sabato 23 agosto 2014

Eruzione al Bardarbunga - prime notizie (post veloce e frettoloso)


NOTA EDITATA DUE GIORNI DOPO:
Il giorno dopo è arrivata la smentita: nessuna eruzione. Ci sono alcune considerazioni da fare:
1. la cronaca dimostra le difficoltà che ci sono per studiare un vulcano sepolto sotto i ghiacci
2. un tipo di eventi sismici ad una frequenza particolare che erano stati fino ad oggi attribuiti esclusivamente alle interazioni ghiaccio - magma evidentemente hanno un'altra origine
3. i media e i social network italiani si sono preoccupati più di quelli islandesi. Notizie come il divieto di sorvolo dell'area sono state esageratamente amplificate

Quando ho ricordato il detto “è molto difficile fare delle previsioni, specialmente per il futuro” e che in particolare questo è verissimo per i vulcani, sapevo quello che dicevo. Fino a poche ore fa sul sito dell'icelandic Met Office campeggiava l'avvertimento “sotto al Bardarbunga continua l'intensa attività sismica ma non ci sono segnali di risalita di magma verso la superficie. Ora invece dobbiamo registrare un cambiamento improvviso della scritta in "It is believed that a small subglacial lava-eruption has begun under the Dyngjujökull glacier. The aviation color code for the Bárðarbunga volcano has been changed from orange to red. Just now (14:04), an earthquake, estimated at magnitude of 4.5 was detected".

Nella cartina si vede la zona interdetta per il pericolo di Jokulhlaups. 
La situazione è quindi cambiata all'improvviso, come spesso succede nei vulcani.
Insomma è “altamente probabile” che un po' di magma sia arrivato in superficie. Superficie della roccia, ovviamente, sotto qualche centinaio di metri di ghiaccio.
Il codice per l'aviazione è stato innalzato a rosso, per massima prudenza. Una decisione ineccepibile.
Il ghiacciaio Dyngjujökull, sotto al quale sembra essersi prodotto il fenomeno, è una appendice settentrionale del Vatnajokull, il più grande ghiacciaio europeo.
Quindi l'eruzione sembra essere collocata sopra alla parte settentrionale dell'intrusione che da una settimana esatta si sta formando a nordest del vulcano. 

Spieghiamo alcuni dettagli:
- nessuno ha visto la lava perché la superficie è coperta da qualche centinaio di metri di ghiaccio. In buona sostanza si sa che della lava è eruttata, ma è impossibile dire quanta
- l'eruzione è “altamente probabile” perché è stata notata una risalita degli epicentri dei terremoti, ovviamente connessa alla risalita di magma. Inoltre ci sono dei terremoti che si comportano esattamente come quelli provocati dall'interazione fra lava e ghiaccio 
- nessun pennacchio di ceneri è per adesso visibile
- un segnale importante è che l'aereo del Servizio Meteo Islandese sta effettuando una missione per aggiornare la copertura radar del ghiacciaio in modo da capire se la lava al di sotto stia modificando in qualche modo lo stato del ghiaccio. PER ADESSO i dati sono negativi, cioè non ci sono cambiamenti superficiali della topografia del ghiaccio, il che ci dice che non ci sono (ancora?) effetti da parte della lava
- al momento i conducimetri posti nei fiumi a nord del Dyngjujökull non mostrano variazioni né sta variando il tasso di disgelo. Però i tempi di arrivo nella zona dei conducimetri di variazioni di portata e conducibilità elettrica vanno da pochi minuti a 20 ore 
- continuano le deformazioni nella zona dell'intrusione, che sembra essersi fatta largo aprendo una fessura di una ventina di centimetri di spessore. La quantità di lava intrusa è stata calcolata in circa 250 milioni di metri cubi
- a scossa di cui parla il Servizio Meteo Islandese sembrerebbe essere proprio nella zona del  Dyngjujökull, ma non riesco ad esserne sicuro
- si stima che la lava POSSA arrivare sulla superficie del ghiaccio in non più di 20 ore 

Notate che questo post è scritto alle 19.35 (più o meno) e chiaramente la situazione è in continua evoluzione.

giovedì 21 agosto 2014

Breve aggiornamento dal Bandarbunga: una intrusione si sta formando sotto il vulcano e ancora non c'è nessun segno di possibile eruzione


Pubblico un breve post, credendo opera utile visto i vari allarmismi in corso sulla questione del vulcano islandese. Al momento non ci sono nè scioglimenti di ghiaccio, tantomeno emissioni di ceneri o di lava e nulla fa sembrare (per ora) imminente una eruzione. Ci sono però interessanti notizie dal punto di vista scientifico. Ricordo che oltre a dover ancora risalire di 5 km, per arrivare a vista il magma deve anche sciogliere i 600 metri di ghiaccio che coprono la zona del vulcano sopra a dove c'è l'attività sismica attuale.

Sul sito del Servizio Meteorologico Islandese permane in evidenza l'avvertimento "sotto al Bardarbunga continua l'intensa attività sismica ma non ci sono segnali di risalita di magma verso la superficie". Più in particolare l'agenzia evidenzia come non ci siano novità sostanziali da un punto di vista della protezione civile, perché ancora il magma non sale rispetto ai giorni precedenti; inoltre anche il rischio jokulhlaup non è aumentato perché le acque del fiume Jökulsá á Fjöllum continuano a mostrare un valore di conducibilità intorno ai 200 μS/cm: una diminuzione della conducibilità significherebbe un aumento improvviso dello scioglimento dei ghiacci, che sarebbe un sintomo della possibilità di avere scioglimenti improvvisi e quindi un maggiore rischio di jolulhlaup. Ci sono però delle novità su quello che sta succedendo sotto.

Il monitoraggio nei dintorni del vulcano viene rafforzato con vari sistemi: sismometri, postazioni GPS per captare deformazioni del ghiaccio e stazioni di controllo dell'analisi delle acque in previsione di Jokulhaup e radar mobili per rilevare eventuali dispersioni di cenere in aria. 
Ieri è stato effettuato anche un rilevamento con un aereo dotato di radar che ha campionato la superficie del ghiaccio del Vatnajokull. Il confronto fra la superficie ricavata ieri e quelle ricavate nelle prossime missioni consentirà un preciso rilevamento delle eventuali deformazioni del ghiacciaio. Vediamo nello specifico una immagine ottenuta ieri della zona della caldera del Bandarbunga.

Per quanto riguarda i terremoti, che sono iniziati il 16 agosto, ormai hanno varcato il migliaio, e la frequenza non accenna a diminuire. Sono tutti a profondità tra i 5 e i 10 km, tranne 3 molto superficiali che i vulcanologi imputano ad assestamenti della caldera causati da cambiamenti della pressione del magma sottostanti.

Ma la cosa più interessante è quello che sta succedendo sotto: la sismica e le deformazioni GPS ci dicono che si è formato un filone di magma lungo 25 km a profondità comprese fra 5 e 10 km
In questo momento il magma si è fermato senza salire ulteriormente, si sta solo un po' espandendo verso nord est, ma sempre a quelle profondità. Il trend verso nord est è visibile chiaramente dalla carta che ho postato ieri e riposto qui, dove si vede come gli epicentri dei terremoti si sono spostati progressivamente in quella direzione. Quindi il magma per adesso ha trovato uno sfogo in profondità anziché tentare una risalita.  


