venerdì 1 aprile 2016

Il referendum “sulle trivelle”: una cagata pazzesca di fantozziana memoria: perchè NON votare SI, perchè NON votare NO e perchè NON astenersi


Secondo me questo referendum è demenziale e come ci sono sia tante ragioni per NON votare SI, che, dall'altra parte tante ragioni per NON votare NO. Noto solo l'enorme stupidità che pervade a gogò entrambi gli schieramenti (anzi, i 3, visto che c'è anche il partito dell'astensione). Chi mi conosce e/o ha letto quanto ho scritto fino ad oggi sa benissimo che la mia posizione sui combustibili fossili è che sarebbe bene evitare il più possibile di ricorrervi, anche se oggettivamente bisogna dire che, nonostante la crisi che stiamo attraversando, il nostro stato di benessere, assolutamente non paragonabile a quello dei secoli scorsi a partire dalla speranza di vita, è dovuto proprio alla presenza di energia a basso costo. Ma limitare la durata delle concessioni di quattro sfigati pozzi non cambierà nulla nella politica energetica nazionale: se si volesse investire sulla ricerca nelle rinnovabili si farebbe e basta. Insomma, il referendum è lo specchio di un Paese in cui Scienza e Tecnologia sono in mano a quelli che hanno studiato alla iutiùb iunivèrsiti, ai radical - chic e agli inquinatori senza vergogna. 

Per iniziare faccio quindi alcune premesse:
  1. continuo sempre a sostenere che bisognerebbe usare il meno possibile i combustibili fossili
  2. il fracking (attività per fortuna impossibile in Italia non per legge, ma per mancanza di rocce adatte, e che come ho spiegato varie volte, non si applica a qualsiasi giacimento di idrocarburi..) non mi piace per niente
  3. l'effetto – serra provocato dalle emissioni di CO2 è una cosa parecchio preoccupante
  4. mi sono speso e mi spendo spesso, in favore del trasporto pubblico (specialmente quello su ferro) e dell'efficienza energetica degli edifici, proprio per l'impatto positivo che queste operazioni hanno sul consumo di idrocarburi

Gli enormi danni di anomale emissioni di gas – serra li ho anche evidenziati nel mio libro sull'estinzione dei dinosauri: il meteorite dello Yucatan non c'entra una emerita mazza, perché  tutte le maggiori estinzioni di massa sono avvenute in corrispondenza di forti emissioni di gas serra da parte di una particolare attività vulcanica, le Large Igneous Provinces. Ma quando Dewey Mcean nel 1978 su Science scrisse l'articolo “a terminal Mesozoic greenhouse: lessons from the past” [1] l'ipotesi del meteorite – killer è servita per tacitare la corrispondenza fra l'evento K/T e le emissioni di gas – serra antropiche e che, insomma, noi stiamo facendo un esperimento per capire come mai i simpatici rettiloni si sono estinti. 
Annoto che recenti confronti hanno dimostrato che il tasso delle nostre emissioni fa impallidire quello che ha provocato il brusco rialzo termico al passaggio Paleocene - Eocene [2], legato alle emissioni dirette e indirette di gas - serra da parte della Large Igneous Province all'apoca attiva, i basalti della Provincia Magmatica dell'Atlantico Settentrionale.

Quindi, lungi da me il sostenere che le emissioni di gas – serra non abbiano nessuna influenza sul clima. Anzi, la penso come Marco Cattaneo, quando dice che in base agli accordi di Parigi per mantenere l'aumento delle temperature a due gradi l'unica soluzione sarà quella di … modificare la scala dei termometri.

Tutto questo lo confermo anche quando svolgo il seminario su “petrolio in Italia e nuove risorse petrolifere mondiali” agli studenti di Scienze Geologiche.
Con queste premesse, penserete, bisognerebbe votare SI al referendum. Invece la mia posizione non è quella.
Vediamo perché.
In primis, non credo proprio che l'elettorato italiano conosca il problema e possa decidere in merito, anche perchè di informazione corretta (da entrambi gli schieramenti) non si è vista.

In secundis, ecco il quesito su cui ci si pronuncerà il 17 aprile: 
«Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto  legislativo 3 aprile 2006, n.152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n.208 "Disposizioni per la formazione del  bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)", limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale"?».
Mediamente chi vota sì è convinto che così facendo verrà impedita la ricerca di idrocarburi sul territorio nazionale, cosa che il quesito referendario non implica assolutamente. Certo, si può dire che in caso di vittoria del sì il governo sarebbe moralmente impegnato a chiudere la partita ma la vedo dura. Ma non è un referendum con cui se vince il  verrò impedita l'attività di ricerca di idrocarburi in Italia: si stabilisce soltanto che il giacimento potrà essere sfruttato da chi ne ha la concessione per un periodo di tempo limitato.
Pertanto più che “no triv” questo sarebbe un referendum “no pomp”, perché non parla di nuove trivellazioni (che, fra l'altro, preferirei indicare come perforazioni). 
Un altro fatto importante è che questa limitazione riguarda soltanto i giacimenti posti nella fascia entro le 12 miglia dalla costa: per i pozzi sulla terraferma e quelli in mare ad oltre 12 miglia dalla costa non cambia assolutamente niente.

