venerdì 23 gennaio 2026

uno studio con i dati satellitari InSAR evidenzia nei 40 maggiori sistemi deltizi della Terra la subsidenza e il suo impatto sulla Natura e sulle attività antropiche


Ho già parlato diverse volte di come i satelliti radar InSAR rappresentino in molte situazioni un valido aiuto per la comprensione dei fenomeni geologici, e come diventno essenziali quando i sistemi di monitoraggio a terra sono insufficienti. Ad esempio poco ho fatto vedere il caso della sorveglianza dei vulcani attivi e potenzialmente attivi, mentre in quest’altro post ho fatto vedere come se ci fosse stato un servizio continuo di sorveglianza del territorio tramite i dati InSAR si sarebbero potute prevedere delle frane di una certa importanza. I grandi delta fluviali sono un’altra applicazione interessante perché i loro movimenti sono essenzialmente verticali e in special modo quando sono aree antropizzate c’è una vasta gamma di bersagli su cui poter lavorare con i radar in banda C come quelli della costellazione satellitare Sentinel-1 dell’ESA. In un articolo appena uscito Ohnenhen et al (2026) hanno esaminato proprio le caratteristiche delle variazioni di quota dei delta attraverso i dati InSAR, traendone interessanti conclusioni che potranno aiutare la protezone della Natura e delle attività antropiche in questi fondamentali sistemi.

I DELTA FLUVIALI: AREE MOLTO IMPORTANTI MA DELICATE. Se occupano appena l'1% della superficie terrestre, i delta fluviali ospitano tra il 4 e il 6 % della popolazione mondiale; soprattutto sui delta troviamo quasi un terzo (10 delle 34) delle megalopoli del mondo. Insomma, sono territori caratterizzati da funzioni e antropiche rilevanti che si sommano a importanti funzioni naturali. Ad esempio:
  • funzioni naturali:  ecosistemi con una ricchissima biodiversità
  • funzioni socioeconomiche: sostengono la produttività agricola e la pesca e con le loro infrastrutture, come porti e reti di trasporto, sono snodi fondamentali della rete del commercio marittimo globale
  • funzioni energetiche: in alcuni delta si trovano giacimenti di idrocarburi

la subsdenza in alcuni delta: il viola ne indica i valori maggiori.
in verde le aree con minore subsidenza
I DELTA: UN EQUILIBRIO PRECARIO. Dal punto di vista geologico i delta sono soggetti a una dinamica delle variazioni morfologiche molto veloce, principalmente nella quota topografica, nella disposizione di canali e specchi d’acqua e nella linea di costa più esterna. I motivi sono diversi:
A. RIPASCIMENTO: i delta sono cresciuti (e in qualche caso crescono ancora) grazie al continuo ripascimento che viene assicurato dai sedimenti trasportati dai fiumi. Le attività umane a monte comportano variazioni di questa componente: in particolare è noto come nella storia umana episodi di avanzamento dei delta siano stati innescati dall’aumento del carico solido a seguito di massicce opere di disboscamento: oggi invece in genere a influenzare il volume di sedimenti sono le operazioni idrauliche, in special modo la costruzione di grandi dighe e una maggiore crescita della popolazione urbana, le quali comportano una diminuzione del carico solido
B. SUBSIDENZA: si tratta oggi della forzante maggiore delle variazioni di quota che innescano le variazioni morfologiche anche nelle parti più lontane dal mare dei delta; ha due componenti:
  • subsidenza naturale: in Natura i delta sono il risultato di un equilibrio – spesso precario – fra l’accumulo di sedimenti portati dai fiumi, le variazioni – anche di origine tettonica – della quota topografica e del livello del mare, le correnti marine, il clima e gli eventi meteo estremi. Noltre quando i volumi di sedimenti sono estremamente importanti sono persino possibili aggiustamenti isostatici
  • subsidenza antropica: alle componenti naturali della subsidenza nei nostri tempi si è aggiunta una componenti antropiche spesso non indifferenti. I principali fattori antropici che dominano la subsidenza del delta includono l'eccessiva estrazione di acque sotterranee, lo sfruttamento di petrolio e gas e i cambiamenti nell'uso del suolo associati all'urbanizzazione e all'agricoltura.
Un'altra questione delicata è la PROGRESSIVA ESPANSIONE NEI DELTA DELLE ATTIVITÀ UMANE, a causa delle qual i suoli occupati perdono le loro caratteristiche naturali.
Oggi purtroppo i delta sono tra le aree più critiche perché innalzamento del livello del mare, subsidenza naturale e antropica (con valori di abbassamento del terreno spesso ragguardevoli), e una forte pressione antropica spesso non compensati dal ripascimento, comportano una ulteriore esposizione a minacce climatiche e ambientali complesse. In particolare la popolazione vulnerabile è oggi definita come quella che occupa territori al di sotto di 1 m di altitudine.

