendolari è stata corredata con una foto di... un treno ad alta velocità tedesco...
ANCHE LE FERROVIE SE NE SBATTONO DELLA CULTURA FERROVIARIA
Parliamo poi di quello che stanno facendo (o, meglio, NON facendo), le Ferrovie Italiane.
A parte che sembra siano interessate solo ai “Frecciarossa”, fanno solo pubblicità “ordinaria” e non “educativa”. Svolgono pochissima comunicazione sugli aspetti migliori del treno: arrivare a destinazione tranquillamente senza guidare e co il mezzo di trasporto più ecologico che esiste.
Basta poi vedere come trattano il loro patrimonio di rotabili storici: da quest'anno è più difficile e costoso organizzare treni storici (che poi sono pubblicità per la ferrovia stessa!) e la vicenda triste e vergognosa del “Settebello”: l'ultimo esemplare di questo treno, orgoglio dell'Italia degli anni 50 e fenomeno di costume. Salvato dalla demolizione solo per una sollevazione degli appassionati, che hanno letteralmente inondato di email le Ferrovie e i ministeri, è stato parzialmente smotorizzato e giace a Falconara Marittima lungo il mare, aspettando che la salsedine lo faccia fuori.
A parte che sembra siano interessate solo ai “Frecciarossa”, fanno solo pubblicità “ordinaria” e non “educativa”. Svolgono pochissima comunicazione sugli aspetti migliori del treno: arrivare a destinazione tranquillamente senza guidare e co il mezzo di trasporto più ecologico che esiste.
L'immagine delle ferrovie in generale e della TAV in particolare è a dir poco molto bassa. Regna quasi incontrastata la cattiva stampa dovuta ai vari beppegrillo, no-tav (molto più attivi delle FS nella comunicazione...) etc etc ..
C'è sempre un'aura ideologica pseudoambientalista quando si parla di Alta Velocità, come se fosse una cosa da ricchi, quando invece consente di viaggiare a tutti (a tariffe ahimè un po' care...) mentre prima l'aereo era l'unico (e salato) mezzo di trasporto veloce.
Per dirla come il Cav. Caprotti di Esselunga “in Italia tutto deve avere una connotazione politica, come se le piste ciclabili fossero di sinistra e l'alta velocità di destra”. Io aggiungo: mi permettete di andare in bicicletta alla stazione per prendere il Frecciarossa?
Che poi la TAV, fra costi elevati (come quasi tutte le opere pubbliche italiane, del resto) e, in Toscana, le profonde ferite subìte dal Mugello abbia fatto di tutto per rendersi antipatica è un altro discorso.
In quanto alle altre ferrovie, segnatamente il trasporto locale, regionalizzato in maniera quasi selvaggia, c'è molto che non funziona. Treni sporchi e in ritardo sono la norma. Sullo sporco c'è comunque da fare una puntualizzazione: su polvere, sedili e poggiatesta consunti e vetri unti chiaramente la colpa è della manutenzione; su porte e aria condizionata fuori uso o a temperatura sballata idem, Ma per carte, lattine (magari non vuote) e quant'altro sparse sui sedili la colpa non è delle ferrovie!
In queste condizioni, come è possibile che la popolazione percepisca l'importanza di un'opera ferroviaria?
lunedì 6 aprile 2009
Il terremoto dell'Aquila tra annunci sballati e il rischio di una nuova crisi sismica

Alla fine doveva succedere. Era logico. Dopo quasi 30 anni dal terremoto dell'Irpinia, 28 e 4 mesi per l'esattezza, un nuovo fortissimo terremoto ha sconvolto l'asse appenninico della nostra penisola. E' toccato all'Abruzzo.
Dal 1980 ad oggi i morti per terremoto erano stati pochissimi, in Umbria e a San Giuliano di Puglia, dove però l'uomo ha fatto molto perchè accadesse.
Il terremoto di oggi, 6 aprile 2009, si porterà per sempre dietro una serie di polemiche da "bar dello sport" perchè in qualche modo qualcuno lo aveva “annunciato”.
Vediamo la situazione.
Da un paio di mesi nella zona c'era una attività sismica di fondo piuttosto robusta, con tanto di chiusura di scuole, verifiche di eventuali danni, qualche cornicione pericolante etc etc.Il tutto fino allo sciame sismico piuttosto intenso della settimana scorsa: tra il 30 marzo e il 3 aprile ci sono stati almeno 3 eventi con magnitudo uguale o superiore a 3, associati ad un evento principale con M=4 nel pomeriggio del 30. Questa sequenza si è sviluppata in un'area vicina a quella interessata dal terremoto maggiore e dalle sue repliche: a sud dell'Aquila, in un'area poi non toccata dalle repliche dell'evento di stamattina, almeno fino ad ora mentre sto scrivendo. Noto che anche Sulmona aveva subito una scossa di discrete proporzioni
E' evidente che una cosa del genere non possa bastare a lanciare un allarme sismico. Pensate un po' a quanti eventi del genere accadono in Italia tutti gli anni: in base al principio di precauzione si potrebbe predisporre lo sgombero di popolazioni solo perchè si è registrata una scossa di una certa entità o uno sciame sismico? E per quanto?
Veniamo ora al cosiddetto “annuncio” del terremoto: un tecnico del laboratorio del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, sostiene di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
Il metodo si basa sulla quantità di radon emesso dalla superficie terrestre (il radon è un gas nobile, il più pesante di tutti gli elementi gassosi). Sembra che nel periodo le emisisoni siano state piuttosto alte. Nonostante la coincidenza con il primo di aprile potesse essere sospetta (ma si è trattato davvero di una pura coincidenza), Giuliani ha detto, dopo la scossa avvenuta a Sulmona, che ci sarebbe stato un terremoto disastroso e la notizia è arrivata al Sindaco della cittadina abruzzese
La cosa ha ovviamente messo in agitazione la popolazione e la politica al punto tale che si è persino riunita la “Commissione Grandi Rischi”. Nella riunione ovviamente è stato detto che al momento non c'erano dei gravi rischi e un Bertolaso imbestialito si è scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false» (così riporta il Corsera).
La notizia forse non era falsa, nel senso che le emissioni di radon c'erano, ma sicuramente non era precisa. E' chiaro ed evidente che non basta una notizia del tipo “ci potrebbe essere un terremoto molto forte”: bisogna sapere all'incirca anche dove e quando.