LE RAGIONI PER NON VOTARE SÌ....

In caso di vittoria dei SI nulla cambierà cambia né sulla terraferma, né in mare oltre le 12 miglia, dove sarà possibile ottenere nuove concessioni per ricerca e/o sfruttamento di idrocarburi (entro le 12 miglia è già vietato per legge dal 2006, con il D.Lgs 152). Quindi la cosa non avrebbe avuto nessuna ripercussione sull'area delle Tremiti, dove peraltro c'era solo un permesso di prospezione e studio, permesso non più in vigore vista la rinuncia della compagnia interessata.
Inoltre, anche se i NO-POMP continuano a far vedere immagini di maree nere, nelle aree marine entro le 12 miglia dalla costa si sono accumulati soprattutto giacimenti di metano.
Le piattaforme non uccidono il turismo: la loro maggiore concentrazione in Italia si ha davanti alla riviera romagnola che storicamente è anche la zona con maggiori presenze turistiche; estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo dagli anni 60 ad oggi. 
Sempre a proposito del turismo sulle coste, fra i presidenti delle Regioni che hanno promosso il referendum quante sono in regola con la depurazione degli scarichi a mare? Quante hanno sempre spiagge pulite? Quante non hanno discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali? Mi sembrano problemi ben peggiori...

Gli air – gun non devastano il fondo marino nè, tantomeno, innescherebbero terremoti. Si tratta di una tecnica usata da decenni e non solo a scopo di ricerca di idrocarburi: si spara aria compressa per ottenere dei profili del sottosuolo. Grazie a questa tecnica si capisce cosa ci sia sotto i mari, per esempio delle strutture sismogenetiche. Insomma, sono un mezzo normale di prospezione geologica a qualsiasi scopo. 
È probabile che le esplosioni degli Airgun rappresentino un disturbo per la fauna marina, ma quando ne parlano VIP di ogni ordine e grado dotati di motoscafi beh, sappiano che il rumore provocato dalle loro barche è piuttosto fastidioso per gli animali che vivono in mare. Quanto al discorso di innescare sismicità con gli airgun: sarebbe come pretendere di far funzionare una locomotiva da treno vero usando il 12 volts dei modellini...

Tutti vogliamo un mondo più pulito e più energie rinnovabili. Pensare che la mancanza del metano proveniente dai quei quattro pozzi in croce che verrebbero bloccati alla fine della concessione possa indurre ingenti cambiamenti nella produzione di energia è una idea puerile. E servirebbe solo a far perdere posti di lavoro (mi dicono 6000 solo in Emilia Romagna).

A proposito... sapete qual'è una delle nazioni più avanti nella ricerca sulle rinnovabili? La Norvegia, che è fra i massimi produttori mondiali di petrolio e gas... anzi, la compagna petrolifera di stato STATOIL è impegnatissima nell'energia eolica ad esempio... Quindi più che di disponibilità o meno di idrocarburi, si tratta di apertura mentale della classe dirigente, cosa che vedo dura nel Paese delle Lettere e delle Arti, dove la scienza e la tecnologia sono cose minori (iniziali maiuscole e minuscole non messe a caso) ... e dove la sovrintendenza ai beni artistici e panoramici vieta per motivi estetici i pannelli solari sui tetti di una periferia fiorentina non costruita esattamente con i canoni estetici propri di Brunelleschi o Buontalenti...

Mi domando poi quanti di quelli che voteranno sì sono disposti a modificare RADICALMENTE il proprio stile di vita, per esempio abbandonando l'automobile in favore del trasporto pubblico, a partire da quello su ferro. 
Curiosamente, molti NO-TRIV sono anche NO-TAV: ovviamente il discorso riguarda la sola Torino – Lione (che per inciso non è una TAV). Faccio solo notare che per i collegamenti Italia – Germania la Svizzera ha costruito il nuovo traforo del Lotschberg e ha in costruzione il nuovo Gottardo con il nuovo tunnel di base e un secondo più vicino a Lugano, e con l'Austria stiamo costruendo il tunnel del Brennero, Austria che da sola sta scavando il nuovo tunnel del Semmering, sulla direttrice Vienna - Venezia.
E con la Francia? Nel 2014 e nel 2015 tra Monte Bianco e Frejus sono passati più di 1.200.000 autotreni all'anno (oltre a circa 5000 treni l'anno dal vecchio Frejus, con la linea di Ventimiglia praticamente inutilizzabile per le merci): dire no al traforo ferroviario del Frejus, che percorre la val di Susa per meno di 2 km,  preferendogli le autostrade che percorrono quasi integralmente le valli, e accettare questo immane inquinamento ambientale e spreco di gasolio mi pare un controsenso.

