mercoledì 6 giugno 2018

I mammiferi terrestri siciliani, la loro storia e un istmo nello stretto di Messina


Prima della fine del Miocene i territori oggi facenti parte della Sicilia appartenevano a due piattaforme continentali diverse in cui le isole erano di ridotte dimensioni e sporadiche nello spazio e nel tempo. Da quel momento i primi lembi dell’isola sono emersi stabilmente e, complici sia gli eventi tettonici che, nel quaternario, le oscillazioni del livello marino, il suo territorio ha variato spesso configurazione, da quella a più isole (tre grandi, la catena settentrionale, gli Iblei e Malta) a una terra molto vasta che arrivava oltre Malta. Per la sua posizione al centro del Mediterraneo, la Sicilia può essere vista come una via principale per le migrazioni tra le coste meridionali e settentrionali del bacino, ma questo è ciò che vediamo ora: in un passato anche molto recente le comunicazioni fra l'isola (o, meglio, le isole che componevano l’arcipelago siculo – maltese) e le aree circostanti sono state sporadiche. La colonizzazione della Sicilia da parte dei vertebrati terrestri è stata quindi molto complessa, come anche la colonizzazione umana che sembra essere avvenuta molto in ritardo rispetto alle altre sponde del Mediterraneo. Ci sono diverse questioni in campo che sono ancora aperte e irrisolte o forniscono risultati contraddittori sulle provenienze faunistiche, che potevano sfruttare il cosiddetto istmo siculo-tunisino o la penisola Italiana (ma possono essere vere entrambe...). Su queste istanze prettamente zoologiche si innesta quella antropologica: quando è avvenuta la colonizzazione umana e da dove provenivano questi uomini? 

L'Italia nel Pliocene: tante isole separate.
I RARI FOSSILI DEL MIOCENE E L’ASSENZA DI TESTIMONIANZE NEL PLIOCENE. La Sicilia è un'area in cui due placche si sono scontrate tra l’inizio del Miocene e l’inizio del Pliocene (grossolanamente tra 20 e 5 milioni di anni fa) ed è composta da tre domini principali: la catena settentrionale, l’avampaese Ibleo e, in mezzo, l’avanfossa di Gela e Caltanissetta. La zona degli Iblei, il settore sud-orientale dell'isola, prosegue nel canale di Sicilia fino all'arcipelago di Malta, e rappresenta il margine settentrionale della placca africana.
Prima del Miocene, le aree ora comprese nella Sicilia appartenevano a piattaforme continentali in cui le isole erano saltuarie nel tempo e nello spazio, ma dall’inizio di questo periodo, circa 20 milioni di anni fa, le cose iniziano a cambiare perchè le due piattaforme si scontrano e nella zona degli attuali Iblei troviamo i primi segni della futura e definitiva emersione: una serie di isole, nelle quali si trovano denti di una forma nana di Mastodonte di chiara affinità africana (provenienza logica, dato che era una continuazione della piattaforma di quel conitnente) e che rappresentano le più antiche tracce di mammiferi terrestri in Sicilia. Più tardi, verso la fine del Miocene (ma non in quello terminale) è stata ritrovata una fauna che include taxa euroasiatici e africani, senza particolari endemismi, che però è stata distrutta durante il terremoto del 1908. La duplice provenienza potrebbe essere spiegata da un mix di forme di provenienza iblea e da nord (Rook et al, 2006) 
Se i fossili del Miocene sono frammentari, quelli del periodo successivo, il Pliocene, sono praticamente assenti: è stato un periodo di alto mare in cui l'Italia e il Nordafrica erano come le attuali Filippine: una serie di isole (molto piccole…) separate da bracci di mare più o meno ampi. Non certo un posto ideale per i mammiferi terrestri.

