giovedì 15 settembre 2011

Lo "stato dell'arte" della paleontologia umana oggi

Le ultime ricerche sui fossili umani rinvenuti in Sudafrica attribuiti alla nuova specie Australopithecus sediba e di cui mi riprometto di parlare presto mi danno lo spunto per parlare dello “stato dell'arte” della ricerca sulle nostre origini. Negli ultimi anni le novità più grandi sono il cambiamento delle opinioni su Homo erectus, non più considerato un antenato di sapiens e, anche a causa dei reperti sudafricani, una riconsiderazione dell'età in cui è avvenuto l'aumento della capacità cranica (ammesso e non concesso che sediba non sia un ramo collaterale). Ovviamente queste novità coinvolgono anche la paleontologia umana in Italia, con una nuova collocazione sistematica dei reperti.

La paleontologia umana è uno dei settori nei quali si nota meglio la “discontinuità della mente umana”, che necessita di classificare le cose in compartimenti stagni, sia pure – al limite – correlabili fra loro: i pochi resti sinora rinvenuti sono dotati di una eccezionale varietà di caratteristiche anatomiche tali da attribuire un nome proprio (o di specie o quantomeno di sottospecie) a quasi ognuno di essi.

Dawkins, parlando di questo, prendeva un po' in giro l'accapigliarsi degli studiosi sulla questione dell'appartenenza di un reperto ad una specie anziché ad un'altra, con il famoso detto “non è che la mamma erectus ha partorito un figlio sapiens” , intendendo così focalizzare l'attenzione sulla ovvia coesistenza di caratteri più arcaici e più moderni in un singolo individuo.
È il caso del ritrovamento in Sudafrica del 2010: anche qui è stata istituita una nuova specie (Australopithecus sediba) che possiede un mix di caratteristiche intermedie fra i generi Australopitecus e Homo. Per alcuni è attribuibile al primo genere, per altri al secondo (e tanto per aumentare la confusione H. abilis sarebbe “meno Homo” di A. sediba...)
La questione è quindi molto complessa e, come mi ha scritto un mio illustre corrispondente “un'evoluzione precisa e lineare, senza salti e senza complicazioni, farebbe comodo a un brillante fautore del disegno intelligente, non ai moderni e modesti cultori delle idee geniali (non prive a volte di alcuni errori) di un Darwin o uno Steven Jay Gould, che comunque hanno il merito rispetto al primo di studiare le cose senza pregiudizi” (è simpatico notare come nel campo dell'intelligent design e dell'antievoluzionismp gli scienziati siano considerati portatori del pregiudizio mentre loro sono quelli che hanno la verità...)

LA SCARSITÀ DEI REPERTI: MOTIVAZIONI E CONSEGUENZE

Il problema fondamentele di chi studia le nostre origini è la scarsità di reperti, ovvia visto l'ambiente di vita dei nostri antenati e dei loro parenti più stretti: il corpo di un essere che vive in paludi o lagune, l'ambiente più favorevole alla fossilizzazione fra quelli sulla terraferma, ha una probabilità di essere sotterrato o di conservarsi in condizioni anaerobiche (e quindi di fossilizzarsi) che si aggira intorno a “zero virgola chissàquantizeri uno per cento”. Però ci sono infinitamente più possibilità che succeda a lui e non ad un essere delle foreste o delle savane come i nostri antenati, dove i corpi scompaiono molto rapidamente, mangiati direttamente dai predatori e grazie ai necrofagi, da quelli di grandi dimensioni fino ai batteri. Gli antenati dell'uomo vivevano proprio in ambienti del genere e quindi senza qualche alluvione improvvisa o dei resti in qualche grotta non ci sarebbe rimasto proprio niente.
Sulla questione delle origini della nostra specie è proprio il caso di dire che ci sono “poche idee ma confuse”, anche se possiamo ad esempio escludere a priori la verità del racconto biblico, nonostante chè gli antievoluzionisti approfittino di questa “estrema incertezza” (per non usare termini più.... coloriti!!) per dire che nulla è dimostrato ed il biblico racconto è una soluzione possibile.

HOMO ERECTUS DA CARATTERISTICA MONDIALE A RAMO REGIONALE

Negli ultimi venti anni la prospettiva è molto cambiata, un po' per nuove scoperte, un po' per nuove riconsiderazioni.
Ricordo che a proposito della comparsa dell'uomo anatomicamente moderno c'erano due correnti di pensiero, una che prevedeva l'evoluzione multiregionale del genere umano. e l'altra una origine africana di Homo sapiens. La genetica ha stabilito una volta per tutte l'esattezza della seconda ipotesi, anche se nella nostra specie c'è un po' di materiale genetico derivato da incroci fra i nuovi colonizzatori e i vecchi abitanti: di fatto alcuni geni dei demisoviani persistono fra Asia sudorientale e Oceania, mentre ancora io non sono riuscito a capire con certezza (mea culpa!) se nel genoma degli europei ci siano tracce del genoma neandertaliano (i demisoviani sono considerati più vicini a neandertal che a sapiens)
Ma la grande rivoluzione di questi ultimi anni è un cambio di prospettiva del ruolo di Homo erectus: alla tradizionale visione (la schematizzo) che vede Homo abilis in Africa, da cui discende Homo Erectus che sta in Africa e poi colonizza Asia e Europa, oggi si contrappone una visione molto più complicata (e forse più realistica).
Alcuni autori collocano habilis nel genere Australopithecus (a vedere A. sediba non a torto!). Maggiore attenzione viene data alla "regionalizzazione" delle specie. Il primo uomo vero e proprio sarebbe Homo rudolfensis, anche se ultimamente pare che questa specie sia molto meno evoluta in senso umano di quello che si pensava fino a pochissimi anni fa (un nuovo rimontaggio del cranio ne riduce drasticamente la capacità cranica, "retrocedendolo" verso un mondo che è più quello di Australopithecus che di Homo, ma – tanto per cambiare – non c'è su questo un accordo generale).

