giovedì 11 gennaio 2018

La sequenza sismica del Matese a cavallo fra 2013 e 2014 e i magmi dell'Appennino meridionale


Il lavoro appena uscito su Science Advances sulla sequenza sismica del Matese è davvero importante, soprattutto perché identifica una nuova classe di terremoti nelle fasce orogeniche attive. Purtroppo il solito can can mediatico di un giornalismo italiano che non sa di Scienza, ma ne parla in maniera sballata ha spostato l’asse della discussione nell’opinione pubblica su cose inesistenti come il rischio sismico associato alla questione. Si è trattato in effetti di una sequenza strana, per cui è stato fondamentale effettuare uno studio multidisciplinare per precisarne i termini e le cause. 
Vediamo quindi un po' in dettaglio la sequenza, e quali sono i risultati che hanno portato a queste considerazioni nell’articolo [1], che significativamente è intitolato Seismic signature of active intrusions in mountain chains. 

La sequenza sismica tra dicembre 2013 e febbraio 2014:
si nota la suddivisione degli epicentri in due lobi
LE CARATTERISTICHE DELLA SEQUENZA SISMICA TRA 2013 E 2014 NEL MATESE. Il 29 dicembre 2013 alle 17:08 UTC, un terremoto Mw 5 si è verificato sotto le montagne del Matese tra Campania e Molise (zona cara ai dinosaurofili: a Pietraroja è stato scoperto Ciro!). Nei successivi 50 giorni sono state registrate 350 repliche. A gennaio, dopo una settimana circa di calma piatta, si è verificata una ripresa dell'attività con il secondo evento Mw 4.2 del 20 gennaio 2014. Lo studio delle onde sismiche ha ricavato un meccanismo distensivo lungo una faglia orientata NW-SE, con una piccola componente orizzontale che si aggiunge alla preponderante componente verticale. Diciamo che sarebbe un “classico” per l’Appennino Centrale, senonché la sequenza presentava delle cose un po' anomale:  
  • la sismicità era concentrata a profondità tra 10 e 25 km nel basamento cristallino della catena, quando la "normale" sismicità della catena è generalmente meno profonda e interessa la spessa coltre dei sedimenti mesozoici e terziari
  • l'evoluzione della sequenza mostra che gli ipocentri delle repliche sono migrati verso l'alto e si sono diffusi verso sud-est in pochi minuti
  • gli ipocentri raffigurano due ammassi simili a dita che circondano una zona asismica lunga circa 1,5, larga e spessa 2,5 km, che presenta una forma simile a una diga (come da carta qui a fianco)
  • l'andamento della profondità ipocentrale con il tempo nei primi 28 giorni dopo il mainshock indica un processo di rottura simile a quello osservato nella sismicità indotta dall'iniezione di fluidi
  • la sismicità dopo il secondo shock principale rimase confinato nel secondo lobo

Una sequenza del genere è quindi più simile ad una tipica di aree vulcaniche, dove la sismicità è generalmente associata a fessure piene di fluidi e quindi meritava davvero uno studio a 360°. Inoltre questo evento nonostante la sua profondità ha innescato alcuni fenomeni che di solito spetterebbero ad eventi più importanti, come delle frane, delle variazioni nella portata ed analisi delle sorgenti e persino una rottura cosmica lungo la faglia cordiera di un bacino. Alcuni testimoni riferiscono addirittura di aver pure visto una fiammata (sono più di uno): una disamina di tutti questi accadimenti si trova in [2]