Ci sono poi quelli con la sindrome NIMBY. In condizioni di lavoro normali l'attività petrolifera non provoca inquinamento, come dimostra la colonizzazione da parte della fauna marina di queste strutture. Inoltre in Italia per lo più si tratta di estrazione di metano e non di petrolio.
I problemi potrebbero venire più che altro da incidenti dovuti a imperizia o a cattive condizioni atmosferiche. 

A chi, specialmente fra gli ambientalisti e/o di sinistra-sinistra, voterà sì e però non rinuncerà ad utilizzare l'automobile, ricordo che tra  le regole vigenti nei mari italiani e quello che è permesso di combinare alle compagnie petrolifere in Nigeria o Sud Sudan, c'è un abisso, vista la disastrosa situazione ambientale di quei Paesi provocata proprio dall'estrazione di idrocarburi, le cui operazioni non vengono controllate a dovere. 
E, in ultimo, le guerre fatte per il controllo delle risorse di idrocarburi 

…. E QUELLE PER NON VOTARE NO 

Con tutte queste premesse penserete che io abbia intenzione di votare NO. Invece vi sbagliate. Non mi voglio mescolare a gente con cui sono in disaccordo totale. Il fronte del NO è meno pittoresco e meno variegato, ma fra gli schierati in questo campo ci sono diversi personaggi che mi danno fastidio, tipo:
  • quelli che i gas-serra non sono un problema. La letteratura scientifica che lo dimostra è sterminata, piaccia o non piaccia a giornalisti al soldo delle multinazionali del petrolio e a questi signori 
  • quelli che disegnano un futuro glorioso per quei quattro giacimenti in croce che abbiamo, come se da questi dipendesse il nostro futuro
  • quelli secondo i quali, sempre per la chiusura di questi 4 pozzi, “aumenteranno le navi in giro per il Mediterraneo per portarci petrolio”, facendo finta di dimenticarsi quanto e cosa si produce e che appunto basterà aprire un po' di più i rubinetti dei metanodotti che vengono da Algeria, Russia e, prossimamente, Azerbaijan. Anche se, insomma, la bolletta petrolifera di un qualcosina aumenterà...


ALLORA? ASTENSIONE?

insomma, un pò di sano rigore scientifico non guasterebbe, ma farebbe perdere fascino agli schieramenti... (povera Italia)

Detto così quindi pensereste che io stia optando per l'astensione. Senonché... anche parecchi sostenitori del non andiamo a votare mi stanno sullo stomaco. 
Ergo, qualsiasi cosa farò il 17 aprile (votare si, votare no o astenersi) mi darà il voltastomaco...
E mi sentirò male grazie ad un referendum stupido, disegnato da burocrazie incompetenti, sulla pressione di inconsapevoli (spero) idealisti e avversato da idioti. Insomma, questo referendum sta alla logica come la corazzata Potemkin sta a Fantozzi.... 

PS: in ogni caso estrarre idrocarburi ai prezzi attuali è folle... forse meglio apettare che il brent torni sopra i 90$ al barile...

[1] McLean D.M.1978: A terminal mesozoic "greenhouse": lessons from the past Science 201, 401-406
[2] Zeebe et al (2016) Anthropogenic carbon release rate unprecedented during the past 66 million years Nature Geosciences, March 2016 DOI: 10.1038/NGEO2681


7 commenti:

Zoomx ha detto...


Condivido in pieno ma ti ringrazio per avermi chiarito anche le scarse competenze di chi dice di votare NO o di astenersi. Il fatto è che, appena mi sono accorto della scarsa competenza, non ho più ascoltato con attenzione a nulla che riguardasse questo referendum a parte interventi più interessanti e qualificati come il tuo.

Ma il petrolio e gas da fracking viene ancora estratto? Non è antieconomico con questi prezzi?

Aldo Piombino ha detto...

I costi maggiori sono per capire dove perforare i pozzi e per perforarli.
Quindi i pozzi che sono attivi vengono sfruttati, specialmente dalle compagnie che hanno grossi debiti e rischiano il fallimento (nei gas shales ce ne sono tante a rischio oggi) e quindi vendono anche a prezzi bassi. Anche se il numero di pozzi attivi negli USA sta diminuendo (il tasso di dismissione, molto elevato nel 2015, sta diminuendo).
Comunque bisogna scindere il problema: il prezzo del gas in USA in rapporto alla resa termica all'Henry Hub è molto basso da parecchi anni e quindi i produttori di gas sono da anni coscienti del problema.
Invece sono i pozzi di oil shale che hanno subìto maggiormente il calo dei prezzi dell'ultimo anno e mezzo

Quello che oggi viene fatto di rado è aprire nuovi pozzi: il grosso dei tagli operati dalle compagnie sono infatti nel settore ricerca & sviluppo più che nel settore estrazione

Andrea Piccolo ha detto...

