lunedì 11 settembre 2017

Il disastro di Livorno del 10 settembre 2017: come è avvenuto e la questione del colore degli allarmi


Nonostante sia piuttosto giovane per essere una città italiana (ho parlato qui della sua fondazione, essenzialmente dovuta all’interramento del porto pisano), Livorno è una città molto particolare per il carattere dei suoi abitanti, a tal punto che secondo me “Livorno più che una città è uno stato dell’essere”. Non è esteticamente “il massimo” ma ne sono innamorato, a tal punto che quando vado a Pisa il caffè lo prendo “al vetro” e cioè “alla livornese”, in un apposito bicchierino in vetro. Inoltre mi è molto cara per vasi motivi: mia moglie è nata lì, per motivi di lavoro ci sono andato settimanalmente per anni, ci ho vissuto nei mesi in cui studiavo per la tesi di laurea e vado al mare nelle sue vicinanze. Conosco parecchia gente di lì e vedere quello che è successo mi rattrista parecchio, più che in altri luoghi. Voglio parlare di quello che è successo con una postilla sulla questione del colore dell’allarme: come per il caso Ischia, qui si perde tempo in questioni formali e non in questioni sostanziali, considerando – comunque – che i regolamenti regionali impongono certe azioni anche in caso di codice arancione.

L'interporto di Guasticce a NE di livorno: in alto a sinistra la piana costiera,
a destra la piana che va vero Empoli e Lucca e monti pisani sullo sfondo
Il territorio del comune di Livorno e delle zone adiacenti è posto al limite meridionale di una piana costiera che dalla foce del Magra arriva ai monti Livornesi e che nel pisano si fonde con quella del Valdarno inferiore, a sua volta collegata con quella della lucchesia. In buona sostanza si tratta di complesso di piane coalescenti che formano insieme una delle pianure più vaste dell’italia peninsulare, oggi, bonificata, dedita all’agricoltura e all’industria, un tempo occupata da una distesa di laghi, paludi e lagune i cui limiti sono Sarzana, Livorno. Lucca, Montecatini ed Empoli con in mezzo il promontorio dei monti pisani che la divide nei vari settori. Delle lagune restano importanti tracce proprio fra Pisa e Livorno in forma di dune che formano delle piccole alture.

Livorno, essendo esattamente al limite meridionale della piana ha quindi un territorio piuttosto variegato. 
La zona settentrionale è ancora ben dentro la piana costiera e confina al Calambrone con il territorio comunale di Pisa, da cui è separato dal canale scolmatore dell’Arno proveniente da Pontedera; alle sue spalle si estende, fra Stagno e Guasticce, buona parte del territorio di Collesalvetti. Notare il toponimo “Stagno”, che potrebbe suggerire qualcosa: si tratta di una zona praticamente al livello del mare se non al di sotto e che ancora oggi ritorna spesso allo stadio lagunare, al punto che non di rado viene chiusa per allagamenti la strada statale 67 bis, che dall’Aurelia a Calambrone porta verso Pontedera, prima della costruzione negli anni ‘90 della “stada di grande comunicazione Firenze – Pisa – Livorno” la principale strada di collegamento fra Livorno e l’entroterra). Nella zona è stato costruito l’interporto di Guasticce, opera fondamentale dal punto di vista delle infrastrutture al servizio del porto, la cui area con una certa saggezza è stata rialzata per evitare guai.
A est tra i Monti Livornesi e la città si estende una zona ondulata in cui si trovano aziende agricole e insediamenti produttivi.
Nella parte sud i monti arrivano al mare e inizia la celebre costa a scogli di Quercianella e Castiglioncello, che arriva fino a Rosignano, dove riprende la costa bassa.
Oltre alla “solita” sommersione di Stagno, i maggiori problemi stavolta si sono verificati appunto zona meridionale, dove nella sottile e molto urbanizzata striscia di terra fra la collina e il mare si trovano alcuni rii che convogliano in mare l’acqua che piove sulle alture prospicienti: i rii Maggiore, Ardenza, Felciaio e Banditelle (il quale prima di sfociare in mare riceve lo Stringaio). Tutti questi corsi d’acqua sono usciti dagli argini, facendo danni localmente ingenti. Il Rio Maggiore proviene dalla valle più grande dei monti livornesi, la Valle Benedetta, dove c’è un pluviometro del servizio idrografico regionale.