Il mix di acque meteoriche e profonde, da [1] 
GLI STUDI SUSSEGUENTIUna prima ricerca ha riguardato il contenuto di CO2 riscontrabile nell'acquifero del Matese, dato che il biossido di carbonio è relativamente solubile nelle acque meteoriche e tra quello atmosferico e quello di origine vulcanica ci sono differenze nella composizione isotopica. Quindi è stata eseguita una vasta serie di analisi per capire meglio se e come questa sequenza abbia influenzato la falda acquifera del Matese, in quanto se davvero c'era stata della attività magmatica lì sotto, nelle sue acque si doveva essere sciolta la maggior parte del gas.
L'analisi isotopica del contenuto di carbonio ha rivelato che nelle acque che sgorgano dal massiccio c’è una forte componente di CO2 magmatica profonda, facilmente distinguibile dall'acqua meteorica; non solo, ma le sorgenti con un contenuto più elevato di CO2 magmatico sono chiaramente raggruppate attorno all'area della sequenza sismica 2013-2014.

Questo è un primo indizio sul fatto che l’alto contenuto di CO2 magmatico può essere riferito  a una riserva magmatica; ma si tratta di una riserva "morta" o una riserva giovane e calda? Lo studio termico ha confermato la seconda ipotesi, poiché la temperatura alla sorgente delle acque è circa 2°C superiore a quella prevista per l'acqua che si infiltra a 1300-1400 m di altitudine, quindi il CO2 profonda è legata alla risalita di fluidi caldi.
Un altro indizio della presenza di magma caldo sono la presenza stessa e la forma a “diga” della zona asismica interna: se si fosse trattato solo di gas non avrebbe senso questa zona senza terremoti, che invece denota la presenza di un settore caratterizzato da una certa plasticità, tipico della presenza di una roccia fusa o, quantomeno, molto calda, circondata da rocce incassanti rigide.

Sequenze simili sono state segnalate in California e Giappone a distanze superiori a 50 km dai vulcani e sono state attribuite alla ridistribuzione della pressione del fluido nella crosta [3].
Pertanto, le caratteristiche sismologiche, le analisi geochimiche e i risultati della modellazione del flusso di calore dimostrano che la sequenza del Matese a cavallo fra 2013 e 2014 si è verificata in un'area caratterizzata da un'anomalia geotermica importante, molto probabilmente associata ad un nuovo "impulso" di magma che alimenta un'intrusione già presente e ancora non del tutto solidificata.

Le località dove affiorano prodotti dell'attività
magmatica dell'appennino centrale, da [4] 
LA GEOLOGIA DELL’APPENNINO CENTRALE E MERIDIONALE E LE SUE PARTICOLARI MANIFESTAZIONI MAGMATICHE.
Utilizzando le onde sismiche per realizzare una tomografia della Terra, è stato visto che nella crosta superiore e nella crosta media dell’Appennino si trovano dal confine abruzzese-molisano al promontorio del Gargano delle piccole zone caratterizzate da una velocità delle onde sismiche anomalmente alta. Siamo nel basamento cristallino sotto i sedimenti e quindi queste anomalie potrebbero essere cose “vecchie”, e cioè tracce di eterogeneità del vecchio basamento cristallino paleozoico oppure essere geologicamente recenti e quindi derivate da intrusioni magmatiche tardo terziarie se non attuali. I dati geologici fanno decisamente propendere per la seconda ipotesi.