Ho già descritto una situazione del genere a proposito del Triangolo dell'Afar, con la sola differenza che in quel caso il magma è anche arrivato in superficie. E questo è il punto sostanziale: in Islanda intrusioni a profondità del genere ne sono avvenute decine, l'attività sismica è durata giorni o settimane, ma spesso il magma è rimasto in profondità, per cui non c'è stata una eruzione.

Insomma, nulla (fino ad adesso!) suggerisce l'imminenza di una eruzione. Il codice per l'aviazione rimane “arancione” e non può essere diversamente in quanto siamo davanti ad un vulcano sotto al quale al momento non c'è uno stato di quiete.

In questa foto si vede invece un qualcosa di simile successo circa 150 milioni di anni fa nella Tetide, l'oceano che si è chiuso durante la formazione delle principali catene montuose tra il Mediterraneo e l'India: due filoni di lava basaltica (più scuri e più compatti) che si sono intrusi nella crosta di quell'oceano, rappresentata in quello specifico punto da gabbri.
La foto, mia, è presa a Rosignano Marittimo (provincia di Livorno)




La possibile eruzione del Bardarbunga in Islanda: le interessanti caratteristiche di questo vulcano e le (per ora eccessive) preoccupazioni in merito



Memori di quanto è successo nel 2010 con l'Eyjafjallayokull, ci sono delle fonti piuttosto allarmate a proposito di un altro vulcano islandese, il Bàrdarbunga, dalla storia piuttosto complessa e agitata (se non fosse coperto dai ghiacci del Vatnayokull sarebbe probabilmente uno dei vulcani più studiati al mondo!). In questo momento non condivido le apprensioni per il traffico aereo europeo, e spero proprio di non essere smentito su questo nei prossimi giorni, cosa possibile visto che siamo pur sempre davanti ad un vulcano potenzialmente molto pericoloso; annoto anche che le evacuazioni che ci sono state riguardano il rischio Jokulhaup, le improvvise alluvioni dovute allo scioglimento altrettanto improvviso di ghiacci da parte dell'attività vulcanica, un riflesso del difficile rapporto fra il fuoco che cova sotto la superficie e la coltre bianca che spesso li ricopre nel Paese dei Ghiacci   

Oggi all'attenzione del pubblico generale e non solo nella ristretta cerchia di chi a vario titolo si occupa di vulcani c'è il Bàrdarbunga, un importante vulcano islandese: memori dei problemi causati dall'Eyjafjallayokull nel 2010, si parla parecchio della possibilità di una forte eruzione che paralizzi nuovamente il traffico aereo. Il famoso detto “è molto difficile fare delle previsioni, specialmente per quanto riguarda il futuro”, è particolarmente attinente all'attività vulcanica e quindi quello che scrivo rischia di essere clamorosamente smentito nei prossimi giorni o mesi, ma oggi personalmente non vedo allo stato dei grossi rischi e non solo perché mentre sto scrivendo queste righe il Servizio Meteorologico Islandese, che si occupa anche di vulcani e terremoti, sottolinea come sotto al Bárdarbunga ci sia una intensa attività sismica, ma nessuna evidenza di magmi che cerchino di raggiungere la superficie: di eruzioni normali senza conseguenze questo vulcano ne ha prodotte parecchie. 
Quanto ai rischi paventati per il traffico aereo sono estremamente ridotti perchè:
- dal lato naturale si ipotizza una minore dispersione di particelle rispetto a 4 anni fa
- dal lato tecnico dopo gli eventi del 2010 la modellizzazione delle aree a rischio si è fatta molto più precisa e le nuove regole ammettono il traffico aereo anche in presenza di un basso tenore di ceneri vulcaniche

In questa carta, prodotta dal Servizio Meteorologico Islandese e aggiornata a stamattina mercoledì 20 agosto, si vedono i terremoti dall'inizio dell'attività sismica. In blu scuro le scosse di sabato, in blu chiaro quelle di domenica, in giallo quelle di lunedì e in rosso quelle di ieri.


Al momento c'è un allarme, certamente giustificato in pieno: nessun addetto ai lavori potrebbe sostenere il contrario, a meno di essere impazzito perchè questa fitta serie di terremoti è collegata una deformazione dovuta all'intrusione di magma dal profondo; però non è certo che una eruzione si verifichi veramente. Di fatto l'evacuazione intorno al vulcano è legata alla prudenza per il rischio di Jokulhaup: questo è un termine islandese ormai entrato a far parte della terminologia vulcanologica, che definisce un fenomeno frequente in quella terra quando una attività vulcanica scioglie improvvisamente una grande quantità di ghiaccio, provocando una alluvione; ed è noto come il ghiacciaio Vatnajökull, sotto al quale oltre al Bàrdarbunga ci sono altri vulcani attivi, sia davvero uno specialista in materia di jokulhlaup...
Uno jokulhlaup da questo vulcano potrebbe avere serie conseguenze perchè si riverserebbe in un sistema di fiumi dove è posto uno dei principali impianti idroelettrici del Paese, ma siccome si tratta di un complesso di 3 dighe costruite di recente immagino che abbiano degli appositi piani di emergenza.

L'Islanda è davvero una terra di vulcani, anzi è una terra che esiste solo grazie all'attività vulcanica: oltre a rocce ignee ci sono solo un pò di sedimenti (ovviamente provocati dall'erosione di rocce vulcaniche...). Nella letteratura scientifica è stata avanzata l'ipotesi che il magmatismo islandese provenga dallo stesso pennacchio che ha prodotto alla fine del Permiano i trappi della Siberia, la "grande provincia magmatica" che va dall'Oceano artico al Kazakistan, collegata anche alla madre di tutte le estinzioni di massa, quella della fine del Permiano. Una ipotesi che, devo dire, non mi convince moltissimo ma che voglio prima o poi capire meglio. Ad ogni modo il magmatismo islandese è sicuramente connesso negli ultimi 50 milioni di anni con la progressiva apertura dell'Oceano Atlantico Settentrionale.

I vulcani islandesi sono molto particolari a causa delle possibili interazioni fra l'acqua e il ghiaccio, che hanno reso così importante l'eruzione del 2010 e che limitano parecchio il loro studio, interazioni delle quali gli Jokulhlaup sono una delle principali. 
Il Bardarbunga è coperto dal ghiacciaio del Vatnajökull, che al di sopra della zona di massima attività sismica attuale è spesso circa 600 metri; questo è un primo punto importante: non è automaticamente sicuro che se anche avverrà una eruzione, il magma arriverà all'aria aperta attraversando e sciogliendo il ghiacciaio. Tanto per chiarire, il database dello Smithsonian Global Volcanism Program riporta dal 1986 a oggi ben 10 possibili eruzioni del Bardabunga i cui prodotti, se queste sono realmente avvenute, sono rimasti sotto il ghiacciaio; “possibili” significa appunto che si è registrata attività ma non c'è la certezza se il vulcano abbia eruttato o no, perché se è successo sicuramente la lava non è arrivata in superficie. 

Queste eruzioni subglaciali formano dei rilievi particolari, detti “tuja”, colline dalla cima piatta e dalle pendici molto scoscese a causa della scarsa mobilità del magma sotto la calotta di ghiaccio che lo ricopre. Vediamo un Tuja fotografato da Erik Klemetti in Oregon: l'eruzione che lo ha formato è avvenuta quando la zona era ricoperta dalla calotta glaciale del Nordamerica. Nei casi elencati dallo Smithsonian Global Volcanic Program non si sono registrati i terribili jokulhlaup e questa è una buona notizia anche se l'attività attuale è posta in una zona leggermente diversa da quella dove si posizionano le presunte eruzioni degli ultimi 30 anni, localizzate intorno al sottosistema di Loki-Fögrufjöll, posto a SW della caldera ma che fa parte pure esso del Bardarbunga.

