domenica 7 febbraio 2010

De Mattei risponde che mi risponderà

Dopo una settimana di silenzio, dovuta a impegni e a un problemino con il PC, riprendo a scrivere con una notizia interessante.

Prima di tutto devo ringrazio tutti gli amici, i blogger e i siti che, linkandole e rimbalzandole, hanno contributo alla diffusione delle 22 questioni per il Professor De Mattei, che di e-mail ne deve aver ricevute abbastanza.
Ce ne sono almeno 14 tra blog e siti vari e il bello è che se su alcuni sapevo di poter contare, essendo amici blogger, confesso che altri non li conoscevo, né a loro volta mi hanno avvisato. Non cito nessuno perchè non vorrei saltarne qualcuno (inorridirei all'errore),
Non posso che essere soddisfatto dell'accoglienza e dell'interesse da parte di blogosfera e mondo scientifico per la questione, anche perchè di e-mail al proposito De Mattei ne ha ricevute parecchie...
L'interesse lo noto anche per l'aumento “vertiginoso” dei miei “lettori fissi" e dei fan nella pagina di Facebook di Scienzeedintorni

La notizia è che il professor De Mattei ha accettato di rispondere alle questioni, ovviamente con l'aiuto dei suoi “esperti”.
Non riporto la sua E-mail, essendo un messaggio privato. Lo ringrazio comunque pubblicamente per la sua disponibilità.
Mi scuso anche con lui, visto che al suo messaggio di giovedì non ho ancora risposto (lo farò stamattina), ma chi mi conosce personalmente sa che per motivi di lavoro il venerdì e il sabato sono “out”.

Quanto al dibattito sul post delle 22 domande, devo dire che è stato piuttosto vivo e, anzi, ha avuto talvolta dei toni non proprio sereni. Avevo detto che avrei risposto oggi, ma probabilmente non ce la faccio, sia per miei impegni sia perchè vorrei parlare di altri argomenti trattati da Scienzeedintorni. In settimana comunque ci tornerò di sicuro.

Ringrazio tutti i partecipanti, nessuno escluso. Credo che internet sia davvero un luogo in cui possano avvenire delle ottime discussioni visto che non occorre essere fisicamente vicini per poter interagire, ma solo sensibili a voler parlare di una qualsiasi questione. E che quella sulle 22 domande ne sia stata un'ottima dimostrazione pratica.
Come ripeto qui non ho censurato (quasi) niente ma in questi giorni senza PC (e quando c'era nel macello più totale di cose da fare) ho dovuto svariate volte avvisare di tenere bassi i toni.
La discussione comunque continua....

6 commenti:

giacomo ha detto...

Siamo i nuovi nazisti e loro i nuovi martitri .
UEEEEEE UEEEEEEE

Guidus ha detto...

Ciao, un altro argomento che avresti potuto aggiungere era: come si spiega, se non in chiave evolutiva, la diffusione di animali e piante simili in zone che oggi sono separate ma che nel passato geologico erano unite (es. costa occidentale africana e costa orientale del sudamerica)? E' uno degli argomenti forti proposti da Dawkins.

Aldo Piombino ha detto...

pensavo di averlo scritto (faccinache sbattelatestacontroilmuro)

Anonimo ha detto...

Nella natura vivente c’è un meraviglioso adattamento ai mezzi agli scopi, e questo è un segno di progetto. Ci mancherebbe che i mammiferi avessero il gene del tuorlo dell’uovo e gli uccelli quello del latte! Poi ci sono proteine simili la cui sintesi è controllata da geni con struttura simile, e il tutto è improntato all’universalità e all’economia. La vitellogenina – termine che tende ad essere abbandonato – si chiama ora apolipocrustaceina – è il maggiore precursore della proteina del tuorlo dell’uovo nei crostacei ed è omologo (cioè ha la stessa origine genetica ed embrionale) della apolipoforina II/I degli insetti e della apolipoproteina B dei vertebrati. Tutte queste proteine fanno parte della superfamiglia dei LLTP (large lipid transfer proteins). Tutte queste proteine dimostrano delle similarità strutturali, ma hanno funzioni diverse nelle diverse specie, ad esempio controllano il comportamento sociale nelle api e la risposta immunitaria e la coagulazione del sangue nell’uomo. La loro sintesi è controllata da geni simili, come è normale per proteine simili. Si prestano perciò come esempio di segmenti “filogenetici”, che però rimangono ipotetici. La trasformazione di un tipo di animale in un altro richiede cambiamenti coordinati di vasta portata, e i geni della apolipocrustaceina (vitellogenina) sicuramente non provano la trasformazione degli animali. Inoltre, mentre suona bene la storia di 3 geni attivi negli uccelli, due nei rettili, uno nell’uomo, mettiamoci pure gli insetti ed i crostacei, ma con troppi e tali parenti la storia evolutiva non guadagna più ma diventa più confusa.