I COMPLESSI FAUNISTICI FOSSILI DEL PLEISTOCENE IN SICILIA. Nel Pleistocene la situazione cambia notevolmente: specialmente durante le fasi a basso livello marino dei massimi glaciali, al posto dell'arcipelago Siculo - Maltese si forma una vasta area emersa che comrende la Sicilia, Malta e vaste aree del canale di Sicilia. Da questa situauzone hanno tratto giovamento i mammiferi terrestri, di cui troviamo numerose testimonianze, specialmente nei tempi più recenti. Sono stati individuati diversi complessi faunistici che cambiano nel tempo (Bonfiglio et al, 2002), ben descritti anche in Sineo et al (2015)
1. Complesso faunistico di Monte Pellegrino. È il più antico: si tratta di una fauna scarsamente diversificata, composta principalmente da piccoli mammiferi probabilmente discendenti della popolazione della fine del Miocene che hanno eroicamente resistito alle difficoltà del Pliocene. Sono forme estremamente particolari, con un endemismo pronunciato che riflette il lungo isolamento. Da questo momento l'attuale area della Sicilia emerge con una certa continuità sia nel tempo che nello spazio e cominciano ad arrivare cose diverse.
La regione italiana nei momenti di basso livello marino
durante i massimi glaciali: Sicilia e Malta unite
2. Complesso faunistico di Elephas (Palaeoloxodon) falconeri. È dominato, come attesta il nome da questo elefante nano. Si tratta di un mix fra elementi di origini africane e elementi locali antichi come quelli del complesso faunistico precedente. È comunque una fauna povera, che riflette una situazione di scarsa continuità tra le varie isole che componevano l’arcipelago siculo – maltese e dove tranne il proboscidato tutti gli altri esponenti erano di dimensioni estremamente ridotte. Le poche datazioni parlano di circa 400.000 anni fa
3. Complesso faunistico di Palaeoloxodon mnaidriensis. Anche questo complesso prende il nome da un proboscidato, il quale è sempre una forma abbastanza piccola, ma adesso compaiono altri mammiferi di dimensioni medie come bisonti, uri, ippopotami, cervi rossi, daini, cinghiali, iene maculate, lupi e volpi. Con la rilevante eccezione di un ippopotamo (nano) si tratta di forme chiaramente europee. Il cambiamento non ha riguardato i mammiferi di piccole dimensioni, che continuano più o meno ad essere come quelli di prima. Le datazioni sui reperti forniscono delle età comprese fra 200 e 145 mila anni fa.
Entrambi questi complessi sono noti pure a Malta (Hunt & Schembri, 1999)
4. Complesso faunistico San Teodoro Cave–Pianetti. Abbastanza simile al precedente per i macromammiferi, a parte la perdita dell’ippopotamo e la comparsa di un cavallo, si discosta fortemente dal precedente per i piccoli mammiferi, che vengono sostituiti completamente. La comparsa del cavallo dimostra la scomparsa dei boschi in favore delle steppe (ma anche qualcos’altro, ne leggerete subito dopo) ed in effetti siamo esattamente intorno all’ultimo massimo glaciale di 20.000 anni fa
5. Complesso faunistico di Castello. Si colloca dopo il massimo glaciale ed è caratterizzato dalla fine degli endemismi residui: la fauna è praticamente la stessa dell’Italia continentale.
Quindi nel Pleistocene superiore, da 300.000 anni fa in poi, si assiste al ribaltamento delle provenienze faunistiche,  dall’Africa all’Europa. Immagino che la cosa rifletta importanti cambiamenti paleogeografici: il ritiro dei mari interni della penisola italiana e l’approfondirsi nel Canale di Sicilia della soglia fra Mediterraneo Occidentale e Orientale, con la definitiva perdita della continuità della piattaforma continentale tra Italia e Africa.
Però il massiccio arrivi di piccoli mammiferi carnivori, dei cavalli e dei leoni dimostrerebbe che anche lo stretto di Messina non esisteva più durante l’ultimo massimo glaciale (LGM)
Andiamo con ordine.

