sabato 26 dicembre 2015

Il disastro annunciato della frana di Shenzhen in Cina



La Cina dal punto di vista dei problemi ambientali è nota essenzialmente per l'inquinamento: proprio in questi giorni, per cercare di non peggiorare troppo le cose, alcuni impianti industriali sono stati chiusi e nel 2015 registriamo i primi timidi tentativi di sostituire il carbone con altri combustibili per la produzione di energia. Ma la Cina è nota anche per un altro genere di disastri, le frane, nelle quali spesso c'è la complicità dell'Uomo. L'evento di domenica 20 dicembre a Shenzhen, lungo la costa vicina a Hong-Kong, costata la vita a decine di persone, è l'ultima di una lunga serie e ne voglio parlare perché non ha nulla di naturale, se non l'innesco da parte delle piogge, in quanto è franata una discarica mal realizzata; quindi si tratta di un incidente industriale. Vediamo in breve cosa è successo.

Shenzhen è conosciuta come “la città senza storia”: fino al 1979 era Bao'on, una tranquilla cittadina di 30.000 abitanti che viveva dei frutti della pesca nel delta del fiume delle Perle, poche decine di km a SE di una delle più importanti città storiche cinesi, Canton o – meglio – Guangzhou. 
Essendo adiacente a Hong Kong, nel 1979 Deng Xiaoping, il modernizzatore della Cina, vi creò una zona economica speciale il cui risultato è una tumultuosa crescita: secondo la municipalità dal 1979 i 30.000 abitanti originari sono diventati poco meno di 11 milioni. In particolare Shenzhen è la Cupertino cinese, sede delle principali società high tech cinesi (ma è anche capitale del falso d'autore). Annoto che per qualcuno la popolazione totale è ben maggiore del dichiarato, perché ci sono ben 22 milioni di schede SIM registrate....
Come nel resto della Cina, la crescita tumultuosa della città ha creato non pochi problemi ambientali 

LA STORIA DELLA DISCARICA. Intorno a Shenzhen ci sono circa 600 cave, servite per procurare pietre per la costruzione degli edifici della città. Da quelle parti si estrae un ottimo granito, ma si trovano anche altri materiali lapidei interessanti dal punto di vista edilizio: rocce metamorfiche come gneiss, sulle quali almeno in parte si è deposta una serie sedimentaria mesozoica. Una manna per chi ha dovuto costruire una città industriale di oltre 10 milioni di abitanti.
Nel febbraio 2014 le autorità locali avevano approvato la realizzazione di una discarica temporanea in una di queste cave (come talvolta succede in tutto il mondo), quella di Hong'ao, dove la coltivazione era ormai terminata. Ignoro quale roccia fra quelle della zona era oggetto di sfruttamento, sia il motivo della cessazione dell'attività estrattiva, ma sono particolari secondari. Nel sito, gestito dalla Shenzhen Yixianglong Investment Development, è stato quindi realizzato un sito di stoccaggio di materiali inerti provenienti da lavorazioni edili. Mi chiedo poi se in tutta quella massa ci fossero anche degli scarti industriali. 
A vedere le immagini si tratta soprattutto di terre di scavo, che dovrebbero provenire in gran parte dai cantieri per la costruzione di una metropolitana (sono in corso di realizzazione ben 80 km di linea).

L'area interessata sovrasta la zona industriale di Hengtaiyu. Il 20 dicembre il materiale scaricato nella cava è franato seppellendola in parte, abbattendo diversi edifici e provocando la morte di decine di persone (di cui buona parte ancora disperse). Testimoni oculari descrivono una serie di ondate di terra rossa e di fango.

Una buona notizia è che dopo 3 giorni è stato recuperato tra le macerie di una costruzione un superstite che probabilmente sopravviverà (al contrario di un secondo, deceduto dopo essere stato soccorso). Rispetto ad un terremoto, dove una buona parte delle vittime muore semplicemente perché non è stata soccorsa in tempo, chi è travolto da una frana difficilmente riesce a sopravvivere a lungo, come nel caso delle valanghe, soprattutto a causa della mancanza di aria. L'area coperta dai detriti è di quasi 400.000 metri quadri con uno spessore massimo del deposito di 30 metri. Una frana quindi di dimensioni ragguardevoli!
La frana ha anche rotto una conduttura di gas, provocando una esplosione avvertita fino a 4 km di distanza.

LE ORIGINI DEL DISASTRO. All'inizio le Autorità avevano parlato di catastrofe naturale ma poi hanno dovuto ammettere la dura realtà: si tratta solo ed esclusivamente di una drammatica catena di eventi in cui la Natura c'entra poco: l'innesco del problema è dovuto alle forti precipitazioni (che fra l'altro a Shenzhen sono una cosa normale: nell'anno medio in una decina di volte vengono superati i 50 mm di pioggia in 24 ore), ma è franato solo ed esclusivamente il materiale della discarica: dentro la cava era sorta una collinetta alta quasi 100 metri (più o meno quanto la cupola del Duomo di Firenze) di roba accumulata così come arrivava. Si trattava quindi di una bomba pronta all'uso.