Fabrizio Fratus

Anonimo ha detto...

Al dottor Piombino.
La ringrazio innanzitutto per avermi per lo meno degnato di risposta.
Non è da tutti.

Sono perfettamente d’accordo con lei per quanto riguarda la versione dei fatti da lei raccontata.
Diciamo che non dissento in alcun modo a grandi linee ovviamente su ciò da lei citato.

Tuttavia il suo ragionamento a mio avviso è fallace in una parte.
Lei ha giustamente asserito che per pressione evolutiva alcuni geni si sono modificati decodificando altre capacità che avrebbero consentito maggiore efficienza al vivente.
Tuttavia quelle da me citate non sono scomparse ne modificate in qualcos’altro.
Parlo ovviamente dell’udito, della rigenerazione cellulare, dell’olfatto ecc…
L’udito come lei ben saprà è il secondo dei sensi che in natura serve alle prede per sfuggire ai predatori (il primo è l’olfatto, il terzo la vista), viene dunque confermata l’importanza dei primi due sul terzo come lei ha descritto perfettamente, ma così si giustifica solo la decadenza di un senso, non quello di tutti e 5 perchè ovviamente servono dei surrugati per ovviare a qualcos’altro.
Dunque se io prendo l’uomo ed i suoi presunti parenti (l’Orrorin, Australopitecus, Dryopitecus ecc…), si noterà che la diminuzione dell’Habitat arboreo ha generato un rovesciamento della catena alimentare, cioè da predatore come gli attuali scimpanzè o costante presenza in cima alla catena alimenatre come i gorilla, a preda.
In particolare non esisteva più ne la piccola dimensione a favorire gli spostamenti o l’irranggiungibilità sulle cime più piccole degli alberi da parte dei predatori, ma un costante aumento di dimensioni che ne minavano la velocità (e quindi la fuga) misto anche alla posizione eretta che dava vantaggi sulla visione (quindi la vista ridiventava importante), ma dava meno vantaggi sulla fuga perchè si possedevano solo due zampe motrici invece di 4.
Diminuiva al contempo stesso anche la forza ed incredibilmente anche l’olfatto e l’udito, le uniche capacità che avrebbero fatto capire ai primi omonidi l’imminente paricolo ancor prima di vederlo.
Considerando il fatto che l’uomo fino all’invenzione delle armi di metallo ed all’addomesticamento degli animali da deambulazione era praticamente inferiore alle bestie selvatiche pradatrici come avviene ancora nelle popolazioni rimaste all’età della pietra, se ne deduce che considerando le scarse capacità di corsa, resistenza, difesa, attacco ecc…, una salvaguardia di alcuni elementi quali l’udito e l’olfatto, siano di primaria importanza per prevenire futuri attacchi (esattamente come avviene in tutte le bestie pradate indipendentemente dalle dimensioni).
Ricordiamoci inoltre che l’uomo è l’unico vivente che è incapace di avvertire il calore della femmina e che le secrezioni vaginali non hanno alcun effetto erotico sul maschio.
Questo costringe l’uomo a continui e ripetuti accoppiamenti con ulteriore perdita di energia.
Solamente con lo stile moderno si giustifica un decadimento dei 5 sensi e non con lo stile svolto dall’uomo nel corso della sua presunta storia evolutiva.
Altro discorso vale per la rigenerazione cellulare che per motivi di spazio eviterò di descrivere in questo post.

La ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta.
http://antidarwin.wordpress.com/2010/01/27/risposta-ad-aldo-piombino/

Aldo Piombino ha detto...

prometto di rispondere, ma in questi giorni sono quasi "out"