Sennò che facciamo: sgomberiamo tutto l'Abruzzo? Noto poi che Giuliani, peraltro denunciato per “procurato allarme”, avesse pensato all'area di Sulmona e non a quella dell'Aquila. Vi immaginate che figura se dandogli retta avessero sgombrato quell'area e non l'area dell'Aquila?
Per saperne di più occorrerebbe avere notizie sulle modalità con cui sono avvenuti altri eventi importanti nell'area, come per esempio quello del 1703: è possibile che anche questi siano stati preceduti da sciami sismici? Se sì. allora qualcosa forse andava fatto. Ma non certo per le emisisoni di radon.
Sulle relazioni fra emissioni di Radon e terremoti ci sono diversi studi in tutto il mondo, da Taiwan all'Islanda, passando ovviamente per la California. Tutte le riviste specializzate ne hanno prima o poi parlato. Francamente non so se anche l'INGV o qualche istituto universitario italiano ne stia facendo. Ci si potrebbe scrivere un libro o un'enciclopedia.
Non è quindi che le idee di Giuliani siano così originali, strane e rivoluzionarie.... Ma ancora siamo piuttosto privi di certezze.
Però se vogliamo che la ricerca abbia dei risultati la cosa fondamentale è quella di individuare una faglia e monitorarla, in modo da circoscrivere la zona a rischio. Per esempio a Taiwan la sorveglianza della Chuko Fault ha dimostrato un aumento delle emissioni di radon prima di eventi sismici lungo quella specifica faglia.
Ora non ci resta che sperare che il caso Radon diventi un nuovo caso Di Bella, con milioni di euro buttati via per monitorare più o meno dappertutto il livello di emissioni di radon.
C'è comunque da fare un paio di riflessioni: i terremoti in Italia si raggruppano in crisi sismiche.
Tanto per fare un confronto a ieri, 5 aprile 2009: una persona nata nel 1925 (quella persona adesso ha 84 anni) era troppo piccola per ricordarsi il terremoto dell'Irpinia del 1930. Il primo terremoto forte che ha “vissuto” è stato quello dell'Irpinia nel 1960 e quindi come grandi terremoti in Italia ne ricorda solo uno in più di me che sono nato nel 1960, 35 anni dopo: a 20 anni avevo “vissuto” 3 grossissimi terremoti come Belice, Friuli ed Irpinia, più una nutritissima serie di scosse di minore importanza. Cito a memoria Lentini, Ancona, Tuscania, Valnerina e ancora l'Abruzzo (Opi e Villetta Barrea per l'esattezza) e un fortissimo evento in Dalmazia
Dopo la crisi fra il 1960 e il 1980 abbiamo avuto pochi eventi isolati e di non grandissimo spessore: una persona che ha 30 anni si può ricordare solo eventi “minori” come quello di Assisi e quello di San Giuliano. Terribili certo, ma con effetti non paragonabili a quelli dei 3 grandi terremoti suddetti
Ora, passati quasi 30 anni dal terremoto campano è possibile che siamo all'inizio di una nuova crisi: tra il 1850 e il 1908 l'Italia fu sconvolta, specialmente al sud, da una serie di terremoti notevolissimi, conclusasi con il terremoto di Avezzano del 1915. Da allora la situazione è stata molto calma, a parte gli eventi già citati. Ora il pericolo è che riprenda una nuova crisi sismica anche se di solito i terremoti italiani sembra siano preceduti da analoghi forti eventi tra Grecia e Balcani, che per adesso non sono avvenuti
Speriamo bene.... anche perchè la speculazione edilizia ha colpito duro e spesso i vecchi paesi sono in posizione più sicura rispetto alle nuove costruzioni che li circondano. San Giulianio di Puglia lo ha drammaticamente dimostrato.
dopo decenni di devastazioni e costruzioni ovunque, che effetti ci potranno essere se venisse una crisi come quella di 150 anni fa, nonostante che la geologia ci abbia dato una mano a rimediare standosene buona per una trentina di anni?
Dal 1980 ad oggi i morti per terremoto erano stati pochissimi, in Umbria e a San Giuliano di Puglia, dove però l'uomo ha fatto molto perchè accadesse.
Il terremoto di oggi, 6 aprile 2009, si porterà per sempre dietro una serie di polemiche da "bar dello sport" perchè in qualche modo qualcuno lo aveva “annunciato”.
Vediamo la situazione.
Da un paio di mesi nella zona c'era una attività sismica di fondo piuttosto robusta, con tanto di chiusura di scuole, verifiche di eventuali danni, qualche cornicione pericolante etc etc.Il tutto fino allo sciame sismico piuttosto intenso della settimana scorsa: tra il 30 marzo e il 3 aprile ci sono stati almeno 3 eventi con magnitudo uguale o superiore a 3, associati ad un evento principale con M=4 nel pomeriggio del 30. Questa sequenza si è sviluppata in un'area vicina a quella interessata dal terremoto maggiore e dalle sue repliche: a sud dell'Aquila, in un'area poi non toccata dalle repliche dell'evento di stamattina, almeno fino ad ora mentre sto scrivendo. Noto che anche Sulmona aveva subito una scossa di discrete proporzioni
E' evidente che una cosa del genere non possa bastare a lanciare un allarme sismico. Pensate un po' a quanti eventi del genere accadono in Italia tutti gli anni: in base al principio di precauzione si potrebbe predisporre lo sgombero di popolazioni solo perchè si è registrata una scossa di una certa entità o uno sciame sismico? E per quanto?
Veniamo ora al cosiddetto “annuncio” del terremoto: un tecnico del laboratorio del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, sostiene di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
Il metodo si basa sulla quantità di radon emesso dalla superficie terrestre (il radon è un gas nobile, il più pesante di tutti gli elementi gassosi). Sembra che nel periodo le emisisoni siano state piuttosto alte. Nonostante la coincidenza con il primo di aprile potesse essere sospetta (ma si è trattato davvero di una pura coincidenza), Giuliani ha detto, dopo la scossa avvenuta a Sulmona, che ci sarebbe stato un terremoto disastroso e la notizia è arrivata al Sindaco della cittadina abruzzese
La cosa ha ovviamente messo in agitazione la popolazione e la politica al punto tale che si è persino riunita la “Commissione Grandi Rischi”. Nella riunione ovviamente è stato detto che al momento non c'erano dei gravi rischi e un Bertolaso imbestialito si è scagliato contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false» (così riporta il Corsera).
