sabato 20 dicembre 2014

lo sciame sismico del Chianti di ieri 19 dicembre 2014


Nota inziale: Questo è un post scritto in fretta. Tornato tardi dal lavoro e, notizia di servizio, non potrò aggiornarlo fino a domani sera. 

Come sapete oggi la zona del Chianti è stata teatro di uno sciame sismico di una certa importanza, con 8 scosse di M uguale o superiore a 3.
Innanzitutto vediamo dove si colloca l'area interessata dall'attività: nella zona di Mercatale Val di Pesa, in un rettangolo di dimensioni ristrette, diciamo circa 30 km quadrati, visibile nella carta qui sotto.


Vicini alla zona di attività ci sono Greve in Chianti e Passo dei Pecorai, oltre a Mercatale. Zone fra le più belle paesaggisticamente parlando (e anche da un punto di vista alcolico sono messe “benino” ...) anche se non sono particolarmente popolata.

Il Chianti è sede di una modesta sismicità. Anche se ci sono state due punte, una nel senese nel 1798 e una a Impruneta nel 1895. Di quest'ultima ho avuto una testimonianza diretta: mio nonno che all'epoca aveva 4 anni e chi mi raccontò che si spaventò e non poco (abitava a Porta Romana e dunque nella zona di Firenze più vicina all'epicentro).
Di tutte queste scosse io a Firenze ho sentito (e bene) solo quella delle 10.39 mentre ero nel palazzo dove hanno sede i laboratori di antropologia dell'università, in via del Proconsolo.
Le altre non le ho sentite ma anche a Firenze sono state sentite notevolmente, in particolare la più forte, quella di M 4.1 delle 11.36 che stranamente non ho percepito pur essendo sempre in centro a Firenze, anche se in un altro palazzo.
Questa scossa è stata percepita piuttosto intensamente specialmente ai piani alti.

La seconda immagine mostra la concentrazione degli eventi. Purtroppo ho poca preparazione come computer graphics nè ho avuto il tempo di fare un GIS. Si vede che sono tutte ben concentrate appunto in quel rettangolo. Se avrò tempo cercherò se ci sono dei trend nella distribuzione


La terza immagine mostra l'andamento nel tempo di tutta la giornata del 19 dicembre. Come si vede siamo davanti ad un classico esempio di sciame sismico in cui non esiste una scossa principale ma ci sono diversi eventi di magnitudo massima confrontabile.
Il picco si è verificato al mattino, con le due scosse più forti giunte a circa un'ora di distanza l'una dall'altra. Nel pomeriggio sono continuate le scosse (e siamo a più di 80 con M uguale o superiore a 2) ma si registra, come normalmente accade, una diminuzione degli eventi in intensità e numero.
ATTENZIONE: il tempo usato è quello internazionale il "Greenwich Mean time" e quindi in italia siamo in anticipo di un'ora: la scossa delle 10.39 è avvenuta alle 9.39 GMT 


Purtroppo non sono riuscito a trovare il meccanismo focale.

La sequenza sembra dunque diminuire di intensità, ma in uno sciame del genere il ritorno di un evento di intensità paragonabile a quelli più forti è uno scenario ipotizzabile,  e in quel caso anche le repliche potranno nuovamente impennarsi, aumentare di nuovo in numero, frequenza ed intensità.
Siccome è molto difficile fare delle previsioni (specialmente per quanto riguarda il futuro!) non si può dunque escludere un ritorno di fiamma e quindi la probabilità che nei prossimi giorni si verifichi qualche nuova scossa talmente forte da essere percepita anche a Firenze, che è a una ventina di km dall'epicentro, è reale.
Le scosse minori continueranno di sicuro per un pò e infatti mentre sto scrivendo ne sono state registrate altre 3, di ci una a M=3

Spero che questa sequenza serva a far capire che anche in una zona relativamente poco sismica come la città di Firenze con il terremoto non si scherza e ricordo che le 3 principali categorie di edifici che devono resistere ad una scossa: Ospedali, centri di coordinamento della Protezione vile e le scuole sia per preservare la popolazione giovane (la scuola di San Giuliano di Puglia è purtroppo un triste, tristissimo esempio), sia perché sono i luoghi migliori per ospitare eventuali sfollati.
Non voglio più sentire discorsi tipo “la maestra ha fatto bene a far uscire i bambini perché quell'edificio è fatiscente”.
Anche perché oggi gli studenti erano tutti fuori dopo una piccola scossa sia pure ben percepita, ma non è sempre così: magari i terremoti forti dessero un preavviso (evitiamo commenti tipo L'Aquila, grazie).
E quando arrivano o si è preparati o buonanotte al secchio.


A chi mi ha telefonato (e non ha avuto risposto perché quando sono a lavorare il telefono è spento) o scritto messaggi, post etc etc cosa rispondo: che sto per andare a dormire tranquillo perché questa sequenza non ha aumentato né diminuito la probabilità di un “evento principale” tipo quello del 1895. E il rischio esiste indipendentemente dalla sequenza in atto

domenica 14 dicembre 2014

Gli incontri fra i polinesiani dell'Isola di Pasqua e i nativi del sudamerica confermati dalla genetica dei nativi di Rapa Nui


L'isola di Pasqua (che sarebbe meglio chiamare con il nome indigeno di Rapa Nui) è quanto di più isolato si possa concepire. Fu scoperta e colonizzata dai polinesiani secoli prime che ci arrivasse nel 1722 Jacob Roggeween. Quando l'olandese la scoprì, nell'isola si era già conclusa da un pezzo la costruzione dei famosi Moai. Che i nativi di Rapoa Nui siano polinesiani, lo dimostrano la lingua ed altre caratteristiche etniche. La domanda interessante è se dopo essere arrivati lì nel XIII secolo (quando raggiunsero anche le Hawaii e la Nuova Zelanda, questi intrepidi marinai siano poi riusciti ad arrivare anche  alle coste del continente americano (il che, obbiettivamente, parrebbe abbastanza ovvio viste le loro capacità di navigazione...). Su questo fatto le tracce sono controverse. Adesso per verificarlo è stata fatta una cosa inversa e cioè cercare nei polinesiani, in particolare fra gli abitanti dell'Isola di Pasqua, tracce di antenati sudamericani. Queste tracce sono state trovate e aprono interessanti orizzonti.


