martedì 17 gennaio 2012

Niccolò Stenone: il padre della Geologia

L'11 gennaio ricorreva l'anniversario di nascita di colui che è considerato - a ragione! - il padre della geologia: Niels Stensen, latinizzato in Niccolò Stenone (alcune fonti che si basano sul Calendario Giuliano dicono che è nato il 1 gennaio; ignoro se nella Danimarca del 1638 si usasse ancora il calendario Giuliano o quello Gregoriano... prenderò “zero” in storia ma vabbè...). Visto che Google lo ha addirittura celebrato con un “Doodle”, ho deciso di riassumere la figura di questo grandissimo uomo venuto in Italia dalla Danimarca, che si è occupato di scienze con risultati brillantissimi in Anatomia, Geologia e Paleontologia; convertito al cattolicesimo, fu anche un teologo e quando prese i voti lasciò la Scienza per la Religione, con risultati molto importanti anche da questo punto di vista, dato che è stato canonizzato nel 1988.

Nato nel 1638 a Copenhagen, Stenone visse parecchi anni a Firenze, dove fu chiamato direttamente dal Granduca Ferdinando II come scienziato di corte, un incarico mica da poco in una città che continuava ad essere una delle principali sedi scientifiche mondiali. Morì ben lontano dalle rive dell'Arno, a Schwering, nella Germania Settentrionale il 25 novembre 1686. La sua salma riposa però proprio a Firenze, nella Basilica di San Lorenzo, dove fu traslata nell'ottobre del 1687 per disposizione del granduca Cosimo III, a poche decine di metri dalle tombe dei granduchi medicei (se non erro ci fu persino il pellegrinaggio durante il 32simo Congresso Geologico Internazionale, svoltosi nella città toscana nel 2004).

I campi di interesse di Stenone sono stati parecchi ed a lui sono legate diverse scoperte di anatomia (a Firenze si confrontava per esempio con Francesco Redi) ma a me in questo momento interessano soprattutto la geologia e la paleontologia. Fu anche un teologo di tutto rispetto. Una mente poliedrica quindi (attualmente si direbbe “multitasking....).
Avevo già parlato del Neoplatonismo, e a quel post rimando sulla questione di come questa filosofia applicata alla Natura abbia ritardato parecchio il riconoscimento del significato dei fossili: succede sempre così quando la Scienza è subordinata a filosofia o religione (è il caso dell'antievoluzionismo).

A Stenone è legata una delle prime smentite su basi osservative della classificazione degli oggetti in base alla forma; una delle categorie più importanti era quella delle glossopietre (pietre-lingua), chiamate così perchè la loro forma assomiglia a quella della lingua. Le cronache dicono che nel 1666 nel mare davanti a Livorno fu pescato uno squalo di dimensioni importanti; la notizia arrivò a Ferdinando II, il quale ordinò di mandare la testa proprio al suo Fisico di corte per farla esaminare. Grazie a questa testa lo scienziato si rese conto che i denti dello squalo assomigliavano in maniera impressionante alle glossopietre, credute via via pietre venute dal cielo oppure – nello spirito del neoplatonismo – oggetti impressi nelle rocce dalle forze della Natura. 

Stenone non fu il primo a notare questa somiglianza (anzi... identità!) ma è colui che ne ha parlato in maniera chiara: rispetto ai suoi predecessori, che non sono passati alla storia, il suo merito è sicuramente quello di aver dato una spiegazione scientifica brillante e una descrizione accurata di come avviene la trasformazione; queste ossevazioni così precise sono dovute anche alla sua grande preparazione nelle due Scienze basilari per la Paleontologia: l'Anatomia e la Geologia.

La questione delle Glossopietre Stenone la pubblica nel 1669 in uno dei libri scientifici più importanti della Storia delle Scienze, il "De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus" in cui stabilisce il sano principio che se una sostanza solida è simile sotto ogni aspetto a un'altra sostanza solida, non solo per le condizioni della sua superficie ma anche per la disposizione interna delle sue parti e particelle, essa sarà simile anche per modo e luogo della sua produzione e anche quello di capire in caso di coesistenza di due aspetti diversi quale sia il più antico. Cioè, conta come la cosa è fatta all'interno e non la sua forma esterna; il principio ribalta completamente il sistema del neoplatonismo. 
Questo scritto fu l'inizio della fine del neoplatonismo e delle chiacchiere filosofiche sulla natura dei fossili e istituì anche nelle Scienze Naturali il sano principio della prevalenza dell'osservazione sulla interpretazione a priori di un fatto.

