martedì 19 gennaio 2010

il rischio sismico a Hispaniola: l'allarme per Port Au Priunce era stato lanciato e ce n'è un'altro per la zona settentrionale dell'isola

Quando si verifica un terremoto io mi fido essenzialmente delle mie fonti, dopo oltre 10 anni di esperienza nel web, perchè, ammetto, sono molto prevenuto nei confronti delle fonti di informazione generaliste. Però devo ringraziare Brunella Beato, una lettrice  (e blogger a sua volta) che indicandomi un link sulla CNN mi ha messo sulla buona strada.

Ricordo che nel post precedente ci eravamo lasciati con un dubbio: come è possibile che nella carta del rischio sismico da me riprodotta (e visibile di nuovo qui a fianco) la zona di Port au Prince non era segnalata come area a forte rischio sismico? Chiaro ed evidente che quella carta è sbagliata sia perchè ne abbiamo avuto una tragica riprova, sia perchè era risaputo in letteratura scientifica che lì c'era un margine trascorrente di zolla.

E' altresì vero che la zona colpita non ha una elevata densità di terremoti: a Hispaniola la sisimicità è molto maggiore nelle zone lungo l'Atlantico, dove al sistema trascorrente settentrionale si sommano gli effetti della subduzione sotto i Caraibi della crosta oceanica in corrispondenza di un perfetto sistema orogenico attivo, con le sue rocce metamorfiche, il batolite e le strutture di accrezione dei terreni sulla crosta continentale.
Grazie al link di Brunella sono riuscito ad arrivare agli scritti di un esperto dell'area, Paul Mann dell'Università del Texas, che invece era di tutt'altra opinione. Durante la 18esima Conferenza Geologica sui Caraibi svoltasi a Santo Domingo nel marzo 2008 Mann aveva presentato assieme ad altri ricercatori una ricerca dal titolo non proprio tranquillizzante: "Enriquillo-Plantain Garden strike-slip fault zone (EPGFZ): a major seismic hazard affecting Dominican Republic, Haiti and Jamaica".

Dopo aver descritto la tettonica generale intorno alla microzolla di Gonave, dimostra come la EPGFZ formi un lineamento geologico continuo e preminente tra Hispaniola e Giamaica. Intorno a questa linea, così ben visibile anche nell'immagine LANDSAT qui accanto, i ricercatori elencano e commentano una lunga serie di faglie, bacini, terrazzi ed altro associati alla EPGFZ, indicanti che la faglia ha un movimento trascorrente destro e che sicuramente è stata attiva nel tardo quaternario. Al proposito ho scaricato una presentazione dello stesso Paul Mann di oltre 130 Mb (astutamente ridotta a un più umano PDF di 22 Mb grazie alla stampante virtuale) in cui tra carte, foto, rendering tramite GIS e altro fa vedere tutta una serie di queste strutture che lo dimostrano inequivocabilmente.

Il lavoro conferma il movimento di circa 8 mm/anno e migliora sensibilmente le informazioni dell'USGS che avevo riportato nell'altro post: interessante appare il fatto che a partire dal terremoto del 1751, centrato nell'area del lago di Enriquillo (a Est di Port au Prince e già nel territorio della Repubblica Dominicana) ci sarebbe una progradazione verso ovest degli eventi, culminati nel terremoto della Giamaica del 1907. Nella cartina qui sotto l'area di Port Au Prince corrisponde alla parte in alto a destra dell'area di risentimento dell'evento del 1770. Da questa data il piano di faglia era virtualmente bloccato fino all'evento dell'altro giorno.

Secondo Mann negli ultimi secoli i due margini trasformi della placca di Gonave si sono mossi in periodi distinti. Il primo terremoto da lui indicato è del 1584 ed ha interessato il sistema settentrionale. Poi dal 1615 al 1860 il margine sismico è stato quello meridionale (la EPGFZ). La regola vale quasi sempre: Il margine settentrionale è ritornato attivo tra il 1842 e il 1946 (solo gli eventi del 1842 e del 1860 si sovrappongono). un'altra possibile eccezione è rappresentata da una scossa nel 1783. E' possibile che Mann non abbia citato questo sisma, attribuendolo più agli effetti della subduzione oceanica che al margine trascorrente della placca di Gonave.