Ho un ricordo confuso di una cosa che mi aveva colpito quando la lessi diversi anni fa e che però non mi è più riuscito trovare: dei polli sudamericani che possedevano delle caratteristiche genetiche tali da far pensare ad una loro origine polinesiana (anzi, era praticamente sicuro, se ricordo bene). Questi polli quindi sarebbero una ottima prova del fatto che i polinesiani siano arrivati anche in America Meridionale. Sul perché mancano tracce genetiche dei proprietari di quei polli la soluzione più semplice era che erano stati fatti fuori quando hanno tentato di sbarcare (facile incolpare per questo le tradizioni di sacrifici umani del continente americano). 


Che i polinesiani siano arrivati in Sudamerica sostanzialmente non può stupire: se sono arrivati fino all'isola di Pasqua (mi chiedo ancora come avranno fatto a trovarla... non so nulla della loro espansione, ma immagino abbiano battuto a tappeto l'oceano) perché non andare oltre quel minuscolo territorio verso un bersaglio così grosso come un continente? Mi chiedo inoltre come mai non abbiano colonizzato anche le Galapagos....

Quello che non tornava era, a parte questi polli, la mancanza di una impronta genetica umana nell'America Latina. È vero che ogni tanto spuntano in Sudamerica dei casi di DNA polinesiano; ma alla fine la soluzione “normale” di questi ritrovamenti è che i corpi indagati appartenessero a persone che i civili e timorati di Dio europei avevano portato nel continente come schiavi o a loro discendenti più o meno diretti. Addirittura ne sono stati trovati (notizia fresca) fra i Botocudos del Brasile: molte popolazioni dell'Africa Australe hanno fra gli antenati dei malgasci, però in questi Botocudos il genoma è tipicamente malgascio, senza tracce dell'Africa continentale (1); ma poi anche qui la soluzione più corretta sembra essere l'arrivo tramite i trafficanti di schiavi. Al solito tanto clamore per nulla....
E soprattutto nessuna prova, a parte quei famosi polli.


Se quindi le tracce sicure di polinesiani in America Meridionale sono scarse i forti sospetti di incontri fra nativi del Sud America e Polinesiani derivavano soprattutto dalla diffusione nel Pacifico della patata dolce, che sembra avvenuta all'epoca della espansione dei polinesiani del XIII secolo e quindi in età precolombiana. La presenza della patata dolce in Polinesia dimostra che oltre ai contatti fra l'America meridionale e Rapa Nui, c'erano ancora contatti fra Rapa Nui e il resto della Polinesia. 
Attenzione che la patata dolce è una specie molto diversa dalla patata che noi conosciamo (anzi, non è neanche una solanacea....).

Purtroppo non è possibile allo stato attuale un tracciamento genetico dell'antico viaggio della patata dolce nel Pacifico, perché da quando sono arrivati gli europei gli interscambi di animali e piante fra le varie coste e le varie isole del Pacifico hanno obliterato le tracce dei vecchi movimenti (2).


Per capirci di più sono state eseguite delle analisi genetiche dei nativi dell'Isola di Pasqua, dai cui risultati, pubblicati su Current Biology, sono emerse delle cose piuttosto interessanti. Oltre alla presenza di oltre il 15% di geni europei, il cui inserimento dai calcoli sarebbe avvenuto nella seconda metà del XIX secolo (cosa abbastanza ovvia, direi ma il risultato conferma la validità del metodo usato), ci sono le prove di contatti in tempi precolombiani fra pasquani e nativi sudamericani: questi genomi pasquani hanno circa l'8% di geni tipici del Sudamerica, il cui innesto è calcolato al XIV secolo, quello successivo alla colonizzazione di Rapa Nui (3). È comunque ancora da chiarire quale o quali siano le popolazioni amerinde da cui provengono questi geni.

Non ci sono discendenti in linea diretta maschile o femminile di questi (o queste) sudamericane, e questo non stupisce perché dopo pochi decenni di contatti con uomini “civilizzati” di origine europea fra violenze, malattie, deportazioni e quant'altro nel 1877 erano rimasti appena 111 nativi, rispetto agli oltre 2000 del 1722 e agli oltre 10.000 del passato più florido della civiltà di quest'isola e quindi chissà quante linee dirette sono state perse....  Oggi dovrebbero essere più di 3000 in una popolazione che ne conta in tutto circa 6000. 


La domanda è: ma sono stati i pasquani ad andare in America portando indietro delle persone dal continente o viceversa? 

La genetica ovviamente non può risolvere il dubbio, ma considerando le doti eccezionali dei polinesiani come navigatori, e che queste doti non paiono essere presenti fra i sudamericani precolombiani, la prima ipotesi è praticamente certa anche in mancanza di prove e testimonia quindi almeno un viaggio di andata che si è perfezionato con un viaggio di ritorno. 
Secondo alcuni studi questi viaggi sarebbero stati abbastanza regolari, ma non so quali siano le basi per affermarlo. Essendo cose proposte da persone ben più autorevoli del sottoscritto in materia le devo accettare, però le date di arrivo di questi amerindi si collocano in un intervallo ristretto ben precedente rispetto all'arrivo dei conquistadores e questo mi fa pensare che si sia trattato di incontri sporadici. 


Quindi i polinesiani dell'Isola di Pasqua in America ci sono arrivati davvero, anche se non è dato sapere quante volte ci siano stati, tantomeno se sono riusciti a tornare indietro almeno due volte. Resta comunque una scoperta particolarmente interessante perché stabilisce un rapporto fra due civiltà così diverse e separate da migliaia di km di oceani.


