giovedì 3 settembre 2009

i 10 vulcani più mortali al mondo

Indonesia 4, Guatemala, Italia, Francia, Giappone, Colombia e Islanda 1. Di che classifica si tratta? Della classifica per nazioni dei 10 vulcani che hanno provocato nella storia più vittime accertate, stilata da "Forbes Traveler",un sito specializzato in viaggi di lusso che proprone appunto alcuni viaggi “tematici”. Fra gli ultimi c'è quello intorno ai 10 vulcani più mortali della storia umana. Nubi ardenti, lahar, tsunami, proiettili espulsi violentemente dal cratere, ceneri che ricoprono e sfondano i tetti, nevi che si sciolgono, cambiamenti climatici.... Sono una parte del vasto repertorio dei modi in cui si può morire per colpa di un vulcano. Nella rassegna di Forbes Traveller c'è un po' di tutto.
Da notare che invece è molto difficile che si muoia a causa di una colata lavica. Un fatto molto noto agli addetti ai lavori, molto meno al grande pubblico che associa sempre un vulcano alla emissione di lava. Purtroppo non sempre è così: in molti vulcani e soprattutto quelli pericolosi, l'attività prevalente è quella di emettere ceneri e lapilli.

Vediamo quindi quali sono questi 10 vulcani.

Capeggia la classifica il TAMBORA: nel 1815 oltre al congresso di Vienna ci fù quella che pare essere stata la più grande eruzione della storia umana: oltre 100 kilometri cubici di materiale furono espulsi dal vulcano indonesiano. 12.000 persone morirono subito ma si calcola che ci furono almeno altre 80.000 vittime per fame, malattie ed altro connesse a quello che passò alla storia come "l'anno senza estate", il 1816, in cui i raggi solari fecero molta fatica a penetrare l'atmosfera resa opaca dalle polveri rilasciate dall'esplosione. Il VEI (Volcanic Explosion index) attribuito è 7: un valore difficilmente raggiungibile (negli ultimi 10.000 anni ci sono stati appena 5 eventi comparabili a questo).

Al secondo posto c'è il KRAKATOA. Il vulcano dentro lo Stretto della Sonda, che divide Giava da Sumatra saltò in aria nel 1883. Non fu la prima volta che successe, ma fu la prima volta che il fenomeno venne osservato. Due terzi dell'isola vennero distrutti. Nessuno morì per l'esplosione, sentita persino a Perth, in Australia, a oltre 2.000 kilometri di distanza: vista la situazione l'isola era stata abbandonata. Ma lo tsunami che generò investì le coste dello stretto. C'è persino un bilancio ufficiale dei morti: 36.417. Preciso, forse, ma immagino sia un dato ottimistico.
Il numero 3 è riservato al MONTAGNA PELEE, nella Martinica francese. Stavolta non fu una esplosione ma una nube ardente. Le nubi ardenti sono fenomeni pericolosissimi: dal cratere viene emesso del materiale che per il suo peso non va in aria ma forma una valanga in cui la temperatura passa i 700 gradi. Ovviamente per cose e persone che vengono colpite da un fenomeno del genere non c'è scampo: e infatti nel 1902 morirono 30.000 abitanti di Saint Pierre. Le foto del dopo tragedia sono impressionanti. Su questa eruzione ho trovato una bella documentazione: http://www.geology.sdsu.edu/how_volcanoes_work/Pelee.html


Al quarto posto c'è il NEVADO DEL RUIZ. Quando ero studente all'università lessi che in Sudamerica uno dei rischi più grossi era costituito dalla possibilità di un brusco scioglimento di nevi e ghiacci che spesso ricoprono le alte vette dei vulcani andini. La cosa mi lasciò molto perplesso, ma non feci a tempo a laurearmi prima di ricredermi con la grande tragedia del 1985: fu proprio lo scioglimento delle nevi del Nevado del Ruiz a provocare l'alluvione che distrusse Armero, provocando 23.000 vittime. Due riflessioni: la prima è che si è trattato di una eruzione di bassissima intensità; la seconda che le autorità ignorarono l'allarme. Fra chi, inascoltato, dette l'allarme c'era pure il professor Martini, dell'Università di Firenze, che conoscevo benissimo anche se non avevo seguito il suo corso. Inutile descrivervi il suo stato d'animo...

