lunedì 8 novembre 2010
Le emissioni di CO2 e l'aumento dell'acidità dei mari: un problema che ha avuto grandi riflessi sulla vita nel passato geologico
giovedì 25 marzo 2010
Le grandi estinzioni di massa spiegate con gli espandimenti basaltici
martedì 31 marzo 2009
Nuova ipotesi sull'estinzione di massa della fine del Permiano
Come ho scritto precedentemente, fino ad oggi fra le tante ipotesi più o meno fantasiose, due sono quelle da prendere in maggiore considerazione: l'impatto di un meteorite o una serie di massicce eruzioni vulcaniche che in poco tempo producono una quantità enorme di lave basaltiche
Personalmente ritengo più realistico il quadro delle eruzioni vulcaniche. Ne ho parlato a più riprese, sia a proposito dell'estinzione della fine del Permiano sia a proposito della fine dell'era mesozoica, ricordando come i trappi siberiani sono contemporanei alla prima e che quelli del Deccan lo sono per la seconda. Una coincidenza temporale fra eruzioni ed estinzioni che mi sembra troppo improbabile per essere casuale.
Registro oggi una nuova ipotesi che si applica all'evento della fine del Permiano: un gruppo internazionale nei Proceedings of the Russian Academy of Sciences sostiene che a causare il disastro siano stati dei gas clorurati provenienti dal mare di Zechstein, uno specchio d'acqua di circa 600.000 kilometri quadrati che occupava all'epoca una buona parte dell'Europa Settentrionale.
Tanto per confronto, l'attuale Mar Caspio ha un'estensione di 370.000 kilometri quadrati.
Il mare dello Zechstein si trovava immediatamente a nord della catena ercinica, una sorta di Alpi paleozoiche di cui rimangono importanti spezzoni a nord e ad ovest della catena alpino – appenninica: Sardegna e Toscana marittima, parti della Spagna Centro-Occidentale, Massiccio Centale e Vosgi in Francia, Foresta nera in Germania, fino al Massiccio Boemo.
Il mare dello Zechstein si estendeva dalla Groenlandia alla Polonia (attenzione: l'Oceano Atlantico non si era ancora aperto!), passando per Inghilterra, Mare del Nord e Germania Settentrionale.
Le condizioni climatiche erano severe, molto calde e molto secche. Per cui il bacino, poco profondo, si comportava come una immensa salina
E questo secondo il Dr. Ludwig Weissflog, dell' Helmholtz-Center for Environmental Research di Lipsia, è stato il fattore scatenante dell'estinzione di massa della fine del Permiano: questa enorme massa di evaporiti avrebbe prodotto ingenti quantità di cloroformio, tricloroetilene e tetracloroetilene dovuti all'attività di batteri come quelli che si trovano adesso in alcuni laghi salini della Russia e del Sudafrica.
Estrapolando i dati sulle quantità emesse di questi gas a causa dell'attività microbica in questi ambienti attuali, climaticamente abbastanza simili a quello dello Zachstein, i ricercatori hanno calcolato un volume di gas semplicemente enorme: almeno 1.3 milioni di tonnellate all'anno di tricloroetilene e di tetracloroetilene, mentre il cloroformio si limitava al milione di tonnellate annue. Solo per confronto, cinque volte le emissioni annue antropiche attuali per tricloroetilene e tetracloroetilene e addirittura 20 volte in più per il cloroformio. Quantitativi, quindi, di assoluto rispetto che se veri, oltre a modificare la composizione dell'atmosfera, avranno sicuramente insidiato lo strato di ozono. Inoltre avrebbero ulteriormente incrementato le condizioni siccitose e prvocato una intensa desertificazione di una vasta parte della Pangea, il supercontinente che vedeva saldate fra loro quasi tutte le croste continentali dell'epoca.