I dati dei pluviometri di Valle Benedetta e di Bocca d'Arno tra sabato 8 e domenica 9 settembre


L’EVENTO. Sabato 9 settembre la sala operativa della Protezione civile regionale ha emesso un avviso di criticità arancione per tutta la Toscana, codice arancione, a partire dalla mezzanotte dfino alle 24 di domenica 10 settembre, in quanto erano attesi forti precipitazioni e temporali, con possibili rischi di carattere idraulico sui corsi d'acqua maggiori e idraulico e idrogeologico sul reticolo minore, avvertendo che le precipitazioni potranno risultare localmente molto intense e persistenti
Domenica mattina quando mi sono svegliato ho immediatamente controllato i dati del Centro Funzionale Regionale Toscano e mi si è presentata questa carta, dove i pluviometri di Valle Benedetta e Bocca d’Arno (i cui grafici ho evidenziato qui sopra) segnalavano una precipitazione superiore ai 200 mm nelle 24 ore. 
Esaminando poi con precisione i dati di Valle Benedetta (indicati in ora solare) si vede che è iniziato a piovere alle 1.30 solari (2.30 legali) e che entro le 4.00 (le 5.00 legali) sono venuti giù 230 mm di pioggia. Poi la precipitazione si è attenuata, anche se sono caduti ulteriori 30 mm nella mezz’ora successiva.
A Bocca d’Arno, una ventina di km a NNW di Valle Benedetta, la pioggia è stata di entità simile ma è iniziata prima, alle 19.15 solari (le 20.15 legali) del 9 settembre ed è durata intensamente fino alle 0.30 del mattino seguente (le 1.30 legali) ed è durata 4 ore anziché 2, concludendosi prima dell’inizio del diluvio di Valle Benedetta.

Un livello di precipitazioni simile non poteva non avere conseguenze. E infatti secondo le notizie della stampa Ardenza, Felciaio e Stringaio sono usciti dagli argini alle 4.30. Sempre la stampa riporta che la piena del Rio Maggiore sia stata registrata un’ora dopo e questo ha una logica idraulica chiarissima: il suo bacino è molto più grande e quindi le conseguenze della pioggia si riflettono più tardi sul corso d’acqua. L’alveo ha retto nella prima parte del percorso finale fra la fine delle colline e il mare, grazie alle opere di regimazione (in particolare le casse di espansione, visibili in questa carta). Però ha iniziato a tracimare dall’intersezione con l’Aurelia.
Il vulnus è che negli ultimi 500 metri circa il Rio Maggiore è stato tombinato. Si tratta di un lavoro recente, concluso nel 1986 e che fu eseguito non per i soliti motivi (e cioè eliminare un corso d’acqua per fare spazio) ma perché esondava spesso, in particolare colpendo un cimitero posto sulle sue rive.
Contrariamente però a quanto si poteva pensare, dalle notizie che mi sono arrivate il problema non si è verificato nella zona dove inizia la tombinatura, ma da un punto intermedio: la pressione dell’acqua avrebbe fatto saltare un tombino proprio in vicinanza della villa Liberty dove si sono registrate le 4 vittime annegate in un appartamento, appartamento che non era come qualcuno sostiene un seminterrato, ma il piano inferiore. EDIT: non era un tombino, ma un portellone di entrata per la manutenzione, grande a sufficienza per far entrare un piccolo escavatore (comunicazione personale di Massimo Della Schiava). 
Purtroppo questa palazzina si trova in una zona più bassa rispetto alle strade che la circondano e ciò comporta due conseguenze:
  • l’acqua non vi è semplicemente transitata ma vi si è fermata, ristagnandoci
  • il piano terreno si è comportato esattamente come in altre condizioni si comporterebbe un seminterrato

La questione è, quindi, capire come mai l’acqua è fuoriuscita da questa apertura. Le possibilità sono:
  • la galleria a valle era ostruita e in questo caso sarebbe fondamentale capire se l’ostacolo incontrato dalla corrente sia il risultato di una mancata manutenzione che ha lasciato all’interno cose che non dovevano esserci oppure sia stato provocato da materiale traportato da questa ultima piena
  • a valle del tombino per qualche motivo il flusso ha incontrato dei problemi idrodinamici, che lo hanno bloccato