(1) Malaspinas et al. (2014).Two ancient human genomes reveal Polynesianancestry among the indigenous Botocudos of Brazil. Curr. Biol. 24, R1035–R1037.
(2) Moreno-Mayar et al. (2014). Genome-wide ancestry patterns in Rapa Nui (Easter Island)suggest pre-European admixture with Native Americans. Curr. Biol. 24,2518–2525.
(3) Roullier et al. (2013). Historical collections reveal patterns of diffusion of sweet potato in Oceania obscured by modern plant movements and recombination. Proc. Natl. Acad. Sci. USA 110,2205–2210

lunedì 1 dicembre 2014

Un'altro sciame sismico negli USA in cui aumenta con il tempo l'intensità e i suoi perchè


Gli Stati Uniti occidentali sono caratterizzati da una sismicità intensa e famosa (in particolare la California) e gli sciami sismici sono all'ordine del giorno. Una cosa strana è che in questi giorni si sta verificando uno sciame “alla rovescia”, cioè una sequenza in cui numero e intensità delle scosse aumentano con il passare del tempo ed è la terza volta in 50 anni che da quelle parti succede una cosa del genere. Vediamo cosa succede e perché.

Uno sciame sismico è una sequenza di eventi sismici in cui non c'è, come nei forti terremoti, un evento principale che dà il via ad una sequenza di repliche di intensità molto inferiore, ma una serie di eventi molto vicini fra di loro in cui molti hanno più o meno la stessa intensità, il cui valore tende a diminuire con il tempo, fino a quando il disturbo si esaurisce. Nella primavera del 2008 avevo parlato di uno strano caso di sciame sismico “alla rovescia” vicino a Reno, al confine fra California e Nevada, dove tra febbraio e luglio 2008 (una cinquantina di eventi di cui i più forti si sono registrati alla fine di Aprile).

In Italia sciami sismici sono relativamente frequenti: la Valnerina in Umbria ne è colpita molto spesso (a volte come nel 1979 con esiti purtroppo molto evidenti), ma la cosa interessa tutto l'Appennino centrale tra Romagna, Marche, Umbria e Abruzzi. Anche il terremoto del 2009 è avvenuto durante uno sciame sismico e ciò è alla base, da un punto di vista pratico, delle polemiche sul comportamento della Commissione Grandi Rischi: purtroppo questa non è la norma e magari i terremoti fossero preannunciati da uno sciame sismico.. Il sisma dell'Aquila è avvenuto indipendentemente dalla sequenza in corso.

Ho detto “quasi sempre” perché ci sono degli sciami “alla rovescia”, in cui si assiste ad un incremento nel numero e nella intensità degli eventi.
I casi conosciuti in letteratura in genere sono inquadrati nella “sismicità indotta” dalla reiniezione di liquidi nel sottosuolo per il loro smaltimento, specialmente ma non solo in caso dei reflui del fracking (ne ho parlato quio per “eccitare” la produzione di pozzi petroliferi; come è noto è stato ipotizzato un meccanismo del genere anche per i terremoti emiliani, specificamente indicando come matrice del problema il pozzo di reiniezione Cavone 23, ma la cosa non è stata ritenuta poi verosimile, checchè continuino a pensare così un po' di gente al di fuori del campo specifico. Ne ho parlato diffusamente anche in una intervista fattami da Tiziana Brazzatti per Gravità Zero.

Significative eccezioni a questa regola si trovano negli Stati Uniti occidentali.

Infatti il caso del 2008 a Reno non è l'unico. Una cosa simile successe nella zona di Adel, nell'Oregon meridionale, 200 km a nord di Reno nel 1958, quando fu raggiunta e superata una M di 5. Uno sciame sismico durato diversi mesi in circostanze curiose, almeno dal punto di vista cronologico: un mese prima, il 26 aprile 1968 fu effettuato un test nucleare sotterraneo a Boxcar, in Nevada a circa 500 km di distanza e questa sequenza iniziò il 25 maggio, quindi circa un mese dopo.


Uno sciame di questo tipo è attualmente in corso in una zona molto selvaggia che fa parte dello Sheldon National Wildlife Refuge: a partire da luglio 2014 una serie di terremoti sta colpendo un'area a meno di 50 km a sud di Adel. Anche in questo caso magnitudo massima e numero di eventi sono progressivamente aumentati fino ad un massimo che si è avuto verso il 20 di novembre, quindi 10 giorni fa e 4 mesi dopo l'inizio della sequenza. Per adesso si contano 640 scosse con M superiore a 2.0. 
Vediamo la sua collocazione grazie all'Iris Earthquake Browser

BREVE CRONACA DEI MESI COMPRESI FRA LUGLIO A NOVEMBRE

La sequenza è iniziata con 5 eventi di M compresa fra 2 e 3 il 12 luglio. Entro la fine del mese si contano una cinquantina di eventi, dei quali uno solo ha avuto una M maggiore di 3 (3.1) ed è avvenuto il 24, quindi 12 giorni dopo l'inizio dell'attività.
Ad agosto il numero degli eventi è raddoppiato (ricordando, tuttavia che il rapporto non è significativo perché la sequenza in luglio ha interessato solo gli ultimi 20 giorni del mese). Di questi ben 13 hanno avuto un M maggiore o uguale a 3 (e questo invece è significativo); il massimo è stato un M=3.6 il 19.
Settembre è stato un momento di stasi: una cinquantina di eventi dei quali solo 5 di M superiore a 3, questi ultimi tutti compresi fra il 15 e il 24 del mese.
Ad ottobre si è notata una certa recrudescenza dei fenomeni: il primo del mese è stato contraddistinto dal record provvisorio: un evento di M 3.9 seguito da altri 8 eventi con M superiore a 3 e un'altra quarantina nella classe di M fra 2 e 3.
A novembre la sequenza è schizzata verso un massimo di attività che dura tutt'ora: 300 scosse nella classe fra M 2 e 3, 75 fra M 3 e 4, e 8 con M superiore a 4 fra il 6 e il 21 del mese, dopodichè c'è stato un rilassamento, perché dal 24 in poi “solo” 5 eventi hanno avuto una M superiore a 3 rispetto ai 65 delle 3 settimane precedenti e c'è stato un rallentamento anche nelle classi di maglitudo inferiori.

Ovviamente non sono in grado di capire se questa attenuazione sia solo momentanea oppure se l'attività riprenderà con rinnovato vigore. Vedremo, l'importante è dare la notizia di ciò che sta avvenendo.