Che discenda da rudolfensis o da habilis (e che questi siano Homo o Austrolopithecus) il vero grande protagonista della conquista del pianeta è Homo ergaster (2.5-1.7 milioni di anni fa) che prima colonizza l'Africa e poi ne esce.
Ed è qui che si fanno strada le varie interpretazioni di "erectus": per alcuni erectus è solo il nome "regionale" dell'ergaster che esce dall'Africa e va in Asia. Per altri, erectus è una specie asiatica che discende da ergaster. La differenza è sottile, e oltretutto difficile da dirimere, anche se Homo erectus è chiaramente più recente e ha anche esso delle differenziazioni locali (il famoso pitecantropo di Giava è più antico e differente dal sinantropo di Pechino, ma sempre Homo erectus sarebbero). Quindi per molti studiosi, Homo erectus sarebbe una specie, discesa da ergaster, che è vissuta in Asia. 

TRA AFRICA ED EUROPA: ANTECESSOR,  HEIDELBERGENSIS, NEANDERTALENSIS E SAPIENS

Parallelamente a questo (e sono nuovamente ultraschematico e poco preciso) l'Homo ergaster evolve in Homo antecessor (1.2-0.8 milioni di anni) (già in Africa o succede in Europa?) va in Europa ed evolve ulteriormente in Homo heidelbergensis (600mila-400mila anni fa) da cui sarebbe disceso il più "europeo" degli ominidi, ossia Homo neandertalensis. Ma anche qui, come con il pitecantropo e il sinantropo, molti pensano che in realtà antecessor (più alto e slanciato) e heidelbergensis (più basso e tarchiato) siano in realtà comunque la stessa specie seppur con variabilità geografiche e temporali.
Intanto la popolazione africana (antecessor o heidelbergensis che fosse...) evolve anch'essa, e diventa già a partire da circa 200 mila anni fa, un Homo sapiens arcaico che poi uscirà nuovamente dall'Africa e colonizzerà definitivamente il mondo soppiantando gli altri membri del genere Homo
Ma l'evoluzione da ergaster a sapiens in Africa è attestata meno bene, con pochissimi fossili e quindi, seppure assolutamente sensata, non è ben descrivibile. Si ritiene, come ho già detto, che sia passato attraverso una fase molto simile a un "antecessor / heidelbergensis" africano, e che anzi, questo indirizzo evolutivo fosse già in atto negli ergaster che escono dall'Africa e vanno in Europa intorno a 1.5 milioni di anni. È importante notare che ci possano essere state improvvise accelerazioni dell'evoluzione di cui non è rimasta traccia paleontologica. 
 
Mi chiedo: alla fine tutti questi nomi indicano generi, specie o popolazioni diverse?

LA NUOVA COLLOCAZIONE DEI REPERTI ITALIANI

L'uomo del Circeo e quello di Saccopastore sono indiscutibilmente neanderthaliani. Circeo è databile ai 55mila anni circa, mentre Saccopastore appare maggioremente arcaico, quindi meno "specializzato" in senso neandertaliano, ma comunque collocabile in quel filone.
Il riposizionamento di Homo erectus ha conseguenze anche da noi. Fino a 20 anni fa aveva sicuramente senso parlare di erectus anche per i reperti italiani: erano attribuiti a questa specie i manufatti (con o senza bifacciali) in tanti giacimenti, primo fra tutti Isernia La Pineta.
Oggi, con la nuova visione (ancora frammentaria e incompleta), se consideriamo come erectus strettamente solo la specie asiatica, quelli presenti da noi non sono allora propriamente erectus, ma Homo antecessor (sempre che poi antecessor e heidelbergensis non siano la stessa cosa) e il discorso cambia poco, perché comunque si tratta di una specie " a grande diffusione europea", seppur iniziata in Africa, che evolve verso il Neandertal in Europa e verso il Sapiens in Africa).
Stesso discorso vale per il cranio di Ceprano (nel Lazio) scoperto a metà degli anni Novanta e datato intorno agli 800 mila anni da oggi. mancano le ossa lunghe e quindi il quadro è incompleto, ma è chiaramente inscrivibile in quel filone lì.

La cosa "brutta" è che abbiamo, in definitiva, pochissimi dati a disposizione. La cosa "bella" è che spesso l'interpretazioni di dati diversi (archeologici, paleontologici e, quando possibile, genetici) converge a definire un ventaglio molto limitato di ipotesi credibili (che è già un grande passo avanti). Restano comunque divergenze su diversi aspetti, anche importanti, e credo che nei prossimi 10-20 anni non andremo molto avanti con le sicurezze.

2 commenti:

Marco F ha detto...

"se nel genoma degli europei ci siano tracce del genoma neandertaliano"

Sì, dall'1 al 4 % secondo Svante Paabo (dovrebbe avere i pallini sulle a). Inoltre i geni dei denisoviani presenti in Melanesia si addizionano a quelli dei Neanderthalini, che dovrebbero essere presenti in tutte le popolazioni non africane. C'è da dire che non tutti sono d'accordo neppure sul minimo sindacale dei neanderthaliani in noi, spiegando il tutto in un altro modo. I dissidenti hanno forti prove a loro favore, peraltro, non sono fantasiosi creazionisti ma persone note e molto, molto brave.

Aldo Piombino ha detto...

ringrazio marco per il veloce riassunto!