domenica 7 marzo 2010

Il popolamento della Sardegna: dove l'archeologia conferma gli stravolgimenti proposti dalla genetica

Per la mancanza di tracce dirette fino a qualche tempo fa era opinione comune che la colonizzazione umana della Sardegna fosse avvenuta soltanto nel Neolitico Antico, quindi attorno al 6.000 AC.
Qualcuno incominciò a sospettare che le cose non stavano così: i primi dati genetici sugli abitanti di queste isole contrastavano nettamente con quelli paleontologici e/o archeologici (il confine fra paleontologia e archeologia è molto sfumato). I problemi sono stati ben sintetizzati nel 1999 in un articolo di un volume monografico sulla Corsica pubblicato da “Antropologia Contemporanea”, dove Cristofori, Ghionga e Varesi fecero notare che:
1. i dati sul DNA mitocondriale dei Corsi ipotizzavano un singolo episodio di colonizzazione della Corsica avvenuto oltre 14.000 anni fa
2. la colonizzazione della Corsica sarebbe avvenuta dopo quella della Sardegna
3. Sardi e Corsi sono più vicini ai baschi che alle popolazioni delle coste italiane, come se il popolamento fosse venuto da una costa più lontana anziché da quella limitrofa.

Il genoma dei sardi è molto diverso da quello del resto d'Italia e in molti alberi genetici gli italiani continentali risultano addirittura più vicini alle popolazioni indoeuropee medioorientali come gli iraniani che ai sardi. Tra l'altro i sardi hanno delle caratteristiche in comune con i Sami del nordeuropa, che sicuramente sono fra i pochi discendenti diretti abbastanza puri dei cacciatori - raccoglitori.

Grazie alla presenza delle ossidiane del monte Arci lungo tutte le coste tra il Lazio e i Pirenei si sapeva che tra il VI e il IV millennio AC, gli scambi commerciali fra Sardegna e continente sono confermati, ma questo chiaramente non basta a giustificare le somiglianze genetiche.
In realtà, come ho fatto notare due post fa, qualcosa di strano c'era. Presso Macomer negli anni '50 fu ritrovato un piccolo idoletto femminile in pietra basaltica, la cui tipologia si adattava bene a quella di rappresentazioni paleolitiche. A lungo rimase però l'unica traccia per cui fu ritenuto un oggetto molto recente, che però rimandava a tradizioni artistiche molto più antiche.

MOVIMENTI E POSIZIONE ATTUALE DEL MICROCONTINENTE SARDO - CORSO DAL MIOCENE AD OGGI.Il microcontinente sardo – corso si è staccato dal continente europeo nel Miocene (qui potete vedere la cronologia degli avvenimenti). La sua fauna somiglia molto spesso a quella provenzale, pur se milioni di anni di isolamento l'hanno differenziata da quella continentale anche solo per la deriva genetica. Per esempio la trota corsa è leggermente diversa da quella europea e comunque tutt'ora immettendo trote europee nei corsi d'acqua corsi le due popolazioni si incrociano fra di loro. Di esempi del genere ce ne sono diversi, in tutte le classi di animali (e vegetali).
Attualmente la deriva del blocco sardo – corso sembra essersi conclusa. La sua posizione è proprio davanti all'arcipelago toscano, da cui è separato dal Canale di Corsica, che raggiunge una profondità di oltre 500 metri
Se guardiamo la batimetria e supponiamo che la morfologia del fondo non siano molto variata nell'ultimo milione di anni, la terraferma dalla Toscana si estendeva molto più a ovest di adesso e si può arguire che durante i picchi glaciali, con il livello marino più basso di oltre 120 metri, le distanze fossero molto brevi: una decina di km tra la Corsica e la Capraia (probabilmente sempre isolata dalla Toscana ma con una distanza brevissima da compiere per arrivarci), metre più a sud, all'altezza di Pianosa, la distanza era circa doppia. Tutt'oggi è possibile dalla costa toscana vedere la Corsica se non c'è molta foschia sul mare, figuriamoci come potevano sembrare vicine Toscana e Corsica durante i massimi glaciali.