LE POSSIBILI MOTIVAZIONI DI UN FENOMENO DEL GENERE

Gli Scienziati pensano che il meccanismo che provoca questi sciami sia lo stesso che provoca gli sciami da sismicità indotta: il percolamento delle acque superficiali in profondità lungo le zone di faglia.
Tra un lato e l'altro di una faglia c'è un livello fatto di rocce rotte, che tecnicamente si chiama “zona cataclastica”. Questo livello può essere molto più permeabile delle rocce delle pareti delle faglia e in casi del genere rappresenta una via preferenziale per le acque che si infiltrano nel terreno. La presenza di acqua diminuisce la forza di attrito che tiene ferma la faglia, talvolta al punto tale da provocarne il movimento.

Ho constatato una curiosità: le 3 zone in cui ci sono stati questi eventi hanno una caratteristica in comune: sono vicine al bordo nord - orientale del Great Basin, una grande depressione di origine tettonica fra la catena della Sierra Nevada e le Montagne Rocciose meridionali, come si vede dalla carta in cui i punti in rosso le segnalano.

Però siccome per adesso non ho trovato questo aspetto registrato nella letteratura scientifica non sono in grado di poter affermare che questo sia un legame da un punto di vista geologico fra queste 3 situazioni.

venerdì 28 novembre 2014

Di come la nomenclatura del dissesto idrogeologico in italiano dimostri la particolare attitudine di questi fenomeni a presentarsi nel nostro Paese


Nel territorio italiano, circondato da mari piuttosto caldi e dal rilievo giovane, colli e monti costituiscono quel sistema tanto paesaggisticamente ineccepibile per cui andiamo famosi, quanto di difficile gestione, e non solo a causa dei tanti sedimenti "vagamente consolidati" che lo compongono. Non può quindi stupire che i processi dominanti nell’evoluzione naturale del paesaggio siano frane e alluvioni. Potrebbe invece stupire la ricchezza dei termini con cui questi processi possono essere chiamati nella nostra lingua, che invece è una conseguenza diretta di questa situazione.

La quantità di nomi con i quali un fenomeno naturale viene descritto in una lingua è un indice della sua frequenza. Ad esempio gli esquimesi usano una serie di parole diverse per distinguere vari tipi di ghiaccio che probabilmente per l'italiano medio sarebbero tutti uguali, mentre la parola “neve” è praticamente sconosciuta in tutta l'Africa a sud del Sahariana tranne che per le tribù che vivono nella zona del Kilimangiaro.


L'inglese, che ci ha abituato alla semplicità̀ dei termini che indicano qualcosa di essenziale (a partire proprio con “start”, ben più veloce dell'italiano “partenza”), non ha una parola semplice per descrivere un fenomeno naturale (e per l'Italia naturalissimo...) come le frane: le chiama infatti con la parola composta “landslide”, letteralmente “scivolamento di terra” (in pratica quello che in un vocabolario italiano è messo proprio come significato del termine frana).

Questo perché il fenomeno “frane” nelle isole britanniche è un qualcosa che non avviene frequentemente ed è soprattutto circoscritto alle scogliere che contrassegnano molte delle loro coste. Ingenti fenomeni franosi accadono negli USA e nel Canada, ma per lo più nella parte occidentale e quindi hanno scarsamente inciso nella storia della lingua.

La dimostrazione che in Italia eventi del genere hanno una particolare importanza ce lo dicono diverse cose da un punto di vista lessicale.
Innanzitutto il termine stesso, “frana”, una parola corta come poche, che fa pari con un altro termine decisamente semplice e corto come “crollo”. E, tanto per tornare all'inglese, anche in questo caso se per noi c'è stato un “crollo” in una parete di roccia per gli inglesi c'è stato invece un “rockfall”. In genere le parole inglesi sono più corte di quelle italiane. Le frane costituiscono una rilevante eccezione a questa regola, indovinate perché...

Ma c'è di più. Nella letteratura scientifica la classificazione delle frane è ovviamente in lingua inglese ed è formata da nomi doppi e lunghi.
Invece, come mi ha notare il prof. Nicola Casagli, frane e alluvioni in italiano sono identificate con tantissimi termini diversi singoli. 
Elenchiamone qualcuno, senza considerare le decine di nomi e varianti dialettali. Alcuni hanno un contenuto veramente poco scientifico, e spesso, se usati impropriamente, rischiano di ingenerare una gran confusione, ma ce ne sono altri che descrivono fedelmente il tipo di “landslide” in oggetto: fenomeno franoso, franamento, smottamento, scoscendimento, scivolamento, sprofondamento, sfaldamento, slittamento, colata, flusso, valanga, cedimento, crollo, caduta, tracollo, dissesto, rovina, ruina, rovinata, lavina, slavina, sfacelo, sfascio, schianto, rottura, frattura. Mi pare di averne nominati 26 oltre a quello originario. Scusate se è poco.

La stessa cosa succede per quanto riguarda le alluvioni. In inglese sono tutte dei “flood”, la cui conseguenza è un “flooding” (di solito in una floodplain). E invece noi in Italia oltre all'alluvione abbiamo piena, allagamento, inondazione, esondazione, straripamento, tracimazione, diluvio, invasione d’acqua, sommersione, fiumana, trabocco, sormonto, dissesto, lama (15 nomi in tutto). Da notare come anche questi termini, più ancora che nel caso delle frane, precisano bene il tipo di flooding: un allagamento è sicuramente un flooding leggero, mentre una inondazione è pur sempre un flooding, benchè più severo.

A questi 15 termini se ne potrebbe aggiungere un sedicesimo: diluvio; un termine un po' arcaico se inteso come alluvione (il Diluvio universale, ad esempio, conosciuto in inglese come il Noah Flood o il Biblical Flood) che per noi oggi è più una pioggia incessante di lunga durata
Forse di termini per definire le alluvioni ce n'erano troppi e darwinianamente la pressione selettiva ne ha eliminati una buona parte, tranne che per ambienti come quello religioso, molto tradizionalisti e spesso restii alle novità: d'altro canto se in inglese una heavy and prolonged rainfall può portare ad un flood, stavolta siamo noi italiani a semplificare, raccogliendo in un termine unico una lunga serie di piogge forti e l'alluvione che ne è seguita.