Confronto fra uomo, elefanti nani della Sicilia e Elephas antiquuus
(tipica forma europea quaternaria) da Benton (2010) 
TEORIA DEL POPOLAMENTO DELLE ISOLE. È indubbio che i mammiferi terrestri in qualche caso abbiano colonizzato delle isole a relativa distanza dalla terraferma. Il caso classico è quello del Madagascar, dove l’arrivo dei mammiferi placentati è posteriore alla separazione dell’isola dall’Africa. Ma ci sono altri casi, come per esempio i Primati e i roditori che nel Paleocene sono passati dall’Europa all’Africa e nell’Eocene dall’Africa in America meridionale e, sempre nel continente latino – americano, l’invasione degli ungulati del nordamerica fino a formare i gruppi tipici ora estinti come i Notoungulati e i Litopterni nel Paleocene. 
Nelle isole spesso le dinamiche sono diverse da quelle della terraferma e difatti un metodo valido per riconoscere una fauna insulare è il nanismo delle forme in teoria più grandi, dovuto alla mancanza di predatori e ad una minore abbondanza di risorse, mentre quelle più piccole tendono ad aumentare di dimensione.
Per conquistare un’isola ci vogliono diverse qualità. La prima è intuitiva: la capacità, più o meno forzata, di passare un braccio di mare; la seconda è la capacità di adattamento, che in generale significa “riesco a mangiare tutto quello che trovo
Una parte delle colonizzazioni sono avvenute in modo talmente improbabile  da essere chiamato la "vittoria nella lotteria", che può essere “a nuoto” o “a cavallo di una zattera”: in concomitanza di forti eventi atmosferici la corrente ha trascinato in mare degli individui che nuotando o attaccati a delle zattere vegetali sono riusciti a sbarcare in una nuova isola anziché annegare o morire di sete. La cosa è stata dimostrata recentemente nei Caraibi con delle iguane che dopo un uragano sono arrivate in un’isola dove non c’erano loro conspecifici (Dawkins, 2004).
Altre situazioni sono la dispersione attraverso corridoi moderatamente ampi formati da aree a basso fondo marino o sistemi di lagune parzialmente emerse, con il caso estremo della formazione temporanea di vere connessioni completamente terrestri.
Dal punto di vista della "lotteria", mammiferi di piccole dimensioni hanno la possibilità di resistere abbastanza a lungo su delle zattere a patto che le foglie forniscano acqua dolce, mentre quelli di grandi dimensioni hanno a disposizione solo la capacità di nuotare (e infatti a parte, forse, gli antenati degli ungulati americani e gli elefanti, si tratta sempre di forme leggere e di dimensioni ridotte come piccoli Primati, Roditori o piccoli insettivori come i Tenrec).
Elefanti e cervidi sono buoni nuotatori (gli elefanti anche in mare, anche se suona strano ...) e difatti i loro fossili sono diffusi in molti siti che erano isole ad una certa distanza dalla terraferma non solo nel Mediterraneo, ma anche in Cina, Indonesia e California (Johnson, 1980). Viceversa gli ippopotami non nuotano, ma camminano sul fondo del corso d’acqua.
Ma oltre alle qualità del nuoto occorrono anche le capacità di opportunismo alimentare: i cervidi richiedono un foraggio altamente nutriente, tuttavia possono passare facilmente da un tipo di cibo all'altro. I bovini invece evolvono specializzazioni sofisticate per un certo tipo di cibo. Pertanto, se i cervidi non possono competere con i bovidi negli ecosistemi maturi, la loro strategia opportunistica li rende buoni colonizzatori che possono sopravvivere in nuove aree, dove i bovidi specializzati non riescono a nutrirsi. Pertanto, l'opportunismo ecologico e l'assenza di specializzazioni alimentari danno ai cervidi delle buone possibilità di sopravvivenza. Anche ippopotami e proboscidati non sono molto schizzinosi in fatto di cibo.
Insomma, mentre gli elefanti e i cervidi sono buoni nuotatori e si adattano a tutto (e quindi sono dei perfetti saltatori), gli ippopotami nuotano molto male ma si adattano a tutto e i bovidi magari nuotano ma sono molto limitati nel tipo di cibo. Invece i cavalli sono la negazione totale di questa specialità: non nuotano e hanno bisogno di cibo specifico e abbondante (difficile in un'isola secialmente la seconda..). Quindi trovare un cavallo in Sicilia significa che il passaggio via terra c’era davvero..

lo stretto di Messina con la soglia tra Villa San Giovanni e Ganzirri, da Antonioli et al (2014)
IL PASSAGGIO SULLO STRETTO DI MESSINA. Abbiamo visto che il complesso faunistico di San Teodoro – Cave Pianetti differisce da quello precedente (quello del Palaeoloxodon mnaidriensis) per l’arrivo di leoni, cavalli e diversi piccoli mammiferi. Un piccolo mammifero è un conto, può essere un caso di vincita alla lotteria, ma quando sono diverse specie la cosa “puzza” un pochino. Se poi ci mettiamo anche leoni e cavalli, che a fare salti in mezzo al mare non ci pensano assolutamente, e che dove c’è cavallo c’è steppa (e quindi un clima decisamente più freddo) si può ipotizzare che il tutto sia avvenuto in coincidenza di un momento di freddo. L'ipotesi è giusta: questo complesso faunistico si colloca esattamente intorno all’ultimo massimo glaciale di 20.000 anni fa. Ma oltre al freddo c’è anche l’abbassamento del livello marino. Abbassamento che, come dimostrano Antonioli et al (2014) ha portato all’emersione di una soglia posta più o meno tra Ganzirri e Villa San Giovanni nel periodo dell’LGM, tra 22 e 19 mila anni fa,  quando solo 100.000 anni prima il braccio di mare era largo circa il doppio di adesso.
Nell’immagine si vede come già con un livello marino di 108 metri più basso di quello attuale, un istmo collegherebbe attualmente le due sponde. Il lavoro prende in esame diversi parametri, a partire dall’erosione delle correnti, per modellizzare l’altezza di questa soglia. 
La presenza di questo ponte di terra è quindi provata sia dal lato geologico che da quello biogeografico. È inoltre possibile (e le datazioni sono coerenti con questo) che anche il passaggio fra i due complessi faunistici ad elefanti sia avvenuto durante il periodo glaciale precedente nella stessa zona, vista la presenza di ippopotami, bovini, iene, lupi e volpi, animali non particolarmente noti per avventure acquatiche, e che a parte l’ippopotamo si tratta di apporti tipicamente europei.