LIVELLO DEL MARE ASSOLUTO E RELATIVO NEI DELTA. Rispetto al livello assoluto del mare, si può identificare un livello del mare relativo, che è la somma della differenza fra i movimenti verticali del livello del mare e dell’area deltizia. È evidente come l’innalzamento globale del livello del mare, la subsidenza e la diminuzione del carico solido per la costruzione di dighe messi insieme determinino un innalzamento relativo del livello del mare a tassi superiori alle medie globali, il che comporta (1) rischi di inondazioni, (2) perdita di territorio e (3) salinizzazione delle falde acquifere.

LA VALUTAZIONE DELLA SUBSIDENZA NEI DELTA. Oggi la vulnerabilità dei delta risiede principalmente nella subsidenza, ma anche nella facile alluvionabilità delle aree emerse e, per l’agricoltura, dalla sostituzione delle acque dolci nelle falde acquifere con acque saline. Una valutazione della subsidenza e del ripascimento è ostacolata dalla scarsezza delle osservazioni a terra disponibili.
Ed ecco che anche in questo caso satelliti InSAR diventano basilari, perché forniscono i dati dei movimenti del terreno in maniera veloce e completa. È vero che essendo le immagini scattate ad ogni passaggio del satellite al di sopra dell’area si tratta di dati intermittenti, rispetto a quelli delle stazioni GPS, però dobbiamo considerare che i sensori GPS vanno installati e non forniscono quindi dati pregressi, mentre ad esempio con la costellazione Sentinel-1 i dati a disposizione cominciano da fine 2014 usando bersagli “naturali” (in genere edifici, altre opere antropiche, aree naturali a vista senza copertura erbosa).
Inoltre lo studio della subsidenza con i dati satellitari InSAR è semplice e riguarda una vasta serie di ambiti (Raspini et al, 2022) in quanto non esiste una componente orizzontali del movimento come nelle frane o negli studi sulla tettonica, casi nei quali a causa delle caratteristiche delle orbite i movimenti in direzioni differenti forniscono risposte assolute differenti.

i delta studiati da Onehen et al (2026)


distribuzione nei vari delta dei vari valori di subsidenza: le situazioni più critiche sono in Asia
LO STUDIO DELLA SUBSIDENZA IN 40 DELTA CON I DATI SATELLITARI InSAR. Ohnenhen et al (2026) presentano le variazioni di elevazione superficiale in 40 delta di 29 nazioni sparsi nei 5 continenti. Utilizzando i dati della costellazione satellitare dell’ESA Sentinel-1, e ricavando da questi i dati dei movimenti verticali del terreno, hanno quantificato la perdita di elevazione superficiale, dimostrando come nei delta fluviali in tutto il mondo la subsidenza sia il movimento prevalente e con i tassi attuali, la gravità della situazione che ne deriva.
  • I delta che tendono ad avere tassi di subsidenza più elevati sono quelli dove lo sfruttamento delle falde acquifere è maggiore e dove le attività umane a monte hanno diminuito il carico solido dei fiumi e quindi c’è stata una diminuzione del ripascimento. 
  • Al contrario, tassi di subsidenza inferiori caratterizzano quelli con scarsi emungimenti di acque sotterranee, scarse variazioni del flusso di sedimenti e limitata espansione urbana (ad esempio, il delta del Rio delle Amazzoni), il che è una cosa normale perché in condizioni naturali tutti i delta sarebbero in avanzamento e dove la componente antropica (che oggi è sempre negativa…) è poco rilevante non è sufficiente ad opporsi al trend.
Inoltre (ed è una cosa preoccupante) nella maggior parte dei delta l’attuale tasso annuale di subsidenza supera la componente dell'innalzamento globale del livello del mare come fattore dominante dell'innalzamento del livello del mare relativo.
Questi risultati suggeriscono la necessità di interventi mirati che affrontino il problema della subsidenza, parallelamente a sforzi più ampi per mitigare e adattarsi all'innalzamento globale del livello del mare causato dai cambiamenti climatici.