Una sparpagliata attività vulcanica si trova nel versante tirrenico dell’Appennino Centrale tra la catena e i magmi recenti della costa fra il Lazio e la Campania, nei monti di Umbria, Abruzzo e Lazio che consiste di qualche colata lavica o coni di scorie abbastanza isolati. Sono magmi dall'analisi particolare e dall'origine molto dibattuta: sodio e soprattutto potassio molto alti (oltre il 5%) e con un contenuto di Calcio superiore a quello di alluminio. Il chimismo per certi versi ricorda quello della Provincia Romana a cui sono spesso associati [5]. La parte più a sud dove troviamo prodotti vulcanici di questo tipo è l’apparato di Montecchio, sulle pendici del Vulture. Il ciclo di Montecchio si è messo in posto quando il Vulture aveva già finito la sua attività e condivide con i tufi e le lave di San Venanzio (queste ultime datate a 265.000 anni fa), Cupaiello etc etc molte caratteristiche geochimiche e petrografiche, che sono estremamente diverse da quelle dei prodotti classici del Vulture precedenti. 
Il chimismo e i frammenti di rocce portati via durante la risalita che si trovano in questi magmi dimostrano l’origine molto profonda di questi magmi. 
La somiglianza fra i prodotti dell'Appennino centrale e quelli di Montecchio hanno fatto ipotizzare la presenza di altri episodi magmatici ancora nascosti sotto l'Appennino ed in effetti rocce ignee recenti (intrusive o effusive) sono state trovate in molti pozzi perforati per prospezioni di idrocarburi. 
Quindi nell'intero Appennino centrale e meridionale sia in profondità che in superficie troviamo le tracce, sia pure sporadiche, della presenza di liquidi provenienti dalla fusione (molto) parziale del mantello sottostante.
Quanto al case del Matese, siamo chiaramente all’interno della zona appenninica e quindi in cui potenzialmente possiamo trovare questi prodotti, però è anche vicino all’area napoletana, in particolare accanto al Roccamonfina, vulcano rimasto attivo fino a non molto tempo fa che però non è strettamente legato al Vesuvio come magma)

UN APPENNINO IN ESTENSIONE. Oggi l’intero asse appenninico centrale e meridionale è sottoposto a distensione perché il settore occidentale si muove verso NW, mentre quello orientale a SE [6], ne ho parlato spesso, per esempio qui: ne risulta dunque un allontanamento fra le due parti di qualche mm/anno e ciò origina la forte sismicità dell’area, compresa quella a cui stiamo assistendo dal 1997 (ne ho parlato per esempio qui). Comunque, per mettere le mani avanti, tra un allontanamento del genere e dire che l’Italia si spaccherà in mezzo ce ne passa di distanza: il complesso formato da Sardegna, Corsica e Italia peninsulare ha potuto 40 milioni di anni fa staccarsi dalle coste francesi e spagnole formando il bacino ligure – provenzale, ma si sono mosse quando non c’era nulla che si opponeva al loro moto; in seguito andando verso est 6 milioni di anni fa l’Italia centro – meridionale ha trovato il blocco balcanico per cui ora muoversi dell’altro è piuttosto difficile… la Calabria invece ha continuato ad andare verso SE, staccandosi dalla Sardegna, formando il Tirreno meridionale e fermandosi, o quasi, solo 700.000 anni fa. Ad ogni modo che questa fase attuale dell’Appennino centrale che se non è di “apertura” è sempre di “distensione” possa essere accompagnata da qualche risalita di magmi dal mantello non è certo impossibile dal punto di vista teorico.

RISCHI E PERICOLI RIVELATI DA QUESTA SCOPERTA. Naturalmente negli ultimi giorni la stampa ha dato molta attenzione alla notizia, ovviamente in termini più o meno apocalittici. Si va dal rischio di eruzioni vulcaniche a quello di terremoti (naturalmente “disastrosi”).
Vediamo di fare il punto della situazione. C’è un certo “rischio vulcanico”? Teoricamente sì, ma non per “oggi o domani”: questa intrusione (o una sua simile) potrebbe prima o poi arrivare in superficie, come è successo appunto al Vulture o nelle aree dell’Appennino caratterizzate da queste piccole manifestazioni vulcaniche. Ma non è certo l’apporto di lave che c’è stato alla fine del 2013 quello in grado di modificare il quadro. La cosa avviene “qualche volta ogni milione di anni”, quindi ...  insomma… è un rischio più teorico che reale. 
Anche il rischio sismico è abbastanza inesistente. In Appennino centrale e meridionale, come nel resto d’Italia, i terremoti principali fanno grossi danni e tante vittime soprattutto a causa della pessima edilizia ma, come ho spiegato svariate volte, anche perché si generano molto vicini alla superficie (spesso anche a meno di 10 km di profondità). Inoltre la M dipende molto dalla lunghezza del tratto di faglia che si rompe: è proprio grazie alla lunghezza ipotizzata della sorgente sismica che già anni prima era stata attribuita la potenzialità di un evento a M 6.5 lungo la faglia del Vettore [7]. 
Queste intrusioni interessano invece zone più profonde (mediamente sui 20 km): già questo farebbe diminuire gli effetti di un eventuale terremoto in superficie. Ma soprattutto è difficile che si possano attivare superfici di faglia così estese da dare terremoti molto forti, anche se con lo stato dell’edilizia che c’è in Italia il rischio che eventi di questa entità e profondità possano provocare dei danni purtroppo esiste eccome… 
Insomma, l’aggiunta del rischio sismico dovuto a questa nuova classe di terremoti risulta assolutamente risibile rispetto al rischio sismico già certificato nell’Appennino Centrale dovuto alle grandi faglie che lo interessano e che hanno già dato in epoca storica ampie manifestazioni di quello che sono in grado di fare.