LA COLONIZZAZIONE UMANA DELLA SICILIA. Veniamo adesso all’ultima questione aperta, la colonizzazione umana. Ci sono possibili evidenze di presenza umana, forse sporadica, tra 32.000 e 27.000 anni fa; in particolare qualche Autore riporta dei reperti risalenti all'Aurignaziano (Chilardi et al, 1996). Tuttavia, questi resti, estremamente frammentari, hanno uno scarso valore diagnostico perché non è neanche sicura la loro collocazione stratigrafica. Reperti sicuri esistono solo negli ultimi 15.000 anni,  . In questo caso la soglia nello stretto di Messina potrebbe aver giocato un ruolo fondamentale per questa prima migrazione nell’isola. Morfologia e genetica dimostrano che questi colonizzatori hanno una chiara affinità europea, escludendo così un ampio contributo dal lato opposto del Mediterraneo (Sineo et al 2015). Resta la curiosità di uno stanziamento nell’isola estremamente recente, addirittura più recente che nella più lontana dal continente Sardegna.

Antonioli et al (2014) Timing of the emergence of the Europe–Sicily bridge (40–17 cal ka BP) and its implications for the spread of modern Humans 
Benton et al (2010) Dinosaurs and the island rule: Dinosaurs from Hateg Island, Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology (2010), doi:10.1016/j.palaeo.2010.01.026.
Bonfiglio et al (2002) Pleistocene calabrian and sicilian bioprovinces Geobios, mem.spec. 24
Chilardi et al (1996). Fontana Nuova di Ragusa (Sicily, Italy): southernmost Aurignacian site in Europe. Antiquity, 70, 553–563.
Dawkins (2004). The Ancestor Tale Houghton Mifflin Harcourt publishing, Boston 
Hunt & Schembri (1999) Quaternary environments and biogeography of the Maltese Islands.
In: Mifsud, A. & Savona Ventura, C. [eds] Facets of Maltese prehistory. pp. 41-75; Malta: The Prehistoric Society of Malta; vii + 243pp
Johnson 1980. Problems in the land vertebrate zoo- geography of certain islands and the swimming powers of elephants. Journal of Biogeography, 7, 383–398.
Rook et al (2006) Lands and endemic mammals in the Late Miocene of Italy: Constrains for paleogeographic outlines of Tyrrhenian area. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 238, pp. 263-269
Sineo et al (2015) Human Peopling of Sicily During Quaternary  - The Quaternary Period AcademyPublish.org 

46 commenti:

Arcangelo Michele ha detto...

Scusi, professor Piombino, ho letto il suo articolo che sarà stato iscritto anche in maniera piuttosto egregia, ma è palesemente incompleto.
È religiosamente e storicamente assodato che la Bibbia riporta eventi realmente accaduti. Se i dinosauri sono realmente esistiti, perché l'Antico Testamento non li menziona?
Riguardo le parti sommerse e poi nuovamente emerse, io credo di non avere bisogno di passare il mio tempo spirituale a leggere le vostre supposizioni geologiche giacché è tutto scritto nella Bibbia: il Grande Diluvio Universale vi fu per sterminare l'umanità degenerata e maligna. Oggi, con i cambiamenti climatici, sta accadendo qualcosa di simile: il Signore è offeso nel cuore dal livello di bruttezza raggiunto dall'umanità tutta. I terremoti e gli uragani sono le occasioni straordinariamente celestiali per purgare quest'orgia opulenta e peccaminosa.
Arrendetevi: il metodo scientifico è fallito. Lei stesso, gentile signor Piombino, si è rifiutato di discutere a proposito dell'ipotesi evoluzionistica perché in cuor suo è conscio che quella teoria è fallace sotto tutti i punti di vista. L'uomo è stato creato, con il Soffio e con la Sabbia.
In conclusione, pregherò per Lei e chiederò agli angeli di intervenire affinché il fratello Aldo Piombino non venga più sedotto dai demoniaci richiami dello scientismo. La Bibbia è tutto.

punteruolorosso ha detto...

@arcangelo michele,
in effetti ho conosciuto molte persone del centroitalia colpito dai terremoti, e le posso assicurare che sono dei sodomiti.

Aldo Piombino ha detto...