Se non ci fosse il ghiaccio l'apparato vulcanico del Bàrdarbunga apparirebbe come una caldera profonda 700 metri e sarebbe uno dei vulcani più studiati al mondo a causa delle sue caratteristiche e della sua storia. Collegate a questo vulcano ci sono dei sistemi di fessure che si estendono per decine di Km e praticamente collegano il Bardarbunga ad altri due vulcani, il Veidivötn si estende fino al Torfajökull e il Trollagigar arriva fino all'Askja. Lungo questi sistemi si sono messe in posto delle eruzioni lineari simili a quella del Laki del 1783. Ed è appunto lungo un terzo sistema di fessure collegato al Bardarbunga, il Thjorsarhraun, che si è prodotta l'eruzione subaerea con il maggior volume di lave emesse su un continente negli ultimi 10.000 anni, circa 21 km cubi.
Anche dal sottosistema di Loki-Fögrufjöll si dipartono due piccole dorsali vulcaniche, di cui una arriva fino ad un altro vulcano, l'Hamarinn.
Purtroppo non sono riuscito a trovare uno schema geologico che sintetizzi tutto questo.

Per quanto concerne invece le eruzioni degli ultimi 2000 anni, alcune sono confermate da testimonianze, mentre altre sono ricavate dallo studio dei depositi di ceneri o dalle carote prelevate dal ghiaccio. Fra queste particolarmente importante è quella del 1477, con un VEI che va da 5 a 6 secondo le fonti. È possibile quindi che nel passato ci siano stati molti eventi sconosciuti proprio perché, senza le strumentazioni attuali, nessuno poteva rilevare attività al di sotto della bianca coltre del Vatnajökull.

Riassumendo, che cosa ci si può quindi aspettare nel prossimo futuro? Una eruzione è possibile ma i rischi maggiori, più che per il traffico aereo, sono dovuti alla eventuale formazione di Jokulhaup, ed è per questo che un'area intorno al vulcano è stata sgombrata.
Certo, una eruzione simile quella del 1477 porrebbe dei grossi rischi ma allo stato attuale è abbastanza improbabile. È pur sempre vero che prevedere cosa potrà succedere su un vulcano, soprattutto se non puoi vedere cosa realmente sta accadendo, non è cosa semplice.
Insomma, niente allarmismi inutili, anche se stiamo parlando di vulcano, non di innocenti collinette, e la situazione attuale, ad ora abbastanza tranquilla, può cambiare da un momento all'altro.
Come però evidenzia Dave McGarvie, da uno dei sistemi di fratture che si dipartono dal Bardarbunga prima o poi (speriamo poi) avverrà una massiccia eruzione lineare come quella di 8000 anni fa. E questa sarebbe un evento che comporterebbe grosse difficoltà per il genere umano....


martedì 19 agosto 2014

Secondo post estivo da divertimento: il complottismo italiano dal WEB alla politica


Il post precedente ha portato alla ribalta due personaggi particolari, appunto Rosario Marcianò e Gianni Lannes. Oggi leggende metropolitane e idiozie di ogni genere si diffondono via internet a velocità pazzesca, soprattutto grazie ai social network e questi in Italia sono fra i peggiori protagonisti di questo genere, almeno sul Web, ma hanno avuto meno fortuna di altri personaggi del genere, ben più noti per le continue apparizioni televisive, come gli apprendisti stregoni Giuliani e Vannoni. Il problema è che fino a quando fesserie come le scie chimiche rimangono confinate su internet il problema rimane sostanzialmente confinato a quelli della Rete. Purtroppo di queste faccende comincia anche ad interessarsi la politica, e questo è ancora più demenziale: perdere tempo e denaro per boiate simili, con i tempi ed i problemi odierni è semplicemente inconcepibile, come focalizza pure il comunicato dell'ARPAT, Agenzia per la Protezione Ambientale della Toscana, di cui riproduco alcuni passi in fondo al post

MARCIANÒ E LANNES, DUE PROTAGONISTI DEL COMPLOTTISMO NOSTRANO

A mio giudizio questi sono due personaggi molto diversi fra loro, nel senso che per me Marcianò è sicuramente uno che cerca di vivere alle spalle dei gonzi, mentre ho fondati sospetti che Lannes sia in buona fede o quasi.
Rosario Marcianò da Sanremo è un personaggio davvero squallido. Non si contano le vaccate scientifiche che spara di continuo né le persone che ha bannato dai suoi siti solo perché cercavano di spiegargli che 2+2 fa 4 e non quel numero casuale che serve a lui. Ha l'abitudine di cercare di individuare e indicare pubblicamente per nome e cognome una persona che dietro un nick lo ha ripetutamente ripreso (per meritarsi questo da Rosario non occorre offenderlo, basta appunto cercare di smontarlo, cosa fin troppo semplice); purtroppo sovente gli capita di sbagliare il bersaglio, indicando una persona che non c'entra niente; e capita pure che il malcapitato non la prenda "benissimo".
Ha anche subìto un sequestro di materiale informatico e ora sembra sia nei guai con la finanza, sembra per via di entrate non contabilizzate al fantomatico "Comitato Tanker Enemy" da lui fondato.

Particolarmente esilaranti sono i post sulla sua pagina Facebook, in particolare quelli sulle previsioni del tempo, dove sempre al centro dell'attenzione ci sono le “irrorazioni clandestine”, dove qualsiasi situazione è dovuta alle scie chimiche: piove? È colpa delle scie chimiche!; non piove? È colpa delle scie chimiche!; fa caldo? È colpa delle scie chimiche!; fa freddo? È colpa delle scie chimiche! Nei commenti ai post figurano dialoghi fra varie persone, delle quali una buona parte sono suoi alias (John Koenig e Zret su tutti), necessari perché altrimenti se ne dimostra l'isolamento: in pratica discute con se stesso... 
Un giorno addirittura ne ha fatta una clamorosa: postò come Rosario dimenticandosi di essere on line con un alias: in una finta discussione in cui compaiono oltre a Rosario i suoi alias "John Koenig" e "Latrattoriadellanonna Luigi", si introduce un altra persona, che scrive "Rosario, ti ho scritto in PVT". Subito dopo latrattoriadellanonna Luigi risponde "Ciao Sandro, scusa ma non ho ricevuto il tuo messaggio". Evidentemente il poveraccio, nella confusione, non si ricordava di essere su Facebook con un alias...  Altro suo problema è che ci sono alcuni debunker fissi sulle sue pagine: qualsiasi bischerata che scrive anche se poi la cancella rimane memorizzata da qualche parte e spesso tirata fuori per prenderlo in giro.

In questi giorni Facebook ha bloccato il suo principale profilo alias, il mitico John Koenig, reputandolo quello che era, un profilo fasullo: qui accanto, salvato da uno dei debunker di cui sopra, vediamo cosa ha scritto Marcianò in difesa di quel profilo, omettendo il fatto che se questo Koenig fosse reale non avrebbe avuto problemi a inviare dei documenti che ne attestassero l'esistenza e l'identità. Dato tutto quello che vi aveva riversato, aver perso John Koenig è per lui un danno enorme,. È tuttavia una buona cosa per il resto dell'umanità .... (poi Rosario si è vendicato facendo chiudere un alias di un debunker...). 