PROSPETTIVE SCIENTIFICHE. Come ho scritto, le prospettive scientifiche di questo lavoro sono estremamente interessanti, non solo a livello appenninico, dove potrebbero gettare maggiore luce sulla formazione di questi enigmatici magmi, ma anche a livello mondiale.
Perché dimostrnao come l’intrusione di corpi magmatici possa provocare eventi sismici legati ai movimenti dei fluidi, esattamente come succede nei vulcani. Quindi se fino ad oggi la sismicità delle catene montuose viene interpretata come legata a cambiamenti legati alle forze che le deformano e/o a cambiamenti nella pressione dei fluidi lungo le superfici di faglia (questa ultima cosa, fra l’altro, è alla base della sismicità indotta di origine antropica), oggi le prospettive cambiano e non di poco, specialmente in aree con un rischio sismico “tradizionale” poco elevato (non certo, appunto, nell’Appennino centrale, dove viene aggiunto in questo modo ben poco ad un carico purtroppo già piuttosto importante di suo).
Parlo soprattutto di catene mature, cioè catene in cui la maggior parte della compressione è finita (e l’Appennino centrale lo è) e che però non sono sede di particolare sismicità. Ma c'è da guardare anche alla ricerca sui magmi stessi: in tutti gli orogeni fossili derivati da scontro continente – continente troviamo delle rocce magmatiche (soprattutto intrusioni raffreddate a pochi km di profondità e oggi affioranti per l’erosione di quanto ci stava sopra) classificate come “tardo” o, meglio ancora “post” orogeniche. Le vediamo sia nell’antichità del Precambriano, ma tornando a tempi più recenti, nell’orogene mesozoico di Dabie in Cina e in molte parti dell’Asia centrale interessate da collisioni nel Paleozoico e nel Triassico, in Iran nella fascia orogenica del Lut, e nelle stesse Alpi sia nel Permiano dopo l’orogenesi varisica che dopo la fase parossistica del ciclo alpino (il granito dell’Adamello è l’esempio noto più vicino).
È dunque possibile che alla fine dell’attività tettonica questa attività vulcanica possa diventare protagonista e quindi possa innescare eventi sismici importanti.

Un ‘ultima nota sulla sequenza sismica che oggi si sta svolgendo, sempre in Molise, ma un po' a nord di Isernia, centrata nella zona di Vastogirardi. Non appare legata allo stesso motivo, almeno dal punto di vista sismico, perché:

  • gli epicentri sono diffusi senza particolari discontinuità
  • si tratta di una sismicità molto superficiale e quindi se ci fosse una risalita di magmi le temperature delle sorgenti sarebbero aumentate vistosamente, in modo visibile, anche senza strumentazione