Gli errori fondamentali che sembra siano stati commessi sono la scarsa compattazione del materiale e la mancata realizzazione di opere di drenaggio, per cui l'acqua ha imbevuto la collina.  
Più o meno è successo come a Sarno: le piogge torrenziali sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso provocando la perdita della coesione delle terre. È bastato un primo piccolo cedimento per far collassare ogni cosa; se il problema si è manifestato in alto, il materiale franando ha iniziato ad erodere la collina artificiale con violenza; se il cedimento si è manifestato in basso, la parte sovrastante è crollata perchè rimasta senza basi.
Il corpo di frana è tutt'ora imbevuto di acqua, e questo ha complicato ulteriormente i soccorsi.

UNA CATASTROFE ANNUNCIATA. È certo che le Autorità conoscevano il problema, emerso in almeno due ispezioni che avevano evidenziato i rischi. A gennaio la Zongxing Environmental Technology, aveva avvisato del rischio frana, che “minacciava la sicurezza delle colline e dei versanti”.
Inoltre la cava avrebbe dovuto funzionare come discarica solo fino al 21 febbraio 2015; quindi il permesso era stato concesso per un periodo di 12 mesi: a dicembre dunque il tempo di funzionamento dell'impianto è quasi raddoppiato rispetto al previsto (20 mesi anzichè 12) e – banalmente – si può presumere un quantitativo doppio rispetto al previsto di materiali scaricati).

Secondo me chi ha dato nel 2014 il permesso di attività  era cosciente del modo in cui i materiali vi sarebbero stati stoccati e del rischio associato, per cui ha dato un limite di un anno presupponendo che entro quel limite la quantità di materiale stoccata non sarebbe diventata così ingente da provocare guai. 


Al contrario, invece, era risaputo che le operazioni di conferimento continuavano a buon ritmo: l'International Business Time riporta di una seconda ispezione nello scorso luglio, durante la quale fu accertato che la discarica ancora attiva: a quel punto fu raggiunto un accordo per una nuova concessione in settembre, concessione che non è stata attribuita a causa delle insoddisfacenti condizioni del sito, dove lo stoccaggio continuava ad essere eseguito in maniera tutt'altro consona alle esigenze. Persino tre giorni prima del disastro una ispezione da parte di una società di sicurezza aveva chiesto di bloccare le attività.
Quindi il pericolo era noto alle autorità ma nessuno ha fatto niente per bloccarne l'attività (anzi, è stata cercata una sanatoria...). 

Insomma, come ho detto, non c'è niente di naturale in questo disastro, le cui cause sono la frenetica attività edilizia e l'irresponsabilità umana. Quindi è un incidente industriale e va considerato come tale.

L'agenzia Reuter riporta il caso di un'altra discarica simile nella zona, quella di  Bujiuwo: aperta nel 2008 doveva essere chiusa nel 2012 ma la sua attività è stata prolungata nonostante l'opposizione di residenti e parte delle autorità locali. In questo sito il conferimento dei rifiuti è stato – almeno temporaneamente – bloccato dopo la tragedia di Hengtaiyu. Anche in questo caso si tratta del conferimento di terre di scavo. Non ci sono però in questo momento motivi per attribuire a questa seconda discarica gli stessi metodi di lavoro dell'altro caso,

Al di là del caso specifico, sarebbe una lezione importante: fare cose così contro natura non porta grossi vantaggi neanche a breve tempo, pensiamo a lungo termine cosa può accadere...
Ed occorre(rebbe) anche da noi una classe politica consapevole del rischio e non prona agli interessi di devastazione del territorio....
E che le sanatorie nell'uso del territorio risolvono i problemi dal punto di vista amministrativo, ma la Natura non considera validi condoni e cose simili.

1 commento:

Francesco Penno ha detto...

Si sa che certi disastri come quello descritto nell'articolo accadranno, anche se non si conosce quando si verificheranno.
Altro esempio: costruendo scolmatori e altre opere idrauliche, le alluvioni di questi giorni nello Yorkshire e nel Lancashire avrebbero potuto essere evitate o ridotte come conseguenze. La cosa era ragionevole perché c'è memoria storica di alluvioni recenti di minore portata o anche simili a quella di questi giorni (soli 70 anni fa).
Se si pensa all'economia senza pensare al territorio le conseguenze sono queste.
Se si pensa all'ecologia senza pensare all'economia le conseguenze sono un'umanità alla fame e comunque esposta ai disastri naturali.
Non vedo altra soluzione logica se non pensare bene a come gestire il territorio.
Questo, però, comporta lungimiranza, disciplina, tecnologie, investimenti, dare retta ai geologi, ai climatologi, agli ingegneri ... insomma, bisognerebbe da un lato rinunciare a fare affari sporchi a vantaggio dei soliti amici e dall'altra a protestare senza proporre obbiettivi realistici.
Chissà cosa direbbe un visitatore extraterrestre dell'homo che si autoproclama "sapiens".