Perennemente alla ricerca di denaro (anche per sostenere le spese dei diversi processi in cui è coinvolto), è particolarmente in crisi perché ormai anche quelli delle scie chimiche non se lo filano più o quasi; di conseguenza sta cercando di allargare il campo. Per questo ha iniziato a sparlare di altri argomenti, a partire dalla questione dei due jet persi della Malaysia Airlines quest'anno
Ora però si è cacciato in un guaio troppo grosso anche per lui. Ricordate la sparatoria davanti a Palazzo Chigi nel 2013 in cui venne ferito il Brigadiere Giangrande? Ecco, sostiene che la sparatoria sia tutta una montatura, arrivando a scrivere che la figlia fingeva di essere disperata per la sorte del padre. Mi risulta che la famiglia Giangrande non abbia preso molto "sportivamente" queste affermazioni. Spero in una rapida condanna perché non esiste proprio comportarsi in questo modo....

Anche Gianni Lannes spara idiozie dal punto di vista scientifico in quantità industriale, ma credo sia un caso diverso. Soprattutto alle spalle ha una storia importante e non è una macchietta, un “raccattato dalla piena” (come si dice a Firenze), come Marcianò.
È autore di diversi libri in cui sostiene delle tesi strampalate. Sono rimasto piuttosto colpito dalla sua parabola discendente, da bravo giornalista d'inchiesta a propagatore di idiozie. Nel passato ha svolto parecchie indagini cercando di scoprire alcune verità scomode, specialmente sulla mafia, ed è convinto di cose che non può però dimostrare (personalmente penso che abbia in alcuni casi ottime ragioni dalla sua parte) e per le quali è possibile davvero che abbia subìto delle persecuzioni più o meno occulte.
Probabilmente questi fatti hanno lasciato il segno e lo hanno fatto sragionare, scatenando eccessivamente la forte fantasia e le capacità di sintesi di cui è dotato, che lo hanno spinto un po' troppo in là.
Purtroppo il problema è la sua cultura di base, che non è scientifica, e il voler per forza cercare soluzioni alternative a quelle della Scienza lo ha portato fuori dal seminato. Il massimo lo ottiene quando parla delle scie chimiche, a suo giudizio sono "veleni quotidiani dal cieli, crimini contro l'umanità, aventi come movente disarmante il dominio totalitario sugli esseri umani"
Scrive quanto segue:
"La morte scende in divisa dal cielo. L'inquinamento elettromagnetico è invisibile, se non per le scie chimiche ovviamente negate da chi detiene il potere, grazie all'ausilio degli scientisti e dei narcotizzatori del rischio. 
Il tabù inizia a sgretolarsi dinanzi alla mole gigantesca di prove ufficiali, rese di dominio pubblico. E per chi non vuole leggere e documentarsi, basta e avanza l'osservazione diretta del fenomeno, unita alla logica. 
Con il pretesto di controllare il clima, quanti disastri "ambientali" hanno provocato, e quante malattie neurodegenerative hanno già innescato con la pioggia artificiale di metalli pesanti e nanopolveri da laboratorio militare? 
Né dietrologie, né complottismi. L'aerosolchemioterapia bellica coattiva, messa in pratica dalle forze armate degli Stati Uniti d'America in mezzo mondo, Italia compresa, è ormai un dato di fatto, evidente ad un numero sempre più grande di esseri umani, compresi i ciechi sensibili all'olfatto.

Mi sono già occupato delle sue idiozie a proposito del terremoto delle Apuane e dell'alluvione in Sardegna.

Non riesco a capire quanto seguito abbia, però una persona che ragiona così e non è una macchietta alla Marcianò costituisce oggettivamente un problema, in quanto alimenta quella disinformazione che ostacola la formazione di una coscienza in tema di assetto del territorio, modificazioni del clima e sicurezza sismica, instillando il dubbio che la Scienza nasconda il fatto che piogge, terremoti ed altro siano dei crimini contro l'umanità perpetrati da una lobby militare...
Nella richiesta di denaro è molto scientifico: oggi vedo come all'inizio del suo blog metta in evidenza e a caratteri cubitali le sue coordinate bancarie. Ho già detto che qualcuno giustifica la cosa perché uno che ragiona così è inviso al potere e non trova da vivere perché scrive la verità.
Diciamo che io quando ho avuto delle difficoltà economiche sono andato a fare il facchino... (ho ampie facoltà di prova su questo).

POLITICA E SCIE CHIMICHE

Marcianò e Lannes purtroppo non sono soli; di siti che sparano idiozie del genere, a partire da Scienza di Confine ed altri ce ne sono purtroppo diversi. Il problema però è quando idiozie come queste passano alla classe politica. Persino in parlamento negli anni passati sono state presentate mozioni, interpellanze etc sulle scie chimiche, da persone di varia provenienza, destra e sinistra, già in anni passati; l'efficiente Riccardo Deserti de "Lo Spiegone della Sera" cita ben 14 interrogazioni parlamentari in merito, di cui 5 hanno avuto una risposta scritta reperibile on line. Oggi particolarmente attivi sull'argomento sono i grillini: già le intemperanze del “capo” su follie tipo fracking e terremoto in Emilia ne hanno dimostrato la incompetenza scientifica (sulla incompetenza scientifica nulla da dire, non è obbligatorio essere competenti in tutto; buon senso vorrebbe però che si apra la bocca o si usi la tastiera del PC solo dopo aver chiesto lumi a persone competenti in materia, che non sono tipi come Lannes, Marcianò e compagnia di sciachimisti).
Qui il problema è appunto quello dell'informazione in Rete: una buona parte dei pentastellati sono persone che hanno come punto di riferimento il web e in particolare modo le pagine meno “conformiste”. So che dell'argomento scie chimiche si sono occupati per esempio dei grillini della bassa emiliana.

Quelli delle scie chimiche (non necessariamente grillini) sono soliti effettuare dei presìdi in diverse località, e hanno persino organizzato una manifestazione nazionale a Modena nel dicembre scorso con esiti piuttosto deludenti rispetto all'impegno profuso, sia come partecipazione che come numero di persone contattate e convinte.
In questi giorni il gruppo “Presidio stop scie chimiche Pordenone” ha ottenuto l'interesse di una consigliera regionale grillina friulana, Eleonora Frattolin, che porterà al consiglio regionale queste istanze.

Anche un neo consigliere regionale toscano, entrato nel consiglio come primo dei non eletti per la scomparsa di chi occupava precedentemente quel seggio, si è subito guadagnato la stima degli sciachimisti: il primo atto di Gabriele Chiurli è stato una mozione “in merito al fenomeno delle scie chimiche” che, dopo aver fornito una sintesi invero abbastanza completa della storia delle ricerche sul fenomeno (completa si, ma ovviamente dal solo lato complottista), vorrebbe impegnare l'ARPAT (l'agenzia regionale di protezione ambientale della Toscana) per la ad avviare “uno studio preliminare sul fenomeno delle cosiddette scie chimiche, con particolare riferimento alle possibili ripercussioni di esse sullo stato di salute del suolo, della qualità dell'acqua e dell'aria”.

