martedì 21 maggio 2013

Crollo della casa dello studente all'Aquila: ancora una volta la Scienza non è trattata correttamente

Finalmente cominciano ad uscire all'Aquila sentenze di condanna nei confronti di chi ha costruito, restaurato o ristrutturato in maniera non adeguata, con il relativo seguito di danni materiali ma soprattutto di vite umane. Non ho letto le motivazioni della sentenza, ma solo quanto riferisce al proposito l'edizione on-line di Repubblica. Purtroppo se il giornale riporta esattamente quanto dice la sentenza, per questa condanna sono stati usati termini impropri a proposito della “previsione di un terremoto”. La cosa non è questione di lana caprina: la parola “previsione” infatti è in questo caso (e purtroppo non solo in questo caso) usata non solo impropriamente, ma soprattutto in maniera da fuorviare l'opinione pubblica. Già parecchio tempo fa scrissi della “previsione dei terremoti” facendo un paragone fra chi si occupa a proposito dell'atmosfera del “tempo che verrà” e chi si occupa del clima. Mi sa che sia l'ora di ribadire nuovamente tutto ciò. 

Dovrei essere contento per la condanna di quattro persone per il crollo della Casa dello Studente nel terremoto abruzzese del 2009. In effetti è innegabile - e non solo in questo caso - che si sarebbe potuto evitare buona parte delle vittime se le costruzioni crollate fossero state costruite o ristrutturate in maniera corretta, a norma di legge.
Benissimo. 
Devo dire però che la sentenza, sia pure giustificata, non mi pare usi i termini scientifici esatti e noto anche leggendo in quà ed in là in Rete molta confusione in merito. 

Ribadisco che la sentenza contro la “Commissione Grandi Rischi” riporta l'orologio indietro di decenni, visto che è ormai tanto tempo che il mondo scientifico sta parlando (più o meno inutilmente, a giudicare dalla pubblica opinione e non solo) della cosa più normale da farsi per premunirsi contro tutte le catastrofi naturali, non solo per i terremoti: la prevenzione; invece secondo il giudice di questo processo l'attività di prevenzione diventa “inutile in quanto le caratteristiche edilizie del patrimonio locale non potevano essere in grado di passare indenni un evento sismico di quella portata"; 
Quindi secondo i giudici diventa necessario fare le previsioni, il tutto in barba alla letteratura scientifica e allo stato dell'arte della ricerca (per favore lasciamo perdere apprendisti stregoni locali ed emissioni di Radon associate). 
Ma qui, siamo alla solita questione dell'incompetenza scientifica della classe dirigente italiana: in quale altro Paese evoluto sarebbe potuto succedere tutto questo? 
E anche nella sentenza di cui parlo oggi ci risiamo con la questione della "previsione".

Per spiegare meglio il concetto faccio un paragone con lo studio dell'atmosfera fra chi studia il clima e chi fa le previsioni del tempo. 
I meteorologi cercano di indicare come sarà il tempo nei prossimi giorni. Quindi se dicono che nella vostra città “domani pioverà” voi vi preparate a svegliarvi domattina con la pioggia e la necessità di prendere ombrello e/o impermeabile. Questa è - indiscutibilmente - una previsione. 
I climatologi invece dicono altre cose: non prevedono se domani pioverà, ma diranno per esempio che in genere a Giugno piove meno che a Novembre e che in estate fa caldo ed in inverno fa freddo. In particolare sulla scorta di questo in primavera ed in autunno facciamo “il cambio dell'armadio”. 

Torniamo alla sentenza sul crollo della Casa dello Studente (preciso che debba sempre essere implicito che sto scrivendo in base a quanto letto sull'articolo in questione): cosa c'è scritto di sbagliato? Semplicemente quello di affermare che il terremoto dell'Aquila "non era affatto imprevedibile". 
Perchè secondo i giudici il terremoto era “prevedibile”? Secondo l'articolo il giudice Grieco sostiene che il sisma poteva essere previsto ''essendosi verificato in quello che viene definito periodo di ritorno, vale a dire nel lasso temporale di ripetizione di eventi previsto per l'area aquilana'', valutato da un consulente in circa 325 anni.