LA FAUNA PLEISTOCENICA SARDO – CORSA. L'estrema vicinanza della terraferma in alcune ristrette fasce temporali è stata un fattore determinante per l'evoluzione delle faune di queste isole: è possibile infatti che si siano verificate migrazioni dalla terraferma verso le isole. Non tutte le specie animali sono adatte: Il “profilo” giusto del migratore che attraversa uno stretto braccio di mare è quello di un bravo nuotatore che vive in branco. Per colonizzare un'isola sono sufficienti pochi esemplari a patto che sopravvivano prima alla traversata e poi a predatori e patogeni endemici della loro nuova patria. In seguito i discendenti di questa popolazione originaria svilupperanno i tipici caratteri dell'endemismo insulare in assenza di grossi predatori: riduzione di taglia e irrobustiment o degli arti (anche a scapito della velocità), una caratteristica questa finalizzata ad accedere a zone accidentate. In alcuni casi è stata pure notata una diminuzione della capacità cranica. La spiegazione fondamentale è che essendo il cibo più scarso individui dalla taglia minore sono più adatti a sopravvivere. Il cervello poi è un grosso consumatore di energia e la mancanza di stimoli da parte di predatori è sicuramente un fattore che ne permette la riduzione.
La Sardegna nella prima metà del Pleistocene era caratterizzata da una fauna denominata “Nesogorale”, fra le cui forme caratteristiche troviamo Nesogoral melonii, un ruminante, Macaca maiori, una scimmia, Sus sondaari, un maiale e Prolagus sardus, un lagomorfo. L'unico predatore degno di nota era Chasmaporthetes melei, una iena, a cui probabilmente si deve se Nesogoral non si sia miniaturizzato, né abbia perso l'attitudine alla corsa. Probabilmente questa fauna comprendeva sia elementi autoctoni, presenti al distacco del blocco sardo – corso dall'Europa, sia nuovi arrivati durante la crisi di salinità del Messiniano.
Ora succede che 300.000 anni fa, nella seconda metà del Pleistocene, nel momento di massima regressione marina durante il massimo glaciale del Mindel, questa fauna si estingue rapidamente e viene sostituita da un’altra, denominata “Tyrrenicola”. Ne fanno parte un piccolo topo (Tyrrenicola henseli), un cervo (Megaceros cazioti, di probabile derivazione da Megaceros verticornis del continente, uno sciacallo (Cynotherium sardous) e Mammuthus lamarmorai. Della vecchia fauna sopravvive solo il Prolagus sardus

A differenza della Nesogorale, con la fauna Tyrrenicola non si svilupperanno forme endemiche nane insulari (a parte Mammuthus lamarmorai, l'unico mammuth nano del bacino del Mediterraneo, alto circa 150 cm.
La repentina estinzione della fauna nana Nesogorale dell’isola può essere dovuta a diversi fattori, come mancato adattamento a condizioni climatiche più fredde (valido soprattutto per Macaca maiori: i primati e il freddo sono due concetti molto in conflitto fra loro), competizione con i nuovi venuti e introduzione di un nuovo grande predatore.
La mancata evoluzione della fauna Tyrrenicola verso forme di nanismo insulare fa propendere per questa terza ipotesi. Quindi l'ipotesi più fattibile è che ci sia stato il contemporaneo arrivo di nuove forme di vita dal continente (in generale più competitive di quelle rimaste isolate), e di un grande predatore, il quale, per il solo fatto di cacciare e nutrirsi delle due faune insulari, ha contribuito fattivamente a determinare l’estinzione della prima e impedito alla seconda di evolversi verso le forme nane già note. Che Cynotherium sardous fosse questo predatore appare sinceramente improbabile. Per cui la soluzione migliore è che fra gli elementi della nuova fauna Tyrrenicola ci fosse anche un uomo pleistocenico.