All'ARPAT non sperano che questa mozione al Consiglio Regionale venga approvata.... avrebbero altro da fare; inoltre Chiurli probabilmente ignora che l'agenzia era già stata interessata al fenomeno nel 2011, ai tempi in cui fecero una denuncia in merito quelli di “il Cielo su Firenze”, a cui l'agenzia rispose con un breve comunicato pubblico.
Questa risposta non piacque agli sciacomici locali, che organizzarono un sit-in (a cui hanno ovviamente partecipato i proverbiali quattro gatti) davanti alla sede dell'ARPAT, a cui seguì da parte dell'Agenzia un altro comunicato un pochino più preciso, ma nel quale si leggeva fra le righe un certo disappunto per le accuse di questi personaggi, di cui riproduco alcuni passi.

L'Agenzia conduce le attività di analisi nell'ambito dei controlli e dei monitoraggi previste dalle norme e inseriti nel programma annuale di lavoro approvato dalla Regione Toscana. Tale programma punta doverosamente ad un utilizzo ottimale e mirato delle risorse disponibili e non risponde od ogni possibile domanda di analisi. Pertanto l’Agenzia non intende proporre nessun programma analitico destinato a questo scopo, che impiegherebbe in maniera inefficiente risorse oggi impiegate su rischi per l’ambiente più concreti e consistenti.
Tuttavia analisi di contaminati in suolo ed acque superficiali in conseguenza della ordinaria pianificazione sono svolte dall'Agenzia per diversi motivi e ulteriori risultati sono raccolti nella documentazione che privati presentano a corredo di richieste di autorizzazione. 
Dall'esame diquesti risultati di analisi non è mai emersa nessuna indicazione di una diffusa e crescentecontaminazione, come ci si dovrebbe attendere nell'ipotesi di protratte irrorazioni diffuse adalta quota. Ad esempio, sono frequenti anche analisi di Bario, segnalato dal comitato come un inquinante prodotto dalle “scie chimiche”.

Il Comunicato, piuttosto polemicamente, finisce così:

In conclusione riteniamo che la questione posta sia stata già ampiamente chiarita e che le reiterate richieste ad ARPAT siano pretestuose ed immotivate. Ogni ulteriore azione che a questo proposito cerchi di diffondere la convinzione che ARPAT stia mancando al suo mandato istituzionale sarà conseguentemente trattata come denigratoria e lesiva dell'immagine dell'Agenzia, anche in via legale.

Quindi anche per l'ARPAT le scie chimiche sono una cazzata, sia pure se hanno espresso il concetto in un linguaggio scientificamente corretto e meno colorito. E buonanotte ai complottisti...


giovedì 14 agosto 2014

Post estivo da divertimento: i gruppi complottisti e anticomplottisti su facebook (e un ban nei miei confronti dai complottisti)


Le prime volte che ho sentito parlare di HAARP, Scie chimiche etc etc diedi ben poco peso a queste cose anche se il mio amico Fioba era già parecchio impegnato come “debunker” contro quel Rosario Marcianò che fra i primi in Italia ha introdotto l'argomento “scie chimiche”, che del complottismo è uno dei cardini (HAARP invece veniva prima considerato solo foriero di terremoti, mentre oggi, nonostante sia spento, viene considerato molto per le piogge...). Poi ho visto che la situazione sta degenerando: queste faccende sono sempre più note e sempre più persone cadono nella trappola, persino politici che hanno portato in parlamento o nelle regioni mozioni su questo inesistente argomento. Fra i cosiddetti complottisti e chi li deride le cose non si tranquillizzano neanche d'estate; anzi, questa estate un po' anomala è stata al centro delle discussioni. Perché scrivo questo? Perché devo segnalare di essere stato a mia volta bannato da un gruppo Facebook, di chiara matrice complottista, denominato "Marsili, vulcani di tutto il mondo, terremoti, Ufo, 2012, Haarp e NWO". Bannato semplicemente per avere detto come stanno le cose, sul tempo e sui terremoti.


Su Facebook ci sono gruppi per qualsiasi cosa, seria o no. In particolare sul complottismo frequento attivamente “NWO Italia”, una spiritosa comunità in cui si prendono in giro i “gombloddisdi” per le loro affermazioni e dove si finge di essere dipendenti di una associazione segreta, capitanata dai Rockfeller, che tenta di instaurare il “Nuovo Ordine Mondiale”, da cui l'acronimo NWO, New World Order. Uno dei sistemi con cui si cerca di attuare il NWO è la distruzione dell'umanità mediante irrorazione di veleni dagli aerei e fra di noi ci sono per esempio alcuni “piloti che con i loro aerei irrorano la terra tramite le scie chimiche”, altri che vanno sui siti complottisti a “disinformare” e poi fanno rapporto a tutti noi, gente che disinforma l'umanità asserendo che le scie chimiche non sono un problema e tante altre cosette. Evito di approfondire in particolare la questione delle scie chimiche, rimandando allo "Spiegone della Sera", blog che ne parla diffusamente.


Tanto per darvi un'idea di cosa succeda in quel gruppo faccio un esempio: in una tappa pirenaica dell'ultimo, bellissimo (almeno per noi italiani...) Tour de France, la corsa è passata davanti ad un aeroporto pieno di aerei bianchi, senza nessuna scritta. Di aerei capisco poco ma penso fossero degli Airbus in attesa di essere pellicolati con i colori delle compagnie acquirenti. Siccome una delle ossessioni degli sciachimisti sono proprio le irrorazioni da parte di aerei senza scritte e quindi privi di riconoscimento, ed era troppo bello pensare ad una base segreta nelle valli dei Pirenei, ho denunciato la cosa dicendo che “già è intollerabile far passare il tour davanti alla nostra base, figuriamoci farci trovare lì gli aerei senza scritte... che massa di cretini che ci sono alla base, e li paghiamo pure!!!”. 
E giù ha fatto seguito una serie di commenti tipo “dovremo licenziare qualcuno!”, “inchiesta subito!!”, “chi è il cretino che non ha preso precauzioni?”, “facciamo immediatamente cancellare queste riprese”, “come ho sempre sostenuto, vanno rivisti i criteri di assunzione dei membri” etc etc
Insomma, davvero un gruppo divertente, ottimo per spippolare su Facebook in momenti di pausa in cui un po' di cazzeggio è salutare.

Altro gruppo Facebook che frequento è “Le scie chimiche sono una cazzata”, a cui nel celebre social network fa da contraltare l'assurdo “Le scie chimiche NON sono una cazzata”, dove si legge testualmente: "ci sono dei tipi che affermano che chi crede nella esistenza dell scie chimiche sia un pirla". Ma ce ne sono diversi altri.


Si capisce anche dal nome che "Le scie chimiche sono una cazzata" e "Le scie chimiche NON sono una cazzata" siano due gruppi, diametralmente opposti come convinzioni; eppure hanno due caratteristiche comuni: sono pieni di “troll” che prendono in giro o peggio e sono dotati di amministratori con il “ban” facile: gruppi e siti complottisti digeriscono molto male chi osa mettere in dubbio i loro assurdi deliri, facilmente smentibili  (basta una modesta infarinatura scientifica per ricoprirli di ridicolo), per cui meglio evitare le discussioni ed escludere subito chi non è d'accordo; nei siti anticomplottisti ogni tanto compaiono dei complottisti che imperversano per qualche ora, impestando con le loro follie tutte o quasi le discussioni prima di essere esclusi.

