giovedì 11 giugno 2026

la geodinamica delle Filippine e il terremoto M 7.8 dell'8 giugno, che non è causato dalla grande subduzione a est dell'arcipelago


carta tettonica delle Filippine con l'epicentro del terremoto 
M 7.2 dell'8 giugno 2026
Il meccanismo del terremoto M 7.8 che l’8 giugno ha colpito Mindanao, l’isola più meridionale delle Filippine, è quello di un classico evento compressivo. A proposito di questo evento molti hanno parlato della subduzione sotto l’arcipelago della placca del mare delle Filippine, che borda l’arcipelago lungo le sue coste orientale (attenzione: la placca del Mare delle Filippine è spesso chiamata erroneamente placca delle Filippine ma non comprende l’arcipelago omonimo: si tratta di una placca con sola crosta oceanica dalla storia complessa). Ma non è così: questo importante evento sismico è dovuto ad una delle diverse subduzioni che si trovano lungo il lato occidentale dell’arcipelago. Al momento si parla di una quarantina di vittime ma il bilancio purtroppo potrebbe non essere definitivo.

LE FILIPPINE: UN CROCEVIA DI SUBDUZIONI. L’arcipelago delle Filippine si è formato a seguito di una complessa serie di eventi geologici. Può essere suddiviso in due blocchi tettono-stratigrafici:
  1. Blocco Continentale Palawan-Mindoro: era originariamente parte della terraferma asiatica, da cui si è separato durante il Mesozoico a causa della apertura del Mar Cinese Meridionale nel Paleogene superiore e in diverse ricostruzioni è indicato come facente parte della placca della Sonda, insieme a Indocina e Indonesia occidentale (Giava, Sumatra, Kalimantan)
  2. Cintura Mobile delle Filippine, risultato di una lunga storia di archi magmatici insulari e terranes ofiolitici che iniziarono a formarsi durante il Cretaceo in pieno oceano.
Evito di andare nei dettagli e raccontare la complessa storia della formazione di questi territori, al crocevia fra diverse placche (Eurasia, Sonda, Mar delle Filippine) e microplacche (blocco di Palawan, cintura mobile delle Filippine) e altri vicini sia pure non interessanti direttamente l’area perché sarebbe una impresa improba risolvere chiaramente il tutto in poche righe. Mi limito a osservare come l’arcipelago sia letteralmente assediato da subduzioni: ad est troviamo una situazione molto semplice: la subduzione sotto di esso della placca del mare delle Filippine; nel lato occidentale la situazione è più complessa perché di subduzioni ne abbiamo ben 4: da nord a sud la fossa di Manila con cui l’Eurasia scende sotto la placca della Sonda e altre 3 grazie alle quali il blocco di Palawan scorre sotto la cintura mobile filippina: Negros, Sulu e, a largo di Mindanao, Cotabato (Hsu et al, 2026).

Il contesto tettonico oscilla quindi tra il complesso e l’insolito sotto diversi aspetti, e si nota anche una certa confusione terminologica, a partire dal fatto che se consideriamo, come compare in diverse carte, il blocco di Palawan e la Cintura Mobile Filippina come appartenenti alla placca della Sonda. Ora, l’inserimento del blocco di Palawan nella placca della Sonda potrebbe anche essere giusto, ma se ci inseriamo anche la Cintura Mobile Filippina verrebbe fuori che la placca della Sonda subduce sotto l’estremità di se stessa, cosa che trovo un po' – diciamo così – originale. Insomma, mi parrebbe più corretto considerare la Cintura Mobile delle Filippine una microplacca a se stante. Inoltre ricordo che spesso viene chiamata semplicemente Placca delle Filippine quella del Mare delle Filippine, che non comprende assolutamente l’arcipelago!

Filippine Meridionali: i terremoti profondi della subduzione
della placca del mare delle Filippine
e quelle più superficiali della subduzione di Cotabato
La convergenza tra placca del Mare delle Filippine e blocco dell’arcipelago avviene alla rispettabile velocità di circa 80 mm/anno, mentre ad ovest il blocco di Palawan subduce sotto la Citura Mobile Filippina a una velocità molto minore, circa 1 cm/anno. Data soprattutto la velocità di convergenza ad est dell’arcipelago non ci si può stupire della sismicità importante (più di 50 terremoti con M da 7 in su dal 1970), a cui si aggiunge un vulcanismo notoriamente piuttosto attivo.