La notizia forse non era falsa, nel senso che le emissioni di radon c'erano, ma sicuramente non era precisa. E' chiaro ed evidente che non basta una notizia del tipo “ci potrebbe essere un terremoto molto forte”: bisogna sapere all'incirca anche dove e quando.
Sennò che facciamo: sgomberiamo tutto l'Abruzzo? Noto poi che Giuliani, peraltro denunciato per “procurato allarme”, avesse pensato all'area di Sulmona e non a quella dell'Aquila. Vi immaginate che figura se dandogli retta avessero sgombrato quell'area e non l'area dell'Aquila?
Per saperne di più occorrerebbe avere notizie sulle modalità con cui sono avvenuti altri eventi importanti nell'area, come per esempio quello del 1703: è possibile che anche questi siano stati preceduti da sciami sismici? Se sì. allora qualcosa forse andava fatto. Ma non certo per le emisisoni di radon.
Sulle relazioni fra emissioni di Radon e terremoti ci sono diversi studi in tutto il mondo, da Taiwan all'Islanda, passando ovviamente per la California. Tutte le riviste specializzate ne hanno prima o poi parlato. Francamente non so se anche l'INGV o qualche istituto universitario italiano ne stia facendo. Ci si potrebbe scrivere un libro o un'enciclopedia.
Non è quindi che le idee di Giuliani siano così originali, strane e rivoluzionarie.... Ma ancora siamo piuttosto privi di certezze.
Però se vogliamo che la ricerca abbia dei risultati la cosa fondamentale è quella di individuare una faglia e monitorarla, in modo da circoscrivere la zona a rischio. Per esempio a Taiwan la sorveglianza della Chuko Fault ha dimostrato un aumento delle emissioni di radon prima di eventi sismici lungo quella specifica faglia.
Ora non ci resta che sperare che il caso Radon diventi un nuovo caso Di Bella, con milioni di euro buttati via per monitorare più o meno dappertutto il livello di emissioni di radon.
C'è comunque da fare un paio di riflessioni: i terremoti in Italia si raggruppano in crisi sismiche.
Tanto per fare un confronto a ieri, 5 aprile 2009: una persona nata nel 1925 (quella persona adesso ha 84 anni) era troppo piccola per ricordarsi il terremoto dell'Irpinia del 1930. Il primo terremoto forte che ha “vissuto” è stato quello dell'Irpinia nel 1960 e quindi come grandi terremoti in Italia ne ricorda solo uno in più di me che sono nato nel 1960, 35 anni dopo: a 20 anni avevo “vissuto” 3 grossissimi terremoti come Belice, Friuli ed Irpinia, più una nutritissima serie di scosse di minore importanza. Cito a memoria Lentini, Ancona, Tuscania, Valnerina e ancora l'Abruzzo (Opi e Villetta Barrea per l'esattezza) e un fortissimo evento in Dalmazia
Dopo la crisi fra il 1960 e il 1980 abbiamo avuto pochi eventi isolati e di non grandissimo spessore: una persona che ha 30 anni si può ricordare solo eventi “minori” come quello di Assisi e quello di San Giuliano. Terribili certo, ma con effetti non paragonabili a quelli dei 3 grandi terremoti suddetti
Ora, passati quasi 30 anni dal terremoto campano è possibile che siamo all'inizio di una nuova crisi: tra il 1850 e il 1908 l'Italia fu sconvolta, specialmente al sud, da una serie di terremoti notevolissimi, conclusasi con il terremoto di Avezzano del 1915. Da allora la situazione è stata molto calma, a parte gli eventi già citati. Ora il pericolo è che riprenda una nuova crisi sismica anche se di solito i terremoti italiani sembra siano preceduti da analoghi forti eventi tra Grecia e Balcani, che per adesso non sono avvenuti
Speriamo bene.... anche perchè la speculazione edilizia ha colpito duro e spesso i vecchi paesi sono in posizione più sicura rispetto alle nuove costruzioni che li circondano. San Giulianio di Puglia lo ha drammaticamente dimostrato.
dopo decenni di devastazioni e costruzioni ovunque, che effetti ci potranno essere se venisse una crisi come quella di 150 anni fa, nonostante che la geologia ci abbia dato una mano a rimediare standosene buona per una trentina di anni?
giovedì 19 febbraio 2009
I Colli Albani: il rischio vulcanico in un apparato dormiente

Devictis Sabinis cum in magna gloria magnisque opibus regnum Tulli ac tota res Romana esset, nuntiatum regi patribusque est in monte Albano lapidibus pluvisse. Quod cum credi vix posset, missis ad id visendum prodigium, in conspectu, haud aliter quam cum grandinem venti glomeratam in terras agunt crebri cecidere caelo lapides. Visi etiam audire vocem ingentem ex summi cacuminis luco ut patrio ritu sacra Albani facerent, quae velut dis quoque simul cum patria relictis oblivioni dederant, et aut Romana sacra susceperant aut fortunae, ut fit, obirati cultum reliquerant deum. Romanis quoque ab eodem prodigio novendiale sacrum publice susceptum est, seu voce caelesti ex Albano monte missa - nam id quoque traditur - seu haruspicum monitu; mansit certe sollemne ut quandoque idem prodigium nuntiaretur feriae per novem dies agerentur.
Così scriveva Tito Livio, negli "Ab Urbe condida libris": Sconfitti i Sabini, mentre il regno di Tullio e tutto lo Stato romano si trovavano in grande gloria e in grande potenza, fu annunciato al re e al senato che sul monte Albano erano piovute pietre. E poichè a stento si poteva credere a ciò, furono mandate delle persone ad osservare quel prodigio e alla loro presenza caddero dal cielo molte pietre come quando i venti portano una fitta grandine sulla terra....... Anche dai Romani in seguito a quel medesimo prodigio fu iniziato pubblicamente un sacro rito novendiale o per una voce celeste giunta dal monte Albano e rimase di certo la consuetudine che ogni volta che si annunciasse lo stesso prodigio, si celebrassero per nove giorni tali festività.
