Alle 2.52 UTC di mercoledì 26 agosto 2026 (8.52 ora locale) il Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) ha inizialmente segnalato una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 nella regione lungo il confine tra Nepal e Cina a nord di Kathmandu. Contemporaneamente, una "valanga" di ghiaccio e roccia – più simile a una frana in questo caso – si è riversata lungo un versante montuoso nel fiume Lhende Khola, affluente del fiume Bhote Koshi, che scorre dalla Cina al Nepal, spesso attraverso profonde gole.
L’evento è stato particolarmente distruttivo ed è probabile che i dispersi, molti dei quali non verranno più ritrovati, siano ben più di 1.000, considerando i tanti villaggi coinvolti. Lì per lì molti commentatori hanno pensato ad una frana indotta dal terremoto, anche se con un certo scetticismo perché la Magnitudo pareva troppo bassa per indurla. Successivamente USGS ha corretto i dati, indicando che in realtà le onde sismiche sono state provocate dalla frana e revisionato pure la Magnitudo. Quindi non si è trattato di una frana indotta da un terremoto, ma di un terremoto indotto da una frana. Di fatto a causa del riscaldamento globale questi fenomeni rischiano di diventare molto più frequenti di quanto non sono di già, specalmente durante l’estate quando al caldo si soMmano le piogge monsoniche.
UN TERREMOTO DOVUTO AD UNA FRANA E NON VICEVERSA. In diversi nelle prime ore dopo il disastro eravamo scettici sul fatto che un evento di M 4.4 avesse potuto generare una frana di tali dimensioni, anche pensando ad un effetto-domino in un’area nella quale comunque i versanti sono acclivi e in questa stagione indeboliti dalle piogge monsoniche. In quest’ottica si poteva ipotizzare che lo scuotimento, sia pur debole, avesse portato al cedimento di una diga di ghiaccio possibilmente già indebolita da temperature superiori alla media. La profondità di 10 km dichiarata da USGS non deve ingannare: quando una qualsiasi agenzia sforna un bollettino sismico in mancanza di indicazioni precise inserisce come profondità ipocentrale il valore standard di 10 km, ma si tratta di una stima provvisoria che cambia se l’evento viene revisionato. Quindi si poteva ipotizzare un epicentro più superficiale..
In realtà poco dopo USGS ha cambiato lo scenario e inserito l’evento nella lista dei “significant earthquakes” avvertendo che inizialmente, questo evento era stato segnalato come un terremoto di Magnitudo 4.4 e che ulteriori analisi delle onde sismiche a lungo periodo indicano che l'energia sismica è stata invece generata dal collasso di un ghiacciaio e da una colata detritica. La posizione dell'evento (o, meglio, il punto da cui è partito il tutto) è stata stimata tramite immagini satellitari. Si dee notare che il nuovo epicentro è diverso da quella riportata all’inizio, come si vede dalla figura qui accanto.
I GLOF – GLACIAL LAKE OUTBURST FLOOD: UN ENORME PERICOLO PER IL NEPAL. Di primo acchito l’ipotesi principale è quella di un GLOF (Glacial lake Outburst Flood), termine con cui si indica una inondazione improvvisa e distruttiva che si verifica quando una diga naturale che trattiene le acque di un lago glaciale d'alta quota cede. Un fenomeno comune nella regione: ad esempio Nie et al (2018) hanno registrato, analizzando l’area sia con il remote sensing che con una analisi geomorfologica ben 62 eventi del genere da 56 differenti laghi glaciali, e in questo articolo all’area vicina all’evento del 27 agosto viene data una attenzione particolare, dato che è una delle due regioni ingrandite nella loro carta di tutto il sistema Himalayano.
I GLOF impattano molto violentemente la sicurezza idrogeologica del Nepal: eventi storici, come quello di Dig Tsho del 1985 e quello del villaggio di Thame del 2024, sottolineano la devastazione causata da queste inondazioni, comprese vittime, sfollati e distruzione di infrastrutture critiche (Khatri, 2025). Ad aggravare la situazione è la morfologia dell’area, dove gli abitanti devono scegliere tra vivere nelle piane, in genere rappresentate quasi esclusivamente dagli alvei dei fiumi, o nei versanti circostanti, molto impervi.
I versanti, oltre ad essere impervi, sono bersagliati da una impressionante quantità di frane, dovute appunto alle pendenze e alla quantità di precipitazioni monsoniche durante la stagione umida e le poche infrastrutture sono messe a dura prova dalle frane, come fa notare il buon David Petley in questo post e come scrissi qua i cinesi stanno pensando ad una ferrovia per bypassare questi problemi.
Quindi in genere villaggi e strade sono costruite intorno ai letti dei torrenti o vicino ad essi, con gli evidenti problemi in caso di alluvioni, le quali ovviamente distruggono tutti i ponti. Si ricorda anche, come evento recente, la distruzione del “ponte della pace” nel 2025. La vulnerabilità del Nepal è ulteriormente aggravata dall’insufficiente preparazione alle catastrofi e dalla mancanza di risorse adeguate per l’adattamento climatico..