Spesso negli ultimi 10.000 anni l'Europa Settentrionale ha subito problemi climatici a causa del vulcanismo islandese. Una prova recente di questo è l'eruzione del LAKI nel 1783, durata quasi un anno e che ottiene il quinto posto nella classifica. La cappa di gas e polveri ricoprì mezza Europa (in Inghilterra ricordano l'estate del 1783 come l'”estate sabbiosa”). Persino Parigi ne fu invasa. L'Islanda fu devastata: la carestia provocò la morte della maggior parte del bestiame che non aveva più erba da mangiare e di conseguenza di un quinto della popolazione dell'isola (circa 10.000 persone). Ma se fra le vittime ci mettiamo gli europei che persero la vita per le complicazioni meteorologiche del freddo inverno successivo il conto si fa più salato (e nulla si sa rispetto a malattie polmonari indotte da gas e polveri). Una caratteristica importante di questa eruzione è che non avvenne in un cratere, ma lungo una linea piuttosto lunga.

Il VESUVIO, il “padre di tutti i vulcani” si colloca al sesto posto. Ovviamente è inserito per la celeberrima eruzione del 79 DC, ma anche altre eruzioni hanno provocato diverse vittime, specialmente quelle iniziali dopo un periodo di quiescenza. Per la irresponsabile situazione urbanistica che lo circonda è considerato uno dei vulcani più potenzialmente pericolosi al mondo
Al settimo posto troviamo l'UNZEN: il vulcano giapponese, molto meno noto del Fujiyama, è in classifica perchè nel 1792 il collasso di un duomo lavico ha provocato uno tsunami in cui morirono circa 15.000 persone (come si vede dalla foto siamo proprio sul mare). Si è comunque distinto anche in tempi recenti, nel 1991, quando un flusso piroclastico (una ignombrite di piccole dimensioni) uscito improvvisamente dal cratere, uccise 43 fra scienziati e giornalisti.

L'ottavo posto è per il KELUT, uno dei vulcani più attivi dell'Indonesia (il che è un'ottima referenza...!) Si segnalano 10.000 morti nel 1919, colpiti dai Lahar, colate di fango originatosi dalle ceneri deposte dalle eruzioni. Tanto per fare un esempio, i lahar stanno seppellendo attualmente la città di Chaiten a causa dell'eruzione dell'omonimo vulcano che dura ormai da 14 mesi. Completano il quadro una quarantina di morti nel 1990 colpiti da bombe sparate dal cratere (chissà... forse è stata l'ispirazione per il film Dante's Peak?). Per questi precedenti nel 2007 le autorità furono costrette a sfollare 30.000 abitanti. Per fortuna non successe niente.

Al nono posto c'è il guatemalteco SANTA MARIA. Gli effetti della eruzione del 1902, una delle più violente degli ultimi 200 anni si sentono ancora adesso: nella stagione delle piogge la cenere dell'eruzione continua a formare i lahar.

Decimo e ultimo posto per il GALUNGGUN, un vulcano indonesiano nell'isola di Giava. L'eruzione del 1822 fu seguita da una serie di inondazioni che trascinarono nell'acqua la cenere. Morirono più di 4000 persone. Ancora una volta la situazione ricorda quella del Chaiten. Una cosa simile avvenne nel 1982, ma grazie all'evacuazione ordinata dalle autorità ci furono solo poche decine di danni, nonostante i danni ingentissimi.