Un altra dimostrazione che questi eventi naturali fanno parte del nostro inconscio è l'uso di questi termini in senso figurato: ammetto di essere “una frana” giocando a calcio (proprio non mi è mai riuscito...) mentre per qualcuno Mozart quando ci si metteva produceva delle “alluvioni di note”. 
Quindi le stesse parole – frana e alluvione – vengono utilizzate anche per identificare cose che con l’argomento qui trattato non c’entrano proprio nulla, come per esempio: tracolli finanziari, prestazioni scadenti, scarsa destrezza nel primo caso, profusione, sovrabbondanza, grande quantità nel secondo.
Quindi se in Inglese bisogna indicare chiaramente che lo sliding lo ha fatto il terreno (altrimenti niente frana), in Italia chiunque (o qualsiasi cosa) può franare. 
Una alluvione di significati in un Paese che sta franando, in tutti i sensi....

domenica 12 ottobre 2014

Dopo Genova 2014 alluvioni e rischio idrogeologico ancora in evidenza. Situazione e prospettive


Quanto nuovamente successo a Genova in questi giorni ripropone per l'ennesima volta il disastro dell'assetto del territorio in questo Paese. Disastro che ha molte radici, naturali antropiche e politiche. Come ho scritto svariate volte per un amministratore locale in cerca di consensi è più “utile” la sponsorizzazione di una sagra paesana o la costruzione di una strada, cose che l'elettore medio “vede” subito, che non promuovere sistemazioni idrauliche, delle quali quando funzionano non se ne accorge nessuno proprio perché hanno funzionato. Franco Gabrielli, il capo della Protezione Civile, in questi giorni è molto pessimista e se non ci fosse la task – force di D'Angelis probabilmente lo sarebbe ancora di più. Riassumo un attimo la situazione generale, tanto per dare dei punti fermi nel dibattito, un dibattito che dovrebbe rimanere sempre vivo e non limitarsi a pochi giorni dopo un evento

Il mancato allerta a Genova è sicuramente un fallimento del sistema di previsioni che invece in tutti questi anni in Italia ha dimostrato una certa affidabilità, con scarsi “falsi positivi” (cioè allarmi rivelarsi infondati) e persino minori mancate previsioni. Un sistema del quale possiamo andare orgogliosi perché non ha eguali al mondo. 
È importante notare la mancanza di falsi positivi: un sistema che ne dà parecchi non è affidabile perché c'è il fondato rischio che al terzo mancato allarme la popolazione prenda alla leggera quelli successivi.
Francamente mi auguro che ci sia una inchiesta volta a capire se ci sia stata qualche leggerezza. Ma non mi piace un processo sommario, ne mi auguro conseguenze per le persone nel caso l'errore sia stato compiuto in buona fede, con una sentenza tipo L'Aquila (ma lì vorrei sapere chi è stato il CTU dell'accusa...). Ed in ogni caso le colpe maggiori sono a monte, e cioè di come è stato gestito il territorio e non solo a Genova. 

Mi auguro invece che vengano condannati e zittiti personaggi come Rosario Marcianò o Gianni Lannes (tanto per rientrare nell'argomento scie chimiche) che nei loro deliri favoleggiano di fantomatici attacchi deliberati alla popolazione producendo artificialmente questi disastri e li invito a studiare climatologia e meteorologia su testi scientifici e non alla iutiùb iunivèrsiti (secondo loro e i loro seguaci invece meteorologia e climatologia ufficiali raccontano panzane e sono complici della strage, non so come definire certi pensieri...)  

Nel 2011 le precipitazioni così elevate ai primi di novembre furono innescate da un mare estremamente caldo che provocò una evaporazione più massiccia del solito. Non ho dati sulle temperature del Mar Ligure in questi giorni ma mi pare strana una anomalia come 3 anni fa anche perché la stagione non è stata certo così calda dalle nostre parti come lo fu il 2011 (mentre lo è stata molto di più rispetto alla media in Europa Settentrionale). Questione di disposizione delle correnti e delle figure di alta e bassa pressione.
Ovviamente se verrò a conoscenza di dati che smentiscono quanto ho detto sarà mia cura pubblicarli alla svelta.
Quel che mi pare un po' anomalo in questa vicenda è stato una vera e propria “fermata” delle nuvole su Genova. Forse questo è un imprevisto che ha fatto saltare i modelli?

ITALIA E NELLA FATTSIPECIE GENOVA: PERCHÈ IL DISSESTO IDROGEOLOGICO?

Qualche anno fa individuai alcuni aspetti fondamentali che conferiscono all'Italia la patente di Paese europeo più a rischio per l'assetto del territorio:
1. ha un rilievo giovane 
2. molte delle colline e addirittura delle montagne sono fatte di materiali particolarmente erodibili o di sedimenti “vagamente consolidati” (questo è un termine non scientifico, ma l'ho coniato perché rende bene l'idea) 
3. dai due punti precedenti si ricava che in una buona fetta di territorio il motore principale di formazione del paesaggio siano le frane
4. il rischio sismico è molto elevato
5. è circondata da mari caldi che quindi possono provocare precipitazioni intense
6. i suoi bacini fluviali sono molto piccoli e quindi rispondono troppo presto ad intense precipitazioni e i corsi d'acqua hanno un regime torrentizio
7. ha una densità di popolazione molto elevata

Se si eccettua la sismica e i sedimenti vagamente consolidati, questi do lo specchio della situazione genovese; anzi, la città della Lanterna è un esempio classico specialmente per i punti 5, 6 e 7 dell'elenco. 
Ho parlato diffusamente dell'alluvione genovese del 2011 confrontandola con quella del 1970. In particolare feci notare come la zona della foce del Bisagno era stata sede di un lazzaretto perché era molto scarsamente abitata; eppure era una bella pianura mentre la città si era formata sui due colli vicini, quello del centro e quello di Albaro. Il perchè di questa cosa era evidente: l'unica zona pianeggiante o quasi della città era troppo pericolosa a causa delle intemperanze del Bisagno e dei suoi affluenti (come, tanto per non fare nomi, il Fereggiano). 
Nel XIX secolo fu iniziata la costruzione la parte nuova della città in quella piana e negli anni '30 del XX secolo fu tombato il Bisagno, creando le condizioni per quei due disastri.