Sulla base di questo il giudice rileva che essendo passati 306 anni dal terremoto del 1703 l'evento del 2009 era prevedibile e nella progettazione e nel collaudo dell'intervento di questo si doveva tenere conto.

Eh, no.... non ci siamo...
Nulla da eccepire sul fatto che il "tempo di ritorno" era prossimo. 
Ma non è che si costruisce in maniera adeguata perchè siamo vicini al tempo di ritorno; la Legge dice che si deve costruire in maniera adeguata a quello che potrebbe succedere, a prescindere dal tempo di ritorno. Punto e basta.
Quindi quella del tempo di ritorno è una cosa assolutamente fuori dal seminato.
Semmai c'è da capire perchè la questione del tempo di ritorno ormai prossimo è stata tirata fuori nei tribunali e mai dalla classe dirigente locale (la Scienza lo aveva già detto, come vedremo in seguito).

Inoltre ripeto per l'ennesima volta che prevedere un terremoto significa precisare lo scatenarsi di un evento sismico entro limiti di tempo, spazio e magnitudo il più stretti possibile, per cui ci dovrebbe essere un comunicato che recita più o meno così: "dai dati in nostro possesso abbiamo previsto che il giorno X di questo mese si verificherà presso la località "nome della località", lungo la struttura sismica denominata "faglia di vattelappesca” un evento sismico di Magnitudo M e con questo meccanismo focale. Nella mappa allegata a questo comunicato viene indicato il conseguente scuotimento del terreno (cioè la famosa PGA - Peak Ground Acceleation, l'accelerazione massima impressa al terreno dalle onde sismiche). Ovviamente tale comunicato dovrebbe pure indicare quali disposizioni urgenti siano state adottate dalla protezione civile: in questo caso sapendo che da lì a pochi giorni la scossa dovrebbe arrivare vengono già sistemate le attrezzature per l'emergenza e ne viene indicata l'ubicazione.

In pratica sarebbe come se i climatologi ad Agosto lanciassero l'allarme perchè a novembre presumibilmente pioverà.... Non è così: o, meglio, i dati dei climatologi possono lanciare un allarme se dicono che gli alvei dei fiumi devono essere adeguati perchè non in grado di smaltire le precipitazioni autunnali (che di solito, ma non sicuramente, verranno, anche se appunto c'è un'altissima probabilità che verranno), ma non possono indicare una data esatta in cui avverrà questa situazione. 

I sismologi non sono dei “meteorologi della Terra”, ma dei “climatologi della Terra
Con la zonazione sismica si ipotizza quale sia la massima accelerazione del suolo possibile durante il terremoto più violento che può scatenarsi in una certa zona e con il criterio del tempo di ritorno si può avere un'idea di ogni quanto questo terremoto si scatena. 
Però nessuno è in grado di fare il meteorologo della Terra, cioè dire “domani ci sarà il terremoto”. 
È un po', appunto, come capire quale potrebbe essere la portata massima a cui potrà arrivare un fiume e in che stagione è più probabile che avvenga. Come il climatologo che non può precisare il giorno in cui il fiume avrà la portata massima (saranno i meteorologi a poter dire che “domani c'è l'allarme per piogge estremamente abbondanti”) così geologi e geofisici sono in grado di dire per ogni area che tipo di terremoto potrà scatenarsi e quale potrebbe essere la sua intensità massima. Possono anche dire che "in media" questo evento arriva ogni tot anni. Ma potranno solo parlare di probabilità più o meno elevata di avere una scossa di quel tipo entro le prossime decine di anni, non se e quando tutto questo avverrà.

Poi io non sono un legale, ma questa sentenza secondo me potrebbe avere una conseguenza devastante: chiunque non ha costruito "bene" e chiunque abbia legiferato male o non abbia legiferato dovrebbe essere considerato colpevole? Magari fosse così....

Ritornando al “tempo di ritorno”, questo quindi non può essere usato per questioni "emergenziali" perchè comporta una finestra temporale e spaziale un po' troppo elevata: in Abruzzo si sarebbe dovuti arrivare all'assurdo che chi non abitava in case “sicure” in un'area imprecisata avrebbe dovuto dormire altrove da qualche anno e continuare a farlo per un altro lasso di tempo, altrettanto imprecisato (ovviamente se l'edilizia fosse stata adeguata alla bisogna non sarebbe successo niente....). 