[1] Di Luccio et al. (2018),Seismic signature of active intrusions in mountain chains Sci. Adv. 2018; 4 : e1701825
[2] Valente et al (2017) Do moderate magnitude earthquakes generate seismically induced ground effects? The case study of the Mw = 5.16, 29th December 2013 Matese earthquake (southern Apennines, Italy) Int J Earth Sci (Geol Rundsch) DOI 10.1007/s00531-017-1506-5
[3] Vidale et al (2006) Crustal earthquake bursts in California and Japan: Their patterns and relation to volcanoes. Geophys. Res. Lett. 33, L20313 (2006)
[4] Peccerillo 2005 Plio-Quaternary Volcanism in Italy - Springer
[5] Conticelli et al (2004) Petrologic, geochemical and isotopic characteristics of potassic and ultrapotassic magmatism in central-southern Italy: inferences on its genesis and on the nature of mantle sources Per. Mineral.  73, 135-164 
[6] Farolfi & Delventisette (2016). Contemporary crustal velocity field in Alpine Mediterranean area of Italy from new geodetic data GPS Solutions DOI 10.1007/s10291-015-0481-1
[7] Galli et al 2008 Twenty years of paleoseismology in Italy. Earth-Science Reviews 88, 89 – 117



22 commenti:

punteruolorosso ha detto...

save dott. piombino. è possibile affermare che, finita la fase orogenica dell'appennino centro-meridionale, la parte orientale di quest'ultimo venga passivamente trascinata verso nord-est dalla parte di adria ad esso subdotta? e come mai il lato occidentale della catena è rimasto solidale con europa? il risultato è comunque una spaccatura lungo l'asse centrale, e le faglie principali si collocano lungo questa spaccatura.
quanto alla calabria: a cosa si deve la sua frenata? la litosfera ionica è di tipo oceanico, non continentale come adria. perché allora il processo di subduzione non prosegue?

Aldo Piombino ha detto...

allora, veniamo al dunque:
1. l'appennino è chiaramente diviso in due fasce, quella tirrenica (adria W) che segue l'"Europa stabile" e quella adriatica che fa parte di Adria e si muove ancora contro l'Europa. Le grandi fosse dell'appennino centrale ci sono appunto per questo motivo
2. la Calabria ha frenato perché ha incontrato la Grecia. Attualmente la deformazione anzichè essere assorbita dalla subduzione viene assorbita dai sistemi di faglia nella piattaforma continentale calabra dello Jonio

Anonimo ha detto...

Stimatissimo Dottor Piombino,
Lei ha del tutto ragione: molte strutture edificate lungo l'Appennino Campano non sarebbero in grado di resistere ad un sisma Mw > 6.0. Non che ciò sia una novità per l'Italietta, ma ricordo che quelle zone (Matese-Sannio-Irpinia) sono state più volte colpite da violenti terremoti (Bojano ecc.), per ultimo quello del 23/11/1980. Evidentemente, hanno imparato nulla. La (pseudo) ricostruzione post-sisma '80 è stato un reale ladrocinio a danno dei contribuenti. Una ricostruzione che peraltro non è ancora terminata. Il 70% delle scuole campane non sono antisismiche. Da quelle parti, l'abusivismo edilizio regna sovrano. Ad Ischia (territorio a rischio vulcanico, sismico ed idrogeologico) su 60.000 residenti sono state depositate quasi 30.000 richieste di condono. Praticamente un abitante su due.
E ancora: 600.000 persone accatastate alle pendici di un vulcano attivo, pericolosamente esplosivo; intere città come Pozzuoli edificate su una caldera vulcanica, ma a nessuno frega nulla. Presto verrà inaugurato pure l'Ospedale del Mare, che si trova in piena Zona Rossa Vesuviana. Se quella non è una regione borderline...
Gli americani non hanno edificato sullo Yellowstone e alle pendici del Mount St. Helens, e in California sono assolutamente preparati al 'Big One'.