Insomma, la convivenza fra complottisti e anticomplottisti è difficile, anzi praticamente impossibile, soprattutto per le intemperanze dei complottisti, i quali di norma perdono la pazienza molto presto insultando e/o dando di ignorante e maleducato ai loro contestatori. Questo comportamento è una preminente caratteristica di chi sostiene queste idee, dovuto al loro approccio fanatico e fideista, per cui chiunque osi prenderli in giro o smentirli è un personaggio esecrabile degno dei peggiori insulti.

A questo si aggiunge un secondo aspetto: né loro né le loro teorie hanno basi scientifiche serie, per cui le argomentazioni violente – o quantomeno sgarbate – sono l'unica possibilità di risposta che hanno. È una cosa umana: spesso chi in una discussione (per un qualsiasi motivo) sa di essere nel torto o non sa di non riuscire a vincere con la dialettica, per rispondere alza i toni.
Sono probabilmente quattro gatti, ma è una minoranza rumorosa.
Il problema è che finché queste cose vengono vissute nel web ci sono solo delle scaramucce verbali, con degli occasionali parossismi come quando la povera Silvia Bencivelli dopo aver scritto su “La Stampa” la vera storia di come è nata la bufala delle scie chimiche ricevette di tutto, da semplici insulti a una serie di auguri poco gentili. Ma le poche volte che queste cose escono dal web succedono delle cose un po' particolari, come quando un esponente del CICAP fece un intervento sull'argomento ad una manifestazione e dei fanatici successivamente riempirono di escrementi il bagno.
Diciamo alla fine che alcune sono persone con dei disturbi mentali ma questo non si può certo applicare a personaggi come Red Ronnie o Romina Power che hanno ampiamente parlato di queste cose, dimostrando di crederci.



Venendo al dunque, posso dire che "Marsili, vulcani di tutto il mondo, terremoti, Ufo, 2012, Haarp e NWO" sia l'unico gruppo da cui sia mai stato bannato. È stata la mia prima esperienza insieme a dei complottisti, a parte quando un anno fa avevo provato a commentare un paio di articoli sul blog di Lannes: ovviamente quei commenti non erano stati approvati e quindi non essendo comparsi non posso dire di essere entrato in contatto. Con Marcianò invece non ho mai provato a mettermi in contstto, mi limito a leggere i suoi deliri riportati altrove per non dargli neanche un link. In cima si apprende che “Questo è un gruppo "affiatato" dove confrontarsi liberamente sulle verità nascoste, illuminati, terremoti, vulcani, clima, scie chimiche, haarp, mitologia, leggende, astronomia, nibiru, misteri e temi d'attualità".
In precedenza avevo già avuto qualche difficoltà con questo gruppo, che comunque rispetto ad altri similari è formato da gente abbastanza tranquilla, probabilmente giovani dalle basi scientifiche – diciamo così – non proprio eccelse, ma non così fanatici come altrove (qualcuno mi ha addirittura chiesto l'amicizia...). Diciamo che ho rotto un po' le scatole cercando di parlare in termini di metodo scientifico e, appunto, questa metodologia è mal sopportata.
Colpevolmente non mi sono salvato le conversazioni e quindi devo usare la mia memoria e non quella del PC per citare qualcosa.
Innanzitutto alcuni sostengono che gli acquazzoni di questo periodo, in particolare nel Veneto, hanno avuto una origine artificiale.


Scriveva “A” a proposito dell'acquazzone di Refrontolo, costato la vita a diverse persone che era colpa di HAARP. 
Ho provato a spiegargli che non solo HAARP è spento, ma che i temporali in estate sono frequenti, come le trombe d'aria, e perché, non ricevendo risposta. 
Qualche giorno dopo va in scena la replica per un acquazzone simile nel padovano. Ho riproposto la cosa, precisando che queste cose “di solito” succedono al confine fra piana e monti: ovviamente Padova non è in queste condizioni e il mio “di solito” è stato considerato debole.
Alla successiva domanda “allora, questo evento può aver avuto una origine artificiale?”, la mia risposta è stata “assolutamente no”.
A cui ha ribadito invece “B” con un altrettanto granitico “assolutamente sì”.
Ho reputato inutile proseguire la discussione: mi sarebbe piaciuto avere delle spiegazioni scientifiche da B, ma siccome sapevo che questi è un fan di Gianni Lannes ho preferito glissare (anche perché sono in vacanza e stavo usando il telefono, poco comodo).

Un secondo episodio è quello della sequenza sismica dell'Adriatico a largo di Ancona: uno sciame che qualche anno fa non se lo sarebbe filato nessuno. “C” dice di essere molto spaventato e che c'è qualcosa di strano. Rispondo che mi pare una cosa assolutamente normale. Interviene un altro e dice “Certo, Aldo... tutto regolare ahahahahahahah”, con evidente presa in giro.
Gli ho risposto che in 35 anni di scienze della Terra avevo visto cose ben peggiori. A questo segue una ragazza che, avendo probabilmente capito che di queste cose qualcosa ne so, mi domanda lumi e io cerco di rispondere ribadendo comunque che le previsioni sono impossibili.

Ultima discussione in questo gruppo di cui voglio parlare è quella in cui V sostiene ad un certo punto che la Scienza sia marcia e che gli scienziati devono fare compromessi per lavorare (e di conseguenza dicono solo cose che servono al potere). Io rispondo che c'è tanta gente che per fare scienza guadagna davvero poco e che nei blog scientifici difficilmente assistiamo a richieste di soldi o abbiamo un tasto paypal come fanno personaggi come Rosario Marcianò o Gianni Lannes. 
Mi risponde il noto “B”, dicendo che sono ricercatori indipendenti e quindi non hanno introiti e se non fanno così poverini non campano perché non se li fila nessuno.
Semplicemente spettacolare.
Dopodichè sono stato bannato. Evidentemente per discutere liberamente bisogna credere alle cazzate, altrimenti non si è liberi di postare....  Non sono ammesse, evidentemente, spiegazioni che partono dal presupposto di essere davanti ad eventi atmosferici naturali o a normali esempi di sismicità di fondo del territorio italiano.

La morale della favola è che decenni fa si pensava che il XXI secolo fosse la nuova epoca dei lumi. Lumi un accidente, stiamo assistendo al trionfo dell'irrazionale. Il tragico è che se fino al XVII secolo non c'erano spiegazioni scientifiche accettabili per la maggior parte dei fenomeni, ora il quadro è “un pochino” cambiato... eppure ci devono essere sempre dei sognatori di catastrofi, prima provocate da un dio vendicatore e incazzato, poi dalle streghe, oggi da esperimenti militari.
Mah...



martedì 5 agosto 2014

Il terremoto cinese del 3 agosto 2014 e il suo significato nel quadro della collisione fra India ed Eurasia


Il tragico, anche se non troppo forte, terremoto del 3 agosto 2014 nella Cina sudoccidentale è interessante perché porta alla ribalta un fenomeno poco conosciuto, almeno dalle nostre parti: il sistema di faglie trascorrenti ad est dell'Himalaya, grazie al quale l'Indocina si muove verso SE. Questo è uno dei sistemi di faglie principali provocati dal movimento dell'India, che da quando si è scontrata con l'Eurasia continua come un cuneo ad inserirsi dentro il continente asiatico. Vediamo un po' più in particolare di cosa si tratta.

