martedì 6 aprile 2010

I rospi di un lago marchigiano e il terremoto abruzzese di un anno fa

Quello che sto per scrivere appare pazzesco e ancora non sono sicuro che non sia un pesce d'aprile. Però due circostanze mi inducono a pensare che non sia un pesce d'aprile:
1. la notizia è uscita il 31 marzo
2. il lavoro si trova davvero ad un indirizzo della Wiley Intersciences ed è ancora visibile oggi 6 aprile
3. ho raccolto, soprattutto grazie agli amici del Geoforum (che ringrazio per la mano che mi hanno dato!) delle notizie interessanti

Pertanto d'ora in avanti questo post è scritto assumendo che il lavoro di cui parlo non sia un pesce di aprile, anche se è un po' strano che sia scaricabile liberamente.

Allora, i miei amici di Zeus News  hanno riportato una notizia sullo strano comportamento di alcuni anfibi. Dopo una breve ricerca ho trovato che sul Journal of Zoology gli inglesi Rachel Grant e Tim Halliday, noti esperti internazionali di anfibi, hanno descritto una esperienza che stavano svolgendo sui rospi del lago di San Ruffino, un bacino artificiale creato sbarrando nella sua parte alta il corso del fiume Tenna. Siamo vicino ai celeberrimi Monti Sibillini e a circa una settantina di km dall'epicentro del terremoto del 6 aprile 2009.

Lavori scientifici sul comportamento di animali prima, durante e dopo un terremoto sono molto difficili a trovare perchè, non potendosi ancora prevedere i terremoti occorre semplicemente che ci sia qualcuno che sta facendo delle osservazioni proprio in quel momento e in quella zona.

Non ho proprio idea di quanto ci si possa fidare di testimonianze “post hoc” da parte di abitanti della zona. Di certo è possibile che pochi secondi prima del terremoto possano essere sentite le onde P, più veloci ma meno forti delle successive onde S. Ma ovviamente questo è di poco conto, dato che tra l'arrivo delle onde P e quello delle onde s la distanza è minima, anche se sufficiente in caso di terremoti piuttosto forti a far percepire due scosse distinte al posto di una.

Venendo al lago di San Ruffino, gli studiosi hanno notato che nei giorni immediatamente precedenti il terremoto i maschi di rospo erano praticamente spariti dalla circolazione e hanno tratto la conclusione che gli animali abbiano “sentito” l'avvicinarsi del terremoto. L'analisi si limita ai maschi perchè sulle femmine ci sono pochi dati.

Il numero dei maschi ha mostrato un picco tra il 25 e il 31 marzo, mentre tra l'1 e il 6 di aprile non sono stati rilevate presenze: i rospi sarebbero tornati tra il 7 e il 10 aprile con il picco il 9, durante il plenilunio, ma sempre in numero minore rispetto ai primi del mese. Poi di nuovo una discesa fino a quando, dopo il 15, sono ripresi valori simili a quelli iniziali, ad eccezione del giorno 22. Nela figura, tratta dal lavoro di Grant e Halliday A è il giorno della scossa, B è quello del plenilunio. 

Tra questi valori e i parametri meteorologici (temperature, umidità, piogge, vento) non sono emersi collegamenti. Una correlazione migliore la troviamo con le perturbazioni magnetiche rilevate da un osservatorio russo, limitatamente alla frequenza di 45,9 Khz. Quanto alle scosse, trovo un deciso contrasto fra il picco regoistrato il 9 e le due repliche principali con M= 5.3 e 5.2 registrate proprio quel giorno nella zona del Gran Sasso.
Inoltre si nota come i rospi se ne stiano praticamente assenti dal 10 al 15 di Aprile, periodo in cui non si sono registrate scosse particolari.

Grant e Halliday hanno quindi pensato che i rospi abbiano sentito il terremoto.

La cosa mi pareva un po' strana, quasi fantascentifica. Premetto che biologia, fisiologia e abitudini degli anfibi non sono poi una mia specialità (è un eufemismo....) e che 4 giorni mi pare un anticipo un po' troppo lungo per sostenere che i rospi abbiano percepito che qualcosa non andava. Però i i dati sono quantomeno curiosi. Quindi, nella innegabile certezza che i dati siano giusti, c'è da capire che cosa aveva innescato questo singolare comportamento (sempre ammesso che non sia un pesce d'aprile).

Quasi subito ho pensato a delle variazioni nella composizione delle acque provocata da una variazione della portata delle sorgenti, una conseguenza normale di un terremoto. Nel caso abruzzese ce ne sono state veramente di ingenti.

Frequentando alcuni forum, ed in particolare il Geoforum di geologi.it ho sguinzagliando gli amici a caccia di notizie seppellite nei propri Hard Disks e nella bibilografia on-line (il metodo cooperativo nella Rete funziona molto bene!). Sono venute fuori alcune cose molto interessanti.