LE PIU' ANTICHE TRACCE UMANE DELLA SARDEGNA. Tracce umane, a cominciare dagli utensili, sono state ritrovate nel nord dell'isola e risalgono, guarda caso, a poco dopo il cambio faunistico. Tutti gli utensili sono piuttosto simili a quelli europei del tempo (industria clactoniana) e sono probabilmente dovuti a Homo heidelbergensis (la versione europea di erectus). Naturalmente questi non sono gli antenati degli attuali sardi. Però questo dimostra che la presenza umana in Sardegna sia molto più antica di quanto si poteva pensare anche solo 10 anni fa.
Il fossile umano più antico per adesso è una falange datata a circa 22.000 anni fa, ritrovata nella grotta Corbeddu, nei pressi di Oliena (Sardegna Centro - orientale), dove sono anche state rinvenute una mascella e un pezzo di calotta cranica datate a circa 18.000 anni fa. I pollini dell'epoca dimostrano che il clima era particolarmente freddo. 


LA SOLUZIONE DELL'ENIGMA GENETICO. C'è poi una spiegazione piuttosto precisa sulla presunta stranezza della parentela di sardi e corsi con i baschi. Abbiamo visto come l'età minima dell'espansione della attuale popolazione corsa è di oltre 14.000 anni e che discende da una popolazione della Sardegna. Non sfuggirà ai lettori più attenti che siamo a poche migliaia di anni dopo l'ultimo massimo glaciale. Quindi si può ipotizzare che proprio durante questo periodo di mare basso gli antenati degli attuali sardi e corsi abbiano attraversato il breve stretto all'epoca presente tra Corsica e Toscana, siano scesi verso sud per cercare condizioni migliori rispetto alla più fredda e impervia Corsica, e le abbiano trovate in Sardegna.
Poi con il migliorare delle condizioni climatiche durante lo stadio di Bolling - Allerod i nuovi coloni sono risaliti fino a occupare la Corsica.

Questi fatti sono avvenuti in un periodo in cui la genetica degli europei era molto diversa da quella odierna: gli ultimi studi hanno dimostrato come l'Europa Occidentale sia per lo più abitata non dai discendenti degli antichi cacciatori – raccoglitori del paleolitico, ma dagli agricoltori venuti dal medio oriente dal VII millennio AC, che risalivano il continente durante il riscaldamento del continente dopo la fine della glaciazione wurmiana. Sardi e Corsi sono rimasti più o meno isolati dall'Europa almeno fino alle espansioni fenicie, cartaginesi e romane del I millennio AC e quindi, come hanno potuto fare i baschi fino a tempi recenti grazie all'autoisolamento, mantengono un quadro genetico più simile a quello degli antichi cacciatori – raccoglitori che circa 40.000 anni fa hanno strappato il continente ai neandertaliani che non a quello degli agricoltori europei .

Personalmente dopo tante letture in materia mi resta comunque un dubbio: la morfologia del mascellare di 18.000 anni fa sembra essere estranea alla variabilità dell’Homo sapiens in generale e dell’Homo sapiens sapiens europeo in particolare e può essere segno di endemismo, il risultato cioè dell’isolamento in Sardegna di un gruppo umano. Però è anche vero che trarre conclusioni da un solo reperto è cosa azzardata, tantopiù che le industrie litiche dello stesso sito sembrano relative alla fase finale del glaciale di Wurm e quindi riferibili a Homo sapiens sapiens.

IL QUESITO FINALE: UNA POPOLAZIONE DI HEIDELBERGENSIS E' ARRIVATA QUASI FINO A NOI? I nuovi venuti hanno soppiantato i vecchi abitanti. la genetica parla chiaro: la colonizzazione da parte dgli attuali abitanti è avvenuta dopo la conquista dell'Europa da parte dei Sapiens e prima dell'arrivo degli agricoltori neolitici medio - orientali. Ne consegue che gli abitanti precedenti non fossero sapiens. Chi erano costoro? I primi heidelbergensis o altri che erano migrati approfittando per esempio del massimo glaciale rissiano tra 200 e 130 mila anni fa (e quindi si tratterebbe di una popolazione di heidelbergensis relitta estintasi molto recentemente)? Neandertaliani? Sapiens discendenti dai primi Sapiens arrivati in Europa 40.000 anni fai?