Morale della favola: chi è causa del suo male, pianga se stesso.

lady Oscar ha detto...

salve professore.....ma e'vero che la camera mmagmatica dei campi flegrei arriva fino a frosinone????!!?

Aldo Piombino ha detto...

a parte che non sono "prof"...

ma no.... chi ha detto una simile idiozia??????????

lady Oscar - 5 STELLE NEL CUORE ha detto...

Su Youtube. I campi flegrei e il vesuvio hanno la stessa camera magmatica, cosi hanno detto su Youtube...... e adesso ci si mette il supervulcano del matese... poveri noi, che sfiga!!! :-( :-( :-(

lady Oscar - 5 STELLE NEL CUORE ha detto...

al minuto 02:13 il direttore dice che sotto il matese si nasconde il demonio https://youtu.be/UGa_34DKb1Q

Aldo Piombino ha detto...

1. Ricordo che su youtube, come su facebook o su qualsiasi sito chiunque può scrivere qualsiasi cosa. Ne segue questa confusione devastante.
Pertanto quando si tratta di questioni scientifiche non si guarda youtube ma si guardano i siti "istituzionali" (per esempio l'osservatorio vesuviano) oppure si cerca di trovare in rete persone che hanno competenza (quindi non la D'orsogna per esempio.. che la geologia l'ha studiata forse al liceo). quindi sulla geologia si cercano siti in cui scrivono geologi, per esempio... e SOPRATTUTTO si devono evitar ei siti meteo che sono una autentica feccia dove titoloni altisonanti servono per indurre la gente a cliccarci sopra...

2. il fatto che ci possa essere una camera magmatica comune fra Vesuvio e Campi Flegrei non comporta che arrivi oltre la zona vulcanica (anzi, che passi ad ovest il limite della piana campana sarebbe una assurdità geologica..). Ma non è detto che ci sia una camera magmatica unica

3. e dagli con il "supervulcano"... che palle (chiedo scusa del termine). Anche qui mi chiedo chi è l'imbecille che ha tirato fuori questa storia...
Non c'è nessun "supervulcano"... c'è solo un pò di magma a 20 km di profondità. Cosa che non ha nessuna influenza sul sopra se non una MODERATA attività sismica di nessuna importanza...
Ripeto: nel Marese dal punto di vista sismico ci sarebbero ben altri eventi di cui preoccuparsi... ben più forti e ben più superficiali...

lady Oscar - 5 STELLE NEL CUORE ha detto...

Qui i geologi avvisano che l'Italia si sta spaccando in due https://youtu.be/vT_6pfw89wU

Aldo Piombino ha detto...

anche in questo caso l'autore del filmato NON è un geologo e non sa neanche di cosa sta parlando...
ripeto: basta con questi filmati assurdi fatti da gente incompetente ...
Che ci sia un "allargamento" dove c'è lp'asse della sismicità principale è vero (e siamo sui mm/anno). Ma da qui a desumere che l'Italia si soaccherà in due ce ne passa. Ed inoltre le condizioni per cui il blococ Sardegna - Corsica - buona parte di Italia peninsulare si è staccato dalle coste francesi e spagnole (e poi la Calabria dalla Sardegna) è avvenuto in condizioni geodinamiche molto diverse da ora... adesso più di tanto non può muoversi... quindi che l'Italia nelle prossime centinaia di migliaia di anni si spacchi è parecchio difficile..

lady Oscar - 5 STELLE NEL CUORE ha detto...

Scusi se la sto disturbando ma la faccenda è molto seria...
ecco cosa scrive un geologo autodidatta (io mi fido di lui perche fa la controinformazione) su youtube, e ha raggiunto un milione di visualizzazioni. QUALCOSA DI VERO DEVE PUR ESSERCI!!!!!!