Fatti del genere, che sembrano - correttamente - essere durati parecchi giorni, sono noti in quell'epoca in tutto l'areale dei Colli Albani, che, non casualmente, sono un vulcano. Altri indizi sono contenuti in alcune leggende della mitologia romana. Non è detto che siano episodi magmatici: alle volte le manifestazioni esplosive sono riferibili alla presenza di ingenti quantità di gas, più che di lave
I novendiales erano prescritti “quandoque idem prodigium nuntiaretur”: ciò fa supporre che le piogge di pietre fossero un evento relativamente frequente. Dovevano svolgersi solo in caso di pioggia di pietre e non in caso di pioggia di terra. La netta distinzione tra “piogge di terra” e “piogge di sassi” dimostra come entrambi i fenomeni fossero ben molto conosciuti in quel tempo.
Ma i Colli Albani non sono un vulcano spento? Assolutamente no. La definizione di “vulcano attivo” è molto cambiata negli ultimi decenni. Fino agli anni 60 si intendeva per “attivo” (almeno in Italia) un vulcano che ha avuto eruzioni in epoca storica. Questa definizione non è certo applicabile facilmente nel mondo, se non forse in Mediterraneo e Giappone. In tutte le altre aree vulcaniche, le testimonianze storiche cominciano troppo di recente. Oggi si definisce “attivo” un vulcano che ha eruttato l'ultima volta non più di 10.000 anni fa. E' ovviamente un valore convenzionale (il Chaiten, con 9300 anni dall'ultima eruzione, è abbastanza vicino a questo limite). Inoltre ce ne sono alcuni, come i Monti Albani, che hanno lunghi intervalli di quiete e se per un vulcano la distanza che ci separa dall'ultima eruzione è minore del massimo intervallo fra due fasi di attività, questo non può essere considerato “spento” - anche se ha eruttato più di 10.000 anni fa - bensì “dormiente”.
I Colli Albani rientrano in questa categoria: l'ultima grande fase eruttiva è stata datata a 30.000 anni fa (con una "coda" un pò più recente), però, in una storia magmatica cominciata 600.000 anni fa ci sono stati degli intervalli più lunghi, di 45.000 anni tra una fase e quella successiva. Per cui esiste ancora la probabilità che l'apparato torni in attività in un futuro, sia pure lontano.
Una equipe diretta dal Prof. Funiciello ha sostanzialmente confermato le testimonianze storiche, datando un livello di pomici a circa 5100 anni fa (sempre 3000 anni prima dell'istituzione dei novendiales, comunque): in passato si riteneva che, al massimo, gli ultimi episodi magmatici fossero vecchi di almeno 17.000 anni.
20 anni fa su “Le Scienze” uscì un lavoro, ad opera di Dario Andretta e Mario Voltaggio, in cui vennero mostrati alcuni indicatori che, confermando le parole di Tito Livio, testimoniano una attività vulcanica nei Colli Albani tra il V e il IV secolo AC. Questi Autori avevano addirittura fotografato dei manufatti coperti da materiali vulcanici apparentemente depostisi sopra e non frutto di rimaneggiamento umano, ma la cosa è stata messa in dubbio da altri ricercatori.
Sicuramente la camera magmatica al di sotto del vulcano è ancora abbastanza calda, anche se non più allo stato liquido e al di sopra c'è una bella quantità di gas. Alcuni fenomeni denotano come l'attività non sia ancora del tutto cessata: il continuo sollevamento dell'area (la cui velocità varia ad intervalli abbastanza regolari tra fasi in cui è più alta e fasi in cui è più bassa), le frequenti crisi sismiche (con sequenze più tipiche di aree vulcaniche che di aree tettoniche) e gli elevati valori di emissione di gas (spesso i picchi coincidono con episodi sismici o di sollevamento più intenso).
La quantità di anidride carbonica emessa è sempre ingente, sia perchè è contenuta nei gas vulcanici sia per la geologia locale: tutto l'Appennino Centrale tra Lazio, Abruzzo e Campania è dominato da rocce carbonatiche (calcari e dolomiti), presenti anche sotto i Colli Albani. Queste rocce vengono decomposte dal calore del magma, liberando enormi quantità di questo gas. Narra Luigi Piccardi dell'Università di Firenze in un lavoro molto interessante uscito su “Geoitalia” qualche anno fa che i carabinieri scoprirono un posto dove i giovani andavano a “farsi” di questo gas (la CO2, soffocando, provoca uno stato di trance: anche la sibilla cumana e l'oracolo di Delfi devono la loropresenza all'emissione di CO2)
Al contrario dell'idrogeno solforato, altro gas prodotto dal vulcano, l'anidride carbonica è un gas pesante ed inodore, e può essere molto pericoloso perchè tende ad accumularsi nelle sacche del terreno senza poter essere percepito. Per questo la Protezione Civile ha prodotto un apposito documento per avvisare la popolazione che sta convivendo con un problema che può diventare molto serio in caso di scarsa attenzione. In particolare si richiede di areare molto bene i locali bassi che sono rimasti chiusi per molto tempo (anche il Radon, gas radioattivo, è un altro prodotto importante della attività dei Colli Albani).
Intense eruzioni di anidride carbonica sono alla base di forti oscillazioni del livello dei laghi fino alla tracimazione, un fenomeno molto frequente nel passato: sempre secondo l'equipe del Prof. Funiciello, questa è la genesi dei depositi di fango nella zona di Ciampino. Il susseguirsi di eruzioni di gas e delle conseguenti tracimazioni del lago hanno provocato la formazione di una numerosa serie di colate di fango (simili per composizione e dinamica a quelle scatenate dalla pioggia a Sarno qualche anno fa). La quantità di sedimento è stata talmente ingente da influenzare pesantemente la dinamica olocenica della piana.
I ricercatori indicano la continua tracimazione delle acque del lago di Albano come la causa scatenante dell'abbandono dei villaggi nella zona di Ciampino attorno al 1500 AC (che sono stati ricostruiti più a monte e – non a caso – ad un livello superiore a quello della superficie del lago). Per farle cessare i romani nel IV secolo costruirono un tunnel per abbassare di una settantina di metri il livello del lago.