1. l'area del lago era stata colpita in quei giorni da un piccolo sciame sismico
2. ci sono state delle grosse variazioni nella portata e nel chimismo delle sorgenti anche nei giorni precedenti alla scossa principale.

La bibliografia generale in proposito assicura che queste anomalia non sono ristrette alle sole aree epicentrali ma si collocano in una ampia fascia dell'Appennino centrale tra Marche, Umbria e Abruzzo

Da notare che l'ARPA della Regione Umbria scrive che, almeno nel caso delle sorgenti del Clitumno, in concomitanza con eventi sismici ci sono state forti variazioni del pH. Notiamo comunque che il lago non è circondato da rocce carbonatiche come le sorgenti umbre ma da formazioni flyshoidi. il fiume Tenna comunque trova una gran parte della sua alimentazione dai massicci calcarei dei Sibillini

Ricordo che la storia della sequenza sismica abruzzese è molto particolare. Come è noto la scossa principale è avvenuta mentre era in atto uno sciame sismico molto violento e sostanzialmente è la prima volta da quando esiste la sismologia che un terremoto forte viene preceduto da una serie di scosse, che frla l'altro sono state considerate dalla popolazione “premonitrici” dell'avvenimento. Magari fosse sempre così....

E' documentato che in alcuni casi variazioni di portata e/o composizione delle sorgenti si siano verificate non solo come conseguenza di eventi sismici principali, ma anche antecedentemente a questi. Purtroppo in tali fenomeni ogni sisma fa storia a sè e quindi è impossibile una previsione in base a questi dati.

Quindi mi chiedo se si possa ipotizzare che l'attività dei rospi sia stata disturbata dalle variazioni di composizione e di acidità delle acque del lago conseguenti alle variazioni di queste grandezze che si sono verificate nelle sorgenti. Anche il fatto che nei giorni successivi al terremoto i rospi siano stati praticamente assenti (eccezione fatta per le notti intorno al plenilunio) può far pendere l'ago della bilancia verso variazioni di chimismo delle acque più che su aspetti di previsione del terremoto da parte delle bestiole.

Un particolare molto interessante: gli studiosi notano che rispetto all'anno precedente c'è stata una forte diminuzione degli animali. E' possibile che la diminuzione sia dovuta proprio ad una forte (per i rospi) variazione del chimismo delle acque, indotto dalle sequenze sismiche che erano in atto e/o da fenomeni anticipatori della scossa del 6 aprile.

EDIT: ho scritto una mail alla prof. Grant, chiedendole una sua opinione sulla mia ipotesi e mi ha risposto che potrei aver ragione!
La ringrazio per la rapida risposta.

8 commenti:

juhan ha detto...

L'ha riportato anche La Stampa di Torino ma l'ho considerato un pesce d'aprile. A questo punto credo sia d'obbligo indagare ma, per favore, non facciamolo fare ai giornalisti di La Repubblica!

Aldo Piombino ha detto...

eppure a questi ultimi basterebbe comunicare con i loro colleghi di "Le Scienze", visto che appartengono allo stesso gruppo editoriale.....

Popinga ha detto...

Anch'io, nel mio piccolo, non vedo alternativa al cambiamento del chimismo delle acque indotto dallo sciame sismico. I rospi sono animali assai sensibili a ogni variazione dei parametri ambientali. Ottimo articolo, Aldo, come sempre.

Marco F ha detto...

Ho telefonato alla Open University in Inghilterra, e mi hanno detto che NON si tratta di pesce d'aprile, ma di un colpo fortunato, per così dire, di ricerca scientifica. E mi ha confermato che le ipotesi di come gli animali abbiano predetto il terremoto sono solo speculazioni, per ora. E vogliono andare avanti a studiare.

juhan ha detto...

La Stampa il 31 marzo titolava Terremoto a L'Aquila: i rospi lo avevano avvertito 5 giorni prima.
Lo mette in archivio dopo una settimana, quindi tra un paio di giorni. Ma l'articolo non aggiunge niente. Questo è uno di quei casi in cui la realtà è più fantasiosa della fantasia; stai a vedere che i miei contadini hanno ragione a guardare la luna!

Aldo Piombino ha detto...

insomma,è tutto vero (come hanno confermatoa me e a Marco).
staremo a vedere.
Un particolare:la Grant mi ha detto che non vedevano più un rospo neanche all'asciutto....

David Bressan ha detto...

Ci sono nuovi sviluppi in materia, GRANT et al. 2011 hanno pubblicato un ricerca su possibile efetti sull´idrochimica da parte di tensione tettoniche

http://storiadellageologia.blogspot.com/2011/12/animali-e-terremoti-il-caso-dei-rospi.html

Aldo Piombino ha detto...

beh, mi fa piacere sapere che avevo ragione...
http://aldopiombino.blogspot.com/2011/12/allora-sui-rospi-del-lago-di-san.html