giovedì 2 agosto 2012

La ricerca scientifica vale meno dei camionisti


Non faccio parte di Legambiente ma vorrei diffondere il comunicato odierno di questa organizzazione:

L’emendamento nato dall'appello di Legambiente e di tanti scienziati per cancellare i tagli alla ricerca e compensarli coi 400 milioni regalati agli autotrasportatori non è entrato nel nuovo testo della Spending Review. Il maxiemendamento del Governo, approvato ieri dal Senato, cancella per quest’anno i tagli agli enti di ricerca, ma li riversa sul Ministero dell’Università. Non proprio una decisione confortante. Anche per il 2013 sono stati eliminate le sforbiciate dirette sui bilanci degli enti, lasciate tutte sulle spalle dello stesso Miur, che poi dovrà stabilire come spalmare i sacrifici. E invece i sussidi all’autotrasporto stanno lì, intatti. In quanto a lungimiranza e coraggio contro le lobby, una scelta molto deludente. 
Ma non molliamo: proveremo a far passare il principio nella discussione alla Camera.

Direi che, alternativamente, si potrebbe lasciare il tutto senza commenti oppure farci un volume sopra.
Purtroppo il mondo della Ricerca non è capace di bloccare le strade e le autostrade e come voti conta meno dei camionisti.

Quindi lascio questo comunicato senza altro commento.

2 commenti:

Alessandro Madeddu ha detto...

Sacrificati ai camionisti. Altri - o altro - sono stati sacrificati ai tassisti della Capitale. A volte sembra che questo paese non abbia speranza - purtroppo ho imparato che le cose sono in genere esattamente quello che sembrano. (Seguo il tuo blog da qualche anno, anche se non avevo mai commentato: approfitto dell'occasione per mandarti i miei complimenti.)

Francesco Penno ha detto...

Purtroppo non ci sono più soldi perché il debito pubblico italiano ha raggiunto livelli insostenibili per una nazione in recessione. Non sto qui a dilungarmi sulle stupidaggini commesse da tutti i governi in oltre mezzo secolo.
Il vero problema è che un ulteriore inasprimento delle tariffe dell'autotrasporto si trasferirebbe tanto sui consumi quanto sulle imprese che fra tasse, burocrazia, costi energetici, alti tassi d'interesse, ecc., non hanno più liquidità per la gestione ordinaria; figuriamoci per gli investimenti.
La mancanza di investimenti delle imprese penalizza, ovviamente, il settore della ricerca privata.
In un sistema efficiente non sarebbero penalizzati ne i trasporti, che rappresentano una fetta del presente, ne la ricerca (pubblica+privata) che rappresenta il futuro della nazione.
Purtroppo la riduzione della spesa pubblica, che è quasi sempre una vera e propria dispersione di risorse, sta incontrando resistenze enormi persino nella versione edulcorata proposta dal Governo.
Ci si sta avviando verso un declino inesorabile, con un presente sempre più misero e senza alcun futuro.