Il terremoto messicano M 7.3 del 17 luglio 2026 ha avuto un epicentro ad una cinquantina di Km dalla costa meridionale del Chapas, non lontano dal confine con il Guatemala a una profondità di circa 20 km. La scossa ha provocato anche uno tsunami, però di dimensioni estremamente ridotte, una trentina di centimetri. Questo terremoto ha due particolarità: la presenza di un probabile foreshock (una scossa "premonitrice") e conseguenze molto minori di quanto poteva essere ipotizzato, probabilmente a causa di due circostanze importanti: un fattore geofisico (la distanza dalla costa), mente dal punto di vista antropico ha giocato la bassa densità di popolazione. Non è la prima volta che nell’area il bilancio ipotizzato dal PAGER del Servizio Geologico degli Stati Uniti sia stato ben più pessimistico di quello reale: la stessa cosa è avvenuta per il ben più forte terremoto M 8.2 dell’8 settembre 2017, che ha avuto un epicentro a circa 100 Km a NW di questo, più o meno alla stessa distanza dalla costa anche se si è trattato di un evento più profondo e con un meccanismo diverso: in quel caso il PAGER aveva previsto come scenario più probabile un numero di vittime dell’ordine delle migliaia, in realtà nell’occasione sono state un centinaio.
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| Terremoti con M uguale o superiore a 7 tra Messico e Guatemala dal 1970 |
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| meccanismo focale: si evidenzia una compressione lungo un piano poco inclinato |
QUADRO TETTONICO. La costa pacifica dell’America Centrale è caratterizzata da una spiccata attività sismica di non trascurabile importanza, con la bellezza di oltre 40 eventi con M 7 o più dal 1970 come si evidenzia dalla carta qui sopra (fonte: USGS). Questo perché in quell’area la placca delle Cocos subduce verso nord-est sotto il Messico e l'America Centrale, quindi sia sotto la placca nordamericana che sotto quella caraibica, alla rispettabile velocità di circa 76 mm/anno. Il limite fra la Placca Nordamericana e Placca Caraibica è costituito dalla Swan Fault, un sistema di faglie trascorrenti sinistre (Clark et al, 2026).
Il meccanismo focale è quello di un terremoto di thrust, quindi una faglia inversa a basso angolo, esattamente quello che ci si può aspettare in un’area di scontro fra placche. Diversi terremoti come questo avvengono esattamente al limite fra la placca che si immerge nel mantello e quella soprastante. Potrebbe anche essere in questo caso ma ci sono ancora dei dubbi sulla localizzazione, sia dell’epicentro che della profondità epicentrale. Solo la revisione dei dati potrà dirci se davvero questo terremoto si è verificato al limite fra le due placche.
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Secondo l'USGS, la profondità ipocentrale è di circa 20 km, tale da far pensare ad uno scorrimento all’interno della zona in compressione sopra il limite di scorrimento fra le due placche, se non direttamente al limite fra esse. Nella carta poco più sotto che si riferisce specificamente a questo terremoto e alle sue repliche fino al 19 luglio vediamo come nelle aree limitrofe all'evento del luglio 2026 si trovano anche gli epicentri dei terremoti M 7.3 del 1970 e M 7.2 del 1993. Come nel caso del 17 luglio si tratta di scorrimentil ungo una faglia inversa a basso angolo, nel quadro della deformazione del margine del Centro America per la sua collisione con la placca di Nazca.
Questi due eventi sono stati un po' più profondi (entrambi con un ipocentro a 35 km di profondità), ma tutti sembrerebbero avvenuti al di sopra del limite fra le placche e quindi parrebbero annidati nella fascia in deformazione del margine continentale centroamericano.
L’EPICENTRO E I POSSIBILI FORESHOCKS. Ovviamente in caso di eventi come questo la zona interessata è tutt’altro che puntiforme e pertanto per epicentro si intende all’incirca al punto in cui è iniziata la rottura. Ne segue che in genere l’epicentro si viene a collocare vicino ad uno dei vertici dell’area dove è avvenuto lo scorrimento cosismico, area che individuabile abbastanza chiaramente perché è quella interessata dalle repliche. La regola è chiaramente rispettata anche in questo caso.
