martedì 25 dicembre 2007

dighe ed energia idroelettrica: mostri presenti, futuri e futuribili

L'energia idroelettrica è stata considerata a lungo (e a torto) un'attività di basso impatto ambientale. In realtà una diga, anche la la più piccola, produce delle conseguenze sul regime fluviale. Se da un lato può regimare le magre (più che le piene), dall'altro la formazione di un lago e il conseguente rallentamento della corrente interrompe il trasporto dei sedimenti. Quindi a valle di una diga il fiume trasporta meno sedimenti, ha maggiori capacità abrasive e, non consegnando al mare il solito quantitativo di sedimento, contribuisce all'erosione della costa. Il fenomeno, in Italia, è accentuato dal rimboschimento, giustissima opera per la prevenzione dell'erosione dei versanti: il disboscamento eccessivo ed il conseguente aumento del carico solido dei fiumi, aveva rimpolpato le coste più del lecito e contribuito in parte a mitigare l'abbassamento continuo a cui sono soggette naturalmente le pianure costiere (incrementato dall'indiscriminato prelievo di risorse idriche per mezzo di pozzi). Inoltre la diminuzione del carico solido ha influenzato fauna e flora fluviale. Le conseguenze della costruzione di una diga possono essere tragiche anche per le popolazioni, costrette ad abbandonare case, campi e quant'altro.

Tutto sommato le dighe sono state fino ad oggi di dimensioni modeste, a parte quella di Assuan e quella di Kariba in Africa, e qualcosa in Sudamerica, ma ora stiamo assistendo alla costruzione o alla progettazione di autentici mostri, con conseguenze ambientali a dir poco devastanti.

In Cina la “diga delle tre gole” sbarra lo Yangtze, il maggior corso d'acqua asiatico. Il progetto avrebbe tre obiettivi principali: produrre energia, migliorare la navigazione interna del paese e prevenire le periodiche inondazioni dello Yangtze. Ci sono forti dubbi sulla prevenzione delle alluvioni, ma chiaramente per la Cina i primi due obbiettivi sono fondamentali. E un bacino idrico di oltre 600 chilometri di lunghezza è una modificazione ambientale drammatica specialmente se vicina ad un'area fra le più ricche in biodiversità della Cina. E ci sono più di un milione di sfollati (ufficiali...).

In Brasile c'è un progetto di sbarrare il Rio Madeira, il secondo fiume più grande dell’Amazzonia, un gioiello per quanto riguarda la biodiversità. Il suo bacino copre un quarto dell’Amazzonia brasiliana, e si estende per più di 1,5 milioni di Km quadrati in Perù, Bolivia e Brasile. E' il principale affluente del Rio delle Amazzoni e il responsabile per circa il 15% del volume delle acque del Rio delle Amazzoni. Ma soprattutto pare che il 50% dei sedimenti trasportati dal Rio delle Amazzoni nell’Oceano Atlantico provengano da questo fiume. Il danno al sistema alluvionale del bacino Madeira - Rio delle Amazzoni potrebbe essere devastante

Ma dove si passa veramente il segno è in un progetto dell'università di Utrecht, in cui si propone una diga all'altezza dell'imbocco del Mar Rosso. Senza l'afflusso di acqua dall'Oceano Indiano, l'intensa evaporazione provocherebbe una drastica diminuzione del livello del Mar Rosso. Si creerebbero i presupposti per un impianto idroelettrico da 50 gigawatt di potenza che risolverebbe i problemi energetici dovuti alla sempre crescente domanda da parte dei paesi del Medio Oriente. Gli autori del progetto ammettono che ci sarebbero conseguenze ambientali enormi, ma anche una eccezionale riduzione delle emissioni di gas serra a fini energetici.

Analoga proposta fanno per uno sbarramento sullo stretto di Hormuz per il Golfo Persico.

Non c'è nessun accenno a difficoltà da un punto di vista sismico, specialmente ad Aden, dove c'è una giunzione tripla fra 3 zolle, vulcani attivi etc etc.

A questo punto faccio una proposta anche io: siccome lo stesso aspetto dell'evaporazione c'è con il Mediterraneo, che viene rifornito di acqua dall'Atlantico dallo stretto di Gibilterra, perchè non fare una diga anche lì? In fondo con 100 metri in meno di acqua nel Mediterraneo sai quante terre ci sarebbero a disposizione? (scherzo..............)

Il problema della produzione di energia è sicuramente il grande assillo dei nostri tempi (tranne che per chi fa finta di niente). Ma forse si risolve in altri modi. La Standford University, che non è una dittarella qualsiasi, ha proposto a largo di Capo Mendocino un parco eolico che potrebbe fornire il 5 per cento dell’elettricità che la California ricava attualmente da combustibili fossili con evidenti minori conseguenze sull'impatto ambientale. E la California non è un paesino, ma uno dei masimi consumatori mondiali di corrente.

Ce la faranno?

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