DOPO I FATTI, LE POLEMICHE: LA QUESTIONE DEL LIVELLO DI ALLARME. Come ho sottolineato parlando dei Piani di Protezione Civile, i presupposti fondamentali da cui bisogna partire sono:
  • che la diramazione di una allerta meteo spetta alla Protezione civile regionale
  • che nel suo comune il Sindaco è la massima autorità di protezione civile
  • che ovviamente il Sindaco ha bisogno di un input da parte della Protezione civile regionale per attivare tutto quello che prevede il piano comunale di protezione civile (ma ha anche l’autorità di decidere autonomamente un innalzamento del livello di allarme)

Qui purtroppo si entra, teoricamente, in una questione tipicamente politica in quanto, alla fine, si tratta di screzi (chiamiamoli così) fra due formazioni politiche diverse che governano una la Regione e una il comune di Livorno: una questione sulla quale, quindi, devo muovermi su binari di estrema oggettività non potendo parteggiare per principio per qualcuno.

La polemica da parte del sindaco di Livorno verte sul fatto che non ha avvisato la cittadinanza essendo una allerta arancione. È vero: la sera del 9 sul sito del comune di Livorno non si faceva accenno alla allerta meteo in corso. 
Se però andiamo a vedere quello che dice la Regione Toscana le cose cambiano e non poco. I colori delle emergenze sono stati giustamente unificati per tutta Italia (prima ciascuna regione faceva da se, con una situazione di caos totale fra colori, numeri e sigle). Ciascuna Regione poi ha, comunque, le sue metodiche.
In Toscana quando si profila una allerta meteo, la notizia viene pubblicata da “Toscana Notizie, l’agenzia di stampa regionale. Chiunque può chiedere di ricevere queste notizie via mail appena pubblicate (le ricevo anche io) e i Comuni  le ricevono tutti. 
Questa è la tabella delle allerte. 
Ora, si può disquisire dottamente sul fatto che quello che è successo sia da codice arancione o da codice rosso. Di fatto gli effetti dal punto di vista del danno maggiore (e di cui si parla) sono stati limitati alla fascia di esondazione di alcuni torrenti nella parte sud della città, e dell'allagamento di un'area industriale a nord, mentre per il resto della Regione è successo poco o nulla e quindi mi si permetta di esprimere una opinione e cioè che “arancione” era il colore giusto.
Però, guardando il regolamento, la discussione sul colore assume i connotati di una disputa di lana caprina in quanto, di fatto nella Regione Toscana la procedura differisce poco fra il livello di criticità arancione e quello rosso e funziona così:
  • sia a livello arancione che rosso la pubblicazione dell’allerta su “Toscana Notizie”  assume valenza di "Avviso di Criticità": viene adottato dal Sistema Regionale di Protezione Civile come "Stato di Allerta Regionale", e diramato a tutti i soggetti che fanno parte del sistema di protezione civile regionale: Province, Comuni, Prefetture, strutture operative, volontariato, gestori dei servizi e della viabilità al fine di rendere questi soggetti pronti a fronteggiare l'evento ed adottare misure di preparazione e prevenzione se possibili
  • eventualmente queste azioni possono essere diversificate per i due livelli in base ai piani di Protezione Civile dei singoli comuni. 
  • in ogni caso anche il codice arancione prevede l’attivazione di una serie di procedure che servono per garantire un presidio tecnico a supporto del sindaco (che, ripeto è la massima autorità di protezione civile del suo territorio). Questo presidio tecnico deve sorvegliare l’evolversi dell’evento in modo da poter valutare la necessità di azioni di “ prevenzione e contrasto” e, ovviamente, di organizzarle
  • dell'emissione dello stato di allerta è data massima diffusione anche tramite comunicati stampa, diramati attraverso i diversi canali possibili (tv, radio, web, social networks)

