giovedì 14 aprile 2016

perchè nella Scienza non può funzionare la democrazia: la Scienza è una "datocrazia"


La questione del patrocinio dato dal comune di Perugia ad una manifestazione che vuole “informare sulle scie chimiche” e soprattutto la spiegazione che ne è stata data dal comune stesso, mi fornisce l'occasione per alcune riflessioni su Scienza e Democrazia. Stephen Jay Gould in un saggio fece notare con la sua solita arguzia che “dati nuovi, raccolti con sistemi vecchi, sotto la guida di vecchie teorie, raramente portano a qualche sostanziale revisione del pensiero”. Questo perché “i dati non parlano da soli; vengono letti alla luce della teoria”: il pensiero creativo, nella Scienza come nell'Arte, è il motore dei cambiamenti di opinione. Anche il filosofo americano John Dewey (1859 -1952), ha sottolineato continuamente durante la sua attività la capacità di auto-correzione della Scienza, che deve essere sempre pronta a rimettersi in discussione, e non può considerare i risultati ottenuti come qualcosa di definitivo e concluso. 
Questo però non può essere scambiato con la democrazia, secondo la quale tutti hanno il diritto di dire la loro. Perché nella Scienza non si può affermare tutto e il contrario di tutto, in quanto contano i dati: la Scienza quindi non è una democrazia ma una datocrazia e non c'è libertà di opinione che tenga quando vengono sostenute cose che i dati dimostrano essere completamente sballate.

In buona sostanza ci sono persone convinte che le scie di condensazione siano un qualcosa provocato ad arte. Per fare cosa ci sono diverse correnti: sostanzialmente per avvelenare e sterminare l'umanità ma secondo altri addirittura per fare piovere in maniera devastante o, specularmente, per provocare una siccità. Insomma, tutto e il contrario di tutto. 
Come è nata questa bufala lo ha spiegato bene Silvia Bencivelli su “La Stampa" (nell'occasione la giornalista è stata oggetto di gravissimi insulti da parte dei soliti fanatici ..)
Particolarmente attivo in questo campo è il gruppo “Alternativa Riformistica”, che, appunto, organizza l'incontro di Perugia. Ma ci sono anche, raccolte dall'efficiente Riccardo Deserti de "Lo Spiegone della Sera" ben 14 interrogazioni parlamentari in merito, di cui 5 hanno avuto una risposta scritta reperibile on line, provenienti da tutti gli schieramenti politici. Sulla incompetenza scientifica di chi crede ad idiozie del genere nulla da dire, non è obbligatorio essere competenti in tutto; buon senso vorrebbe però che si apra la bocca o si usi la tastiera del PC solo dopo aver chiesto lumi a persone competenti in materia, che non sono tipi come Lannes, Marcianò e compagnia di sciachimisti) e senza considerare oro colato Voyager e altre cose della tivvù.

IL RAPPORTO IN ITALIA CON LA SCIENZA DI POLITICI, FILOSOFI E MAGISTRATI 

Nelle ultime decine di anni in Italia si è assistito a dispute in cui la Scienza, le sue risposte ed il metodo scientifico stesso sono stati considerati meno che zero in questioni puramente scientifiche: ad esempio Di Bella e la somatostatina, Giuliani ed il Radon, il processo dell'Aquila, la vicenda Stamina, il rapporto vaccini – autismo e, buon ultimo, il caso Xylella. Si evidenzia in particolare come fra Scienza e Giurisprudenza i rapporti non sono facili. Particolarmente indicativa è stata la sentenza con cui fu annullato un verdetto su Stamina: alcuni membri della commissione erano “prevenuti” perché “avevano dato già dei giudizi prima di far parte della commissione”. Se erano “esperti” era ovvio che conoscessero il problema e se uno ha la sia pur vaga idea di cosa sia il metodo scientifico nella biologia chissà cosa poteva pensare di Vannoni e soci....