E QUESTA È LA SITUAZIONE

Questo non è che un esempio molto calzante e valido per tutta l'Italia: questi aspetti dovrebbero consigliare una maggiore attenzione all'uso e all'assetto del territorio, invece in una nazione così peculiare dal punto di vista idrogeologico è stato fatto tanto di quello che NON doveva essere fatto mentre non è stato fatto quasi nulla di quello che avrebbe dovuto essere fatto.
Per esempio sono stati costruiti interi quartieri in zone a rischio idrogeologico, specialmente dal dopo guerra, e anche le prestazioni antisismiche lasciano molto spesso a desiderare, per non parlare dei danni al territorio dovuti ad abusi sanati dai vari condoni edilizi. Per cui mi chiesi dove risiede nel cervello degli italiani il problema dell'assetto del territorio.

Una delle cose più gravi è stata sicuramente il restringimento degli alvei fluviali se non il loro tombamento. 
Quando un torrente o un fiume ha bisogno di spazio non chiede il permesso: se lo prende e festa finita.
Rimediare è difficile, a Genova come altrove: ci sarebbero da delocalizzare interi quartieri e intere zone industriali o almeno abbandonare le fasce più a rischio. 

GLI OSTACOLI, UN POSSIBILE CAMBIO DI REGISTRO 
E UN ESEMPIO DI QUELLO CHE ANCORA SI FA INCOSCIENTEMENTE

Altra cosa che lascia perplesso è sapere che i progetti per rimediare (almeno un po') a questa situazione ci sono, i soldi pure ma tutto si perde nei meandri della burocrazia e delle autorizzazioni. Non ho prove per sostenere che ciò sia vero o falso, ma se ciò risponde a verità anche questa cosa deve saltare fuori, a Genova come altrove. E iImmagino che nel caso specifico genovese sia vero, altrimenti Gabrielli su Repubblica non si porrebbe "il problema che in questo Paese, a distanza di 30 mesi da quando sono stati stanziati i fondi, si stia ancora dietro alla carta bollata, quando giovedì un uomo è morto e una città è andata sotto. I 35 milioni per il torrente Bisagno, non spesi per una girandola di ricorsi dopo l'assegnazione della gara, è uno scandalo della burocrazia pubblica. In questo caso, legato ai lunghi tempi della giustizia amministrativa".

Che la cosa sia vera, a Genova come da diverse altre parti, lo dimostra la task force governativa di Erasmo D'Angelis, che ha scovato 2.273 milioni assegnati dal 1998 a oggi per finanziare opere pubbliche volte alla messa in sicurezza del territorio e che non sono stati spesi.
Giustamente hanno “commissariato” questi soldi pochi mesi fa per renderli fruibili attraverso i presidenti delle Regioni, nominati commissari sull'argomento: questi risponderanno personalmente dell'effettuazione di opere da loro scelte e delle risorse finanziarie ottenute che, se non usate in tempo ragionevole, verranno tolte alla svelta. 
Per la cronaca, io ero fermo ai circa 1.300 milioni dichiarati a Giugno 2014; evidentemente D'Angelis & C hanno trovato altre situazioni del genere. 

Il problema è che la maggior parte di queste risorse basteranno per tamponare emergenze (semprechè bastino) e non verranno usate per interventi di ristrutturazione. 

Da ultimo un esempio di come NON si dovrebbe fare le cose ci viene dalla Campania.
Per velocizzare il rilascio dei pareri sulle istanze di semplificazione, una nuova legge regionale prevede che possa essere rilasciata la sanatoria dei condoni edilizi del 1985 e del 1994 (!!) nelle zone sottoposte a vincoli che non comportano l’inedificabilità assoluta senza il consenso delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo. Il Ministero dell’Ambiente non ci sta in quanto questa norma consentirebbe le sanatorie anche in zone a rischio idraulico, cosa che dovrebbe essere invece una competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente.

Sono evidenti qui una totale mancanza di know-how (o di incoscienza...) in materia ambientale da parte di chi approva leggi del genere  e una confusione normativa che non gioca a favore del corretto uso del territorio. 

martedì 7 ottobre 2014

Interpretazione elementare del processo di formazione delle idee - Uomini come atomi: ioni e co-ioni. Di Sandro Secci


Ho conosciuto Sandro Secci quando ero curatore della mostra delle farfalle al Tepidarium: ricordo quella persona con cui mi misi a parlare di evoluzione, adattamenti ed altro e che poi mi venne a trovare di nuovo per fare una seconda chiacchierata del genere. Da allora io e la Marghe andiamo spesso alle cene che organizza per gli amici (mi si consenta di celebrare i suoi leggendari risotti...), a cui partecipano un sacco di persone interessanti e si parla di tutto, scienza e tecnologia, arti figurative, musica, cinema, letteratura, politica, società e quant'altro, con qualche ovvia concessione al pettegolezzo (siamo umani....). Un vero “salotto”, insomma, non celebrato ma decisamente “di sostanza”, ormai entrato a far parte delle nostre abitudini. 
Una nostra amica, che Sandro chiama in questo scritto Tina, ha dei detrattori di cui si capisce poco il senso e così lui ha cercato di capirne il perché. Ne è nato uno scritto degno della migliore tradizione satirica: appena l'ho letto non ho potuto resistere alla tentazione di pubblicarlo, ovviamente dopo averne avuto il permesso, sperando che ci perdoniate delle licenze sulla chimica.