Questi depositi di fango sono molto pericolosi per i gas: spesso nella zona attorno a Ciampino le concentrazioni di H2S sono molto elevate, oltre i limiti di legge, ma è soprattutto con la CO2 che c'è poco da scherzare. I sedimenti depositati dalle tracimazioni, impermeabili ai gas, ne rendono possibile l'accumulo nel sottosuolo. Il gas però può risalire improvvisamente se si crea una frattura, con effetti devastanti. Difficilmente arriva a concentrazioni pericolose, però è stato la causa della morte di numerosi piccoli animali come conigli, cani o gatti, o di animali più grossi, come vitelli. Qualche anno fa è purtroppo deceduto persino un uomo. Si ricorda per inciso una strage in Camerun, in cui la CO2 uscita dal lago Nyas, uno specchio d'acqua che occupa il cratere di un vulcano proprio come il lago di Albano, provocò nel 1986 la morte di 1.800 persone e di una gran quantità di animali.
Negli ultimi millenni l'attività vulcanica è considerevolmente rallentata e quindi si può supporre che gli eventi di età romana rappresentino un po' la coda in via di esaurimento dell'ultima fase attiva e che i pericoli siano nettamente diminuiti da allora. Nonostante tutto è bene fare attenzione: non si sa bene cosa potrà succedere in futuro: il sollevamento dell'area (30 centimetri fra il 1955 e il 1995) potrebbe anche essere stato innescato da nuove iniezioni magmatiche nella camera.
Fatti del genere, che sembrano - correttamente - essere durati parecchi giorni, sono noti in quell'epoca in tutto l'areale dei Colli Albani, che, non casualmente, sono un vulcano. Altri indizi sono contenuti in alcune leggende della mitologia romana. Non è detto che siano episodi magmatici: alle volte le manifestazioni esplosive sono riferibili alla presenza di ingenti quantità di gas, più che di lave
I novendiales erano prescritti “quandoque idem prodigium nuntiaretur”: ciò fa supporre che le piogge di pietre fossero un evento relativamente frequente. Dovevano svolgersi solo in caso di pioggia di pietre e non in caso di pioggia di terra. La netta distinzione tra “piogge di terra” e “piogge di sassi” dimostra come entrambi i fenomeni fossero ben molto conosciuti in quel tempo.
Ma i Colli Albani non sono un vulcano spento? Assolutamente no. La definizione di “vulcano attivo” è molto cambiata negli ultimi decenni. Fino agli anni 60 si intendeva per “attivo” (almeno in Italia) un vulcano che ha avuto eruzioni in epoca storica. Questa definizione non è certo applicabile facilmente nel mondo, se non forse in Mediterraneo e Giappone. In tutte le altre aree vulcaniche, le testimonianze storiche cominciano troppo di recente. Oggi si definisce “attivo” un vulcano che ha eruttato l'ultima volta non più di 10.000 anni fa. E' ovviamente un valore convenzionale (il Chaiten, con 9300 anni dall'ultima eruzione, è abbastanza vicino a questo limite). Inoltre ce ne sono alcuni, come i Monti Albani, che hanno lunghi intervalli di quiete e se per un vulcano la distanza che ci separa dall'ultima eruzione è minore del massimo intervallo fra due fasi di attività, questo non può essere considerato “spento” - anche se ha eruttato più di 10.000 anni fa - bensì “dormiente”.
I Colli Albani rientrano in questa categoria: l'ultima grande fase eruttiva è stata datata a 30.000 anni fa (con una "coda" un pò più recente), però, in una storia magmatica cominciata 600.000 anni fa ci sono stati degli intervalli più lunghi, di 45.000 anni tra una fase e quella successiva. Per cui esiste ancora la probabilità che l'apparato torni in attività in un futuro, sia pure lontano.
Una equipe diretta dal Prof. Funiciello ha sostanzialmente confermato le testimonianze storiche, datando un livello di pomici a circa 5100 anni fa (sempre 3000 anni prima dell'istituzione dei novendiales, comunque): in passato si riteneva che, al massimo, gli ultimi episodi magmatici fossero vecchi di almeno 17.000 anni.
20 anni fa su “Le Scienze” uscì un lavoro, ad opera di Dario Andretta e Mario Voltaggio, in cui vennero mostrati alcuni indicatori che, confermando le parole di Tito Livio, testimoniano una attività vulcanica nei Colli Albani tra il V e il IV secolo AC. Questi Autori avevano addirittura fotografato dei manufatti coperti da materiali vulcanici apparentemente depostisi sopra e non frutto di rimaneggiamento umano, ma la cosa è stata messa in dubbio da altri ricercatori.
Sicuramente la camera magmatica al di sotto del vulcano è ancora abbastanza calda, anche se non più allo stato liquido e al di sopra c'è una bella quantità di gas. Alcuni fenomeni denotano come l'attività non sia ancora del tutto cessata: il continuo sollevamento dell'area (la cui velocità varia ad intervalli abbastanza regolari tra fasi in cui è più alta e fasi in cui è più bassa), le frequenti crisi sismiche (con sequenze più tipiche di aree vulcaniche che di aree tettoniche) e gli elevati valori di emissione di gas (spesso i picchi coincidono con episodi sismici o di sollevamento più intenso).
La quantità di anidride carbonica emessa è sempre ingente, sia perchè è contenuta nei gas vulcanici sia per la geologia locale: tutto l'Appennino Centrale tra Lazio, Abruzzo e Campania è dominato da rocce carbonatiche (calcari e dolomiti), presenti anche sotto i Colli Albani. Queste rocce vengono decomposte dal calore del magma, liberando enormi quantità di questo gas. Narra Luigi Piccardi dell'Università di Firenze in un lavoro molto interessante uscito su “Geoitalia” qualche anno fa che i carabinieri scoprirono un posto dove i giovani andavano a “farsi” di questo gas (la CO2, soffocando, provoca uno stato di trance: anche la sibilla cumana e l'oracolo di Delfi devono la loropresenza all'emissione di CO2)
Al contrario dell'idrogeno solforato, altro gas prodotto dal vulcano, l'anidride carbonica è un gas pesante ed inodore, e può essere molto pericoloso perchè tende ad accumularsi nelle sacche del terreno senza poter essere percepito. Per questo la Protezione Civile ha prodotto un apposito documento per avvisare la popolazione che sta convivendo con un problema che può diventare molto serio in caso di scarsa attenzione. In particolare si richiede di areare molto bene i locali bassi che sono rimasti chiusi per molto tempo (anche il Radon, gas radioattivo, è un altro prodotto importante della attività dei Colli Albani).