DISTRIBUZIONE DELLE AREE IN SUBSIDENZA NEI DELTA. Lo sprofondamento è la caratteristica più condivisa del comportamento dei delta: fra quelli studiati non ne esiste uno in cui l’area interessata allo sprofondamento sia inferiore al 35%; soprattutto in ben 38 su 40 lo sprofondamento interessa oltre il 50% dell'area e in quasi la metà dei casi (19) più del 90%.
Nel 30% dei delta esaminati, il tasso medio di innalzamento del livello relativo del mare (quindi la somma di subsidenza e innalzamento globale del livello del mare) è moderato, inferiore a 2 mm all'anno. Al contrario, più della metà dei delta presenta tassi di subsidenza superiori a 3 mm all'anno.
Insomma, sommando tutti insieme i 40 maggiori delta circa il 60% dell’area totale è in subsidenza. E soprattutto sono in subsidenza tutte le aree con popolazione vulnerabile, quella che risiede dove la superficie è a meno di 1 metro sopra il livello del mare.

In molti delta – come si è visto – ci sono aree che non presentano in subsidenza (o addirittura un innalzamento). Che i vari settori di un delta si abbassino o no, è il risultato di una complessa interazione di processi naturali e antropici. Qui giocano per forza dei fattori esterni: processi di ridistribuzione dei sedimenti potenzialmente guidati dalla dinamica fluviale o attività tettonica.

la subsidenza del delta del Po con dati del sistema europeo EGMS 
SOLUZIONI. La presenza di comportamenti diversi all’interno di un singolo delta evidenzia la necessità di valutazioni e modelli completi della sua vulnerabilità per considerare non solo i tassi di abbassamento assoluti complessivi, ma anche l'eterogeneità spaziale delle dinamiche di variazione di quota. 
Da questo si ricava come qualsiasi soluzione debba essere un qualche cosa di organico e non che risolva un problema particolare, perché in ambienti del genere basta poco per combinare un guaio. Al solito in queste cose è molto aventi l’Olanda, dove l'approccio di gestione integrata delle inondazioni delle aree deltizie combina il ripristino ecologico con le fortificazioni infrastrutturali, è diventato un modello di resilienza ai rischi costieri (Kabal et al, 2005), in base al principio secondo il quale i cambiamenti climatici non dovrebbe essere visto solo come una minaccia, ma potrebbero generare opportunità per innovazioni su larga scala (un principio teoricamente valido ma che spesso si scontra con la realtà, fatta di aumento del livello del mare, pressioni politico/sociali che non guardano in prospettiva ma nell'immediato e la necessità di ingenti risorse finanziarie).
Tuttavia, anche aree teoricamente “avanti” dal punto di vista scientifico come gli USA presentano lacune sostanziali: ad esempio Jankowski et al (2017) illustrano come il delta del Mississippi ha perso oltre 5.000 km² di territorio (principalmente zone umide) dal 1932 a causa della mancanza di adattamento (ad esempio, progetti di deviazione dei sedimenti) e venendo a casa nostra, il delta del Po è alle prese con la salinizzazione delle falde acquifere causata dall'emungimento a scopo irriguo delle acque sotterranee (Bellafiore et al, 2021), evidenziando come le priorità economiche contingenti possano minare l'adattamento anche nelle regioni ad alto reddito.
Le traiettorie a lungo termine rivelano una realtà difficile in cui anche i delta con una forte capacità di adattamento faticano ancora a gestire i fenomeni di subsidenza, ed immaginiamoci la situazione in quelli dove queste capacità sono limitate per diversi problemi.
Idealmente, l'obiettivo per una resilienza costiera sostenibile è una transizione verso Rifugi Sicuri, caratterizzati sia da un rischio di sprofondamento basso che da un'elevata prontezza all'adattamento.
Con l'intensificarsi della crisi climatica e delle minacce correlate, la sfida per i circa 500 milioni di persone che vivono nei delta richiede una attenzione globale alla subsidenza e ad altri fattori chiave di vulnerabilità, promuovendo al contempo approcci di governance che preservino l'elevazione del territorio e l'abitabilità a lungo termine rispetto all'adattamento a breve termine.


BIBLIOGRAFIA

Bellafiore et al (2021). Saltwater intrusion in a Mediterranean delta under a changing climate. J. Geophys. Res. Oceans 126, e2020JC016437

Jankowski et al (2017). Vulnerability of Louisiana’s coastal wetlands to present-day rates of relative sea-level rise. Nat. Commun. 8, 14792

Kabat et al (2005) Climate proofing the Netherlands. Nature 438, 283–284

Ohenhen et al 2026 Global subsidence of river deltas https://doi.org/10.1038/s41586-025-09928-6

Raspini et al (2022).  Review of satellite radar interferometry for subsidence analysis. Earth-Science Reviews 235, 104239




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