Confermo l'imbarazzo: sinceramente ho sempre guardato male le teorie scientificamente non ortodosse. E' però vero che il progresso scientifico è passato attraverso diverse rivoluzioni le cui idee portanti non erano di sicuro ortodosse nei confronti della scienza ufficiale dell'epoca: cito l'astronomia copernicane a galileiana, l'evoluzione della specie o la tettonica a zolle (nella sua prima accezione di “deriva dei continenti”. Il concetto vale sia per “massimi sistemi” come questi, sia per ricerche di portata più limitata. Però anche io nel mio piccolo ho un'idea eretica su parte della geologia dell'Appennino Settentrionale, come da regolamento smantellata in pochi minuti dal buon Professor Pandeli, ma continuo (in privato – essendo fuori dall'accademia) a considerarla un buon punto di partenza per una certa fase geostorica.
Parliamo adesso dell'avvento della “stazione eretta”, cioè come, quando e perchè i nostri progenitori hanno “deciso” di muoversi su due arti anziché sui canonici quattro. Su questo le idee sono le più varie (specialmente sul perchè). Quasi ogni giorno se ne sente una e i creazionisti ci sguazzano, approfittando che tutto è molto difficile da studiare per la cronica scarsezza di reperti fossili: savane e/o foresta sono ambienti di vita che rendono la fossilizzazione quasi impossibile: un corpo morto sul suolo viene divorato quasi totalmente in pochissimo tempo. Ultimamente ho letto di una antropologa la quale sostiene che il bipedismo si è sviluppato perchè i peli sono diventati troppo deboli e non consentivano più ai genitori di tenere i piccoli sul dorso o sotto la pancia (come fanno i primati) e quindi si sono dovuti alzare per tenerli sulle spalle. Di una cosa siamo ragionevolmente sicuri: il bipedismo è successivo alla divergenza fra gli antenati nostri e quelli dello scimpanzè.
Avevo già notato anche io una contraddizione cronologia di fondo: se la divergenza uomo – scimpanzè si fissa con l'orologio molecolare a 5/6 milioni di anni fa, come possono esistere forme bipedi più antiche? O è mal calibrato l'orologio molecolare (che funziona in base alle differenze fra i corredi genetici di due specie) o sono sbagliati i dati stratigrafici oppure questi fossili non fanno parte della linea umana (e il bipedismo è comparso più volte) o è sballata la certezza.
A questa ultima possibilità pensa l'antropologo Aaron Filler. In una sua recente pubblicazione esordisce dicendo che non pretende – bontà sua – che l'intera antropologia mondiale riconosca valida la sua idea. Lui sostiene che la stazione eretta fu conquistata molto presto dall'antenato diretto di tutti gli ominoidei, che poi, per motivi sconosciuti, sarebbero quasi tutti tornati quadrupedi. Quindi la stazione eretta non sarebbe stata l'origine della diversificazione uomo – scimpanzè, semmai di quella fra le scimmie antropomorfe e le altre scimmie del vecchio mondo.
Filler parte da due osservazioni: la prima è l'incongruenza fra la stratigrafia e l'orologio molecolare, la seconda che i piccoli di tutte le scimmie antropomorfe si alzano in piedi per camminare, e lo fanno regolarmente i gibboni adulti (che di tutte le antropomorfe sono i più geneticamente distanti da noi!). La terza che gli ominidi miocenici come Oreopithecus Bambolii camminavano già eretti 9 milioni di anni fa (su questo c'è un po' di dibattito, ma per molti è un fatto assodato).
Quindi sostiene che l'antenato comune di tutte le scimmie antropomorfe era bipede e che POI ci sia stato un ritorno generalizzato al quadrupedismo, tranne che in alcuni casi. E' un rovesciamento notevole della medaglia: non è l'uomo che viene dalla scimmia, è la scimmia che viene dall'uomo...
Per me esiste la possibilità che l'origine della stazione eretta risieda nella brachiazione, il sistema particolare di spostamento sviluppato dai primati, eccellente per un animale arboricolo: camminare sugli alberi utilizzando le braccia e restando in sospensione. Chiaramente per un corpo che cammina così è più facile tenere una stazione verticale piuttostochè orizzontale, semplicemente per l'azione della gravità.
E' chiaro che nella scienza ci sono dei “preconcetti mentali” che guidano la ricerca: Darwin stesso ci cascò arrivando alle Galapagos quando cominciò a collezionare fringuelli e tartarughe, ma essendo ancora creazionista non si curò bene delle località di cattura. Se lo fosse già stato li avrebbe catalogati con una attenzione particolare per la geografia. Anche i genetisti negli esami comparati fra DNA umano e di altri primati prendono per buona l'ipotesi tradizionale, e così pure fanno altre discipline.
E se davvero fosse stato come dice Filler? Non è che mi sono "convertito". Però i dati che ha esposto uno spunto di riflessione lo meritano.
Solitamente al giorno d'oggi le idee “bizzarre” nascono da ufologi o in generale da persone che sono fuori dalla scienza ufficiale e quindi, sinceramente, quando mi imbatto in questi personaggi cambio sito. Ma se parla uno scienziato dotato pure di Ph.D a Harvard... beh, allora calma e sangue freddo e vediamo che dice.