Intense eruzioni di anidride carbonica sono alla base di forti oscillazioni del livello dei laghi fino alla tracimazione, un fenomeno molto frequente nel passato: sempre secondo l'equipe del Prof. Funiciello, questa è la genesi dei depositi di fango nella zona di Ciampino. Il susseguirsi di eruzioni di gas e delle conseguenti tracimazioni del lago hanno provocato la formazione di una numerosa serie di colate di fango (simili per composizione e dinamica a quelle scatenate dalla pioggia a Sarno qualche anno fa). La quantità di sedimento è stata talmente ingente da influenzare pesantemente la dinamica olocenica della piana.
I ricercatori indicano la continua tracimazione delle acque del lago di Albano come la causa scatenante dell'abbandono dei villaggi nella zona di Ciampino attorno al 1500 AC (che sono stati ricostruiti più a monte e – non a caso – ad un livello superiore a quello della superficie del lago). Per farle cessare i romani nel IV secolo costruirono un tunnel per abbassare di una settantina di metri il livello del lago.
Questi depositi di fango sono molto pericolosi per i gas: spesso nella zona attorno a Ciampino le concentrazioni di H2S sono molto elevate, oltre i limiti di legge, ma è soprattutto con la CO2 che c'è poco da scherzare. I sedimenti depositati dalle tracimazioni, impermeabili ai gas, ne rendono possibile l'accumulo nel sottosuolo. Il gas però può risalire improvvisamente se si crea una frattura, con effetti devastanti. Difficilmente arriva a concentrazioni pericolose, però è stato la causa della morte di numerosi piccoli animali come conigli, cani o gatti, o di animali più grossi, come vitelli. Qualche anno fa è purtroppo deceduto persino un uomo. Si ricorda per inciso una strage in Camerun, in cui la CO2 uscita dal lago Nyas, uno specchio d'acqua che occupa il cratere di un vulcano proprio come il lago di Albano, provocò nel 1986 la morte di 1.800 persone e di una gran quantità di animali.
Negli ultimi millenni l'attività vulcanica è considerevolmente rallentata e quindi si può supporre che gli eventi di età romana rappresentino un po' la coda in via di esaurimento dell'ultima fase attiva e che i pericoli siano nettamente diminuiti da allora. Nonostante tutto è bene fare attenzione: non si sa bene cosa potrà succedere in futuro: il sollevamento dell'area (30 centimetri fra il 1955 e il 1995) potrebbe anche essere stato innescato da nuove iniezioni magmatiche nella camera.
mercoledì 16 luglio 2008
Il futuro energetico dell'Italia: tra un nucleare incerto e insufficente e una scarsa attenzione alle energie rinnovabili
Per completare il “trittico” sull'energia prendo spunto da un fondo di Marco Cattaneo sull'ultimo numero (luglio 2008) di Le Scienze per parlare del problema dell'energia in Italia, che potrà assumere presto i caratteri di una emergenza, sia tecnica che economica, come successe nell'estate del 2003 e fu evidenziato ancora di più con il grande black-out del 28 settembre dello stesso anno.
Non che sia l'unico problema che riguardi la nostra nazione ed il suo futuro, ma da un punto di vista economico avere energia al giusto costo rispetto agli altri Paesi è fondamentale sia per le attività produttive che per i privati cittadini.
La linea politica italiana è sempre stata molto favorevole agli idrocarburi, forse per il peso politico – economico dell'ENI. Il governo precedente ha comunque introdotto il “conto energia” che viene soprattutto inteso come produzione di energia solare.
Da decenni l'energia solare è sempre stata considerata l'Alternativa con la “A” maiuscola (ricordate il “sole che ride” con la scritta “energia nucleare? No grazie” in varie lingue?), ma purtroppo le statistiche europee sono impietose: al massimo copre lo “zero virgola” dell'energia prodotta, mentre con l'eolico siamo in alcuni casi ben oltre il 5%. La nazione europea con più solare è la Germania, che contribuisce per lo 0.358 % alla produzione di energia. Sarà facile con il “conto energia” e la maggiore generosità del nostro soloe sorpassarla e diventare il paese più “solare” (ora siamo allo 0,010%) ? La strada da fare è tanta, considerando anche il punto debole di questa fonte rinnovabile e cioè la produzione solo diurna (il vento, ad esempio, non ha questo problema). Registriamo comunque in Italia un forte interesse di molti privati, soprattutto di proprietari di terreni o estese coperture di capannoni e quindi il futuro del solare potrà essere più “luminoso”. Purtoppo temo che, comunque, non sarà mai una soluzione “generale”, almeno fino a quando non verranno trovati nuovi pannelli più efficenti (e comunque rimarrà il problema di dove prendere energia di notte, soprattutto d'inverno). Forse il solare accoppiato all'idrogeno, di cui ho parlato nel post precedente, potrà essere più utile?
Per quanto riguarda il nuovo governo, il ministro Scajola ha annunciato in pompa magna la costruzione di quattro impianti nucleari che nel 2020 forniranno il 10% del fabbisogno italiano di energia. Sono molto perplesso: questo annuncio mi sa tanto di pubblicità e, se poi fosse seguito dai fatti, continueremmo comunque ad essere nei guai.
Sono stato fra i pochi che nel 1987 abbia votato a favore dell'energia nucleare, pur conscio dei gravi rischi che comporta. E tutto sommato non sarei certo contrario a questa soluzione per una serie di motivi, a cominciare dalla grande quantità di nucleare presente in Francia e Germania (che rifornisce anche noi....). Ma occorre puntualizzare alcuni aspetti che ne rendono difficile la realizzazione, almeno secondo un cervello “normalmente dotato”.
Premettiamo che una nuova Chernobyl è impossibile perchè i reattori adesso sono tutti protetti da un guscio, come quello che impedì nefaste conseguenze quando un incidente simile (sempre la fusione del nocciolo) accadde nel 1979 a Three Mile Island, in Pennsylvania.
Punto primo: esiste il problema di cosa fare dei residui di materiale: deposito nazionale delle scorie? Riprocessamento? Stoccaggio provvisorio nei fusti a secco in centrale (sapendo che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio)? Conferimento all'estero?