Il terremoto dello Yunnan del 3 agosto condivide a livello generale le cause con la lunga serie di sismi anche violenti che hanno colpito negli ultimi anni, dal 2008, la zona del Sichuan, situata un po' più a nord (e, volendo, dall'altra parte dell'Himalaya con gli eventi del Pakistan): la collisione dell'India con l'Eurasia; ma questo evento si differenzia dai terremoti del Sichuan per una serie di particolari essenziali, a partire dal fatto che questo è stato un evento dal movimento trascorrente, mentre quelli del Sichuan esprimono invece una componente essenziale compressiva (se non proprio una condizione di “eventi di thrust”, con un piano di faglia suborizzontale). 

Questa carta tratta da: Van Hinsbergen et al 2012:  Greater India Basin hypothesis and a two-stage Cenozoic collision between India and Asia, PNAS vol. 109 no.20 pp. 7659–7664 mostra la situazione attuale dell'Asia Meridionale, in particolare la disposizione delle varie macrounità della catena Himalayana tra Pakistan, India, Birmania ed Indonesia. 
A livello generale la causa della sismicità di quell'area (Indonesia esclusa) è l'indentazione dell'India nel continente asiatico. Chiariamo questo termine: si definisce indentazione il movimento con il quale una placca (o una parte di essa) si introduce all'interno di un altro continente e in qualche modo lo disturba: se un solido si incunea dentro un altro, questo secondo in qualche modo si deve deformare.
Una cosa simile succede anche nel nordest italiano, dove una parte della placca adriatica “entra” dentro quella europea (e probabilmente ha determinato pure l'allontanamento del sistema carpatico dalla catena alpina orientale). Il movimento avviene in una zona compresa tra due linee trascorrenti orientate circa NNE, la linea di Schio che dal trentino va fino al delta padano e la linea di Idrija in Slovenia.

La collisione fra India ed Eurasia è iniziata una cinquantina di milioni di anni fa, nell'Eocene, dopo una lunga storia di chiusura del settore più sudorientale della Tetide, ed ha avuto fra l'altro delle pesanti conseguenze faunistiche, con un forte interscambio fra i due continenti. Ad esempio i mammiferi indiani furono cancellati completamente dai mammiferi paleocenici euroasiatici, che provenendo da una zona più fresca e arida ebbero ottime occasioni di sviluppo nel nuovo ambiente, ricco di foreste tropicali; in altri gruppi, fra i quali gli anfibi e numerose piante, invece c'è stato un interscambio più bilanciato e anche forme derivate dall'India si sono ben inserite nell'Asia sudorientale.

Da un punto di vista geologico il problema continua a sussistere, perché l'India non si è limitata a cozzare e fermarsi lì, diciamo una cinquantina di milioni di anni fa, nell'Eocene: da allora ha proseguito il movimento imperterrita (ha solo rallentato un po') e ancora oggi entra nell'Eurasia ad una velocità di qualche centimetro l'anno. Sulla collisione e i suoi problemi, molto complessi, tra Cretaceo e Terziario ho parlato in questo post.
Voglio ricordare specificamente l'ipotesi della “Grande India”, secondo la quale all'India attuale manca tutta la parte settentrionale, che durante le prime fasi della collisione sarebbe finita sotto la crosta asiatica ma, essendo leggera, non riesce a scendere nel mantello e rimane a galleggiare immediatamente sotto la crosta asiatica.
Da questa idea deriva che l'India del Cretaceo e del Paleocene, prima di scontrarsi con l'Asia era molto più grande di oggi, in quanto la sua parte settentrionale è oggi scomparsa sotto l'Asia. Questa visione ha un paio di grandi vantaggi: 
1. diminuisce i problemi sulla velocità troppo elevata dell'India tra Cretaceo e Terziario rispetto agli standard odierni 
2. risolve l'anomalo spessore crustale sotto il Tibet, spiegandolo con la presenza di due croste continentali una sopra l'altra, quella asiatica e sotto, appunto, quella che costituiva la parte più settentrionale dell'India prima della collisione.

Lasciamo quello che è successo “ieri” (geologicamente  parlando) e vediamo cosa provoca l'India oggi nel suo incunearsi (anzi, indentarsi!), dentro l'Asia. Questa carta mostra i due terremoti più forti degli ultimi anni, uno nel Pakistan e uno nel Sichuan. L'evento del 3 agosto è leggermente a sud di quello del Sichuan


- ad ovest, come feci vedere in questo post parlando del forte terremoto di un anno fa in Pakistan il contatto fra l'Asia e l'India che vi si incunea si svolge lungo il sistema di Chaman, una serie di faglie trascorrenti sinistre, che prende il nome dalla principale di queste faglie, quella di Chaman.
- a nord e a nordest ci sono i movimenti fra il Tibet e la Cina: a nord, lungo il deserto del Tien-Shan, la situazione è particolarmente complessa perché tutta l'area a nord del Tibet è un mosaico di blocchi di varia origine e natura che si sono amalgamati nel paleozoico; quindi la deformazione avviene molto spesso lungo vecchie faglie preesistenti.
La scarsa presenza umana (e le difficoltà logistiche e politiche) fanno sì che si parli molto poco degli eventi sismici di quella zona. 
- invece il bordo occidentale del Tibet, dove la crosta dell'altipiano tenta di scendere sotto la Cina Occidentale, è salito alla ribalta negli ultimi anni, segnatamente nel bordo occidentale del bacino del Sichuan con la serie di forti terremoti iniziata nel 2008. Ne ho parlato diffusamente in questo post
- poco più a sud le cose cambiano profondamente: ad Est dell'Himalaya l'India ha separato dall'Asia il blocco indocinese, che per questo si sposta verso Sud-Est, grazie ad un sistema di faglie trascorrenti sinistre parallele che lo ha svincolato dall'Asia a nord di esso; la più famosa di queste faglie è quella del Fiume Rosso

Quindi se i terremoti degli ultimi anni del Sichuan hanno avuto un meccanismo compressivo dovuto al sottoscorrimento del Tibet sulla Cina, quello del 3 agosto, più meridionale, ha avuto un  meccanismo trascorrente proprio perché è legato alla fascia lungo la quale l'Indocina si sposta verso SE. 

Questa carta tratta da Leloup et al 1995 The Ailao Shan-Red River shear zone (Yunnan, China), Tertiary transform boundary of Indochina, Tectonophysics, 251, 3-84, 1995, chiarisce bene la situazione:

- a sinistra si vede la lunga linea con i triangoli neri che marca il contatto odierno fra la crosta asiatica e il blocco indiano che cerca di scorrere sotto (ma come detto non ci riesce del tutto)
- in alto a destra la breve linea orientata SW – NE con i triangoli neri borda a ovest il bacino del Sichuan ed è la zona dove il Tibet si incunea sotto la Cina, innescando i terremoti come quello del 2008 ma non solo
- accanto alla linea del Sichuan c'è la faglia trascorrente sinistra di Xianshuihe, che almeno in parte si vede anche da satellite: il terremoto del 3 agosto a prima vista (non è che conosca così bene la geologia di quell'area...) sembra proprio connesso alla parte meridionale di questa faglia perchè il suo epicentro è nei dintorni della "f." dopo la parola
Xianshuihe 
- vicino a questa c'è la faglia del Red river
- la parte meridionale del blocco estruso è delimitata da quelle altre faglie che si vedono nella parte sudoccidentale dell'Indocina, quella di Wang - Chao e quella delle tre pagode
 
Altre evidenti tracce di questo movimento si trovano, ancora più ad est, nel Mar Cinese Meridionale e soprattutto nella sua storia, ma mi ripropongo di parlarne in seguito per non aggiungere troppa carne sul fuoco

lunedì 16 giugno 2014

Scienza per immagini: come i pesci hanno imparato a respirare l'aria e conquistato le terre emerse


Alle volte vedi delle cose inaspettate. E avere lo smartfone (lo “smarte-fonne” in fiorentino) sempre con se oltre a ricevere e fare telefonate è utile per immortalare delle situazioni particolari. Questo che sto per raccontare è un esempio in cui avere un cellulare capace di fare un bel filmato si è rivelato utilissimo dal punto di vista della divulgazione scientifica, e un'occasione per parlare della transizione tra pesci e vertebrati terrestri.