Qualche anno fa lessi, a proposito delle ricerche di Giuliani su Radon e terremoti, che “se il popolo vuole fare una ricerca, allora questa si deve fare”. Enorme errore! 
In democrazia "uno vale uno", e probabilmente l'esercizio del voto è davvero l'unica cosa in cui tutti gli italiani sono uguali perché nell'urna elettorale ogni cittadino conta “uno”, a prescindere da cultura, reddito, posizione sociale, influenza sulla società etc etc.   
Questo "uno vale uno" non può essere applicato alla Scienza, i cui meccanismi fondamentali non consentono di parlare a vanvera: ogni commento deve essere suffragato da dati seri su base razionale.
Perché, appunto, nella Scienza contano (o dovrebbero contare) i dati, non quante teste hanno una opinione rispetto a quelle che ne hanno una diversa. E neanche cosa pensa la famosa casalinga di Voghera: logica vorrebbe che su una vasta serie di argomenti (praticamente tutti...) il parere di una persona informata debba contare di più del parere di una non informata: ad esempio se parliamo di tumori, un oncologo da decenni impegnato nel settore dovrebbe essere tenuto in considerazione “un po' di più” rispetto a chi parla senza possedere una cultura specifica. Il problema oggi è scottante soprattutto nel versante alimentazione e salute: i “geofisici fai da te” che credono a Bendandi o i fessi dalle scie chimiche votano ma nella pratica incidono molto poco; invece i tanti siti dove si propagandano idiozie sulla salute (in particolare quelli antivaccinisti e quelli sui rimedi miracolosi contro il cancro) e sull'alimentazione possono originare davvero gravi problemi sanitari e sociali.

Il criterio dell'"uno vale uno", invece, parifica il parere della casalinga di Voghera all'oncologo, che per di più sarebbe un rappresentante della deprecabile Scienza Ufficiale, quindi al soldo delle multinazionali, pieno di pregiudizi imparati all'Università; invece la casalinga di Voghera è depositaria della saggezza popolare, unica via di vera conoscenza. 
Ora, la Scienza e la Tecnica sono ben poco avanzate grazie alla saggezza popolare, anche se, giova dirlo, alcune di queste credenze meritano di essere studiate: alle volte ci sono stati esiti interessanti che hanno spiegato dei fenomeni o quantomeno le motivazioni reali di alcune leggende. E non tutti i rimedi naturali sono “da buttare”.

Uno dei termini più spiacevoli usati  sul web è “professoroni” (me lo hanno dato anche a me): di solito viene impiegato con intento denigratorio nei confronti di chi, esponente di un certo settore per curriculum studiorum, viene attaccato da parte di qualcuno il cui punto di riferimento è un “cugggino” che si è laureato in quell'argomento alla iutiùb iunivèrsiti o su wikipedia; è evidente come questo termine venga usato in modo offensivo da parte di chi non ha armi per controbattere in modo scientifico e pretenderebbe di ragionare a pari con chi una materia la mastica davvero, e che normalmente secondo lui non capisce una emerita mazza (annoto comunque che talvolta “chi sa” dimostra di avere una certa puzza sotto il naso e sono comportamenti che fanno malissimo alla Scienza).

Il problema è che oggi con internet chiunque può scrivere qualsiasi cosa e ci sono persone che leggono solo quello che vogliono leggere. Questo spiega la presenza di tanti complottisti, fra i quali non ci sono in genere persone ad alto livello di scolarità scientifica e che difendono i cosiddetti “ricercatori indipendenti”, ovviamente non inquadrati nella cattiva “scienza ufficiale”, e che spesso guadagnano di più degli scienziati, proprio grazie ai gonzi che li finanziano.

La questione si applica in pieno alla questione scie chimiche: anche senza sapere come è nata questa bufala, i dati dimostrano che quanto sostengono gli sciachimisti è completamente folle. Non entro nel merito  perché ci sono tante pagine di debunking fatte bene al proposito.

Un'altro aspetto della faccenda è il detto secondo il quale “qualsiasi affermazione è valida fino a quando non viene confutata". L'esatto contrario del metodo scientifico: infatti nella Scienza qualsiasi affermazione è valida se e solo se viene dimostrata vera o si dimostra verosimile.
Insomma, nelle cose scientifiche non si può applicare il famoso detto "combatto la tua idea ma farò di tutto perché venga esposta"

COME SI PUÒ USCIRE DA TUTTO CIÒ? LA SCIENZA COME “DATOCRAZIA”

Il concetto base è che la Scienza non è una democrazia, ma una datocrazia: cioè governano i dati, di cui ogni interpretazione di un qualsiasi fenomeno deve per forza tenere conto. Il termine datocrazia significa che la conoscenza scientifica avanza scoprendo nuovi dati e revisionando i vecchi. Qualunque nuova idea deve assolutamente essere in armonia con i dati esistenti (anche se non necessariamente con la loro interpretazione corrente), contro i quali non si può andare contro in nome della semplice libertà di pensiero: per farlo bisogna dimostrare che i dati esistenti siano sbagliati o, appunto, che vanno interpretati diversamente.