Nel “De solido”, oltre al superamento del neoplatonismo, abbiamo un'altra enunciazione di pari importanza, in quanto nasce con questa pubblicazione la geologia stratigrafica:
  • ogni strato si depone a partire da un fluido che contiene delle particelle solide che si depositato sulla superficie solida sottostante: in questa fase parti dure di provenienza animale o vegetale possono essere deposte assieme alle particelle e incorporarsi nel sedimento
  • ogni strato è continuo lateralmente e alla deposizione è più o meno orizzontale
  • gli strati si sovrappongono nel tempo (è il cosiddetto principio di sovrapposizione)
  • la struttura orizzontale di una pila di strati rimane inalterata se non viene disturbata da eventi successivi (vulcani o terremoti)
Sono cose piuttosto ovvie con il metro di oggi, ma nel 1668 non lo erano. Onore al merito

Già che ci siamo nel De Solido c'è anche il principio della cristallografia che appunto è noto come "Legge di Stenone": in un cristallo reale, comunque sproporzionato, l'angolo formato da due facce qualsiasi è sempre uguale a quello formato dalle due facce corrispondenti del cristallo ideale.
Poi Stenone rimase creazionista (era sperare troppo per l'epoca...) e le sue idee sulla formazione dell'Appennino espresse nel De Solido lasciano molto a desiderare con le conoscenze attuali, ma logicamente dobbiamo riportare i fatti e le idee al tempo in cui sono stati studiati: mi sembra che il danese abbia decisamente fatto fare dei passi da gigante ad anatomia, geologia e paleontologia e questo è ciò che conta.

Il successo del “De Solido” fu decisamente importante: basti pensare che già nel 1671 in Inghilterra uscì la traduzione inglese del Prodromo dal titolo “The Prodromus to a Dissertation Concerning Solids Naturally Contained within Solids".
Una velocità sorprendente di propagazione delle idee quando ancora non solo non c'era internet, ma neanche era facile e veloce viaggiare per l'Europa.
In Inghilterra ci furono anche delle polemiche sulla paternità della scoperta dell'origine delle glossopietre, specialmente da parte di Robert Hook, che era arrivato alle stesse conclusioni ma senza le generalizzazioni e la ricchezza di particolari poi scritte da Stenone. Furono però rigettate grazie ad influenti membri della Royal Society.

Purtroppo fu molto osteggiato dall'ambiente religioso e da quello filosofico, capitanati dall'ultimo strenuo difensore della teoria inorganica a proposito dell'origine dei fossili, Athanasius Kirchner (1602 – 1680), un sacerdote gesuita e scienziato all'epoca particolarmente autorevole ed ascoltato, specialmente in Vaticano. Queste resistenze perseguiteranno lo scienziato anche quando, dopo aver preso i voti, lasciò totalmente l'attività scientifica per passare a quella religiosa di conversione delle popolazioni che avevano lasciato durante la Riforma la chiesa di Roma.

Stenone quindi è stato un genio, uno dei massimi scienziati mondiali di sempre. Rimangono a lui intitolati la Legge di Stenone nella Cristallografia, il Principio di  Stenone nella Geologia e il Condotto di Stenone in Anatomia. Da ultimo c'è anche un riconoscimento religioso come la beatificazione. Purtroppo per lui si è occupato di geologia ed anatomia e non di fisica o chimica, quindi è sconosciuto ai più, persino a molti frequentatori dell'istituto Stensen, che a Firenze come associazione culturale ha contato parecchio negli anni passati (Darwin è un'eccezione, dovuta soprattutto alle polemiche sulla sua opera e a quella non sempre cristallina di chi si è rifatto a lui per vari motivi). In Danimarca c'è comunque la medaglia "Steno" che premia uno scienziato particolarmente distintosi nello studio della geologia di Danimarca e Groenlandia.

Ma la figura di questo intraprendente e acuto danese è quella del padre di chi si occupa del nostro pianeta, di come funziona e ha funzionato e di come si è svolta la sua vita passata, l'uomo che in geologia ha aperto la strada al Principio dell'Attualismo di James Hutton, ai Principles of Geology di Charles Lyell, alla Deriva dei Continenti di Alfred Wegener e alla Tettonica a Zolle di John T. Wilson.

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