Faccio solo notare che non è che mi sono rifiutato, ma ho avuto altro da fare. Prima o poi (ma solo ed esclusivamente quando ne avrò voglia) risponderò.
Tantomeno mi rifiuto di rispondere perchè sono convinto della "fallacità dell'evoluzione" ...
stia tranquilla: ci sono prove di ogni tipo: geologiche, paleontologiche, biologiche, tassonomiche, embriologiche ... insimma tutte le Scienze della Vita "funzionano" esclusivamente su basi evoluzionistiche..

Ringrazio per le preghiere ma un mio amico ateo mi ha assicurato che non corro rischi...

PS: siete gli stessi che sostenevate che è il Sole a girare intorno alla Terra..

Aldo Piombino ha detto...

ah, penso che questo sia un troll che mi perseguita da un pò di tempo...

Aldo Piombino ha detto...

ah, a proposito... non sono "professore"

Anonimo ha detto...

Salve a tutti. Premetto che sono abbastanza ignorante in materia. Vivo a Cesena e ho letto sul blog della professoressa D'Orsogna che un'importante impresa energetica potrebbe trivellare la zona. A quanto potrebbe ammontare il rischio sismico? Grazie e saluti affettuosi all'amico Aldo.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Su Facebook sta girando questa notizia:

Schizofrenia ministeriale, air gun pericoloso ma concesso ai petrolieri

Io risiedo sulla costa adriatica. Mi debbo preoccupare? Che precauzioni debbo assumere?

Aldo Piombino ha detto...

L'airgun ė una tecnica per la prospezione dei fondali marini usata da decenni dappertutto e che non ė assolutamente pericolosa per l'uomo, tantomeno può provocare terremoti.
Non c'è da prendere nessuna precauzione

VALENTINA PREOCCUPATA ha detto...

Professore buonasera. Da parecchi mesi è in atto un piccolo sciame sismico tra Molise e Abruzzo, nella zona a sud di Castel Di Sangro (Vastogirardi). Forse nessuno lo sta notando vista la bassa magnitudo, ma in pochi mesi sono state registrate centinaia di scosse, molte sopra il 2. L'area rientra nella sequenza Frosinone-L'Aquila?

Anonimo ha detto...

Ma se dovesse venire un terremoto come si deve a Firenze, Siena, Pisa, San Gimignano, Roma ecc.ecc pure queste città verrebbero rase al suolo. Il Palazzo Vecchio di Firenze fu forse costruito adottanto sistemi antisismici? No! Se è ancora li dipende dal fatto che ancora un bel terremoto a Firenze non c'è stato.

Aldo Piombino ha detto...

per Valentina: innanzitutto non sono "professore"..
conosco la situazione di Vastogirardi (o, meglio, la questione della sequenza sismica in corso). Purtroppo me ne sono dovuto occupare anche per causa di uno dei soliti espertoni improvvisati che sparava bischerate.
Non capisco bene cosa voglia dire "sequenza Frosinone - l'Aquila" ma diciamo che non c'è nessuna connessione diretta con altre sequenze sismiche nelle aree vicine. Di sicuro vicino a Vastogirardi ci sono delle faglie potenzialmente molto pericolose e quindi spero che questa sequenza serva a far capire che si deve abitare / lavorare / studiare / passare il tempo libero in edifici in grado di sopportare l'evento sismico peggiore che può avvenire teoricamente nella zona e che siano costuriti in un luogo idoneo, cioè non siano a rischio per amplificazione delle onde sismiche o per frane.

Per l'anonimo che chiede di Firenze: il duomo e gli altri edifici medievali hanno resistito almeno a due eventi sismici di una certa importanza, nel 1453 e nel 1895. Teoricamente non è un'area affetta da terremoti estremamente forti come invece lo è il Mugello.
Io stesso una mattina ho avvertito un terremoto avvenuto nel Chianti quando ero in un palazzo storico sede di un dipartimento dell'università. Non è stato piacevole anche se non abbiamo corso nessun rischio

Certo, se dovesse venire un terremoto di M6 sotto Firenze probabilmente i danni sarebbero enormi... ma in questo momento non pare una prospettiva realistica.
C'è comunque in certe aree della città un rischio maggiore dovuto ad amplificazione locale delle onde sismiche, in special modo dove i sedimenti recenti che stanno sopra la pietraforte sono poco spessi e poco compatti

Aldo Piombino ha detto...

per l'amico di Cesena: innanzitutto "trivellare" è un termine profondamente sbagliato. Diciamo in questo caso "perforare" che è corretto (fra la D'Orsogna e la geologia c'è una incompatibilità di fondo... sarebbe meglio che la suddetta si occupasse di cose che ha studiato e no di Scienze della Terra).
Veniamo al dunque. Allora, se per "trivellare" si intende "perforare", ebbene, le perforazioni non fanno assolutamente nulla dal punto di vista sismico, tantomeno lo fanno le prospezioni geofisiche che vengono eseguite prima di decidere se perforare o no (cosa estrremamente costosa).
La sismicità indotta dalle attività di estrazione di idrocarburi è una cosa diversa e succede solo in alcuni casi specifici, in particolare quando vengono reiniettati in profondità i fluidi acquosi estratti insieme al petrolio in certe condizioni geologiche.
L'estrazione ha provocato degli eventi sismici solo in caso di gas e solo in due aree specifiche, il Canada occidentale e l'Olanda.

