mercoledì 18 marzo 2026

la chiusura dello stretto di Hormuz e il petrolio


Le conseguenze di questa guerra di cui si capisce il fine “nascosto ma evidente” e cioè la sostituzione del regime iraniano, ma di cui non si capisce il metodo con cui lo vorrebbero fare, sono sotto gli occhi di tutti, in particolare per il prezzo del petrolio. Tutto questo, beninteso, sapendo che non saranno molti a rimpiangere quel regime illiberale e violento nel caso che cada davvero, cosa che mi sarei augurato avvenisse magari in modo diverso (quale non saprei).
La chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove normalmente passano 20 milioni di barili al giorno di petrolio, era prevedibile, anche perché le assicurazioni marittime non sono adesso "particolarmente propense" ad assicurare petroliere e altre navi che passano da quelle parti. Il che fa diminuire ulteriormente il traffico. 
A questo si aggiunge il fatto che con il Brent sotto i 65 $ al barile come negli ultimi mesi le major petrolifere non erano certo con conti in ordine, visto che, come si vede dal grafico qui accanto, hanno bisogno di almeno 80 $ al barile per il breakeven (dati di fine 2025) e quindi questo rialzo rappresenta una boccata di ossigeno. Al problema del prezzo in dollari si aggiunge anche quello del deprezzamento del dollaro avvenuto nel 2025. 
La cosa assurda, provocata dalla speculazione, è che stanno aumentando con questa scusa i costi dei carburanti quando in realtà quello che è in commercio adesso sarebbe stato prodotto con petrolio comprato almeno 3 mesi fa. Infatti i prezzi attuali valgono per consegne a aprile o maggio.
Oggi il blocco (che appunto è dovuto sia alle pressioni militari iraniane ma anche alle assicurazioni e – sotto sotto – anche alla volontà delle Major di tenere il prezzo del greggio in alto) è entrata nella sua terza settimana, e la situazione degli approvvigionamenti di petrolio si sta facendo sempre più critica.


Dallo stretto di Hormuz passano mediamente 20 milioni di barili al giorno, un quinto della produzione mondiale, ed è soprattutto l’Asia orientale a dipendere dal punto di vista del petrolio quasi totalmente dal greggio provenente dal Golfo Persico. Il che ci fa pensare che – per esempio – la Cina non sia particolarmente entusiasta della situazione.
Attualmente i Pasdaran fanno passare chi vogliono, in particolare petroliere che caricano il loro petrolio e poche altre. Risulta infatti che solo 5 petroliere non iraniane siano finora riuscite a forzare il blocco delle Guardie Rivoluzionarie: tre dirette in India e due in Pakistan. Le petroliere iraniane invece si dirigono generalmente verso la Cina o l’India.

Dal punto di vista economico il risultato è che i mercati si stanno aprendo all'idea che il greggio possa effettivamente raggiungere i 200 dollari al barile, una minaccia che l'esercito di Teheran continua a ribadire e che sarebbe terribile per l'economia mondiale.
A questo punto non confondiamo energia totale con energia elettrica come purtroppo spesso succede: l'elevato prezzo del petrolio può sicuramente accelerare la produzione di energie rinnovabili, che però possono coprire sì la produzione di energia elettrica, ma quanto ad altri settori come i trasporti la cosa si fa dura.


Evitare lo stretto di Hormuz è possibile soltanto attraverso gli oleodotti a terra e in particolare ce ne sono due:
  • per l’Arabia Saudita l'oleodotto Abqaiq – Yanbu 
  • per gli Emirati Arabi Uniti l’oleodotto Habshan-Fujairah
Purtroppo ambedue le soluzion non sono prive di risch a causa dei possiibli bombardamenti degli iraniani e dei loro alleati

ARABIA SAUDITA: L'oleodotto Abqaiq – Yanbu trasporta il greggio dai campi petroliferi del Golfo Persico fino al terminal di Yanbu, situato sulla costa del Mar Rosso traversando tutta la pensola arabica
Avrebbe teoricamente una capacità di 5 milioni di barili al giorno ma era sottoutilizzato e attualmente Saudi Aramco ha aumentato i carichi a 3 milioni di barili al giorno.
questa soluzione al posto dell'imbarco del greggio direttamente nel Golfo Persico presenta due problemi:
  • 3 milioni di barili al giorno sono meno della metà del livello normale di 7 che rappresentano la produzione normale della nazione saudta
  • c’è sempre la minaccia di un attacco diretto di missili iraniani (la distanza non è molto maggiore di quella fra Iran e Israele) oppure degli Houthi, che insieme ad Hamas ed Hezbollah sonoi gli alleati fondamentali dell’Iran. 
Gli Houti rappresentano essenzialmente i fedeli dello Zaidismo, una minoranza religiosa sciita come i libanesi Hezbollah, per cui si tratta di due alleati “naturali” della cricca di Tehran, che ha colto al balzo l'occasione rappresentata dei contrasti fra gli Zaidi e  sunniti (secondo qualcuno gli iraniani hanno incoraggiato la rivolta).  Gli Houtis in questo momento sono in difficoltà, sia in quanto Tehran in questo momento non può rifornirli, sia per i danni delle offensive dell’aeronautica USA degli ultimi mesi a protezione del traffico navale e quindi sono pressati dai loro avversari sponsorizzati da Arabia Saudita e Abu Dhabi che approfittano di questa debolezza. Comunque un missile lanciato dagli Houtis se non intercettato potrebbe fare danni molto gravi a Yambu.

EMIRATI ARABI UNITI dispongono dell’oleodotto Habshan-Fujairah, che dai campi petroliferi del Golfo Persoco raggiunge il porto di Fujairah nel golfo dell’Oman, con una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno. Ma anche a Fujairah c’è la spada di damocle dei bombardamenti e stavolta diretti perché l'Iran ha già colpito il terminale di esportazione di Fujairah due volte in soli due giorni, costringendo la compagnia petrolifera nazionale ADNOC a sospendere i carichi.

In ogni caso, si tratta di 4.5 milioni di barili al giorno. Aggiungiamo pure il passaggio per lo stretto di Hormuz di petrolio iraniano (che in tempi normali dovrebbe essere di circa 1,5 milion di barli al giorno e adesso sarà meno) arriviamo a 6 milioni più qualche petroliera sparsa. Si tratta di meno di un terzo del normale.
Insomma, il prezzo del petrolio non è destinato a tornare ai livelli dell’inzio dell’anno e quindi le nazioni che più dipendono dai combustibili fossili hanno un problema in più da affrontare in questo momento estremamente complesso.


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