E non solo le piogge monsoniche provocano frane, ma pure i terremoti sono un fattore scatenante, come dimostra ad esempio il terribile terremoto Mw7.8 di Gorkha del 2015 (Roback et al, 2018).
Da notare che spesso si tratta di disastri internazionali perché molti fiumi del Nepal provengono dal territorio cinese.
UN AUMENTO DEI GLOF NEL FUTURO. La frequenza e l’intensità degli eventi GLOF è in aumento, esacerbando i rischi per le comunità che vivono a valle dei laghi glaciali ad alto rischio, perché il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova il cosiddetto “terzo polo”, costituito dai ghiacciai che a causa della quota molto elevata occupano buona parte dell’Himalaya e del Tibet: di fatto la criosfera dell'Himalaya-Karakoram si sta ritirando rapidamente, portando alla formazione e all'espansione diffusa dei laghi glaciali. In questa situazione è ovvio che aumenti il rischio della formazione di GLOF.
IL DISASTRO DEL 26 AGOSTO. Per una ricostruzione preliminare ci viene in soccorso come sempre quando si parla di avvenimenti del genere David Petley che in questo report assegna all’inizio del fenomeno le coordinate 28.2765 N e 85.5194 E, in una zona che secondo Google Maps si trova a circa 5.000 metri di quota, dove di ghiaccio ce n’è, e tanto. Da lì il movimento è arrivato al fondovalle del fiume Chusumbda Trangpo, un affluente del Lhende Kola, che si unisce al Kyriong proprio nei pressi della frontiera con la Cina (il punto da dove sono arrivate le prime immagini del disastro). In quella zona la quota del fondovalle è circa 3.000 metri quindi si tratta di 2.000 metri di dislivello in meno di 8 km. Dato il dislivello tra la zona sorgente e il fondovalle la frana con la sua forza ha potuto raccogliere un quantitativo di materiale straordinariamente elevato. Ovviamente essendo nel periodo dei monsoni il movimento ha trascinato materiali umidi, aggiungendo pure l’acqua che vi era contenuta.
Da qui le immani dimensioni di questo disastro
26 AGOSTO: GLOF O NON GLOF? Ancora non è chiaro se almeno una parte dell’acqua coinvolta provenga da un lago glaciale svuotatosi improvvisamente o no. In caso negativo non sarebbe un GLOF, però è sicuro che l’origine sia legata a un fenomeno improvviso nel ghiaccio. Di fatto nell’area sembrano esserci dei laghetti dovuto al disgelo, contenuti appunto da delle dighe di ghiaccio e quindi l'idea del GLOF doiventa la èpiù probabile. Però per una conferma bisognerà aspettare un pò. Se non si è trattato di un GLOF, allora l’innesco potrebbe essere stato simile a quello del crollo del ghiacciaio della Marmolada del 2022 e in questo caso l'acqua sarebbe stata fornita sia dal ghiaccio crollato che dai versanti attraversati dalla frana.
COSA FARE PER MITIGARE IL RISCHIO NELL'HIMALAYA? Purtroppo è sicuro che fenomeni del genere tenderanno ad aumentare a causa del riscaldamento globale, come viene evidenziato in un articolo uscito di recente (Rather et al, 2026).
Un GLOF è più pericoloso di un semplice crollo di un ghiacciaio tipo quello della Marmolada del 2022, perché trascina fino dall'inizio una quantità di acqua maggiore.
Prevedere un singolo GLOF o un crollo di un ghiacciaio potrebbe non essere difficilissimo, fatte salve le difficili condizioni per portare la strumentazione necessaria. Ma le aree potenzialmente a rischio sono troppe, e allora la soluzione migliore è una sorveglianza satellitare del territorio, sperando che possa essere sufficiente a prevedere i fenomeni.
Ma una volta appurata scientificamente la presenza di un rischio reale, il problema passa dalla Protezione Civile e a quanto ho capito in Nepal il livello di preparazioni alle catastrofi non è elevato e a causa della morfologia le delocalizzazioni potrebbero non essere semplici.
BIBLIOGRAFIA
Khatri (2025). Impacts of Glacial Lake Outburst Floods on Nepal’s National Security. Unity Journal 6, 63-78,
Nie et al (2018). An inventory of historical glacial lake outburst floods in the Himalayas based on remote sensing observations and geomorphological analysis. Geomorphology 308, 91–106
Rather et al (2026) Glacial lakes and GLOFs in a warming Himalaya-Karakoram region: current understanding, challenges, and the way forward. Npj Natural Hazards (2026)3:7
Roback et al (2018). The size, distribution, and mobility of landslides




Nessun commento:
Posta un commento