Quindi direi che fondamentalmente, data la situaizone geologica italiana, ci possono essere millemila motivi per non CONSUMARE combustibili fossili, ma non certo le paure irrazionali e scientificamente infondate sull'eventuale rischio sismico.
Insomma, meno seguite la D'Orsogna meglio è.

Sui terrmeoti emiliani ti invito a leggere questo mio post: http://aldopiombino.blogspot.com/2016/02/perche-le-attivita-di-estrazione-di.html . In questo post ci sono i link anche ad altri post che ho scritto sull'argomento

Aldo Piombino ha detto...

Mi scuso per aver precedentemente saltato la risposta all'amico di Cesena ma fino a quando blogger non risolve il bug che non arrivano le notifiche dei commenti via mail il rischio che non veda i commenti è alto...

Anonimo ha detto...

Buongiorno. Cosa ne pensa della Teoria di Previsione Sismica basata sull'Allineamento Planetario (Metodo Gagliardi-Calandra)?

È quindi confermato che il rischio di terremoti distruttivi aumenta esponenzialmente quando si presenta l'allineamento della Terra con Giove o Saturno?

VALENTINA PREOCCUPATA ha detto...

Guardi, la sequenza Frosinone-L'Aquila mi è stata segnalata qualche settimana fa sul gruppo facebook TERRY di Massimo Valle...

Anonimo ha detto...

Cari lettori,

Non siamo in grado di prevedere i terremoti, però i sismologi utilizzano dei modelli per calcolare la probabilità di un evento sismico in una determinata zona ed in un determinato periodo di tempo
L’INGV ha fornito e sta fornendo con continuità previsioni probabilistiche di lungo e di breve termine.
Con le previsioni probabilistiche di lungo-termine, si possono identificare (e già lo si è fatto) le aree dove avverranno i grandi terremoti del futuro. Di particolare rilevanza in quest’ambito è la MAPPA DI PERICOLOSITA’ SISMICA elaborata dall’INGV, che fornisce lo scuotimento del terreno atteso nei prossimi 50 anni.
Qui ci sono le previsioni probabilistiche dell’INGV, aggiornate al 1 gennaio 2013, riguardo la probabilità di occorrenza di eventi di magnitudo superiore al grado 5.5 Richter in Italia entro il 2022.

Spiccano le seguenti aree:

Friuli Venezia Giulia: 28,2%

Umbria, Monti Reatini: 25,6%

Appennino Campano/Lucano: 25,6%

Abruzzo aree interne: 15%

Calabria: 14,8%-17,6%

L'Italia è fortemente sismica. Non sottovalutate gli avvertimenti del Piombino. Se la placca africana si muove, "balliamo" anche noi. Il terremoto di per sé non uccide, ma la cattiva costruzione delle nostre case sì. In giro, soprattutto nelle città storiche e nei piccoli villaggi di montagna, la situazione è a dir poco disastrosa.

Anonimo ha detto...

Io vivo a Benevento. Sono in pericolo?

Aldo Piombino ha detto...

Valle? Non ha nessuna autorevolezza in materia. Ora capisco... Un simile capolavoro non poteva che venire a un geofisico-fai-da-te come lui..
Seguite Alessandro Amato che ė MOLTO meglio.. Geofisico estremamente preparatore competente..

Aldo Piombino ha detto...

Basta vedere la classificazione sismica del comune e confrontarla con le caratteristiche degli edifici..

Aldo Piombino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Aldo Piombino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Aldo Piombino ha detto...

Per Valentina:

Valle? Non ha nessuna autorevolezza in materia. Ora capisco... Un simile capolavoro non poteva che venire a un geofisico-fai-da-te come lui..
Seguite Alessandro Amato che ė MOLTO meglio.. Geofisico estremamente preparatore competente..

E qui mi riallaccio anche a chi parla di Calandra.
la sua teoria è per dirlo chiarmente "una cagata pazzesca".
Incommentabile e impossibile dal semplice punto di vista fisico...