"""E’ stato tutto insabbiato dai media, la TV ha ordini ben precisi: “Non ditelo in TV, la gente non deve sapere.” ... ... ... Un terremoto di potenza catastrofica potrebbe colpire l’Italia. l’evacuazione arriverebbe a 700.000 persone.
Gli esperti ci avvisano. E’ previsto un terremoto di potenza incalcolabile, dobbiamo tenerci pronti, siamo in pericolo."""

Link del video: https://youtu.be/zYBFVxQkF6g


ditemi cosa ne pensate... perche io ho paura :-( :-( :-( :-(

Vincenzo Donati ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Aldo Piombino ha detto...

BASTA CON QUESTE IDIOZIE.
1, UN GEOLOGO NON PUÒ ESSERE "AUTODIDATTA". E basta con la questione che le visualizzazioni danno autorevolezza. l'autorevolezza in Geologia la dà l'aver studiato all'università e continuare a fare ricerca scientifica. Non un autodidatta per di più fa "controinformazione"

2. piantiamola anche con il terremoto di potenza catastrofica. che ci sia la possibilità di avere in Italia terreMoti distruttivi è palese... basterebbe prepararsi..

ED ORA VENIAMO A VINCENZO DONATI: ho cancellato il commento... certe cose non si possono minimamente leggere.
Faccio rispettosamente notare che:
1. la camera magmatica (o le camere magmatiche) stanno lì' sotto e non si estendono assolutamente "fino all'abruzzo"... Cazzata galattica)
2. i Campi flegrei possono fare delle esplosioni notevoli: per esempio è loro la più forte esplosione degli ultimi 40.000 anni...
3. Vesuvio. problema MOLTO PIÙ COMPLESSO di quanto sembrri

insomma:
A. BASTA CON LA COSIDDETTA CONTROINFORMAZIONE. CHIEDETE SULLA GEOLOGIA SOLO AI GEOLOGI NON AGLI IMPROVVISATI
B. I MEDIA SULLA QUESTIONE MATESE SONO MOLTO PIÙ CATASTROFICI DI QUELLA CHE È LA REALTÀ

punteruolorosso ha detto...

salve dott.piombino,
c'è motivo di ritenere che la velocità di estensione dell'appennino vada a diminuire?

Aldo Piombino ha detto...

questa estensione è legata esclusivamente al fatto che il versante orientale dell'appennino si muove verso NE rispetto allìEuropa Stabile come il resto dell'Adria orientale, mentre il versante occidentale si muove più o meno insieme all'Europa stabile.
Non è una condizione che può portare a grandi espansioni...

punteruolorosso ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
punteruolorosso ha detto...

questi pezzi di europa che si sono staccati da francia, spagna e blocco sardo-corso fino a formare l'italia peninsulare hanno viaggiato ad alta velocità verso sud-est determinando l'apertura del bacino ligure provenzale e, con la calabria, del tirreno. finché nel loro viaggio non hanno agganciato adria, con cui sono entrati in collisione. quindi ora sono soggetti soltanto ad adria e al suo movimento antiorario, non potendo più avanzare. il limite occidentale di adria è nella fascia in estensione dell'appennino, e quello orientale nei balcani. tutto giusto? mi corregga se sbaglio. cosa determina la velocità di adria? e c'è motivo di ritenere che questa velocità, oggi moderata, possa subire delle variazioni?

Oreste ha detto...

1. Lei è favorevole al Ponte sullo Stretto?

2. Il Marsili potrebbe essere sfruttato a fini geotermici?

3. È vero che le stazioni geotermiche possono causare terremoti e addirittura eruzioni vulcaniche?

4. È vero che Vulcano (Eolie) è una "bomba ad orologeria" (cit.)?

Aldo Piombino ha detto...