La cosa mi lascia un po' perplesso, soprattutto per una questione di “ripetitività”: sia le eruzioni di trappi che gli impatti di corpi celesti sono eventi che si sono ripetuti nella storia della Terra, come le estinzioni di massa. Di trappi ce ne sono molti e tutti coincidenti con momenti di difficoltà della vita sul nostro pianeta. In quanto alle cadute di asteroidi, il fatto che attualmente si possa solo vedere il cratere dello Yucatan (e l'asteroide è sicuramente caduto almeno in prossimità della fine del Cretaceo) può essere spiegato facilmente con la maggior superficie terrestre coperta dagli oceani e ricordando che attualmente non esiste più sui fondi marini crosta oceanica di età superiore ai 200 milioni di anni (perchè è stata tutta subdotta nelle fosse oceaniche). Quindi le tracce di antichi impatti possono essere per sempre scomparse sotto la crosta terrestre.
Invece ci sono altri bacini evaporitici importanti, per esempio quello del Mediterraneo alla fine del Miocene o quello adesso diviso fra Brasile e Africa occidentale che si formò nell'Aptiano durante l'apertura dell'Atlantico che non hanno corrispondenze con estinzioni di massa
E' comunque almeno curioso che le Evaporiti di Elk Point siano quantomeno vicine all'estinzione di massa del tardo Givetiano (Devoniano medio/superiore) e il bacino paleozoico di Elk Point ha dimensioni simili a quelle dello Zechstein.
C'è da dire inoltre che nell'ipotesi “trappi” le evaporiti hanno un certo ruolo: come ho già scritto i trappi si sono messi in posto in aree in cui si trovavano di già delle evaporiti ed è stato già indicato che i gas derivati dal contatto fra le rocce fuse e le evaporiti possano aver avuto un ruolo non indifferente in cambiamenti del chimismo dell'atmosfera alla base delle estinzioni di massa.
lunedì 9 marzo 2009
Le grandi estinzioni di massa: dopo il killer trovata anche l'arma del delitto?

Prima di questo evento ci sono state altre due estinzioni di massa principali in precisa corrispondenza con attività vulcanica simile: quella della fine del Permiano, esattamente contemporanea alle eruzioni dei Trappi della Siberia e l'estinzione della fine del Triassico che corrisponde temporalmente ai basalti della provincia magmatica dell'Atlantico Centrale. Quella della fine del Permiano è stata la più terribile delle estinzioni di massa: scomparvero il 96% delle specie marine ed il 70% dei vertebrati terrestri
Interessante notare che anche i basalti di Karroo contraddistinguono un limite stratigrafico importante, ma molto meno drastico, quello tra il Giurassico inferiore e il Giurassico medio. Sono un espandimento minore, principalmente affiorante in Sudafrica, ma essendosi deposti prima della rottura del Gondwana sono significativamente distribuiti anche in Antartide (terra della Regina Maud) e in Sudamerica (Paranà), Mi riprometto in un futuro prossimo di parlare di questi basalti, per la loro importanza nella storia della tettonica a placche.
A questo punto le relazioni fra eruzioni di trappi ed estinzioni di massa sono troppo precise per essere dei semplici sospetti. Però ovviamente è semplicistico “condannare” i trappi così: in altre parole, trovato il colpevole ci manca l'arma del delitto o, meglio, le ipotesi sono state fino ad oggi ancora un pò fumose.
Come ho già scritto, ad una parziale moria di massa causata da eruzioni vulcaniche è stato attribuito il livello Bonarelli, che contraddistingue la fine del Cenomaniano. In questo caso i ricercatori, i canadesi Turgeon e Creaser hanno ipotizzato che queste eruzioni avrebbero provocato un aumento di nutrienti in mare: l'eccessivo aumento di CO2 rese possibile una esplosione del fitoplancton che a sua volta ha consentito una esplosione della fauna che vi si nutriva tale da consumare tutto l'ossigeno delle acque. Morendo in massa, queste creature sono finita in fondo al mare senza decomporsi per la mancanza di ossigeno.