Il “tempo di ritorno” è inoltre una questione di statistica (sia pure con solide basi teoriche) e al proposito annoto che se la Natura usasse esclusivamente questo criterio i terremoti irpini del 1962 e del 1980 non sarebbero dovuti avvenire in quanto troppo vicini all'evento del 1930.... 

Dire che su queste basi il terremoto era prevedibile è quindi sbagliato. 
In buona sostanza, l'edificio della Casa dello Studente avrebbe dovuto essere adeguato a quello che era il possibile scenario sismico ipotizzabile grazie ai dati storici. E che si fosse vicini al tempo di ritorno o no non vuole dire assolutamente niente.

Il tempo di ritorno è comunque un criterio di cui si dovrebbe tenere conto se si decidesse di adeguare progressivamente almeno gli edifici "sensibili" in caso di terremoto, cioè:
- gli ospedali, verso i quali dovrebbero affluire medici e feriti
- i centri della Protezione Civile, a partire dalle prefetture, che in quei frangenti devono funzionare "per forza"
- le scuole, perchè se il terremoto avviene in orario scolastico la popolazione giovane sarebbe "a rischio" e perchè sono luoghi ideali per collocare gli sfollati, molto più delle tendopoli

Cioè sarebbe importante cominciare dalle zone più a rischio, quelle in cui è più vicino il tempo di ritorno di un evento importante. Annoto con amarezza che proprio scuole ed ospedali sono fra gli edifici che negli ultimi gravi eventi sismici (Molise, Abruzzo ed Emilia, ma anche nella zona del Pollino) non si sono distinti per resistenza alle scosse. Un segnale MOLTO grave!

Da ultimo nell'articolo Repubblica riporta una dichiarazione attribuita a Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila, sulla quale mi trovo piuttosto d'accordo: “la mia analisi del terremoto e della nostra vicenda è che in Italia tutte le persone che sono chiamate a compiere attività di controllo e di ispezione la fanno con un lassismo assoluto. Tutte le tragedie che avvengono nel nostro Paese sono per incuria nei controlli". 

Il problema è che forse pure Cialente stesso si deve accusare di far parte di questa categoria (che comunque non solo da quelle parti è molto vasta).

Ci sono due motivi per affermare questo. 

Il primo è che l'Abruzzo Centrale già fino dagli anni '80 era inserito fra le zone sede di “gap sismico”  cioè le zone in cui il tempo di ritorno medio di un evento particolarmente forte è già passato o è prossimo all'arrivo. 
Ora non riesco a trovare il volume dove c'è questa carta. Ricordo che altre zone con gap sismici riconosciuti erano il faentino, due zone in Calabria, la Sicilia Orientale e sempre in Sicilia la zona di Capo d'Orlando. Quindi non era da ieri che doveva essere presente la consapevolezza del rischio in Abruzzo.

Il secondo si basa su un evento importante del 2006: in quell'anno ci fu da parte di INGV una importante revisione della carta della sismicità italiana e in quella occasione il massimo valore della PGA (peak ground acceleration) ipotizzabile per l'area aquilana era stato innalzato sopra a 0,25 g. Vediamo la carta relativa qui sotto.


Un fatto molto importante perchè avrebbe dovuto sancirne il passaggio dalla classe “2” alla classe “1”. 
Non mi risulta che Cialente abbia pregato la Regione Abruzzo di modificare la deliberazione della Giunta Regionale n.438 del 2005 nella quale, conformemente alla cartografia del 2003, L'Aquila era inserita nella zona “2”. 
Tutto questo lo affermo ovviamente salvo smentite documentate (nel qual caso provvederò immediatamente e con tante scuse a rettificare). 
Pregherei inoltre qualche aquilano di segnalarmi se nel 2006 al momento della presentazione della nuova cartografia, che dava per il capoluogo abruzzese la brutta notizia dell'aumento dell'accelerazione di picco, la notizia fosse divenuta di dominio pubblico e se qualcuno abbia chiesto la conseguente e doverosa riclassificazione del territorio.

1 commento:

ubik ha detto...

ottimo