Aldo Piombino ha detto...

per quanto riguarda Benevento, è chiaramente una città in cui il rischio teorico di forti terrmeoti esiste.
Mi auguro che l'edilizia sia del livello necessario a impedire problemi in caso di terremoti...

VALENTINA PREOCCUPATA ha detto...

Eh, lo so, signor Piombino... anche io non ho compreso che cosa esattamente sia la sequenza Frosinone-L'Aquila. Avevo fatto notare al sig. Valle (Terry-1) che, in assenza di un titolo di studio, avrebbe fatto meglio a lasciar parlare un professionista del settore, ma lui mi ha risposto dicendomi che sono un po' sciocca e che comunque egli aveva studiato la Geologia da autodidatta. Poi qualche settimana fa sono stata bannata dal gruppo e non so più cosa sia successo...

Anonimo ha detto...

Cambiamenti climatici, 2100: l’Italia sommersa

L’innalzamento del livello del mare modificherà la morfologia delle coste italiane nel corso dei prossimi 80 anni. Un recente studio prevede che fino a 5500 chilometri quadrati di pianure costiere potrebbero finire sott’acqua, rivelando un’Italia di fine secolo molto diversa da quella che conosciamo.

Aldo Piombino ha detto...

Valentina: Valle ė una cosa indecente.
Parla di cose che non sa e non intende. E infatti se lo contesti ti butta fuori dal gruppo... Ė successo a tanti.. Francamente sono stufo di questi dilettanti allo sbaraglio con l'idea di sapere tutto.. In particolare su Valle io e i miei collaboratori abbiamo già dimostrato che ha idee poche e confuse qui http://aldopiombino.blogspot.com/2017/10/quando-parlare-di-terremoti-non-sono.html Ovviamente non ha risposto nel merito ma si è limitato a inveire contro chi ce l'ha con lui e rendere il più blindato possibile il suo gruppo. Ma noi abbiamo nuovamente dimostrato che sparava idiozie e proprio su Vastogirardi. Ne uscì male come al solito. Poi da ultimo ha fatto di peggio.. Ci ha anche offesi. E lo abbiamo nuovamente demolito http://aldopiombino.blogspot.com/2018/04/lettera-massimo-valle-osservazioni.html

Aldo Piombino ha detto...

Sul livello Marino. La carta ė fatta semplicemente usando una certa quota attuale e quindi non calcolando le dinamiche costiere. Comunque si deve essere MOLTO preoccupati per il futuro. .

Anonimo ha detto...

La Terra non è un globo, ma è piatta: lo dicono i Flat Earthers

Sembra impossibile che nel XXI secolo qualcuno possa mettere in dubbio la forma del nostro pianeta eppure oggi, grazie anche a Internet, la presenza dei terrapiattisti continua a prosperare.

Anonimo ha detto...

Buongiorno dottor Piombino. Cosa ne pensa di questo libro?
In breve, secondo l'autrice, all'interno della Terra cava ci sarebbe un sole fatto di cristallo ("baby sun", appunto) che, con i suoi "movimenti", provocherebbe i terremoti.

Aldo Piombino ha detto...

abbiamo qui due emerite cazzate. La terra piatta e il sole di cristallo...
Sul primo: sono d'accordo... pensare alla Terra piatta adesso è assolutamente demenziale

Sul secondo: un prsonaggio assurdo, che millanta di essere geologa e astrofisica (!) e purte di essere insegnante di meccanica quantistica. Presunta, dato che -sul suo sito- scrive di aver studiato e di insegnare da qualche parte. Peccato che non scriva dove abbia studiato, se e come abbia ottenuto una qualsivoglia laurea, e dove insegni.
http://www.butac.it/il-tempo-illusorio-di-giuliana-conforto/
Insomma, uno dei soliti personaggi che sarebbe meglio non esistessero...

Anonimo ha detto...

Come distinguere e riconoscere il quarzo...? Mi stavo chiedendo se è cosi facile riconoscerlo in natura, dato che una volta mi capitò di trovare qualche pietra molto simile al quarzo ma che non era tale.

Anonimo ha detto...

Cosa sono le maree?
Devo scrivere la tesina e mi serve un spiegazione breve (niente link di Wiki preferibilmente) che spieghi cosa sono le maree. Thanks!

ebonsi ha detto...

Tutte le volte che si parla di fauna preistorica siciliana, non posso fare a meno di pensare all'affascinante origine delle leggende greche relative ai Ciclopi con un occhio solo, che stavano di casa appunto in Sicilia...

BEATRICE ha detto...

Aldo Piombino, le scie chimiche sono democratiche...... colpiscono tutti !!!! anche a te presto verrà l` Alzheimer da alluminio....... sei uno sporco negazionista complice del genocidio !!!!

Aldo Piombino ha detto...

