Il terremoto M 6.1 della notte fra il primo e il 2 giugno 2016 è un classico evento lungo il piano di subduzione presente sotto la Calabria e il Mar Tirreno. Qui vediamo come gli ipocentri dei terremoti si approfondiscono andando verso NW. Almeno per i cataloghi conosciuti, si tratta del terremoto più forte mai registrato nello slab tirrenico.
Ovviamente non c'è stato nessun allerta per uno tsunami: troppo debole e troppo profondo per poterne generare uno.
Non si registrava in Italia un terremoto così forte dal terremoto M 6.5 di Norcia del 30 ottobre 2016
Entrambi i terremoti non hanno fatto vittime, e questo è dovuto a fattori diversi:
- nel 2016 l’evento del 30 ottobre fa parte della sequenza dell’Appennino Centrale del 2016/2017 iniziata il 24 agosto ad Amatrice e le persone erano ancora fuori casa dopo i due forti terremoti di Visso del 25 settembre 2026
- questa volta è stata la profondità che ha impedito danni perché l’ipocentro è stato a 250 km,
UN'AREA DI PERCEPIMENTO MOLTO VASTA. Come ho fatto notare giusto poco tempo fa per i terremoti profondi in generale, un evento del genere viene percepito in un'area molto vasta, ma il risentimento è molto debole. Come si vede qui sotto dalla carta della pagina "hai sentito il terremoto" di INGV i questionari arrivati a INGV evidenziano come l’evento sia stato percepito in un'area molto vasta ma con un risentimento davvero basso anche nell’area costiera davanti a dove il terremoto si è prodotto (in genere V grado, con alcuni punti in cui è stata raggiunta la parte bassa del VI grado).
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| il risentimento macrosismico dal sito "hai sentito il terremoto"di INGV |
LA QUESTIONE DELLA DATA. Chi consulterà i cataloghi sismici si troverà perplesso sulla data: il database di INGV riporta le 0.12 del 2 giugno 2026, nei database internazionali l’ora ufficiale dell’evento indicata è 22.12 del 01 giugno. Questo succede perché per motivi di chiarezza nella divulgazione scientifica, il catalogo INGV indica l’ora italiana, mentre quelli internazionali sono sincronizzati con l'orario GMT (Greenwich) perché devono avere forzatamente tutti lo stesso orario per questione di sincronizzazione dei dati. Adesso siamo nel periodo in cui vige l’ora legale e quindi l’orario del catalogo INGV è in anticipo sui cataloghi basati su Greenwich di 2 ore.
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| dove si originano i terremoti profondi |
DOVE SI ORIGINANO I TERREMOTI PROFONDI COME QUESTO? Ho parlato di un altro forte terremoto avvenuto pochi mesi fa, quello M 5.9 sotto a Ischia del 10 marzo, che è stato ancora più profondo (410 km).
Qui entra in gioco davvero una stranezza, perché in effetti nel mantello i terremoti non possono generarsi siccome il materiale per la temperatura e la pressione a cui si trova riesce a deformarsi senza rompersi.
Ma ci sono delle rilevanti eccezioni a questa regola, che vediamo nella carta qu accanto: nel mantello troviamo alcune (e rare) fasce ristrette dove avvengono terremoti a profondità anche superiori ai 400 km corrispondenti agli slab, il termine scientifico con cui sono identificate le parti di crosta oceanica che scendono nel mantello a seguito degli scontri fra placche (insomma, le zone di subduzione). Gli slab sono rigidi, e quindi possono ospitare terremoti anche forti come in questo caso. Vediamo nella carta qui accanto la loro distribuzione.
Naturalmente non può mancare nell’elenco l’Italia, affamata (e affermata!) collezionista di fenomeni geologici (specialmente di quelli rischiosi…); questo proprio grazie alla sismicità del Tirreno.
Gli slab sono stati notati già con le prime indagini sismiche e sono stati individuati all'inizio proprio per la caratteristica di ospitare terremoti che normalmente nel mantello non ci possono stare. E infatti all'inizio della tettonica a placche proprio la sismicità che accompagna gli slab ha consentito il riconoscimento delle zone di subduzione.
E anche sotto il Tirreno abbiamo uno slab, quello formato dalla subduzione sotto l’Europa della crosta e dal mantello sottostante del Mar Ionio (insomma della Tetide, l’oceano che nel mesozoico si è aperto tra Europa e Africa e che successivamente si è richiuso, a parte il Mediterraneo Orientale). Vediamo la situazione nella immagine qui sotto a sinistra, tratta e modificata da Chiarabba et al (2008).
NO, IL MARSILI NON C’ENTRA NIENTE!!!! Come sempre il Marsili è gettonatissimo tutte le volte che c’è un terremoto nel Tirreno a qualsiasi profondità e in qualsiasi posizione. Il drammatico sono i commenti piccati e risentiti quando qualcuno fa notare a questi commentatori che sparano fessere. Ma come al solito il grande vulcano non c’entra niente.
Che il vulcanismo del Tirreno a partire dalla Campania, per proseguire nelle Eolie e arrivare al Marsili abbia un legame geodinamico con la subduzione della placca africana all’interno della quale si generano i terremoti profondi è ovvio, ma non ci può essere un legame diretto fra terremoti come questo e il gigante del Tirreno: un terremoto vulcano-tettonico non avviene a una distanza epicentrale di 120 km, tantomeno a 250 km di profondità e quindi a circa 275 km di distanza effettiva fra vulcano e ipocentro. E anche la Magnitudo è parecchio elevata per essere un sisma generato da un vulcano: solo alle Hawaii troviamo eventi vulcano-tettonici di questi ordini di grandezza, ma sono molto superficiali, anche se leggermente poco più profondi che ai Flegrei (mediamente 8 km) e c’è un’altra serie di eventi a profondità comprese fra 30 e 40 km. Ma lì inoltre il regime tettonico è completamente differente.
Insomma, terremoti e vulcani sono un effetto del quadro geodinamico. Ma nessuno de due guda l'altro
Insomma, terremoti e vulcani sono un effetto del quadro geodinamico. Ma nessuno de due guda l'altro
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