Ad esempio nella vicina Pisa la popolazione è stata avvisata e sono state adottate le azioni previste da parte della Protezione civile, con dislocazione di uomini e mezzi nelle aree maggiormente a rischio.
In particolare, nella deliberazione 7 aprile 2015, n. 395 della Giunta Regionale Toscana “Approvazione aggiornamento delle disposizioni regionali in attuazione dell’art. 3 bis della Legge 225/1992 e della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27.02.2004 “Sistema di Allertamento Regionale e Centro Funzionale Regionale”, a proposito di “allerta arancione” viene esplicitamente specificato fra le altre cose che durante questa fase il Comune debba svolgere obbligatoriamente una numerosa serie di operazioni fra le quali sono espressamente citate la “messa in sicurezza o l’interdizione preventiva di determinate aree” e, fatto che riguarda in particolare questa ultima vicenda, “analizzare lo stato del reticolo idraulico minore e di drenaggio urbano”.

La domanda è: a Livorno cosa hanno fatto? si sono allarmati? se sì, nessuno sorvegliava? Il problema che mi pongo, quindi, è se qualcuno in comune sia stato allertato e si sia reso conto di questi fatti:
  • che a Marina di Pisa fosse appena avvenuto un “evento pluviometrico importante”
  • che un evento del genere fosse in corso successivamente nel territorio comunale  
  • che la zona di Stagno fosse finita sott'acqua 
  • che la ferrovia Pisa - Roma fosse interrotta perchè dalle 3.00 circa la stazione di Livorno Centrale era completamente allagata
  • che (sempre se quanto apparso sulla stampa), alle 4.30 Ardenza, Felciaio e Stringaio fossero usciti dagli argini in maniera violenta: questo è un particolare importante, in quanto l’esondazione di questi rii avrebbe dovuto essere ritenuta un presagio per la esondazione del Rio Maggiore, il quale, avendo appunto un bacino di dimensioni molto maggiori degli altri tre, avrebbe dovuto registrarne l’inizio con un certo ritardo rispetto a quelle dei fossi minori

Poi.. è mai possibile che nessuno abbia pensato ai rischi connessi alla apertura di ispezione della tombinatura del Rio Maggiore? 
C’è poi un’altra questione: la stessa deliberazione citata, consente ai comuni o alle province nella fase di evento in corso la facoltà di innalzare il livello dell’allerta (e in questo caso portarlo al rosso)

La zona di Stagno allagata
POLITICA E PREVENZIONE. Siamo sempre lì. 
  • la prevenzione non paga in termini politici, meglio le piccole cose a breve termine in vista delle prossime elezioni, di qualunque colore si parli.  Ed è ovvio: un investimento nella costruzione di un ponte o di un centro commerciale “si vede”; un investimento per la sicurezza non si vede: nessun “cittadino medio” dopo una forte pioggia è in grado di capire che non c’è sttaa una alluvione o una frana grazie alle opere di mitigazione del rischio geo – idrologico. Nel caso specifico: quanti cittadini di Livorno somno a conoscenza che la zona a monte dell’aurelia è stata salvata dalla piena grazie alle casse di espansione?
  • non parliamo poi delle conoscenze generali sulla Protezione Civile: cosa sia, cosa faccia e chi ne fa parte.. 
  • c’è poi la percezione che sia lo Stato a risolvere sempre e comunque i problemi e che il cittadino possa stare lì, tranquillo e beato, a non fare nulla

Ma, alla fine della fiera, il problema è la scarsa preparazione dei sindaci in assetto del territorio e protezione civile. Torniamo indietro di qualche giorno, al 31 agosto: la Protezione Civile Regionale aveva emesso la stessa allerta di sabato 9 settembre. Ero ancora a Rosignano e il commento del mattino dopo fu “allerta meteo una …. : visto, deh, non è successo nulla...”. Ho fatto notare che invece problemi c’erano in alcuni punti ed erano molto seri (ad Arezzo e Follonica). 
Insomma, bisognerebbe che i sindaci ed i cittadini capissero che queste allerta vengono emesse per tutta la Regione in quanto questi fenomeni sono troppo limitati nello spazio per poterli predire con esattezza. Quindi l’allerta arancione per tutto il territorio toscano sta a significare questo avviso: “cari sindaci della Toscana, sappiamo che c’è il fondato rischio che in qualche punto, sia pure limitato, della nostra Regione si verifichino dei fenomeni estremi. Ne segue che ognuno di voi ha una bassissima probabilità che il proprio territorio venga coinvolto, ma a qualcuno di voi (e non è possibile sapere a chi) toccherà di sicuro”.
In mancanza di questa percezione è possibile che qualche sindaco, mai interessato da grandi fenomeni dopo una decina di codici arancioni in tutto il territorio regionale negli ultimi due anni, abbia volontariamente lasciato perdere perchè “tanto come al solito non succederà niente”.
Una leggerezza che in questo caso è toccata al sindaco di Livorno