Allora, adiamo con ordine:

a. PUNTERUOLOROSSO:
1. La placca adriatica si sta rompendo in tre parti, W, NE e SE. La fascia in estensione lungo l'Appennino è il limite fra Adria occidentale e le due Adrie orientali. Vedi http://aldopiombino.blogspot.it/2016/06/velocita-gps-tettonica-e-sismicita-in.html

2. le due Adrie orientali si stanno indentando nell'Europa http://aldopiombino.blogspot.it/2016/05/6-maggio-1976-40-anni-fa-il-terremoto.html

3. lungo la costa adriatica di Croazia, Bosnia e albania c'è in effetti il limite fra Adria ed Europa, con Adria che scorre sotto ad Europa

b. ORESTE:

1. PONTE. no, sono ampiamente contrario per motivi geologici, trasportistici ed economici. Ne ho parlato ad esempio qui, dove ho dialogato con uno dei progettisti: http://aldopiombino.blogspot.it/2009/09/mi-ha-scritto-un-progettista-del-ponte.html

2. MARSILI: dal punto di vista teorico se ci fosse una certa circolazione di acque sarebbe possibile. Ma lo vedo attualmente ancora troppo difficile dal punto di vista tecnico. Inoltre andrebbe accertato bene il rischio - frane connesso ad una possibile sismicità indotta

3a. lo sfruttamento della geotermia può provocare sismicità indotta quando si iniettano liquidi. Ne ho parlato qui: http://aldopiombino.blogspot.it/2016/02/la-sismicita-indotta-dalle-attivita.html limitatamente ad impianti geotermici ad alta entalpia (in situazioni vulcaniche). Per quelli a bassa entalpia (sfruttamento del semplice calore terrestre) c'è ad esempio il caso di San Gallo in Svizzera

3b. che una centrale geotermica ad alta entalpia possa provocare una eruzione di un vulcano è una idea parecchio demenziale...

4. quasi tutti i vulcani rischiano di esplodere. I vulcani posti su isole sono ancora più pericolosi in quanto una loro esplosione può generare uno tsunami devastante, come nel caso di Krakatoa nel 1883. Inoltre tsunami possono essere generati da frane, che a loro volta possono essere innescate da eruzioni o terremoti, ma su un vulcano una frana può avvenirte anche senza queste cause di innesco. L'evento di Stromboli del 30 dicembre 2002 è un esempio illuminante (e si trattava di "poco" materiale...



punteruolorosso ha detto...

grazie. quello che volevo sapere è se un milione di anni fa ci sia stato un cambio di regime da compressivo a distensivo a causa dell'aumentata resistenza di adria al sovrascorrimento dei blocchi appenninici.
e ancora: secondo uno studio (mantovani) ci sarebbe una corrispondenza temporale fra terremoti nelle dinaridi meridionali e successivi sismi nell'appennino centro-meridionale e in calabria. tutto a causa della variazione di spessore della litosfera adriatica su cui si spostano lateralmente i blocchi appenninici. lo spessore tenderebbe a diminuire a ogni nuovo terremoto nei balcani, e a favorire lo slittamento verso est dei blocchi appenninici al di sopra di adria. questa teoria sembrerebbe in contrasto col fatto che la subduzione di adria W sia ferma, e che tutto il movimento avvenga nella fascia di discontinuità in mezzo all'appennino, lasciando invariato il fronte di avanzamento verso il mare.
mi segue?
spero di non averla stancata, ma mi pare di aver capito che alcuni modelli siano in contrasto fra loro. se un giorno la penisola italiana s'incollerà ai balcani sarà perché tutta adria E sarà subdotta al di sotto di questi ultimi, trascinando passivamente pezzi di appennino orientale. che ne dice?

Anonimo ha detto...

L’Etna non è un vulcano, lo studio controverso dell’università di Catania

https://scienze.fanpage.it/l-etna-non-e-un-vulcano-lo-studio-controverso-dell-universita-di-catania/

Aldo Piombino ha detto...

Ma chi ha scritto questa bischerata ha letto l'articolo di Ferlito? se si.. sa leggere un articolo scientifico?
Sa cosa è un vulcano?