L'episodio di Scanzano Jonico è istruttivo al riguardo. Continuo ad essere convinto che quel luogo sia geologicamente inadatto a questo scopo e che l'Italia sia troppo piccola, troppo densamente popolata e troppo recente geologicamente per poterne costruire uno. Sulle difficoltà di localizzare un sito idoneo a questo scopo basti vedere la situazione del (progettato) deposito di Yucca Mountain, nel Nevada. Pur essendo adiacente al poligono nucleare e a ben 80 kilometri dalla città più vicina ancora non siamo a niente ed il governo federale paga 300 milioni di dollari all'anno alle aziende produttrici di energia per non averlo ancora aperto. In Italia l'unico posto sicuro per un sito simile potrebbe essere in Sardegna (ma ben in mezzo all'isola...), ma una scelta simile sarebbe molto, molto avversata dalla popolazione locale, a cui non mi sentirei proprio di dare torto..
E' chiaro quindi che nessun programma di costruzione di nuove centeali nucleari possa essere concepito senza prevedere, affrontare e risolvere contestualmente il problema delle scorie.
Punto secondo: in Italia basta spostare una fermata di un autobus (o un segnale di stop) per avere immediatamente un comitato di protesta. Che si indichino 4 siti per le centrali e un sito per le scorie senza che non ci sia nessuna protesta è semplicemente da irresponsabili. Per cui è inutile indicare dei tempi tecnici teorici dandogli valenza pratica. Parlare così significa che o si capisce poco o che l'annuncio sia soltanto mera pubblicità per poter dire “noi volevamo fare, ma ci sono stati dei cattivoni che ...”
Punto terzo: il 10% del fabbisogno di energia elettrica non è niente. Attualmente l'Italia la ottiene dai combustibili fossili per il 70% . Pensare di risolvere così il problema della dipendenza dai fossili con 4 centrali (e il 10%) è altrettanto irresponsabile. Se va bene rimarremo dipendenti dai fossili per il “solo” 60%....
E di questo 70% la maggior parte è il metano, con cui oggi si produce incoscentemente il 60% dell'energia): basta che qualcuno chiuda un rubinetto e buonanotte a tutti.... (anche qui c'è stato un bel preavviso di guai durante la crisi russo-ucraina)
La percentuale di energie rinnovabili in Italia è al 15%, tutto sommato un dato allineata a quello europeo. Peccato che ci sia un “trucco”: fra le rinnovabili in Italia ci sono il geotermico (che nel resto d'Europa – Islanda a parte – non esiste e che deve essere considerato un vero orgoglio nazonale) e l'idroelettrico, che “conta” solo per Italia, Svizzera, Francia, Bulgaria e Lettonia. Non penso proprio che sia possibile aumentare la produzione idroelettrica. Quella geotermica invece potrebbe farlo: non è irreale che sfruttando meglio l'esistente, l'area napoletana e qualcos'altro, si possa triplicarne il valore, arrivando a un 7-8% (si tratta comunque anche qui di una buona aggiunta, non certo di una soluzione). Più interessanti (e arealmente molto più vaste) sono le possibilità della geotermia ai fini del riscaldamento domestico.
Nelle altre rinnovabili, come vento e biomasse (ahi ahi, i termovalorizzatori...), siamo paurosamente indietro: senza contare il virtuosissimo caso danese (e dato per ovviamente scontato il sorpasso della Spagna anche in questo campo, come da moda imperante), persino Polonia ed Estonia hanno percentuali più alte delle nostre di energia eolica prodotta.
E' chiaro che da un ministro di uno stato fondatore dell'Europa mi aspetterei qualcosa di più e cioè una estrema attenzione alle energie alternative e rinnovabili.
Ma quali? Come detto, i dati UE dicono che il solare convince poco. Penso però che risolvendo il problema dei costi proibitivi, dall'accoppiamento con l'idrogeno, potrà uscire qualcosa di interessante.
E' necessario però trovare pannelli solari più efficenti. Ci sono molti studi al riguardo e proprio in questi giorni è uscito qualcosa. Ci sarebbero anche le Celle di Graetzel, in cui il silicio è sostituito da nanoparticelle di biossido di titanio che mimano la fotosintesi delle piante, ma ancora è presto.
Nell'immediato biomasse ed eolico hanno le migliori chances. Quindi secondo me il Governo farebbe molto bene a incoraggiare questa pratica. Fra parentesi l'ENEL sta sviluppando progetti eolici per oltre un Gigawatt. Tutto bene, direte. Un accidente, rispondo: lo fa negli USA.....
Chiudo con una riflessione finale: 30 anni fa uno dei primi numeri di Le Scienze che comprai aveva una copertina in cui si parlava di “energia da fusione con fasci di particelle”, prevedendo un futuro luminoso e senza combustibili fossili. Nell'articolo si avvisava che, ancora, eravamo alla teoria. Purtroppo il progetto ITER sta procedendo con estrema lentezza e con costi sempre crescenti. Se tutto va bene di energia così prodotta se ne parlerà nel 2030, appena... 50 anni dopo!
Non che sia l'unico problema che riguardi la nostra nazione ed il suo futuro, ma da un punto di vista economico avere energia al giusto costo rispetto agli altri Paesi è fondamentale sia per le attività produttive che per i privati cittadini.
La linea politica italiana è sempre stata molto favorevole agli idrocarburi, forse per il peso politico – economico dell'ENI. Il governo precedente ha comunque introdotto il “conto energia” che viene soprattutto inteso come produzione di energia solare.
Da decenni l'energia solare è sempre stata considerata l'Alternativa con la “A” maiuscola (ricordate il “sole che ride” con la scritta “energia nucleare? No grazie” in varie lingue?), ma purtroppo le statistiche europee sono impietose: al massimo copre lo “zero virgola” dell'energia prodotta, mentre con l'eolico siamo in alcuni casi ben oltre il 5%. La nazione europea con più solare è la Germania, che contribuisce per lo 0.358 % alla produzione di energia. Sarà facile con il “conto energia” e la maggiore generosità del nostro soloe sorpassarla e diventare il paese più “solare” (ora siamo allo 0,010%) ? La strada da fare è tanta, considerando anche il punto debole di questa fonte rinnovabile e cioè la produzione solo diurna (il vento, ad esempio, non ha questo problema). Registriamo comunque in Italia un forte interesse di molti privati, soprattutto di proprietari di terreni o estese coperture di capannoni e quindi il futuro del solare potrà essere più “luminoso”. Purtoppo temo che, comunque, non sarà mai una soluzione “generale”, almeno fino a quando non verranno trovati nuovi pannelli più efficenti (e comunque rimarrà il problema di dove prendere energia di notte, soprattutto d'inverno). Forse il solare accoppiato all'idrogeno, di cui ho parlato nel post precedente, potrà essere più utile?