Ne consegue che se ci sono opinioni contrastanti su un argomento scientifico, la differenza può vertere esclusivamente sulla interpretazione o sulla veridicità dei dati. Ma non può fare nulla quando sono dimostrati.
È consentito sostituire al termine “dimostrare” il termine “proporre”, ma solo se c'è almeno qualche indizio che lo consente. 
Insomma, non si può accettare tutto e il contrario di tutto, come pensano alcuni; cioè nella Scienza è necessario tenere conto dello stato dell'arte della ricerca.

Questo è il punto fondamentale, che fa capire come la difesa della libertà di pensiero citata dal comune di Perugia sia una totale fesseria se applicata alla Scienza.
Ma tanto c'è chi non capirà e continuerà a dire che la Scienza è marcia e che gli scienziati sono dei venduti 


LE “MODIFICHE ALLA SCIENZA”

Attenzione, io, difendo il metodo scientifico e l'autorevolezza di chi è esperto in un certo campo utilizzando appunto questo metodo, ma non voglio comunque essere scambiato per un difensore dell'ortodossia. Mi spiego: la scienza cambia di continuo e va avanti grazie a dubbi, nuovi dati e  nuove interpretazioni. Quindi l'ortodossia, che si può identificare con lo stato dell'arte della ricerca, varia costantemente.
Confutare una tesi e rivoluzionare la conoscenza è una prassi spesso lunga e faticosa, e a sua volta la nuova tesi verrà messa in discussione, sempre, ovviamente, sulla base dei dati (vecchi e nuovi) e/o della loro interpretazione.

Si possono fare alcuni esempi di come anche di recente l'ortodossia scientifica è cambiata: 
  • tettonica a zolle: fino alla fine degli anni '50 con l'eccezione di pochi ricercatori, i continenti stavano fermi; ma poi i dati hanno dimostrato che invece i continenti si muovono (e tutti si sono adeguati)
  • evoluzione umana: si pensava ad una evoluzione guidata dall'aumento precoce delle dimensioni del cervello, provocato dalla conquista della stazione eretta e dalla necessità di governare al meglio le mani e invece questo aumento è avvenuto molto bruscamente in tempi più recenti
  • sistemi di pianeti intorno ad altre stelle: il sistema solare poteva sembrare un eccellente modello di riferimento e invece i sistemi trovati fino ad oggi hanno una disposizione dei pianeti molto diversa dal nostro sistema

Di fatto la Scienza, o, meglio, la conoscenza scientifica, avanza grazie a “sorprese”. 
D'altro canto se io fossi un perfetto difensore dell'ortodossia, non potrei pensare quello che penso sulla storia geologica dell'Appennino su cui ho posizioni che si possono definire come – diciamo così – eretiche e sostenute solo da me stesso. Ma quello che faccio non è mettere in discussione i dati, è semplicemente una loro diversa interpretazione.

LE DECISIONI “DEMOCRATICHE” NELLA SCIENZA RIGUARDANO LE “CONVENZIONI”

La democrazia, riferita al consesso degli esperti di un certo argomento, può valere solo quando si parla di definizioni (e quindi di sovrastrutture da parte del cervello umano che servono per classificare i fenomeni). Porto due esempi classici:
  • al congresso dell'Unione Astronomica Mondiale di Praga nel 2006 Plutone perse lo status di pianeta 
  • il Congresso Geologico Internazionale di Oslo nel 2004 ha sancito diversi cambiamenti nella nomenclatura della Scala Geologica dei Tempi e ha spostato l'età del limite fra Pliocene e Pleistocene

Non sfuggirà ai più, quindi, che questi interventi “democratici” sono modifiche a convenzioni e la Scienza è piena di convenzioni (a partire dalle unità di misura): democraticamente gli astronomi hanno deciso che Plutone non è più considerato un pianeta, ma i suoi parametri orbitali sono quelli che sono e non c'è stata una assemblea che ha deciso democraticamente la forma della sua orbita fra scienziati che pensavano diversamente su questo punto, cose che sono soggette a misurazioni e che nessuno può mettere in discussione (a parte quei pazzi che ancora oggi sostengono che sia il Sole a ruotare intorno alla Terra).

1 commento:

Anonimo ha detto...

E la storia geologica dell'Appennino avrà un articolo per se?
Alessandro