Alcune considerazioni finali: si tratta di una classifica molto parziale, che non può essere quella delle eruzioni più potenti. Infatti il criterio è quello delle vittime accertate e in questo caso il Vesuvio è stato inserito data la precisione della documentazione riguardante il 79 DC. Però non disponiamo di indicazioni precise su danni e vittime di vulcani indonesiani o andini fino a poco meno di 150 anni fa e per gli stessi motivi non è stato possibile inserire nella classifica eventi come quello del Santorini (a cui è associato anche uno tsunami) o del Rabaul in Nuova Guinea, la cui eruzione nel VI secolo, la peggiore degli ultimi 3000 anni, è probabilmente alla base della crisi climatica del 535 DC, che tanto influì sulla civiltà umana.

Inoltre avendo provocato pochi o nessuna vittima mancano nella lista il Novarupta (Alaska) e il Pinatubo (Filippine), le cui eruzioni, rispettivamente nel 1912 e nel 1991 sono nel podio delle 3 eruzioni più potenti del XX secolo, assieme al Santa Maria, che è l'unico nella classifica di Forbes Traveler dove si piazza, come si è visto, solo al nono posto.
Invece sono citati eventi come quello della Montagna Peleè o del Nevado del Ruiz che se hanno provocato molti morti, da un punto di vista vulcanologico sono state eruzioni deboli che non hanno avuto grosse ripercussioni a distanza.

Questo ci fa capire come nei vulcani di tipo “orogenico”, cioè connessi a zone in cui si scontrano due placche, il pericolo sia sempre in agguato e che solo una corretta sorveglianza possa impedire se non i danni alle cose, almeno quelli alle persone e che gli insediamenti umani nelle loro adiacenze debbano essere fatti “cum grano salis”. E in questo Napoli e l'Italia non sono poi un esempio così luminoso di prevenzione.

10 commenti:

Popinga ha detto...

Complimenti per la chiarezza e la completezza dell'articolo. Un solo dubbio: perchè non c'è il St. Helens? La sua eruzione del 1980 non fu cosa da poco. E si tratta proprio di un vulcano "orogenico" (subduzione della microplacca di Juan de Fuca sotto quella nordamericana).

Aldo Piombino ha detto...

Caro Pop, questa classifica tiene conto esclusivamente del bilancio delle vittime. Infatti in classifica c'è la Montagna Pelèe della cui eruzione si sarebbe perso il ricordo se non fosse stato per la nube ardente. Il St Helen non è in classifica perchè di morti ne ha fatti pochi. Sarebbero stati di più se l'esplosione fosse avvenuta qualche giorno dopo: mi risulta che le autorità locali avessero detto ai vulcanologi "ancora due giorni e poi leviamo l'allarme". Nel caso sai che macello...

Comunque secondo me è possibile che nella classifica manchi la peggiore eruzione.. ci sto giusto lavorando...
ho letto delle cose molto interessanti che mi hanno chiuso un cerchio..

SUPER BUZZY ha detto...

Ma il Laki è il 5° vulcano di cui parla l'articolo?

Aldo Piombino ha detto...

sì, è lui

kamy ha detto...

complimenti per tutto cio che hai scritto ... mi appassionano molto i vulcani grazie per l ottima spiegazione

Anonimo ha detto...

E Yellowstone?

Aldo Piombino ha detto...

come ho già detto, questa classifica tiene conto del bilancio in vittime umane e quindi si occupa di eruzioni recenti. L'ultima grande eruzione di Yellowstone è troppo distante, 70.000 anni, per essere messo in classifica... all'epoca non c'erano neanche esponenti del genere Homo in zona

Martino Mosca ha detto...

Ma se la clas è in base a n delle vittime, xkè lo Unzen nn è davanti al Laki (Laki: 10.521; Unzen: oltre 15.000)?

Aldo Piombino ha detto...

quelle sono le vittime ufficiali in Islanda ma come ho detto non esistono dati certi sui morti dovuti alla nube che stazionò sull'Europa occidentale sulla quale esistono molte testimonianze precise. Quindi per quello il Laki è "avanti" in classifics

Anonimo ha detto...

ma guarda che il monte Pelée di morti ne ha fatti 28000 e quindi supera il Nevado del Ruiz...