A questo caos si aggiunge un’altra circostanza: a causa dell’obliquità della convergenza sul lato orientale fra la Cintura Mobile Filippina e placca del mare delle Filippine si è pure formato all’interno delle isole un importante sistema di faglia trasforme, la faglia delle Filippine, una struttura che si estende per oltre 1.200 km all'interno dell'arcipelago e che aggiunge – se ce ne fosse stato bisogno – ulteriore sismicità, essendo associato a importanti terremoti storici, tra cui quello devastante di magnitudo 7.6 di Luzon del 1990 e proprio a Mindanao il terremoto di Surigao del 1879, caratterizzato da oltre 100 km di fagliazione superficiale (Perez e Tsutsumi 2017).

Notare che i terremoti delle zone di subduzione quando non troppo profondi si scatenano in mare, anche a qualche decina di km di profondità, mentre quelli di questo sistema sono ancora più pericolosi, perché si verificano a pochi km di profondità e spesso all’interno del territorio abitato. È una situazione simile a quella del Giappone, con i forti terremoti di subduzione nell’oceano e sismicità nettamente più debole nella sua parte meridionale lungo la Linea Tettonica Mediana, che però a dispetto della magnitudo più debole (raramente è maggiore di 6) provoca forti danni a causa della bassa profondità degli ipocentri (ne ho parlato qui).

IL TERREMOTO M 7.8 DEL 7 GIUGNO 2026. Mindanao è la seconda isola più grande dell'arcipelago e si trova all'estremità sud-orientale delle Filippine. La sua parte occidentale è caratterizzata da una depressione tettonica, il bacino di Cotabato e dalla presenza di numerose faglie attive. L'isola si è formata negli ultimi 4 milioni di anni in seguito al completamento della collisione di frammenti della placca del Mar delle Filippine contro la cintura mobile filippina (Hsu et al, 2026).

l'area delle repliche del terremoto M 7.2
Il terremoto M 7.8 del 7 giugno 2026 si è verificato poco a sud della sua costa meridionale e chiaramente non può essere legato alla subduzione della placca del Mare delle Filippine, banalmente perché da quelle parti i terremoti dovuti a quel contesto tettonico avvengono a oltre 200 km di profondità. Invece profondità molto bassa e meccanismo focale indicano che il colpevole è la piccola subduzione di Cotabato (Chen et al, 2020), che fra l’altro ha un pessimo precedente di 50 anni fa, il terremoto M 7.9 de Golfo di Moro, avvenuto il 16 agosto 1976 in una posizione più a NW di quello del 2026. Quell’evento fece molte più vittime rispetto a quello di pochi giorni fa (le cifre vanno tra 5.000 e 8.000). Quel gravissimo bilancio però non è dovuto al terremoto in se e per se, ma al devastante tsunami con onde alte fino ad 8 metri. Lo tsunami si è prodotto anche stavolta, ma le onde sono state inferiori al metro.

La sequenza continua a diversi giorni dalla scossa principale, come si vede da questa carta con i dati di USGS. Fra le repliche, nelle 2 ore successive sono state registrate ben 3 scosse con M superiore a 6 e nei primi 4 giorni dopo l’evento almeno altre 30 scosse con M compresa fra 5 e 6


BIBLIOGRAFIA

Chen et al (2020). Evidence of an east-dipping slab beneath the southern end of the Philippine Trench (1°N–6°N) as revealed by ISC-EHB. Journal of Asian Earth Sciences: X 4 (2020) 100034

Hsu et al (2026). Recent Advances on the Tectonics of the Philippine Arc-Trench System. In: Tectonic Evolution and Natural Hazards in Southeast Asia: From Scientific Observations to Disaster Reduction, 1-24

Tsutsumi et al (2015). Coseismicdisplacementand recurrence interval of the 1973 Ragay Gulf earthquake, southern Luzon, Philippines. J Disaster Res 10(1):83–90.

Yan et al (2022). Tectono-magmatic evolution of the Philippine Sea Plate: A review. Geosystems and Geoenvironment 1 (2022) 100018


Nessun commento:

Posta un commento