L'ipotesi neandertaliani sembrerebbe esclusa: da un punto di vista "culturale", le poche industrie litiche trovate sembrano inquadrabili in tecno-tipologie paleolitiche inferiori e non in complessi "tipici" dei neandertaliani o nel Wurm più antico. Quindi l'ipotesi più semplice, ma nel contempo affascinante, è che una popolazione di Homo heidelbergensis sia sopravvissuta ai neandertaliani che nell'isola non sono mai arrivati  e che soprattutto, come a Flores, si sia estinta poche migliaia di anni fa.
Cercherò di indagare ulteriormente

6 commenti:

Marco F ha detto...

Molto interessante. Aspettiamo nuove.
Secondo me però dovresti correggere questa frase
"Prolagus sardus, un roditore lagomorfo", con "Prolagus sardus, un lagomorfo". Era un parente di lepri, pika e conigli, non di topi o istrici.

Prolagus ha detto...

Speriamo che la Grotta Corbeddu possa restituirci resti ossei umani più completi! L'uomo endemico sardo è probabilmente esistito.

PS: ha ragione Marco F... Prolagus era un lagomorpho :)

Aldo Piombino ha detto...

azzz, che testa... avevo sostituito roditore con lagomorfo ma poi avevo lasciato anche roditore.
In effetti il termine "roditore lagomorfo" è da criminali....

Quanto alla grotta corbeddu, non so se si riuscirà a trovare altro. Io continuo a sperare in qualche scavo fortunato da altre parti, però è oggettivamente molto difficile trovare qualcosa per motivi stratigrafici. Magari sotto qualche alluvione....

Prolagus ha detto...

Da poco hanno iniziato a scavare nuovamente... incrociamo le dita! :)

Nicola ha detto...

ma è vero che esistono margini di rilievi genetici in comune tra i sardi, e i popoli del mare e soprattutto con i falasti poi filistei e ora palestinesi?

Aldo Piombino ha detto...

Ringrazio per la lettura e per la domanda. Francamente io il collegamento fra la Sardegna e i cosiddetti"popoli del mare" (semprechè siano esistiti, non tutti gli Autori sono d'accordo su questo) lo vedo pochissimo fondato, per una serie di aspetti:

Da un punto di vista storiografico, la civiltà nuragica non mi pare abbia avuto in quelle fasi (diciamo attorno al X secolo a.C.) una discontinuità particolare che avrebbe dimostrato l'influenza di nuovi arrivati. Anzi, alla fin fine è l'unica civiltà che continua imperterrita anche nei secoli bui della grande siccità che tra l'XI e l'VIII secolo a.C. ha investito il Mediterraneo, provocando la fine dell'età del bronzo e il rimescolio da cui sono poi usciti i greci, gli italici, gli etruschi etc etc.
Quindi non capisco il motivo per cui la Sardegna debba essere collegata ai popoli del mare. Forse sarò io scarso in materia, ma, appunto, dovete spiegarmi come è possibile che un avvenimento del genere non sia evidenziato da una discontinuità nella civilizzazione

Da un punto di vista genetico i sardi sono invece una popolazione autoctona che si è installata lì parecchio tempo fa e sono geneticamente molto diversi dagli italiani di terraferma e dagli altri europee
Per questo (e non certo per le caratteristiche del vocabolario sardo, argomento sul quale mi dichiaro "totalmente incompetente") trovo molto verosimili le argomentazioni secondo la quale nell'epoca nuragica nell'isola era parlata una lingua affine a quelle iberiche e quindi di tipo basco.
Altra dimostrazione che non era una lingua indoeuropea potrebbe essere il fatto che la conquista romana ha portato ad una sostituzione linguistica totale

Da ultimo non va dimenticato che la Sardegna è stata in parte e a lungo sotto il dominio fenicio. E questa è una ottima spiegazione per la presenza di varianti genetiche che si ritrovano preferenzialmente lungo la costa meridionale del Mediterraneo orientale (notizia, si badi bene, della quale fino ad oggi non ero a conoscenza).