In questo provocatorio articolo, lungi dall'ambire ad essere una tesi scientifica dimostrabile, cercherò di far capire come alcuni processi riguardanti particelle di fisica elementare possano in un certo modo essere all’origine della percezione e successivamente della formazione di idee e giudizio nell'essere umano; tutto ciò per interpretare casistiche altrimenti inspiegabili, in fenomenologie correnti di denigrazione, di negazione del merito e di travisamento della realtà in genere, che non avrebbero ragione di esistere se non per i complicati processi biochimici che sono alla base del pensiero razionale.
Giornalieramente assistiamo a tali fenomeni attribuendone le cause a fasi ormonali, alternanze umorali, tratti caratteriali; ma ciò non basta a chiarire il ripetersi dell'evento nello stesso individuo o gruppo di individui e soprattutto non spiega il perché la scatagenesi reiterata, non porti il soggetto o i soggetti interessati una sorta di auto cautela o almeno di memoria storica, atta a non far reiterare certi comportamenti a dir poco scurrili.

A suffragio di questa tesi il dottor Manuel Crow allevò in Sudafrica un gruppo di un centinaio di esemplari di scimpanzé che svilupparono una parvenza di società civile; i ricercatori notarono in essi una organizzazione paraumanoide: alcuni individui furono emarginati, ad altri fu riconosciuta maggior autorità, talvolta senza una ragione comprensibile; ma fu altresì osservato che esistevano comportamenti negli individui “atipici” che determinavano una riammissione al gruppo o un decadimento dalle prerogative, cosa che raramente avviene negli uomini.

Tutto ciò mi ha fatto pensare che le cause di imprevedibilità comportamentale fossero da ricercare in fattori simili a quelli che sono la base della fisica elementare: il cervello umano incomparabilmente evoluto di certi individui, agirebbe da superconduttore di energia mentale, traducendo poi determinati picchi in una sorta di energia statica vera e propria, capace di caricare elettricamente sia l’individuo che le proprie idee; avverrebbe a questo punto una ionizzazione  del soggetto, simile per molti versi a quello che succede negli atomi. 
Come tutti ben sappiamo negli atomi ci sono particelle subatomiche cariche di energia positiva (protoni) o negativa (elettroni); alcuni atomi, interagendo fra sé possono formare dei legami condividendo alcuni elettroni (particelle negative); con un simile meccanismo un cervello particolare riesce a caricare se stesso e le proprie idee di un contenuto energetico tale da assumere lo stato di “ione”; e siccome non sarà il solo ad avere questa capacità di ionizzazione e attrarrà individui a lui simili con i quali condividerà le proprie idee alla stregua di quanto succede agli elettroni nei legami di covalenza.
Ciò porterà questi individui ad essere all’inizio due co-ioni, poi l’affare si ingrosserà e darà luogo ad un gruppo di co-ioni, i quali lavorando assieme stringeranno dei super legami con altri gruppi di loro simili assurgendo tutti quanti allo stato di super co-ioni; le idee che questo procedimento sprigionerà passeranno da normali co-ionate a super co-ionate; queste verranno portate avanti con ostinazione e determinazione tale da conferirgli vita propria e come i capolavori, saranno eterni e immutabili nell’iperspazio delle iper co-ionate.

Dedico questa mia breve tesi a tutti i detrattori della Tina e genericamente a tutti i co-ioni e super co-ioni che veleggiano inossidabili in ogni campo del cosiddetto scibile umano.

domenica 5 ottobre 2014

Quelli delle Scie Chimiche non sono spiritosi.. lo avevo detto. Minacce ed insulti ricevuti per i miei "post estivi da divertimento" sul complottismo nostrano


Paolo Attivissimo su “le Scienze” ha scritto che prendere in giro chi è sedotto dalle pseudoscienze e derubato dai loro imbonitori serva solo ad erigere un muro sterile ostilità. Ho avuto una dimostrazione pratica della cosa perché, dopo aver scritto un paio di post in agosto sul complottismo, in questa settimana sono salito alla ribalta degli sciacomici, quelli che credono che le scie prodotte dagli aerei non siano solo effetto della condensazione degli scarichi (o provocate da effetti aerodinamici) ma che siano un rilascio di sostanze chimiche venefiche (in particolare il Bario, chissà perché) tramite le quali il “Nuovo Ordine Mondiale” sta sterminando la popolazione mondiale. Ne è scaturito persino un commento un po' confusionario ed improprio – se non altro per il tono – sul secondo dei due post incriminati. Probabilmente qualcuno è capitato per caso in quella pagina e ha immediatamente avvisato di aver scoperto un altro “normalizzatore” (persona prezzolata per smentire il tutto). Ho risposto al commento in maniera pacata perchè francamente non ho molto tempo da dedicare a simili sciocchezze, se non dissertare di queste idee (un po' balzane) per i canonici 20 minuti al giorno su facebook insieme agli amici di “Le scie chimiche sono una cazzata” o “New World Order Italia”. E mi sono beccato persino l'attenzione del “mitico” Rosario Marcianò.

Le scie di condensazione degli aerei sono aumentate per l'aumento del traffico aereo. È anche probabile che persistano più di prima per motivi tecnici e non nego che siano decisamente “brutte” da un punto di vista estetico; penso che gli unici ad esserne contenti siano gli appassionati del traffico aereo, ai quali questo consente di avere più possibilità di registrare il passaggio di una aeromobile. Una passione forse un po' originale ma assolutamente legittima come quella che per esempio ho io per i treni. 
Il tono dei post (questo il primo in cui parlavo dei gruppi facebook complottisti e non e di una mia esplulsione da un gruppo complottista e questo il secondo, in cui ho descritto alcuni protagonisti e l'attenzione di alcuni politici al problema) era forse un pelino canzonatorio e di sicuro nell'occasione non ho fatto sconti a nessuno perché, con tutti i problemi che ci sono, è semplicemente demenziale perdere tempo pensando che le scie rilasciate dagli aerei siano un sistema di rilascio di sostanze venefiche escogitato da un gruppo di cattivoni che così vogliono sterminare mediante avvelenamento una buona parte della popolazione mondiale; chi, come me, contesta questa visione è soltanto un sudicio prezzolato di questo “Nuovo Ordine Mondiale” e merita tutti i mali possibili. Insomma, per farla breve gli “sciacomici” mi hanno beccato e non l'hanno presa bene. 