Una leggerezza dovuta semplicemente al non aver capito le difficoltà del problema e cioè:
  • che le previsioni della quantità di pioggia sono probabilistiche e non deterministiche
  • che è impossibile fare previsioni a livello dettagliato per poter restringere le zone a rischio come qualche sindaco spera

Da ultimo mi chiedo se altri sindaci abbiano agito allo stesso modo. Sperando che, almeno, questa vicenda serva da lezione per questi altri improvvidi (ove esistenti) a cui stavolta “è andata bene”, essendosi comportati come il loro collega labronico. e che questi improvvidi siano sanzionati come si deve.

14 commenti:

Fioba ha detto...

In realtà le casse di espansione non sono quelle, sono ubicate in maniera differente ma con capienza come da progetto del Prof. Pagliara (si vedono bene su google earth). L'intubamento del Rio Maggiore mi sembra inizi più in alto.
Per il resto non posso che essere d'accordo.

Alex Versilia ha detto...

Complimenti per l'articolo e le considerazioni espresse che condivido. Posso aggiungere che in Versilia i comuni di Pietrasanta e Seravezza (amministrazioni di colore diverso) si sono mossi sulla scorta dell'allerta regionale avvisando con messaggi telefonici i propri cittadini ed allertando correttamente il sistema comunale di PC disponendo alle associazioni che ne fanno parte di prepararsi per il peggio tant'è che poi le stesse già pronte si sono poi precipitate una volta attivate su Livorno.

Anonimo ha detto...

L'interramento del Rio Maggiore venne fatto negli anni trenta. Nell'86 è stato fatto il tratto tra lo stadio e via Cattaneo, che non è quello interessato dal crollo.

Unknown ha detto...

Ma il sindaco Nogarin vuole veramente darci ad intendere che l'allarme rosso avrebbe veramente cambiato la situazione? Ma non sia ridicolo!

Aldo Piombino ha detto...

lui aveva capito che doveva attivare il coordinamento operativo comunale solo in caso di allerta rossa.
Se il coordinamento, come prevede il regolamento, fosse stato attivo avrebbero almeno capito che cosa stava succedendo.
e avrebbero almeno capito che il rio maggiore sarebbe uscito visto che erano usciti gli altri.
Quanto alla zona di Stagno, sarebbe finita lo stesso sott'acqua.. ma forse si sarebbero evitati dei rischi.

Anonimo ha detto...

non è vero che il 9 sul sito del comune non si facesse riferimento all'allarme meteo.
Ecco il comunicato:

http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/it/default/28038/Allerta-meteo-arancione-a-causa-di-intensi-temporali.html

Aldo Piombino ha detto...

molto curioso: hanno fatto quello che c'era scritto?

1. a me è stato riferito che sul sito il sabato non c'era niente
2. Nogarin ha dichiarato che siccome c'era l'allerta arancione e non rossa non ha messo in campo nessun provvedimento.

Ora viene fuori che c'era il comunicato e che hanno attivato la macchina.
Che evidentemente non si è accorta di quello che stava succedendo...

Anonimo ha detto...

quindi lei scrive una cosa perchè glielo hanno detto senza aver prima verificato di persona?

Anonimo ha detto...

Molto molto interessante, grazie per la chiarezza! Centrati appieno tutti i punti critici ed é scientificamente molto ben scritto (sono fisico dell'atmosfera). Un piacere scorrerlo tutto anche grazie all'ottimo uso della nostra lingua (cosa non banale al giorno d'oggi anche per blasonati giornali di settore)!

Aldo Piombino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Aldo Piombino ha detto...

Bello trincerarsi nell'anonimato...