Lascio solo un commentino a margine. L'articolo l'ho trovato stupendo, e sono dello stesso avviso: ho a che fare solo con idioti quando cerco di discutere del referendum. Da una parte mi tocca fare i disegnini per far capire tutta la dinamica atmosferica -NB: ho fatto la mia tesi triennale sul Paranà Etendeka, nello specifico sul problema del rilascio di Zolfo nell'atmosfera usando i clinopirosseni come proxy per stimare il quantitativo di Zolfo. Nel caso di quella provincia si ha avuto un rilascio maggiore di quelle a cui è associata una estinzione di massa propriamente detta: però, è da dire, che contava molto anche il contesto. La CFB in cina, per esempio, si è innestata in una sequenza sedimentaria a prevalenza di evaporiti, mentre quella Brasiliana su sequenze silicioclstiche-, dall'altra ho a che fare con completi idioti che mi danno talmente tedio che voterei No solo per fare un dispetto.
La mia unica critica è che c'è un punto debole nella sua argomentazione, ed è la punta di benealtrismo. Più che altro quel punto metterebbe in luce la vera motivazione del referendum: un braccio di ferro tra autorità locali e centrali dello stato italiano. :D Grazie infinite per il suo articolo illuminante.

Aldo Piombino ha detto...

le emissioni dei basalti di Etendeka?? azz se mi interessa l'argomento...

Mauro Piras ha detto...

Ciao. Complimenti. Un analisi molto arguta e pienamente condivisibile. Purtuttavia... manca un analisi politica. Quando un privato fa un affare con lo stato (perchè la concessione non è altro che un affare), come in tutti gli affari, ci sono delle condizioni che le parti devono rispettare, e dei costi cui il contraente deve soggiacere. Dopodichè il concessionario, valutato e ponderato, tenuto conto del RISCHIO D'IMPRESA e del guadagno ricavabile, decide di accettare o meno. Questo fa un imprenditore serio, quello che tutti vorremmo investisse nel nostro territorio. Poi c'è un altro genere che io chiamo "prenditore", che accetta comunque pensando, se va bene ci guadagno, se va male tra amici, parenti e corruzione, mi faccio evitare i controlli così risparmio in sicurezza e sostenibilità ambientale; non solo, all'occorrenza mi faccio fare una leggina, un emendamento ad hoc, che mi para il di dietro. Quindi guadagno privato e "rischio d'impresa" scaricato sulla collettività. Il referendum mette una pezza a questo, anche se so che non è nato per questo. Deve passare il messaggio POLITICO che chi fa affari in italia DEVE accettare le condizione o farsi da parte e lasciare spazio a chi le accetta, non accettare condizioni gravosi sperando in un impapocchiamento successivo. Uno dei motivi per cui gli investitori seri in italia mancano è l'incertezza su accordi, leggi, controlli etc... tutto il resto sono chiacchiere.

Aldo Piombino ha detto...

Ciao. ringrazio per la stima
l'analisi politica manca. È vero. Ma a ragione... in quanto io parlo di Scienza.
Di politica parlo solo in casi particolari.

supervice ha detto...

Era già da tempo che volevo farle i complimenti per il suo blog, scoperto da poco pur navigando in rete da lustri: davvero notevole.

Volevo però dirle la mia riguardo l'astensione.
La stragrande maggioranza di chi ha intenzione di non andare a votare ha alcune convinzioni:
1. che le politiche energetiche di un paese non si decidono al bar
2. che il mondo come lo conosciamo oggi è dovuto SOLO - E RIPETO SOLO - alle fonti energetiche a buon mercato (finora petrolio e carbone)
3. che i pannelli solari e le pale eoliche senza i combustibili fossili non le puoi costruire e manutenere: ergo, non sono manco per la ceppa rinnovabili.

Riguardo i gas serra, li negano solo i negazionisti climatici: io, come altri, non li ritiene determinanti, perché entro al massimo 50-100 le fonti fossili non saranno più estraibili, e si tornerà a modello di consumi energetici settecentesco.

Per il resto condivido l'articolo in toro.
Il futuro radioso per i tre giacimenti che abbiamo non lo propone nessuno: anche io sono dell'idea di lasciare il gas dov'è in attesa di tempi più cupi: non so se però sia possibile rimuovere una piattaforma e sigillare il pozzo senza che ci siano perdite o senza che il costo dell'operazione sia superiore ai vantaggi di avere un po' di gas nel futuro.

Le rinnovo i saluti e i complimenti.

Valerio Fabbroni