Un terremoto di magnitudo 7.2 ha colpito il Venezuela settentrionale, a ovest di Caracas alle 18.04 locali. L’evento è stato seguito 39 secondi dopo da una scossa M 7.5, anche se chi ha sentito lo scuotimento non ha certo percepito la presenza di due scosse distinte. Ora come ora si teme un disastro di grande portata: il bilancio provvisorio alle 15.00 italiane del giorno dopo parla, oltre ai danni, di oltre un centinaio di vittime ma purtroppo per il PAGER di USGS la probabilità che non si superi il migliaio è piuttosto bassa. Anzi, la probabilità attuale è di migliaia di vittime. C’è solo da sperare che il PAGER sia stato pessimistico. Una circostanza che potrebbe rendere grave il bilancio è che le scosse sono avvenute in tarda serata e che il tramonto sia avvenuto appena mezz’ora dopo prima di poter organizzare i soccorsi è calata la notte. Non è l’unico caso di scosse molto ravvicinate, basta ricordare il terremoto delle Sandwich Australi del 2018 e – soprattutto – quello dell’Irpinia del 1980.
TERREMOTI DEL VENEZUELA. Storicamente prona ai terremoti essendo su un limite di placca, nella parte settentrionale del Venezuela dall'inizio del XX secolo si sono verificati cinque terremoti di magnitudo superiore a 7, a partire proprio nel 1900 dal terremoto M 7.7 nel mare antistante Caracas. Dal 1975 l’IRIS Earthquake Browser riporta 18 eventi con M uguale o maggiore di 6; di questi 4 hanno avuto M 7 o più (quindi erano solo 2 fino a ieri). Nella storia sono comunque noti diversi terremoti con M superiore a 7 prima del 1900, e in alcuni casi quelli con epicentro in mare hanno provocato anche degli tsunami. Una buona parte di essi si trova lungo il sistema di faglie di Boconò, che assorbe buona parte della deformazione fra placca Caraibica e Placca Sudamericana.
IL QUADRO TETTONICO DEI TERREMOTI IN VENEZUELA E L’IMPORTANZA DEL SISTEMA DI BOCONÓ. La tettonica della placca caraibica è piuttosto particolare: se si eccettua la sua parte più orientale, dove la litosfera dell’Oceano Atlantico si immerge sotto di essa e quindi è un tipico margine attivo, il resto dei suoi margini con le placche adiacenti sono essenzialmente trascorrenti (o trasformi). E in effetti anche i terremoti del 24 giugno 2026 presentano il tipico meccanismo trascorrente di quasi tutta l’area, ivi compreso il terribile terremoto M 7.0 di Haiti del 2010. Si tratta di eventi di Magnitudo molto elevata, ma il problema maggiore è che avvengono a bassa profondità, come è stato sperimentato nel caso Haitiano. In questo momento le stime parlano di una profondità di 10km: si tratta di un dato “standard” che probabilmente verrà affinato nei prossimi giorni ma quello finale non sarà molto diverso.
La geodinamica del limite meridionale della placca caraibica è il risultato dell'interazione di tre placche tettoniche: la placca sudamericana, la placca caraibica e la placca di Nazca.
E tanto per complicare le cose, ai confini di placca sono stati individuati dei blocchi minori, fra cui il Blocco Andino Settentrionale, geodinamicamente compreso nella placca caraibica e a sua volta diviso in più sottoblocchi.
Il movimento relativo della placca caraibica rispetto alla placca sudamericana è di circa 20 mm/anno verso est ed è accomodato nel Venezuela settentrionale dal sistema di faglie di Boconò, che separa il Blocco Andino Settentrionale dalla placca sudamericana e prosegue da Caracas verso est grossolanamente parallelo alla costa come faglia di San Sebastiano. Quindi la parte settentrionale del Venezuela si trova nella placca caraibica, il resto del Paese si trova nella placca Sudamericana.
Lungo il sistema di Boconò la velocità media di scorrimento del Blocco Andino Settentrionale rispetto alla Placca Sudamericana è di circa 12 mm/anno, assorbendo così buona parte dei 20 mm/anno del movimento relativo fra le due placche. Il resto è assicurato dai movimenti del blocco rispetto al resto della placca caraibica e anche al suo interno. I terremoti del 24 giugno 2026 sono quindi coerenti con una rottura con movimento trascorrente destro lungo il sistema di faglie di Boconó, di cui troviamo una ottima descrizione in Poussè-Beltran et al (2018).