1. Ebonsi: si, la leggenda dei ciclopi è la dimostrazione che almeno una buona parte delle leggende euroasiatiche ha un fondo di verità (per chi non sapesse a cosa ci riferiamo, ricordo che siccome gli elefanti hanno una singola cavità occipitale, guardando il loro cranio sembrerebbe che avessero un occhio solo.
E gli elefanti in Siclia c'erano fino a non molto tempo fa e i lor crani evidentemente da qualche parte sono rimasti a lungo ...

2. Beatrice: forse mi verrà l'alzheimer.. non lo so... ma non certo per le scie comiche...
per i lettori: questa qui è una che ce l'ha con me perchè prendo un pà in giro quelli che credono al complotto delle scie chimiche..

Aldo Piombino ha detto...

il baco di blogger rche non mi notifica i commenti continua a farmi fare brutte figure.
Vediamo di rispondere a due domande precedenti.
1. quarzo: visto che è parecchio duro, è ottimo il confronto con un opggetto di ferro: il qurzo scalfisce il ferro ma non viceversa..

2. maree: francamente non sono preparato bene in questo argomento.... non tanto da poter consigliare qualche testo

ebonsi ha detto...

Sempre a proposito di Ciclopi (oops, elefanti siciliani) non riesco a spiegarmi il disegno delle specie nane, confrontate al "modello a scala reale" e ad un essere umano. Mi spiego:

Un aumento delle dimensioni lineari di un oggetto si traduce come noto in un aumento al quadrato della sua superficie, e in un aumento al cubo del suo volume. Questo è il motivo per cui un elefante non è una gazzella alta tre metri, e una gazzella non è un elefante alto si e no 80 cm al garrese: tutta la struttura del corpo, e sopratutto le dimensioni delle zampe, sono (devono essere) ben diverse. Invece dal disegno, della cui correttezza non ho motivo di dubitare, risulterebbe che le specie nane erano "normali" elefanti rimpiccioliti. Per dire, hanno delle zampe assurdamente robuste, per animali di quella taglia.

Anche comprendendo le pressioni ambientali, come si spiega questo in termini evolutivi? Forse, si sono favoriti non gli esemplari sempre più piccoli, ma piuttosto quelli afflitti da vero e proprio nanismo patologico? Effetti negativi di una base genetica troppo ridotta?

Aldo Piombino ha detto...

non sono certo un esperto di nanismo. Quindi non mi sento di parlare di come si modificano le forme nane rispetto all'"originale".
del perchè, probabilmente si tratta di una reazione alla scarsità di risorse, almeno per le specie di grandi dimensioni.
Bisogna considerare che popolazioni numericamente ridotte hanno anche un "effetto del fondatore" e l'evoluzione nelle isole può essere rapidissima come insegna il caso delle lucertole di Pod Mrcau. Penso pertanto che sia un adattamento evolutivo e non un caso di nanismo di origine genetica.

Curiosamente le specie più piccole tendono a diventare un pò più grandi...

Marco ha detto...

Oh Beatrice oh Beatrice, con siffatto nome ancora vai favellando di scie comiche, orsù falla finita

BEATRICE ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Aldo Piombino ha detto...

non ho l'abitudine di togliere commenti, ma l'ultimo commento di Beatrice è troppo.
ed è offensivo nei confronti di tutti coloro che fanno Scienza.

Certo, per lei sono meglio i ricercatori indipendenti alla marcianò, che oltre alle scie comiche si è messo a pontificare sugli attentati islamici come false flag, su Valeria Solesin che vive allegramente in Kenia etc etc.. ed è al centro di una guerra fra fuffari che ci sta deliziando da settimane...

Cortesemente, Beatrice, potresti smetterla di postare scemenze o offese su queste pagine? Grazie

(ps: aspettiamo che Marcianò si metta anche a prevedere i terremoti...)

BEATRICE ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

Sì, è così !!!!! PIOMBINO. VAI ALL INFERNO

Aldo Piombino ha detto...

allora. Siccome
- ora mi sono rotto i coglioni di commenti come questi da parte di fanatici sciacomici e conplottisti
- come pure mi sono seccato di essere mandato all'inferno dai suddetti personaggi
- non essendo un giurista non so se a tenere visibile un commento del genere rischio di essere responsabile di un reato e quindi per non sapere leggere nè scrivere (nel caso vilipendio o diffamazione nei confronti di una persona tragicamente deceduta diurante un atto terroristico) e quindi il commento rimarrà visibile solo al sottoscritto

q questo punto, sempre per non sapere nè leggere nè scrivere, ho provveduto a segnalare il tutto alla Polizia Postale.
E siccome secondo voi sono pagato dai poteri forti...