Siamo a Firenze, il giorno in cui le ville medicee sono aperte perché entrate a far parte del “patrimonio universale dell'Unesco” (il centro di Firenze è stato incluso nella lista già dal 1982, uno dei primi siti a fregiarsi di questo riconoscimento).
Per la precisione siamo nella villa di Poggio Imperiale, a cui si accede da un viale dritto in salita direttamente da Porta Romana. Villa dalla storia intensa, successivamente cara a Pietro Leopoldo, il primo "vero" sovrano Lorena, uno dei migliori regnanti d'Italia di ogni tempo (è ancora presente nella villa il suo studio personale).
Nel giardino della villa c'è una vasca con delle ninfee e dei normalissimi pesci rossi.
Quello che mi ha incuriosito è che i pesci stavano più o meno tutti sulla superficie, come si vede da questo filmato ripreso nell'occasione. Prima di proseguire a leggere guardate il filmato e pensate perché.



Il motivo è evidente: l'acqua ferma e senza ricambio, con i residui dei vegetali (e forse pure di qualche pesce) in decomposizione, conteneva ormai pochissimo ossigeno sia a causa della respirazione degli animali ma anche per la dissoluzione della materia organica, la quale, essendo - banalmente - un processo di ossidazione si somma alla respirazione animale nel consumo di ossigeno.
Insomma, quale che fosse il motivo, i poveri pesci erano costretti ad arrivare in superficie per respirare aria.

Questo è ciò che è successo quando, nel Devoniano, i primi tetrapodi, sono riusciti a conquistare le terre emerse. Ne avevo parlato anni fa in occasione della scoperta di una rana senza polmoni. Ricordo che “tetrapodi” è un buon termine con cui si possono definire i vertebrati che vivono sulla terraferma e quelli marini “di ritorno”, cioè con antenati terricoli come le balene. Per Tetrapodi quindi si intendono tutti i mammiferi, uccelli, rettili ed anfibi. Ma nel Devoniano sono esistiti dei tetrapodi che erano ancora pesci; ne consegue che gli arti non si sono evoluti sulla terraferma, ma ancora in condizioni acquatiche.

I protagonisti della conquista delle terre emerse non sono stati i pesci con le pinne a raggi come i carassi  e la stragrande maggioranza dei pesci attuali (gli attinopterigi), ma quelli dotati di pinne carnose, parenti quindi dei Celacanti e dei dipnoi, i Crossopterigi. La figura qui accanto disegna una pinna "classica" dei Crossopterigi, in cui si vedono gli embrioni di quelle che diventeranno le terminazioni degli arti dei tetrapodi, mani e piedi.
Se volete saperne tutto sull'origine dei tetrapodi direi che basta andare su Paleostories, il blog del brillantissimo Marco Castiello, che nonostante la sua giovane età non può più essere definito “di primo pelo”, essendo ormai non più una promessa per la blogosfera scientifica italiana, ma una certezza.  Sull'argomento “dai pesci ai tetrapodi” ha scritto una serie di post particolarmente esaurienti, a partire da questo (sono in tutto 5). Per l'appunto non ha messo i link tra un post e l'altro e questo è un po' scomodo per la lettura....  ma sono tra le cose più chiare che abbia letto in proposito. Spero che Marco metta i link tra un post e l'altro quanto prima....

Come ha scritto Marco nel primo post della serie, 
"tutti pensano di sapere che gli arti dei tetrapodi si siano evoluti per permettere agli animali di camminare sulla terraferma, in modo da occuparne gli ambienti. I tetrapodi quindi (così racconta il mito) si sono evoluti da pesci che hanno sviluppato piano piano delle zampe con lo scopo di avventurarsi fuori dall’acqua".
Ebbene, niente di tutto questo, perché, come scrive nel quinto post della serie "oggi molto paleontologi pensano che gli arti dei tetrapodi si siano originati in ambiente acquatico per migliorare il movimento in certi ambienti irregolari e che richiedevano una certa interazione, come gli intricati labirinti di mangrovie, e non con la finalità di camminare sulla terraferma".

Aggiungo “per respirare”: gli antenati dei tetrapodi vivevano in zone di laguna e di delta dove la decomposizione di materiale vegetale portava a frequenti fasi in cui di ossigeno ce n'era poco. Fattostà che questi pesci hanno probabilmente approfittato delle pinne carnose prima e dei primi arti rudimentali poi, anche per sollevarsi a respirare meglio dall'aria, introducendola nella bocca. 
A poco a poco l'implementazione della respirazione buccofaringea ha portato alla formazione del sistema polmonare, insieme a zampe e corpo più robusto, una caratteristica necessaria per la conquista della terraferma, dove le branchie non servono più.

Esempi fondamentali della transizione pesci - tetrapodi sono Tiktaalik, una versione “precoce” di un pesce sulla via di diventare un tetrapode e Acantostega, un vero e proprio pesce a quattro zampe, descritto da Marco nel terzo post.

Tiktaalik è oltretutto un esempio della predittività (sia pure alla rovescia) dell'evoluzione.
Questa potrebbe essere una conversazione che stilizza la sua scoperta.

Domanda di un curatore di un museo di paleontologia: ho la possibilità di organizzare una spedizione per cercare gli antenati dei tetrapodi. Ma quali luoghi sembrano più adatti o, meglio, in quali ambienti potrei trovare questi fossili e in che periodo?
Risposta di un paleontologo: vanno ricercati in sedimenti lagunari del Devoniano medio e superiore
curatore del museo: ma dove potremmo trovare dei sedimenti del genere?
geologo: direi in certe zone della Groenlandia

il curatore del museo allora decide di organizzare lì una spedizione
E durante la spedizione fu trovato il Tiktaalil che, piaccia o no agli antievoluzionisti, è proprio una via di mezzo fra un pesce con le pinne carnose ed un tetrapode. Si stanno arrampicando sugli specchi per dimostrare il contrario ma prima o poi cadranno di sotto.

Acanthostega è anch'esso estremamente interessante: è un tetrapode, inequivocabilmente, ma è un pesce: la sua struttura infatti non era capace di sostenere il peso corporeo sulla terraferma.


È interessante quindi come gli antenati dei tetrapodi hanno cambiato la respirazione da branchiale a polmonare, attraverso la respirazione buccofaringea e come il filmato della vasca nel giardino della villa del Poggio Imperiale fa vedere il perchè.

A proposito, noi tetrapodi terrestri abbiamo ancora le branchie. Solo che si chiamano orecchie....