Registro questa critica, rispondendo di avere fatto una leggerezza, anche se, ovviamente, mi sono fidato di persone di mia fiducia.
Ma che fosse pubblicato o no sul sito l'allerta le cose cambiano di poco: Nogarin ha sbagliato e prosegue nello sbaglio, dimostrando di continuare a non capire cosa sia un allerta arancione e cosa debba fare.
mi dispiace ma si è messo nei guai con le sue mani. Anche se paga per le conseguenze di una situazione preesistente che di sicuro non è imputabile a lui.

tanto è vero che a Pisa la popolazione è stata allarmata ed è andato tutto bene. Ma se non fosse stato emesso l'avviso, a Marina di Pisa sarebbe successo un macello.

E inoltre se davvero a Livorno hanno predisposto il COC hanno fatto una figura pessima... anche se non è certo tutta colpa di Nogarin quello che è successo..

Anonimo ha detto...

peccato che il link non si apre

marco galigani ha detto...

Ci sono diversi errori. Uno tra tutti, il sindaco può elevare oltre il colore rosso, la media degli ultimi 10 anni non superava la media di 790mm. Che tradotto nelle 24 ore sono circa 70-80 mm circa, qui si parla di 260 in tre ore. Poi si deve far presente che prima della mezzanotte la stazione della valle presentava solo 4mm nelle 24 ore. Quindi è una situazione eccezionale. Poi il sabato era giallo, ma con i suoi 130mm tra le 20 e 21.45, sarebbe dovuto ricadere nell'arancione, errore, sottovalutazione o incompetenza? Per me la prima. Avviso del sindaco che non avrebbe cambiato nulla, non è stato fatto perché non richiesto da chi era a servizio in sala, come richiesto dal piano operativo.

Aldo Piombino ha detto...

a parte l'italiano un pò scadente...
premettendo che la questione è scientifica e non politica, rispondo e anche domando al capogruppo M5S del Comune di Livorno,

1. "la media degli ultimi 10 anni non superava la media di 790mm. Che tradotto nelle 24 ore sono circa 70-80 mm circa, qui si parla di 260 in tre ore".

Francamente non riesco a capire cosa voglia dire tradurre nelle 24 ore la media degli ultlimi 10 anni e quale significato abbia. Saranno mie carenze scientifiche...

2. prima della mezzanotte la stazione della valle presentava solo 4mm nelle 24 ore.
Invece a Marina di Pisa erano caduto 250 mm di pioggia. Nessuno a Livorno se ne è reso conto? complimenti

3. Quindi è una situazione eccezionale
su questo siamo d'accordo

4. " Avviso del sindaco che non avrebbe cambiato nulla, non è stato fatto perché non richiesto da chi era a servizio in sala, come richiesto dal piano operativo"

faccio fatica a seguire questo modo di scrivere in italiano.

traducendo in Italiano penso voglia dire: "l'avviso del sindaco non avrebbe cambiato nulla e non è stato fatto perchè secondo il COC (comitato operativo di controllo) non ce n'era bisogno.
Faccio notare quanto segue, di nuovo
a. il regolamento regionale prevede ESPLICITAMENTE l'avviso alla cittadinanza , come infatti hanno fatto a Pisa
b. continuo a domandarmi se qualcuno era a conoscenza della situazione e se qualcuno era a sorvegliare i rii COME DA DISPOSIZIONI STANDARD REGIONALI
d. al più tardi alle 3.00 della notte stagno era allagata. Tempo ricavato dalle notizie di RFI sul blocco della stazione di Livorno per allagamenti. E il COC che ha fatto?
c. come è possibile che al COC nessuno si sia accorto di quanto pioveva in valle benedetta (ricordo che in Toscana i dati sono pubblici e arrivano in tempo reale a qualunque cittadino dotato di collegamento internet)
d. nessuno sorvegliava i fossi?
e. visto che l'esondazione del Rio maggiore, nonostante le casse di espansione, era possibile, perchè il rio Maggiore e tantomeno la grata erano sorvegliati?

giudizio: dilettanti allo sbaraglio (e me ne dispiace)
anche se Nogarin paga ovviamente e per la situaizone preesistente (che non è certo colpa sua...) e per delle carenze nel regolamento della PC (ma soprattutto per certe reali difficoltà)