Per quanto riguarda il nuovo governo, il ministro Scajola ha annunciato in pompa magna la costruzione di quattro impianti nucleari che nel 2020 forniranno il 10% del fabbisogno italiano di energia. Sono molto perplesso: questo annuncio mi sa tanto di pubblicità e, se poi fosse seguito dai fatti, continueremmo comunque ad essere nei guai.
Sono stato fra i pochi che nel 1987 abbia votato a favore dell'energia nucleare, pur conscio dei gravi rischi che comporta. E tutto sommato non sarei certo contrario a questa soluzione per una serie di motivi, a cominciare dalla grande quantità di nucleare presente in Francia e Germania (che rifornisce anche noi....). Ma occorre puntualizzare alcuni aspetti che ne rendono difficile la realizzazione, almeno secondo un cervello “normalmente dotato”.
Premettiamo che una nuova Chernobyl è impossibile perchè i reattori adesso sono tutti protetti da un guscio, come quello che impedì nefaste conseguenze quando un incidente simile (sempre la fusione del nocciolo) accadde nel 1979 a Three Mile Island, in Pennsylvania.
Punto primo: esiste il problema di cosa fare dei residui di materiale: deposito nazionale delle scorie? Riprocessamento? Stoccaggio provvisorio nei fusti a secco in centrale (sapendo che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio)? Conferimento all'estero?
L'episodio di Scanzano Jonico è istruttivo al riguardo. Continuo ad essere convinto che quel luogo sia geologicamente inadatto a questo scopo e che l'Italia sia troppo piccola, troppo densamente popolata e troppo recente geologicamente per poterne costruire uno. Sulle difficoltà di localizzare un sito idoneo a questo scopo basti vedere la situazione del (progettato) deposito di Yucca Mountain, nel Nevada. Pur essendo adiacente al poligono nucleare e a ben 80 kilometri dalla città più vicina ancora non siamo a niente ed il governo federale paga 300 milioni di dollari all'anno alle aziende produttrici di energia per non averlo ancora aperto. In Italia l'unico posto sicuro per un sito simile potrebbe essere in Sardegna (ma ben in mezzo all'isola...), ma una scelta simile sarebbe molto, molto avversata dalla popolazione locale, a cui non mi sentirei proprio di dare torto..
E' chiaro quindi che nessun programma di costruzione di nuove centeali nucleari possa essere concepito senza prevedere, affrontare e risolvere contestualmente il problema delle scorie.
Punto secondo: in Italia basta spostare una fermata di un autobus (o un segnale di stop) per avere immediatamente un comitato di protesta. Che si indichino 4 siti per le centrali e un sito per le scorie senza che non ci sia nessuna protesta è semplicemente da irresponsabili. Per cui è inutile indicare dei tempi tecnici teorici dandogli valenza pratica. Parlare così significa che o si capisce poco o che l'annuncio sia soltanto mera pubblicità per poter dire “noi volevamo fare, ma ci sono stati dei cattivoni che ...”
Punto terzo: il 10% del fabbisogno di energia elettrica non è niente. Attualmente l'Italia la ottiene dai combustibili fossili per il 70% . Pensare di risolvere così il problema della dipendenza dai fossili con 4 centrali (e il 10%) è altrettanto irresponsabile. Se va bene rimarremo dipendenti dai fossili per il “solo” 60%....
E di questo 70% la maggior parte è il metano, con cui oggi si produce incoscentemente il 60% dell'energia): basta che qualcuno chiuda un rubinetto e buonanotte a tutti.... (anche qui c'è stato un bel preavviso di guai durante la crisi russo-ucraina)
La percentuale di energie rinnovabili in Italia è al 15%, tutto sommato un dato allineata a quello europeo. Peccato che ci sia un “trucco”: fra le rinnovabili in Italia ci sono il geotermico (che nel resto d'Europa – Islanda a parte – non esiste e che deve essere considerato un vero orgoglio nazonale) e l'idroelettrico, che “conta” solo per Italia, Svizzera, Francia, Bulgaria e Lettonia. Non penso proprio che sia possibile aumentare la produzione idroelettrica. Quella geotermica invece potrebbe farlo: non è irreale che sfruttando meglio l'esistente, l'area napoletana e qualcos'altro, si possa triplicarne il valore, arrivando a un 7-8% (si tratta comunque anche qui di una buona aggiunta, non certo di una soluzione). Più interessanti (e arealmente molto più vaste) sono le possibilità della geotermia ai fini del riscaldamento domestico.
Nelle altre rinnovabili, come vento e biomasse (ahi ahi, i termovalorizzatori...), siamo paurosamente indietro: senza contare il virtuosissimo caso danese (e dato per ovviamente scontato il sorpasso della Spagna anche in questo campo, come da moda imperante), persino Polonia ed Estonia hanno percentuali più alte delle nostre di energia eolica prodotta.
E' chiaro che da un ministro di uno stato fondatore dell'Europa mi aspetterei qualcosa di più e cioè una estrema attenzione alle energie alternative e rinnovabili.
Ma quali? Come detto, i dati UE dicono che il solare convince poco. Penso però che risolvendo il problema dei costi proibitivi, dall'accoppiamento con l'idrogeno, potrà uscire qualcosa di interessante.
E' necessario però trovare pannelli solari più efficenti. Ci sono molti studi al riguardo e proprio in questi giorni è uscito qualcosa. Ci sarebbero anche le Celle di Graetzel, in cui il silicio è sostituito da nanoparticelle di biossido di titanio che mimano la fotosintesi delle piante, ma ancora è presto.
Nell'immediato biomasse ed eolico hanno le migliori chances. Quindi secondo me il Governo farebbe molto bene a incoraggiare questa pratica. Fra parentesi l'ENEL sta sviluppando progetti eolici per oltre un Gigawatt. Tutto bene, direte. Un accidente, rispondo: lo fa negli USA.....
Chiudo con una riflessione finale: 30 anni fa uno dei primi numeri di Le Scienze che comprai aveva una copertina in cui si parlava di “energia da fusione con fasci di particelle”, prevedendo un futuro luminoso e senza combustibili fossili. Nell'articolo si avvisava che, ancora, eravamo alla teoria. Purtroppo il progetto ITER sta procedendo con estrema lentezza e con costi sempre crescenti. Se tutto va bene di energia così prodotta se ne parlerà nel 2030, appena... 50 anni dopo!
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