La questione è che se io e altri ironizziamo su quelli che le credono un complotto per avvelenare l'umanità, questi personaggi invece si sentono serissimi. Qualcuno di loro evidentemente ha letto con qualche settimana di ritardo uno di quei due post un po' ironici scritti al mare per farmi due risate, lo ha lo ha postato sul gruppo di sciacomici di Pordenone, da me già citato, e ha anche avvertito il mitico Rosario Marcianò da Sanremo.
Il commento pervenutomi sul post incriminato è stato scritto usando una certa foga: tira fuori di tutto dalla Merkel alle banche agli americani (cose di cui non ho mai parlato...);  ne estrapolo un paio di passaggi (l'originale è lì e in ogni caso se per qualche motivo viene tolto dall'autore – semprechè sia possibile che lo faccia – io ce lo rimetterò):
 “prima di tutto i miei complimenti per come riesci a disinformare...ma sei pagato per farlo...credo di si...!!
e
le persone come te che non vedono ad un palmo dal naso...e che fanno della non normalità....la normalità...ma non la prendere come una offesa....non tutti possono essere intelligenti....” 
Su questo punto specifico gli ho risposto che quanto all'intelligenza, non essendoci una misura con cui si possa definirne la quantità (mi risulta che il Q.I, non sia universalmente accettato dai ricercatori) non sia scientificamente possibile definire chi sia intelligente (e quanto) e chi no. Pertanto mi limito a ritenermi dotato di una certa cultura e di una certa educazione, grazie alle quali mi permetto di esprimere perplessità sulle idee delle persone ma non di sindacare sulla loro intelligenza. Anche per questo sono convinto di vedere oltre il mio naso, nonostante porti gli occhiali.

Ma su Facebook è stato scritto anche di peggio: per esempio nello spazio del mitico “Presidio di stop scie chimiche Pordenone”, dove è nata la faccenda, uno ha scritto che “merde del genere devono essere arrestate”. Taccio del resto.

E ora veniamo a Marcianò. Innanzitutto da oggi faccio parte dei “normalizzatori”, cioè di quelli che secondo Marcianò sono pagati per tenere il volgo ignorante e ciuco nell'ignoranza della messa in atto di questa guerra contro l'umanità attraverso le scie chimiche. È una lista che parte da Paolo Attivissimo, comprende i membri del CICAP o presunti tali, scienziati di ogni ordine e grado, giornalisti, blogger e persone normali che hanno il torto, secondo Marcianò, di disinformare il popolo perché negano, essendo prezzolati, che gli aerei rilascino veleni per sterminare l'umanità. 


Nella mitica pagina del “Comitato Tanker Enemy”, di cui riproduco parte dello screen (ho tutto, comunque), uno dice “Ci chiama anche gonzi sto imbecille di Aldo Piombino, a suo parere Rosario Marciano vive alle nostre spalle” (ma pensa un po'...), c'è chi usando scarsa fantasia mi manda a quel paese (grazie per l'affettuoso invito ma è un posto troppo affollato e io odio la calca, è una caratteristica di famiglia), chi mi dà di imbecille e, in un fantastico crescendo rossiniano, Marcianò scrive che “i disinformatori inventano tutto e sanno di poterti diffamare, tanto la magistratura non li tocca” (chiaro il riferimento alle sue visitine in tribunale che invece è costretto a fare... , NdR).
Il commento successivo, che riproduco nella immagine, è “si ma se qualcuno gli modifica la configurazione ossea...” a cui il buon Rosario risponde con un molto carino “sarebbe auspicabile”.

Marcianò ha poi rincarato la dose accusandomi, come si vede qui sotto, di aver preso parte alla macchinazione operata da altri personaggi grazie alla quale da un paio di anni un suo computer e altre cose del genere sono sotto sequestro, mentre sembra che la Guardia di Finanza stia facendo delle indagini per via di certe entrate provenienti dai gonzi che non sarebbero state dichiarate.
Personalmente smentisco di avere partecipato a quella “congiura”. Non smentisco di conoscere personalmente Dalla Schiava, con cui per esempio mi vedrò la settimana prossima per motivi completamente estranei alle scie chimiche.



Insomma, questi individui, fra i quali ogni tanto salta fuori qualcuno che propone simpaticamente di abbattere gli aerei (spero che rimangano solo le “pie intenzioni” di un leone da tastiera) non hanno preso molto bene quello che ho scritto, ma al solito si rifugiano nell'insulto o genericamente asseriscono di avere come prove “delle foto o dei filmati” e che sanno tutto “perchè lo hanno visto su YouTube”... Girano anche delle analisi chimiche, di cui alcune non si capisce come le abbiano prese, di altre non se ne capisce il senso.
D'altro canto su come raccogliere prove sono abituati bene: un sodale di Rosario Marcianò è un biologo con una visione del metodo scientifico quantomeno originale visto che secondo lui “qualsiasi affermazione è valida fino a quando non viene confutata". L'esatto contrario del metodo scientifico, secondo il quale una affermazione è valida se e solo se viene dimostrata vera o si dimostra verosimile.

Viene in mente che se questi personaggi hanno paura di essere avvelenati da qualcosa, anziché di scie chimiche potrebbero occuparsi, sempre a proposito degli aerei, di eventuali problemi portati davvero dai loro scarichi. Ma penso che ci siano cose più importanti, da chi sta avvelenando l'aria, l'acqua ed il terreno, per esempio nella Terra dei Fuochi ma anche altrove.
Qualcuno si chiede se preferiscano fare così piuttosto che affrontare la realtà. Altri pensano che siano persone a cui dei problemi reali non glie ne frega niente e si sono creati un nemico immaginario da combattere coraggiosamente a suon di link, stando dietro ad una tastiera comodamente seduti a casa per poter credersi degli eroi e riempire così un pò la loro vuota vita.
Qui penso che ci vorrebbe il parere di uno psicologo....

Resta il fatto che quello delle Scie chimiche per qualcuno è un affare col quale pensa di spillare soldi a persone ingenue che domattina si metterebbero a cercare gli unicorni, se il loro mentore gli dicesse che esistono e che c'è un complotto in atto per nasconderli al mondo...