lunedì 19 settembre 2011

Lo tsunami del porto di Nizza del 16 ottobre 1979

Nell'ottobre del 1979 le coste sudorientali francesi sono state investite da uno tsunami la cui origine è ancora dibattuta: è stato provocato dal crollo di una banchina in costruzione per un porto davanti all'aeroporto oppure la costruzione è stata danneggiata dall'evento? Ufficialmente non si sa perchè i risultati dell'inchiesta sono nascosti alla consultazione pubblica.Attualmente su questo evento ci sono molti studi che cercano di modellizzarlo, anche per certificare il rischio tsunami lungo una costa dove eventi di questo genere sono tutt'altro che sconosciuti

Il 16 ottobre 1979 alle 13.57 ora locale le coste francesi dalla Costa Azzurra fino al confine con la Liguria sono state interessate da uno tsunami che ha provocato diverse vittime e parecchi danni. Questo e quello di Stromboli del dicembre 2003 sono gli unici tsunami recenti del Mediterraneo: una caratteristica importante è che entrambi questi eventi non hanno una origine sismica ma sono legati a delle attività di frana, sottomarina nel caso ligure, subaerea associata ad una eruzione vulcanica in quello stromboliano. Essendo stati eventi “leggeri” non hanno sortito effetti catastrofici, nonostante la presenza di vittime e danni, anche ingenti.

Secondo alcuni autori, anche i grandi tsunami avvenuti in concomitanza con grandi terremoti, come quello del 1908 di Messina non sono stati provocati direttamente dal sisma, ma da frane indotte dallo scuotimento del terreno

Le onde marine ordinarie sono provocate dal vento e quando rallentano in prossimità della costa tendono a rompersi. Inoltre, tranne quando si “rompono” sulla riva non ci sono grossi movimenti di acqua. Un'onda generata da uno tsunami invece comporta lo spostamento di ingenti quantità di acqua e quindi il suo comportamento è più simile a quello di una onda di marea (sia pure infinitamente più veloce). È per questo che, in alcuni casi come quelli dell'ultimo decennio, lo tsunami è capace di entrare nelle coste anche per parecchi kilometri e, quindi, non si può paragonare – poniamo – il potenziale di danni da parte di un'onda normale alta 2 metri con quella di uno tsunami della stessa altezza.

Il fenomeno in Italia non è raro, tutt'altro: secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica negli ultimi 2000 anni si sono verificati 71 tsunami, variamente distribuiti. Le zone più colpite sono l'Italia Meridionale (quasi 1/3 degli eventi registrati) e proprio le coste del Mar Ligure, dove numerose campagne di osservazione hanno individuato sul fondo marino una serie di nicchie di frana e di depositi di frana. Non a caso sono aree in cui il dislivello fra la costa e il mare aperto è molto marcato. In zone come la Toscana, dove a largo il mare rimane poco profondo per un bel pezzo, le frane sottomarine sono ben più difficili.
La pendenza media della scarpata continentale è del 10% in quanto a circa 20 km dalla costa si raggiungono già profondità dell'ordine dei 2000 metri. Inoltre nella zona di Nizza i fiumi come Var Paillon e La Roya apportano nelle stagioni di piena una grande quantità di sedimenti che spesso rimangono in posizione instabile, e quindi potenzialmente generatrice di frane sottomarine.
Molti tsunami liguri sono avvenuti in corrispondenza di terremoti, ma non sono stati provocati direttamente dallo scuotimento del terreno, ma dalla formazione di frane sottomarine indotte dallo scuotimento stesso.

Lo tsunami del 1979 è stato ben studiato e nell'evento è compreso il crollo di una parte del cantiere di un nuovo porto nella zona dell'aeroporto di Nizza dove si registrarono 7 degli 8 morti accertati (alcune fonti parlano di un numero maggiore di vittime, però questi dati sono forniti da lavori su riviste scientifiche internazionali, sicuramente più attendibili di un sito internet non specializzato).
Negli oltre 120 km di costa interessati dall'evento la zona più danneggiata e dovesi sono registrate le altezze maggiori delle onde è stata quella di La Salis, nei dintorni di Antibes, dove il mare ha invaso i primi 150 metri di terraferma, con un'altezza massima stimata in 3 metri e mezzo e dove c'è stato l'unico morto fuori dalla zona del cantiere.
E qui c'è una questione interessante: il fatto che lo tsunami sia associato al cedimento di un cantiere, con 100 milioni di metri cubi di materiale interessato al collasso, ha ovviamente messo in movimento le autorità e c'è stata una inchiesta. Il rapporto è stato regolarmente stilato ma non è stato reso pubblico: sarà disponibile solo 100 anni dopo ed è accessibile solo su richiesta per motivi di studio.
Mi domando il perchè. C'è chi sostiene sia un problema di conseguenze per le compagnie di assicurazione. Non ho nessuna idea in proposito, se non la presenza in zona di qualche segreto militare (siamo proprio davanti all'aeroporto di Nizza e in posizione strategica)
Il problema fondamentale, mi pare non ancora chiarito almeno alla Pubblica Opinione, è di capire se uno tsunami innescato da una frana sottomarina abbia avuto come conseguenza la distruzione del manufatto o se sia stato il collasso del manufatto a provocare lo tsunami. Sicuramente si è trattato di un evento franoso in quanto non è associabile a nessuna scossa di terremoto.

Purtroppo sembra (il condizionale è d'obbligo) che i vari testimoni oculari non fossero esattamente d'accordo fra loro sull'ora a cui hanno assistito al fenomeno ed è chiaro che 5 minuti di differenza fra un testimone e l'altro sono un lasso di tempo troppo esteso per poter dare informazioni dirette. Per cui le osservazioni sono state per così dire corrette da un punto di vista temporale ma, dicono testualmente Sahal &Lemahieu (2011) “The 1979 nice airport tsunami: mapping of the flood in Antibes” pubblicato sulla rivista “Natural hazard”, a seconda della spiegazione preferita, c'è stato chi ha corretto i dati in un senso e chi li ha corretti nell'altro. È stata comunque operata una sintesi, ma è – appunto – stata secretata.

I testimoni concordano sul fatto che il fenomeno è cominciato con un brusco abbassamento del livello marino e che le ondate sono state più di una. La prima è arrivata circa 8 minuti dopo l'abbassamento. I valori registrati al faro della Garoupe, sul cap d'Antibes sono particolarmente interessanti: ci sono 4 minimi seguiti da 4 massimi e i valori più elevati sono per entrambi quelli del terzo ciclo. Ci sono quindi state almeno 4 onde di cui la terza si è rivelata la più alta. Il periodo di oscillazione è stato di circa 8 minuti.
Molti autori si sono occupati della modellizzazione delle onde ma i risultati convincenti sono pochi. Alcuni modelli prevedono persino due frane diverse, di cui una è stata la causa della seconda.

Il dibattito è quindi ancora in corso

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