A causa della breve durata delle registrazioni strumentali e della mancanza di un calendario sismico durante il periodo precoloniale la storia della attività sismica delle Americhe è molto recente e anche se non hanno ospitato eventi sismici significativi negli ultimi secoli, sono state indicate come sedi di lacuna sismica. Ciò non vale per il sistema di Boconó in quanto sede di importante sismicità storica: ad esempio il terremoto M 7.1 del 26 marzo 1812 ha interessato l’area fra Barquisimeto e San Felipe, distruggendo queste località. Ovviamente in un terremoto come questo l’epicentro corrisponde al punto dove è iniziata e da dove ha iniziato a propagarsi la frattura, che in questo caso secondo i modelli dovrebbe essere lunga almeno 120 km, ma fatto salvo questo concetto, l’epicentro del 1812 si trova ad una sessantina di km a Est di quelli odierni, distanziati a loro volta fra loro di pochi km. Sempre Pousse-Beltran et al (2018) hanno accertato scavando delle trincee almeno altri 2 eventi con evidenti movimenti cosismici negli ultimi 1000 anni.
LA DOPPIA SCOSSA. La sequenza è iniziata con una scossa di M 7.2 a cui è seguita dopo appena 39 secondi quella più forte. Il meccanismo quindi, al di là della trascorrenza, è un po' complesso e di fatto i due tensori rivelano meccanismi leggermente diversi fra loro.
È difficile districarsi nei sismogrammi in condizioni del genere perché la seconda scossa inizia quando il movimento associato alla prima non è terminato e difatti anche in Venezuela è stata percepita dagli abitanti una sola, lunga scossa. Una prima conseguenza in casi del genere è che in automatico la seconda scossa non viene rilevata, ma viene individuata solo dopo la revisione dei dati e nei database la seconda può comparire con diverse ore di ritardo. Sono quasi sicuro che, ad esempio, fino alle 8.00 di stamattina nel tedesco Geofon fosse presente solo il primo evento, con la sua Magnitudo.
Quando il secondo evento è più forte, all’inizio la Magnitudo dell'evento viene sottostimata, perché viene attribuita quella del primo. Situazioni del genere, con un secondio terremoto che si scatena quando ancora lo scuotimento del primo è abbondantemente in corso sono rare ma se ne verificano. È successo nel 2023 (mi pare ad agosto) anche per una delle tante sequenze sismiche dei Campi Flegrei. Questa caratteristica ricorre anche in caso di Magnitudo importanti: un caso molto recente è quello del terremoto nelle Isole Sandwich Australi del 12 agosto del 2021: a un terremoto di magnitudo 7.5 è seguita, circa due minuti e mezzo dopo, una seconda scossa con M 8.1, che non venne identificata subito (dati USGS in questa pagina). Nel 2025 una cosa simile, ma con un maggior intervallo fra le scosse, è avvenuta pochi mesi fa sempre in Venezuela: il 24 settembre 2025 una scossa M 6.2, sempre con meccanismo trascorrente ma all’interno del Blocco Andino Settentrionale, ha colpito la città di Mene Grande sulla sponda del lago di Maracaibo. A questa ne è seguita una seconda più forte, di M 6.3, ma stavolta a 4 ore di distanza.
In Italia, la durata notevole della scossa del 23 novembre 1980 in Irpinia ha avuto una durata notevole perché in realtà le analisi successive hanno individuato la complessità dell’evento, composto da ben 3 eventi principali, il secondo dopo 20 e il terzo dopo 39 secondi dalla prima scossa (Bernard e Zollo, 1989). Naturalmente, siccome non c’è stata interruzione nello scuotimento. in Irpinia nessuno si è accorto della cosa, così come il 24 giugno 2026 in Venezuela. Anzi, per scoprire la complessità dell’evento irpino c’è voluto un pò di tempo. E per capire meglio il terremoto venezuelano e le sue repliche ci sarà da scindere, in diversi casi, il segnale sismico del terremoto M 6.8 (dato ancora incerto) avvenuto 25 minuti dopo in Giappone.
Interessante notare che il terremoto Irpino del 1980 è stato un evento con meccanismo distensivo, quello delle Sandwich australi compressivo e quest’ultimo trascorrente. Quindi queste caratteristiche possono essere condivise da terremoti di tutti i tipi.
BIBLIOGRAFIA
Bernard e Zollo (1989). The Irpinia (Italy) 1980 Earthquake: Detailed Analysis of a Complex Normal Faulting. Journal of Geophysical Research, 94 B2, 1631-1647
Pousse-Beltran et al (2018). Earthquake geology of the last millennium along the Boconó Fault, Venezuela. Tectonophysics 747–748, 40–53




1 commento:
Anche nel 2022, costa adriatica anconetana, ci furono due scosse distinte a circa 60 secondi una dall' altra, ad Osimo le percepii distintamente, INGV inizialmente parlò di un singolo evento Mw 5.5
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