Per un evento come questo sempre secondo USGS l’area interessata dallo scorrimento sarebbe mediamente lunga 60 km e larga 30. In realtà nella carta ottenuta proprio con i dati di USGS l’area delle repliche ha dimensioni molto maggiori, 105 x 80 km.
Nella carta sono indicate la scossa principale e le repliche, oltre ai terrmeoti maggiori del 1993 e del 1970 (uno dei più vecchi del database USGS). In particolare sono interessanti gli eventi che ho contrassegnato con un pallino arancione. Si tratta di due piccole scosse che hanno preceduto il terremoto principale. Un evento M 4.7 è avvenuto un’ora e mezzo prima e ha un epicentro che si trova a 5 km a NW di quello principale (che, ripeto, è il punto in cui è iniziata la rottura). E non è difficile classificarlo come un foreshock. Qualche giorno prima, il 14, è stato registrato un terremoto M 4.1 il cui epicentro, al netto dell’incertezza, risulta essere a poco più di un km dall’epicentro principale. 3 giorni sono troppi per chiamarlo un foreshock?
Ora, è evidente che – purtroppo – i foreshock sono identificabili come tali solo a posteriori e che la stragrande maggioranza degli eventi sismici minori “isolati”, cioè che non appartengono alle sequenze innescate dai terremoti maggiori, non precede nulla (nella fascia sismicamente attiva lungo la costa del Centro America se ne registrano decine all’anno…) ma data la loro localizzazione, il sospetto che quello del 14 e – soprattutto – quello avvenuto un’ora e mezzo prima abbiano avuto un ruolo nell’innesco del M 7.3 esiste e sarebbe sicuramente interessante capire se e quanto queste due scosse abbiano inciso sulla produzione del terremoto principale.
IL BILANCIO DI VITTIME E DANNI MOLTO MINORE DEL PREVISTO. Il PAGER di USGS rilasciato immediatamente dopo l’evento dava come più probabile un numero di vittime nell’ordine delle centinaia. Due giorni dopo lo stesso PAGER indica come lo scenario più realistico le decine di vittime. Ad oggi però non ci sono notizie su vittime e danni.
Diciamo che quello che pare essere un impatto molto inferiore a quanto era stato paventato dal USGS può essere dovuta a due circostanze importanti:
- una geofisica: l’epicentro anche se abbastanza superficiale si trova a più di 40 km dalla costa, e la rottura si è propagata verso il largo
- una antropica: una bassa densità di popolazione nell’area, dove non pare esistano molti edifici di una certa altezza.
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| la parte più orizzontale della subduzione sotto il Centroamerica ottenuta con il tool SUBMAP |
A parte il meccanismo focale particolare vista l'area e la sua tettonica, cito questo terremoto perché come sembra essere successo per il terremoto di qualche giorno fa, anche nel caso del 2017 il PAGER di USGS è stato molto (ma molto...) più pessimista della realtà: indicava infatti come scenario a maggiore probabilità quello di migliaia di vittime, quando invece – per fortuna – il loro numero non ha sorpassato il centinaio.
Quindi il fatto che almeno per adesso non ci siano notizie particolari di danni e di vittime è in linea con quanto è successo 10 anni fa ed è quondi probabile che per qualche motivo il PAGER esageri l'impatto dei terremoti nell'area, mentre in genere "ci azzecca" piuttosto bene
BIBLIOGRAFIA
Clark et al (2026). A Fiftieth Year Retrospective on the 1976 Mw 7.5 Motagua Earthquake in Guatemala, Bull. Seismol. Soc. Am. XX, 1–21,
Okuwaki & Yagi (2017). Rupture process during the Mw 8.1 2017 Chiapas Mexico earthquake: shallow intraplate normal faulting by slab bending. Geophysical Research Letters, 44, 11,816–11,823.






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