I sostenitori della colpevolezza dei Trappi del Deccan per l'estinzione della fine del Cretaceo ipotizzano che le creature terrestri si sarebbero estinte a causa del cambio della composizione atmosferica: diminuzione dell'ossigeno, rilascio di gas velenosi, aumento della radiazione ultravioletta per l'erosione dello strato di ozono, violente variazioni nella temperatura e nel clima che si sarebbero comunque riflesse anche sulle faune marine
E' interessante a questo proposito vedere come alcuni ecosistemi siano stati meno danneggiati di altri: ad esempio le creature degli ambienti fluviali sono uscite relativamente indenni da questa catastrofe (chissà.. forse dobbiamo a questo che oltre agli uccelli gli unici altri arcosauri oggi esistenti siano i coccodrilli). Notiamo che altri rettili di dimensioni oltre un metro vivevano in questi ambienti, i champsosauridi. Simili ma non imparentati ai coccodrilli, pure loro sono sopravvissuti a lungo alla fine dei loro simili
Ora, una nuova ricerca ipotizza che ai gas direttamente sprigionati dal magma se ne sarebbero sommati altri che sono un sottoprodotto dell'attività vulcanica. Ole Nielsen, commentando uno studio di alcuni geologi norvegesi sulla Siberia e i suoi trappi, annota che nella zona c'era un'altra ingente fonte di gas: il bacino della Tunguska, prima della fuoriuscita dei trappi, era probabilmente una enorme riserva di petrolio, impostata in evaporiti del Cambriano. Secondo i ricercatori, i magmi avrebbero reagito con le evaporiti e con i sedimenti ricchi in sostanze organiche presenti nella superficie di questa area e al di sotto di essa, liberando in atmosfera gas come CO2, metano e composti del cloro che avrebbero massivamente contribuito ad avvelenare l'atmosfera terrestre. Lo stesso fenomeno sarebbe avvenuto nelle altre occasioni in cui si sono generati magmi del genere.
Vediamo in particolare cosa è successo. La foto all'inizio del post, scattata in Antartide lungo un affioramento riferibile ai basalti di Karroo, mostra un sill di basalto (nero) intruso in arenarie chiare. Notate anche la presenza di sill minori. Le serie dei Trappi hanno dappertutto una caratteristica particolare: la massiccia presenza di questi filoni-strato, detti appunto “sills”, cioè magmi che si intrudono lungo strati preesistenti, in questo caso di rocce sedimentarie. La presenza di arenarie e altre rocce stratificate nelle aree in cui sono avvenute le eruzioni dei trappi ha fornito l'ambiente ideale per questa singolare messa in posto dei magmi che così, anziché uscire direttamente sulla superficie terrestre, hanno potuto reagire con le rocce incassanti a bassissime profondità. Queste reazioni hanno causato l'emissione di gas in atmosfera, soprattutto quando i magmi hanno interagito con i calcari e i cementi a base di calcite delle arenarie.
Ma c'è una seconda fonte di gas al di sotto delle lave: grossi spessori di sedimenti evaporitici, che sono una caratteristica comune delle zone a trappi. Le evaporiti sono sali che si depositano più o meno esattamente come quelli delle saline artificiali e sono spesso associate a giacimenti petroliferi. Non c'è una relazione diretta fra sedimentazioni evaporitiche e zone a trappi: le evaporiti sono rocce molto diffuse, in particolare all'inizio dei cicli sedimentari, quando da un ambiente di terraferma, approfondendosi il bacino per subsidenza o per fenomeni tettonici, si instaura una sedimentazione marina. E' comune vederne degli spessori superiori al kilometro: pensiamo in Europa ai depositi dello Zechstein del Permiano tedesco o alle evaporiti triassiche alla base del ciclo sedimentario appenninico. Quindi basta che i trappi si mettano in posto dove c'è un grosso bacino sedimentario (o i suoi resti) e la frittata è fatta. Ed è più facile per i magmi risalire in zone in cui la crosta è un po' assottigliata, come è normale che succeda in tutti i grandi bacini sedimentari.
Questi studi ci portano, finalmente, ad individuare la causa ed i meccanismi che hanno portato alle estinzioni di massa, eventi molto particolari per spiegare i quali era difficile applicare il criterio dell'attualismo, secondo il quale i processi geologici attuali consentono di capire quelli del passato. Infatti qualcosa di particolare era davvero successo o, meglio, le proporzioni di alcuni processi erano arrivate a dimensioni inimmaginabili, viste con gli occhi del presente.