Concludendo Mann nel 2008 scriveva che “dal 1770 a oggi nell'area della capitale haitiana si registra un deficit di deformazione di circa 2 metri, il che significa un terremoto di Mw = 7.2. Entro i 30 Km dalla faglia ci sono 2 città come Port-au-Prince e Kingston che insieme assommano oltre 3 milioni e mezzo di abitanti”. E che “lo studio paleosismico affrontato in questa comunicazione dimostra come questa ricerca debba essere considerata altamente prioritaria in Giamaica, Haiti e Repubblica Domenicana, dato il rischio sismico associato alla faglia”.

Un'altro aspetto allarmante da considerare dal 12 gennaio in poi è questo: Mann riporta che nel 1751 e nel 1761 gli eventi sarebbero stati multipli, rispettivamente 3 e 2. Nel 1751 una scossa a ottobre colpì la zona di Enriquillo e un mese dopo quella della capitale. Non sono in grado di dire dove è avvenuta la terza scossa attribuita a quell'anno né gli epicentri del 1761.


Abbiamo purtroppo avuto una drammatica conferma del pensiero di Mann. Ma probabilmente, anche se questo studio avesse avuto la considerazione ad esso dovuta, sarebbe cambiato poco. Tra recepire l'allarme e adeguare gli edifici (con le finanze disponibili a Haiti poi...) penso che si sarebbe potuto fare molto poco. Resta il fatto che qualcuno l'allarme lo aveva davvero lanciato.

Oltre alla possibilità in tempi brevi di nuovi terremoti lungo la EPGFZ verso la parte occidentale di Haiti e la Giamaica (e ci sarà da capire come mai la zona di Enriquillo è rimasta ferma quando in teoria doveva essere la prima a muoversi), ci sono forti apprensioni anche per ll'altra area caratterizzata da forte rischio sismico nell'isola di Hispaniola, la parte settentrionale del territorio della Repubblica Dominicana, dove si sta anciora strutturando  l'accrezione dei domini oceanici sulla crosta dell'isola.  Nell'allarme, che è noto almeno fino dal 1993, c'è sempre coinvolto Mann, assieme ad altri (con primo firmatario Carol S. Prentice). Siamo nella parte più orientale del sistema Settentrionale che delimita la placca di Gonave, nella valle di Cibao: in quest'area, scavando una trincea attraverso la faglia in una zona di recente accumulo di sedimenti, è stato chiaramente notato che, al di là della frequenza degli eventi, un terremoto capace di rompere il terreno manca da ben 700 anni, un limite superiore a quello che è stato determinato per le differenze di età delle altre rotture ritrovate.

In altre parole, anche qui bisogna che le autorità si rendano conto del rischio. Tutto sommato, se davvero fosse valida la “regola” che se si muove la EPGFZ non si muove la zona settentrionale, gli abitanti potrebbero dormire sonni tranquilli. Ma forse non è il caso di fidarsi di pochi secoli di osservazioni....

BREAKING NEWS DEL POMERIGGIO:

E' di questi minuti la notizia che nella zona delle Isole Cayman c'è stata una scossa con M=5.8.  Sono esclusi danni a cose e persone. Si è quindi mosso anche il sistema settentrionale. Ovviamente non si possono fare dei collegamenti sicuri fra i due avvenimenti. Intensità, profondità e analogie con gli altri terremoti della zona fanno supporre che anche qui siamo davanti ad un meccanismo di faglia trascorrente destra.

2 commenti:

brunella beato ha detto...

Ottimo!
un caro saluto.

simone ha detto...

ciao Aldino. gli ultimi tuoi post relativi agli aspetti geodinamici dei recenti sismi nei Caraibi sono un sacco interessanti.
Ci sei stasera da Anna?